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Sarà un governo in difesa della famiglia e della libertà educativa quello andaluso. È quanto messo nero su bianco nell’accordo concluso tra il Partito popolare e i leader di Vox, la formazione nazionalista che lo scorso dicembre a sorpresa ha conquistato 12 seggi nel parlamento locale. E che ora amministra la regione assieme alle altre forze conservatrici e di centrodestra, popolari e Ciudadanos.

Tra i punti programmatici dell’azione del nuovo esecutivo regionale di Juanma Moreno, leader del Partito popolare in Andalusia, ci sono la difesa del diritto dei genitori a decidere sull’educazione dei figli, lo stanziamento di fondi per sostenere la famiglia naturale e un piano di assistenza che offra alternative alle donne che pensano di abortire. Una vera e propria rivoluzione in una regione tradizionalmente di sinistra, dove era stata approvata una legge sulla lotta alle discriminazioni che, come riferisce La Verità, vietava a media e scuole della regione, comprese quelle di orientamento cattolico, di diffondere tesi che mettessero in discussione identità di genere e diversi orientamenti sessuali.

Una normativa che la formazione considerata di estrema destra ora vuole ribaltare. In campagna elettorale, infatti, il partito si è battuto contro “l’indottrinamento gender” nelle scuole della regione e tra i punti fondamentali che guidano l’azione politica dei nazionalisti c’è il rifiuto di aborto, maternità surrogata, eutanasia ed adozioni gay, assieme allo stop ai finanziamenti diretti alle “associazioni femministe radicali”. 

“Quello che vogliono è bloccare l’avanzata dei diritti delle donne, ma noi non faremo un passo indietro”, ha attaccato Ana Maria Perez del Campo, storica attivista spagnola, cofondatrice della prima associazione di donne separate creata in Spagna nel 1973, che ha promesso di passare al contrattacco. “Ogni volta che ci sono passi avanti in termini di diritti, c’è una significativa reazione patriarcale”, incalza, con riferimento ai cambiamenti introdotti dal premier socialista Pedro Sanchez, anche Yolanda Besteiro, presidente della Federazione delle Donne Progressiste, intervistata dall’Agence France-Press.

A scagliarsi contro Vox è anche Silvia Claveria, docente dell’Università Carlos III di Madrid, specializzata in femminismo. Per l’esperta le battaglie della nuova destra spagnola non sarebbero comparabili all’ondata di proteste appoggiate dalla chiesa cattolica di Spagna contro la legge promulgata nel 2010 per facilitare l’accesso all’interruzione di gravidanza per le donne spagnole, e neppure a quelle contro la liberalizzazione dei matrimoni gay nel 2004. In questo caso, secondo Claveria, si tratterebbe di un “sessismo moderno” che, mettendo sullo stesso piano donne e uomini, giudicherebbe superflua l’adozione di leggi che difendano i diritti delle prime.

Per questo le femministe hanno promesso una mobilitazione contro il nuovo governo locale, e i prossimi mesi si prospettano all’insegna dello scontro tra l’opposizione progressista e i “nipotini di Franco”, come già li ha ribattezzati qualcuno, che ora puntano a conquistare Madrid.  

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