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	<title>Darpa Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Jul 2026 12:19:15 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Darpa Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Le spie di domani? Le piante. Neal Stewart ci spiega la scommessa della bio-intelligence</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/le-spie-di-domani-le-piante-neal-stewart-ci-spiega-la-scommessa-della-bio-intelligence.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaia Bonomelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2026 12:19:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[biointelligence]]></category>
		<category><![CDATA[Darpa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ambiente.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ambiente" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ambiente.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ambiente-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ambiente-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ambiente-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ambiente-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ambiente-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La nuova frontiera dello spionaggio militare passa per le piante come patate e tabacco. InsideOver ha intervistato lo scienziato Neal Stewart.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/le-spie-di-domani-le-piante-neal-stewart-ci-spiega-la-scommessa-della-bio-intelligence.html">Le spie di domani? Le piante. Neal Stewart ci spiega la scommessa della bio-intelligence</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ambiente.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ambiente" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ambiente.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ambiente-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ambiente-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ambiente-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ambiente-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ambiente-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel teatro della guerra iper-tecnologica, siamo abituati a immaginare droni, algoritmi e satelliti come i protagonisti della sorveglianza globale. Eppure, <strong>la prossima frontiera dell’intelligence militare </strong>potrebbe essere costituita da clorofilla e radici. L&#8217;obiettivo della <strong>bio-intelligence</strong> è trasformare il mondo vegetale in una rete di sensori invisibile, capillare e autosufficiente.&nbsp;</p>



<p>Per capire come potrebbero tradursi gli esperimenti in corso, <strong>InsideOver ha intervistato</strong> uno dei massimi esperti mondiali del settore, <strong><a href="https://plantsciences.tennessee.edu/racheff/">C. Neal Stewart Jr.,</a></strong> esperto di genetica molecolare vegetale, biotecnologie, biologia sintetica ed ecologia, nonché pioniere nello sviluppo dei <a href="https://www.cabidigitallibrary.org/doi/full/10.5555/20043024335">fitosensori</a> (piante modificate geneticamente in laboratorio per reagire a specifici stimoli ambientali alterando il proprio colore o la propria fluorescenza). </p>



<h2 class="wp-block-heading">In che modo la scienza sta utilizzando le piante</h2>



<p>Non potendosi muovere, le piante hanno evoluto una sensibilità estrema ai minimi cambiamenti dell&#8217;ambiente circostante. La scienza oggi è in grado di sfruttare questa capacità biologica attraverso strade diverse: dalla <strong>nanobionica vegetale</strong>, che prevede l&#8217;inserimento di nanosensori hi-tech direttamente nei tessuti, fino allo studio della <strong>flora spontanea</strong>. La strada storicamente più battuta dagli scienziati, tuttavia, è quella della <strong>biologia sintetica</strong>: la creazione di <strong>fitosensori</strong>. </p>



<p>Se nel 2017 la DARPA, l&#8217;agenzia del Pentagono per i progetti di ricerca avanzata, aveva avviato il programma <a href="https://www.darpa.mil/research/programs/advanced-plant-technologies">Advanced Plant Technologies </a><strong>(APT) </strong>focalizzandosi sulla manipolazione in laboratorio, ovvero su <strong>sentinelle geneticamente modificate per reagire a esplosivi o radiazioni</strong>, ad aprile 2026, con il lancio del nuovo programma <a href="https://www.darpa.mil/research/programs/ex-virentia">eX Virentia (eXVi)</a>, ha cambiato rotta, puntando sulla flora naturale. Invece di modificare il DNA dei vegetali, il programma sfrutta l&#8217;intelligenza artificiale e il telerilevamento iperspettrale per decodificare le risposte biochimiche che le piante inviano spontaneamente quando esposte a minacce esterne. </p>



<p><em>InsideOver ha cercato di contattare direttamente la DARPA e i funzionari dei programmi di intelligence biologica per ottenere maggiori dettagli operativi sui progetti terminati e in corso, ma, ad oggi, nessuna delle agenzie ha risposto.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché il Pentagono studia patate e tabacco</strong></h2>



<p>Le <strong>piante </strong>producono energia autonomamente e sono in grado di rilevare segnali sotterranei attraverso le radici, così come segnali aerei attraverso le foglie. Inoltre hanno una maggiore tolleranza alle radiazioni rispetto agli animali, probabilmente perché non possono sfuggire ai pericoli. Per questo <strong>hanno sviluppato sofisticati sensori molecolari</strong> per i cambiamenti ambientali e <strong>possono essere modificate geneticamente</strong> per produrre un segnale ottico che droni e satelliti riescono a leggere a distanza.&nbsp;</p>



<p><strong>Non tutte le piante però sono adatte a diventare agenti segreti.</strong> Cercando informazioni su questo argomento, ci si imbatte in ricerche che prediligono determinati esemplari, come patate e tabacco. Il motivo è in realtà semplice: &#8220;<strong>Le piante a foglia relativamente grande e le piante più grandi in generale, funzionano meglio di quelle piccole</strong>, se si vuole &#8216;vedere&#8217; facilmente come il fogliame cambia quando la pianta rileva e segnala un mutamento ambientale”, <strong>spiega Neal Stewart. </strong></p>



<p>Inoltre, &#8220;le piante devono essere relativamente <strong>facili da ingegnerizzare e devono essere a crescita piuttosto rapida. </strong>Le piante annuali tendono ad andare &#8216;più veloci&#8217; dal seme alla visualizzazione del segnale rispetto a quelle perenni&#8221;, aggiunge. </p>



<p><strong>Il <strong>tabacco e la patata </strong>sono inoltre due specie in cui &#8220;l&#8217;<strong>ingegnerizzazione dei cloroplasti </strong></strong>(la modifica genetica delle componenti cellulari responsabili della fotosintesi, ndr) <strong>è ormai una procedura di routine&#8221;</strong>, spiega Stewart che precisa come &#8220;per il nostro progetto APT della DARPA (Phytosensors 2.0), volevamo anche avere l&#8217;ingegnerizzazione dei cloroplasti come opzione, anche se poi non abbiamo avuto bisogno di farlo&#8221;. ll team in quel caso aveva preferito inserire i circuiti genetici nel <strong>genoma nucleare</strong> della pianta.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>&nbsp;La patata che si illumina di verde in una zona nucleare</strong></h2>



<p>La foglia larga diventa quindi una superficie riflettente che i droni o i satelliti militari di ultima generazione possono scansionare dall&#8217;alto per leggere variazioni invisibili all&#8217;occhio umano. Ad esempio, alcune piante, come l&#8217;<em>Arabidopsis</em>, in cui sono stati individuati geni <a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3394746/">sensibili al TNT </a>(trinitrotoluene), o le stesse patate, sono state modificate geneticamente per passare dal verde al bianco o per emettere precise risposte spettrali, se attivate.</p>



<p>Le <strong>piante di patate</strong>, in particolare, sono facili da coltivare in tutto il mondo e <strong>resistono a una quantità di radiazioni <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/pbi.14072">dieci volte superiore </a>a quella che ucciderebbe un essere umano</strong>. Nel <a href="https://utianews.tennessee.edu/utia-phd-student-bioengineers-potato-plant-to-detect-gamma-radiation/">progetto </a>finanziato dalla DARPA, il <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/pbi.14072#">team di Stewart </a>ha sottoposto <a href="https://www.eurekalert.org/news-releases/892146">le patate</a> a radiazioni gamma (le stesse di Fukoshima e Chernobyl) che hanno creato delle rotture nel DNA, permettendo alla pianta di diventare, in 48 ore, fluorescente. Maggiore è l&#8217;intensità della radiazione, maggiore è la fluorescenza. Sebbene invisibile all&#8217;occhio umano, questo segnale viene captato dai droni, permettendo di mappare e stimare la contaminazione dall’alto.  </p>



<p>Il lavoro del team, pubblicato nel 2023 sulla rivista <em>Plant Biotechnology Journal</em>, ha portato allo <strong>sviluppo di un fitosensore specifico per radiazioni ionizzanti </strong>(denominato <em>4xRAD51 pro event 1</em>), <strong>capace di rilevare e quantificare livelli di radiazioni a una distanza di tre metri.</strong> A differenza dei dosimetri e delle apparecchiature elettroniche tradizionali, che necessitano di alimentazione elettrica e manutenzione costante, questo sensore a base vegetale è indipendente dall&#8217;elettricità, si auto-propaga ed è in grado di autoripararsi, configurandosi come uno strumento concreto per il monitoraggio ambientale del futuro.<br></p>



<p>Un limite però risiede nel fatto che <strong>la proteina fluorescente verde (GFP) richiede di essere eccitata con luce blu o UV,</strong> un&#8217;operazione banale in laboratorio, ma più complessa in pieno sole sul campo. La soluzione più ovvia, secondo Stewart è sostituire la GFP con la betalaina, una proteina pigmentata della barbabietola che produce un colore rosso, visibile senza bisogno di alcuna fonte di eccitazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Piante usate per trovare resti umani </strong></h2>



<p>Il laboratorio di Stewart è celebre anche per le ricerche forensi sulla <strong><em>Body Farm</em> del Tennessee</strong>, dove si studia come la <strong>vegetazione nativa reagisce alla decomposizione dei corpi umani </strong>per <a href="https://www.cell.com/trends/plant-science/abstract/S1360-1385(20)30243-0">localizzare resti occultati</a>. Quando un corpo si decompone <strong>altera chimicamente il terreno circostante </strong>a causa del massiccio rilascio di azoto.</p>



<p>Qui emerge il vero spartiacque tra l&#8217;osservazione della natura selvaggia e la biologia sintetica. <strong>Rilevare minacce usando piante normali è complesso:</strong> &#8220;Il nostro lavoro su Phytosensors 2.0 ha utilizzato nello specifico la biotecnologia e la biologia sintetica per ingegnerizzare piante di patata e renderle dei sensori. Il nostro progetto sulla &#8216;body farm&#8217;, invece, ha utilizzato la vegetazione naturale che cresce nell&#8217;area boschiva della struttura per cercare di rilevare le tracce chimiche della decomposizione umana. Il primo caso è stato molto più facile da realizzare rispetto al secondo, perché i ricercatori potevano introdurre segnali e firme spettrali specifiche. Il secondo si basava sul <strong>tentativo di estrarre segnali dalle piante native, il che è stato difficilissimo</strong> e ha portato a segnali sporadici e variabili nello spazio e nel tempo”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il limite del tempo: elettronica contro biologia</strong></h2>



<p>In un&#8217;epoca di conflitti fluidi e movimenti di truppe repentini, una rete di sensori vegetali può davvero fornire dati in tempo reale? Su questo punto, Stewart frena gli entusiasmi, evidenziando la complessità delle piante: “<strong>Dipende dallo stimolo, dalla specie vegetale e dalla segnalazione dalle radici ai germogli </strong>(<em>root-to-shoot signaling</em>). Di solito non è possibile &#8216;vedere&#8217; le radici dall&#8217;alto (dai droni o dai satelliti, ndr). Pertanto, il meccanismo di segnalazione, ovvero il messaggio chimico che deve viaggiare dalle radici alle foglie e la sua efficienza sono cruciali per non perdere il segnale. È più facile se sono le foglie stesse a rilevare (ad esempio un gas nell&#8217;aria) e a segnalare. Ma la biologia è relativamente lenta se paragonata, ad esempio, all’elettronica&#8221;. </p>



<p>Quindi, a differenza dei sensori elettronici istantanei, se la minaccia è nel sottosuolo la pianta deve attivare un segnale biologico dalle radici alle foglie, rendendo la tecnologia più adatta a monitoraggi costanti nel tempo piuttosto che a operazioni militari veloci. Nei test sulle patate, le piante hanno segnalato la presenza di radiazioni <a href="https://finance.biggo.com/news/4d75e55223061437">48 ore dopo l’esposizione. </a>I fitosensori sono lenti e non sempre sensibili e presentano forti limiti stagionali. <strong>Le patate muoiono in inverno</strong>. Per ovviare a questo, la ricerca ipotizza di inserire il gene-sensore in <strong>specie sempreverdi</strong>. Ci sono comunque molti vantaggi, come l&#8217;essere in grado di autoripararsi, riprodursi e autoalimentarsi. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il boost delle nanotecnologie</strong></h2>



<p>Il fattore tempo cambia drasticamente se si interviene con le <strong>nanotecnologie.</strong> <a href="https://www.nature.com/articles/nmat4771">Ricercatori del MIT di Boston</a>, <strong>hanno trasformato comuni piante di spinacio in rilevatori di mine antiuomo </strong>inserendo nanotubi di carbonio nelle foglie. In questo modo la pianta avverte la minaccia (un gas tossico, un esplosivo) nel suolo tramite le radici e il sensore elettronico applicato sulla foglia la traduce in un dato digitale. In questo caso, la pianta impiega <strong>appena dieci minuti</strong> per assorbire dal terreno le molecole dei composti chimici degli esplosivi e lanciare un segnale fluorescente leggibile da una telecamera a infrarossi. Quest&#8217;ultima può essere collegata a un piccolo computer simile a uno smartphone, che invia un&#8217;e-mail all&#8217;utente.</p>



<p>Questa tecnologia apre scenari straordinari anche per l&#8217;uso civile, potendo monitorare le falde acquifere inquinate o lanciare allarmi precoci sulla siccità. Tuttavia, rispetto al progetto della DARPA, i nanotubi non si trasmettono di seme in seme, ma devono essere iniettati manualmente sotto ogni singola foglia. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tracciare sottomarini nemici e sopravvivere su Marte&nbsp;</strong></h2>



<p>Il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti ha estenso la <strong>bio-intelligence anche agli ambienti marini.</strong> Nell&#8217;ambito di un&#8217;iniziativa avviata nel 2018 per la biologia sintetica in ambienti militari, la DARPA ha lanciato il programma <a href="https://www.darpa.mil/research/programs/persistent-aquatic-living-sensors"><strong>PALS (Persistent Aquatic Living Sensors)</strong>.</a></p>



<p>L&#8217;obiettivo è <strong>creare forme di vita marine geneticamente modificate per tracciare i sottomarini nemici</strong>. Al passaggio di un mezzo subacqueo, le tracce chimiche e fisiche rilasciate scatenerebbero una modifica negli organismi marini, innescando minuscoli segnali elettrici. Monitorati da boe o sensori remoti, questi segnali verrebbero tradotti in dati tattici, trasformando i mari in una rete di sorveglianza biologica. Il programma è entrato nella sua <a href="https://www.darpa.mil/news/2020/pals-program-second-phase">seconda fase un anno dopo l&#8217;avvio.</a>&nbsp;</p>



<p>Nella prima fase, i team hanno dimostrato che gli organismi marini potevano percepire la presenza di un veicolo sottomarino (o di un fattore di disturbo) nel loro ambiente e rispondere con un segnale o altri comportamenti osservabili. Nella seconda fase, i team svilupperanno sistemi di rilevamento artificiali per osservare, registrare e interpretare le risposte degli organismi, e trasmetteranno i risultati analizzati agli utenti finali sotto forma di avvisi sintetizzati. I sistemi PALS completi saranno in grado di distinguere tra veicoli bersaglio e altre fonti di stimolo, come detriti e altri organismi marini, per limitare il numero di falsi positivi.</p>



<p>Uno<strong> scenario al momento fantascientifico in cui queste tecnologie potrebbero essere utilizzate</strong> è quello dello spazio. In una <a href="https://podcasts.apple.com/us/podcast/dr-neil-stewart-radiation-sensing-potatoes/id1006329802?i=1000772892242">recente intervista</a>, Stewart ha parlato della possibilità di <strong>missioni di lunga durata su Marte</strong>, in cui gli astronauti potrebbero affrontare impulsi di radiazioni intermittenti provenienti dalle tempeste solari. Un sensore a base di patata commestibile, da consumare dopo aver segnalato l&#8217;esposizione, o semplicemente da monitorare nell’habitat, potrebbe diventare un dosimetro biologico, ovvero uno strumento che misura le radiazioni ma che non richiede componenti elettronici. Stewart ha descritto il concetto come qualcosa di &#8220;simile a Matt Damon in The Martian&#8221;, ma con un tocco biotecnologico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>&#8220;Dual-use&#8221; e dilemma etico</strong></h2>



<p>Come spesso accade con le tecnologie di frontiera, chi manipola il DNA si muove su un terreno scivoloso. L’algoritmo o la modifica genetica che permette a un contadino di sapere dall&#8217;orbita se il suo campo di patate è attaccato da un parassita o ha bisogno di acqua è, dal punto di vista tecnico, lo stesso meccanismo che segnala a un&#8217;agenzia di difesa il passaggio di un contingente nemico o la presenza di un gas letale.</p>



<p>Di fronte al rischio che queste piante possano essere utilizzare per scopi offensivi, Stewart preferisce porre l&#8217;accento esclusivamente sui risvolti civili della ricerca: &#8220;<strong>Non sarò mai un sostenitore della conversione di ampie porzioni di flora nativa in sensori ingegnerizzati.</strong> Ho studiato per anni i rischi e i benefici ecologici legati alle biotecnologie e sono molto sensibile a questi temi. Considero tutta la ricerca che abbiamo svolto come generalmente applicabile a scopi di rilevamento e segnalazione pacifici, per dirci cosa sta succedendo nel campo di un agricoltore o nell&#8217;ambiente in generale. E poi, naturalmente, i vari Paesi hanno le loro strutture normative e di governance. Sono interessato solo ad applicazioni pacifiche che non siano pericolose per le persone o per l&#8217;ecosistema. <strong>Se ci sono dei rischi, il mio laboratorio non può intraprendere la ricerca per ragioni etiche</strong>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le aziende che investono nella bio-intelligence </h2>



<p>Sul fronte civile, diverse aziende stanno sviluppando fitosensori progettati per essere letti dai satelliti. <strong>InnerPlant</strong>, ad esempio, è una startup che collabora con colossi come John Deere e che ha già lanciato in orbita <a href="https://innerplant.com/innerplant-and-mertec-to-develop-crops-that-communicate-biological-stresses-weeks-before-problems-become-visible-to-farmers-2/">satelliti</a> dedicati esclusivamente a leggere la fluorescenza ottica delle piante di soia e mais modificate per segnalare lo stress da funghi o parassiti.  </p>



<p><strong>Inari Agriculture</strong> usa la tecnologia <a href="https://inari.com/news/forbes-gene-editing-seeds-with-crispr-is-transforming-agricultural-biotechnology/">CRISPR</a> per riprogrammare la tolleranza allo stress delle colture, mentre giganti della biologia sintetica come <strong>Ginkgo Bioworks </strong>sviluppano progetti di bio-sorveglianza stringendo <strong><a href="https://investors.ginkgobioworks.com/news/default.aspx">partnership</a> direttamente con le <a href="https://ag.ginkgo.bio/blog/producing-novel-proteins-to-control-ice-in-extreme-cold-weather-environments-with-darpa">agenzie di difesa governative</a>.</strong> Parallelamente, aziende come <strong>Planet Labs, Satellogic e Gamaya </strong>utilizzano costellazioni satellitari e intelligenza artificiale iperspettrale per decodificare lo stato biochimico e le anomalie della vegetazione in tempo reale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché le piante non fanno (ancora) la guerra</strong></h2>



<p>Per quanto riguarda il fronte militare, nonostante i budget miliardari e i test nei laboratori, <strong>non esistono ancora prove del reale utilizzo di piante nei teatri di guerra contemporanei. </strong>Da un lato c&#8217;è il segreto militare e dall’altro forse la biologia non è ancora affidabile come l&#8217;elettronica. Una siccità prolungata o un parassita locale, ad esempio, potrebbero mandare in tilt un&#8217;intera rete di fitosensori. Ecco perché, ad oggi, il Pentagono non ha mai attribuito il successo di un&#8217;operazione militare a un campo di spinaci nanobionici. Dopotutto, la biologia ha i suoi segreti e soprattutto i suoi tempi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/le-spie-di-domani-le-piante-neal-stewart-ci-spiega-la-scommessa-della-bio-intelligence.html">Le spie di domani? Le piante. Neal Stewart ci spiega la scommessa della bio-intelligence</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dall&#8217;Ucraina al Golfo, l&#8217;arma più insidiosa è nascosta in un container. E gli Usa&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/dallucraina-al-golfo-larma-piu-insidiosa-e-nascosta-in-un-container-e-gli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 04:47:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[container]]></category>
		<category><![CDATA[Darpa]]></category>
		<category><![CDATA[US Space Force]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=516797</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HHvO2OrWIAE2N7r.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HHvO2OrWIAE2N7r.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HHvO2OrWIAE2N7r-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HHvO2OrWIAE2N7r-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HHvO2OrWIAE2N7r-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HHvO2OrWIAE2N7r-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Dispersione e mimetizzazione. Gli Stati Uniti, forti delle lezioni apprese in Ucraina e nel Golfo, lavorano sui carichi containerizzati</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/dallucraina-al-golfo-larma-piu-insidiosa-e-nascosta-in-un-container-e-gli-usa.html">Dall&#8217;Ucraina al Golfo, l&#8217;arma più insidiosa è nascosta in un container. E gli Usa&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HHvO2OrWIAE2N7r.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HHvO2OrWIAE2N7r.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HHvO2OrWIAE2N7r-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HHvO2OrWIAE2N7r-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HHvO2OrWIAE2N7r-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/HHvO2OrWIAE2N7r-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Il conflitto nel Golfo Persico ha dimostrato la <a href="https://it.insideover.com/difesa/cosi-liran-colpisce-le-basi-usa-che-nessuno-ha-pensato-a-proteggere.html">vulnerabilità delle basi statunitensi</a>, in particolare ha dimostrato come <strong>i sistemi di allerta precoce, fondamentali per le operazioni militari, siano particolarmente vulnerabili agli attacchi aerei </strong>portati con droni o missili balistici. L&#8217;Iran, infatti, ha colpito installazioni radar fisse, come il radar da Early Warning in Qatar, e alcuni fondamentali <em>relais </em>di comunicazione situati in altre basi militari nella regione. Avere la capacità di osservare quanto succede in un teatro bellico, e parimenti avere la capacità di comunicare tempestivamente coi propri assetti presenti in loco, è uno degli aspetti principali per avere più chance di uscire vittoriosi da un conflitto. </p>



<p>Per cercare di ovviare alla possibilità di vedere disarticolata la propria rete di <em>situational awareness</em>, gli <strong>Stati Uniti</strong> stanno ripiegando su due concetti base che da sempre accompagnano le operazioni belliche dell&#8217;era moderna: <strong>dispersione</strong> e <strong>mimetizzazione</strong>. </p>



<p>L&#8217;<strong>U.S. Space Force</strong>, infatti, ha scelto un sistema di comunicazione satellitare nascosto all&#8217;interno di un <strong>container</strong>: nessuna antenna parabolica è visibile dall&#8217;esterno; la sua mobilità gli garantisce sopravvivenza <strong>non rappresentando un bersaglio facilmente riconoscibile e individuabile.</strong> Questo approccio, come accennato, è in uso da tempo: i militari hanno sviluppato diverse soluzioni “in container” per aumentare la velocità di dispiegamento di vari sistemi d&#8217;attacco, non solo di comunicazione, e il sistema logistico civile può movimentare questi sistemi rapidamente in qualsiasi parte del mondo.</p>



<p>Parlando di sistemi d&#8217;attacco, la <strong>DARPA</strong> (<em>Defense Advanced Research Projects Agency</em>) <a href="https://www.armyrecognition.com/news/army-news/2026/u-s-explores-autonomous-drone-containers-to-enable-persistent-swarm-warfare-from-dispersed-positions">sta lavorando</a> per trasformare i piccoli droni da strumenti monouso da campo di battaglia in <strong>reti di combattimento autonome</strong>, in grado di essere nascosti, lanciati, recuperati e rigenerati da sistemi containerizzati dispersi in teatri operativi caratterizzati da ambienti contestati. Il programma si concentra su <strong>costellazioni di droni autonomi composte da un massimo di 500 velivoli,</strong> collegati a container che fungono da centri autonomi per il lancio, il recupero, la ricarica, la logistica e il controllo delle missioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vantaggio dell&#8217;automazione</h2>



<p>Il concetto riflette un più ampio cambiamento verso la <strong>guerra distribuita e architetture di combattimento resilienti</strong>, offrendo alle forze statunitensi la possibilità di disperdere capacità di ricognizione, guerra elettronica, individuazione e attacco su vaste aree operative, mantenendo al contempo un elevato numero di sortite in condizioni di assenza di segnale satellitare e in scenari di forte ostilità. DARPA sta cercando quindi di portare il concetto di dispersione su un livello più alto, con un&#8217;architettura autonoma altamente mobile, ridondante, capace di controllare diverse tipologie di droni. </p>



<p>Il principale vantaggio militare risiede nell&#8217;automazione spinta. DARPA sta esaminando <strong>operazioni di “livello 4” di autonomia</strong>, il che significa che <strong>il coinvolgimento umano sarebbe limitato principalmente alla definizione della missione,</strong> mentre il sistema gestirebbe il lancio, l&#8217;esecuzione, il recupero, i controlli post-volo, i cicli di ricarica o rifornimento e il rilancio senza un controllo umano continuo. Un&#8217;architettura di questo tipo richiederebbe autonomia multi-agente, ripianificazione autonoma della missione, gestione della formazione, prevenzione delle collisioni, ottimizzazione del percorso, e capacità di calcolo distribuito (<em>edge computing</em>). In un ambiente elettromagnetico ostile, tali droni necessiterebbero anche di navigazione resiliente, modalità operative in assenza di segnali di navigazione satellitare, comunicazioni a bassa probabilità di intercettazione e bassa probabilità di rilevamento, collegamenti dati agili nello spettro e logica decisionale di bordo in grado di preservare la continuità della missione in caso di connettività degradata. Le sfide sono anche rappresentate dalla necessità di avere un&#8217;autonomia di più giorni, l&#8217;alimentazione elettrica continua per i carichi in container e soprattutto la costruzione a basso costo.</p>



<p>Si tratta dell&#8217;estremizzazione di lezioni apprese dai campi di battagli del Golfo e dell&#8217;<strong>Ucraina</strong>, dove soluzioni “containerizzate”, ma più rudimentali, si sono già osservate. Gli iraniani, ad esempio, hanno la possibilità di lanciare i droni kamikaze <strong>Shahed-136</strong> da container che somigliano in tutto e per tutto a quelli civili adibiti al trasporto di materiali, e hanno optato per questa soluzione anche per i lanciatori di alcune tipologie di <strong>missili balistici</strong> a corto raggio. Gli ucraini hanno messo in pratica la stessa soluzione iraniana, ma su un livello maggiore, quando a <a href="https://apnews.com/article/russia-ukraine-war-sumy-region-18966d4b286ffb6f4e764b94a6afaf61">giugno del 2025</a> hanno distrutto circa 18 bombardieri strategici e tattici russi nelle loro basi aeree utilizzando droni kamikaze di tipo FPV (<em>First Person View</em>) decollati da container appositamente modificati trasportati in Russia su camion. La stessa marina militare della Repubblica Popolare Cinese ha mostrato, recentemente, <a href="https://it.insideover.com/difesa/cina-la-porta-container-che-puo-lanciare-missili.html">una nave portacontainer adibita a lancio di missili</a>, stipati – insieme a sensori e altri sistemi da difesa aerea – in container posizionati sul ponte. </p>



<p>Le soluzioni statunitensi, soprattutto quella relativa ai <em>relais </em>di comunicazione, si adattano perfettamente a un teatro altamente contestato rappresentato dal Pacifico occidentale, dove la Repubblica Popolare rappresenta l&#8217;avversario tecnologicamente avanzato che si sta confrontando con gli Stati Uniti, ma sono in ultima analisi adatte per ogni tipo di campo di battaglia, considerando che le capacità militari di nazioni ben lontane dall&#8217;avere forze armate di primo livello, vanno sempre più migliorandosi grazie alla diffusione di sistemi efficaci a basso costo e grazie alla condivisione di dati di intelligence.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/dallucraina-al-golfo-larma-piu-insidiosa-e-nascosta-in-un-container-e-gli-usa.html">Dall&#8217;Ucraina al Golfo, l&#8217;arma più insidiosa è nascosta in un container. E gli Usa&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;elicottero che vola come un jet: X-76, Il progetto Sprint della DARPA prende forma</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/lelicottero-che-vola-come-un-jet-x-76-il-progetto-sprint-della-darpa-prende-forma.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 08:35:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Darpa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[United States Air Force (Usaf)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="928" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/program-sprint-x-76-high-res-e1773226519502.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/program-sprint-x-76-high-res-e1773226519502.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/program-sprint-x-76-high-res-e1773226519502.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/program-sprint-x-76-high-res-e1773226519502.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/program-sprint-x-76-high-res-e1773226519502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/program-sprint-x-76-high-res-e1773226519502.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/program-sprint-x-76-high-res-e1773226519502.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> L’obiettivo del programma SPRINT è sviluppare un velivolo con la velocità degli aerei ad ala fissa con la flessibilità del decollo verticale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/lelicottero-che-vola-come-un-jet-x-76-il-progetto-sprint-della-darpa-prende-forma.html">L&#8217;elicottero che vola come un jet: X-76, Il progetto Sprint della DARPA prende forma</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="928" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/program-sprint-x-76-high-res-e1773226519502.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/program-sprint-x-76-high-res-e1773226519502.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/program-sprint-x-76-high-res-e1773226519502.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/program-sprint-x-76-high-res-e1773226519502.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/program-sprint-x-76-high-res-e1773226519502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/program-sprint-x-76-high-res-e1773226519502.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/program-sprint-x-76-high-res-e1773226519502.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <em>Defense Advanced Research Projects Agency</em>, meglio conosciuta come <strong>DARPA</strong>, ha assegnato la designazione <strong>X-76</strong> al velivolo sperimentale sviluppato nell’ambito del programma <em>Speed and Runway Independent Technologies </em>, o, più semplicemente <a href="https://www.darpa.mil/news/2026/darpa-new-x-76-speed-of-jet-freedom-of-helicopter">SPRINT</a>. <br><br>Il nuovo <em>X-plane</em> che attualmente in costruzione presso <strong>Bell Textron</strong> dopo aver superato con successo la <em>Critical Design Review</em>, è destinato a dimostrare una serie di tecnologie che potrebbero rivoluzionare completamente il compromesso più antico dell’aviazione militare: quello tra velocità e indipendenza dalle piste. </p>



<p>L’obiettivo del programma SPRINT, infatti, è proprio quello di <strong>s</strong>viluppare un velivolo capace di combinare la <strong>velocità</strong> tipica degli aerei ad ala fissa con la <strong>flessibilità operativa </strong>delle piattaforme a<strong> decollo e atterraggio verticale</strong>. Fornendo ai futuri utilizzatori, tra cui possiamo già annoverare il Corpo dei Marines, velivoli utility come il convertivano V-22 Osprey, con capacità enormemente maggiorate. In altre parole, il mezzo del futuro della DARPA sarà in grado di operare da superfici non preparate, come farebbe un elicottero, ma con prestazioni di crociera comparabili a quelle di un jet.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Introducing our latest X-Plane, the X-76! ⚡<br><br>Part of a joint effort with <a href="https://twitter.com/USSOCOM?ref_src=twsrc%5Etfw">@USSOCOM</a> on the SPRINT program, this experimental aircraft is being built by <a href="https://twitter.com/BellFlight?ref_src=twsrc%5Etfw">@BellFlight</a> to demonstrate runway-independent, high-speed flight. <a href="https://t.co/hBnDzjcHAO">pic.twitter.com/hBnDzjcHAO</a></p>&mdash; DARPA (@DARPA) <a href="https://twitter.com/DARPA/status/2031026037992169644?ref_src=twsrc%5Etfw">March 9, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il dimostratore X-76 dovrà dimostrare tre capacità fondamentali:&nbsp;raggiungere<strong> velocità superiori a 400 nodi</strong>, mantenere il&nbsp;volo stazionario in ambienti difficili&nbsp;e operare&nbsp;<strong>senza la necessità di piste tradizionali</strong>. Un mix di caratteristiche che, se confermato nei test di volo, potrebbe influenzare profondamente il futuro delle operazioni aeromobili militari.&nbsp;Questo programma, sviluppato congiuntamente dalla<strong> DARPA </strong>e dallo <strong>U.S. Special Operations Command</strong>,  mira a offrire nuove opzioni operative alle forze armate statunitensi, in particolare in scenari dove le infrastrutture aeroportuali sono vulnerabili o semplicemente inesistenti. “<em>Per troppo tempo la pista è stata allo stesso tempo un fattore abilitante e un limite</em>”, ha spiegato il comandante I.Higgins, responsabile del programma SPRINT. “<em>Garantisce velocità, ma crea anche una vulnerabilità critica</em>”.&nbsp;</p>



<p>Secondo quanto riportato anche da&nbsp;<em>The War Zone</em>, il progetto di Bell prevede l’impiego di una particolare configurazione denominata&nbsp;<strong>“stop/fold”</strong>, in cui i rotori utilizzati per il decollo e l’atterraggio verticale possono essere fermati e ripiegati durante il volo, riducendo la resistenza aerodinamica. Una volta in configurazione di crociera, il velivolo può quindi sfruttare una propulsione a getto per raggiungere <strong>velocità molto più elevate</strong> rispetto ai tradizionali <strong>convertiplani</strong>.&nbsp;</p>



<p>Il programma SPRINT è entrato nella&nbsp;<strong>fase 2 </strong>nel maggio 2025, quando Bell è stata selezionata come appaltatore principale dopo una competizione con altri gruppi industriali. Con il completamento della revisione critica del progetto, il programma è ora passato alla fase di produzione del dimostratore, che sarà seguito da test a terra e successivamente da una campagna di prove di volo prevista per l’<strong>inizio del</strong>&nbsp;<strong>2028</strong>.&nbsp;La designazione&nbsp;X-76&nbsp;colloca il nuovo velivolo nella storica famiglia degli&nbsp;<strong>X-plane</strong>, la serie di velivoli sperimentali che dagli anni Quaranta viene utilizzata per testare tecnologie aeronautiche radicali. Non a caso il numero scelto è anche un riferimento simbolico al&nbsp;<strong>1776</strong>, anno dell’<strong>indipendenza degli Stati Uniti</strong>, in coincidenza con le celebrazioni del 250° anniversario del Paese.&nbsp;</p>



<p>Se il dimostratore dovesse confermare le prestazioni previste, il concetto alla base del programma SPRINT potrebbe aprire la strada a una nuova generazione di velivoli militari capaci di&nbsp;<strong>decollare senza piste, operare vicino alla linea del fronte e muoversi con velocità quasi da jet</strong>. Inserendosi nel gap lasciato da elicotteri e velivoli di generazioni passate, come gli Utilitycopter e gli aerei da attacco al suolo STOVL, portando nelle file delle forze armate statunitensi &#8211; dall&#8217;US Air Force ai Marines &#8211; un&#8217;evoluzione importante per un&#8217;ampia gamma di operazioni e missioni specifiche, dal trasporto tattico agli scenari con contemplano operazioni speciali e interventi rapidi in teatri privi di infrastrutture che possono accogliere velivoli inadatti ad atterrare e decollare &#8220;ovunque&#8221;.</p>



<p><strong><em>Lo sviluppo di tecnologie militari&nbsp;d’avanguardia e il loro schieramento deciderà le sorti delle guerre future. Conoscerle, analizzarle, e cercare di spiegare la loro importanza e il ruolo che svolgono nei conflitti&nbsp;è parte del nostro sforzo quotidiano.&nbsp;Se vuoi approfondire queste tematiche ed essere sempre aggiornato sugli sviluppi nell’ambito della Difesa, segui InsideOver, e sostieni il nostro lavoro,&nbsp;</em><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati oggi!</a></strong></p>
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		<title>Il drone porta missili USA si avvia verso i test di volo</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-drone-porta-missili-usa-si-avvia-verso-i-test-di-volo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 17:52:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Darpa]]></category>
		<category><![CDATA[Droni armati]]></category>
		<category><![CDATA[Ucav]]></category>
		<category><![CDATA[United States Air Force (Usaf)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il drone portamissili statunitense "LongShot" si avvia verso i suoi primi testi di volo venendo sganciato da un F-15E</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/program-long-shot-x86a-high-res-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il nuovo drone “<strong>LongShot</strong>” di General Atomics, designato ufficialmente X-68A, ha completato i suoi test a terra e si avvia verso la sua prima prova di volo. Il drone è un UCAV (<em>Unmanned Combat Air Vehicle</em>) pensato per trasportare <strong>missili aria-aria</strong> e utilizzabile da cacciabombardieri di vario tipo. </p>



<p>La prima prova di volo utilizzerà il caccia <strong>F-15E</strong> e sarà svolta per esplorare come un UCAV in grado di lanciare missili possa aumentare il raggio d&#8217;azione di un velivolo e aumentarne la capacità di sopravvivenza, mantenendo la piattaforma di lancio al di fuori della “zona calda” del combattimento aereo, ovvero al di fuori della portata del radar di ricerca e aggancio del bersaglio di un caccia avversario. </p>



<p>La DARPA (<em>Defense Advanced Research Projects Agency</em>) ha diffuso <a href="https://www.darpa.mil/news/2026/long-shot-success">un comunicato</a> il 17 febbraio in cui chiarisce meglio il concetto operativo dietro al programma “LongShot” e gli enti portatori di interesse. Possiamo leggere che il “LongShot” è progettato per cambiare radicalmente le operazioni di combattimento aereo. Il requisito alla base del programma è un drone aviolanciato in grado di essere sganciato da un velivolo più grande, volare davanti rispetto al gruppo di aerei e ingaggiare obiettivi nemici coi propri missili aria-aria. Questo approccio potenzia i tradizionali aerei da combattimento, consentendo loro di rimanere più lontani dalla linea del fronte, aumentando drasticamente la sicurezza dei piloti e ampliando al contempo la portata complessiva del pacchetto di forze e l&#8217;efficacia della missione. Il “LongShot” è concepito per essere <strong>indipendente dalla piattaforma di sgancio</strong>, offrendo opportunità di integrare una variante operativa su caccia, bombardieri o di essere impiegato anche come munizione pallettizzata da velivoli da trasporto secondo un concetto già visto e sperimentato coi missili da crociera (il <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/missili-da-crociera-da-aerei-da-trasporto-il-test-usa-in-norvegia.html">Rapid Dragon</a></strong>).</p>



<p>I test a terra, riferisce ancora la DARPA, hanno riguardato prove in galleria del vento e prove di funzionalità del paracadute di recupero che è montato solo per effettuare le prove di volo, e ora il “LongShot” si avvia verso il suo primo test di sgancio da un F-15 che dovrebbe essere effettuato “entro la fine del 2026”. </p>



<p>Come accennato, una moltitudine di enti governativi è interessata al progetto di General Atomics: non solo l&#8217;<strong>U.S. Air Force</strong> e in particolare l&#8217;AFRL (Air Force Research Laboratory) ma anche l&#8217;<strong>U.S. Navy</strong> con la Naval Air Warfare Center Aircraft Division, l&#8217;<strong>U.S. Army</strong> con il Redstone Test Center del comando test e valutazione, la <strong>NASA </strong>e molti altri. </p>



<p><em><a href="https://www.twz.com/news-features/x-68a-longshot-air-to-air-missile-carrying-drone-moves-closer-to-f-15-launch">The War Zone</a></em> ci ricorda che nel 2020, General Atomics, Lockheed Martin e Northrop Grumman hanno ricevuto i primi contratti per lavorare su progetti concorrenti per il drone e la DARPA ha scelto il progetto di General Atomics nel 2023. </p>



<p>Dai disegni resi pubblici, si presume che il “LongShot” abbia la forma di un missile da crociera – è presente una presa d&#8217;aria sul dorso &#8211; con una fusoliera allungata e un muso a spigolo che lo fa ritenere in possesso di caratteristiche stealth. Presenta ali principali a freccia inversa verso la parte posteriore della fusoliera e piccoli canard nella parte anteriore, entrambi in grado di fuoriuscire in posizione dispiegata dopo il lancio. Presenta inoltre una configurazione a doppia coda a V rovesciata e un&#8217;ala verticale che sporge leggermente da dietro la presa d&#8217;aria dorsale. Sempre dai disegni, il drone è ipotizzato in grado di lanciare da una stiva interna missili <strong>AIM-120 AMRAAM</strong>, sebbene non se ne conosca la capacità di carico. </p>



<p>Secondo il sito web Designation-Systems.net, la designazione ufficiale “X-68A” nel sistema di designazione statunitense Mission-Design-Series (MDS) lascia intendere che il drone sia propulso da un singolo <strong>turbogetto Williams WJ38-15</strong>, il che indicherebbe un&#8217;elevata velocità massima in regime subsonico. Questo motore è utilizzato anche sul missile da crociera “Taurus” tedesco-svedese. </p>



<p>Sebbene non se ne sappia il costo unitario, il drone è pensato per essere “<strong>usa e getta</strong>” in quanto il suo recupero in zona di combattimento sarebbe difficile e vanificherebbe l&#8217;intento principale del “LongShot”, ovvero tenere assetti <em>manned </em>al di fuori della zona pericolosa del fronte. A quanto risulta l&#8217;X-68A sarebbe in grado di riceve dati di lancio – aggiornabili durante il volo – non solamente dalla piattaforma di sgancio ma da tutti gli assetti presenti sul campo di battaglia, quindi anche da un velivolo AEW (<em>Airborne Early Warning</em>) o da una postazione terrestre o sulla superficie marittima. </p>



<p>Bisogna chiarire che il “LongShot” non vuole essere una piattaforma sostitutiva del drone <strong>CCV (<em>Collaborative Combat Vehicle</em>)</strong>, ovvero un velivolo <em>unmanned </em>che si troverà a collaborare nel combattimento aereo coi caccia di quinta e sesta generazione, dotato di intelligenza artificiale che gli permetterà di riconoscere gli obiettivi primari e di attaccarli in modo autonomo (ma comunque secondo il principio <em>man-in-the-loop</em>). Il “LongShot”, invece, è pensato per essere un ausilio al combattimento aria-aria in BVR (<em>Beyond Visual Range</em>) per assetti <em>manned</em>, come i caccia, e non pilotati come i droni di tipo CCV, che ha il vantaggio di essere spendibile, e quindi, negli intenti delle forze armate USA, poter essere utilizzato in gran numero. Risulta immediatamente chiaro che questo concetto risponde all&#8217;esigenza statunitense di avere un mezzo di pronto impiego, a basso costo e quindi numericamente consistente per affrontare la minaccia aerea avversaria in ambienti altamente contestati, e il pensiero va, ancora una volta, allo scenario di un possibile scontro diretto con la <strong>Repubblica Popolare Cinese</strong> nelle vaste distese del Pacifico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-drone-porta-missili-usa-si-avvia-verso-i-test-di-volo.html">Il drone porta missili USA si avvia verso i test di volo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>IA: l&#8217;USAF implementa il suo caccia sperimentale autonomo</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/ia-lusaf-implementa-il-suo-caccia-sperimentale-autonomo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 04:28:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Darpa]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[United States Air Force (Usaf)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="600" height="500" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/VISTA-Web-In-Feed-1.jpg.pc-adaptive.full_.medium.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/VISTA-Web-In-Feed-1.jpg.pc-adaptive.full_.medium.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/VISTA-Web-In-Feed-1.jpg.pc-adaptive.full_.medium-300x250.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>L'USAF e la DARPA hanno migliorato l'X-62A: un F-16 profondamente modificato che viene pilotato dall'intelligenza artificiale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="600" height="500" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/VISTA-Web-In-Feed-1.jpg.pc-adaptive.full_.medium.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/VISTA-Web-In-Feed-1.jpg.pc-adaptive.full_.medium.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/VISTA-Web-In-Feed-1.jpg.pc-adaptive.full_.medium-300x250.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>X-62A VISTA</strong> (<em>Variable In-flight Simulator Aircraft</em>) è un cacciabombardiere F-16D profondamente modificato dall&#8217;ufficio “Skunk Works” di <a href="https://www.lockheedmartin.com/en-us/products/x-62a-vista.html">Lockheed-Martin</a> per testare le capacità autonome dell&#8217;<strong>Intelligenza Artificiale (IA)</strong> di imitare le caratteristiche prestazionali di altri velivoli. </p>



<p>Ora, l&#8217;U.S. Air Force, presso la base aerea di Edwards (California), ha dato il via a un <strong>aggiornamento completo</strong> dei sistemi di missione dell&#8217;X-62A che prevede anche nuovi radar per poter ampliare la sua capacità di condurre test complessi di tecnologie a IA. L&#8217;aggiornamento più interessante nello sviluppo dell&#8217;X-62 è proprio rappresentato dal <a href="https://www.defensenews.com/air/2025/12/19/radar-other-upgrades-planned-for-experimental-us-air-force-ai-fighter/">radar</a> <strong>PhantomStrike</strong> di Raytheon, sussidiaria di RTX, che è un sistema di controllo del tiro compatto e raffreddato ad aria più piccolo, più leggero e con un consumo energetico inferiore rispetto ai moderni radar AESA (<em>Active Electronically Scanned Array</em>). Il sensore di nuova generazione sarà importante per testare le capacità autonome dell&#8217;IA tra cui l&#8217;integrazione, collaborazione di sistemi e il processo decisionale. Per quanto riguarda il PhantomStrike, Raytheon ha affermato che potrebbe essere integrato in velivoli senza equipaggio, aerei d&#8217;attacco leggeri, velivoli ad ala rotante e altre piattaforme, offrendo capacità radar superiori a quasi la metà del costo dei tipici radar di controllo del tiro. </p>



<p>Il progetto X-62A è gestito dall&#8217;<strong>U.S. Air Force</strong> insieme alla <strong>DARPA</strong> (<em>Defense Advanced Research Projects Agency</em>) ed è principalmente rivolto allo sviluppo e perfezionamento di velivoli da combattimento collaborativi (CCA – <em>Collaborative Combat Aircraft</em>), ovvero droni gregari che volano a fianco di caccia con equipaggio e svolgono missioni come il combattimento aria-aria. </p>



<p>Il programma ha fatto segnare dei notevoli progressi in tempi relativamente brevi: l&#8217;IA ha pilotato con successo l&#8217;X-62A per la prima volta durante 12 voli tra il primo e il 16 dicembre 2022 e altri 21 tra dicembre 2022 e settembre 2023, quando ha effettuato il primo combattimento aereo manovrato della storia contro un caccia pilotato. Il programma <strong><em>Air Combat Evolution</em> (ACE)</strong> della DARPA è stato impegnato negli ultimi quattro anni per perfezionare il modo in cui le forze armate statunitensi e in particolare l&#8217;U.S. Air Force possono utilizzare l&#8217;IA per la guerra aerea e rafforzare la fiducia del personale nella sicurezza e nell&#8217;affidabilità della tecnologia autonoma in combattimento.</p>



<p>Finora, <strong>le forze armate USA hanno utilizzato sistemi autonomi solo per aspetti del volo prevedibili</strong> e basati su una serie di regole note, come il sistema automatico di prevenzione delle collisioni a terra (AGC) che impedisce a caccia come l&#8217;F-35 di schiantarsi. Ma il combattimento aereo manovrato – forse la forma di volo più pericolosa e imprevedibile che un pilota possa affrontare – rappresentava un insieme di competenze completamente diverse da apprendere per l&#8217;IA e i risultati raggiunti dimostrano l&#8217;alto livello raggiunto dalla ricerca statunitense in questo settore.</p>



<p>Il programma ACE è iniziato con programmi di intelligenza artificiale che controllavano simulazioni di F-16 durante combattimenti aerei al computer. Questi F-16 simulati hanno <strong>combattuto cinque volte contro piloti umani</strong>, raggiungendo risultati impressionanti, ma l&#8217;IA che li opera non era ancora addestrata a seguire le linee guida di sicurezza – comprese quelle che impediscono a un pilota di danneggiare il jet – e altri requisiti etici come le regole di addestramento al combattimento e le zone di ingaggio delle armi. </p>



<p>A bordo dell&#8217;X-62A, oltre a una nuova serie di sensori nata appositamente per essere montata sui futuri CCA, <strong>esistono diverse tipologie di IA per effettuare le diverse tipologie di missione</strong>, e da quello che sappiamo i test condotti sino a ora hanno sempre previsto la presenza di un pilota a bordo che si limitava ad attivare le diverse modalità di missione e quindi le diverse tipologie di IA.</p>



<p>Sebbene il programma ACE sia nato per i CCA, i suoi <strong>risvolti futuri</strong> appaiono evidenti: la seria possibilità che si sviluppino cacciabombardieri autonomi, capaci di eliminare il “fattore umano”. Del resto, come sappiamo, una delle discussioni sui requisiti di sistema dei caccia di sesta generazione (ancora praticamente del tutto ignoti) riguardava proprio <strong>la possibilità che fosse totalmente <em>unmanned</em></strong>, ovvero non più una macchina comandata a distanza, ma <strong>una completamente autonoma capace di prendere le decisioni senza l&#8217;intervento umano.</strong></p>



<p>Sebbene si possa pensare che questa sia materia di studio e di decisione per giuristi e filosofi per le implicazioni etiche che ne conseguono – e sarebbe giusto non solo pensarlo ma che ci fosse un consenso globale su questa tematica – in realtà sarà argomento di trattazione per ingegneri e militari semplicemente perché nel mondo <strong>non esistono valori etici condivisi</strong> da tutti. Quello che temiamo, e che apparirà sempre più evidente, è che una volta che non si riuscirà a stabilire una moratoria universale su certi sistemi d&#8217;arma autonomi, si penserà a sviluppare il meglio che la tecnologia a intelligenza artificiale possa offrire per non perdere irrimediabilmente – e tragicamente – terreno nei confronti di quei Paesi che non si fanno di questi scrupoli etici. Sebbene in questo momento i principali Paesi occidentali che stanno sviluppando questi particolari sistemi d&#8217;arma siano convinti che ci debba essere un certo livello di controllo umano, crediamo che quando ci si renderà conto che dei vantaggi sul campo di battaglia dati dal raggiungimento della <strong>totale autonomia decisionale</strong> – perseguito da Paesi come la Cina – anche essi faranno cadere questo limiti etico, aprendo irrimediabilmente un vaso di Pandora dalle <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-dilemma-terminator-ecco-i-rischi-dellutilizzo-dellintelligenza-artificiale-in-campo-militare.html">conseguenze imprevedibili</a>, e probabilmente catastrofiche.</p>
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		<title>La guerra robotizzata della DARPA: testati Himars e Blackhawk senza equipaggio</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-guerra-robotizzata-della-darpa-testati-himars-e-blackhawk-senza-equipaggio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 05:18:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Darpa]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le divisioni di ricerca e sviluppo del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sono impelante da diversi anni in alcuni programmi incentrati sullo guida in remoto di numerosi sistemi d&#8217;arma e stanno proseguendo &#8211; con successo &#8211; i loro test sui sistemi come il veicolo lanciamissili HIMARS e gli elicottero da trasporto UH-60 Black Hawk &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-guerra-robotizzata-della-darpa-testati-himars-e-blackhawk-senza-equipaggio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205153121659_22d089424151813850681cd4e3572a2a-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le divisioni di ricerca e sviluppo del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sono impelante da diversi anni in alcuni programmi incentrati sullo guida in remoto di numerosi sistemi d&#8217;arma e stanno proseguendo &#8211; con successo &#8211; i loro test sui sistemi come il veicolo lanciamissili <a href="https://it.insideover.com/difesa/altri-himars-polonia-gli-usa-vendono-18-batterie-a-varsavia.html">HIMARS</a> e gli elicottero da trasporto <strong>UH-60 Black Hawk</strong> prodotto da Sikorsky.</p>



<p>A dicembre, la Lockheed Martin ha effettuato due test significativi per l’impiego di mezzi terrestri e aerei progettati per essere pilotati, ma gestiti in modalità senza equipaggio. L’azienda statunitense ha dimostrato con successo la capacità di un <strong>veicolo lanciatore</strong> surrogato HIMARS privo di equipaggio umano in quello che l’azienda ha definito “<em>una pietra miliare significativa nello sviluppo di sistemi autonomi in grado di operare in collaborazione con veicoli con equipaggio</em>”. Il lanciatore surrogato ha dimostrato la capacità di prendere posizione senza conducente, impiegando particolari sensori e portando a termine con successo &#8220;operazioni diurne e notturne&#8221;. Questo risultato rappresenta una enorme passo e avanti e un traguardo &#8220;sostanziale&#8221; nello sviluppo di quella che viene definita come una &#8220;soluzione autonoma&#8221; che può essere integrata nella flotta HIMARS esistente di lanciatori e nei veicoli di rifornimento. Ricordiamo che il lanciato HIMARS rappresenta, attualmente, uno dei sistemi d&#8217;arma più sofisticati che sono stati ceduti, schierati e impiegati dalla truppe di Kiev nel conflitto contro la Russia.</p>



<p>Le tecnologie di guidata senza equipaggio rappresentato una buona parte degli sforzi di modernizzazione dell’US Army e come possiamo vedere riguardano non solo le capacità di artiglieria, per fornire una maggiore adattabilità in ambienti complessi e dinamici, ma guardando anche ai mezzi aerei, come i programmi testati in passato sui <a href="https://www.difesaonline.it/mondo-militare/i-fantascientifici-sviluppi-della-ricerca-militare-al-servizio-anche-del-mondo-civile">simulatori dei caccia F-35</a>, e nella realtà sugli elicotteri da trasporto e d&#8217;assalto Black Hawk</p>



<p>Secondo i ricercatori di Lockheed Martin lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia permetterà agli Stati Uniti di &#8220;anticipare le minacce emergenti&#8221;, fornendo una &#8220;soluzione flessibile e adattabile che può essere facilmente integrata nei sistemi esistenti&#8221; per <strong>supportare la deterrenza in tutti i domini</strong>.</p>



<p>I piani prevedono di &#8220;abbinare&#8221; un HIMARS con equipaggio a un lanciatore autonomo di gregario, consentendo operazioni di artiglieria più efficienti ed efficaci. Nel 2025, <strong>Lockheed Martin</strong> promuoverà le attività di pianificazione delle missioni che riducono il carico cognitivo richiesto ai soldati che interagiscono con il lanciatore autonomo di gregario.</p>



<p>Altro passo importante è stato quello raggiunto da una serie di test per dimostrare la capacità del sistema di autonomia di volo<strong> MATRIX</strong> sviluppato dalla divisione <strong>Skunk Works</strong>. I voli dimostrativi operativamente rilevanti nel corso del 2025 utilizzando l’elicottero UH-60 Black Hawk a pilotaggio opzionale di<strong> Sikorsky</strong> informeranno il programma Aerial Logistics Connector del servizio su come gli aeromobili autonomi possono rifornire e sostenere i Marines in uno spazio di battaglia conteso.</p>



<p>“<em>Gli aeromobili con autonomia MATRIX possono svolgere in modo sicuro e affidabile una varietà di missioni complesse, tra cui il trasporto di merci interne ed esterne senza nessuno a bordo</em>” spiegano i ricercatori. “<em>Con il Corpo dei Marines, esploreremo come una flotta di sistemi aerei senza equipaggio, velivoli ad ala fissa e rotante basati sull’autonomia possa sostenere la forza di spedizione con rifornimenti di precisione durante operazioni distribuite e ad alto ritmo</em>”.&nbsp;</p>



<p>Le dimostrazioni del <a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/marines-degli-stati-uniti.html">Corpo dei Marines </a>mostreranno come i velivoli autonomi possano rifornire le future forze dei Marines, sia che operino da navi della Marina o da basi di spedizione a terra. I Marines si interfacceranno anche con i velivoli autonomi di Sikorsky tramite un tablet per apportare modifiche alla missione prima o dopo il decollo.</p>



<p>Destinato a migliorare la sicurezza del volo per gli elicotteri con equipaggio, almeno in principio, il sistema che ha beneficiato dei finanziamenti del programma ALIAS della <a href="https://it.insideover.com/difesa/openai-fa-asse-con-il-pentagono-le-forze-armate-usa-spingono-sullintelligenza-artificiale.html">Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA)</a> ha mostrato altre capacità adeguate ai programmi di ricerca e sviluppo che continuavano a cercare l&#8217;<strong>automazione dei sistemi</strong>. Le funzionalità avanzate includono la gestione assistita del volo per due operazioni pilota, il copilota virtuale per un singolo pilota o il volo completamente autonomo senza piloti.</p>



<p> Le dimostrazioni del sistema di volo MATRIX sono state finanziate nell’ambito di un recente accordo di Aerial Logistics Connector di Fase 1 tramite un Other Transaction Agreement nell’ambito del Naval Aviation Systems Consortium a Sikorsky dal Naval Air Systems Command.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-guerra-robotizzata-della-darpa-testati-himars-e-blackhawk-senza-equipaggio.html">La guerra robotizzata della DARPA: testati Himars e Blackhawk senza equipaggio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Pentagono ha un modo per sventare la prossima pandemia</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-pentagono-ha-un-modo-per-sventare-la-prossima-pandemia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2020 06:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Darpa]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1171" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Coronavirus-microscopio-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Coronaviurs microscopio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Coronavirus-microscopio-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Coronavirus-microscopio-La-Presse-300x234.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Coronavirus-microscopio-La-Presse-768x600.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Coronavirus-microscopio-La-Presse-1024x799.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La divisione militare per la ricerca avanzata del Pentagono può impedire la propagazione di un virus e fermare sul nascere lo scoppio di quella che potrebbe rivelarsi una potenziale pandemia? Sembrerebbe di sì, e se l&#8217;ente governativo che negli Stati Uniti si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici darà la sua approvazione. Probabilmente già &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/il-pentagono-ha-un-modo-per-sventare-la-prossima-pandemia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-pentagono-ha-un-modo-per-sventare-la-prossima-pandemia.html">Il Pentagono ha un modo per sventare la prossima pandemia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1171" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Coronavirus-microscopio-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Coronaviurs microscopio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Coronavirus-microscopio-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Coronavirus-microscopio-La-Presse-300x234.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Coronavirus-microscopio-La-Presse-768x600.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Coronavirus-microscopio-La-Presse-1024x799.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La divisione militare per la ricerca avanzata del <strong>Pentagono</strong> può impedire la propagazione di un <strong>virus</strong> e fermare sul nascere lo scoppio di quella che potrebbe rivelarsi una potenziale pandemia? Sembrerebbe di sì, e se l&#8217;ente governativo che negli Stati Uniti si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici darà la sua approvazione. Probabilmente già entro l&#8217;anno prossimo. Promettendo di dare al mondo (attraverso il finanziamento dei militari) una nuova &#8220;arma&#8221; nel post-coronavirus.</p>
<p>La <strong>Darpa</strong> &#8211; <a href="https://www.darpa.mil">Defense Advanced Research Projects Agency</a> &#8211; divisione di ricerca ipertecnologica del Dipartimento della Difesa americano ha sviluppato un &#8220;<strong>biosensore</strong>&#8221; che potrebbe rivelarsi fondamentale nell&#8217;individuare la contaminazione da nuove infezioni grazie al riconoscimento preventivo dei sintomi non appena essi inizino a manifestarsi. Le &#8220;pandemie&#8221; &#8211; come lo è diventata oggi il <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html">Covid-19</a> &#8211; sono così difficili da contrastare perché il virus si muove più velocemente di qualsiasi misura venga adottata per contenerlo: si tratti di blocchi di voli in entrata e uscita, di merci, embarghi di navi, zone rosse, <strong>quarantene</strong> coatte o volontario/preventive. Per questo il Dipartimento della Difesa statunitense ha deciso di contribuire &#8211; nell&#8217;era della guerra batteriologica &#8211; a un piano estremamente innovativo per trovare tra le altre una soluzione alle minacce del presente e del futuro. L&#8217;idea è quella di finanziare ulteriormente uno studio atto a determinare se davvero un biosensore <strong>impiantato sotto la pelle</strong> può aiutare i cosiddetti tracker a tenere il passo con l&#8217;espandersi di un&#8217;epidemia in modo da &#8220;frenarla&#8221; prima de si tramuti in una pandemia. Fantascienza? Ad un primo approccio potrebbe sembrare. Ma non secondo i funzionari della Darpa, che già tre anni fa sono stati in grado, per esempio, di far pilotare con la forza del &#8220;pensiero&#8221; una caccia d&#8217;ultima generazione F-35 ad una <a href="https://www.difesaonline.it/mondo-militare/i-fantascientifici-sviluppi-della-ricerca-militare-al-servizio-anche-del-mondo-civile">donna tetraplegica.</a> Parliamo dunque di uomini e donne che evidentemente non hanno limiti in quanto a visioni futuristiche &#8211; anche se inquietanti e dai risvolti vagamente distopici.</p>
<p>Il sensore &#8220;Lumee&#8221; sviluppato da<a href="https://profusa.com"> Profusa</a>, società privata specializzata in biotecnologie con sede a Emeryville, in California, è composto da due componenti: una è una piccola barretta da 3 mm di <strong>idrogel</strong>, &#8220;materiale la cui rete di catene polimeriche&#8221; viene utilizzata ad esempio in alcune tipi di lenti a contatto e altri impianti, da inserire sotto la pelle con &#8220;l&#8217;ausilio di una siringa&#8221;, provvista di una particolare molecola progettata appositamente per cambiare colore quando il corpo che ospita l&#8217;impianto inizia a &#8220;combattere un&#8217;infezione&#8221;; e un secondo componente: un piccolo dispositivo elettronico che andrà applicato sulla pelle e che rilevando il colore del sensore interno, evidenzierà la &#8220;situazione&#8221;. Inviando attraverso un&#8217;applicazione le informazioni in tempo reale al proprio medio o a una persona cara. Il sito specializzato <a href="https://www.defenseone.com/technology/2020/03/military-funded-biosensor-could-be-future-pandemic-detection/163497/?oref=defense_one_breaking_nl&amp;fbclid=IwAR2Sa75w9UtJqHGg6gdmQNlgBr2nXd_AMkapYBimYL1szbpZB0pp3HVuVZs"><em>DefenseOne</em></a> lo ha definito come una specie di &#8221; laboratorio del sangue che può raccogliere la risposta del corpo alle malattie prima che il presenza di altri sintomi&#8221;: si tratti di una semplice influenza o di una malattia più invasiva, ma basta guardare il video divulgato dalla società che lo ha inventato, e che adesso attende il finanziamento dei militari per passare ad uno step successivo, per capire come questa nuova e fantascientifica tecnologia possa consentire in futuro molto di più.</p>
<p>La notizia è stata rilasciata proprio mentre gli <strong>Stati Uniti</strong> iniziano a guardare seriamente alla minaccia del coronavirus, che come previsto ha attaccato l&#8217;Europa e l&#8217;America continentale dopo essersi propagato dal focolaio di Wuhan al resto della Cina e in altri Stati dell&#8217;Asia. Il biosensore che i miliari hanno deciso di finanziare potrebbe infatti rilevare, secondo i progetti, i <strong>focolai di un&#8217;influenza</strong> &#8220;fino a tre settimane prima che sia possibile rilevarli utilizzando i metodi attuali&#8221;. E potrebbe essere anche impiegato per fornire in tempo reale dati riguardanti le condizioni fisiche di un soldato inviato dietro le linee nemiche. Un <em>dual-use</em> dunque, che però sembra essere più orientato all&#8217;applicazione nel campo civile, ora che sembra manifestarsi la sua impellente necessità, rispetto a quella immaginata per il campo militare. La collaborazione tra Darpa e Profusa, secondo le parole dell&#8217;amministratore delegato di quest&#8217;ultima, sembra essere iniziata nel lontano <strong>2011</strong>, quando il dipartimento della Difesa ha iniziato a sovvenzionare l&#8217;azienda californiana per consentirgli di procedere nelle sue importanti ricerche. &#8220;Ci hanno dato finanziamenti per aiutare la nostra ricerca&#8221; ha dichiarato Ben Hwang, Ceo di Profusa. L&#8217;obiettivo iniziale di Darpa sembrava quello di trovare un supporto che potesse essere applicato sui membri dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/United_States_Special_Operations_Command">Ussocom</a>, il Comando Operazioni Speciali degli Stati Uniti, inviati in missioni di alto rischio. Il comando delle forze speciali però non ha rilasciato commenti a riguardo.</p>
<p>Ora che tutti i conflitti attivi sullo scacchiere mondiale sono passati in secondo piano rispetto al rischio di una <strong>pandemia globale</strong> che rischia di mettere a dura prova popolazione ed economia globalizzata, la possibilità di accelerare questo programma per renderlo un pilastro della prevenzione futura sembra quanto mai puntuale. Per questo il Pentagono intende assumere un &#8220;ruolo di primo piano nella ricerca&#8221; compresa quella sui vaccini. Il generale M. Milley è stato molto chiaro: &#8220;I nostri laboratori di ricerca militare stanno lavorando febbrilmente intorno al Covid-19 qui per cercare di inventare un <strong>vaccino</strong>&#8220;. Vaccino che stanno cercando di sviluppare anche ricercatori militari israeliani e cinesi, e che tutti sperano ottenere &#8220;nei prossimi due mesi &#8220;. Ora, nonostante la psicosi da coronavirus si stia imponendo in tutto l&#8217;Occidente e la comunità mondiale stia davvero facendo i conti con un nemico tanto microscopico quanto devastante, la domanda che sorge spontanea: davvero l&#8217;umanità sarebbe pronta a farsi impiantare un sensore sottocutaneo per sventare una eventuale futura pandemia?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-pentagono-ha-un-modo-per-sventare-la-prossima-pandemia.html">Il Pentagono ha un modo per sventare la prossima pandemia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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