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	<title>calcio Archives - InsideOver</title>
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	<title>calcio Archives - InsideOver</title>
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		<title>Osvaldo Bagnoli, il figlio della Bovisa che portò Verona in cima all&#8217;Italia del calcio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 16:20:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071718175827_7da93bd175d90b99c1a3ae03fa2de4ae.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071718175827_7da93bd175d90b99c1a3ae03fa2de4ae.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071718175827_7da93bd175d90b99c1a3ae03fa2de4ae-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071718175827_7da93bd175d90b99c1a3ae03fa2de4ae-1024x675.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071718175827_7da93bd175d90b99c1a3ae03fa2de4ae-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071718175827_7da93bd175d90b99c1a3ae03fa2de4ae-1536x1013.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071718175827_7da93bd175d90b99c1a3ae03fa2de4ae-600x396.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Osvaldo Bagnoli è morto oggi a 91 anni. Era stato l&#8217;allenatore dell&#8217;Hellas Verona che conquistò lo storico scudetto del 1985. Fu il punto più alto di una carriera all&#8217;insegna di un altro calcio. Un calcio di altri tempi, un calcio ruvido. Un calcio fatto di scarpe bullonate quello frequentato dal Bagnoli giocatore, il giovane della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/osvaldo-bagnoli-il-figlio-della-bovisa-che-porto-verona-in-cima-allitalia-del-calcio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071718175827_7da93bd175d90b99c1a3ae03fa2de4ae.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071718175827_7da93bd175d90b99c1a3ae03fa2de4ae.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071718175827_7da93bd175d90b99c1a3ae03fa2de4ae-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071718175827_7da93bd175d90b99c1a3ae03fa2de4ae-1024x675.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071718175827_7da93bd175d90b99c1a3ae03fa2de4ae-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071718175827_7da93bd175d90b99c1a3ae03fa2de4ae-1536x1013.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026071718175827_7da93bd175d90b99c1a3ae03fa2de4ae-600x396.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Osvaldo Bagnoli </strong>è morto oggi a 91 anni. Era stato l&#8217;allenatore dell&#8217;Hellas Verona che conquistò lo storico scudetto del 1985. Fu il punto più alto di una carriera all&#8217;insegna di un altro calcio. Un calcio di altri tempi, un calcio ruvido. Un calcio fatto di scarpe bullonate quello frequentato dal Bagnoli giocatore, il giovane della Bovisa che impressionò gli osservatori del Milan che lo portarono in rossonero dall&#8217;Ausonia nel 1955. Era il Milan di Nordhal, Schiaffino e Liedholm. Non fu titolare ma fu un eccellente rincalzo, tanto che nel suo ruolo di ala destra fu un vero protagonista della seconda<strong> Coppa Latina vinta dal Diavolo</strong> contro l&#8217;Atletico Bilbao nel 1957 segnando sia in finale contro i baschi che in semifinale contro i lusitani del Benefica. Milita poi molto in serie b tra Verona, Catanzaro e SPAL (con cui ottiene promozione in massima serie e due salvezze) per poi chiudere in C con Udinese prima e Verbania poi, società nella quale inizia ad allenare come vice a 38 anni. 9 anni dopo, sulla panchina del Rimini, porta i romagnoli a una salvezza che, a detta dell&#8217;allenatore meneghino, fu un vero capolavoro. Ma il meglio, come spesso accade, doveva ancora venire.</p>



<p>Nel 1981 approdò a Verona alla corte di Celestino Guidotti, costruendo una squadra via via sempre più solida. Con gli scaligeri ottenne la promozione in Serie A nel campionato 1981-1982; nella stagione successiva raggiunse il quarto posto in campionato e arrivò alla finale di Coppa Italia contro la Vecchia Signora. E per poco non la vinse. I bianconeri ribaltarono il 2 a 0 subito al Bentegodi con un 3 a 0 ai tempi supplementari. L&#8217;anno seguente sfiorò nuovamente il Trofeo perdendo in finale contro la Roma del Barone Nils Liedholm. Curiosità, sia la Juventus che la Roma erano guidate ai suoi ex compagni di squadra al Milan Trapattoni (che però era nelle giovanili) e Liedholm. <strong>Fu però nella stagione 1984/85 che Bagnoli concretizzò l&#8217;impresa: </strong>vinse infatti lo scudetto con il Verona, il primo e unico della storia dei gialloblù, restando in testa dalla seconda all&#8217;ultima giornata. Lo vinse con una squadra che lui costruì nel corso degli anni con i giocatori rifiutati, se così si può dire, dalle altre compagini più blasonate della massima serie italiana, quali: Fanna, Tricella, Galderisi, Marangon, Garella, cui si aggiunsero i due stranieri Hans Peter Briegel e Preben Elkjaer Larsen. L&#8217;esperienza fu poi in calando, raggiungendo come massimo risultato i quarti di finale della Coppa Uefa 87/88, dove venne eliminato dai tedeschi del Werder Brema.</p>



<p>Gli exploit internazionali di quello che per tutti era diventato il mago della Bovisa, non si fermarono però in quella occasione. Infatti, al termine della stagione 89/90, con il Verona in dissesto finanziario, appena retrocesso e in pieno dissidio con la dirigenza, Bagnoli lasciò la città dei della Scala per accasarsi all&#8217;ombra della Lanterna, sponda rossoblù. Avendo a disposizione un ottimo materiale umano, composto da giocatori come Braglia, Branco, Torrente, Skuhravy e Pato Aguilera, riuscì in due anni a centrare <strong>un clamoroso quarto posto nella stagione 90/91 e una semifinale di Coppa Uefa nel 91/92,</strong> arrendendosi solamente all&#8217;Ajax, che poi vinse in finale il Torino di Mondonico, dopo aver superato nientemeno che il <strong>Liverpool ad Anfield.</strong> Ciò gli valse la chiamata dell&#8217;Inter. Furono stagioni strane quelle con i nerazzurri. Il campionato era dominato dai cugini rossoneri guidati da Fabio Capello e nella prima stagione dovette &#8220;accontentarsi&#8221;, della seconda piazza. Poteva fare affidamento su buonissimi giocatori quali Sosa, Sammer, Berti, Zenga, Manicone, Shalimov e Schillaci… Senza contare il <strong>cobra Darko Pancev</strong>, che però in Italia si trasformò in ramarro tanto fu deludente il suo rendimento. Il secondo anno invece fu più travagliato e venne esonerato malgrado un buon cammino in Coppa Uefa e un sesto posto in campionato. Gli subentrò, per la chiusura del campionato, Giampiero Marini, che si salvò per un solo punto ma che conquistò la Coppa Uefa contro il Salisburgo, la seconda per la compagine nerazzurra, dopo quella del 1991 vinta con Trapattoni in panchina. Gli anni sotto la Madonnina furono iconici anche per le celebri frasi dette dall&#8217;allenatore cresciuto in Bovisa:</p>



<p>&#8220;Ruben Sosa di tattica el capìss nient, ma se continua a fare gol, mi sta benissimo!&#8221; Oppure, esasperato dall&#8217;inconcludenza del ramarro: &#8220;Dite che con Pancev bisogna avere pazienza perché è macedone? Sarà… ma io sono della Bovisa e non sono mica un pirla.&#8221; E a 59 anni decise di ritirarsi dal mondo del calcio. Come ebbe a dire nel 2006 in un&#8217;intervista al Corriere della Sera: &#8220;<strong>Probabilmente ero arrivato al capolinea.</strong> Certe cose non le sopportavo più […] Ad esempio i giovani: pretendevano tanto e davano poco. E se un insegnante non sopporta più i suoi allievi è meglio che smetta.&#8221; Non poteva che essere così, del resto, per il figlio di Aristide, operaio cremonese della Fargas di Novate Milanese, cresciuto nel quartiere operaio della Bovisa e lui stesso lavoratore in fabbrica (faceva il tornitore quando iniziò a giocare con i rossoneri ma lavorava fin dai 14 anni, prima in una fabbrica di cinture per pantaloni e poi come garzone in una di sanitari) fino ai 20 anni, ossia al suo debutto con il Milan. Schivo, concreto, poco retorico, legato ai valori del lavoro, stava diventando un pesce fuor d&#8217;acqua in un calcio sempre meno sport e sempre più business. Verona, Genova e soprattutto la tua Bovisa lo ricorderanno col sorriso</p>
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		<title>Usa 1, Cina 0: perché il calcio americano ha spiccato il volo e quello cinese no</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/usa-1-cina-0-perche-il-calcio-americano-ha-spiccato-il-volo-e-quello-cinese-no.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 05:05:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali di calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1060" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062515394748_88ce43551e0b4fde4e3a56bd8afda6b5-e1782457814783.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062515394748_88ce43551e0b4fde4e3a56bd8afda6b5-e1782457814783.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062515394748_88ce43551e0b4fde4e3a56bd8afda6b5-e1782457814783-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062515394748_88ce43551e0b4fde4e3a56bd8afda6b5-e1782457814783-1024x565.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062515394748_88ce43551e0b4fde4e3a56bd8afda6b5-e1782457814783-768x424.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062515394748_88ce43551e0b4fde4e3a56bd8afda6b5-e1782457814783-1536x848.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062515394748_88ce43551e0b4fde4e3a56bd8afda6b5-e1782457814783-600x331.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nonostante le ambizioni di Xi Jinping, la Cina resta lontana dall'élite del calcio mondiale mentre gli Usa consolidano la loro crescita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/usa-1-cina-0-perche-il-calcio-americano-ha-spiccato-il-volo-e-quello-cinese-no.html">Usa 1, Cina 0: perché il calcio americano ha spiccato il volo e quello cinese no</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1060" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062515394748_88ce43551e0b4fde4e3a56bd8afda6b5-e1782457814783.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062515394748_88ce43551e0b4fde4e3a56bd8afda6b5-e1782457814783.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062515394748_88ce43551e0b4fde4e3a56bd8afda6b5-e1782457814783-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062515394748_88ce43551e0b4fde4e3a56bd8afda6b5-e1782457814783-1024x565.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062515394748_88ce43551e0b4fde4e3a56bd8afda6b5-e1782457814783-768x424.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062515394748_88ce43551e0b4fde4e3a56bd8afda6b5-e1782457814783-1536x848.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026062515394748_88ce43551e0b4fde4e3a56bd8afda6b5-e1782457814783-600x331.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il tempo stringe. La <strong>Cina </strong>dovrebbe diventare una <strong>superpotenza calcistica mondiale</strong> entro il <strong>2050 </strong>e una delle <strong>migliori Nazionali asiatiche</strong> entro il <strong>2030</strong>, almeno secondo la strategia lanciata da Pechino nel 2015. In quello stesso anno, infatti, durante una visita a Manchester, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html">Xi Jinping</a> &#8211; immortalato in un selfie accanto all&#8217;allora premier britannico David Cameron e all&#8217;ex attaccante del Manchester City Sergio Aguero &#8211; fece una doppia promessa del genere. </p>



<p>Era, del resto, il periodo del <strong>boom calcistico cinese</strong>, quando le squadre del massimo campionato d&#8217;oltre Muraglia, la <strong>Chinese Super League</strong>, spendevano decine e decine di milioni di dollari per acquistare alcuni tra i migliori talenti sulla piazza europea. Sembrava che i cinesi potessero tutto e che, ancor più delle monarchie del Golfo, fossero in procinto di fagocitare il calcio europeo.</p>



<p>In quel preciso momento la Cina occupava l&#8217;81esima posizione nel ranking Fifa; oggi è scivolata al 91esimo posto schiacciata tra Zambia e Bahrein. Quel che è forse più deprimente per i tifosi cinesi è che la loro Nazionale ha partecipato una sola volta alla <strong>Coppa del Mondo</strong> &#8211; nel 2002, uscendo alla fase a gironi senza segnare neppure un gol &#8211; mentre altre esordienti asiatiche come Georgia e Uzbekistan hanno appena strappato il pass per partecipare al <a href="https://it.insideover.com/politica/il-mondiale-negli-usa-no-grazie-in-europa-crescono-le-voci-per-il-boicottaggio.html">torneo in programma in Usa, Messico e Canada.</a></p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Xi Jinping visits Manchester City FC" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/M-Q-M3B46oI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_M-Q-M3B46oI");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Il flop calcistico cinese e l&#8217;ascesa statunitense</h2>



<p>Fino a qualche decennio fa andare a giocare nel campionato calcistico degli <strong>Usa </strong>equivaleva ad accettare un prepensionamento dorato: bassa qualità di gioco, scarsa rivalità ma enormi guadagni grazie a sponsor e marketing. Non è più così, visto che i club del Paese ospitano star mondiali ancora in hype &#8211; come Leo Messi – e tanti giovani promettenti: gli stessi che hanno reso temibile la nazionale degli <strong>Stati Uniti</strong>, co-organizzatrice degli attuali Mondiali. </p>



<p>Certo, gli americani hanno partecipato <strong>12 volte</strong> alla fase finale dei Mondiali con magre soddisfazioni ma alla fine sono comunque riusciti a trasformare – seppur in maniera artificiale – l&#8217;interesse per il pallone in un business ricchissimo. La stessa cosa non è invece riuscita alla Cina. All&#8217;ombra della Città Proibita questo sport riscuote un enorme successo presso la popolazione locale (1,4 miliardi di persone) ma non è ancora in grado di partorire giocatori e squadre competitive a livello internazionale. </p>



<p>Il risultato? L&#8217;assenza della Cina dai Mondiali. Un&#8217;assenza che diventa imbarazzante considerando che Xi Jinping ha più volte dichiarato di avere tre sogni calcistici nel cassetto: che la Cina si qualifichi per un Mondiale, che lo ospiti e che lo vinca.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916152417307_d80341f1d38a77eaf54a26c81120a3b8-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-436472" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916152417307_d80341f1d38a77eaf54a26c81120a3b8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916152417307_d80341f1d38a77eaf54a26c81120a3b8-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916152417307_d80341f1d38a77eaf54a26c81120a3b8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916152417307_d80341f1d38a77eaf54a26c81120a3b8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916152417307_d80341f1d38a77eaf54a26c81120a3b8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916152417307_d80341f1d38a77eaf54a26c81120a3b8.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Pallone sgonfiato</h2>



<p>Fin qui Xi non ha realizzato nessuno dei tre desideri sopra riportati. I miliardi spesi dai club – sponsorizzati da grandi aziende nazionali &#8211; per alimentare il campionato, la lotta alla corruzione, i rimpasti dei presidenti delle varie federazioni calcistiche: niente di tutto questo ha avuto gli effetti sperati. </p>



<p>Perché<a href="https://it.insideover.com/societa/la-fine-del-sogno-calcistico-cinese.html"> il pallone del Dragone è ancora sgonfio</a>? Tante le spiegazioni. C&#8217;è chi parla di elevate <strong>pressioni accademiche</strong> che impediscono ai giovani di emergere e chi sottolinea la <strong>mancanza di opportunità</strong> per i ragazzi nel calcio. Altri puntano il dito contro la <strong>dilagante corruzione</strong> che nel recente passato ha infestato il movimento. </p>



<p>In ogni caso, l&#8217;aspetto più curioso coincide con l&#8217;apparente incapacità cinese di risolvere questi problemi. A maggior ragione se il calcio, come abbiamo visto, è una priorità del suo stesso leader. </p>



<p>Xi potrebbe aver quasi perso le speranze. Il presidente cinese, infatti, non ha resistito alla tentazione di lanciare una frecciatina alla nazionale maschile. Durante una visita a una startup di robotica di Shanghai lo scorso anno, Xi ha osservato i robot all&#8217;avanguardia in movimento, poi ha scherzato con gli ingegneri: &#8220;Possiamo far entrare dei robot nella squadra?&#8221;. </p>



<p>Per la cronaca, nessun giocatore dell&#8217;attuale nazionale cinese milita in un club straniero. Al contrario, solo otto membri della squadra statunitense giocano nella <strong>Major League Soccer</strong>, il massimo campionato statunitense.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625154226972_5ad607228d644624082e24157e0aeceb-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-521433" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625154226972_5ad607228d644624082e24157e0aeceb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625154226972_5ad607228d644624082e24157e0aeceb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625154226972_5ad607228d644624082e24157e0aeceb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625154226972_5ad607228d644624082e24157e0aeceb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625154226972_5ad607228d644624082e24157e0aeceb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625154226972_5ad607228d644624082e24157e0aeceb.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/usa-1-cina-0-perche-il-calcio-americano-ha-spiccato-il-volo-e-quello-cinese-no.html">Usa 1, Cina 0: perché il calcio americano ha spiccato il volo e quello cinese no</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Mondiale c&#8217;è, l&#8217;Italia no: è questa l&#8217;unica triste verità</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-mondiale-ce-l-italia-no-e-questa-l-unica-triste-verita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 04:44:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali di calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/mondiale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mondiale" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/mondiale.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/mondiale-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/mondiale-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/mondiale-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/mondiale-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/mondiale-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Inutile girarci intorno: anche se in nord America la kermesse è partita all'insegna delle polemiche, il mondiale c'è. A mancare è l'Italia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/mondiale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mondiale" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/mondiale.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/mondiale-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/mondiale-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/mondiale-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/mondiale-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/mondiale-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Italia calcistica si era illusa di aver trovato la giusta consolazione: <a href="https://it.insideover.com/politica/mondiale-usa-2026-limportante-e-non-partecipare.html/amp">la pessima immagine dei mondiali del 2026</a>, tra problemi organizzativi e problemi politici dell&#8217;immediata vigilia, hanno fatto pensare che, tutto sommato, la terza mancata qualificazione consecutiva a una rassegna iridata non rappresentava necessariamente un dramma. Andando così a <strong>ridimensionare parzialmente la delusione per la nuova assenza degli azzurri</strong>. Così non è stato: quando il torneo è partito,<strong> la palla rotonda ha fatto di nuovo la sua magia</strong>. Tutti a rincorrerla, chi sul campo con i piedi e chi da dietro lo schermo con gli occhi. Il fatto sportivo ha ripreso il sopravvento e a noi italiani non resta che la rassegnazione a un&#8217;amara verità: <strong>il mondiale esiste e, purtroppo, ancora una volta lo si sta guardando da semplici spettatori. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fascino dell&#8217;Azteca, le prime sorprese: nonostante tutto, il Mondiale c&#8217;è</h2>



<p>Giovedì scorso, a poche ore dall&#8217;inizio della partita inaugurale tra Messico e Sudafrica, la maggioranza degli abitanti del Bel Paese era senza dubbio disinteressata al mondiale. Un atteggiamento però in comune con quello di buona parte del pubblico internazionale, almeno in Europa. Le immagini dei controlli minuziosi e invasivi ad alcuni giocatori scesi dai bus per raggiungere il loro ritiro, le notizie dell&#8217;interrogatorio di 7 ore al calciatore iracheno<strong>Aymen Hussein</strong>, il respingimento alla frontiera dell&#8217;arbitro somalo<strong>Omar Artan</strong>, sono stati tutti elementi che hanno <strong>tenuto il calcio giocato lontano dal mondiale</strong>. A questo occorre aggiungere il discorso legato alla <strong>guerra in Medio Oriente</strong>, al quasi paradosso legato alla presenza della nazionale iraniana, alle varie notizie negative di questi ultimi mesi. Poi però, quando davanti a ottantamila spettatori all&#8217;interno dell&#8217;iconico <strong>stadio Azteca</strong> si è avuto il primo fischio d&#8217;inizio, la situazione è iniziata a cambiare.</p>



<p><strong>L&#8217;interesse verso la kermesse non solo è tornato protagonista, ma è di fatto virato subito verso i calciatori in campo</strong>. Merito forse dello stesso Azteca, uno dei pochi stadi &#8220;vintage&#8221; della rassegna di quest&#8217;anno e per questo anche il più iconico di tutti. Rivedere una partita del mondiale lì dove si è giocata la semifinale Italia-Germania del 1970, definita la partita del secolo, e dove Maradona ha prima segnato di mano e poi con la sua famosa cavalcata in Argentina-Inghilterra nel 1986, <strong>ha come permesso alla kermesse di fare i conti con la sua storia</strong>. E ha fatto capire al pubblico internazionale che, alla fine,<strong> un mondiale è sempre un mondiale</strong>. La sorpresa della vittoria dell&#8217;Australia sulla Turchia, il gioco espresso in Brasile &#8211; Marocco, la curiosità di vedere in campo Curacao e Haiti, oltre che le altre nazionali che ancora devono esordire, costituiscono tutti elementi ed episodi che hanno rimesso il torneo più ambito al mondo al centro della scena. </p>



<h2 class="wp-block-heading">A mancare è l&#8217;Italia</h2>



<p>Quello in Nord-America per lungo tempo, e per distacco, probabilmente sarà il mondiale più discusso e discutibile per i motivi sopra richiamati. <strong>Questo però non sembra oggi rompere &#8220;l&#8217;incantesimo&#8221; attorno la manifestazione</strong>. Si parla delle squadre, dei possibili accoppiamenti nelle fasi a eliminazione diretta, dei possibili nuovi talenti. Lo si fa all&#8217;estero e lo si anche in Italia. Lì dove, per l&#8217;appunto, <strong>non resta che richiamare nuovamente il rammarico per non essere presenti</strong>. La cruda e nuda verità, è che l&#8217;assenza della nazionale altro non è che<strong>un duro colpo per il movimento</strong>, per i tifosi e per il senso di attaccamento alla maglia. Perché il mondiale nel nostro Paese verrà sempre visto, pur se da non partecipanti. Le attenuanti legate all&#8217;aver giocato in trasferta la partita decisiva per la qualificazione, sono cadute subito dopo il fischio finale della sfida in Bosnia. La consolazione relativa al fatto di non essere presenti in un mondiale con più polemiche che squadre (nonostante l&#8217;aumento di queste ultime alla soglia di 48), è precipitata subito dopo le prime partite.</p>



<p>Anzi, proprio guardando la prestazione della sfida della Bosnia contro il Canada il rimpianto non ha fatto altro che aumentare. La nostra nazionale, di fatto, a marzo ha sofferto per 120 minuti contro una squadra che a Toronto ha pensato soltanto a difendersi e poco più. <strong>L&#8217;Italia manca al mondiale e il mondiale manca all&#8217;Italia</strong>: occorre ammetterlo per provare, ancora una volta, a ripartire e a ritornare nel novero delle squadre qualificate. Anche per evitare di sentire nuovamente gli sfottò di leader e dirigenti della Fifa, così come accaduto nei giorni scorsi. </p>
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		<title>In Portogallo Davide batte ancora Golia: la favola della Torreense e della sua Coppa</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/in-portogallo-davide-batte-ancora-golia-la-favola-della-torreense-e-della-sua-coppa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 14:06:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132508841_0c2093a924924ddf791d7a1e4533562a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132508841_0c2093a924924ddf791d7a1e4533562a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132508841_0c2093a924924ddf791d7a1e4533562a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132508841_0c2093a924924ddf791d7a1e4533562a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132508841_0c2093a924924ddf791d7a1e4533562a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132508841_0c2093a924924ddf791d7a1e4533562a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132508841_0c2093a924924ddf791d7a1e4533562a-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Torreense è una squadra di B che è riuscita però a vincere la coppa di Portogallo e andrà adesso a giocare in Europa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132508841_0c2093a924924ddf791d7a1e4533562a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132508841_0c2093a924924ddf791d7a1e4533562a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132508841_0c2093a924924ddf791d7a1e4533562a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132508841_0c2093a924924ddf791d7a1e4533562a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132508841_0c2093a924924ddf791d7a1e4533562a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132508841_0c2093a924924ddf791d7a1e4533562a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132508841_0c2093a924924ddf791d7a1e4533562a-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>All&#8217;inizio della stagione, dalle parti di <strong>Torres Vedras</strong> si sognava il ritorno nella massima serie portoghese. Da qui, in questa cittadina incastonata sulle colline poco più a Nord di Lisbona, la <strong>Primeira Liga </strong>manca da 34 stagioni. L&#8217;anno sembrava quello giusto: la <strong>Torreense</strong>, questo il nome della squadra locale, si è arrampicata fino al terzo posto della serie B portoghese e ha avuto la possibilità di giocarsi l&#8217;accesso in Primeira nello spareggio con il Casa Pia. Qualcosa però è andato storto e il sogno è sfumato. Ma a Torres Vedras sembrano quasi non essersene accorti, perché in realtà un titolo la propria squadra l&#8217;ha portato a casa. E non si tratta di un titolo qualunque: con il successo contro lo Sporting Lisbona il 24 maggio scorso, <strong>la Torreense ha clamorosamente vinto la Coppa di Portogallo</strong>. Per la prima volta, una squadra fuori dalla massima serie è riuscita ad alzare la <strong>Taça</strong>, con la possibilità adesso di partecipare anche all&#8217;Europa League. <strong>La Primeira può anche attendere, perché la storia in questo angolo di Portogallo è già arrivata. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Una boccata d&#8217;ossigeno per il campionato lusitano </h2>



<p>In molti, anche tra i tifosi dello Sporting, hanno più o meno segretamente tifato per la Torreense. O, per meglio dire, per l&#8217;impresa che la squadra rossoblu si è ritrovata a portata di mano quando l&#8217;attaccante maliano <strong>Zohi</strong>, con un leggero tocco di testa da calcio d&#8217;angolo, ha portato in vantaggio la squadra di Torres Vedras. All&#8217;<strong>Estadio National di Jamor</strong>, monumento del calcio portoghese costruito negli anni Quaranta e da anni sede della finale della coppa nazionale, in molti hanno iniziato a gridare al <strong>miracolo</strong>. Un miracolo che per l&#8217;intero movimento lusitano potrebbe voler dire molto. <strong>Da sempre il campionato è appannaggio solo delle tre big storiche</strong>: Benfica, Sporting Lisbona e Porto. Per trovare nell&#8217;albo d&#8217;oro una squadra diversa dalle tre citate, occorre risalire alla vittoria del Boavista del 2001. L&#8217;altro precedente è addirittura del 1946, quando a trionfare è stato il Belenenses.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132523474_ecdc3f808733b11c15f0d81da16d7425-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-519042" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132523474_ecdc3f808733b11c15f0d81da16d7425-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132523474_ecdc3f808733b11c15f0d81da16d7425-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132523474_ecdc3f808733b11c15f0d81da16d7425-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132523474_ecdc3f808733b11c15f0d81da16d7425-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132523474_ecdc3f808733b11c15f0d81da16d7425-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260601132523474_ecdc3f808733b11c15f0d81da16d7425.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>L&#8217;esultanza dei tifosi della Torreense</em></figcaption></figure>



<p>Un dominio del genere è specchio anche della conformazione sociale ed economica del Paese, il quale non ha mai avuto un terzo polo oltre Lisbona e Porto. Nel calcio, non poteva forse andare diversamente.<strong>Ma uno strapotere di questa portata è stato progressivamente visto come un ostacolo alla crescita del movimento</strong>. Il rischio sempre più evidente è quello di rendere il campionato portoghese interessante solo in occasione degli scontri diretti tra le tre big, circostanza dannosa per i diritti televisivi, per l&#8217;attenzione internazionale e per la tenuta delle squadre meno attrezzate. Avere una storia particolare da scrivere e raccontare, in poche parole, è stato visto il 24 maggio scorso come un <strong>toccasana</strong> per tutti. </p>



<p>Lo Sporting per la verità, non ha fatto nulla per abdicare al successo dello scorso anno e cedere il passo. Anzi, il pareggio del colombiano <strong>Suarez</strong> al 54&#8242; minuto ha dato l&#8217;impressione della fine della favola per la Torreense. Ma dopo sono arrivati, implacabili e imprevedibili, i supplementari. E qui il destino ha emesso la sua sentenza:<strong> l&#8217;Estadio National doveva diventare quel giorno palcoscenico di un pezzo particolare della storia del calcio portoghese</strong>. Al minuto 113 infatti, il capoverdiano <strong>Stopira</strong> (prossimo a partire per i mondiali in America) su calcio di rigore ha segnato il gol del primo storico titolo della Torreense. Festa in tribuna, tripudio nella cittadina poco lontana di Torres Vedras. <strong>Per una volta, in Portogallo Davide ha avuto la meglio su Golia </strong>e a tutti (o quasi) è andata bene così.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una coppa che è davvero nazionale </h2>



<p>Occorre al contempo sottolineare che la vittoria della Torreense non è stata figlia del caso. La squadra vincitrice della Taça, è arrivata in finale senza affrontare squadre della massima divisione. Circostanza che da un lato fa intuire che dietro il successo c&#8217;è stato anche un tabellone piuttosto agevole. Ma, dall&#8217;altro lato,<strong> fa vedere quanto la Coppa di Portogallo sia realmente nazionale</strong>. Tra le quattro semifinaliste di questa edizione, solo due erano della Primeira. Mentre oltre alla Torreense rappresentante della seconda divisione, a giocarsi l&#8217;accesso in finale c&#8217;era anche una squadra della terza divisione. Negli altri anni, la situazione non è stata diversa:<strong>ai quarti di finale e alle semifinali, nel tabellone è stato spesso possibile osservare la presenza di formazioni non legate alla massima serie</strong>. Era solo questione di tempo quindi prima che una squadra di B potesse giocarsi concretamente la conquista del trofeo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="pt" dir="ltr">🚨 Torreense licencia Estádio do Algarve na Liga Europa e não jogará  em Torres Vedras caso suba à Primeira Liga:<br><br>&quot;Aconteça o que acontecer, vamos jogar e vamos desfrutar. O estádio que licenciámos foi o do Algarve, pela lotação.<br><br>Podemos fazer uma alteração, foi o mais simples… <a href="https://t.co/hxYODrEhnF">pic.twitter.com/hxYODrEhnF</a></p>&mdash; Cabine Desportiva (@CabineSport) <a href="https://x.com/CabineSport/status/2059043631466758646?ref_src=twsrc%5Etfw">May 25, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Il merito va a una formula che in qualche modo contribuisce a rimescolare le carte nel corso del torneo. Le squadre di A, in particolare, entrano tutte assieme già a ottobre ai trentaduesimi di finale e non c&#8217;è alcuna differenza tra formazioni qualificate per l&#8217;Europa e le altre. Inoltre, <strong>le squadre della massima serie devono conquistarsi la qualificazione al turno successivo giocando in trasferta</strong>. Nel proseguo del tabellone, non ci sono poi teste di serie e questo in qualche modo riequilibra i valori in campo: può capitare che una squadra di Primeira debba giocare in trasferta con un&#8217;altra della massima serie, mentre una formazione di Serie B debba vedersela con una della serie inferiore o della stessa serie. Da qui, la possibilità per una squadra meno attrezzata di arrivare fino in fondo. Come accaduto alla Torreense quest&#8217;anno, ma anche al <strong>Beira Mar </strong>nel 1999, al <strong>Vitoria Setubal</strong> nel 2005, all&#8217;<strong>Accademica</strong> nel 2012, al <strong>Desportivo Aves</strong> nel 2018: tutte formazioni lontane dalla possibilità di giocarsi il titolo nazionale ma in grado tuttavia di rendere l&#8217;albo d&#8217;oro della Taça molto più variegato rispetto al campionato. </p>
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		<title>Cosa c&#8217;è alla base del caos sul derby romano</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/cosa-c-e-alla-base-del-caos-sul-derby-romano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 11:46:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518121018456_e041e20e69530e44154b5b237db5ef84.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518121018456_e041e20e69530e44154b5b237db5ef84.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518121018456_e041e20e69530e44154b5b237db5ef84-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518121018456_e041e20e69530e44154b5b237db5ef84-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518121018456_e041e20e69530e44154b5b237db5ef84-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518121018456_e041e20e69530e44154b5b237db5ef84-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518121018456_e041e20e69530e44154b5b237db5ef84-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518121018456_e041e20e69530e44154b5b237db5ef84-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un'ennesima telenovela generata da superficialità organizzativa e problemi strutturali: così il calcio italiano esce ancora ridimensionato. Ma la figuraccia rischia di avere conseguenze anche a livello internazionale. </p>
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<p>C&#8217;è un&#8217;immagine, risalente al giorno in cui la Lazio il 14 maggio del 2000 ha conquistato il suo secondo scudetto, che ancora oggi è nei ricordi di molti tifosi biancocelesti: c&#8217;è un commosso<strong> Gianpiero Galeazzi</strong>, giornalista noto anche per la sua fede laziale, che scende di corsa le scale del campo centrale del Foro Italico per dirigersi a piedi verso l&#8217;Olimpico e celebrare la vittoria del campionato della sua squadra. Quel giorno Galeazzi non era lì per caso: nel centrale, <strong>si stava disputando la finale tra Magnus Norman e Gustavo Kuerten per gli Internazionali d&#8217;Italia</strong>. Il video, rapportato all&#8217;attualità odierna, dimostra una cosa:<strong> la convivenza tra calcio e tennis nell&#8217;area del Foro Italico c&#8217;è sempre stata e non ci sono mai stati particolari problemi</strong>. La contiguità tra gli impianti tennistici più importanti del nostro Paese e l&#8217;Olimpico, non ha mai creato conflitto tra i calendari del torneo di tennis e la Serie A. I problemi legati al recente derby tra Roma e Lazio, sorti per via della coincidenza tra il giorno della partita e quello della finale degli internazionali, sono quindi figli unicamente dei nostri giorni. <strong>E denotano specifiche responsabilità e specifici problemi che il nostro Paese farebbe bene ad affrontare il prima possibile. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;incredibile superficialità con cui si è scelto il giorno del derby</h2>



<p>C&#8217;è un aspetto, almeno leggendo alcuni commenti in giro per il web, che forse non è stato ancora ben compreso: il torneo di tennis di Roma non è un fatto che riguarda unicamente la capitale. Viene ospitato sì al Foro Italico, ma ha un rilevanza internazionale. La dicitura &#8220;Internazionali d&#8217;Italia&#8221; dovrebbe pur dire qualcosa. Le gare che si svolgono al Foro Italico, tradizionalmente a maggio, mettono in palio coppe e punti per le classifiche dei circuiti internazionali del tennis. Questo implica due semplici ma fondamentali considerazioni. In primis, <strong>quella romana altro non è che una tappa della lunga stagione tennistica ed è quindi un appuntamento per l&#8217;appunto internazionale</strong>, seguito in buona parte dei Paesi del globo. In secondo luogo, proprio per questo motivo,<strong> i calendari vengono stilati con mesi di anticipo e sono noti già prima dell&#8217;inizio di una nuova stagione. </strong></p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="festa SCUDETTO 1999-2000 dopo LAZIO-Reggina con Galeazzi allo Stadio Olimpico di Roma - 14 mag 2000" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/apE734f1NzU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_apE734f1NzU");</script>
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<p>Chi ha redatto i calendari di Serie A, poteva (e doveva) prevedere quindi <strong>una sovrapposizione poco opportuna tra un derby capitolino e un appuntamento di una kermesse internazionale</strong>. Negli anni precedenti si è sempre cercato di inserire in calendario, nella settimana degli Internazionali, partite di campionato di più facile gestione. La sfida del 2000 sopra accennata, ad esempio, riguardava un Lazio &#8211; Reggina che, pur coincidendo poi con la festa scudetto dei tifosi biancocelesti, non prevedeva l&#8217;afflusso massiccio di supporters ospiti a Roma. Far giocare un derby romano a pochi passi dal centrale di tennis e nel giorno della finalissima, ha voluto significare<strong> uno sforzo logistico non indifferente per forze dell&#8217;ordine e addetti ai lavori</strong>. Alla fine, dopo batti e ribatti, <a href="https://www.ilmessaggero.it/roma/flaminio/derby_roma_lazio_oggi_sinner_foro_italico_strade_chiuse_mappa_orario-9536925.html">è stato trovato il compromesso del fischio d&#8217;inizio a mezzogiorno</a>. Ma la brutta figura è rimasta, specialmente da parte di chi gestisce il calcio italiano. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un problema strutturale</h2>



<p>Occorre però evidenziare un ulteriore problema, forse sottovalutato, di cui Roma e gli apparati sportivi italiani devono farsi carico in previsione futura: <strong>quello delle strutture</strong>. La querelle sul derby e sulla sua sovrapposizione con gli internazionali di tennis, si è creata anche perché al di fuori del Foro Italico la capitale, escludendo i palasport, non ha altri impianti idonei. <strong>Questo genera una commistione di importanti eventi in un&#8217;area piuttosto ristretta</strong>, come accaduto domenica. Il problema è che Roma, rispetto ad altre città europee, <strong>rappresenta un&#8217;anomalia</strong>: pur avendo due squadre nella massima categoria e tante altre nelle serie inferiori, la capitale continua ad avere un solo stadio dove poter giocare la Serie A. A <strong>Barcellona</strong>, l&#8217;Olimpico Montjuic viene usato per eventi extra sportivi, per l&#8217;atletica leggera e solo in casi eccezionali dai principali club della città catalana: il Barcellona gioca al Camp Nou (dopo due anni in esilio al Montjuic per i lavori di ristrutturazione del proprio impianto), l&#8217;Espanyol a El Prat. Ad <strong>Atene</strong>, oramai l&#8217;Olimpico che ha ospitato i Giochi del 2004 viene usato solo per le sfide di cartello: l&#8217;Aek due anni fa ha traslocato in un proprio stadio di proprietà, il Panatinaikos sta ultimando i lavori per la propria struttura. </p>



<p><strong>Se Roma fosse stata al passo delle altre metropoli del Vecchio Continente, non ci sarebbero stati grossi problemi</strong>. Il derby si sarebbe giocato in uno stadio dedicato al calcio di proprietà di una delle due squadre, senza patemi organizzativi al Foro Italico. <strong>Occorre dire che quello strutturale è un problema non riguardante solo la capitale, bensì l&#8217;intero nostro Paese</strong>. A febbraio, in occasione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali, anche <strong>Milano</strong> ha avuto lo stesso problema: l&#8217;unico stadio idoneo era San Siro, l&#8217;unico in cui in città si può giocare la Serie A. Per cui, Inter e Milan hanno dovuto cercare sedi alternative o chiedere la rimodulazione dei calendari. Ne è nata un&#8217;altra stucchevole telenovela che per mesi ha fatto discutere gli ambienti sportivi italiani: quella cioè della disputa della sfida tra Milan e Como addirittura in Australia. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Una figuraccia che potrebbe costare caro</h2>



<p>Il problema è che Roma ha gli occhi puntati addosso. <strong>Da tempo si discute della possibilità di far tornare in Italia le Olimpiadi estive</strong>, visto che l&#8217;unico precedente risale al 1960. Ovviamente, il Cio punterebbe molto sulla capitale vista l&#8217;esperienza di oltre mezzo secolo fa e il richiamo turistico della città. Ci si è andati vicini per i giochi del 2004, con Roma battuta in finale da Atene per l&#8217;assegnazione, sembrava fatta per il 2024 ma le autorità hanno poi deciso di abbandonare la corsa per scelte politiche ed economiche. Dopo l&#8217;ottima organizzazione delle Olimpiadi Invernali a Milano e Cortina nello scorso febbraio, <strong>si è iniziato a parlare di una candidatura di Roma per il 2036</strong>. Il tutto ovviamente se al Cio non si sono accorti della figuraccia legata al derby. Perché se nella sede di Losanna qualcuno ha preso appunti sulle difficoltà della capitale nel far coincidere due eventi in contemporanea, in tanti potrebbero iniziare a porsi molte domande sull&#8217;opportunità di riportare i cinque cerchi sulle sponde del Tevere. </p>



<p></p>
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		<title>Lo Shakhtar Donetsk &#8220;brasiliano&#8221; è tornato in Europa nel segno di Lucescu</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/lo-shakhtar-donetsk-brasiliano-e-tornato-nel-segno-di-lucescu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 05:06:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420141528699_13bec23d22a86fc360d582557d0f761f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420141528699_13bec23d22a86fc360d582557d0f761f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420141528699_13bec23d22a86fc360d582557d0f761f-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420141528699_13bec23d22a86fc360d582557d0f761f-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420141528699_13bec23d22a86fc360d582557d0f761f-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420141528699_13bec23d22a86fc360d582557d0f761f-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420141528699_13bec23d22a86fc360d582557d0f761f-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A pochi giorni dalla scomparsa del tecnico simbolo dello Shakhtar dei brasiliani, la squadra si è qualificata per una semifinale europea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/lo-shakhtar-donetsk-brasiliano-e-tornato-nel-segno-di-lucescu.html">Lo Shakhtar Donetsk &#8220;brasiliano&#8221; è tornato in Europa nel segno di Lucescu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420141528699_13bec23d22a86fc360d582557d0f761f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420141528699_13bec23d22a86fc360d582557d0f761f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420141528699_13bec23d22a86fc360d582557d0f761f-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420141528699_13bec23d22a86fc360d582557d0f761f-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420141528699_13bec23d22a86fc360d582557d0f761f-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420141528699_13bec23d22a86fc360d582557d0f761f-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420141528699_13bec23d22a86fc360d582557d0f761f-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 1996 <strong>Rinat Achmetov</strong> ha un&#8217;idea che in quel momento appariva decisamente folle e quasi fuori portata: <strong>rendere lo Shakhtar Donetsk, da lui da poco acquistato, vincente in Ucraina e competitivo in Europa</strong>. Forse a crederci è soltanto il diretto interessato: lo strapotere della Dinamo Kiev in ambito ucraino risale all&#8217;era del campionato sovietico e ha quindi origine negli anni precedenti l&#8217;indipendenza del Paese. In quel momento, è proprio la squadra della capitale a dominare mentre lo Shakhtar ha in bacheca alcune coppe nazionali e poco più. Inoltre, Donetsk è sì il cuore industriale dell&#8217;Ucraina e della regione circostante, il <strong>Donbass</strong>, ma è una città più piccola di altre come Kharkiv, Odessa e Dnipro. </p>



<p>Eppure, <strong>la scommessa è riuscita: nel 2002, lo Shakhtar ha infatti vinto il primo storico campionato ucraino.</strong> Achmetov è intenzionato ad andare oltre: vuole diventare una presenza costante in Europa e per farlo si è così affidato a un nome non certo secondario, <strong>Mircea Lucescu</strong>. L&#8217;allenatore rumeno a un certo punto, come da lui stesso raccontato, si è rivolto ad Achmetov per provare a risolvere un problema di non poco conto per le prospettive del club: <em>&#8220;Si è iniziato a vincere</em> &#8211; sono state le parole di Lucescu rivolte al presidente &#8211; <em>ma ancora gli spalti sono quasi vuoti. Per riempirli la gente si deve divertire e per divertirsi servono i brasiliani&#8221;</em>. È nato così il cosiddetto &#8220;<strong>Shakhtar dei brasiliani</strong>&#8220;. Ancora oggi, la colonia verdeoro in terra ucraina continua a stupire nonostante la guerra e le inevitabili difficoltà del calcio locale. <a href="https://sport.sky.it/calcio/2026/04/07/mircea-lucescu-morto">E a pochi giorni proprio dalla scomparsa di Mircea Lucescu</a>, è tornata a qualificarsi per una semifinale europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I tanti brasiliani in rosa e il trionfo europeo del 2009 </h2>



<p>Con Lucescu sono arrivati subito due titoli nazionali tra il 2005 e il 2008, ma è soprattutto arrivata una<strong>dimensione europea</strong> grazie al gioco plasmato sui tanti talenti brasiliani giunti fino al cuore del Donbass. <strong>La consacrazione definitiva si è avuta nel 2009, anno della cavalcata in Europa League</strong>. Lo Shakhtar dei brasiliani ha eliminato il Tottenham, il Cska Mosca, il Marsiglia, per poi arrivare all&#8217;inedito derby tutto ucraino con la Dinamo Kiev in semifinale: qui, a ridosso del recupero, è stato il difensore brasiliano <strong>Ilsinho</strong> a indirizzare la sfida a favore degli uomini di Lucescu. In finale poi, giocata contro il Werder Brema nello stadio del Fenerbahce, altri due brasiliani hanno portato la coppa in Ucraina: ad aprire le danze è stato <strong>Luiz Adriano</strong>, a chiuderle ai supplementari invece ci ha pensato <strong>Jadson</strong>. A inizio gara, di brasiliani titolari nello Shakhtar se ne contavano cinque: oltre ai due marcatori, vi era il prima citato Ilsinho, oltre a due firme importanti quali <strong>Fernandinho</strong> e <strong>Willian</strong>, entrambi futuri protagonisti della Premier League.</p>



<p>Il successo europeo e il richiamo di Lucescu, hanno spinto altri giocatori a indossare la maglia dello Shakhtar negli anni successivi. Nel 2010 è stata la volta di <strong>Douglas Costa</strong>, nel 2013 sono arrivati ad esempio <strong>Fred</strong> e <strong>Taison</strong>. Nella stessa estate per 25 milioni di euro è approdato anche <strong>Bernard Duarte</strong>. Quest&#8217;ultimo ha rappresentato all&#8217;epoca l&#8217;acquisto più oneroso da parte del club, nonché quello più clamoroso di sempre: in quella fase della sua carriera, Bernard era indicato infatti come uno dei brasiliani più talentuosi della sua generazione. <strong>Lucescu è rimasto sulla panchina dello Shakhtar fino al 2016,</strong> contrassegnando quindi un&#8217;epoca ultradecennale molto rara nel calcio di oggi. Con lui in panchina, la squadra più brasiliana d&#8217;Europa ha conquistato 8 campionati ucraini, 6 coppe d&#8217;Ucraina, 7 supercoppe d&#8217;Ucraina, con il sigillo europeo del 2009 quale autentica gemma dell&#8217;intero percorso.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Shakhtar Donetsk - Road to Victory - UEFA Cup 2009" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/UFA_iYVn7h0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_UFA_iYVn7h0");</script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra non ferma la corsa europea dello Shakhtar</h2>



<p>Lucescu è rimasto anche quando nel 2014 il club ha dovuto traslocare. I primi venti di guerra successivi alle proteste di Piazza Maidan, <strong>hanno costretto lo Shakhtar ad andare via da Donetsk.</strong> La città è stata tra le prime in Ucraina ad essere inghiottite dal conflitto e a pochi passi dal <strong>Donbass Arena</strong>, lo stadio voluto nel 2009 da Achmetov per provare un ulteriore salto di qualità, è stata tracciata una delle <strong>prime linee del fronte tra i separatisti di Donetsk e i soldati dell&#8217;esercito ucraino</strong>. Dal 2022 poi, dall&#8217;anno cioè dell&#8217;invasione russa, la squadra è costretta a giocare le partite internazionali in <strong>Polonia</strong>. </p>



<p>Achmetov però già da tempo ha reso nota una sua precisa scelta: nonostante la squadra abbia nello stemma il riferimento ai minatori del Donbass, nel nome il riferimento a Donetsk e continui a giocare lontano dalla sua terra di origine, il patron ha stabilito senza esitazioni che lo Shakhtar deve rimanere un club ucraino. Nonostante tutte le difficoltà logistiche ed economiche, la società è così tornata in cerca di talenti brasiliani. In qualche modo, <strong>forse è proprio dall&#8217;eredità di Lucescu che l&#8217;intero ambiente vuole ripartire per appropriarsi di una propria precisa identità</strong>. La scorsa estate in panchina è arrivato il turco <strong>Arda Turan</strong>, noto per aver giocato con l&#8217;Atletico Madrid di Simeone. Ed è stato proprio Turan a insistere per l&#8217;acquisto di alcuni talenti verdeoro. Dal Santos è arrivato <strong>Luca Meirelles</strong>, dal San Paolo <strong>Lucas Ferreira</strong>, dal Fluminense invece ha preso la strada per l&#8217;Ucraina il giovane <strong>Isaque</strong>. <strong>Tobias, Pedro Henrique, Alisson, Pedrinho </strong>e <strong>Newerton</strong> sono gli altri punti fermi brasiliani. Tutti talenti chiamati a servire l&#8217;unica vera punta su cui Turan fa affidamento, ossia <strong>Kaua Elias</strong>: ovviamente, manco a dirlo, brasiliano anche lui.</p>



<p>Dopo aver vinto &#8220;in casa&#8221; a Cracovia per tre reti a zero all&#8217;andata lo scorso 9 aprile, esattamente una settimana dopo nel ritorno giocato nei Paesi Bassi contro l&#8217;<strong>Az Alkamaar </strong>il pareggio allo Shakhtar è bastato per tornare in una semifinale europea. Il tutto, a pochi giorni dalla scomparsa di Mircea Lucescu. Un segno del destino forse. Oppure, più semplicemente,<strong> la dimostrazione dell&#8217;eredità lasciata al club dall&#8217;allenatore rumeno.</strong> Ad ogni modo, lo Shakhtar è tornato a competere e lo sta facendo alla maniera di Lucescu. Con tanti brasiliani e tanta qualità in campo. <strong>Con in più la consapevolezza oggi di rappresentare un campionato di un Paese in guerra, desideroso di vedere nel calcio un momento di tranquillità. </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/lo-shakhtar-donetsk-brasiliano-e-tornato-nel-segno-di-lucescu.html">Lo Shakhtar Donetsk &#8220;brasiliano&#8221; è tornato in Europa nel segno di Lucescu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Congo di oggi vuole riscattare lo Zaire del 1974</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-congo-di-oggi-vuole-riscattare-lo-zaire-del-1974.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 14:22:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali di calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260407161432440_4fcd94e7da8b7567a0123775baff8e0c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260407161432440_4fcd94e7da8b7567a0123775baff8e0c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260407161432440_4fcd94e7da8b7567a0123775baff8e0c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260407161432440_4fcd94e7da8b7567a0123775baff8e0c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260407161432440_4fcd94e7da8b7567a0123775baff8e0c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260407161432440_4fcd94e7da8b7567a0123775baff8e0c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260407161432440_4fcd94e7da8b7567a0123775baff8e0c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La soddisfazione del Congo e la speranza del riscatto degli eroi mancati del 1974</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-congo-di-oggi-vuole-riscattare-lo-zaire-del-1974.html">Il Congo di oggi vuole riscattare lo Zaire del 1974</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La Repubblica Democratica del Congo è in festa: lo scorso 5 aprile, nella capitale Kinshasa<strong> i giocatori della nazionale di calcio hanno sfilato come trionfatori</strong>. Sull&#8217;autobus non c&#8217;era una coppa, ma forse qualcosa di più importante: <strong>la qualificazione al prossimo mondiale</strong>, evento che mancava da 52 anni. Certo, il Paese africano è alle prese con una situazione drammatica a livello economico e di sicurezza e, soprattutto, con una guerra che imperversa nelle regioni orientali del North Kivu e South Kivu. L&#8217;approdo a un mondiale però, almeno per qualche giorno, ha messo in secondo piano i guai e i disastri che la popolazione quotidianamente è costretta da tempo a subire. Anche perché, il ritorno a una competizione iridata non era atteso solo per orgoglio sportivo. Al contrario,<strong> ci sono motivazioni storiche e anche politiche dietro la festa di un&#8217;intera popolazione.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Celebrated Patrice Lumumba lookalike and performance artist Michel Nkuka Mboladinga appeared on stage as President Félix Tshisekedi met with the national team in Kinshasa, where the Democratic Republic of Congo (DRC) celebrated its first World Cup qualification in 52 years.<br><br>The… <a href="https://t.co/vreTGfwrH1">pic.twitter.com/vreTGfwrH1</a></p>&mdash; Nyakundi Report (@NyakundiReport) <a href="https://twitter.com/NyakundiReport/status/2040893824839319993?ref_src=twsrc%5Etfw">April 5, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Come si è arrivati al mondiale del 1974</h2>



<p>Il pass per il mondiale nordamericano i congolesi lo hanno strappato a <strong>Guadalajara</strong>, lì dove hanno disputato la finale dei play off cosiddetti &#8220;interzona&#8221;. Giocati cioè tra le migliori posizionate all&#8217;interno di più confederazioni continentali. Il gol che ai supplementari ha permesso alla Repubblica Democratica del Congo di battere la Giamaica e andare ai mondiali, siglato dal difensore <strong>Axel Tuanzebe</strong>, ha subito riportato alla memoria dei meno giovani la vittoria contro il Marocco del 1973. Quella che ha permesso alla locale nazionale di partecipare al primo e finora unico mondiale della sua storia. La sfida di oltre mezzo secolo fa, ha riscritto la storia del calcio africano:<strong> per la prima volta infatti, la kermesse ha visto la presenza di una squadra subsahariana</strong>. Fino a quel momento, solo Egitto e lo stesso Marocco avevano rappresentato l&#8217;Africa in un mondiale. </p>



<p>La qualificazione a <strong>Germania Ovest 1974</strong> è arrivata al culmine degli anni d&#8217;oro del calcio congolese. La rivalità interna tra il <strong>Vita</strong>, formazione di Kinshasa, e il <strong>Mazembe</strong> di Lubumbashi ha fatto fiorire una generazione in grado di dominare il calcio continentale. Nel 1968 proprio il Mazembe ha portato a casa la prima coppa dei campioni africana vinta da un club congolese. E, in quello stesso anno,<strong> la nazionale ha vinto la sua prima Coppa d&#8217;Africa</strong>. Nel 1973, è stato il Vita a imporsi nella rassegna continentale e l&#8217;anno dopo la nazionale ha bissato il successo nel torneo principale. L&#8217;approdo al mondiale doveva rappresentare il definitivo salto di qualità. Ma, al contrario, si è rivelato un incubo.<strong> </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;esperienza da incubo</h2>



<p>All&#8217;epoca il Paese si chiamava <strong>Zaire</strong> ed era retto con il pugno di ferro da <strong>Mobutu Sese Seko</strong>. Lo stesso che, attratto dal <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-il-soft-power.html">soft power</a> legato allo sport, proprio nel 1974 ha organizzato a Kinshasa <strong>l&#8217;incontro del secolo di pugilato tra Mohammed Alì e George Foreman</strong>. Mobutu ha quindi avuto ben chiaro, in tempi non sospetti, il significato di &#8220;<em>sportwashing</em>&#8220;. I successi dei giocatori, sono così ben presto diventati i successi del proprio regime. Ma quando ha visto la nazionale subire nove reti dalla Jugoslavia nella seconda partita del girone mondiale, il dittatore è stato categorico: in caso di sconfitta con oltre tre gol di scarto contro il <strong>Brasile</strong>, ci sarebbero state punizioni esemplari contro i calciatori e le famiglie. Si è così arrivati alla sfida del 22 giugno a <strong>Gelsenkirchen</strong> contro i verdeoro, capaci di segnare tre reti entro il 79&#8242;. </p>



<p>Pochi minuti dopo, quando <strong>Rivelino</strong> si è posizionato sul pallone per battere una pericolosa punizione, il difensor<strong>e Joseph Mwepu Ilunga</strong> si è staccato dalla barriera per allontanare il pallone. Molti hanno riso di quel gesto, interpretandolo come una scarsa conoscenza delle regole da parte dei giocatori africani. <strong>Si è invece trattato di gesto dettato dalla disperazione e dal terrore</strong>. La nazionale dello Zaire purtroppo, da lì in avanti, è rimasta nell&#8217;immaginario collettivo per quell&#8217;apparente goffa azione di Ilunga. E non invece per quanto rappresentato per la crescita del calcio africano. Per questo, adesso, ai giocatori che andranno in nord America verrà chiesto di scendere in campo anche per <strong>riabilitare le memoria di Ilunga (scomparso nel 2015) e dei suoi compagni</strong></p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Zaire didnt fully understand the free, World Cup 1974, Brazil-DR Congo" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/a6xFG4UXTVw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_a6xFG4UXTVw");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Una scuola calcistica in cerca di conferme</h2>



<p>Dopo quel mondiale e dopo quanto accaduto in Germania, il calcio congolese è sparito dai radar. Le vicende del 1974 hanno in tal senso pesato e non poco.<strong> Il mondo si accorgerà dell&#8217;Africa calcistica grazie al Cameroun, alla Nigeria, al Senegal e allo stesso Marocco</strong>, prima squadra del continente ad arrivare in una semifinale. Eppure, il primo vero segnale è arrivato dal Congo. L&#8217;organizzazione e gli investimenti dei due club più rappresentativi del Paese, hanno portato mezzo secolo fa alla ribalta la locale scuola calcistica e ne hanno fatto un importante punto di riferimento. </p>



<p>Da oltre 50 anni quindi, si aspettava l&#8217;occasione giusta per ricordare al mondo che la scalata del calcio africano e subsahariano è partita dal Congo. Nel 2010 si è avuta una nuova importante fiammata della scuola congolese, con il Mazembe capace di diventare la prima squadra africana a qualificarsi per la finale del mondiale per club. Adesso, a distanza di 16 anni, <strong>il Paese è pronto a riprendersi la scena</strong>. Sperando di vedere nel calcio un elemento di riscatto per il proprio futuro politico ed economico. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-congo-di-oggi-vuole-riscattare-lo-zaire-del-1974.html">Il Congo di oggi vuole riscattare lo Zaire del 1974</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>NON SOLO PER SPORT &#8211; LA Coppa d&#8217;Africa non finisce più, tra Marocco e Senegal la partita ora è politica</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/non-solo-per-sport-la-coppa-dafrica-non-finisce-piu-tra-marocco-e-senegal-la-partita-ora-e-politica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 05:47:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ancora strascichi legati all'assegnazione al Marocco del trofeo africano più importante: lo scontro è anche politico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/non-solo-per-sport-la-coppa-dafrica-non-finisce-piu-tra-marocco-e-senegal-la-partita-ora-e-politica.html">NON SOLO PER SPORT &#8211; LA Coppa d&#8217;Africa non finisce più, tra Marocco e Senegal la partita ora è politica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323152534936_4ea24f19ef33ad36f3a1f5418e0ca531-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il video di militari senegalesi che si contendono la Coppa alzata a Rabat nello scorso mese di gennaio, appare piuttosto esplicativo di quella che è<strong> l&#8217;attuale situazione legata all&#8217;assegnazione della Coppa d&#8217;Africa</strong>. Come si sa, nei giorni scorsi la Caf (la confederazione africana che gestisce il calcio continentale)<a href="https://www.agenzianova.com/a/69bff91499fde9.30855962/7167565/2026-03-19/marocco-nazionale-confermata-campione-coppa-d-africa-2025-caf-respinge-ricorsi"> ha assegnato al Marocco il trofeo</a>. Il tutto, a distanza di due mesi dalla finale giocata proprio nella capitale marocchina e vinta ai supplementari dai senegalesi contro i padroni di casa. Il motivo, leggendo le carte della sentenza della Caf, riguarda <strong>l&#8217;abbandono del campo da parte dei giocatori del Senegal</strong> dopo l&#8217;assegnazione di un rigore dubbio al Marocco.<a href="https://www.adnkronos.com/sport/coppa-africa-senegal-marocco-trofeo-militari-video_3cKqIdbOYFmY9O0dfHaYMh?refresh_ce"> Adesso però la Coppa è custodita all&#8217;interno di una base militare</a>, sorvegliata in una stanza nascosta dai soldati. E il tema non può che essere ormai diventato anche politico.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇸🇳 Senegal coach Pape Thiaw has taken the AFCON trophy to a military base today.<br><br>It&#39;s now secure in a facility under armed guard. <br><br>A clear message to the Confederation of African Football (CAF) that they aren&#39;t giving this up.<a href="https://t.co/4HDSKP8wQE">pic.twitter.com/4HDSKP8wQE</a></p>&mdash; Football Tweet ⚽ (@Footballtweet) <a href="https://twitter.com/Footballtweet/status/2034711972042645861?ref_src=twsrc%5Etfw">March 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">I ricorsi annunciati dal Senegal</h2>



<p>La Caf ha fatto riferimento all&#8217;<strong>articolo 84</strong> del regolamento della Coppa d&#8217;Africa per proclamare l&#8217;assegnazione del torneo al Marocco. Tutto è iniziato quando l&#8217;arbitro, <strong>il congolese Ndala</strong>, ha fischiato all&#8217;ultimo minuto la massima punizione a favore del Marocco. L&#8217;azione è stata ritenuta da molti dubbia e la decisione arbitrale è arrivata dopo altre scelte considerate più vicine, si fa per dire, alle istanze dei padroni di casa. Da qui la clamorosa scelta del Senegal, con i giocatori richiamati negli spogliatoi dall&#8217;allenatore <strong>Pape Thiaw</strong>. Soltanto la stella <strong>Sadio Manè</strong> è rimasto in campo, richiamando a sua volta i compagni di squadra nel terreno di gioco per timore di una squalifica. Sul campo poi<strong>, l&#8217;attaccante marocchino Brahim Diaz ha sbagliato il rigore e ai supplementari un gol di Gueye ha dato la Coppa al Senegal. </strong></p>



<p>Il Marocco ha però presentato un <strong>ricorso</strong>. Secondo la federazione marocchina, l&#8217;abbandono del campo da parte dei giocatori avversari ha creato un danno alla propria squadra ed è punibile a norma di regolamento. Tutto il resto, è la storia che negli ultimi giorni sta facendo discutere l&#8217;intero mondo del calcio: il Caf ha dato ragione al Marocco e torto al Senegal.<strong> Ma a Dakar non ci stanno</strong>: la locale federazione calcistica ha annunciato il<strong> ricorso all&#8217;arbitrato sportivo di Losanna</strong>, il massimo grado per la giustizia sportiva internazionale. A dare manforte alla Federazione, è lo stesso governo di Dakar: ad annunciare il deposito del ricorso in Svizzera, è stato infatti il ministro dello sport <strong>Khady Diene Gaye</strong>. Dal canto suo, il presidente senegalese <strong>Bassirou Diomaye Faye</strong> ha accusato il Marocco di ordire &#8220;manovre di corridoio&#8221; per privare il suo Paese della vittoria ottenuta sul campo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La resa dei conti interna al calcio africano </h2>



<p>Mentre i militari sorvegliano la Coppa, l&#8217;intrigo ormai ha oltrepassato i confini più marcatamente sportivi. La questione è diventata politica e non poteva capitare in un momento peggiore: già da tempo infatti,<strong> all&#8217;interno della Caf vi era un clima molto pesante tra accuse di corruzione e favoritismi.</strong> Il Marocco, in particolare, era visto con sospetto da tempo da diverse federazioni calcistiche subsahariane. L&#8217;assegnazione a Rabat dei mondiali del 2030, i quali saranno ospitati assieme a Spagna e Portogallo, ha disunito prima ancora che unito il calcio africano. Al pari della cavalcata dello stesso Marocco ai mondiali del 2022, conclusasi soltanto in una storica semifinale contro la Francia.</p>



<p>I successi sportivi e organizzativi, secondo diverse federazioni, avrebbero contribuito a dare un occhio di riguardo al Marocco all&#8217;interno della Caf. Acuendo così uno storico scontro politico tra i rappresentanti del calcio arabo nordafricano e quello invece subsahariano. Il caos della finale di Rabat, ha ovviamente inasprito tutto. <strong>Patrice Motsepe</strong>, sudafricano e presidente della Caf, per il momento prova a guardare da una distanza di sicurezza:<em> &#8220;Il Senegal ha fatto ricorso a Losanna? Ne ha tutto il diritto&#8221;</em>, ha dichiarato nei giorni scorsi a una specifica domanda sul tema. </p>



<p>Ma la bufera sulla sua Confederazione potrebbe non placarsi a breve. Anche perché, come detto, di mezzo c&#8217;è la politica extra sportiva. Con il presidente senegalese Faye arrivato a parlare di corruzione, al pari di altri esponenti politici senegalesi. E con il governo marocchino che ovviamente non ci sta a passare per &#8220;manovratore&#8221;: <em>&#8220;Noi abbiamo sempre operato seguendo i regolamenti&#8221;</em>, ha tagliato corto il ministro della gioventù marocchino, <strong>Chakib Benmoussa.</strong></p>



<p>Con il ricorso a Losanna, i tempi per vedere messa la parola fine sulla vicenda inevitabilmente si allungheranno. Ogni giorno di attesa, potrebbe rivelarsi un giorno di caos in più. La confusione legata all&#8217;infinita Coppa d&#8217;Africa 2025/2026 potrebbe influenzare anche la prossima edizione, prevista tra Kenya, Tanzania e Uganda nel 2027. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/non-solo-per-sport-la-coppa-dafrica-non-finisce-piu-tra-marocco-e-senegal-la-partita-ora-e-politica.html">NON SOLO PER SPORT &#8211; LA Coppa d&#8217;Africa non finisce più, tra Marocco e Senegal la partita ora è politica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Avvisate la Fifa: ecco i “fantasmi sanitari” del Mondiale di calcio 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 16:37:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Fifa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1192" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4-1024x636.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4-768x477.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4-1536x954.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114500326_0746cfd9896431ab147e4267fa74c3c4-600x373.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Immaginatevi sugli spalti di Guadalajara o ad Atlanta nel mese di giugno 2026. Ottantamila persone in piedi per un gol di Mbappé o del vostro bomber preferito. Bandiere, cori, birre in mano, quella sensazione elettrica che solo un Mondiale di calcio sa dare. Ora aggiungete un dettaglio che, finché non vi tocca, resta sullo sfondo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/avvisate-la-fifa-ecco-i-fantasmi-sanitari-del-mondiale-di-calcio-2026.html">[...]</a></p>
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<p>Immaginatevi sugli spalti di <strong>Guadalajara </strong>o ad <strong>Atlanta </strong>nel mese di giugno 2026. Ottantamila persone in piedi per un gol di Mbappé o del vostro bomber preferito. Bandiere, cori, birre in mano, quella sensazione elettrica che solo un <strong>Mondiale di calcio</strong> sa dare. </p>



<p>Ora aggiungete un dettaglio che, finché non vi tocca, resta sullo sfondo come il ronzio di un neon: nelle prime settimane del 2026 lo stato messicano di <strong>Jalisco</strong>, dove si giocheranno partite della <strong>Fifa World Cup 2026</strong>, è finito al centro di un <strong>focolaio di morbillo</strong> al punto da spingere le autorità locali a riattivare misure come l’uso della mascherina in alcune scuole e campagne vaccinali d’urgenza. </p>



<p>La domanda quindi arriva da sola: cosa succede se un <strong>virus </strong>altamente contagioso decide di fare il giro del mondo “in trasferta”, seguendo il <strong>flusso dei tifosi</strong>? Non è fantascienza. </p>



<p>È il tipo di scenario che preoccupa le agenzie sanitarie quando si avvicinano i grandi eventi: <strong>Paho </strong>(l’Organizzazione Panamericana della Sanità), <strong>Oms</strong> e <strong>Cdc </strong>parlano da anni di “<strong>mass gatherings</strong>” come acceleratori perfetti per le infezioni, perché mettono nello stesso mixer folla, viaggi internazionali, ore in spazi condivisi, brindisi e stanchezza. E in questa stagione, la spia del morbillo nelle Americhe sta lampeggiando forte.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Mondiale di calcio si avvicina</strong></h2>



<p>Il morbillo è tornato a farsi sentire per una ragione semplice: quando trova “buchi” nella copertura vaccinale, corre come un’ala in campo aperto. Nei primi tre “giri di calendario” del 2026 (le prime settimane dell’anno), Paho ha registrato 1.031 casi confermati in <strong>sette Paesi delle Americhe</strong>: un aumento di 43 volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con il peso principale in Messico. </p>



<p>Paho non si limita ai numeri: nel suo alert cita esplicitamente il contesto della Fifa World Cup 2026 e, più in generale, dei grandi <strong>raduni con alta mobilità internazionale</strong>, chiedendo ai Paesi di alzare la sensibilità della sorveglianza e intervenire in fretta sui casi sospetti. </p>



<p>Per capire perché basti così poco a trasformare una curva in un moltiplicatore serve solo un dato: il morbillo ha un <strong>indice di trasmissibilità</strong> tra i più alti in assoluto. In letteratura epidemiologica viene spesso riassunto così: una persona infetta, in una popolazione suscettibile, può contagiarne mediamente 12–18. E non è solo questione di vicinanza fisica. </p>



<p>Le autorità europee ricordano che le particelle respiratorie possono restare nell’aria per ore e che il virus può rimanere infettivo sulle superfici per un certo tempo. In pratica quando la densità umana sale, la partita si complica. </p>



<p>Jalisco, con Guadalajara, è una delle vetrine messicane del torneo ed è anche uno degli epicentri dell’ondata attuale: secondo ricostruzioni giornalistiche basate su fonti sanitarie locali e nazionali, l’area ha registrato centinaia di casi confermati e migliaia sospetti, con misure straordinarie (mascherine in scuole selezionate, sospensioni mirate, vaccinazioni anche in snodi come aeroporti e stazioni). </p>



<p>Il punto non è “il Mondiale porta il morbillo”. Il punto è più banale e più scomodo: quando un focolaio è attivo, un evento con migliaia di arrivi e partenze in poche settimane aumenta le <strong>probabilità di esportazione</strong> e <strong>reimportazione</strong>. È matematica dei flussi, non complottismo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114925427_bbc156c275e5dc97214db89fdb91d325-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-507503" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114925427_bbc156c275e5dc97214db89fdb91d325-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114925427_bbc156c275e5dc97214db89fdb91d325-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114925427_bbc156c275e5dc97214db89fdb91d325-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114925427_bbc156c275e5dc97214db89fdb91d325-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114925427_bbc156c275e5dc97214db89fdb91d325-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114925427_bbc156c275e5dc97214db89fdb91d325.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una strategia da rivedere</strong></h2>



<p>Qui arriva la parte che spesso sorprende: ad oggi, almeno per le informazioni pubbliche più solide, non esiste un “<strong>pass sanitario Fifa</strong>” standardizzato all’ingresso degli stadi. </p>



<p>La <strong>strategia </strong>che emerge dalle istituzioni è un’altra: <strong>responsabilità individuale</strong> e <strong>preparazione pre-viaggio</strong>. Lo si vede, per esempio, dalle pagine dedicate del governo canadese per i viaggi legati alla Fifa World Cup 2026: niente tono allarmista, ma un messaggio ripetuto con insistenza. Parlate con un professionista della salute, idealmente almeno 6 settimane prima della partenza. Sei settimane sono la finestra realistica per verificare lo stato vaccinale, fare eventuali richiami e costruire una protezione adeguata prima di trovarsi in mezzo al mondo con un biglietto da migliaia di euro in tasca. </p>



<p>Le <strong>linee guida internazionali</strong> su viaggi e grandi raduni convergono su un concetto semplice: prima si mettono in sicurezza i vaccini “di routine”, poi si ragiona su quelli legati alla destinazione e allo stile di viaggio. Il Cdc, nella pagina dedicata ai viaggiatori, è diretto: essere completamente vaccinati contro il morbillo prima di un viaggio internazionale riduce drasticamente il rischio; due dosi di Mmr arrivano a circa il 97% di protezione. </p>



<p>Tetano-difterite-pertosse, polio, varicella e le altre vaccinazioni previste dal calendario: sono il tipo di cose che molti adulti scoprono di avere lasciato indietro finché non devono partire. Per i grandi eventi, il Cdc ribadisce di arrivare con le vaccinazioni appropriate già a bordo. Non si tratta di fare terrorismo, ma di essere <strong>realistici</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il fantasma sanitario del Mondiale 2026</strong></h2>



<p>Il Cdc, nella scheda “traveler view” sul Messico, raccomanda ad esempio l’epatite A per i non vaccinati, e richiama l’attenzione su rischi legati a insetti e ad alcune infezioni alimentari. Quindi, se nel vostro Mondiale ci sono anche street food, escursioni, villaggi, giornate lunghe in movimento, la conversazione con un ambulatorio di medicina dei viaggi diventa parte dell’organizzazione, come comprare l’assicurazione o prenotare l’hotel. </p>



<p><em><strong>Food &amp; water precautions</strong></em> (attenzione ad acqua e cibo), <strong>protezione da zanzare</strong> in aree dove circolano dengue o chikungunya, e una <strong>copertura assicurativa</strong> sensata: sono le tre cose che i documenti istituzionali ripetono perché, statisticamente, sono quelle che evitano più problemi. Ogni grande evento recente ha avuto il suo “<strong>fantasma sanitario</strong>”. </p>



<p>Nel 2016, per Rio, l’attenzione globale era su <strong>Zika</strong>: l’Oms arrivò a pubblicare raccomandazioni specifiche, spiegando che cancellare o spostare l’evento non avrebbe cambiato la diffusione internazionale quanto, invece, seguire le misure di prevenzione individuale. Nel 2021 Tokyo è diventata l’immagine simbolo dell’era <strong>Covid</strong>, con decisioni ufficiali che hanno portato a gare senza pubblico in molte sedi. </p>



<p>Il Mondiale 2026 si gioca in un mondo che ha imparato a caro prezzo una cosa: la salute non è un dettaglio logistico, è parte dell’esperienza. Sì, è vero: l’idea di “vaccini e virus” stona con la fantasia romantica del viaggio mondiale, quella fatta di sciarpe, notti lunghe e nuove amicizie. </p>



<p>Ma è proprio lì che si nasconde la <strong>trappola</strong>. Perché un controllo vaccinale oggi, fatto con calma, può significare una cosa molto concreta domani: non passare il Mondiale chiusi in una stanza, non trasformare un volo intercontinentale in un corridoio di contagi, non riportare a casa un problema che non riguarda soltanto voi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114946254_76be285468d03f02fb094bf7bcf13582-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-507505" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114946254_76be285468d03f02fb094bf7bcf13582-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114946254_76be285468d03f02fb094bf7bcf13582-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114946254_76be285468d03f02fb094bf7bcf13582-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114946254_76be285468d03f02fb094bf7bcf13582-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114946254_76be285468d03f02fb094bf7bcf13582-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260302114946254_76be285468d03f02fb094bf7bcf13582.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Sport: Un&#8217;Italia ancora calciofila ma sempre meno calciocentrica</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/un-italia-calciofila-ma-sempre-meno-calciocentrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 23:27:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1199" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260219145219798_797908cdf62a68227b6e9594630da99d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260219145219798_797908cdf62a68227b6e9594630da99d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260219145219798_797908cdf62a68227b6e9594630da99d-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260219145219798_797908cdf62a68227b6e9594630da99d-1024x639.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260219145219798_797908cdf62a68227b6e9594630da99d-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260219145219798_797908cdf62a68227b6e9594630da99d-1536x959.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260219145219798_797908cdf62a68227b6e9594630da99d-600x375.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si vince sempre più nelle discipline olimpiche mentre si fa sempre più fatica nella disciplina più seguita dagli italiani.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1199" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260219145219798_797908cdf62a68227b6e9594630da99d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260219145219798_797908cdf62a68227b6e9594630da99d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260219145219798_797908cdf62a68227b6e9594630da99d-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260219145219798_797908cdf62a68227b6e9594630da99d-1024x639.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260219145219798_797908cdf62a68227b6e9594630da99d-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260219145219798_797908cdf62a68227b6e9594630da99d-1536x959.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260219145219798_797908cdf62a68227b6e9594630da99d-600x375.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Milano/Cortina 2026 lascerà all&#8217;Italia sportiva un&#8217;eredità di non poco conto. Il riferimento non è agli impianti, la cui sorte nei prossimi anni sarà da verificare, e nemmeno a un&#8217;organizzazione che fin qui è stata quantomeno puntuale.<strong> La vera eredità è scritta nero su bianco sul medagliere</strong>. Dietro l&#8217;imprendibile Norvegia e davanti agli Stati Uniti, a spiccare è la bandiera tricolore italiana. Se da un lato è vero che ospitare i Giochi è un fattore di spinta per il proprio medagliere, dall&#8217;altro però il confronto con l&#8217;altra Olimpiade casalinga, quella di <strong>Torino 2006</strong>, appare piuttosto indicativo. All&#8217;ombra della Mole, gli azzurri oramai venti anni fa hanno portato a casa 5 ori e 11 medaglie complessive. Nella kermesse milanese, soltanto gli ori sono stati 9.<strong> </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;molla&#8221; di Tokyo 2020</h2>



<p>È il primo agosto 2021, anno insolitamente dispari per un&#8217;Olimpiade. Si sta gareggiando a <strong>Tokyo</strong>, lì dove si sarebbe dovuto gareggiare l&#8217;anno precedente se non fosse stato per l&#8217;emergenza Covid. Fino a quel momento, giusto per usare una frase molto gettonata dal telecronista <strong>Franco Bragagna, l&#8217;Italia &#8220;sta andando bene ma non benissimo&#8221;</strong>. Sono arrivate diverse medaglie, ma la scherma ha raccolto meno del previsto e dopo una settimana di gare le medaglie d&#8217;oro sono soltanto due. Quella sera però, ora di pranzo nel nostro Paese, succede qualcosa di imprevisto: <strong>nella pista di atletica dello stadio olimpico di Tokyo l&#8217;Italia è riuscita a raccogliere due ori in dieci minuti</strong>. E se l&#8217;alloro di Tamberi nel salto in alto era atteso, il successo di <strong>Marcel Jacobs</strong> nei 100 metri ha costituito una delle sorprese più belle in assoluto per lo sport italiano.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Marcell Jacobs 9.80 oro sui 100 metri Tokyo 2020 - Telecronaca  RAI Franco Bragagna - Stefano Tilli" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/GTTj_ax0nmU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_GTTj_ax0nmU");</script>
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<p>Da allora, è scattato qualcosa. La kermesse giapponese è stata conclusa con il record di 40 medaglie, di cui 8 d&#8217;oro. Di queste,<strong> 5 sono arrivate dall&#8217;atletica</strong>. Uno sport,fino a pochi anni prima considerato come un affare non più italiano (e, in certe discipline, nemmeno europeo). Pochi mesi dopo, alle Olimpiadi invernali di <strong>Pechino 2022</strong>, l&#8217;Italia ha vinto 17 medaglie complessive andando a scavalcare il risultato di Torino 2006. A <strong>Parigi</strong>, per le Olimpiadi del 2024, gli azzurri hanno bissato il risultato delle 40 medaglie complessive ma con 4 ori in più rispetto a Tokyo. <strong>Milano/Cortina non è quindi un caso isolato</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Paese ancora calciofilo ma non più calcio-centrico</h2>



<p>Non solo Olimpiadi: negli ultimi anni, i successi azzurri sono arrivati anche in altri sport i cui tornei principali sono al di fuori dei Cinque Cerchi. Basti pensare al <strong>tennis</strong>, in cui l&#8217;Italia ha vinto tre Coppe Davis consecutive ma soprattutto per la prima volta ha avuto con<strong> Jannik Sinner </strong>un giocatore numero uno al mondo. I successi sono arrivati anche nella <strong>pallavolo</strong>, con gli ori olimpici ma anche mondiali presi nell&#8217;ultimo lustro. </p>



<p>Eppure, sui social o dentro gli oramai pochi bar dove si parla di sport, <strong>la percezione è quella di un Paese che non sta vivendo il suo periodo d&#8217;oro sportivo</strong>. C&#8217;entra senza dubbio una situazione generale economica poco rosea. Ma c&#8217;entra soprattutto il fatto che, mentre l&#8217;Italia vince negli sport olimpici e non, sta affrontando<strong> la sua più grave crisi di risultati nel calcio</strong>.  Sport che continua a essere il più visto e seguito, ma con una generazione (quella nata nell&#8217;anno del trionfo mondiale del 2006) che<strong> non ha mai visto la nazionale andare in una fase a gironi dei mondiali.</strong> E questo alimenta la narrativa di una generale stagnazione sportiva. Segno di come l&#8217;Italia continua a rimanere calciofila, pur non avendo più uno sport calcio-centrico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Atleti più forti dei problemi strutturali </h2>



<p>La crisi del calcio e i trionfi nelle altre discipline potrebbero rappresentare due eventi collegati. Anche se il pallone resta in testa tra gli sport più seguiti<a href="https://www.italiaoggi.it/settori/sport/calcio-italiano-in-rosso-ma-in-crescita-tutti-i-numeri-nel-report-figc-in-17-anni-l80-dei-bilanci-chiuso-in-perdita-t3vcsrgl">, con un aumento di tesserati accertato nell&#8217;ultimo report della Figc del 2025</a>, <strong>l&#8217;ultima generazione di atleti ha preferito guardare altrove</strong>. Lì dove cioè stanno arrivando medaglie e lì dove la geografia dello sport italiano sta riscrivendo le sue mappe. </p>



<p>Non c&#8217;entrano però soltanto i recenti successi. In molti evidenziano <strong>la maggiore possibilità di accesso in alcuni sport,</strong> sia perché praticati in strutture più prossime (scuole o palestre di quartiere) e sia perché meno costosi delle accademie calcistiche. Non solo, ma <strong>c&#8217;entra anche il cambiamento tutto interno alla società italiana.</strong> Nel 2012, il primo campione olimpico italiano di taekwondo <strong>Carlo Molfetta</strong>, ha dichiarato di aver iniziato anche lui con il calcio ma di aver cambiato per avere la possibilità di praticare uno sport individuale e in cui far dipendere i risultati soltanto dalle proprie prestazioni. Molti giovani oggi, un po&#8217; per l&#8217;indole della nuova generazione e un po&#8217; per la minor presenza di oratori e altri centri di aggregazione nei quartieri, <strong>virano verso sport individuali. </strong></p>



<p>Il momento d&#8217;oro dell&#8217;olimpismo italiano non deve comunque far dimenticare quelli che sono <strong>i problemi strutturali dello sport</strong>. Se nel calcio le infrastrutture appaiono datate, palestre e palazzetti non godono di miglior salute. Inoltre, quello italiano è un vero e proprio &#8220;<strong>sport di Stato</strong>&#8220;: buona parte dei medagliati è membro delle squadre sportive delle forze dell&#8217;ordine, club e associazioni fanno invece fatica ad emergere. A ben vedere, così come accade per l&#8217;economia, il fatto che l&#8217;Italia risultati tra le potenze olimpiche appare quasi inspiegabile. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/un-italia-calciofila-ma-sempre-meno-calciocentrica.html">Sport: Un&#8217;Italia ancora calciofila ma sempre meno calciocentrica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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