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Società

In Portogallo Davide batte ancora Golia: la favola della Torreense e della sua Coppa

La Torreense è una squadra di B che è riuscita però a vincere la coppa di Portogallo e andrà adesso a giocare in Europa.

All’inizio della stagione, dalle parti di Torres Vedras si sognava il ritorno nella massima serie portoghese. Da qui, in questa cittadina incastonata sulle colline poco più a Nord di Lisbona, la Primeira Liga manca da 34 stagioni. L’anno sembrava quello giusto: la Torreense, questo il nome della squadra locale, si è arrampicata fino al terzo posto della serie B portoghese e ha avuto la possibilità di giocarsi l’accesso in Primeira nello spareggio con il Casa Pia. Qualcosa però è andato storto e il sogno è sfumato. Ma a Torres Vedras sembrano quasi non essersene accorti, perché in realtà un titolo la propria squadra l’ha portato a casa. E non si tratta di un titolo qualunque: con il successo contro lo Sporting Lisbona il 24 maggio scorso, la Torreense ha clamorosamente vinto la Coppa di Portogallo. Per la prima volta, una squadra fuori dalla massima serie è riuscita ad alzare la Taça, con la possibilità adesso di partecipare anche all’Europa League. La Primeira può anche attendere, perché la storia in questo angolo di Portogallo è già arrivata.

Una boccata d’ossigeno per il campionato lusitano

In molti, anche tra i tifosi dello Sporting, hanno più o meno segretamente tifato per la Torreense. O, per meglio dire, per l’impresa che la squadra rossoblu si è ritrovata a portata di mano quando l’attaccante maliano Zohi, con un leggero tocco di testa da calcio d’angolo, ha portato in vantaggio la squadra di Torres Vedras. All’Estadio National di Jamor, monumento del calcio portoghese costruito negli anni Quaranta e da anni sede della finale della coppa nazionale, in molti hanno iniziato a gridare al miracolo. Un miracolo che per l’intero movimento lusitano potrebbe voler dire molto. Da sempre il campionato è appannaggio solo delle tre big storiche: Benfica, Sporting Lisbona e Porto. Per trovare nell’albo d’oro una squadra diversa dalle tre citate, occorre risalire alla vittoria del Boavista del 2001. L’altro precedente è addirittura del 1946, quando a trionfare è stato il Belenenses.

L’esultanza dei tifosi della Torreense

Un dominio del genere è specchio anche della conformazione sociale ed economica del Paese, il quale non ha mai avuto un terzo polo oltre Lisbona e Porto. Nel calcio, non poteva forse andare diversamente.Ma uno strapotere di questa portata è stato progressivamente visto come un ostacolo alla crescita del movimento. Il rischio sempre più evidente è quello di rendere il campionato portoghese interessante solo in occasione degli scontri diretti tra le tre big, circostanza dannosa per i diritti televisivi, per l’attenzione internazionale e per la tenuta delle squadre meno attrezzate. Avere una storia particolare da scrivere e raccontare, in poche parole, è stato visto il 24 maggio scorso come un toccasana per tutti.

Lo Sporting per la verità, non ha fatto nulla per abdicare al successo dello scorso anno e cedere il passo. Anzi, il pareggio del colombiano Suarez al 54′ minuto ha dato l’impressione della fine della favola per la Torreense. Ma dopo sono arrivati, implacabili e imprevedibili, i supplementari. E qui il destino ha emesso la sua sentenza: l’Estadio National doveva diventare quel giorno palcoscenico di un pezzo particolare della storia del calcio portoghese. Al minuto 113 infatti, il capoverdiano Stopira (prossimo a partire per i mondiali in America) su calcio di rigore ha segnato il gol del primo storico titolo della Torreense. Festa in tribuna, tripudio nella cittadina poco lontana di Torres Vedras. Per una volta, in Portogallo Davide ha avuto la meglio su Golia e a tutti (o quasi) è andata bene così.

Una coppa che è davvero nazionale

Occorre al contempo sottolineare che la vittoria della Torreense non è stata figlia del caso. La squadra vincitrice della Taça, è arrivata in finale senza affrontare squadre della massima divisione. Circostanza che da un lato fa intuire che dietro il successo c’è stato anche un tabellone piuttosto agevole. Ma, dall’altro lato, fa vedere quanto la Coppa di Portogallo sia realmente nazionale. Tra le quattro semifinaliste di questa edizione, solo due erano della Primeira. Mentre oltre alla Torreense rappresentante della seconda divisione, a giocarsi l’accesso in finale c’era anche una squadra della terza divisione. Negli altri anni, la situazione non è stata diversa:ai quarti di finale e alle semifinali, nel tabellone è stato spesso possibile osservare la presenza di formazioni non legate alla massima serie. Era solo questione di tempo quindi prima che una squadra di B potesse giocarsi concretamente la conquista del trofeo.

Il merito va a una formula che in qualche modo contribuisce a rimescolare le carte nel corso del torneo. Le squadre di A, in particolare, entrano tutte assieme già a ottobre ai trentaduesimi di finale e non c’è alcuna differenza tra formazioni qualificate per l’Europa e le altre. Inoltre, le squadre della massima serie devono conquistarsi la qualificazione al turno successivo giocando in trasferta. Nel proseguo del tabellone, non ci sono poi teste di serie e questo in qualche modo riequilibra i valori in campo: può capitare che una squadra di Primeira debba giocare in trasferta con un’altra della massima serie, mentre una formazione di Serie B debba vedersela con una della serie inferiore o della stessa serie. Da qui, la possibilità per una squadra meno attrezzata di arrivare fino in fondo. Come accaduto alla Torreense quest’anno, ma anche al Beira Mar nel 1999, al Vitoria Setubal nel 2005, all’Accademica nel 2012, al Desportivo Aves nel 2018: tutte formazioni lontane dalla possibilità di giocarsi il titolo nazionale ma in grado tuttavia di rendere l’albo d’oro della Taça molto più variegato rispetto al campionato.

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