Skip to content
Politica

NON SOLO PER SPORT – LA Coppa d’Africa non finisce più, tra Marocco e Senegal la partita ora è politica

Ancora strascichi legati all'assegnazione al Marocco del trofeo africano più importante: lo scontro è anche politico.

Il video di militari senegalesi che si contendono la Coppa alzata a Rabat nello scorso mese di gennaio, appare piuttosto esplicativo di quella che è l’attuale situazione legata all’assegnazione della Coppa d’Africa. Come si sa, nei giorni scorsi la Caf (la confederazione africana che gestisce il calcio continentale) ha assegnato al Marocco il trofeo. Il tutto, a distanza di due mesi dalla finale giocata proprio nella capitale marocchina e vinta ai supplementari dai senegalesi contro i padroni di casa. Il motivo, leggendo le carte della sentenza della Caf, riguarda l’abbandono del campo da parte dei giocatori del Senegal dopo l’assegnazione di un rigore dubbio al Marocco. Adesso però la Coppa è custodita all’interno di una base militare, sorvegliata in una stanza nascosta dai soldati. E il tema non può che essere ormai diventato anche politico.

I ricorsi annunciati dal Senegal

La Caf ha fatto riferimento all’articolo 84 del regolamento della Coppa d’Africa per proclamare l’assegnazione del torneo al Marocco. Tutto è iniziato quando l’arbitro, il congolese Ndala, ha fischiato all’ultimo minuto la massima punizione a favore del Marocco. L’azione è stata ritenuta da molti dubbia e la decisione arbitrale è arrivata dopo altre scelte considerate più vicine, si fa per dire, alle istanze dei padroni di casa. Da qui la clamorosa scelta del Senegal, con i giocatori richiamati negli spogliatoi dall’allenatore Pape Thiaw. Soltanto la stella Sadio Manè è rimasto in campo, richiamando a sua volta i compagni di squadra nel terreno di gioco per timore di una squalifica. Sul campo poi, l’attaccante marocchino Brahim Diaz ha sbagliato il rigore e ai supplementari un gol di Gueye ha dato la Coppa al Senegal.

Il Marocco ha però presentato un ricorso. Secondo la federazione marocchina, l’abbandono del campo da parte dei giocatori avversari ha creato un danno alla propria squadra ed è punibile a norma di regolamento. Tutto il resto, è la storia che negli ultimi giorni sta facendo discutere l’intero mondo del calcio: il Caf ha dato ragione al Marocco e torto al Senegal. Ma a Dakar non ci stanno: la locale federazione calcistica ha annunciato il ricorso all’arbitrato sportivo di Losanna, il massimo grado per la giustizia sportiva internazionale. A dare manforte alla Federazione, è lo stesso governo di Dakar: ad annunciare il deposito del ricorso in Svizzera, è stato infatti il ministro dello sport Khady Diene Gaye. Dal canto suo, il presidente senegalese Bassirou Diomaye Faye ha accusato il Marocco di ordire “manovre di corridoio” per privare il suo Paese della vittoria ottenuta sul campo.

La resa dei conti interna al calcio africano

Mentre i militari sorvegliano la Coppa, l’intrigo ormai ha oltrepassato i confini più marcatamente sportivi. La questione è diventata politica e non poteva capitare in un momento peggiore: già da tempo infatti, all’interno della Caf vi era un clima molto pesante tra accuse di corruzione e favoritismi. Il Marocco, in particolare, era visto con sospetto da tempo da diverse federazioni calcistiche subsahariane. L’assegnazione a Rabat dei mondiali del 2030, i quali saranno ospitati assieme a Spagna e Portogallo, ha disunito prima ancora che unito il calcio africano. Al pari della cavalcata dello stesso Marocco ai mondiali del 2022, conclusasi soltanto in una storica semifinale contro la Francia.

I successi sportivi e organizzativi, secondo diverse federazioni, avrebbero contribuito a dare un occhio di riguardo al Marocco all’interno della Caf. Acuendo così uno storico scontro politico tra i rappresentanti del calcio arabo nordafricano e quello invece subsahariano. Il caos della finale di Rabat, ha ovviamente inasprito tutto. Patrice Motsepe, sudafricano e presidente della Caf, per il momento prova a guardare da una distanza di sicurezza: “Il Senegal ha fatto ricorso a Losanna? Ne ha tutto il diritto”, ha dichiarato nei giorni scorsi a una specifica domanda sul tema.

Ma la bufera sulla sua Confederazione potrebbe non placarsi a breve. Anche perché, come detto, di mezzo c’è la politica extra sportiva. Con il presidente senegalese Faye arrivato a parlare di corruzione, al pari di altri esponenti politici senegalesi. E con il governo marocchino che ovviamente non ci sta a passare per “manovratore”: “Noi abbiamo sempre operato seguendo i regolamenti”, ha tagliato corto il ministro della gioventù marocchino, Chakib Benmoussa.

Con il ricorso a Losanna, i tempi per vedere messa la parola fine sulla vicenda inevitabilmente si allungheranno. Ogni giorno di attesa, potrebbe rivelarsi un giorno di caos in più. La confusione legata all’infinita Coppa d’Africa 2025/2026 potrebbe influenzare anche la prossima edizione, prevista tra Kenya, Tanzania e Uganda nel 2027.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.