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Mancano quasi quattro mesi al calcio d’inizio dei Mondiali in Nord America, ma in Europa i discorsi in merito a un possibile boicottaggio sono in crescita, soprattutto in Francia e Germania. La più influente è quella dell’ex presidente della FIFA Joseph Blatter, che il 26 gennaio ha ripubblicato sui social le parole dell’avvocato svizzero Mark Pieth, dicendosi a favore: “Un consiglio per i tifosi: state alla larga dagli Stati Uniti”. Ma Blatter non è l’unico a supportare l’idea di disertare il Mondiale, sempre più dominato da Donald Trump.

Sebbene meno conosciuto a livello internazionale, più dell’ex presidente della FIFA ha fatto discutere, in Germania, Oke Gottlich, intervistato dall’Hamburger Morgenpost. “Mi domando se non sia giunto il momento di parlare apertamente di un boicottaggio.” ha detto il dirigente sportivo tedesco, che è presidente del St. Pauli, club della massima serie in Germania. Gottlich è anche vicepresidente della DFB, la Federcalcio tedesca, per cui la sua opinione ha generato un grande dibattito nel Paese.

Al centro della questione ci sono le reiterate minacce di Trump alla Groenlandia, e quindi alla Danimarca e, per estensione, a tutta l’Unione Europea. “Sono consapevole del dibattito. Donald Trump ci fa sentire non solo tedeschi, ma anche europei.” ha commentato a Die Zeit Leon Goretzka, centrocampista del Bayern Monaco e giocatore della nazionale tedesca.

Negli scorsi giorni, il Süddeutsche Zeitung è arrivato a pubblicare un articolo esplicitamente pro-boicottaggio, e anche il governo di Friedrich Merz non si è opposto all’iniziativa. La ministra dello Sport Christiane Schenderlein ha infatti detto che la decisione spetta alla DFB, e che il governo federale la appoggerà qualunque essa sia.

Dalla Francia all’Africa

In Francia, il dibattito è partito da più lontano, direttamente dalla finale di Coppa d’Africa. L’allenatore veterano Claude Le Roy, francese ma da anni al lavoro nel calcio africano, ha detto a Le Figaro che un boicottaggio andrebbe preso in considerazione, visto il comportamento di Trump e il suo ben noto legame con il presidente della FIFA Gianni Infantino.

Le Roy pensava soprattutto a una mossa da parte dei Paesi africani, viste le restrizioni imposte a molti di essi dall’amministrazione statunitense, ma le sue parole hanno avuto un’eco anche in Europa. Kévin Veyssière, esperto di sport e geopolitica, ha spiegato che è improbabile che dei Paesi disertino il Mondiale, ma non ha escluso un “boicottaggio diplomatico”. Ovvero, gli atleti parteciperanno ma le delegazioni diplomatiche al seguito delle squadre potrebbero non fare altrettanto.

Un’opzione che, per adesso, il governo francese non intende considerare, secondo quanto riferito dalla ministra dello Sport Marina Ferrari. Un sondaggio tra i tifosi in Danimarca, il Paese toccato più direttamente dalle minacce di Trump, ha riportato che il 90% degli intervistati ritiene che, in caso di un intervento statunitense in Groenlandia, la nazionale scandinava debba disertare la competizione. E i vicini svedesi discutono dello stesso tema, come scritto dal quotidiano Aftonbladet.

Tuttavia, al momento il boicottaggio dei Mondiali del 2026 resta più che altro una contro-minaccia nei confronti di Trump da parte di alcune figure dello sport e della politica europee. Proprio sabato scorso, anche la tedesca DFB si è espressa ufficialmente in favore della partecipazione al torneo, prendendo quindi le distanze dalle parole di Gottliche della settimana prima.

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