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	<title>Burqa Archives - InsideOver</title>
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	<title>Burqa Archives - InsideOver</title>
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		<title>G7 straordinario: questione Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/g7-straordinario-questione-afghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 May 2022 05:48:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Burqa]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[G7]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donna afghana con il burqa" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I ministri degli Esteri del G7 hanno discusso giovedì 12 aprile a Parigi sulle crescenti restrizioni imposte dai talebani sui diritti delle donne e delle ragazze in Afghanistan. Il giorno successivo si è verificata un’esplosione in una moschea a Kabul. Durante l’incontro si è sottolineata l’alienazione sempre maggiore dell’Afghanistan dalla comunità internazionale. In una nota &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/g7-straordinario-questione-afghanistan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donna afghana con il burqa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220513153323667_7ad9934af311bf867f45ac83bbf6c0f4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I ministri degli Esteri del G7 hanno discusso giovedì 12 aprile a <strong>Parigi </strong>sulle crescenti restrizioni imposte dai talebani sui <strong>diritti delle donne</strong> e delle ragazze in <strong>Afghanistan</strong>. Il giorno successivo si è verificata un’esplosione in una moschea a Kabul.</p>
<p>Durante l’incontro si è sottolineata l’alienazione sempre maggiore dell’Afghanistan dalla comunità internazionale. In una nota congiunta pubblicata dalla Francia, il G7 chiede di adottare urgentemente misure per <strong>revocare</strong> le restrizioni sulle donne, <strong>rispettare</strong> i loro diritti umani e <strong>soddisfare</strong> le aspettative degli afgani e del mondo per garantire loro piena ed eguale partecipazione al lavoro, all’istituzione e alla vita pubblica, quindi alla libertà di movimento e di parola, ritenute fondamentali per la pace, la stabilità e lo sviluppo a lungo termine del Paese.</p>
<p>Nel comunicato finale si legge: “Noi, i ministri degli Esteri del G7 di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America, e l‘Alto rappresentante dell’Unione europea esprimiamo la nostra più forte opposizione e deploriamo le crescenti restrizioni imposte ai diritti e alle libertà delle donne e delle ragazze in Afghanistan dai talebani”.</p>
<p>Nella <a href="https://www.auswaertiges-amt.de/en/newsroom/news/g7-afghanistan-women/2526270">dichiarazione diffusa il 12 maggio</a> le restrizioni sono state definite gravemente limitative della capacità della metà della popolazione di partecipare pienamente e significativamente alla società. “Siamo con il popolo afghano nella sua richiesta di <a href="https://www.onuitalia.com/2022/05/13/afghanistan-20/">pari diritti</a> in linea con gli impegni dei talebani nei confronti di tutti gli afgani e gli obblighi dell’Afghanistan ai sensi del diritto internazionale”, si conclude.</p>
<p>È ormai passato un anno da quando i talebani sono tornati al potere e da quando il governo afgano è crollato. Sin da subito è stato ordinato alle donne di coprire i loro volti in pubblico, tornando ad un passato in cui il governo è stato inflessibile e irrispettoso dei loro diritti. Nonostante le promesse di regole più morbide rispetto a quando sono saliti al potere per la prima volta dal 1996 al 2001, le misure sono cresciute imponendo forme di segregazione di genere in linea con la loro interpretazione ultra-rigorosa della Sharia.</p>
<h2>Le ultime preoccupanti restrizioni</h2>
<p>Le dichiarazioni del G7 fanno riferimento a un <strong>decreto</strong> emanato il 7 maggio che impone alle donne di indossare il velo integrale in pubblico, assegnando per la prima volta una <strong>punizione</strong> <strong>penale</strong> per la violazione del codice di abbigliamento per le donne. Alla fine di marzo, invece, i Talebani hanno vietato alle ragazze di accedere alle scuole superiori e ai college, proprio poco dopo la loro attesa riapertura.</p>
<p>Le autorità talebane di <strong>Herat</strong>, città occidentale afgana, hanno anche vietato a uomini e donne di mangiare insieme nei ristoranti, anche se sposati. Nonostante si tratti di un Paese fortemente conservatore e patriarcale, non era assurdo vedere uomini, donne e famiglie cenare insieme nei ristoranti, soprattutto nella città di Herat, considerata da tempo relativamente progressista rispetto al resto del Paese. Una misura, quest’ultima, che si ripercuote negativamente anche sulle attività dei ristoratori, che vedono sempre più clienti andare via per non sottostare all&#8217;assurda imposizione.</p>
<p>Il funzionario del Ministero per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio di Herat, <strong>Riazullah Seerat</strong> ha affermato che il suo ufficio ha emesso un decreto secondo cui i parchi pubblici di Herat dovrebbero essere segregati per genere: uomini e donne sono autorizzati a visitarli solo in giorni diversi. &#8220;Abbiamo detto alle donne di visitare i parchi giovedì, venerdì e sabato&#8221;, ha affermato. &#8220;Gli altri giorni sono riservati agli uomini, che possono visitarli per svago e per esercizio”. E ancora, “le donne che vogliono fare esercizio in quei giorni dovrebbero trovare un “posto sicuro o farlo nelle loro case”.</p>
<p>Nonostante ancora non esistano restrizioni per le donne che guidano, all’inizio del mese è stato ordinato agli istruttori di guida di interrompere il rilascio delle patenti alle donne. A dicembre, invece, il governo ha ordinato ai trasportatori di non offrire passaggi alle donne per viaggi superiori ai 72 km se non sono accompagnate da un parente stretto maschio, vietando anche la musica all&#8217;interno dei taxi. Non sono solo queste, però, le difficoltà che stanno vedendo protagonisti gli afgani.</p>
<h2>Crisi economica in Afghanistan</h2>
<p>Da quando sono tornati i talebani al potere, quasi il 60% delle donne che lavoravano nei media ha perso il lavoro, secondo la Federazione internazionale dei giornalisti, più del 90% delle quali erano capofamiglia. Tantissime sono le persone che hanno perso le loro attività in questi mesi. Lo stato di <strong>povertà</strong> ha provocato grandi problemi nella reperibilità del cibo e la popolazione soffre la fame.</p>
<p>La crescente insicurezza alimentare ha infatti portato anche ad un aumento dei casi di <strong>malnutrizione</strong> e mortalità per fame, soprattutto tra i bambini. Secondo i dati condivisi dal Ministero della Salute Pubblica (MoPH) sono morti quasi 13.700 neonati e 26 madri nel 2022 per mancanza di nutrizione. Il peggioramento della situazione può essere ricondotto ad un deterioramento delle condizioni economiche in Afghanistan causato dall’aumento della <strong>disoccupazione</strong>.</p>
<p>Tra crisi economica, alimentare e bancaria, gli afgani sono disperati e si è parlato anche di atti estremi come vendita di bambini e ragazze per sopravvivere.</p>
<h2>Maggiori controlli e le proteste delle donne</h2>
<p>Per incitare all’adesione delle regole stabilite, dopo l’annuncio della scorsa settimana, sono stati aumentati i severi <strong>controlli</strong> sull’abbigliamento femminile in varie parti del paese, soprattutto nella capitale. Tra i racconti dei cittadini c’è quello di un medico a cui è stato chiesto di non curare le pazienti che arrivano in ospedale con accompagnatore maschio e senza essere completamente coperte.</p>
<p>Le donne hanno cominciato a <strong>reagire</strong>, rifiutando di coprirsi o rimanendo in casa. Le conseguenze della disobbedienza, però, sono rivolte al parente maschio più stretto della famiglia di una donna, e vanno dall&#8217;avvertimento alla reclusione. Non è ben chiaro se siano state applicate pene ai trasgressori, ma sappiamo che ci sono state <strong>due proteste</strong> queste settimane.</p>
<p>Su <a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/many-afghan-women-pushing-back-against-taliban-orders-cover-up-2022-05-11/">Reuters</a>, un venditore di burqa ha raccontato che nei giorni successivi l&#8217;annuncio i venditori avevano aumentato i prezzi di circa il 30%, ma sono subito tornati bassi in seguito a un mancato aumento della domanda. Testimonianze di dottoresse e insegnanti, i pochi lavori ancora possibili per le donne afghane, spiegano che coprire il viso e indossare vestiti ampi rende difficoltoso il loro lavoro. Per i chirurghi, ad esempio, risulta difficile coprirsi quando il loro lavoro implica operazioni, prima delle quali sono tenuti a lavarsi fino ai gomiti.</p>
<p>Le proteste e il malcontento nel Paese ha attirato l’attenzione e aperto il dibattito durante il G7, nella speranza che rispondano all’appello e che il cambiamento avvenga. <strong>Zarifa Ghafari</strong>, 30enne afgana, tenace attivista e tra le poche ad aver ricoperto la carica di sindaca nel suo Paese, ad aprile di quest’anno affermava: “I talebani non possono cancellarci, semplicemente non possono. Non è come negli anni ’90 o prima ancora, devono accettare le donne. Non hanno altra scelta”.</p>
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		<title>La statua con il burqa</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/la-statua-con-il-burqa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 14:35:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Burqa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-4-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-4-1.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-4-1-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Charlottesville è una cittadina tranquilla, una di quelle costruite in mattoni rossi a fine ottocento e rimaste immutate nel tempo. A turbare la vita di questo piccolo centro è però la statua del generale sudista Robert Lee, che la sinistra americana vorrebbe rimuovere, ritenendola un simbolo razzista. Un progetto contrastato dalla associazioni a difesa della "memoria storica", che dopo aver ingaggiato una lunga battaglia legale, in queste ore hanno ottenuto un'importante vittoria.</p>
<p>Montaggio di Roberto di Matteo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/la-statua-con-il-burqa">La statua con il burqa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-4-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-4-1.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-4-1-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Charlottesville è una cittadina tranquilla, una di quelle costruite in mattoni rossi a fine ottocento e rimaste immutate nel tempo. A turbare la vita di questo piccolo centro è però la statua del generale sudista Robert Lee, che la sinistra americana vorrebbe rimuovere, ritenendola un simbolo razzista. Un progetto contrastato dalla associazioni a difesa della &#8220;memoria storica&#8221;, che dopo aver ingaggiato una lunga battaglia legale, in queste ore hanno ottenuto un&#8217;importante vittoria.</span></p>
<p>Montaggio di Roberto di Matteo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/la-statua-con-il-burqa">La statua con il burqa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;islamico che sfida l&#8217;Occidente: &#8220;Milioni per legalizzare il burqa&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/lislamico-sfida-loccidente-milioni-legalizzare-burqa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Sep 2018 12:24:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Burqa]]></category>
		<category><![CDATA[Copenaghen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1055" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/rachid.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/rachid.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/rachid-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/rachid-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/rachid-1024x563.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Copenaghen)  La Danimarca, qualche mese fa, ha approvato a larga maggioranza una legge che vieta l&#8217;uso del velo integrale nei luoghi pubblici. Una scelta democratica in un Paese democratico, quindi. Ma Rachid Nekkaz, uomo d&#8217;affari e attivista politico algerino, non ha alcuna intenzione di rispettarla e farla rispettare, o almeno vuole provarci. Ha già sfidato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/lislamico-sfida-loccidente-milioni-legalizzare-burqa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/lislamico-sfida-loccidente-milioni-legalizzare-burqa.html">L&#8217;islamico che sfida l&#8217;Occidente: &#8220;Milioni per legalizzare il burqa&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1055" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/rachid.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/rachid.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/rachid-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/rachid-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/rachid-1024x563.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>(Copenaghen)  La <strong>Danimarca</strong>, qualche mese fa, ha approvato a larga maggioranza una legge che vieta l&#8217;uso del velo integrale nei luoghi pubblici. Una scelta democratica in un Paese democratico, quindi. Ma <strong>Rachid Nekkaz</strong>, uomo d&#8217;affari e attivista politico algerino, non ha alcuna intenzione di rispettarla e farla rispettare, o almeno vuole provarci. Ha già sfidato Francia (dove dice di aver pagato più di mille multe a donne sanzionate per il <strong>burqa</strong>), Svizzera e Belgio, e ora Nekkaz va all&#8217;attacco anche della Danimarca. &#8220;Vorrei cominciare dicendo che nel 2010 ho creato un fondo di un milione di euro per pagare tutte le multe alle donne che indossano il niqab liberamente per la strada&#8221;, afferma davanti al Parlamento danese a Copenaghen. &#8220;E sono qui, nel vostro Paese, per lanciare un avvertimento : fino a quando non rispetterete la libertà e diritti delle persone, io sarò qui&#8221;.</p>

<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/DNAFjhoq_yw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>L&#8217;avvertimento dell&#8217;attivista islamico, però, suona più come una minaccia. Ogni mese, infatti, Nekkaz dice che sarà a Copenaghen per pagare le multe alle donne che scelgono di indossare il velo integrale &#8220;liberamente&#8221;. &#8220;Volete instaurare una dittatura contro di loro e io non lo permetterò e accetterò mai&#8221;, dice davanti a una folla incredula (la maggior parte sono giornalisti). <strong>Marcus Knuth</strong>, portavoce del partito Venstre, ascolta stupito il discorso dell&#8217;algerino davanti al Parlamento e quasi gli scappa una risata: &#8220;Dice di voler pagare le cosiddette &#8220;multe da burqa&#8221; ma tutto questo è assurdo perché nell&#8217;ultimo mese e mezzo, da quando la legge è entrata in vigore, sono state date solo tre multe. Questo significa che la legge viene rispettata&#8221;, afferma con tono rilassato.</p>

<p>Durante il monologo surreale di Nekkaz, un danese presente inizia a scaldarsi e a urlare: &#8220;Quando te ne vai? Vattene via! Dici solo cazzate! Cazzate!&#8221;, sbotta. Parentesi: è un uomo sulla cinquantina che abbiamo provato a intervistare prima dell&#8217;inizio della manifestazione, ma aveva gentilmente declinato l&#8217;offerta. &#8220;Non me la sento di metterci la faccia, è una questione delicata e non puoi mai sapere cosa può succedere &#8220;, ci aveva detto con tono preoccupato in privato. Alle parole del 50enne, poi, una donna con hijab  si innervosisce e sbotta anche lei: &#8220;No, queste non sono cazzate. Ci sono tante violazioni qui! Mi hanno sputato addosso e hanno strappato via il mio hijab! Ci sono tante violazioni qui, quindi non mentire! Probabilmente tu non le vedi!&#8221;.</p>
<p>Le donne pro-burqa, a parte due o tre, alla manifestazione firmata Nekkaz non si sono presentate. Secondo l&#8217;attivista, però, la loro assenza è dovuta esclusivamente alla paura. &#8220;Ma se hanno paura non pensa che non verranno nemmeno in ottobre?&#8221;, chiediamo. &#8220;Queste donne sono venute qui anche il mese scorso e credetemi, a ottobre saranno qui e se avranno bisogno pagherò io le loro multe&#8221;, ribadisce innervosito.</p>
<p>Insomma, la sua <strong>sfida</strong> è lanciata. La Danimarca, comunque, sembra davvero fare sul serio quando si tratta di certi argomenti: &#8220;Non vogliamo che ci siano zone, qui, dove la gente non parla danese e la nostra tradizione e cultura non viene rispettata. Questo per noi rappresenta un problema&#8221;,  spiega <strong>Peter Kofod Poulsen</strong> del Partito Popolare Danese. E conclude: &#8220;Se la gente viene in Danimarca deve sapersi adattare&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/lislamico-sfida-loccidente-milioni-legalizzare-burqa.html">L&#8217;islamico che sfida l&#8217;Occidente: &#8220;Milioni per legalizzare il burqa&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>In Quebec ora arriva il divieto  di indossare il burqa in pubblico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quebec-ora-arriva-divieto-indossare-burqa-pubblico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Oct 2017 14:20:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Burqa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nel Canada del premier liberal Justin Trudeau arriva un provvedimento che vieta di indossare il niqab e il burqa negli uffici pubblici. Nella giornata di mercoledì, infatti, il governo liberale della regione francofona del Quebec ha approvato una misura che impedisce ai dipendenti della pubblica amministrazione e a chiunque si rechi in un luogo pubblico, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quebec-ora-arriva-divieto-indossare-burqa-pubblico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nel Canada del premier liberal Justin Trudeau arriva un provvedimento che vieta di indossare il <strong>niqab</strong> e il <strong>burqa</strong> negli uffici pubblici.</p>
<p>Nella giornata di mercoledì, infatti, il governo liberale della regione francofona del <strong>Quebec</strong> ha approvato una misura che impedisce ai dipendenti della pubblica amministrazione e a chiunque si rechi in un luogo pubblico, compresi ospedali, scuole, mezzi di trasporto e uffici, di indossare il velo integrale, o qualsiasi altro indumento che impedisca di mostrare il volto.</p>

<p>“Per ragioni legate a comunicazione, identificazione e sicurezza, i dipendenti pubblici devono poter confrontarsi con le persone a volto scoperto”, ha detto il premier del Quebec, <strong>Philippe Couillard</strong> citato dall’emittente canadese <a style="color: #0000ff" href="http://www.cbc.ca/news/canada/montreal/quebec-niqab-burka-bill-62-1.4360121"><em>CBC</em></a>, partner della <em>CNN</em>. “Siamo in una società libera e democratica, se parli con me devo poterti guardare in faccia e tu dovresti poter guardare la mia”, ha affermato Couillard, primo ministro e leader del Partito Liberale del Quebec, difendendo la misura votata dal suo governo. Una misura che, però, non ha mancato di suscitare polemiche.</p>
<p>Il disegno di legge, destinato ad entrare in vigore nelle prossime settimane, infatti, non cita mai le donne musulmane. Ma saranno loro, di fatto, le più colpite. La <strong>comunità musulmana</strong> è convinta, per questo, che il provvedimento abbia “chiare implicazioni discriminatorie e razziste” ed ha criticato duramente il governo liberale che guida il Quebec dal 2014. Il <em>National Council of Canadian Muslims</em>, citato dalla <a style="color: #0000ff" href="http://edition.cnn.com/2017/10/19/americas/quebec-face-covering-bill/index.html"><em>CNN</em></a>, attraverso un comunicato del suo presidente, Ihsaan Gardee, ha accusato l’esecutivo di Cuillard di “aver studiato a tavolino questa legislazione discriminatoria” per guadagnare consensi in vista delle elezioni provinciali previste il prossimo anno. “Il governo sta portando avanti la sua pericolosa agenda politica a discapito delle minoranze”, ha attaccato il presidente della principale associazione islamica canadese.</p>

<p>Ma il ministro della Giustizia del Quebec, Stéphanie Vallée, ha rispedito le accuse al mittente, difendendo il provvedimento presentato dall&#8217;esecutivo liberale e approvato con 66 voti a favore e 51 contrari nella giornata di mercoledì. “Stiamo discutendo della necessità di avere il volto scoperto e non di cosa usiamo per coprire il volto”, ha detto il ministro della Giustizia alla <a style="color: #0000ff" href="http://www.cbc.ca/news/canada/montreal/quebec-niqab-burka-bill-62-1.4360121"><em>CBC</em></a>, con riferimento alle polemiche in corso nella regione.</p>
<p>Polemiche che mettono in imbarazzo anche il premier canadese, <strong>Justin Trudeau</strong>. Il provvedimento, infatti, sembra avvicinarsi più alla linea dura dell’amministrazione Trump che a quella del giovane leader del Partito Liberale canadese, da sempre molto vicino alla comunità islamica. Ma oggi, lo stesso Trudeau che tanto aveva criticato in passato il Muslim Ban del presidente americano, <a href="http://www.independent.co.uk/news/world/americas/donald-trump-justin-trudeau-canada-immigration-ban-muslim-countries-a7552186.html">invitando in Canada tutti i rifugiati respinti dagli Stati Uniti</a>, si è limitato a prendere le distanze, auspicando che “i diritti di tutti i canadesi vengano rispettati” e chiarendo che “il governo federale non interferisce con le decisioni provinciali”.</p>

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		<title>Norvegia, via il burqa dalle scuole</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/norvegia-via-burqa-e-niqab-dalle-scuole.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2017 15:40:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Burqa]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[norvegia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="955" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783-1024x652.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La Norvegia è in procinto di emanare una legge che vieta di indossare qualsiasi tipo di velo islamico che copra il volto negli asili, nelle scuole e nelle università. Secondo fonti del governo norvegese, la normativa è pronta per essere resa efficace e occorre limare alcuni dettagli per evitare d&#8217;incorrere in errori che possano inficiare, per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/norvegia-via-burqa-e-niqab-dalle-scuole.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="955" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783-1024x652.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La <strong>Norvegia</strong> è in procinto di emanare una legge che vieta di indossare qualsiasi tipo di velo islamico che copra il volto negli asili, nelle scuole e nelle università. Secondo fonti del governo norvegese, la normativa è pronta per essere resa efficace e occorre limare alcuni dettagli per evitare d&#8217;incorrere in errori che possano inficiare, per via giudiziaria, la validità della legge. In caso di approvazione, la Norvegia sarebbe l&#8217;ultimo caso di Paese europeo che decide di creare una norma che vieti l&#8217;uso di burqa e niqab in determinati luoghi pubblici: una legge di particolare importanza per il Nord Europea dal momento che sarebbe il primo Stato della Scandinavia ad adottare questo tipo di regolamento.Il governo norvegese, attualmente guidato da Erna Solberg e composto dal Partito Conservatore della Norvegia e dal Partito del Progresso, e che è in sostanza un governo di minoranza che deve riuscire a trovare l’accordo di altre forze politiche per attuare le riforme volute dall’esecutivo, spera di ottenere un largo consenso. In particolare, i conservatori si appellano al fatto che questa legge abbia come scopo fondamentale l’integrazione delle donne straniere, soprattutto delle giovani, nella società norvegese. In un’intervista rilasciata all’agenzia Reuters, il ministro dell’Istruzione norvegese, Torbjoern Roe Isaksen, ha sostenuto come questa legge abbia il fine di tutelare la società norvegese e l’educazione che la scuola deve impartire: un’educazione che, a detta del ministro, passa anche attraverso la migliore forma di comunicazione possibile, fattore che non è raggiungibile con il volto coperto.I detrattori della riforma hanno immediatamente puntato il dito sulla volontà del premier di raccogliere consensi in vista delle elezioni di settembre, quando i cittadini norvegesi dovranno recarsi alle urne per rinnovare il Parlamento. In questo senso, una mossa di questo tipo potrebbe rafforzare i voti a destra del Partito Conservatore e dimostrare che il governo ha il controllo sull’immigrazione e non subisce i rischi di radicalizzazione e di ghettizzazione che si stanno manifestando nella vicina Svezia. Probabilmente, il fatto che questa riforma arrivi nell’estate delle elezioni è anche frutto di tattica politica. Ma è anche vero che il messaggio che si vuole inviare va ben al di là della semplice tornata elettorale ed avrà un impatto importante nella società norvegese. Se la riforma voluta da Solberg sarà attuata, tutti coloro che non si sottometteranno a questo divieto potrebbero essere espulsi dalle università così come perdere il proprio posto di lavoro. Si tratta dunque d una scelta abbastanza radicale, che dimostra la volontà di mostrare il lato duro della società norvegese di fronte al rischio di radicalizzazione.Il tema del velo è particolarmente in Scandinavia, poiché la rotta balcanica ha come terminale ultimo proprio i Paesi della regione, in particolare la Svezia. Tuttavia, rispetto a Stoccolma, Oslo non ha mai approvato una linea soft nei confronti della politica migratoria. Al contrario, la Norvegia si è dimostrata uno dei Paesi che più hanno resistito alle logiche dell’accoglienza intesa come accettazione dei valori delle nuove popolazioni in entrata. Soltanto l’anno scorso, il ministro per l’integrazione, Sylvi Listhaug, fu costretto a dimettersi dopo che aveva scritto sul proprio profilo di Facebook “Qui mangiamo carne di maiale, beviamo alcolici e mostriamo le nostre facce. Bisogna rispettare i valori, le leggi e le regole della Norvegia quando arrivi qui”. Il post aveva scatenato le ire delle opposizioni e aveva costretto il ministro alle dimissioni. Ma sulla questione del velo, anche la premier Solberg era stata altrettanto chiara, quando disse in un’intervista che non avrebbe mai assunto per un lavoro una persona con il niqab.La proposta di divieto del velo integrale da parte della Norvegia in tutti gli edifici scolastici, dall’asilo all’università, resta una legislazione di divieto parziale ma dal forte impatto sociale. In questo senso, la Norvegia si pone in un’ottica diversa rispetto agli atri Stati, ritenendo che il burqa o il niqab siano un problema nell’educazione dei ragazzi. Una sorta di aggiramento del problema che dimostra una certa scaltrezza di linguaggio ma anche una profonda visione politica. L&#8217;idea è in sostanza che il divieto debba essere imposto proprio nel momento in cui la giovane musulmana entra nel mondo scolastico e viene educata ai valori dello Stato. Un sistema d’integrazione alternativo che, probabilmente, aiuterà molto di più l’inclusione sociale delle donne musulmane rispetto alle decisioni di altri Stati di lasciare libera questa pratica di copertura del volto.</p>
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		<title>Burqa vietato in Austria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/in-austria-passa-la-legge-per-vietare-il-burqa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jun 2017 07:03:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Burqa]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170610002207_23407762.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170610002207_23407762.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170610002207_23407762-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170610002207_23407762-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170610002207_23407762-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Dal primo ottobre chiunque indosserà burqa o niqab nei luoghi pubblici austriaci sarà sanzionato con una multa da 150 euro. La proposta legge era stata già approvata dal parlamento a maggio ma questa settimana è stato dato il via ufficiale per la sua entrata in vigore dopo la firma del presidente Alexander Van der Bellen.Nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/in-austria-passa-la-legge-per-vietare-il-burqa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170610002207_23407762.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170610002207_23407762.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170610002207_23407762-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170610002207_23407762-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170610002207_23407762-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Dal primo ottobre chiunque indosserà <strong>burqa</strong> o <strong>niqab</strong> nei luoghi pubblici austriaci sarà sanzionato con una multa da 150 euro. La proposta legge era stata già approvata dal parlamento a maggio ma questa settimana è stato dato il via ufficiale per la sua entrata in vigore dopo la firma del presidente Alexander Van der Bellen.Nel pacchetto legge sottoposto al giudizio del parlamento dalla coalizione di governo, di cui fanno parte il Partito popolare austriaco e il Partito socialdemocratico d’Austria, sono state inserite anche altre misure di sicurezza oltre al divieto di indossare il velo. Innanzitutto, sempre a partire da ottobre, tutti i richiedenti asilo – che attualmente superano quota 90.000 in Austria – dovranno partecipare a corsi per imparare la lingua tedesca e ad altri per essere istruiti su quelli che sono considerati i &#8220;valori occidentali&#8221;. Questo per un arco di tempo di minimo 12 mesi.Non è finita qui. Anche la vendita o la distribuzione del <strong>Corano</strong> per le strade sarà vietata. Questa decisione è stata presa perché negli apparati di sicurezza c’è la consapevolezza che i gruppi legati al radicalismo islamico hanno spesso usato questa tecnica per reclutare nuovi adepti. Nel 2016 infatti la polizia tedesca ha portato a termine una maxi operazione per porre fine alla propaganda di odio portata avanti dal gruppo islamista che si faceva chiamare “La Vera Religione (Die Wahre Religion)”. Dalle forze dell’ordine sono stati controllati oltre 100 siti in tutti i 10 Paesi in cui operava il gruppo che promuoveva il fanatismo islamico, compresi alcuni edifici all’interno dei confini austriaci. In tutti i luoghi dove era attivo il gruppo di propaganda islamica veniva utilizzata la distribuzione del Corano come metodo per adescare nuovi accòliti.Non è una coincidenza che l’entrata in vigore ufficiale della legge approvata ieri dal parlamento sia prevista per il primo ottobre. Le prossime elezioni austriache sono previste per metà ottobre e il Partito della libertà (FPO), considerato di estrema destra, preoccupa sempre più la coalizione attualmente alla guida del governo. Sotto la guida di Heinz-Christian Strache il partito nazionalista austriaco a salire nei sondaggi grazie anche, e forse soprattutto, alla linea dura contro l’islam promossa dal leader del FPO. La retorica anti-islamizzazione ha pagato e il partito popolare insieme ai socialdemocratici hanno deciso di giocare la carta della sicurezza interna per tentare di tenere a bada quella che ormai, in Europa, viene indicata come “destra populista” .</p>
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		<title>Quelle donne coraggio con burqa e mimetica</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/donne/afghanistan-goodbye-2/quelle-donne-coraggio-con-burqa-e-mimetica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Sep 2014 11:19:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Burqa]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="514" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1412577099-donne-soldato.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1412577099-donne-soldato.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1412577099-donne-soldato-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1412577099-donne-soldato-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Herat &#8211; Nel 207° corpo d&#8217;armata di Herat sono arruolate 21 donne. Un sergente con il velo nero sul capo urla gli ordini: attenti, fianco dest, march. Le donne soldato scattano e gridano per tre volte hurrà, come se fosse normale nel paese dove vige la legge del burqa. L&#8217;aspetto curioso è che fra gli anfibi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/donne/afghanistan-goodbye-2/quelle-donne-coraggio-con-burqa-e-mimetica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="514" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1412577099-donne-soldato.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1412577099-donne-soldato.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1412577099-donne-soldato-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1412577099-donne-soldato-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p><p>Herat &#8211; Nel 207° corpo d&#8217;armata di Herat sono arruolate 21 donne. Un sergente con il velo nero sul capo urla gli ordini: attenti, fianco dest, march. Le donne soldato scattano e gridano per tre volte hurrà, come se fosse normale nel paese dove vige la legge del burqa. L&#8217;aspetto curioso è che fra gli anfibi spuntano sandali e scarpe femminili.</p>
<p>Il sergente con occhialini e rotondetta è Sakina Ismaili. A 27 anni e con tre figli garantisce: «Certo che so usare il kalashnikov. Posso sfidarti al tiro a segno». I bigotti dell&#8217;Islam duro e puro la considerano una «svergognata», ma Sakina vuole diventare generale. La più anziana è il tenente Laila Ibrahimi, che ha dovuto vivere per mesi sotto protezione a causa delle minacce di morte dei talebani. A soli 18 anni, Zhara Kawari ha deciso di indossare la divisa e usa Facebook per farsi amici fuori dall&#8217;Afghanistan.</p>
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