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	<title>Doug ford Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 06 Sep 2026 22:03:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Doug ford Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Lake Ontario diventa Lake America: storia del grande lago e della supercazzola di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lake-ontario-diventa-lake-america-storia-del-grande-lago-e-della-supercazzola-di-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 08:58:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[lago ontario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1172" height="691" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-04-225541.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-04-225541.jpg 1172w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-04-225541-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-04-225541-1024x604.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-04-225541-768x453.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-04-225541-600x354.jpg 600w" sizes="(max-width: 1172px) 100vw, 1172px" /></p>
<p>Washington può modificare il nome utilizzato dal governo federale americano, ma non può imporre al Canada di cambiare il proprio. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lake-ontario-diventa-lake-america-storia-del-grande-lago-e-della-supercazzola-di-trump.html">Lake Ontario diventa Lake America: storia del grande lago e della supercazzola di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1172" height="691" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-04-225541.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-04-225541.jpg 1172w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-04-225541-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-04-225541-1024x604.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-04-225541-768x453.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-04-225541-600x354.jpg 600w" sizes="(max-width: 1172px) 100vw, 1172px" /></p>
<p>Se un giorno gli storici dovessero cercare il momento esatto in cui la geopolitica nordamericana ha deciso di misurarsi anche a colpi di pennarello sulle mappe, il 27 agosto scorso sarebbe un candidato piuttosto serio. <strong>Donald Trump</strong> ha infatti deciso che, dopo il <strong>Golfo del Messico</strong>, anche un altro pezzo d&#8217;acqua aveva bisogno di una dose supplementare di &#8220;grandezza americana&#8221;: il <strong>Lago Ontario</strong> è diventato, per il governo federale statunitense, <strong>Lake America</strong>.</p>



<p>Peccato che il lago non sia statunitense. Circa il 52% della sua superficie appartiene al Canada e il restante territorio alle acque statunitensi; soprattutto, il nome Ontario esiste da secoli prima che esistessero tanto gli Stati Uniti quanto il Canada.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://ichef.bbci.co.uk/news/1024/cpsprodpb/0e1d/live/af1fe3d0-a660-11f1-9e66-d528091f3354.jpg.webp" alt=""/></figure>



<p>La questione potrebbe sembrare una delle eccentricità della politica trumpiana. Ma dietro il nuovo nome c&#8217;è una storia molto più lunga: quella di un lago che è stato territorio indigeno, frontiera imperiale, teatro di guerre, arteria commerciale e infine uno dei simboli della complessa interdipendenza fra Stati Uniti e Canada.</p>



<p>Per capire perché &#8220;Lake America&#8221; abbia suscitato tante reazioni bisogna partire da molto prima della nascita degli Stati Uniti.</p>



<p>Il Lago Ontario è il più orientale dei <strong>cinque Grandi Laghi</strong> e rappresenta il passaggio naturale fra il sistema dei laghi e l&#8217;Oceano Atlantico attraverso il fiume <strong>San Lorenzo</strong>. Per secoli le sue acque sono state percorse dalle popolazioni indigene e utilizzate come via di comunicazione, commercio e pesca. L&#8217;area apparteneva al mondo storico della <strong>Confederazione Haudenosaunee</strong> e di altre popolazioni indigene molto prima dell&#8217;arrivo delle potenze europee.</p>



<p>Ed è proprio qui che il nuovo nome scelto da Washington incontra il primo problema storico.</p>



<p>&#8220;Ontario&#8221; non è un&#8217;invenzione britannica né americana. L&#8217;origine del termine è indigena. Le fonti contemporanee riportano l&#8217;etimologia dal termine associato alle <strong>popolazioni Huron-Wendat</strong>, generalmente collegato al significato di &#8220;lago dalle acque splendenti&#8221; o &#8220;grande lago&#8221;; il governo dell&#8217;Ontario riconduce invece il nome a una forma iroquois, &#8220;kanadario&#8221;, associata all&#8217;idea di acqua scintillante. Le diverse ricostruzioni linguistiche non cambiano il dato fondamentale: <strong>Ontario è un nome di origine indigena</strong>.</p>



<p>È dunque un nome che precede la frontiera internazionale moderna. Quando arrivarono francesi e britannici, il lago divenne progressivamente uno dei punti strategici della competizione imperiale nordamericana. Il suo collegamento con il San Lorenzo lo rendeva infatti una porta naturale verso l&#8217;interno del continente. Il controllo del lago significava controllare una delle principali vie di comunicazione fra l&#8217;Atlantico e i territori dei Grandi Laghi.</p>



<p>Il Lago Ontario entrò direttamente nella storia degli Stati Uniti con la Guerra d&#8217;indipendenza.</p>



<p>Il <strong>Trattato di Parigi del 1783</strong> stabilì infatti una parte del confine settentrionale lungo il sistema dei Grandi Laghi. Il testo del trattato descrive esplicitamente il confine attraverso il Lago Ontario e gli altri Grandi Laghi, definendo una linea che passava attraverso il centro delle acque.</p>



<p>È un dettaglio importante: il lago non fu &#8220;americano&#8221; semplicemente perché si trovava vicino agli Stati Uniti. Diventò una <strong>frontiera internazionale</strong>, condivisa fra territori appartenenti a due Stati. E questa caratteristica sarebbe diventata ancora più evidente pochi decenni dopo. Durante la <strong>guerra del 1812</strong>, combattuta dagli Stati Uniti contro la Gran Bretagna, il Lago Ontario rappresentò uno dei principali teatri strategici. Il controllo delle sue acque era essenziale per spostare truppe, rifornimenti e merci. Il lago, insieme al Niagara e al San Lorenzo, costituiva una delle principali infrastrutture militari e logistiche del conflitto. Non era semplicemente una grande massa d&#8217;acqua fra due Paesi: era una delle autostrade della guerra.</p>



<p>Nel XIX secolo arrivarono i grandi canali: <strong>Erie, Oswego, Welland e, più tardi, il sistema del San Lorenzo</strong>. Queste infrastrutture trasformarono il lago in un nodo fondamentale per il commercio continentale, collegando i Grandi Laghi con l&#8217;Atlantico e permettendo la crescita delle città e dei porti sulle sue rive.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://sanctuaries.noaa.gov/media/lake-ontario/2020818-north-star-helm-1000.jpg" alt=""/></figure>



<p>La NOAA, che nel 2024 ha istituito il <strong>Lake Ontario National Marine Sanctuary</strong>, sottolinea proprio questa continuità storica: nell&#8217;area sono stati identificati 41 relitti e un aereo, mentre le ricerche indicano la possibile presenza di altri 19 relitti, tre aerei e numerosi siti archeologici sommersi. Insomma, se qualcuno volesse davvero cancellare la storia del lago cambiandone il nome, avrebbe parecchio lavoro sott&#8217;acqua.</p>



<p>Il 27 agosto il presidente ha firmato l&#8217;Executive Order 14422, intitolato<a href="https://www.whitehouse.gov/wp-content/uploads/2026/08/eo-14422.pdf"> <em>Honoring the American History of the Great Lakes and Re-naming Lake Ontario as Lake America</em></a>. Il provvedimento ordina al governo federale statunitense di utilizzare il nuovo nome e incarica il sistema federale di denominazione geografica di procedere alla modifica. La motivazione ufficiale è patriottica: secondo l&#8217;amministrazione, gli Stati Uniti sarebbero il principale protettore dei Grandi Laghi e avrebbero garantito sicurezza e investimenti necessari alla navigazione, alla ricreazione e all&#8217;utilizzo delle acque.</p>



<p>E il Canada non ha alcuna intenzione di adeguarsi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.vmcdn.ca/f/files/shared/feeds/cp/2026/08/4c6d2ce4ea4b5507f8a59a082165e9c27c10bb2b605306a6f1d1431aeddb89ea.jpg;w=960" alt=""/></figure>



<p>Il premier dell&#8217;Ontario <strong>Doug Ford </strong>ha scelto di reagire alla supercazzola trumpiana facendo installare un gigantesco cartello con una dichiarazione piuttosto semplice: <strong>&#8220;Lake Ontario. Now and Always&#8221;</strong>. Il primo ministro canadese <strong>Mark Carney</strong> ha difeso a sua volta il nome storico, mentre rappresentanti indigeni hanno denunciato la decisione come una cancellazione di una parte della loro storia. La Seneca Nation ha chiesto formalmente a Trump di revocare l&#8217;ordine, sostenendo che il nome del lago possiede un significato culturale che precede di secoli l&#8217;esistenza degli Stati Uniti.</p>



<p>E c&#8217;è un dettaglio che rende la vicenda quasi surreale: <strong>Washington può modificare il nome utilizzato dal governo federale americano, ma non può imporre al Canada di cambiare il proprio. </strong>Il lago resta quindi Ontario a Nord della frontiera e America a Sud, almeno sulle mappe che hanno scelto di adeguarsi. Google ha infatti modificato Google Maps per gli utenti statunitensi, mentre in Canada continua a comparire Lake Ontario. Nel resto del mondo vengono mostrati entrambi i nomi. Anche Apple Maps ha successivamente adottato Lake America per gli utenti statunitensi. MapQuest, invece, ha scelto di mantenere il nome tradizionale. Per gli utenti americani, dunque, il lago Ontario è ora Lake America. Per quelli canadesi resta Lake Ontario. E per molti altri utenti del mondo Google mostra entrambi i nomi.</p>



<p>C&#8217;è infine un piccolo problema di geografia, disciplina che talvolta si rivela ostile alla politica: <strong>America non significa Stati Uniti</strong>. Il Canada è America, esattamente come lo sono gli Stati Uniti. E il Lago Ontario, guarda caso, è condiviso da entrambi. Così Trump, nel tentativo di rendere &#8220;americano&#8221; un lago già americano, ha finito per appropriarsi di un nome che appartiene anche ai suoi vicini. </p>



<p>E niente&#8230;fa già ridere così.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Perché tra gli Usa e il Canada la guerra commerciale non ha fine</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/perche-tra-gli-usa-e-il-canada-la-guerra-commerciale-non-ha-fine.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2025 08:54:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Perche-tra-gli-Usa-e-il-Canada-la-guerra-commerciale-non-ha-fine.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Perche-tra-gli-Usa-e-il-Canada-la-guerra-commerciale-non-ha-fine.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Perche-tra-gli-Usa-e-il-Canada-la-guerra-commerciale-non-ha-fine-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Perche-tra-gli-Usa-e-il-Canada-la-guerra-commerciale-non-ha-fine-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Perche-tra-gli-Usa-e-il-Canada-la-guerra-commerciale-non-ha-fine-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Perche-tra-gli-Usa-e-il-Canada-la-guerra-commerciale-non-ha-fine-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Perche-tra-gli-Usa-e-il-Canada-la-guerra-commerciale-non-ha-fine-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra Stati Uniti e Canada torna il gelo in materia di negoziati commerciali. Tutti gli scenari della trade war.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Perche-tra-gli-Usa-e-il-Canada-la-guerra-commerciale-non-ha-fine.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Perche-tra-gli-Usa-e-il-Canada-la-guerra-commerciale-non-ha-fine.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Perche-tra-gli-Usa-e-il-Canada-la-guerra-commerciale-non-ha-fine-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Perche-tra-gli-Usa-e-il-Canada-la-guerra-commerciale-non-ha-fine-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Perche-tra-gli-Usa-e-il-Canada-la-guerra-commerciale-non-ha-fine-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Perche-tra-gli-Usa-e-il-Canada-la-guerra-commerciale-non-ha-fine-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Perche-tra-gli-Usa-e-il-Canada-la-guerra-commerciale-non-ha-fine-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra <strong>Stati Uniti e Canada</strong> torna il gelo in materia di negoziati commerciali dopo che il presidente americano <strong>Donald Trump</strong> ha bloccato i colloqui bilaterali con il premier di Ottawa <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/carney-merz-e-non-solo-quando-la-finanza-scala-la-politica.html">Mark Carney</a></strong>. Il <em>casus belli</em> preso a pretesto dagli Usa per rompere i colloqui col Canada è stato uno spot dello Stato dell&#8217;Ontario, approvato dal premier <strong>Doug Ford,</strong> rappresentante <strong>Ronald Reagan</strong> criticare il protezionismo e le politiche tariffarie in un discorso degli Anni Ottanta. Un colpo di coda inatteso che ha causato l&#8217;ira della Casa Bianca. Su cui, però, pendono anche diverse problematiche concrete. In particolare un dato di fatto: il Canada non ha intenzione di fare eccessive con<strong>cessioni unilaterali</strong> a Washington.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le dinamiche del commercio Usa-Canada</h2>



<p><a href="https://ycharts.com/indicators/us_exports_of_goods_to_canada_monthly">In un anno il commercio Usa-Canada è sceso del 5%</a> ma Ottawa tiene il punto nonostante Trump abbia colpito il Paese confinante con dazi al <strong>35% per tutti i beni non interessati dall&#8217;accordo di libero scambio Usmca</strong> esteso al Messico. Carney ha rimosso molte delle misure straordinarie imposte dal predecessore <strong>Justin Trudeau</strong>, da cui ha ereditato in primavera la guida del Partito Liberale e del Paese, ma ha <strong>mantenuto un approccio negoziale netto</strong>, mirando al contempo a spuntare a sua volta concessioni e a disaccoppiare Ottawa dalla dipendenza dagli Usa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come Carney gestisce i dazi di Trump</h2>



<p>Carney e il suo governo hanno, ad esempio, ridotto le restrizioni circa le quote di esportazione di automobili concesse a General Motors e <a href="https://it.insideover.com/economia/stellantis-boom-di-investimenti-in-america-cosi-elkann-fa-contento-trump.html">Stellantis </a>dopo la decisione di queste aziende di alzare la produzione in Canada, ma parimenti ha chiesto agli Usa di risolvere diverse asimmetrie. </p>



<p><a href="https://www.thestar.com/business/u-s-tariffs-on-canadian-autos-parts-jumped-to-us-380-million-in-july-report/article_92ff13e7-9828-5d5d-94db-141ececaa472.html">L&#8217;Anderson Economic Group</a> ha rilevato che a luglio le tariffe americane su parti d&#8217;auto canadesi sono più che raddoppiate a 380 milioni di dollari. Inoltre, il premier della British Colombuia <a href="https://www.thestar.com/politics/latest-american-tariffs-on-b-c-lumber-are-absurd-says-premier-david-eby/article_3a397aae-ef54-589b-b3ce-f588d6117bff.html">David Eby ha lamentato che Washington </a>applica oggi tariffe più basse alle importazioni di legname russo rispetto a quanto fa sul Canada.</p>



<p>Insomma, il Canada chiede reciprocità e sanamento delle asimmetrie. <strong>Questo è un atteggiamento pugnace e determinato,</strong> che Trump ha maldigerito anche alla luce del fatto che Ottawa sta cercando nuovi <strong>mercati di sbocco per le sue merci</strong> di fronte al crescente trend protezionistico su scala globale. Carney si sta per recare al summit sudcoreano dell&#8217;Asia-Pacific Economic Community (Apec) dove intende cercare nuove sponde per accordi commerciali: firmata di recente una partnership con l&#8217;Indonesia, ora Ottawa ne cerca di ulteriori con Malesia, Filippine, Corea del Sud e Giappone. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Obiettivo: diversificare</h2>



<p><a href="https://www.newsweek.com/mark-carney-turns-attention-to-asia-as-trump-terminates-trade-negotiations-10934987">Parlando con <em>Newsweek</em></a> <strong>Vina Nadjibulla, vicepresidente dell&#8217;Asia Pacific Foundation of Canada</strong>, ha dichiarato che &#8220;mentre l&#8217;economia mondiale si sta frammentando, Carney deve chiarire che il Canada si distingue ed è ancora interessato al commercio basato su regole e alla globalizzazione&#8221;. <strong>Il Canada ha l&#8217;obiettivo di raddoppiare l&#8217;export verso mercati diversi dagli Usa</strong>, assorbenti oggi circa tre quarti delle vendite del Paese. L&#8217;approccio con l&#8217;Unione Europea, la scelta di creare un sistema di export del gas naturale liquefatto alternativo a quello Usa e la ricerca di accordi commerciali sono una traccia. E potrebbe non finire qui.</p>



<p>Come nota EuNews, infatti, &#8220;il Canada è anche il più grande fornitore straniero di acciaio, alluminio e uranio agli Stati Uniti e possiede 34 minerali e metalli essenziali che il Pentagono desidera ardentemente e in cui sta investendo per la sicurezza nazionale&#8221;. Se quell&#8217;export <strong>prendesse altre strade per effetto dei dazi</strong> gli Usa ne risentirebbero attivamente. E Carney questo lo sa. Puntando di conseguenza a negoziare, non a capitolare, sul commercio con l&#8217;ingombrante vicino del suo Paese.</p>



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		<title>Dal Messico al Canada, Trump da l&#8217;addio alla politica di buon vicinato</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dal-messico-al-canada-trump-da-laddio-alla-politica-di-buon-vicinato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jan 2025 16:47:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Usa 2024]]></category>
		<category><![CDATA[insediamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="768" height="432" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-994863380-640x640-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-994863380-640x640-1.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-994863380-640x640-1-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-994863380-640x640-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-994863380-640x640-1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p>Come si muoverà l'amministrazione Trump con i vicini continentali, da Nord a Sud, tra immigrazione e dazi doganali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-messico-al-canada-trump-da-laddio-alla-politica-di-buon-vicinato.html">Dal Messico al Canada, Trump da l&#8217;addio alla politica di buon vicinato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="768" height="432" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-994863380-640x640-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-994863380-640x640-1.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-994863380-640x640-1-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-994863380-640x640-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-994863380-640x640-1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p>&#8220;<em>Gli Stati Uniti torneranno isolazionisti</em>&#8220;: questo è il <em>refrain</em> caro a chi vede nella prossima amministrazione Trump un palese intento di Washington di battere in ritirata. Ma è davvero così? A questo proposito occorre fare due precisazioni: sebbene il futuro presidente degli Stati Uniti non abbia una grande passione né per la politica estera tantomeno per i multilateralismo, l&#8217;isolazionismo è cosa ben diversa. A questo occorre aggiungere che, a ben vedere, gli Stati Uniti isolazionisti non lo sono stati mai. E di certo non cominceranno adesso.</p>



<p>Il passato e l’attuale fotografia delle relazioni tra Washington e i vicini possono aiutare a fare qualche previsione. Trump certamente impronterà la sua idea di “<strong>buon vicinato</strong>” sul pragmatismo e sulla centralità degli interessi americani, in linea con la sua filosofia &#8220;<em><strong>America First</strong></em>&#8220;. Le relazioni con i Paesi confinanti, come Messico e Canada, e con l&#8217;America Latina nel suo complesso, saranno certamente gestite in modo selettivo, puntando a vantaggi economici e strategici diretti per gli Stati Uniti. È probabile, inoltre, che Trump mantenga il suo tradizionale <strong>scetticismo verso le organizzazioni regionali </strong>come l’Organizzazione degli Stati Americani, privilegiando un dialogo bilaterale con i singoli Paesi, giudicato più vantaggioso e gestibile. C’è da aspettarsi che il filo conduttore di questa strategia resterà un severo nazionalismo economico e politico, con una netta riluttanza a investire risorse diplomatiche o finanziarie in relazioni che non apportino benefici diretti.</p>



<p>Nell’immediato esiste un’<strong>emergenza Canada</strong> che va sanata prima creare una frattura storica nel blocco nordamericano. Di certo, le <em>boutade</em> sul 51esimo stato non giovano alla situazione, aggravatasi con le dimissioni di<strong> Justin Trudeau</strong>. Quest&#8217;ultimo, che si dimetterà dall&#8217;incarico di primo ministro all&#8217;inizio di marzo, promette contromisure se Trump metterà in atto la sua minaccia e vuole una risposta unita dal Governo federale e da dieci province. Ma stanno emergendo delle divisioni interne, con alcune province scontente di quella che ritengono una mancanza di leadership da parte di Ottawa. &#8220;<em>Il governo federale … deve darsi una mossa</em>&#8220;, ha affermato il premier dell&#8217;Ontario Doug Ford. L&#8217;Ontario, la provincia più popolosa e il cuore industriale del Canada, potrebbe perdere fino a 500.000 posti di lavoro se venissero imposte delle tariffe capestro. Trudeau terrà una riunione del suo Governo proprio tra il 20 e il 21 gennaio, mentre Trump si insedierà alla Casa Bianca. Il governo canadese sta preparando miliardi di dollari in misure di ritorsione sulle esportazioni statunitensi in Canada se il presidente eletto dovesse dare seguito alla minaccia di imporre dazi sui prodotti canadesi, dando il via a una potenziale resa dei conti tra due Paesi che sono uno il maggiori partner commerciale dell&#8217;altro. &#8220;<em>Supporto il principio di una risposta dollaro per dollaro</em>&#8220;, ha detto il premier dimissionario Trudeau.</p>



<p>Guardando al confine meridionale, nei confronti del <strong>Messico</strong> è prevedibile un rinnovato impegno nel controllo dell&#8217;<strong>immigrazione irregolare</strong>, con la possibile ripresa dei progetti di rafforzamento della sicurezza al confine, incluso il famigerato muro. Parallelamente, potrebbero emergere pressioni per una maggiore cooperazione nel contrasto al <strong>narcotraffico</strong>, ma con un approccio che spinga il Governo messicano a farsi carico di un ruolo più rilevante nei costi e nelle responsabilità. Sul piano economico, la rinegoziazione di accordi come l’<strong>USMCA</strong> potrebbe rappresentare un ulteriore capitolo di tensioni e aggiustamenti, soprattutto in nome della tutela del lavoro e dell’industria americana. Sulla questione migratoria Trump ha giocato almeno la metà della sua campagna elettorale, ma non è l’unica vicenda in ballo. Questo mese, durante una conferenza stampa nella sua tenuta di Mar-a-Lago, Trump ha annunciato la sua ultima visione per la revisione della mappa del mondo: &#8220;<em>Cambieremo il nome del Golfo del Messico in Golfo d&#8217;America, che ha un suono meraviglioso</em>&#8220;. Si tratta di bordate che vanno comunque prese sul serio, considerando il rango del leader che le propone. In effetti, Trump incolpa ferocemente il vicino meridionale degli Stati Uniti per il flusso di migranti &#8220;illegali&#8221; e droga verso Nord, come se la domanda di sostanze illecite non giungesse dal cuore degli Stati Uniti. Né, di certo, la dipendenza economica degli Stati Uniti dalla <strong>manovalanza clandestina</strong> è un dato da poter ignorare.</p>



<p>Le nomine di Trump, tra cui <strong>Marco Rubio</strong> come Segretario di Stato, Christopher Landau come Vice Segretario di Stato e le rapide nomine di ambasciatori statunitensi in diversi paesi latinoamericani, come il Messico, indicano che la regione sarà una priorità più alta per la politica estera degli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguarda migrazione e droghe illecite. Il crescente allineamento di Trump con leader populisti, spesso autoritari in America Latina, come <strong>Javier Milei</strong> in Argentina, <strong>Nayib Bukele</strong> di El Salvador e la<strong> famiglia Bolsonaro</strong> in Brasile, potrebbe incoraggiare gli attori antidemocratici, agitando le sabbie mobili dell&#8217;area. Tuttavia, in qualità di massimo diplomatico del Paese, Rubio avrebbe il compito di guidare gli sforzi volti a espandere l&#8217;influenza degli Stati Uniti. A lui, inoltre, l’ingrato compito cercare di disinnescare alcune delle tensioni derivanti da tale minaccia e dall&#8217;effettiva imposizione di tariffe, se ciò dovesse verificarsi.</p>



<p>Dal Canada alla Groenlandia, dunque, passando per il <strong><em><a href="https://it.insideover.com/politica/trump-rivuole-il-canale-di-panama-ma-puo-riprenderselo-solo-con-la-guerra.html#google_vignette">Panama affair</a></em></strong>, le parole di Trump annunciano che la passività degli Stati Uniti nell&#8217;emisfero occidentale è finita. Negli ultimi decenni, una lunga tradizione di attenzione Usa verso i propri vicini è stata abbandonata in maniera <em>bipartisan</em>. Con la fine della Guerra Fredda, Washington ha dato per scontato di “essere al sicuro”, lanciandosi soprattutto in Medio Oriente: dal primo conflitto in Iraq fino alla <em>War on terror</em>. Intimidita dall&#8217;insicurezza da “scontro di civiltà” ha lasciato che gli avversari degli Stati Uniti colmassero i vuoti: vedasi la Cina in America Latina. Ma anche Russia e Iran (a mezzo Hezbollah), lesti a promuovere i loro interessi nell’America caraibica e meridionale. Si tratta di un ritorno alla <strong>dottrina Monroe</strong>? Sostanzialmente sì, ma con una differenza: le mappe geografiche non sono più quelle del 1823.</p>
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