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Politica

Lake Ontario diventa Lake America: storia del grande lago e della supercazzola di Trump

Washington può modificare il nome utilizzato dal governo federale americano, ma non può imporre al Canada di cambiare il proprio.

Se un giorno gli storici dovessero cercare il momento esatto in cui la geopolitica nordamericana ha deciso di misurarsi anche a colpi di pennarello sulle mappe, il 27 agosto scorso sarebbe un candidato piuttosto serio. Donald Trump ha infatti deciso che, dopo il Golfo del Messico, anche un altro pezzo d’acqua aveva bisogno di una dose supplementare di “grandezza americana”: il Lago Ontario è diventato, per il governo federale statunitense, Lake America.

Peccato che il lago non sia statunitense. Circa il 52% della sua superficie appartiene al Canada e il restante territorio alle acque statunitensi; soprattutto, il nome Ontario esiste da secoli prima che esistessero tanto gli Stati Uniti quanto il Canada.

La questione potrebbe sembrare una delle eccentricità della politica trumpiana. Ma dietro il nuovo nome c’è una storia molto più lunga: quella di un lago che è stato territorio indigeno, frontiera imperiale, teatro di guerre, arteria commerciale e infine uno dei simboli della complessa interdipendenza fra Stati Uniti e Canada.

Per capire perché “Lake America” abbia suscitato tante reazioni bisogna partire da molto prima della nascita degli Stati Uniti.

Il Lago Ontario è il più orientale dei cinque Grandi Laghi e rappresenta il passaggio naturale fra il sistema dei laghi e l’Oceano Atlantico attraverso il fiume San Lorenzo. Per secoli le sue acque sono state percorse dalle popolazioni indigene e utilizzate come via di comunicazione, commercio e pesca. L’area apparteneva al mondo storico della Confederazione Haudenosaunee e di altre popolazioni indigene molto prima dell’arrivo delle potenze europee.

Ed è proprio qui che il nuovo nome scelto da Washington incontra il primo problema storico.

“Ontario” non è un’invenzione britannica né americana. L’origine del termine è indigena. Le fonti contemporanee riportano l’etimologia dal termine associato alle popolazioni Huron-Wendat, generalmente collegato al significato di “lago dalle acque splendenti” o “grande lago”; il governo dell’Ontario riconduce invece il nome a una forma iroquois, “kanadario”, associata all’idea di acqua scintillante. Le diverse ricostruzioni linguistiche non cambiano il dato fondamentale: Ontario è un nome di origine indigena.

È dunque un nome che precede la frontiera internazionale moderna. Quando arrivarono francesi e britannici, il lago divenne progressivamente uno dei punti strategici della competizione imperiale nordamericana. Il suo collegamento con il San Lorenzo lo rendeva infatti una porta naturale verso l’interno del continente. Il controllo del lago significava controllare una delle principali vie di comunicazione fra l’Atlantico e i territori dei Grandi Laghi.

Il Lago Ontario entrò direttamente nella storia degli Stati Uniti con la Guerra d’indipendenza.

Il Trattato di Parigi del 1783 stabilì infatti una parte del confine settentrionale lungo il sistema dei Grandi Laghi. Il testo del trattato descrive esplicitamente il confine attraverso il Lago Ontario e gli altri Grandi Laghi, definendo una linea che passava attraverso il centro delle acque.

È un dettaglio importante: il lago non fu “americano” semplicemente perché si trovava vicino agli Stati Uniti. Diventò una frontiera internazionale, condivisa fra territori appartenenti a due Stati. E questa caratteristica sarebbe diventata ancora più evidente pochi decenni dopo. Durante la guerra del 1812, combattuta dagli Stati Uniti contro la Gran Bretagna, il Lago Ontario rappresentò uno dei principali teatri strategici. Il controllo delle sue acque era essenziale per spostare truppe, rifornimenti e merci. Il lago, insieme al Niagara e al San Lorenzo, costituiva una delle principali infrastrutture militari e logistiche del conflitto. Non era semplicemente una grande massa d’acqua fra due Paesi: era una delle autostrade della guerra.

Nel XIX secolo arrivarono i grandi canali: Erie, Oswego, Welland e, più tardi, il sistema del San Lorenzo. Queste infrastrutture trasformarono il lago in un nodo fondamentale per il commercio continentale, collegando i Grandi Laghi con l’Atlantico e permettendo la crescita delle città e dei porti sulle sue rive.

La NOAA, che nel 2024 ha istituito il Lake Ontario National Marine Sanctuary, sottolinea proprio questa continuità storica: nell’area sono stati identificati 41 relitti e un aereo, mentre le ricerche indicano la possibile presenza di altri 19 relitti, tre aerei e numerosi siti archeologici sommersi. Insomma, se qualcuno volesse davvero cancellare la storia del lago cambiandone il nome, avrebbe parecchio lavoro sott’acqua.

Il 27 agosto il presidente ha firmato l’Executive Order 14422, intitolato Honoring the American History of the Great Lakes and Re-naming Lake Ontario as Lake America. Il provvedimento ordina al governo federale statunitense di utilizzare il nuovo nome e incarica il sistema federale di denominazione geografica di procedere alla modifica. La motivazione ufficiale è patriottica: secondo l’amministrazione, gli Stati Uniti sarebbero il principale protettore dei Grandi Laghi e avrebbero garantito sicurezza e investimenti necessari alla navigazione, alla ricreazione e all’utilizzo delle acque.

E il Canada non ha alcuna intenzione di adeguarsi.

Il premier dell’Ontario Doug Ford ha scelto di reagire alla supercazzola trumpiana facendo installare un gigantesco cartello con una dichiarazione piuttosto semplice: “Lake Ontario. Now and Always”. Il primo ministro canadese Mark Carney ha difeso a sua volta il nome storico, mentre rappresentanti indigeni hanno denunciato la decisione come una cancellazione di una parte della loro storia. La Seneca Nation ha chiesto formalmente a Trump di revocare l’ordine, sostenendo che il nome del lago possiede un significato culturale che precede di secoli l’esistenza degli Stati Uniti.

E c’è un dettaglio che rende la vicenda quasi surreale: Washington può modificare il nome utilizzato dal governo federale americano, ma non può imporre al Canada di cambiare il proprio. Il lago resta quindi Ontario a Nord della frontiera e America a Sud, almeno sulle mappe che hanno scelto di adeguarsi. Google ha infatti modificato Google Maps per gli utenti statunitensi, mentre in Canada continua a comparire Lake Ontario. Nel resto del mondo vengono mostrati entrambi i nomi. Anche Apple Maps ha successivamente adottato Lake America per gli utenti statunitensi. MapQuest, invece, ha scelto di mantenere il nome tradizionale. Per gli utenti americani, dunque, il lago Ontario è ora Lake America. Per quelli canadesi resta Lake Ontario. E per molti altri utenti del mondo Google mostra entrambi i nomi.

C’è infine un piccolo problema di geografia, disciplina che talvolta si rivela ostile alla politica: America non significa Stati Uniti. Il Canada è America, esattamente come lo sono gli Stati Uniti. E il Lago Ontario, guarda caso, è condiviso da entrambi. Così Trump, nel tentativo di rendere “americano” un lago già americano, ha finito per appropriarsi di un nome che appartiene anche ai suoi vicini.

E niente…fa già ridere così.

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