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Tra Stati Uniti e Canada torna il gelo in materia di negoziati commerciali dopo che il presidente americano Donald Trump ha bloccato i colloqui bilaterali con il premier di Ottawa Mark Carney. Il casus belli preso a pretesto dagli Usa per rompere i colloqui col Canada è stato uno spot dello Stato dell’Ontario, approvato dal premier Doug Ford, rappresentante Ronald Reagan criticare il protezionismo e le politiche tariffarie in un discorso degli Anni Ottanta. Un colpo di coda inatteso che ha causato l’ira della Casa Bianca. Su cui, però, pendono anche diverse problematiche concrete. In particolare un dato di fatto: il Canada non ha intenzione di fare eccessive concessioni unilaterali a Washington.

Le dinamiche del commercio Usa-Canada

In un anno il commercio Usa-Canada è sceso del 5% ma Ottawa tiene il punto nonostante Trump abbia colpito il Paese confinante con dazi al 35% per tutti i beni non interessati dall’accordo di libero scambio Usmca esteso al Messico. Carney ha rimosso molte delle misure straordinarie imposte dal predecessore Justin Trudeau, da cui ha ereditato in primavera la guida del Partito Liberale e del Paese, ma ha mantenuto un approccio negoziale netto, mirando al contempo a spuntare a sua volta concessioni e a disaccoppiare Ottawa dalla dipendenza dagli Usa.

Come Carney gestisce i dazi di Trump

Carney e il suo governo hanno, ad esempio, ridotto le restrizioni circa le quote di esportazione di automobili concesse a General Motors e Stellantis dopo la decisione di queste aziende di alzare la produzione in Canada, ma parimenti ha chiesto agli Usa di risolvere diverse asimmetrie.

L’Anderson Economic Group ha rilevato che a luglio le tariffe americane su parti d’auto canadesi sono più che raddoppiate a 380 milioni di dollari. Inoltre, il premier della British Colombuia David Eby ha lamentato che Washington applica oggi tariffe più basse alle importazioni di legname russo rispetto a quanto fa sul Canada.

Insomma, il Canada chiede reciprocità e sanamento delle asimmetrie. Questo è un atteggiamento pugnace e determinato, che Trump ha maldigerito anche alla luce del fatto che Ottawa sta cercando nuovi mercati di sbocco per le sue merci di fronte al crescente trend protezionistico su scala globale. Carney si sta per recare al summit sudcoreano dell’Asia-Pacific Economic Community (Apec) dove intende cercare nuove sponde per accordi commerciali: firmata di recente una partnership con l’Indonesia, ora Ottawa ne cerca di ulteriori con Malesia, Filippine, Corea del Sud e Giappone.

Obiettivo: diversificare

Parlando con Newsweek Vina Nadjibulla, vicepresidente dell’Asia Pacific Foundation of Canada, ha dichiarato che “mentre l’economia mondiale si sta frammentando, Carney deve chiarire che il Canada si distingue ed è ancora interessato al commercio basato su regole e alla globalizzazione”. Il Canada ha l’obiettivo di raddoppiare l’export verso mercati diversi dagli Usa, assorbenti oggi circa tre quarti delle vendite del Paese. L’approccio con l’Unione Europea, la scelta di creare un sistema di export del gas naturale liquefatto alternativo a quello Usa e la ricerca di accordi commerciali sono una traccia. E potrebbe non finire qui.

Come nota EuNews, infatti, “il Canada è anche il più grande fornitore straniero di acciaio, alluminio e uranio agli Stati Uniti e possiede 34 minerali e metalli essenziali che il Pentagono desidera ardentemente e in cui sta investendo per la sicurezza nazionale”. Se quell’export prendesse altre strade per effetto dei dazi gli Usa ne risentirebbero attivamente. E Carney questo lo sa. Puntando di conseguenza a negoziare, non a capitolare, sul commercio con l’ingombrante vicino del suo Paese.

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