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	<title>Andrius Kubilius Archives - InsideOver</title>
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	<title>Andrius Kubilius Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La Meloni vola nel Golfo e dissente da Trump ma mezza Ue sceglie gli Usa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 15:29:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giorgia Meloni" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Di fronte all'emergenza energetica, i Paesi "storici"  della Ue cercano rimedi ma l'ex-Est si schiera con gli Usa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-meloni-vola-nel-golfo-e-dissente-da-trump-ma-mezza-ue-sceglie-gli-usa.html">La Meloni vola nel Golfo e dissente da Trump ma mezza Ue sceglie gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giorgia Meloni" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il viaggio, improvviso ma non improvvisato e tenuto parzialmente segreto anche ai Paesi alleati e ai partner di Governo, di <strong>Giorgia Meloni</strong> nei Paesi del Golfo Persico (Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, non Kuwait per ragioni di sicurezza) certifica l&#8217;ennesimo episodio in cui l&#8217;Unione Europea si rivela drammaticamente incerta di fronte a un&#8217;emergenza, quella energetica, che riguarda l&#8217;intero continente. Del resto la Meloni è stata chiara: si tratta di &#8220;difendere i nostri interessi nazionali&#8221;. E se <strong>per lo Stretto di Hormuz passano petroliere indiane, giapponesi e francesi, vuol dire che con l&#8217;Iran si può trattare</strong> (e infatti si dice che anche l&#8217;Italia abbia contatti in ballo, anche se nessuno lo confermerà mai) e che in ogni caso siamo all&#8217;ognuno per sé.</p>



<p><strong>Ai Paesi arabi che ci forniscono il 15% del petrolio e il 10% del gas </strong>l&#8217;Italia chiederà probabilmente uno sforzo supplementare, nella speranza che la guerra finisca il più presto possibile, prima che i propositi di razionamento del carburante per aereo, il diesel a 3 euro e i rincari in bolletta diventino troppo costosi: per le famiglie in primo luogo, e per il consenso dei governi subito dopo.</p>



<p>Quel riferimento agli &#8220;interessi nazionali&#8221; dice tante cose. Tra l&#8217;altro il senso di abbandono e solitudine rispetto a una reazione comunitaria che latita mentre abbondano altre iniziative: su tutte, la decisione dell&#8217;Agenzia internazionale dell&#8217;energia (IEA) che con voto unanime ha stabilito di liberare <a href="https://youtu.be/GmDnCSHyU4Y?si=cJ9E8q1jkQz48rSX">400 milioni di barili</a> delle riserve strategiche dei 32 Paesi che ne fanno parte (la quota dell&#8217;Italia, poco meno di 10 milioni di barili, equivale al 2,5% del totale), <strong>equivalenti a 16 giorni della produzione petrolifera giornaliera.</strong> Anche il G7 sta pensando a qualcosa di analogo.</p>



<p>Quello dell&#8217;IEA non è l&#8217;unico provvedimento che i Governi e le istituzioni possono prendere per alleviare l&#8217;emergenza. Ma in ogni caso una scorta aggiuntiva di 16 giorni prevede ovviamente che la guerra si concluda in tempi relativamente brevi. Purtroppo l&#8217;IEA ha preso la sua decisione l&#8217;11 marzo, i 16 giorni sono passati e la fine della guerra in Iran, con il relativo blocco dello Stretto di Hormuz, non è nemmeno all&#8217;orizzonte. Così come <strong>ancora da vedere è un&#8217;iniziativa unitaria dell&#8217;Unione Europea </strong>per intervenire su questa ennesima emergenza. Il massimo di europeo che abbiamo visto finora è stata, dopo l&#8217;approvazione della <a href="https://www.affarinternazionali.it/il-consiglio-di-sicurezza-adotta-una-risoluzione-contro-gli-attacchi-iraniani-ai-paesi-del-golfo/">Risoluzione 2817 al Consiglio di sicurezza Onu</a>, la lettera dei 7 Paesi (quattro UE, cioè Francia, Germania, Italia e Olanda, più Canada, Giappone e Regno Unito) per segnalare <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2026/03/20/news/piano_sette_paesi_liberare_stretto_hormuz-425233543/">una disponibilità a lavorare per la libera navigazione nello Stretto di Hormuz,</a> ma solo a guerra finita e sotto l&#8217;egida dell&#8217;Onu.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Europa che approva la guerra di Trump</h2>



<p>Non solo. Nei primi giorni della guerra israelo-americana all&#8217;Iran abbiamo assistito a una serie di prese di posizione delle autorità comunitarie (la presidente della Commissione <strong>Ursula von der Leyen</strong>, il presidente del Consiglio <strong>Antonio Costa</strong>, la responsabile della politica estera <strong>Kaja Kallas</strong>, il commissario all&#8217;Economia <strong>Valdis Dombrovskis</strong>) tutte centrate sulla necessità di mantenere alta la pressione sulla&#8230; Russia. Il che, stante l&#8217;invasione del febbraio 2022, è più che comprensibile ma che, con il Golfo Persico in fiamme, non pare esattamente il primissimo pensiero, soprattutto per un&#8217;Europa che in pratica ha tagliato tutti i ponti con i rifornimenti energetici in arrivo da Est. Non solo: l&#8217;Unione Europea di fatto si è schierata contro due suoi Paesi membri (anche se ostruzionisti e ribelli) come Slovacchia e Ungheria e al fianco dell&#8217;Ucraina <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/ungheria-e-ucraina-altri-venti-di-guerra.html">nella disputa sull&#8217;oleodotto Druzhba</a>, che porta il petrolio appunto a quella parte di Europa, spingendo così Fico e Orban a bloccare il prestito Ue di 90 miliardi che sarebbe linfa vitale per Kiev.</p>



<p>Non si immagina, ovviamente, che Bruxelles, in nome della nuova emergenza energetica, possa riaprire le porte a Mosca, soprattutto con la guerra che ancora infuria. Ma una tale disforia ha del clamoroso. Ci piacerebbe attribuire il paradosso alla scarsa lungimiranza della classe politica europea che in altre occasioni ci è parso di scorgere, e che sul tema dell&#8217;energia è stata perfettamente descritta da <strong>Giuseppe Gagliano </strong>proprio in queste pagine in un articolo non a caso intitolato <a href="https://it.insideover.com/energia/leuropa-nella-trappola-energetica-che-si-e-costruita-da-sola.html">L&#8217;Europa nella trappola energetica che si è costruita da sola.</a> Ma temiamo che il problema sia più importante di così. Nella realtà, mentre la Meloni corre nel Golfo per difendere gli &#8220;interessi nazionali&#8221; e dice di non essere d&#8217;accordo con Trump (posizione abbracciata, in un modo o nell&#8217;altro anche dai leader di Germania e Regno Unito, per non parlare di Macron che con Trump ormai si prende a male parole o di Sanchez in Spagna) e con la guerra all&#8217;Iran, <strong>una grossa fetta dell&#8217;Europa comunitaria sceglie la strada esattamente opposta.</strong></p>



<p>La Bulgaria ha un accordo con Washington per far decollare dall&#8217;aeroporto di Vassil Levski gli aerei Usa che vanno a bombardare l&#8217;Iran. Dopo pochi giorni dall&#8217;inizio della spedizione israelo-americana, il Parlamento della Romania ha approvato la concessione della base militare di Costanza per il dispiegamento di 10 mila soldati americani. Il Kosovo, anche se Paese candidato e riconosciuto solo da 22 Paesi membri su 27, appoggia la guerra all&#8217;Iran. Idem i tre Paesi del Baltico, la Repubblica Ceca, l&#8217;Albania e la Nord Macedonia (Paese candidato). <strong>Anche la Polonia appoggia gli Usa </strong>e non ha mandato i Patriot nel Golfo persico solo perché, come ha detto il ministro della Difesa <strong>Wladyslaw Kosiniak-Kamysz</strong>, servono a tenere a bada la Russia.</p>



<p>In queste condizioni, <strong>per la Ue è oggettivamente impossibile costruire un&#8217;azione politica unitaria.</strong> Se poi pensiamo che i tre commissariati Ue oggi più importanti, Esteri, Economia e Difesa, sono affidati a tre esponenti dei Paesi baltici (l&#8217;estone Kallas, il lettone Dombrovskis e il lituano <strong>Andrius Kubilius</strong>), ci rendiamo conto che si sta realizzando il piano a lungo perseguito dagli Usa e implementato con l&#8217;allargamento del 2004-2005: costruire un vallo politico anti-russo sul fianco Est dell&#8217;Unione, contenere la Russia e progressivamente intaccare l&#8217;influenza predominante dentro la Ue dei Paesi fondatori dell&#8217;Europa occidentale. Un <em>Drang nach Osten </em>cui l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina decisa da Vladimir Putin ha dato l&#8217;impulso finale.   </p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-meloni-vola-nel-golfo-e-dissente-da-trump-ma-mezza-ue-sceglie-gli-usa.html">La Meloni vola nel Golfo e dissente da Trump ma mezza Ue sceglie gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Perché tra Calenda e Sachs il &#8220;bugiardo&#8221; e &#8220;propagandista&#8221; è Calenda</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/perche-tra-calenda-e-sachs-il-bugiardo-e-propagandista-e-calenda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 13:16:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Calenda" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs-.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si è molto discusso del dibattito (chiamiamolo così) tra Carlo Calenda e Jeffrey Sachs. Vediamo qualche fatto concreto. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/perche-tra-calenda-e-sachs-il-bugiardo-e-propagandista-e-calenda.html">Perché tra Calenda e Sachs il &#8220;bugiardo&#8221; e &#8220;propagandista&#8221; è Calenda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Calenda" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs-.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Abbondantemente commentato, circola molto sui social lo spezzone di trasmissione in cui <strong>Carlo Calenda</strong> si confronta con l&#8217;economista e professore della Columbia University Jeffrey Sachs al quale, a un certo punto della discussione, dà del &#8220;bugiardo&#8221; e del &#8220;propagandista putiniano&#8221;. Circola, il video, anche perché Calenda lo promuove, essendone a quanto pare orgoglioso. Non ci sarebbe alcuna ragione per occuparsi di una cianfrusaglia politica come Calenda, e ancor meno dei suoi show televisivi, se non fosse che tutto in quello pseudodibattito (dove peraltro si è permesso a uno degli interlocutori di insultare l&#8217;altro, non bello) è <strong>perfettamente esemplare della distorsione ideologica che subiamo da anni</strong> e che ha portato l&#8217;Europa nel vicolo cieco in cui ora si trova.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Durissimo scontro tra Jeffrey Sachs e Carlo Calenda: &quot;Mi sta chiamando bugiardo?&quot;, Sì, penso che lei stia mentendo, fa propaganda putiniana&quot;.<a href="https://twitter.com/hashtag/piazzapulita?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#piazzapulita</a> <a href="https://t.co/nQUFG4MTxP">https://t.co/nQUFG4MTxP</a></p>&mdash; La7 (@La7tv) <a href="https://twitter.com/La7tv/status/1981475131110146129?ref_src=twsrc%5Etfw">October 23, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Intanto, vale la pena di sottolineare lo squilibrio di competenze. Sachs, 70 anni, ha un importante passato come consulente di Governi e capi di Stato: lo è stato per il Governo polacco nel 1989, per&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mikhail_Gorbaciov">Mikhail Gorbaciov</a>&nbsp;nel 1990-1991, per il team economico del presidente russo&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Boris_Eltsin">Boris Eltsin</a>&nbsp;nel 1991-1993 e per quello del presidente ucraino&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Leonid_Kuchma">Leonid Kuchma</a>&nbsp;nel 1993-1994. Poi dal 2001 al 2018 è stato consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite, prima con <strong>Kofi Annan</strong> e poi con <strong>Antonio Guterres</strong>. Altrimenti detto, e con rispetto parlando, Sachs si occupava ad altissimo livello di Russia e Paesi circostanti quando Calenda, nato nel 1973, faceva con risultati altalenanti il liceo e aveva appena messo incinta la segretaria del patrigno. </p>



<p>Ma non importa. Calenda, in seguito, è stato vice-ministro dello Sviluppo economico (2013-2016) e poi ministro dello stesso dicastero (2016-2018) con due premier ora superatlantisti come <strong>Paolo Gentiloni </strong>e <strong>Matteo Renzi</strong>. Qualche competenza dovrebbe averla anche lui.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le umiliazioni cinesi della Ue</h2>



<p>E questo ci riporta al dibattito di cui sopra. Sachs esprime le sue opinioni, che possono essere condivise o meno. I lettori di InsideOver <a href="https://it.insideover.com/politica/intervista-a-jeffrey-sachs-sanzioni-contro-mosca-inutili-e-dannose-per-la-pace-gaza-laccordo-non-reggera.html">ne hanno appena avuto un saggio</a> e, da persone adulte, possono serenamente giudicare. A chi scrive, per esempio, del suo intervento televisivo è parsa molto convincente la parte in cui <strong>ha criticato l&#8217;assenza di una diplomazia europea</strong>, che si è schiacciata su quella americana e ha rinunciato a ogni forma di comunicazione con quelli che considera rivali sistemici, la Russia e la Cina. Ma se non parli con gli avversari, con quelli che ti preoccupano, con chi parli? <strong>A che serve una diplomazia?</strong> E i risultati si vedono. In luglio la delegazione europea formata da Ursula von der Leyen, la responsabile della politica Estera Kaja Kallas e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, arrivata a Pechino per trattare sulle politiche commerciali, è stata a dir poco umiliata. E in questi giorni, <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-snobba-il-ministro-degli-esteri-tedesco-annullata-la-visita-di-wadephul.html">come ha raccontato Roberto Vivaldelli in queste pagine</a>, il ministro degli Esteri tedesco, <strong>Johann Wadephul</strong>, ha dovuto annullare una visita in Cina, programmata da tempo, perché nessuno dei dirigenti cinesi era disponibile a riceverlo. Quanto alla Russia non serve parlarne.</p>



<p>Ma nella visione di Calenda va bene così, è giusto così. <strong>Anche se poi dice che la trattativa Ue sui dazi con Trump è stata un disastro.</strong> Sarebbe interessante capire come sarebbe potuta andare diversamente, se ci siamo amputati di ogni spazio di manovra politica e se abbiamo affidato tre dei dicasteri più importanti della Commissione europea a esponenti dei piccoli Paesi baltici, che sono più filoamericni di molti americani: la Kallas, già citata, già premier dell&#8217;Estonia, alla Politica estera; <strong>Andrius Kubilius</strong>, già premier della Lituania, al commissariato per la Difesa e lo spazio; e <strong>Valdis Dombrovskis</strong>, ex premier della Lettonia, alla politica economica e finanziaria.    </p>



<p>Ma dove Calenda rivela tutta la propria pochezza è quando ricicla l&#8217;armamentario tipico della politica europea di quest&#8217;ultimo decennio, lo stupidario ideologico che ci ha portati nell&#8217;attuale situazione. Primo capitolo: la famosa dipendenza energetica dalla Russia. Calenda ricorda di essere andato, da ministro, a trattare coi russi sul gas, anche se c&#8217;era già stata l&#8217;occupazione della Crimea e anche se, allora, spendeva parole al miele per la Russia (<strong>si veda qua sotto</strong>). </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Era solo il 2016 quando il putiniano Calenda voleva trasferire, addirittura, il Colosseo in Russia. <a href="https://t.co/Q4G0SX2tZ1">pic.twitter.com/Q4G0SX2tZ1</a></p>&mdash; Danilo Della Valle (@Dani_DellaValle) <a href="https://twitter.com/Dani_DellaValle/status/1909520219619344541?ref_src=twsrc%5Etfw">April 8, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p><strong>Calenda dice di essersene pentito</strong> ma non dice perché lui e il Governo di cui faceva parte si comportavano in quel modo. La risposta la diamo noi per lui: <strong>perché ci conveniva.</strong> Perché la famosa &#8220;dipendenza&#8221; l&#8217;Europa l&#8217;ha cancellata con un tratto di penna (quindi non era questa gran schiavitù) ma con quel tratto ha rinunciato anche ad avere energia sicura (abbiamo importato petrolio e gas russo dai primissimi anni Sessanta) a prezzi accettabili, mandando a catafascio il proprio modello economico. E cacciandosi nella situazione per cui <strong>Mario Draghi</strong>, che da premier trattava gli italiani come dei <em>minus habens</em> rimproverando loro di preferire i condizionatori alla libertà, oggi piange i costi eccessivi dell&#8217;energia che penalizzano la competitività europea. E propone di lasciar perdere la Ue ma di affidarsi di volta in volta, problema per problema, a &#8220;coalizioni di volenterosi&#8221;. Un bel risultato, no?</p>



<p>Ma Calenda rivela tutta la pochezza intellettuale di questo modo di affrontare i problemi quando Sachs dice che nel 2014, lui presente a Kiev, i maneggi degli Usa contribuirono a far andare le cose come andarono. <strong>È lì che Calenda gli dà del bugiardo e del propagandista putiniano.</strong> Ma non solo: dice che nel 2014 gli ucraini (attenzione: gli ucraini) si ribellarono per non finire sotto l&#8217;influenza russa. </p>



<p>Non c&#8217;è una sola parola di Calenda, in questi passaggi, che contenga una minima percentuale di verità. Sui maneggi degli americani non ci sono più dubbi. Vale come primo esempio la famosa affermazione con cui la vicesegretaria di Stato <strong>Victoria Nuland</strong> rivendicava i 5,1 miliardi di dollari spesi per &#8220;promuovere la partecipazione civica e il buon governo&#8221;; o la telefonata in cui la Nuland e l&#8217;ambasciatore Usa a Kiev, Geoffrey Pyatt, prima della fuga del presidente <strong>Viktor Yanukovich</strong> e del ribaltone, discettavano su chi sarebbe stato il prossimo primo ministro dell&#8217;Ucraina, che poi, guarda caso, fu proprio il loro preferito, Arsenij Jaceniuk. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come andò nel 2014</h2>



<p>E poi la questione &#8220;degli ucraini&#8221; che non volevano sottostare all&#8217;influenza russa. Calenda fa finta di non sapere (e se non lo sa, peggio ancora) che non era affatto così. C&#8217;è un&#8217;infinità di ricerche sul campo, incontestabili, che raccontano una realtà ben diversa. Nel 2013, con l&#8217;Euromaidan in pieno corso, <strong>USAID (l&#8217;agenzia Usa per lo sviluppo, quella detestata da Trump) pubblicò uno studio</strong> da cui risultava che il 37% degli ucraini desiderava l&#8217;adesione alla Ue mentre il 33% preferiva l&#8217;adesione all&#8217;Unione doganale proposta dalla Russia. Stesso studio: il 35 chiedeva di intensificare le relazioni con la Ue, il 34% quelle con la Russia.</p>



<p><strong>Ricerca dell&#8217;istituto americano Gallup (pubblicata nel marzo 2014)</strong>: il 17% degli ucraini considerava la Nato &#8220;una protezione&#8221; mentre il 29% la considerava una minaccia (e il 44% non sapeva giudicare). Adesione alla Ue: 52% di sì nell&#8217;Ucraina occidentale, 55% in quella centrale, 19% in quella orientale. Fedeltà alla Russia: 25% di consensi nell&#8217;Ucraina occidentale, 42% in quella centrale, 60% in quella orientale. </p>



<p><strong>Ricerca del Razumkov Center di Kiev (maggio 2013):</strong> il 41,7% si pronuncia per l&#8217;integrazione nella Ue, il 31% per l&#8217;adesione all&#8217;Unione doganale proposta dalla Russia, il 13,5% per il non allineamento rispetto a entrambe.</p>



<p><strong>Ricerca del Kiev International Institute of Sociology (febbraio 2014)</strong>: il 23% supportava il presidente in carica Janukovich, il 40% la protesta e un 32% si diceva neutrale.</p>



<p>Ricerche Usa e Ucraine, come si vede, nessun filoputiniano di mezzo. <strong>Quindi dire, come fa Calenda, che &#8220;gli ucraini&#8221; erano tutti schierati contro la Russia è una bugia (se Calenda è preparato) o una mistificazione</strong>, in ogni caso un&#8217;affermazione, questa sì, di propaganda non suffragata dai fatti. Furono proprio i maneggi degli Usa, della Ue e degli oligarchi ucraini a far pendere la bilancia da un lato piuttosto che dall&#8217;altro. E per finire con il famoso dibattito Tv: da un lato c&#8217;era uno studioso come Sachs, con decenni di esperienza sui temi trattati, che esprimeva opinioni personali, giuste o sbagliate che possiamo ritenerle; dall&#8217;altra un politicante come Calenda che, per sua stessa ammissione, di opinioni su quel tema ne ha già cambiate diverse, ora sostiene tesi ideologiche e non rispondenti ai fatti e dà del bugiardo e del propagandista agli altri. Fate voi.</p>



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		<title>Lo scandalo dell&#8217;incontro tra Pina Picierno e il think tank israeliano di estrema destra</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lo-scandalo-dellincontro-tra-pina-picierno-e-il-think-tank-israeliano-di-estrema-destra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2025 09:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/picierno-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="picierno" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/picierno-1.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/picierno-1-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/picierno-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/picierno-1-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>La vice presidente del Parlamento europeo riceve (senza violare regole) due grandi sostenitori delle colonie illegali di Israele. E non solo. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/picierno-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="picierno" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/picierno-1.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/picierno-1-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/picierno-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/picierno-1-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>No, non è una polemica <em>ad personam</em>. Non è una fissazione dispettosa, la nostra, nonostante quel tweet passivo-aggressivo per dire che non si possono &#8220;normalizzare&#8221; le pacate critiche di un giornalista freelance, senza santi in paradiso, al presidente Sergio Mattarella quando si imbarca in perigliose analogie tra Russia e Terzo Reich. L&#8217;incontro tra <strong>Pina Picierno</strong>, eurodeputata del Pd, con i membri dell&#8217;<strong>Israel Defense and Security Forum</strong> (Idsf), un think tank di ex militari israeliani di estrema destra, è un caso politico, più che procedurale. E tantomeno personale. Un evento che tocca il giornalismo democratico, considerando il ruolo che Picierno, incoronata come &#8220;alternativa&#8221; a Elly Schlein da Il Foglio, si è ritagliata nel contrasto alle &#8220;influenze straniere&#8221;.</p>



<p>In Italia, è stata inizialmente soltanto la rivista <em>Valori</em> a <a href="https://valori.it/israele-lobby-parlamento-europeo/">seguire</a> la vicenda, <a href="https://www.ftm.eu/articles/israels-opaque-lobby-european-parliament">rivelata</a> dall’inchiesta del sito olandese <em>Follow The Money</em>: un caso di protocolli che non aiutano i cittadini a capire che cosa avviene a Bruxelles, di posizionamenti geopolitici sempre più incompatibili a sinistra e di fratture ideologiche nel Pd, tra una corrente <a href="https://it.insideover.com/politica/pd-quellatlantismo-stile-avengers-che-se-ne-frega-degli-elettori-e-forse-anche-della-realta.html">rigidamente atlantista</a> e il resto del partito, che si fanno sempre più profonde.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosa è successo?</strong></h3>



<p>Il Parlamento Europeo ha ospitato il <strong>20 novembre 2024</strong> un incontro tra vari esponenti politici dell&#8217;Idsf. L&#8217;organizzazione israeliana è registrata nel <em>Transparency Register </em>dell’Ue solo otto giorni dopo. L’incontro è rimasto a lungo non dichiarato, dunque. Apparentemente, un gruppo di ex generali israeliani e persino coloni degli insediamenti illegali nella West Bank/Cisgiordania si sono come intrufolati all&#8217;interno del Parlamento Ue tramite lo status di &#8220;visitatori&#8221;, evitando quindi di registrare la loro attività lobbistica.</p>



<p>Oltre a Picierno, all’incontro hanno partecipato, tra gli altri, <strong>Andrius Kubilius</strong>, Commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, ed europarlamentari come Tomáš Zdechovský (Repubblica Ceca), e Bert-Jan Ruissen (Paesi Bassi), membri del Partito Popolare Europeo che hanno successivamente contribuito a delegittimare l’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi.</p>



<p>Attenzione: l’Ue ancora non obbliga i gruppi di interesse a registrarsi nel <strong>Transparency Register</strong>, che rimane volontario. La mancata iscrizione non è sanzionabile, e Picierno in questo caso non ha violato alcuna regola. Casi come questo evidenziano però le gravi falle di un meccanismo che dovrebbe garantire trasparenza, ma resta inefficace.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un gruppo di imprensentabili</strong></h3>



<p>L’Idsf è finanziato dal <em>Central Fund of Israel</em>, un’organizzazione con sede a New York che utilizza fondi esentasse statunitensi <strong>per sostenere gli insediamenti israeliani nei territori occupati</strong>. Lo riporta da tempo il quotidiano israeliano Haaretz, le cui posizioni sul conflitto sono spesso più radicalmente critiche di quelle di molta stampa italiana tradizionale. Una delle figure a capo di questo gruppo è il Brigadier Generale <strong>Amir Avivi</strong>. Un signore pacato, moderato e assolutamente pacifico che nel 2023 sosteneva la pulizia etnica e il trasferimento dei palestinesi da Gaza nel deserto del Sinai.</p>



<p>Perché ci interessa? Perché l&#8217;onorevole Picierno ha incontrato (legalmente) Avivi, si è scattata persino una foto in posa e quando la vicenda è finita sui giornali ha giustificato su X l’incontro dicendo che rientrava nelle sue competenze di vicepresidente del Parlamento Ue che si occupa di antisemitismo e Medio Oriente. </p>



<p>Non si capisce però cosa dovrebbe imparare, su questi temi, Picierno, incontrando un network così estremista e orientato politicamente, che propone l&#8217;occupazione della Striscia da parte dell&#8217;Idf, la messa al bando dell&#8217;Unrwa e <strong>la difesa comunicativa di Israele anche di fronte ai crimini più atroci.</strong> È una questione che insomma va oltre il diritto di Picierno a incontrare chi vuole, e tocca il diritto internazionale, la natura del Partito socialista europeo, del Pd, e i precedenti che eventi del genere creano.</p>



<p>Come dicevamo, esiste anche una <em>photo opportunity</em> dell&#8217;incontro, pubblicata da Avivi sul suo profilo di X, dove Picierno, grande paladina della democrazia liberale, segnalatrice di proiezioni e conferenze &#8220;putiniste&#8221; in ogni angolo della Penisola, combattente contro le influenze russe in Italia, tra le animatrici del Democracy Shield di Ursula von der Leyen contro la disinformazione, è ritratta in mezzo tra Amir Avivi e <strong>Elie Pieprz</strong>. Pieprz è un ebreo americano che una decina di anni fa ha deciso di trasferirsi in Israele e iniziare una nuova vita nella colonia illegale di Neve Aliza, la cui popolazione è prevalentemente composta da ebrei americani. Non solo: Pieprz è uno dei principali membri e parte della leadership di Yesha Council, <strong>una delle più grandi organizzazioni rappresentanti gli interessi dei coloni in Israele.</strong> Nei suoi profili social si descrive come &#8220;American Jew in the heartland of Israel&#8221;, e già da questo si potrebbero dire molte cose.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La risposta di Picierno e le incongruenze</strong></h3>



<p>Nella sua difesa pubblica, pubblicata sulla sua pagina X, Picierno ha adottato argomentazioni incoerenti. Ha cercato di paragonare l’Idsf, un influente grupppo di pressione, a un gruppo di donne palestinesi, incontrate sempre all&#8217;Europarlamento, impegnate in lotte nonviolente: <strong>una giustificazione che appare priva di fondamento e di cattivo gusto.</strong></p>



<p>Desta perplessità anche l’idea che si sia discusso del &#8220;bisogno di una svolta progressista&#8221; con un gruppo notoriamente reazionario e ultranazionalista. Forse per provare a deviare il dibattito, Picierno si lamenta poi di essere vittima di una &#8220;mostrificazione&#8221; orchestrata &#8220;per conto terzi&#8221;. Secondo lei, i temi trattati nell’incontro con Avivi e gli altri membri dell’Idsf sono stati innocui: &#8220;Io ho sottolineato la mia opinione e cioè che l’unica pace possibile è il riconoscimento dello Stato palestinese, un avanzamento deciso dello Stato di diritto per isolare Hamas e gli altri gruppi terroristici&#8221;, spiega, tra le altre cose.</p>



<p>Tuttavia, il Brigadier Generale Avivi, nel suo <a href="https://x.com/Amir_Avivi/status/1860555927738278008">resoconto</a> pubblicato subito dopo il meeting, suggerisce che il clima dell’incontro sia stato ancora più cordiale di quanto Picierno lasci intendere, spiegando che <strong>la Vicepresidente avrebbe sottolineato come, secondo lei, Israele sia &#8220;in prima linea nella lotta delle democrazie contro l&#8217;asse del male&#8221;.</strong> Una citazione, dal sapore squisitamente <em>neocon</em>, mai smentita dall&#8217;interessata.</p>



<p>Inoltre, Picierno, dopo aver evocato l&#8217;ombra dell'&#8221;antisemitismo&#8221; in una polemica che riguarda esplicitamente attività di lobbying, sostiene che l’incontro rientrasse nel suo tentativo di evitare che Israele fosse <strong>&#8220;condannato al sovranismo eterno della destra&#8221;</strong>. La contraddizione è lampante: tra i principali sostenitori di un Israele guidato da una destra radicale e ultranazionalista ci sono proprio gli esponenti dell’Idsf, con cui ha scelto di confrontarsi.</p>



<p>L’incontro con la lobby, come diciamo all&#8217;inizio, è perfettamente legale, ma solleva interrogativi sulle scelte politiche di Picierno: perché una politica &#8220;progressista&#8221; ha reputato necessario incontrare un gruppo così estremista? Perché non ne ha parlato pubblicamente dell’incontro prima che emergesse l’inchiesta? Perché, se sostiene di voler ascoltare tutte le parti sul conflitto israelo-palestinese, appare così rigida nel dibattito interno al Pd sulla vicenda ucraina e ha l&#8217;accusa di putinismo facile? A questo punto, <strong>i sorrisi con Avivi e Pieprz sono o un clamoroso passo falso da ammettere</strong>, oppure la conferma di una parzialità nei confronti di gente quantomeno discutibile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lo-scandalo-dellincontro-tra-pina-picierno-e-il-think-tank-israeliano-di-estrema-destra.html">Lo scandalo dell&#8217;incontro tra Pina Picierno e il think tank israeliano di estrema destra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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