No, non è una polemica ad personam. Non è una fissazione dispettosa, la nostra, nonostante quel tweet passivo-aggressivo per dire che non si possono “normalizzare” le pacate critiche di un giornalista freelance, senza santi in paradiso, al presidente Sergio Mattarella quando si imbarca in perigliose analogie tra Russia e Terzo Reich. L’incontro tra Pina Picierno, eurodeputata del Pd, con i membri dell’Israel Defense and Security Forum (Idsf), un think tank di ex militari israeliani di estrema destra, è un caso politico, più che procedurale. E tantomeno personale. Un evento che tocca il giornalismo democratico, considerando il ruolo che Picierno, incoronata come “alternativa” a Elly Schlein da Il Foglio, si è ritagliata nel contrasto alle “influenze straniere”.
In Italia, è stata inizialmente soltanto la rivista Valori a seguire la vicenda, rivelata dall’inchiesta del sito olandese Follow The Money: un caso di protocolli che non aiutano i cittadini a capire che cosa avviene a Bruxelles, di posizionamenti geopolitici sempre più incompatibili a sinistra e di fratture ideologiche nel Pd, tra una corrente rigidamente atlantista e il resto del partito, che si fanno sempre più profonde.
Cosa è successo?
Il Parlamento Europeo ha ospitato il 20 novembre 2024 un incontro tra vari esponenti politici dell’Idsf. L’organizzazione israeliana è registrata nel Transparency Register dell’Ue solo otto giorni dopo. L’incontro è rimasto a lungo non dichiarato, dunque. Apparentemente, un gruppo di ex generali israeliani e persino coloni degli insediamenti illegali nella West Bank/Cisgiordania si sono come intrufolati all’interno del Parlamento Ue tramite lo status di “visitatori”, evitando quindi di registrare la loro attività lobbistica.
Oltre a Picierno, all’incontro hanno partecipato, tra gli altri, Andrius Kubilius, Commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, ed europarlamentari come Tomáš Zdechovský (Repubblica Ceca), e Bert-Jan Ruissen (Paesi Bassi), membri del Partito Popolare Europeo che hanno successivamente contribuito a delegittimare l’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi.
Attenzione: l’Ue ancora non obbliga i gruppi di interesse a registrarsi nel Transparency Register, che rimane volontario. La mancata iscrizione non è sanzionabile, e Picierno in questo caso non ha violato alcuna regola. Casi come questo evidenziano però le gravi falle di un meccanismo che dovrebbe garantire trasparenza, ma resta inefficace.
Un gruppo di imprensentabili
L’Idsf è finanziato dal Central Fund of Israel, un’organizzazione con sede a New York che utilizza fondi esentasse statunitensi per sostenere gli insediamenti israeliani nei territori occupati. Lo riporta da tempo il quotidiano israeliano Haaretz, le cui posizioni sul conflitto sono spesso più radicalmente critiche di quelle di molta stampa italiana tradizionale. Una delle figure a capo di questo gruppo è il Brigadier Generale Amir Avivi. Un signore pacato, moderato e assolutamente pacifico che nel 2023 sosteneva la pulizia etnica e il trasferimento dei palestinesi da Gaza nel deserto del Sinai.
Perché ci interessa? Perché l’onorevole Picierno ha incontrato (legalmente) Avivi, si è scattata persino una foto in posa e quando la vicenda è finita sui giornali ha giustificato su X l’incontro dicendo che rientrava nelle sue competenze di vicepresidente del Parlamento Ue che si occupa di antisemitismo e Medio Oriente.
Non si capisce però cosa dovrebbe imparare, su questi temi, Picierno, incontrando un network così estremista e orientato politicamente, che propone l’occupazione della Striscia da parte dell’Idf, la messa al bando dell’Unrwa e la difesa comunicativa di Israele anche di fronte ai crimini più atroci. È una questione che insomma va oltre il diritto di Picierno a incontrare chi vuole, e tocca il diritto internazionale, la natura del Partito socialista europeo, del Pd, e i precedenti che eventi del genere creano.
Come dicevamo, esiste anche una photo opportunity dell’incontro, pubblicata da Avivi sul suo profilo di X, dove Picierno, grande paladina della democrazia liberale, segnalatrice di proiezioni e conferenze “putiniste” in ogni angolo della Penisola, combattente contro le influenze russe in Italia, tra le animatrici del Democracy Shield di Ursula von der Leyen contro la disinformazione, è ritratta in mezzo tra Amir Avivi e Elie Pieprz. Pieprz è un ebreo americano che una decina di anni fa ha deciso di trasferirsi in Israele e iniziare una nuova vita nella colonia illegale di Neve Aliza, la cui popolazione è prevalentemente composta da ebrei americani. Non solo: Pieprz è uno dei principali membri e parte della leadership di Yesha Council, una delle più grandi organizzazioni rappresentanti gli interessi dei coloni in Israele. Nei suoi profili social si descrive come “American Jew in the heartland of Israel”, e già da questo si potrebbero dire molte cose.
La risposta di Picierno e le incongruenze
Nella sua difesa pubblica, pubblicata sulla sua pagina X, Picierno ha adottato argomentazioni incoerenti. Ha cercato di paragonare l’Idsf, un influente grupppo di pressione, a un gruppo di donne palestinesi, incontrate sempre all’Europarlamento, impegnate in lotte nonviolente: una giustificazione che appare priva di fondamento e di cattivo gusto.
Desta perplessità anche l’idea che si sia discusso del “bisogno di una svolta progressista” con un gruppo notoriamente reazionario e ultranazionalista. Forse per provare a deviare il dibattito, Picierno si lamenta poi di essere vittima di una “mostrificazione” orchestrata “per conto terzi”. Secondo lei, i temi trattati nell’incontro con Avivi e gli altri membri dell’Idsf sono stati innocui: “Io ho sottolineato la mia opinione e cioè che l’unica pace possibile è il riconoscimento dello Stato palestinese, un avanzamento deciso dello Stato di diritto per isolare Hamas e gli altri gruppi terroristici”, spiega, tra le altre cose.
Tuttavia, il Brigadier Generale Avivi, nel suo resoconto pubblicato subito dopo il meeting, suggerisce che il clima dell’incontro sia stato ancora più cordiale di quanto Picierno lasci intendere, spiegando che la Vicepresidente avrebbe sottolineato come, secondo lei, Israele sia “in prima linea nella lotta delle democrazie contro l’asse del male”. Una citazione, dal sapore squisitamente neocon, mai smentita dall’interessata.
Inoltre, Picierno, dopo aver evocato l’ombra dell'”antisemitismo” in una polemica che riguarda esplicitamente attività di lobbying, sostiene che l’incontro rientrasse nel suo tentativo di evitare che Israele fosse “condannato al sovranismo eterno della destra”. La contraddizione è lampante: tra i principali sostenitori di un Israele guidato da una destra radicale e ultranazionalista ci sono proprio gli esponenti dell’Idsf, con cui ha scelto di confrontarsi.
L’incontro con la lobby, come diciamo all’inizio, è perfettamente legale, ma solleva interrogativi sulle scelte politiche di Picierno: perché una politica “progressista” ha reputato necessario incontrare un gruppo così estremista? Perché non ne ha parlato pubblicamente dell’incontro prima che emergesse l’inchiesta? Perché, se sostiene di voler ascoltare tutte le parti sul conflitto israelo-palestinese, appare così rigida nel dibattito interno al Pd sulla vicenda ucraina e ha l’accusa di putinismo facile? A questo punto, i sorrisi con Avivi e Pieprz sono o un clamoroso passo falso da ammettere, oppure la conferma di una parzialità nei confronti di gente quantomeno discutibile.

