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	<title>Guerra Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 06 Aug 2026 07:18:32 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Guerra Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>I negoziati su Hormuz e il fallito attentato a Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-negoziati-su-hormuz-e-il-fallito-attentato-a-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 07:18:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1120" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I negoziati su Hormuz e il fallito attentato a Trump" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-1024x597.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-768x448.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-1536x896.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-600x350.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La sospensione dell'intesa con l'Oman all'accoglienza o meno degli Stati Uniti delle richieste iraniane offre spazi di manovra ai tanti sabotatori all'opera, che possono sempre contare sulle tragiche contraddizioni e la fragilità di Trump per far saltare tutto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-negoziati-su-hormuz-e-il-fallito-attentato-a-trump.html">I negoziati su Hormuz e il fallito attentato a Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1120" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I negoziati su Hormuz e il fallito attentato a Trump" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-1024x597.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-768x448.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-1536x896.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-600x350.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trump continua a minacciare: per l&#8217;Iran è l&#8217;ultima possibilità; se Hormuz non sarà liberato ricominceranno gli attacchi etc. Un disco rotto. Resta, però, che bloccando l&#8217;attacco su larga scala previsto per l&#8217;inizio della settimana ha dato una chance alla diplomazia, che in effetti si sta muovendo.</p>



<p>Lo sviluppo più rilevante è il dialogo Oman-Iran su Hormuz nel quale si sta concretizzando l&#8217;ipotesi di aprire in via provvisoria una rotta aperta al traffico marittimo sotto il controllo dei due Paesi.</p>



<p>Secondo a indiscrezioni si starebbe lavorando a un accordo per cui le navi in entrata nello Stretto dovrebbero interfacciarsi con le autorità di vigilanza iraniane, quelle in uscita con quelle omanite, che dovrebbero però comunicare alle prime il via libera concesso ai naviganti (sembra sottinteso che l&#8217;Iran potrebbe revocarlo).</p>



<p>In tal modo, si unificherebbero le due rotte utilizzate finora dalle navi in transito, una più prossima alla costa iraniana e l&#8217;altra a quella omanita, con quest&#8217;ultima utilizzata da navi spinte dalla Marina statunitense a sfidare la fortuna nel tentativo di eludere il regime di transito imposto dalle autorità di Teheran, che chiede ai naviganti di coordinarsi con esse per attraversare lo Stretto (inutile ricordare che i tentativi di sfuggire alla vigilanza iraniana sono stati spesso vanificati dal fuoco di sbarramento della stessa).</p>



<p>A stare alle precisazioni iraniane, l&#8217;intesa con l&#8217;Oman (sempre che si raggiunga) non riaprirebbe immediatamente Hormuz: probabile che Teheran collegherà l&#8217;apertura a richieste concrete. Sicuramente esigerà la fine dell&#8217;embargo imposto dagli Usa ai porti iraniani e probabilmente anche lo scongelamento dei propri beni depositati all&#8217;estero, congelati nuovamente, dopo l&#8217;iniziale apertura, a seguito della ripresa del conflitto. Possibile che a queste richieste, alquanto ovvie, l&#8217;Iran ne aggiunga altre, ma tentare di indovinarle basandosi su impressioni o indiscrezioni è un esercizio inutile.</p>



<p>Resta da vedere se l&#8217;accordo Oman-Iran verrà inserito nel Memorandum di Islamabad come specifica del punto nel quale il documento affronta il regime di transito provvisorio dello Stretto, la cui asserita ambiguità è stata usata dagli Stati Uniti per contestare il controllo di Hormuz da parte dell&#8217;Iran e riprendere le ostilità.</p>



<p>La sospensione dell&#8217;intesa con l&#8217;Oman all&#8217;accoglienza o meno degli Stati Uniti delle richieste iraniane offre spazi di manovra ai tanti sabotatori all&#8217;opera, che possono sempre contare sulle tragiche contraddizioni e la fragilità di Trump per far saltare tutto.</p>



<p>Ma che l&#8217;intesa sia più che possibile lo denotano anche le dichiarazioni del guerrafondaio Marco Rubio che, confermando con apparente soddisfazione lo sviluppo positivo dei colloqui Teheran-Muscat, ha aggiunto che resta il problema della &#8220;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=-sni_ktCxf8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">de-nuclearizzazione</a>&#8221; dell&#8217;Iran.</p>



<p>Si noti come Trump abbia sempre più spesso affermato, in particolare negli ultimi tempi, che non permetterà mai a Teheran di produrre un&#8217;arma atomica, che è tutt&#8217;altra cosa dalla de-nuclearizzazione perché lascia spazio a un&#8217;intesa che permetta all&#8217;Iran di sviluppare il programma nucleare a uso civile, che necessita di un uranio arricchito sotto la soglia utile per produrre la bomba atomica.</p>



<p>Nelle sue dichiarazioni, invece, il Segretario di Stato è tornato alla pretesa di smantellare il programma atomico, un massimalismo che Teheran ha sempre respinto al mittente. Al solito, Rubio cerca in tutti i modi di avvelenare i pozzi. Le sue dichiarazioni, infatti, hanno lo scopo di alimentare la diffidenza degli iraniani e rafforzare la fazione intransigente convinta che non c&#8217;è modo di trovare un&#8217;intesa con Washington, implicita o esplicita che sia.</p>



<p>Al di là del particolare, resta la retromarcia di Trump sui raid, che discende anche dall&#8217;erosione delle risorse militari: non solo la carenza di intercettori già evidenziata; infatti, secondo la Reuters, gli Stati Uniti hanno esaurito anche le scorte di <a href="https://www.reuters.com/3fec1b0a85a0/world/us-has-used-virtually-all-its-long-range-precision-missiles-during-iran-war-2026-08-04/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">missili di precisione a lungo raggio</a>. Ciò non vuol dire che siano disarmati, ma resta una criticità di non poco conto.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.reuters.com/3fec1b0a85a0/world/us-has-used-virtually-all-its-long-range-precision-missiles-during-iran-war-2026-08-04/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-R-2-1024x477.jpg" alt="US has used 'virtually all' of its long-range precision missiles during Iran war, sources say" class="wp-image-83129"/></a></figure>



<p>All&#8217;erosione di cui sopra va aggiunta anche quella delle risorse strategiche. Il Centcom, infatti, ha diramato un comunicato nel quale si invita i selezionati destinatari dello stesso a suggerire metodi nuovi e creativi per punire l&#8217;Iran. In parole povere, sono alla frutta.</p>



<p>Le possibilità che si chiuda l&#8217;accordo Oman-Iran sono alte, o meglio lo sarebbero se gli Stati Uniti fossero meno aggressivi e meno soggetti a influenze nefaste. Ma già solo la possibilità che vada in porto non fa dormire sonni tranquilli ai guerrafondai statunitensi e israeliani, con questi ultimi che stanno subendo pressioni per <a href="https://www.haaretz.com/us-news/2026-08-02/ty-article/.premium/the-art-of-the-deal-or-of-bullshit-trumps-wariness-of-another-iran-war/0000019f-c27e-de7a-afff-cffeb4b60000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">moderare</a> la macchina assassina a Gaza e in Libano. Tel Aviv <a href="https://news.antiwar.com/2026/08/04/netanyahu-says-israel-didnt-agree-to-proposal-on-hamas-disarmament-announced-by-trump/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non cede, ma</a> il braccio di ferro deve irritare non poco l&#8217;aggressivo Netanyahu.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.haaretz.com/us-news/2026-08-02/ty-article/.premium/the-art-of-the-deal-or-of-bullshit-trumps-wariness-of-another-iran-war/0000019f-c27e-de7a-afff-cffeb4b60000"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-H-24-1024x296.jpg" alt="The Art of the Deal – or the Art of Bullshit? Trump's Wariness of Another Iran War" class="wp-image-83131"/></a></figure>



<p>Insomma, pur nelle tragiche contraddizioni del caso, si assiste a un tentativo del presidente americano di moderare le tensioni mediorientali &#8211; iniziativa che corre in parallelo al tentativo saudita di tentare una <a href="https://news.antiwar.com/2026/08/04/report-saudi-arabia-seeks-to-contain-new-yemen-conflict-through-diplomacy/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">de-escalation</a> con gli Houti dello Yemen, che stanno arrecando non pochi danni al Regno con il loro embargo (reazione al lungo embargo subito ad opera dalla controparte).</p>



<p>Impossibile prevedere il futuro, anche per le tante ambiguità di Trump, acuite da diversi fattori esogeni. Tra questi anche l&#8217;ennesimo tentato attentato: domenica è stato arrestato un tizio armato che stava <a href="https://www.axios.com/2026/08/05/trump-golf-course-arrest-la" target="_blank" rel="noreferrer noopener">monitorando la sicurezza</a> di un campo da golf di proprietà di Trump in California, nel quale il presidente <a href="https://www.youtube.com/watch?v=4R60QfI3H10" target="_blank" rel="noreferrer noopener">si è recato ieri</a> per una raccolta di fondi per il suo partito.</p>



<p>Bizzarro, o forse no, che a sventare il piano sia stata la polizia locale e non l&#8217;Fbi o la sicurezza presidenziale&#8230; Attentato fallito o solo intimidazione che sia, non aiuta il presidente ad affrontare i dossier scottanti, anzitutto quello mediorientale, con la dovuta lucidità (già alquanto incerta).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PICCOLENOTE-INSIDOVER-1024x205.jpg" alt="AAA" class="wp-image-82196"/></a></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-negoziati-su-hormuz-e-il-fallito-attentato-a-trump.html">I negoziati su Hormuz e il fallito attentato a Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Bab el-Mandeb: la Cina tratta con gli Houthi e cambia le regole della sicurezza energetica globale</title>
		<link>https://it.insideover.com/economy/bab-el-mandeb-la-cina-tratta-con-gli-houthi-e-cambia-le-regole-della-sicurezza-energetica-globale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 05:01:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1496" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-300x234.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1024x798.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-768x598.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1536x1197.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-2048x1596.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina ha individuato una soluzione pragmatica: negoziare con chi esercita il controllo senza riconoscerne formalmente la sovranità. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/bab-el-mandeb-la-cina-tratta-con-gli-houthi-e-cambia-le-regole-della-sicurezza-energetica-globale.html">Bab el-Mandeb: la Cina tratta con gli Houthi e cambia le regole della sicurezza energetica globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1496" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-300x234.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1024x798.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-768x598.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1536x1197.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-2048x1596.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per decenni <strong>Bab el-Mandeb</strong> è stato considerato uno dei pilastri della libertà di navigazione internazionale, uno stretto nel quale il diritto del mare e la deterrenza militare garantivano il passaggio delle merci indipendentemente dalla nazionalità delle navi. <a href="https://www.2duerighe.com/esteri/202250-bab-el-mandeb-il-secondo-fronte-degli-stretti.html">Oggi questo paradigma appare sempre più fragile. Le informazioni emerse nelle ultime settimane indicano infatti un&#8217;evoluzione molto più profonda di una semplice trattativa per mettere al sicuro alcune petroliere: mostrano la nascita di un sistema nel quale il transito non dipende più soltanto dal diritto internazionale, ma dalla capacità di ottenere una <strong>autorizzazione politica</strong></a>. Secondo ricostruzioni giornalistiche basate su fonti diplomatiche e marittime, funzionari cinesi avrebbero avviato contatti diretti con il movimento <strong>Houthi</strong> per garantire il passaggio di petroliere cariche di <strong>greggio saudita</strong> destinate alle raffinerie della Repubblica Popolare. La distinzione è tutt&#8217;altro che marginale: non si parla genericamente di prodotti petroliferi o petrolchimici, bensì di petrolio greggio, ossia della materia prima che alimenta la sicurezza energetica cinese.</p>



<p><strong>Il lasciapassare sostituisce il diritto</strong></p>



<p>Il dato strategicamente più rilevante non riguarda tanto il numero delle petroliere coinvolte quanto il principio che emerge da questa dinamica. Se una nave attraversa lo stretto perché ha ottenuto una <strong>clearance</strong> negoziata con un attore armato non statale, il concetto stesso di libertà di navigazione cambia natura. La sicurezza diventa selettiva. Bandiera, equipaggio, compagnia armatrice, società che ha noleggiato la nave, porto di carico e destinazione finale assumono un valore politico oltre che commerciale. La nave non rappresenta più soltanto un mezzo di trasporto, ma un&#8217;identità complessa che può essere classificata come autorizzata oppure ostile. <strong>È una trasformazione destinata ad avere effetti molto più vasti del teatro yemenita,</strong> perché introduce un precedente che potrebbe essere replicato in altri <strong>chokepoint</strong> strategici.</p>



<p><strong>La vulnerabilità dell&#8217;Arabia Saudita</strong></p>



<p>Per <strong>Riyadh</strong> il problema va ben oltre la protezione di alcune esportazioni. L&#8217;Arabia Saudita ha costruito negli ultimi anni una rete logistica pensata proprio per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz. Attraverso l&#8217;oleodotto <strong>East-West Pipeline</strong>, il greggio può raggiungere il terminale di <strong>Yanbu</strong>, sul Mar Rosso, evitando il Golfo Persico. Questa infrastruttura costituisce la principale assicurazione energetica saudita contro eventuali blocchi nello stretto controllato militarmente dall&#8217;Iran. Se però anche <strong>Bab el-Mandeb</strong> diventa vulnerabile o soggetto a un regime di autorizzazioni selettive, la ridondanza strategica saudita viene fortemente ridimensionata. L&#8217;intero sistema logistico costruito negli ultimi decenni rischia così di perdere gran parte della propria efficacia.</p>



<p><strong>La strategia cinese: proteggere gli interessi senza assumere responsabilità</strong></p>



<p>La posizione di <strong>Pechino</strong> appare particolarmente sofisticata. La Cina dipende ancora in misura significativa dal petrolio mediorientale e non può permettersi interruzioni prolungate delle forniture. Allo stesso tempo non intende trasformarsi nel garante militare della sicurezza del Mar Rosso. <a href="https://www.vietnam.vn/it/vung-vinh-ky-vong-trung-quoc-giai-cau-do-hormuz">Da qui nasce una strategia fondata sulla <strong>deconfliction</strong>, cioè sulla gestione preventiva del rischio attraverso il dialogo con tutti gli attori coinvolti. Si tratta di un approccio coerente con la tradizionale politica estera cinese: proteggere gli interessi economici senza assumere gli oneri politici e militari della sicurezza collettiva.</a> In questo schema la diplomazia sostituisce la portaerei, mentre la trattativa risulta meno costosa di un intervento navale permanente.</p>



<p><strong>Gli Houthi cercano una legittimazione internazionale</strong></p>



<p>Per il movimento <strong>Ansar Allah</strong> il vantaggio non consiste soltanto nell&#8217;evitare uno scontro con il principale partner economico dell&#8217;Iran. <strong>Ogni nave autorizzata al transito rappresenta infatti una forma implicita di riconoscimento politico. </strong>Se una grande potenza negozia direttamente con gli Houthi per ottenere garanzie, questi ultimi cessano di apparire soltanto come un&#8217;organizzazione armata e assumono progressivamente il ruolo di soggetto capace di disciplinare uno dei passaggi marittimi più importanti del pianeta. È un passaggio fondamentale nella trasformazione della forza militare in <strong>potere regolatorio</strong>. Colpire le navi significa esercitare coercizione; autorizzarne il passaggio significa invece iniziare a esercitare una forma embrionale di governance.</p>



<p><strong>L&#8217;Iran rafforza la propria profondità strategica</strong></p>



<p>Dietro questo equilibrio resta evidente il ruolo di <strong>Teheran</strong>. L&#8217;Iran continua a utilizzare gli Houthi come elemento fondamentale della propria strategia regionale, pur lasciando loro ampi margini di autonomia operativa. La possibilità di mantenere sotto pressione contemporaneamente <strong>Hormuz</strong> e <strong>Bab el-Mandeb</strong> moltiplica infatti il peso geopolitico iraniano senza rendere necessaria una chiusura totale delle rotte commerciali. Per Teheran il semplice aumento del rischio è spesso sufficiente a incrementare i costi sostenuti dagli avversari, mettendo in difficoltà Arabia Saudita, Stati Uniti ed economie occidentali senza arrivare a un confronto diretto.</p>



<p><strong>La sicurezza diventa un vantaggio competitivo</strong></p>



<p>Questa evoluzione produce effetti significativi anche sul mercato dello shipping. Le grandi compagnie sostenute da Stati forti dispongono infatti di canali diplomatici, intelligence commerciale e capacità finanziarie che consentono loro di negoziare condizioni di sicurezza irraggiungibili per operatori più piccoli. La protezione delle rotte diventa così un fattore di competitività industriale. Non è soltanto il premio assicurativo a fare la differenza, ma l&#8217;accesso alle informazioni e alle relazioni politiche necessarie per ottenere il lasciapassare. In altre parole, la <strong>sicurezza marittima</strong> diventa essa stessa una risorsa economica.</p>



<p><strong>Il nuovo ordine dei corridoi energetici</strong></p>



<p>L&#8217;episodio dimostra come la competizione geopolitica contemporanea non riguardi più soltanto il controllo territoriale, ma soprattutto la gestione delle infrastrutture attraverso cui scorrono energia, commercio e finanza. La Cina sembra aver individuato una soluzione pragmatica: negoziare con chi esercita il controllo effettivo senza riconoscerne formalmente la sovranità. Gli Houthi, invece, tentano di trasformare la capacità di interdizione in una forma stabile di autorità politica. L&#8217;Arabia Saudita si trova a dipendere da un meccanismo che non controlla, mentre l&#8217;Iran consolida indirettamente la propria influenza regionale. Il risultato è che <strong>Bab el-Mandeb</strong> rischia di non essere più semplicemente uno stretto internazionale. Sta diventando un <strong>corridoio ad accesso selettivo</strong>, nel quale il diritto di passaggio viene progressivamente sostituito dalla negoziazione politica. Se questa dinamica dovesse consolidarsi, il principio della libertà di navigazione universale, pilastro del commercio globale dalla fine della Seconda guerra mondiale, potrebbe lasciare il posto a un sistema nel quale saranno gli equilibri geopolitici, e non più il diritto internazionale, a stabilire chi può attraversare il mare in sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/bab-el-mandeb-la-cina-tratta-con-gli-houthi-e-cambia-le-regole-della-sicurezza-energetica-globale.html">Bab el-Mandeb: la Cina tratta con gli Houthi e cambia le regole della sicurezza energetica globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Generale Boni: &#8220;Il Donbass è ormai compromesso, Odessa isolata. L’Ucraina rischia il collasso totale&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-generale-boni-il-donbass-e-ormai-compromesso-odessa-isolata-lucraina-rischia-il-collasso-totale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 12:13:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805124222390_c434e8fdbba9a9be447e473c873c1596.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805124222390_c434e8fdbba9a9be447e473c873c1596.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805124222390_c434e8fdbba9a9be447e473c873c1596-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805124222390_c434e8fdbba9a9be447e473c873c1596-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805124222390_c434e8fdbba9a9be447e473c873c1596-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805124222390_c434e8fdbba9a9be447e473c873c1596-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805124222390_c434e8fdbba9a9be447e473c873c1596-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Secondo il generale Boni, nonostante la narrazione occidentale, la Russia detiene l'iniziativa strategica su tutti i fronti in Ucraina</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-generale-boni-il-donbass-e-ormai-compromesso-odessa-isolata-lucraina-rischia-il-collasso-totale.html">Il Generale Boni: &#8220;Il Donbass è ormai compromesso, Odessa isolata. L’Ucraina rischia il collasso totale&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805124222390_c434e8fdbba9a9be447e473c873c1596.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805124222390_c434e8fdbba9a9be447e473c873c1596.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805124222390_c434e8fdbba9a9be447e473c873c1596-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805124222390_c434e8fdbba9a9be447e473c873c1596-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805124222390_c434e8fdbba9a9be447e473c873c1596-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805124222390_c434e8fdbba9a9be447e473c873c1596-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805124222390_c434e8fdbba9a9be447e473c873c1596-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>quadro sul campo in Ucraina</strong> appare sempre più cupo. Nonostante la massiccia campagna propagandistica volta a enfatizzare i successi di Kiev e a sminuire quelli di Mosca, dopo oltre quattro anni di conflitto le dinamiche strategiche restano nettamente favorevoli alla Russia. <a href="https://x.com/AMK_Mapping_" type="link" id="https://x.com/AMK_Mapping_">Secondo i dati di <em><strong>AMK Mapping</strong></em></a> sulle variazioni del fronte nel luglio 2026, le forze russe hanno consolidato il vantaggio territoriale con un’avanzata complessiva di circa 387,2 km², in aumento del 62,23% rispetto a giugno. I guadagni più consistenti si sono concentrati nell’oblast&#8217; di Donetsk (204,4 km²), con progressi significativi anche a Zaporizhzhia (65,6 km²), Kharkiv (57,9 km²) e Sumy (52,6 km²). Nello stesso periodo le truppe ucraine hanno riconquistato soltanto 117,3 km², in calo del 49,67% rispetto al mese precedente, con limitati recuperi presso Dnipro (52 km²) e Donetsk (41 km²). Il saldo netto a favore di Mosca ammonta così a +269,9 km², un incremento mensile del 4.807,28%.Per approfondire la situazione abbiamo intervistato il generale <strong>Maurizio Boni</strong>, che non usa giri di parole nel <a href="https://it.insideover.com/guerra/ucraina-2022-2026-negoziati-impossibili-leuropa-sceglie-la-guerra-perpetua-intervista-al-generale-boni.html" type="link" id="https://it.insideover.com/guerra/ucraina-2022-2026-negoziati-impossibili-leuropa-sceglie-la-guerra-perpetua-intervista-al-generale-boni.html">descrivere le crescenti difficoltà delle forze di Kiev</a> e le crepe sempre più evidenti nel fronte difensivo ucraino.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2025-06-03-10-27-52-724x1024.jpg" alt="" class="wp-image-525443" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2025-06-03-10-27-52-724x1024.jpg 724w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2025-06-03-10-27-52-212x300.jpg 212w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2025-06-03-10-27-52-768x1086.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2025-06-03-10-27-52-1086x1536.jpg 1086w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2025-06-03-10-27-52-600x849.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2025-06-03-10-27-52.jpg 1131w" sizes="auto, (max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<p><strong>Generale Boni, partiamo dal fronte più caldo, quello del Donbass. Qual è la situazione attuale?</strong></p>



<p>&#8220;Il quadro è molto critico. Sull’asse di <strong>Sloviansk e Kramatorsk</strong>, i russi stanno ormai creando le condizioni per accerchiamenti successivi, aggirando le principali linee difensive del Donbass. Di fatto, il destino di quel dispositivo difensivo è segnato. Assistiamo a episodi di resa, anche di intere brigate ucraine, che spesso non ricevono più il necessario supporto logistico. A tutto ciò si aggiunge la drammatica carenza di personale: ormai da mesi, se non da anni, si recluta con la violenza, mandando al fronte soldati con pochissimo addestramento. La situazione nel Donbass è compromessa&#8221;.</p>



<p><strong>E sugli altri settori? </strong></p>



<p>&#8220;Se guardiamo al quadro generale, i russi hanno l&#8217;iniziativa su tutti i settori critici del fronte. Leggevo anche di importanti avanzate russe nella regione di <strong>Kharkiv</strong> e nel settore di <strong>Zaporizhzhia</strong>. Quindi, sì, i russi stanno dettando il passo su tutto lo sviluppo del fronte&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Changes on the frontline in Ukraine for July 2026:<br><br>Yellow = Russian advances<br>Light blue = Ukrainian advances<br><br>Russian advances:<br>Donetsk Oblast: ~204.4 km²<br>Zaporizhzhia Oblast: ~65.6 km²<br>Kharkiv Oblast: ~57.9 km²<br>Sumy Oblast: ~52.6 km²<br>Dnipropetrovsk Oblast: ~6.0 km²<br>Luhansk… <a href="https://t.co/Jdg10DuF7e">pic.twitter.com/Jdg10DuF7e</a></p>&mdash; AMK Mapping 🇳🇿 (@AMK_Mapping_) <a href="https://x.com/AMK_Mapping_/status/2084285002804875404?ref_src=twsrc%5Etfw">August 3, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p><strong>Un altro punto critico è il Mar Nero. Che impatto ha il blocco navale su Odessa?</strong></p>



<p>&#8220;Questo è forse l&#8217;elemento che completa il quadro di estrema difficoltà per gli ucraini. Con il blocco navale di Odessa, colpendo i terminali marittimi e le navi che trasportano il grano, e colpendo i vettori che portano rinforzi e aiuti militari, i russi hanno provocato il tracollo del settore economico più importante dell&#8217;Ucraina. Non parlo solo dei danni fisici al sistema portuale, ma del fatto che le compagnie di assicurazione ora si rifiutano di assicurare le navi. Questo blocco navale indiretto paralizzerà l&#8217;Ucraina probabilmente fino alla fine del conflitto, isolandola di fatto. È come se i russi l&#8217;avessero già conquistata sotto questo profilo&#8221;.</p>



<p><strong>Si è sempre detto e scritto che i russi, nel Mar Nero, hanno perso la loro guerra. </strong></p>



<p>&#8220;Va precisato che la componente navale nel conflitto russo-ucraino non è mai stata troppo rilevante, perché è un conflitto prevalentemente aereo-terrestre. I russi, nei primi momenti della guerra, subirono ingenti danni dalla flotta ucraina e si ritirarono verso Est per evitare altri rischi. Ma ora, con le iniziative su Odessa, si rischia di isolare completamente l&#8217;Ucraina, dando ai russi il controllo anche di quella regione. È una svolta importante&#8221;.</p>



<p><strong>Gli ucraini avevano predisposto itinerari terrestri alternativi, giusto?</strong></p>



<p>&#8220;Sì, avevano studiato percorsi ferroviari che dai porti di Odessa portavano verso la Romania (Costanza) e verso la Polonia, per differenziare i flussi commerciali verso Ovest. Il problema è che questi nuovi itinerari possono trasportare al massimo un sesto del volume commerciale che passava per i porti ucraini. Questo ci dà la dimensione di quanto sia difficile riorientare tutto il flusso logistico e commerciale via terra&#8221;.</p>



<p><strong>Parliamo di difesa aerea. Kiev chiede più sistemi Patriot. Sono la soluzione?</strong></p>



<p>&#8220;Bisogna fare un distinguo. I Patriot sono efficaci come difesa aerea convenzionale, ma contro i <strong>missili ipersonici</strong> russi sono assolutamente inefficaci. È un dato oggettivo. Anche se l&#8217;Ucraina disponesse di migliaia di intercettori – fermo restando che per abbattere un missile ne servono dai 3 ai 5, con costi milionari – il problema non è intercettare il corpo del missile, ma la testata, che viaggiando a velocità ipersoniche non è di fatto intercettabile. Quindi, quando Zelensky dice che i morti di Kiev sarebbero stati evitati con più difese aeree, purtroppo è tutto da dimostrare. Se vengono usati missili ipersonici, non c&#8217;è nulla da fare&#8221;.</p>



<p><strong>La comunicazione strategica occidentale sembra però molto assertiva. Pensi alla campagna ucraina contro le raffinerie russe&#8230;</strong></p>



<p>&#8220;Esattamente. La narrazione occidentale continua a dipingere l&#8217;Ucraina come vittoriosa. Ma la campagna ucraina contro le raffinerie russe non sta dando i risultati attesi. I 40 giorni di attacchi hanno colpito punti non vitali, che vengono riparati rapidamente. L&#8217;effetto visivo è spettacolare, ma l&#8217;influenza sugli approvvigionamenti energetici delle truppe russe è pari a zero. Si è creato qualche disagio in qualche stazione di servizio, ma non certo effetti strategici&#8221;.</p>



<p><strong>Il ministro ucraino ha detto che questa campagna finirà la guerra entro l&#8217;autunno&#8230;</strong></p>



<p>&#8220;Mettere sullo stesso piano i danni subiti da Ucraina e Russia è sbagliato. L&#8217;Ucraina è devastata, rischia di diventare un Paese invivibile. La Russia, invece, non ha ricevuto lo stesso livello di danni. Si parla ora di colpire obiettivi civili come i magazzini di <em>Wildberries</em> per provocare malcontento, ma è una strategia di escalation discutibile&#8221;.</p>



<p><strong>Si parla addirittura di colpire in territorio russo i lanciatori di missili balistici. È possibile?</strong></p>



<p>&#8220;Questa ipotesi è già nell&#8217;aria. Se gli Stati Uniti dovessero dare il via libera, sarebbe un&#8217;ulteriore escalation, gettando benzina sul fuoco. Si tratta di un&#8217;idea che circola già dal 2023, dopo il fallimento della controffensiva ucraina. Ma colpire in profondità il territorio russo provocherebbe risposte ancora più devastanti per l&#8217;Ucraina. È un gioco pericoloso&#8221;.</p>



<p><strong>In conclusione, qual è il destino dell&#8217;Ucraina?</strong></p>



<p>&#8220;Zelensky sta accettando il sacrificio dei suoi soldati e della sua popolazione per continuare a essere la pedina occidentale per sconfiggere la Russia. Alla fine, così facendo, dell&#8217;Ucraina però rimarrà ben poco&#8221;.</p>



<p><strong>Ultima domanda: sul fronte tecnologico, cosa ci dice della corsa ai sistemi satellitari come Starlink?</strong></p>



<p>&#8220;La Russia sta sviluppando un proprio sistema di satelliti a bassa quota, colmando un <em>gap</em> che inizialmente aveva. È già operativo in alcune zone del fronte. Questo sistema integrerà l&#8217;osservazione satellitare convenzionale e servirà a sorvegliare i territori conquistati. È interessante notare che anche Elon Musk ha fatto un passo indietro sull&#8217;uso di Starlink per missioni offensive in profondità&#8221;.</p>
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		<title>Dalla sconfitta russa nel Mar Nero una lezione per le marine di tutto il mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/dalla-sconfitta-russa-nel-mar-nero-una-lezione-per-le-marine-di-tutto-il-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 04:35:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1177" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-1024x628.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-768x471.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-1536x942.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-600x368.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'esperienza bellica del Mar Nero ha dimostrato come sistemi autonomi economici e leggeri possano neutralizzare una marina convenzionale. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1177" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-1024x628.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-768x471.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-1536x942.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-600x368.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Mar Nero si è imposto come l&#8217;epicentro di uno scontro sistemico in cui le tensioni storico-geografiche si intrecciano con la rapidissima metamorfosi dell&#8217;arte navale contemporanea. Bacino periferico nel trentennio successivo al crollo sovietico, <strong>la regione è tornata a essere lo snodo in cui si ridisegnano non soltanto gli equilibri di sicurezza regionali,</strong> ma gli stessi paradigmi teorici e operativi del potere marittimo globale, imponendosi come osservatorio privilegiato per comprendere il futuro della guerra sul mare. </p>



<p>La configurazione fisica del Mar Nero ne determina da sempre il valore strategico. Con una superficie di circa 436.000 Km2 (1,44 volte l’Italia), il bacino semi-chiuso comunica con il Mediterraneo attraverso gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, regolati dalla Convenzione di Montreux, e con il Mar d&#8217;Azov tramite lo stretto di Kerč. Sei Stati vi si affacciano: <strong>Ucraina, Russia, Georgia, Turchia, Bulgaria e Romania.</strong> La penisola di Crimea ne costituisce il fulcro baricentrico, e all&#8217;estremità meridionale il porto naturale di <strong>Sebastopoli rappresenta una fortezza navale dalle caratteristiche pressoché ineguagliabili. </strong>L&#8217;insenatura riparata dai venti e i fondali profondi consentono di ospitare unità di grande pescaggio e garantiscono una proiezione immediata verso il Mediterraneo orientale. Per Mosca, come emerge da diverse ricostruzioni di molti colleghi che si occupano di geopolitica marittima, <strong>la base di Sebastopoli costituisce un imperativo geopolitico ancor prima che un&#8217;infrastruttura logistica,</strong> rappresenta l&#8217;ancoraggio indispensabile della presenza russa sui mari caldi.</p>



<p>La polarizzazione del bacino riflette la frattura aperta dal conflitto russo-ucraino. Romania e Bulgaria, membri della NATO, rafforzano il fianco orientale dell&#8217;Alleanza attraverso il potenziamento delle difese integrate; la Turchia, pur legata all&#8217;Alleanza Atlantica, conserva una postura ambigua, bilanciando l&#8217;applicazione restrittiva della Convenzione di Montreux con un ruolo di mediazione autonoma tra Mosca e Kiev, come sottolineano le analisi del <em>Centro Studi Machiavelli</em> dedicate alla costruzione di corridoi marittimi atlantici tra Baltico e Mar Nero. <strong>La Federazione Russa considera il bacino un santuario strategico inalienabile e uno scudo contro l&#8217;espansione occidentale;</strong> l&#8217;Ucraina, privata di ampi tratti costieri, combatte per preservare l&#8217;accesso al mare e la propria sovranità economica; la Georgia, infine, vive in una condizione di vulnerabilità permanente, aggravata dalla presenza militare russa nelle regioni separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud e da fragilità politiche interne.</p>



<p>Oltre alla dimensione militare, <strong>il Mar Nero costituisce lo snodo di una vasta rete di interconnessione transcontinentale. </strong>Il bacino apre la via all&#8217;Asia centrale attraverso il sistema di canali russi che collega il Mar d&#8217;Azov al Mar Caspio, integrando così il Mediterraneo con il cuore eurasiatico. La regione è attraversata da infrastrutture energetiche di rilievo sistemico, <strong>dal gasdotto TurkStream agli oleodotti che veicolano il greggio caucasico</strong>, e da una fitta rete di cavi sottomarini per le telecomunicazioni. Le fertili pianure che la circondano costituiscono inoltre uno dei principali granai del pianeta: il controllo delle rotte commerciali condiziona pertanto, come rilevato dal <em>Corriere della Sera</em> nella cronaca del blocco russo alle esportazioni cerealicole ucraine e della successiva riapertura forzata dei corridoi, la sicurezza alimentare globale e i prezzi delle materie prime agricole sui mercati internazionali.</p>



<p>All&#8217;apertura delle ostilità, nel febbraio 2022, il rapporto di forze navali appariva radicalmente squilibrato. La Flotta russa del Mar Nero disponeva di incrociatori lanciamissili, fregate moderne, corvette e sommergibili della classe Kilo capaci di colpire con missili da crociera a lungo raggio, oltre a una consistente componente anfibia. La Marina ucraina, al contrario, aveva perduto gran parte del proprio naviglio nell&#8217;annessione della Crimea del 2014, ed era stata costretta ad autoaffondare la propria unità ammiraglia, la fregata Hetman Sahaidačnyj, per sottrarla alla cattura, come documentato dal <em>Wilson Center</em>. <strong>Da allora l&#8217;equilibrio si è progressivamente capovolto: secondo una stima di <em>Business Insider</em> ripresa dal <em>Center for Maritime Strategy</em>, quasi la metà della componente navale russa nel Mar Nero risulta oggi danneggiata o distrutta,</strong> un risultato ottenuto da un Paese privo, all&#8217;origine, di una marina convenzionale.</p>



<p><strong>Il teatro del Mar Nero si è così trasformato nel laboratorio primario di una profonda rivoluzione dottrinale nella guerra nava</strong>le. L&#8217;evento inaugurale resta l&#8217;affondamento, nell&#8217;aprile 2022, dell&#8217;incrociatore Moskva, ammiraglia della flotta russa, colpito da missili antinave lanciati da terra. A questa perdita è seguita una campagna sistematica di logoramento condotta attraverso droni marittimi di superficie, tra cui le unità denominate Sea Baby e Magura V5, capaci, secondo la ricostruzione di David Kirichenko per il <em>Center for International Maritime Security</em>, di operare a distanze superiori ai mille chilometri dal luogo di controllo/partenza e di trasportare carichi esplosivi crescenti. </p>



<p>Tra il gennaio e il maggio 2025 questi vettori hanno raggiunto un salto qualitativo ulteriore, abbattendo elicotteri Mi-8 e, una volta armati con missili Sidewinder, due caccia Su-30, un risultato che l&#8217;analista navale H. I. Sutton, citato nello stesso articolo, ha definito: “… <em>una riscrittura delle regole della guerra sul mare</em>”. L&#8217;ex comandante in capo ucraino <strong>Valerij Zalužnyj </strong>ha più volte osservato, in dichiarazioni riprese da Kirichenko, che la natura stessa della guerra contemporanea si è ormai allontanata dai modelli su cui la NATO continua a fare affidamento.</p>



<p>La Marina russa ha reagito costruendo attorno a Sebastopoli un sistema di difesa multilivello, con zone di rilevamento a lungo, medio e corto raggio, come ammesso dallo stesso comandante della Marina ucraina <strong>Oleksij Neižpapa;</strong> una risposta che, tuttavia, non ha impedito il ripiegamento delle unità maggiori russe verso i porti più remoti di Novorossijsk e Feodosia. Parallelamente, Kiev ha colpito ripetutamente il Ponte di Kerč, le raffinerie, i depositi di carburante e le infrastrutture portuali russe, mentre, secondo la testimonianza raccolta da Mark Temnycky per il <em>Center for Maritime Strategy</em>, l&#8217;impiego di mine navali trasportate dagli stessi droni ha condotto all&#8217;affondamento di ulteriori unità, tra cui una nave da sbarco di classe Ropucha e la motovedetta Sergej Kotov.</p>



<p>Questa combinazione di sistemi economici, leggeri e rapidamente replicabili ha permesso a un Paese privo di flotta convenzionale di praticare ciò che la letteratura strategica definisce <em>sea denial</em> asimmetrico: non il controllo del mare, ma la negazione del suo uso sicuro all&#8217;avversario. Rudraksh Pathak, in un&#8217;analisi pubblicata da <em>CIMSEC</em>, ha ricondotto questo fenomeno a una rilettura contemporanea della teorica ottocentesca della Jeune École, sostenendo che la minaccia più seria per le unità maggiori non sia più la marina avversaria in quanto tale, bensì <strong>la massa di sistemi autonomi a basso costo capace di esaurire le difese di bordo.</strong> Pathak descrive questo squilibrio come una autentica trappola dell&#8217;intercettore: ogni unità di superficie è costretta a impiegare missili da difesa aerea dal valore di milioni di dollari contro bersagli che ne costano poche decine di migliaia, un&#8217;asimmetria di costo che, secondo l&#8217;autore, nessuna marina tradizionale può sostenere indefinitamente. </p>



<p>Analoga lettura offre il ricercatore Dmitry Gorenburg, del <em>Center for Naval Analyses</em>, citato da Kirichenko, secondo cui <strong>l&#8217;asimmetria tra il costo dei droni e quello delle navi renderà in prospettiva sempre più fragile il vantaggio storicamente detenuto dalle grandi marine.</strong> <strong>Le medesime lezioni stanno già orientando i programmi di riarmo internazionale</strong>: Taiwan ha varato il drone di superficie Endeavour Manta, esplicitamente ispirato all&#8217;esperienza ucraina e destinato alla difesa dello stretto di Formosa; la NATO ha avviato nel Baltico la Task Force X per la sorveglianza subacquea; il Dipartimento della Difesa statunitense persegue, con l&#8217;iniziativa Replicator, la produzione massiva di sistemi autonomi a basso costo, secondo quanto ricostruito dallo stesso Pathak.</p>



<p>L&#8217;esperienza bellica del Mar Nero ha dunque inaugurato, a tutti gli effetti, l&#8217;era del <em>sea denial</em> asimmetrico, dimostrando come sistemi autonomi economici, leggeri e impiegati in massa possano neutralizzare le <em>capital ship</em>s tradizionali e compromettere la libertà d&#8217;azione di una grande marina convenzionale. <strong>Le lezioni maturate in questo bacino stanno imponendo agli stati maggiori delle principali marine mondiali una revisione radicale delle dottrine operative</strong>, dei criteri di progettazione delle unità di superficie e degli schemi di difesa di punto. Il Mar Nero si conferma pertanto non soltanto uno snodo geografico cruciale per la stabilità euroasiatica, ma il campo sperimentale in cui si va delineando l&#8217;architettura della guerra marittima del ventunesimo secolo, con implicazioni che travalicano ampiamente i confini regionali per investire la postura strategica nei teatri operativi dell&#8217;Indo-Pacifico e dell&#8217;Artico-Boreale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/dalla-sconfitta-russa-nel-mar-nero-una-lezione-per-le-marine-di-tutto-il-mondo.html">Dalla sconfitta russa nel Mar Nero una lezione per le marine di tutto il mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Loomer e Biletsky, l&#8217;influencer trumpiana e il capo del battaglione Azov: un incontro interessante</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/loomer-e-biletsky-linfluencer-trumpiana-e-il-capo-del-battaglione-azov-un-incontro-interessante.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 04:34:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1270" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1024x677.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1536x1016.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-600x397.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro la pagliacciata di Loomer, resta l'influenza - pressoché assoluta - di Biletsky sulla galassia dell'estrema destra ucraina.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/loomer-e-biletsky-linfluencer-trumpiana-e-il-capo-del-battaglione-azov-un-incontro-interessante.html">Loomer e Biletsky, l&#8217;influencer trumpiana e il capo del battaglione Azov: un incontro interessante</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1270" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1024x677.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1536x1016.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-600x397.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Prima di diventare il volto della <a href="https://it.insideover.com/luoghi/ucraina" type="link" id="https://it.insideover.com/luoghi/ucraina">resistenza ucraina</a> agli occhi di molti media occidentali, <strong>Andriy Biletsky</strong>, fondatore del Battaglione Azov, era meglio conosciuto negli ambienti dell&#8217;estrema destra con un soprannome impegnativo: il &#8220;Fuhrer bianco&#8221; (<em>Bilyi Führer</em>). Dopo tre anni in cui sui quotidiani occidentali il suo nome è stato affiancato a descrizioni sobrie &#8211; un &#8220;combattente neutrale&#8221;, un comandante carismatico della nuova generazione o persino un &#8220;tecnocrate militare&#8221; &#8211; qualche giorno fa ha trovato un&#8217;intervistatrice che a malapena riusciva a contenere il suo entusiasmo. Si tratta di <strong>Laura Loomer</strong>, influencer trumpiana, la cui <a href="https://www.youtube.com/watch?v=hJA-KfGlMeQ" type="link" id="https://www.youtube.com/watch?v=hJA-KfGlMeQ">chiacchierata</a> lunga un&#8217;ora e mezza, a Kyiv, con il comandante azoviano presenta diversi motivi di interesse. Per lo meno se vogliamo capire cosa si muove nel mondo della destra Maga, ma anche all&#8217;interno della destra istituzionale in Ucraina.</p>



<p>Fino a poco tempo fa Loomer parlava del presidente ucraino Zelensky come un &#8220;giustificatore della jihad&#8221; e accusava l&#8217;Ucraina di dare spazio agli estremisti. Durante il suo recente viaggio nel Paese, però, ha fatto una <strong>giravolta notevole</strong> e dopo aver intervistato Zelensky ha rivisto le sue critiche agli aiuti militari statunitensi, immettendo nella sua rivalutazione dell&#8217;Ucraina il fatto che si tratterebbe di una nazione <strong>antropologicamente pura</strong> e conservatrice. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dagli ultras ad Azov</h2>



<p>Se Loomer è una figura culturalmente ridicola nel mondo Maga, e dall&#8217;impatto non così grande come spesso si dice nella galassia destrorsa, Biletsky è invece una figura chiave della<strong> scena ultranazionalista e militare </strong>di Kyiv. La sua storia politica ha radici nella città di <strong>Kharkiv</strong>, nell&#8217;Est dell&#8217;Ucraina. Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni 2000, le sue prime azioni sul campo non riguardavano la resistenza contro la Russia, ma violenti scontri di strada contro le comunità di migranti vietnamiti e aggressioni a gruppi ultranazionalisti rivali. Una traiettoria che passa dal mondo degli <strong>ultras del calcio</strong>, per portarlo a diventare la punta di diamante della scena nazionalista radicale e suprematista caucasica del suo Paese.</p>



<p>Fino all&#8217;ambito militare e paramilitare. Anche lì, un&#8217;ascesa repentina: quando nel 2005 i principali partiti nazionalisti dell&#8217;Ovest, come il Partito Social-Nazionale di <strong>Andriy Parubiy</strong>, iniziarono ad avvicinarsi alle forze liberali e filo-occidentali, Biletsky se ne distaccò violentemente, accusandoli di essersi venduti l&#8217;anima. Nel 2014 è il responsabile della nascita della cosiddetta Famiglia Azov, un vasto ed efficiente ecosistema che comprende movimenti civili, formazioni paramilitari giovanili (come <em>Centuria</em>) e brigate di prima linea. Meno di dieci anni più tardi, questo gruppo paramilitare d&#8217;élite sarà assorbito dall&#8217;esercito ucraino insieme ad altre formazioni minori ma simili, e prenderà il nome di <strong>Terza Brigata d&#8217;Assalto</strong>, portandosi dietro anche un bel po&#8217; dell&#8217;iconografia nazistoide dei un tempo. Gli alleati europei vedono e non vedono, la stampa pure.</p>



<p>Nel settembre del 2025 Biletstky è promosso al grado di brigadiere generale dell&#8217;esercito ucraino: un traguardo notevole per un uomo che non ha mai ricevuto una formazione militare formale. Così ottiene un potere enorme, sul campo e sui social, senza passare dal voto. <strong>Oggi Biletsky viene indicato dagli osservatori della politica come uno dei personaggi con l&#8217;aspirazione di governare l&#8217;Ucraina, </strong>nell&#8217;eventuale post-Zelensky: col pugno di ferro, immaginiamo, in un mondo di reduci induriti. Nei sondaggi, però, non ha mai fatto il botto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La visione politica di Biletsky</h2>



<p>Eppure è indubbiamente un <strong>comunicatore sofisticato</strong>, considerato il contesto. Si prenda la parte dell&#8217;intervista con Loomer, verso il minuto diciotto, in cui lei, dopo avergli portato solidarietà per le accuse &#8220;ingiuste&#8221; di nazismo &#8211; purtroppo succede anche a Trump, dice, nonostante sia l&#8217;alleato numero uno di Israele &#8211; tenta di provocarlo più volte con l&#8217;argomento <strong>dell&#8217;immigrazione</strong>: ciò che le piace dell&#8217;Ucraina è che non ci sono letteralmente musulmani in giro, a differenza degli Stati Uniti. La propagandista di Trump dice a Biletsky: vedi, da noi, negli Stati Uniti, il Primo emendamento, quello sulla libertà d&#8217;espressione, finisce col proteggere i nostri nemici interni, come gli islamisti, mentre i Dem stanno eleggendo sindaci musulmani e marxisti che ci porteranno alla sottomissione. In Ucraina, nota con ammirazione, ci sono leggi contro l&#8217;antisemitismo più dure che in America e di nazisti non se ne vedono (<em>fact-checking: sì, è vero che in Ucraina hanno un presidente ebreo il movimento pro-Palestina è inesistente, ma nei villaggi ucraini, nelle festività pasquali, compare la figura del &#8220;moskho&#8221;, l&#8217;ebreo infido, barbuto e vecchio che viene preso simbolicamente a legnate: tradizione che esportata in Canada e Stati Uniti dalla diaspora ha provocato dello scandalo</em>).</p>



<p>A differenza del classico nazionalismo dell&#8217;Ucraina occidentale, storicamente legato alla difesa della lingua ucraina e alla tradizione cattolica o ortodossa, <strong>Biletsky s&#8217;è costruito una visione politica basata per lo più sul classico razzismo biologico</strong>: la lingua parlata non conta quanto il colore della pelle. Nelle sue prime manifestazioni ideologiche non a caso rifiutava apertamente l&#8217;Occidente liberal-democratico e in via di mescolamento: si opponeva alla Nato per i bombardamenti sulla Serbia negli anni Novanta, criticava l&#8217;Unione Europea per le politiche d&#8217;accoglienza ed esaltava il paganesimo rispetto alla religione tradizionale.</p>



<p>Non a caso nell&#8217;intervista con Loomer si svincola dalle provocazioni con un ragionamento che suona più o meno così: in Ucraina non esiste violenza nazista perché, in effetti, l&#8217;immigrazione è molto bassa. E lascia intendere che anche la scarsa xenofobia &#8211; più che lo scarso antisemitismo &#8211; sarebbe dovuta proprio a questo fattore.</p>



<p>Insomma, Biletsky si dice d&#8217;accordo con l&#8217;ospite, ma non si lascia prendere la mano. E non si lascia trascinare neppure un attimo nelle guerre culturali di tipo statunitense. Non segue Loomer nel dare addosso ai Democratici o al <em>woke</em>. Forse il tema non gli interessa; forse immagina che non lo aiuterebbe con un possibile successore di Trump spostato più a sinistra; di sicuro non lo trova importante in quella conversazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;Ucraina come simbolo della &#8220;purezza etnica&#8221;</strong></h2>



<p>Molti influencer trumpiani diventano anti-israeliani perché antisemiti. <strong>Altri diventano filoucraini perché islamofobi.</strong> Questo argomento di Loomer è diffuso anche in ambienti del neofascismo italiano che ho intervistato: l&#8217;Ucraina sarebbe l&#8217;Europa di un tempo, omogenea e intonsa rispetto alle orde islamiche, mentre la Russia sarebbe il meticciato che avanza, l&#8217;Eurasia minacciosa, come mi spiegava un teorico di Casapound. Peccato che questo ragionamento non tenga conto del nuovo capo dell’agenzia che si occupa di attività di intelligence all’estero, <a href="https://kyivindependent.com/ukraines-top-security-official-set-to-become-head-of-foreign-intelligence-service-source-says/">appena nominato</a> da Zelensky, <strong>Rustem Umerov:</strong> un musulmano tataro che parla arabo e turco.</p>



<p>Loomer vuole &#8220;vendere&#8221; la causa ucraina a un certo pubblico antimusulmano e razzista, con un ragionamento speculare a quello della destra che vede la Russia come esempio di purezza etnica, senza conoscerne affatto le innumerevoli minoranze (ereditate dall&#8217;Urss). Diversi commentatori hanno sostenuto che il suo appoggio fosse il segnale di una svolta di Trump verso posizioni più favorevoli a Kyiv. I fatti sembrano dire il contrario: <strong>dopo l&#8217;intervento di Loomer, Trump ha ridimensionato la promessa di consentire all&#8217;Ucraina di produrre sistemi Patriot,</strong> respinto una richiesta ucraina di 300 missili Pac-3 e rallentato l&#8217;erogazione di 400 milioni di dollari di aiuti militari già approvati dal Congresso.</p>



<p>Oggi, dietro la pagliacciata di Loomer, resta l&#8217;influenza &#8211; pressoché assoluta &#8211; di Biletsky sulla galassia dell&#8217;estrema destra ucraina, mentre l&#8217;atteggiamento statunitense resta ambiguo e inaffidabile.</p>



<p></p>
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		<title>Il disarmo di Hamas e il ritiro di Israele: come evolve la trattativa sul futuro di Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-disarmo-di-hamas-e-il-ritiro-di-israele-come-evolve-la-trattativa-sul-futuro-di-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 08:31:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La fase 2 del cessate il fuoco siglato nell'ottobre 2025 da Israele e Hamas con la mediazione di Usa, Egitto e Qatar fatica a prendere piede. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-disarmo-di-hamas-e-il-ritiro-di-israele-come-evolve-la-trattativa-sul-futuro-di-gaza.html">Il disarmo di Hamas e il ritiro di Israele: come evolve la trattativa sul futuro di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Quale <em>road map </em>per la pace a Gaza? La fase 2 del cessate il fuoco siglato nell&#8217;ottobre 2025 da Israele e Hamas con la mediazione di Usa, Egitto e Qatar fatica a prendere piede e nel frattempo la questione si sta concentrando su un dato critico: la concretizzazione di due passaggi-chiave per l&#8217;attuazione del memorandum di Sharm-el-Sheikh, e cioè <strong>il disarmo dei miliziani di Hamas e il ritiro dell&#8217;<em>Israel Defense Force </em>(Idf) dalla Linea Gialla </strong>che segna il limite del controllo di Tel Aviv nella Striscia. In parallelo a ciò, resta ancora incerta la prospettiva della futura operatività della Forza di Stabilizzazione Internazionale (Isf) chiamata a dover garantire il cessate il fuoco sotto la supervisione del Board of Peace promosso dal presidente Usa Donald Trump.</p>



<p>L&#8217;Alto Rappresentante del Board of Peace, il politico bulgaro <strong>Nikolay Mladenov,</strong> ha incontrato a Gerusalemme il primo ministro israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong> nella giornata di lunedì 3 agosto dopo che dall&#8217;esecutivo dello Stato Ebraico erano emerse diverse voci critiche sulla prospettiva iniziale dell&#8217;accordo di disarmo di Hamas annunciato da Trump la settimana scorsa. Al termine dell&#8217;incontro, si è stabilito che <strong>il Board of Peace ritiene prioritario il processo di disarmo di Hamas </strong>rispetto alla necessità di Israele di ritirarsi oltre la Linea Gialla che delimita le zone occupate nella Striscia. Non sono stati stabiliti limiti temporali, ma si è affermato un principio politico sul timing e le necessità previste dal Board.</p>



<p>Il <em>Times of Israel</em> ha richiamato un tweet dello stesso Mladenov di settimana scorsa in cui, commentando il piano annunciato da Trump, aveva affermato che &#8220;il ritiro deve procedere di pari passo con il disarmo&#8221; mentre il governo civile di Gaza doveva essere dotato degli strumenti necessari per operare. <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/board-of-peace-roadmap-will-completely-disarm-hamas-idf-can-hold-yellow-line-until-end-of-process/">La testata israeliana ha commentato</a> che &#8220;l&#8217;apparente cambio di rotta sembrava rientrare negli sforzi del Board of Peace per ottenere l&#8217;adesione di Israele al suo piano di disarmo, dopo che i funzionari di Gerusalemme avevano insistito sul fatto che nessun ritiro sarebbe avvenuto prima del completo disarmo di Hamas&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Today, agreement has been reached on the decommissioning of weapons and civilian transition in Gaza. It took months of very difficult negotiations to get here. There were several points when I did not believe we would make it&#8230; What the agreement says matters. What happens next…</p>&mdash; Nickolay E. MLADENOV (@nmladenov) <a href="https://x.com/nmladenov/status/2082980261478752720?ref_src=twsrc%5Etfw">July 31, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>La versione precedente del piano <strong>era stata accolta dallo scetticismo israeliano</strong>. Quella attuale andrà testata alla prova del <strong>giudizio che ne darà Hamas</strong>, che ha sua volta ha fatto intendere che si disarmerà quando Israele fermerà gli attacchi e inizierà il ritiro. Un <a href="https://www.nbcnews.com/world/gaza/trump-says-peace-plan-will-lead-hamas-disarmament-israel-support-uncer-rcna590151">tiro alla fune politico è in atto</a>, ma il processo andrà osservato nella sua evoluzione. Da un lato, il processo di pace siglato a ottobre resta l&#8217;unica prospettiva credibile per una stabilizzazione della situazione a Gaza. Dall&#8217;altro, l&#8217;onda lunga della guerra scatenata da Hamas il 7 ottobre 2023 con gli attacchi in Israele e segnata dalla violenta rappresaglia dell&#8217;Idf nella Striscia ha reso altamente difficile la ricomposizione di un quadro diplomatico ordinario, rendendo necessario uno sforzo notevole da parte dei mediatori.</p>



<p><strong>In tal senso, è da sottolineare che il processo sta venendo discusso a livello generale</strong> e di quadro complessivo, mentre bisognerà capire il timing del processo e in che misura Hamas sarà disposta a <a href="https://www.ynetnews.com/article/skfxgvcsfe">consegnare le armi al comitato tecnocratico e all&#8217;Isf</a>, trasferendo di fatto la sovranità sulla Striscia, così come quanto ampia sarà la <strong>presenza internazionale nell&#8217;Isf </strong>stessa. <a href="https://www.dw.com/en/whats-holding-up-the-gaza-stabilization-mission/a-78066920">Nelle scorse settimane il Marocco</a> è diventato il primo Stato arabo a garantire personale alla forza di pace, a cui anche l&#8217;<strong>Indonesia, l&#8217;Albania e il Kosovo</strong> hanno dichiarato di essere pronte a fornire truppe. In tal senso, l&#8217;impegno degli Stati della regione può essere una dinamo capace di rendere operativo il processo di pace: dovranno essere al tempo stesso ponderate le richieste di sicurezza nel processo di disarmo avanzate da Israele, la nuova fase della <em>governance </em>di Gaza, la ricostruzione della Striscia e il funzionamento dei meccanismi di mediazione internazionali. </p>



<p>Paesi come Egitto, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Giordania possono giocare un ruolo strutturale nel consolidare questo processo e monitorare le prospettive di adesione di entrambe le parti. Il piano è delicato e complesso. Ma vale la pena osservarne l&#8217;evoluzione: gli scenari critici per la pacificazione di Gaza avranno tempi lunghi di applicazione. E bisognerà capire che sintesi si farà di fronte alle richieste divergenti di Israele e Hamas.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-disarmo-di-hamas-e-il-ritiro-di-israele-come-evolve-la-trattativa-sul-futuro-di-gaza.html">Il disarmo di Hamas e il ritiro di Israele: come evolve la trattativa sul futuro di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Un bambino al giorno ma noi abbiamo smesso di contare i morti di Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/un-bambino-al-giorno-ma-noi-abbiamo-smesso-di-contare-i-morti-di-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 04:01:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1129" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Quand’è che abbiamo smesso di contare i morti di Gaza?" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-1024x602.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-1536x903.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-600x353.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il vero numero dei morti di Gaza resta una domanda senza risposta. Mentre il conteggio ufficiale viene assunto come dato definitivo, migliaia di vittime sotto le macerie, morte per fame, malattie o per il collasso sanitario restano fuori dal racconto pubblico. Nessuno sembra più interrogarsi sul reale death toll del genocidio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-bambino-al-giorno-ma-noi-abbiamo-smesso-di-contare-i-morti-di-gaza.html">Un bambino al giorno ma noi abbiamo smesso di contare i morti di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1129" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Quand’è che abbiamo smesso di contare i morti di Gaza?" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-1024x602.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-1536x903.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-600x353.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quand&#8217;è che, di preciso, abbiamo smesso di contare i morti di Gaza? Da quando è entrato in vigore il cosiddetto &#8220;cessate il fuoco&#8221;. Lungi dall&#8217;essere una tregua vera e propria perché, al netto dei continui aggiornamenti sul fantomatico <em>Board of Peace </em>di Trump, nella Striscia si continua a uccidere. Meno di prima, eppure in modo sistematico.</p>



<p>Esaustivo, a tal proposito, il titolo di un&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-07-23/ty-article-magazine/.premium/a-child-a-day-the-israeli-air-force-continues-to-routinely-kill-gazas-kids/0000019f-8fa1-df92-a7ff-afa39d6b0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo di Haaretz</a>: “Un bambino al giorno: l&#8217;aviazione israeliana continua a uccidere regolarmente i bambini di Gaza”. Non è una formula a effetto: è un tragico conteggio reale. Al 23 luglio scorso, i bambini uccisi dall&#8217;ottobre 2025 erano 282. È la posologia del genocidio lento, sparito dai riflettori mediatici, ma non dalla vita dei palestinesi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="522" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-1024x522.jpg" alt="" class="wp-image-525325" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-1024x522.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-768x392.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-1536x783.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-600x306.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Al momento in cui scriviamo i bambini uccisi durante il cessate il fuoco, interpretato da Israele in modalità lasca , sono già aumentati. Nella sola giornata del 30 luglio, infatti, Israele ha bombardato alcune tende della Striscia, uccidendo quattro persone: due erano bambini, di otto anni e appena diciotto mesi. La tragica conta descritta da Haaretz non solo è proseguita, ma quel giorno è addirittura raddoppiata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Luglio è stato il mese più mortale dalla &#8220;tregua&#8221;</h2>



<p>Sui media italiani non v&#8217;è traccia di un ulteriore dato che restituisce la reale situazione di Gaza. Altrove, invece, sì. <strong>Haaretz scrive che “luglio è stato il mese più mortale dall&#8217;inizio della tregua, con almeno 152 morti”</strong>. Tra questi, 21 bambini, 14 donne e quattro anziani.</p>



<p>E, proprio mentre si rincorrevano le notizie su una possibile intesa nel quadro del cosiddetto <em>Board of Peace</em> — il nodo centrale resta il disarmo di Hamas — Gaza viveva un&#8217;altra domenica di sangue. <strong>Il 2 agosto l’esercito israeliano ha ucciso 17 palestinesi in un solo giorno, tra cui diversi bambini.</strong></p>



<p>Impossibile non collegare tale recrudescenza alle trattative in corso, che proprio in questi giorni hanno registrato una svolta, con Hamas che ha dichiarato di essere pronta a disarmarsi, cosa che avverrebbe una volta insediato il governo tecnocratico palestinese espressione del <strong>Board of Peace,</strong> il cui insediamento dovrebbe portare al ritiro israeliano dalla Striscia.</p>



<p>Tel Aviv, dopo aver a lungo ostacolato l’ingresso del governo in questione, lo ha infine formalmente accettato su pressione americana, da cui l’accelerazione. Ma i morti di questi ultimi giorni e le dichiarazioni di politici e funzionari israeliani avversi all’accordo, oltre a quelle più esplicite del ministro delle Finanze <strong>Bezalel Smotric</strong>, che ha ripetuto il mantra della inevitabilità del reinsediamento israeliano a Gaza, fanno capire quanto siano fragili tali sviluppi.</p>



<p>A essere colpiti in questi giorni di sangue non sono stati soltanto i civili, ma anche le poche e preziose strutture sanitarie ancora in piedi. <strong>Sabato 1° agosto Israele ha bombardato i magazzini dell&#8217;ospedale Al Aqsa</strong>, a Deir el Balah, nel centro della Striscia. Custodivano materiali essenziali, compresi quelli necessari ai pazienti affetti da insufficienza renale sottoposti a dialisi. L&#8217;esercito israeliano ha giustificato anche quest&#8217;ultimo attacco con la consueta litania: i siti colpiti sarebbero stati utilizzati da Hamas come depositi di armi. Niente di nuovo sul fronte di Gaza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I morti sotto le macerie</h2>



<p><strong>I morti ufficiali di Gaza sono 73.349, almeno al momento in cui scriviamo.</strong> Un dato che, a gennaio scorso, è stato riconosciuto anche dall&#8217;esercito israeliano dopo due anni nei quali aveva contestato sistematicamente l&#8217;entità dell’eccidio. Già questa ammissione basterebbe a far comprendere che si tratta di una cifra inevitabilmente al ribasso. Un’ammissione tardiva che molti hanno fatto discendere dal timore che emergessero numeri più grandi.</p>



<p>Quel numero, infatti, tiene conto soltanto delle vittime identificate e uccise in modo diretto: persone morte nei bombardamenti, colpite dai cecchini o decedute in seguito alle ferite riportate. Non comprende, infatti, quanti giacciono ancora sotto le immense distese di macerie della Striscia. <strong>Nella sola giornata di sabato primo agosto, le autorità di Gaza hanno recuperato i resti di 112 persone. </strong>Dopo oltre 136 ore di scavi condotti in gran parte a mani nude — Israele continua infatti a impedire l&#8217;ingresso di bulldozer destinati alla rimozione delle macerie, necessaria per recuperare i cadaveri — sono stati disseppelliti i corpi di persone uccise più di due anni fa. <em>The New Arab</em> scrive: &#8220;<strong>Tra i miseri resti, quelli di 40 bambini, 38 donne e sette persone affette da disabilità fisiche”.</strong></p>



<p>Proprio lì, nel quartiere di Sabra, a Sud di Gaza City, si ritiene che siano sepolti i resti di altre 156 persone scomparse durante i bombardamenti che hanno raso al suolo diverse abitazioni del quartiere. Per questo la Protezione civile palestinese continua a scavare: per restituire ai sopravvissuti i corpi dei loro cari e permettere loro una sepoltura dignitosa.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Three children are among nine Palestinians killed in Israeli attacks on Gaza since dawn today. The attacks came in Gaza City, Deir el-Balah and Khan Younis.<br><br>🔴 LIVE updates: <a href="https://t.co/m1BPI8GBHt">https://t.co/m1BPI8GBHt</a> <a href="https://t.co/TYzoKhWJ5u">pic.twitter.com/TYzoKhWJ5u</a></p>&mdash; Al Jazeera English (@AJEnglish) <a href="https://x.com/AJEnglish/status/2083830454180810828?ref_src=twsrc%5Etfw">August 2, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Le morti indirette che nessuno conta più</h2>



<p>Torniamo però a quel numero: 73.349. Perché non tiene conto di tutte le persone morte non sotto le bombe, ma a causa delle conseguenze della guerra: la fame, il freddo, le epidemie, le malattie ormai incurabili a causa della distruzione del sistema sanitario.</p>



<p>C&#8217;è poi un altro elemento, spiegato dal professor <strong>Michael Spagat</strong>, tra i maggiori esperti mondiali di mortalità nei conflitti. Così su Haaretz: “In molti casi le famiglie hanno semplicemente seppellito i propri cari senza comunicarlo ufficialmente al Ministero della Salute. Alcune famiglie non vogliono farlo, altre non sono in grado di farlo. Forse i genitori muoiono e rimane soltanto un bambino di otto anni. Come potrebbe segnalarlo?”</p>



<p><strong>Che il conteggio ufficiale fosse una sottostima era stato evidenziato da tempo</strong>. <em>The Lancet </em>scriveva già nel luglio 2024, ribadendolo nel gennaio 2025, che i dati del Ministero della Salute di Gaza erano probabilmente sottostimati di circa il 40 per cento. Lo studio scosse il mondo, seppur per breve tempo. A riprova del fatto che in tutte le guerre sembrano esistere cifre &#8220;accettabili&#8221; e altre no.</p>



<p>Già nell&#8217;ottobre 2024, in una lettera firmata da 99 medici statunitensi e inviata all&#8217;allora presidente Joe Biden si stimava che le vittime fossero oltre 119mila. Un anno dopo, Haaretz avrebbe pubblicato lo studio di Michael Spagat, secondo cui era plausibile che il numero reale delle vittime avesse già superato le centomila. Da allora si è però smesso di interrogarsi sul reale death toll di Gaza. Nessuno sembra chiedersi più che fine abbiano fatto le migliaia di vittime che non compaiono nei conteggi ufficiali. Come se smettere di contarle bastasse a farle sparire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-bambino-al-giorno-ma-noi-abbiamo-smesso-di-contare-i-morti-di-gaza.html">Un bambino al giorno ma noi abbiamo smesso di contare i morti di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La giravolta di Trump: non bombardo più&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-giravolta-di-trump-non-bombardo-piu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 18:58:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=525321</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La giravolta di Trump: non bombardo più..." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nuova giravolta di Trump: dopo la tanto minacciata escalation, ieri ha dichiarato che, su sollecitazione dell'Iran e dei Paesi arabi, ha riposto le pistole nelle fondine "in quanto i parametri di un accordo sono stati concordati"</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-giravolta-di-trump-non-bombardo-piu.html">La giravolta di Trump: non bombardo più&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La giravolta di Trump: non bombardo più..." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260803194134543_bf10121361a69454d7dd01e1ba604190-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nuova giravolta di Trump: dopo la tanto minacciata escalation, ieri ha dichiarato che, su sollecitazione dell&#8217;Iran e dei Paesi arabi, ha riposto le pistole nelle fondine &#8220;<a href="https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/posts/117023461141824050" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in quanto i parametri di un accordo sono stati concordati</a>&#8220;, come ha scritto su Truth social (quel &#8220;parametri concordati&#8221; non sembra farina del suo sacco, lessico troppo elaborato&#8230; il fatto che si sia affidato a qualcuno più competente ha la sua importanza).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/posts/117023461141824050"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-T-8-1024x479.jpg" alt="" class="wp-image-83105"/></a></figure>



<p>Nello specifico, come si legge nel post, si sarebbe trovata un&#8217;intesa sul transito commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz e sul nucleare iraniano. Al solito ha aggiunto che Iran e Stati Uniti stanno negoziando, attirandosi le usuali smentite iraniane. Nondimeno, gli immaginifici scenari di Trump sembrano avere un fondo di verità.</p>



<p>Infatti, nonostante non ci sia traccia di un dialogo tra Iran e Stati Uniti, è vero che qualcosa si sta muovendo. Anzitutto, domenica il principe ereditario saudita Mohamed bin Salman ha telefonato a Trump chiedendogli di accordare spazio alla diplomazia.</p>



<p>Per comprendere la portata della richiesta va tenuto conto &#8211; oltre che dell&#8217;importanza della petromonarchia per la regione e per gli States in particolare &#8211; che solo quattro giorni prima Riad ha partecipato a un raid contro le milizie irachene alleate dell&#8217;Iran, sviluppo che avrebbe potuto preludere all&#8217;adesione del Regno alla jihad contro Teheran.</p>



<p>Inoltre, appare più che significativa l&#8217;evoluzione del dialogo tra Iran e Oman sul transito di Hormuz, un bilaterale che va avanti da mesi e che finora non ha prodotto risultati concreti.</p>



<p>Anzi, quando l&#8217;Iran alcuni giorni fa ha respinto l&#8217;ennesima ipotesi omanita, che prevedeva di applicare a Hormuz il modello dello Stretto di Malacca (proposta sulla quale Muscat aveva trovato ampie convergenze internazionali), gli ambiti guerrafondai e i loro corifei avevano gioito. A loro parere, era la conferma che è impossibile trovare un compromesso con l&#8217;Iran.</p>



<p>Invece, nonostante le distanze, il dialogo tra i due Paesi è proseguito e ha prodotto risultati, tanto che gli interessati hanno dichiarato che sono giunti alla fase conclusiva delle trattative. Va sottolineato che Muscat non parla solo con Teheran, ma con il mondo, quindi è davvero difficile credere che le proposte avanzate all&#8217;interlocutore regionale non siano passate al vaglio dei tanti Paesi interessati a riaprire al traffico internazionale quella vitale strozzatura marittima.</p>



<p>A quanto pare, Iran e Oman avrebbero trovato una convergenza sull&#8217;ipotesi di aprire al traffico commerciale un&#8217;unica rotta marittima temporanea attraverso lo Stretto, che sarebbe vigilata da entrambi.</p>



<p>In questo modo si supererebbe lo sciocco stratagemma americano che, per vanificare il controllo iraniano sullo Stretto che impone alle navi commerciali di ricercare l&#8217;autorizzazione di Teheran per attraversarlo, richiede alle imbarcazioni suddette di utilizzare una rotta parallela, prossima alle coste omanite, al riparo dai mezzi di intercettazioni iraniani.</p>



<p>Sciocco perché, anche se le navi che hanno aderito all&#8217;opzione americana hanno usato la rotta omanita di notte e con i transponder spenti, spesso sono state ugualmente individuate dai sistemi di rilevamento iraniani e ricacciate indietro o, peggio, colpite quando le intimazioni a farlo sono state ignorate.</p>



<p>Probabilmente, quando Trump sul post accenna a uno sviluppo proficuo dei negoziati con l&#8217;Iran, con il quale si sarebbero trovate intese sui parametri fondamentali per un accordo su Hormuz, si riferiva proprio ai negoziati tra Muscat e Teheran.</p>



<p>Non sappiamo se a margine di tali trattative se ne siano svolte altre sul dossier nucleare, l&#8217;altro punto nodale di cui ha fatto cenno Trump nel post citato. Possiamo solo ricordare che prima che tutto precipitasse lo scorso 28 ottobre, i negoziati sul nucleare iraniano (focus della precedente conflittualità Usa-Iran) erano stati mediati proprio dall&#8217;Oman, in particolare dal ministro degli Esteri Badr bin Hamad al Busaidi (che peraltro, il giorno prima del proditorio attacco Israele-Usa contro Teheran aveva dichiarato che il dialogo con l&#8217;Iran aveva prodotto risultati molto positivi e che l&#8217;accordo era &#8220;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=Pg5sXQDR8NY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">alla portata</a>&#8220;).</p>



<p>Probabile che lo stop di Trump all&#8217;escalation contro Teheran sia stata imposto anche dalla scarsità di vettori atti all&#8217;intercettazione e di altre risorse belliche, erosione su cui si stanno moltiplicando gli allarmi provenienti dagli alti gradi dell&#8217;U.S. Army, ultimo dei quali quello del generale Alexus Grynkewich, a capo del Comando europeo degli Stati Uniti.</p>



<p>Questi ha avvertito che la flotta dispiegata contro l&#8217;Iran non è bastevole a difendere le forze statunitensi e Israele, quindi, nel caso di escalation, sarebbe costretto a decidere chi difendere.</p>



<p>Abbiamo riportato il suo allarme perché giocoforza coinvolge Tel Aviv in una guerra nella quale per ora non vuole essere coinvolta. Infatti, come ha <a href="https://www.piccolenote.it/mondo/iran-trump-dichiara-lescalation" target="_blank" rel="noreferrer noopener">affermato</a> di recente il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, a Israele va benissimo che ad affrontare l&#8217;Iran siano solo gli Stati Uniti, con Israele preservata dalle rappresaglie.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://x.com/ForeignOfficePk/status/2084284593533067605?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E2084284593533067605%7Ctwgr%5E5271f09df470918884c8bfdb75c3f67f7390e4da%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fwww.dawn.com%2Flive%2Firan-israel-war"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-X-7-1024x406.jpg" alt="" class="wp-image-83107"/></a></figure>



<p>Di interesse un&#8217;altra notizia sul fronte diplomatico: il Ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar ha <a href="https://x.com/ForeignOfficePk/status/2084284593533067605?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E2084284593533067605%7Ctwgr%5E5271f09df470918884c8bfdb75c3f67f7390e4da%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fwww.dawn.com%2Flive%2Firan-israel-war" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parlato</a> oggi con il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi invitandolo a visitare Islamabad &#8220;al più presto&#8221;.</p>



<p>Spiragli di ragionevolezza che potrebbero essere spazzati via domani dal volatile Trump o dagli agguerriti guerrafondai che lo incalzano. Ma val la pena registrarli con la speranza del caso, in questi tempi si vive alla giornata.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PICCOLENOTE-INSIDOVER-1024x205.jpg" alt="AAA" class="wp-image-82196"/></a></figure>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Wildberries Strategy: perché gli ucraini colpiscono l&#8217;Amazon russo (e che cosa sperano di ottenere)</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/wildberries-strategy-perche-gli-ucraini-colpiscono-lamazon-russo-e-che-cosa-sperano-di-ottenere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 12:20:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/wildberries.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Wildberries" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/wildberries.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/wildberries-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/wildberries-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/wildberries-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/wildberries-1536x1021.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/wildberries-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La strategia è nota: portare la guerra nelle case dei russi e minare l'economia russa. Ma di quanto tempo ha bisogno per funzionare?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/wildberries-strategy-perche-gli-ucraini-colpiscono-lamazon-russo-e-che-cosa-sperano-di-ottenere.html">Wildberries Strategy: perché gli ucraini colpiscono l&#8217;Amazon russo (e che cosa sperano di ottenere)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/wildberries.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Wildberries" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/wildberries.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/wildberries-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/wildberries-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/wildberries-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/wildberries-1536x1021.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/wildberries-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Wildberries, comunemente ribattezzata l&#8217;Amazon russo, è stata fondata nel 2004 in un piccolo appartamento della periferia di Mosca da <strong>Tatyana Kim</strong>, oggi la donna più ricca di Russia, quando aveva solo 28 anni ed era in congedo di maternità. Oggi l&#8217;azienda ha 50 mila dipendenti, 200 magazzini, processa circa 20 milioni di ordini al giorno e mette in contatto con i clienti circa 200 mila esercizi commerciali. Insieme con l&#8217;altra piattaforma Ozon, intermedia beni e servizi per un valore equivalente a circa l’8,5% del Prodotto interno lordo russo e danno lavoro, direttamente o indirettamente, a 4 milioni di posti di lavoro, oltre il 5% degli occupati russi.<br><br>Un&#8217;ascesa impetuosa che ha beneficiato, a suo tempo, della clausura da Covid ma ha anche fasi difficili. Tuttora presente negli Emirati Arabi Uniti e in Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Kazakhstan, Kirgizystan, Uzbekistan e Tagikistan, ha scontato l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina con il ritiro da Francia, Germania, Israele, Italia, Polonia, Moldavia, Slovacchia, Spagna, Turchia e Usa. <strong>Non è mancata la saga familiare,</strong> con un&#8217;aspra e a tratti violenta separazione (con causa ovviamente milionaria) della Kim dal marito, sontuosamente liquidato.</p>



<p><strong>Oggi, però, Wildberries è nota soprattutto per essere diventata uno dei bersagli preferiti dei droni ucraini.</strong> Nel giro di nemmeno tre settimane gli ordigni hanno colpito una dozzina dei magazzini e centri logistici più grandi dell&#8217;azienda: l&#8217;ultimo poche ore fa a Novosemeykino, nella regione di Samara, in linea d&#8217;aria a circa 900 chilometri dal confine ucraino. La &#8220;Wildberries strategy&#8221; degli ucraini ha provocato danni ingenti: circa 2 miliardi in perdite dirette di materiali e vendite, con il più il timore che si scateni un&#8217;ondata di chiusure e fallimenti tra i piccoli esercizi che usano Wildberries come intermediario per le vendite.</p>



<p>Tutto questo ha ovviamente destato un grande clamore. Prima di tutto in Russia, dove Wildberries è un&#8217;istituzione. Ma anche all&#8217;estero, soprattutto nelle frange più filo-ucraine, che vedono svolte decisive a ogni angolo e già parlano di &#8220;crollo&#8221; di Wildberries e possibile crisi finale dell&#8217;economia russa. La realtà, come sempre, è assai più sfumata. <strong>I colpi ucraini, per quanto importanti e ben diretti, hanno ridotto le attività di Wildberries del 10%</strong>: un po&#8217; presto per parlare di crollo, anche se ovviamente gli ucraini non smetteranno di colpire e la Kim dovrà prendere provvedimenti complicati e costosi (anche nel rapporto con i clienti) come, a quanto pare, cercare nuovi magazzini in Kazakstan o, come già annunciato, cercare di rifondere produttori e negozianti che hanno perso le loro merci.</p>



<p>I problemi del retail? Reali, e infatti gli esponenti dei piccoli negozianti chiedono a gran voce agevolazioni fiscali. Ma in media i negozianti realizzano 7.500 dollari l&#8217;anno tramite Wildberries, che non è un&#8217;enormità. Altro argomento: la <em>Vneshtorgbank</em>, una delle più grandi banche di Russia, il cui capitale è detenuto al 60,9% dal Governo russo, <strong>ha rilevato una quota del 5% di Wildberries. </strong>L&#8217;idea era di portare un&#8217;azienda tanto importante più vicina al potere, ovviamente. In cambio, la banca avrebbe messo a disposizione di Wildberries le strutture (sportelli, bancomat&#8230;) con cui interagiscono 80 milioni di clienti. Colpire Wildberries significa minacciare la Vneshtorgbank? Sì, l&#8217;investimento è stato importante ma non così tanto da incrinare la solidità della banca.</p>



<p>Come sempre, l&#8217;eccesso di tifo e l&#8217;indubbia spettacolarità delle incursioni ucraine portano a distorcere la realtà. Anche se, altrettanto naturalmente, la &#8220;Wildberries strategy&#8221; ha un suo razionale. La &#8220;scusa&#8221; ufficiale per colpire quella che i russi definiscono una struttura civile è che Wildberries contribuiva allo sforzo bellico russo con la sezione <strong>&#8220;Tutto per l&#8217;Operazione militare speciale&#8221;</strong>, circa 200 mila prodotti (dalle torce elettriche ai giubbotti antiproiettile) spesso acquistati da individui o organizzazioni per i soldati al fronte. Dopo i primi attacchi la sezione è stata chiusa ma, comunque, pensare che la Russia sostenga la sua guerra comprando su Wildberries è una stupidaggine assoluta.</p>



<p>Lo scopo degli ucraini è sempre quello indicato da <strong>Volodymyr Zelensky:</strong> portare la guerra nella case dei russi, distruggere (cosa ormai avvenuta) <strong>la finzione putiniana che si possa fare una guerra senza che la popolazione ne sia affetta.</strong> All&#8217;effetto psicologico generale si aggiunge, come nel caso dei bombardamenti su raffinerie e depositi di petrolio, la pressione esercitata sull&#8217;economia che, nel caso della Russia, in questo 2026 è sottoposta a tensioni (in estrema sintesi: calo degli introiti e aumento delle spese) che negli anni precedenti erano state assorbite dallo sviluppo dell&#8217;industria bellica, <a href="https://it.insideover.com/politica/dopo-quattro-anni-di-guerra-putin-fa-i-conti-per-cominciare-piu-censura-e-piu-tasse.html">come avevamo già raccontato qui.</a> I depositi di Wildberries, come le già citate raffinerie, sono un bersaglio ideale: sono tanti (come dicevamo, 200 in Russia), ed è quindi impossibile proteggerli tutti; sono grossi, ed è quindi impossibile mancarli; e sono immobili. </p>



<p>La strategia ucraina produce indubbi risultati. Dal punto di vista psicologico come da quello economico. Però c&#8217;è un problema: di quanto tempo ha bisogno per ottenere il proprio scopo, quello di una sollevazione dei russi contro il Cremlino o di un crollo dell&#8217;economia russa? Un mese? Un anno? Cinque anni? <strong>Poche settimane fa la grande stampa occidentale parlava di paralisi dei carburanti in Russia e di crisi irreversibile. Adesso non se ne parla più. </strong>Mentre invece è l&#8217;Ucraina, ora, a razionare il diesel. Poche settimane fa la &#8220;flotta ombra&#8221; russa sembrava allo sbando per i bombardamenti ucraini sul Mare di Azov. Ora non se ne parla più, anche perché i russi hanno cominciato a picchiare duro sulle navi diretta in Ucraina e sui porti ucraini del Mar Nero, tanto che il ministro degli Esteri ucraino <strong>Andrij Sybiha </strong>ha chiesto una riunione d&#8217;urgenza del Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu. </p>



<p>E mentre Kiev aspetta che la sua strategia produca il vero risultato sperato, ovvero portare Putin a sedere seriamente al tavolo delle trattative di pace, <strong>Mosca prosegue imperterrita nella sua strategia di occupazione territoriale,</strong> che invece i risultati li produce subito, giorno per giorno. Di questo la grande stampa occidentale non parla ma gli analisti militari più seri sì, tanto da scrivere (come fa AMK Mapping suX) che &#8220;negli ultimi giorni, la situazione per l&#8217;Ucraina al fronte si è rapidamente deteriorata in modo senza precedenti, non visto dall&#8217;inizio del 2025&#8221;. Il che, tra l&#8217;altro, contribuisce a spiegare anche i recenti e clamorosi avvicendamenti al vertice del ministero della Difesa (via il ragazzo prodigio <strong>Mychajlo Fedorov </strong>e dentro il generale <strong>Jevheni Jmara)</strong> e delle forze armate (via il comandante <strong>Oleksandr Syrsky</strong>, dentro il nuovo comandante <strong>Mychajlo Drapatyj</strong>). </p>



<p>In questa situazione servirebbe come il pane un mediatore vero e autorevole. Ma&#8230; Trump? Sarebbe il ruolo dell&#8217;Europa, che però ha deciso che la guerra deve proseguire fino alla vittoria ucraina. Auguri.</p>



<p>     </p>
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		<title>Pochi Patriot e arsenali sotto pressione: il vero motivo per cui Trump ha sospeso gli attacchi all’Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/pochi-patriot-e-arsenali-sotto-pressione-il-vero-motivo-per-cui-trump-ha-sospeso-gli-attacchi-alliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 07:36:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1234" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080307451086_daa05d9d2f635b55dee7f726ee37aa47.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Patriot Usa Iran Trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080307451086_daa05d9d2f635b55dee7f726ee37aa47.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080307451086_daa05d9d2f635b55dee7f726ee37aa47-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080307451086_daa05d9d2f635b55dee7f726ee37aa47-1024x658.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080307451086_daa05d9d2f635b55dee7f726ee37aa47-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080307451086_daa05d9d2f635b55dee7f726ee37aa47-1536x987.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080307451086_daa05d9d2f635b55dee7f726ee37aa47-600x386.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> il dietrofront di Trump sugli attacchi all'Iran è dovuto principalmente alla critica carenza di missili intercettori Patriot</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/pochi-patriot-e-arsenali-sotto-pressione-il-vero-motivo-per-cui-trump-ha-sospeso-gli-attacchi-alliran.html">Pochi Patriot e arsenali sotto pressione: il vero motivo per cui Trump ha sospeso gli attacchi all’Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1234" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080307451086_daa05d9d2f635b55dee7f726ee37aa47.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Patriot Usa Iran Trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080307451086_daa05d9d2f635b55dee7f726ee37aa47.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080307451086_daa05d9d2f635b55dee7f726ee37aa47-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080307451086_daa05d9d2f635b55dee7f726ee37aa47-1024x658.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080307451086_daa05d9d2f635b55dee7f726ee37aa47-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080307451086_daa05d9d2f635b55dee7f726ee37aa47-1536x987.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080307451086_daa05d9d2f635b55dee7f726ee37aa47-600x386.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dove la diplomazia fatica ad arrivare, a volte deve supplire la matematica. Il presidente degli Stati Uniti, <strong>Donald Trump</strong>, ha sospeso i pesanti attacchi pianificati contro l&#8217;Iran per il weekend, dopo che i vertici del Pentagono <a href="https://www.nytimes.com/2026/07/25/us/politics/trump-iran-military.html" type="link" id="https://www.nytimes.com/2026/07/25/us/politics/trump-iran-military.html">lo hanno avvertito che una nuova escalation</a> avrebbe potuto prosciugare in modo pericoloso le già ridotte scorte di missili intercettori Patriot necessari a difendere le basi americane in Medio Oriente<a href="https://www.nytimes.com/2026/07/25/us/politics/trump-iran-military.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="http://fr.jpost.com/middle-east/iran-news/article-903628" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<p>Ufficialmente, la decisione dell&#8217;amministrazione Usa è maturata al termine di <a href="https://www.wsj.com/world/middle-east/trump-approves-landmark-nuclear-deal-with-saudi-arabia-in-big-win-for-kingdom-2ed77584" type="link" id="https://www.wsj.com/world/middle-east/trump-approves-landmark-nuclear-deal-with-saudi-arabia-in-big-win-for-kingdom-2ed77584">conversazioni con gli alleati della regione: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar</a> oltre che lo stesso Iran, come ha ricostruito lo stesso Trump parlando con i giornalisti a bordo dell&#8217;Air Force One, di rientro dal suo campo da golf in New Jersey. Il presidente ha annunciato la sospensione degli attacchi, subordinando un accordo definitivo alla «Immediata, Completa e Totale APERTURA DELLO STRETTO DI HORMUZ e alla fine della minaccia nucleare iraniana».</p>



<p>Secondo fonti diplomatiche citate dalla televisione israeliana <em>Channel 12</em>, il ministro degli Esteri iraniano <strong>Abbas Araghchi</strong> avrebbe accettato una proposta di compromesso dei mediatori qatarioti per la ripresa delle operazioni nello Stretto. L&#8217;Iran ha tuttavia immediatamente smentito tale ricostruzione. Uno schema che si è ripetuto decine di volte, ormai, dall&#8217;inizio del conflitto: Trump annuncia un accordo ancora prima che venga effettivamente raggiunto. Tempo qualche giorno &#8211; o settimana &#8211; e gli attacchi riprendono. Gli americani, però, non gli credono più: <a href="https://www.theguardian.com/us-news/2026/jul/30/trump-approval-rating-poll-midterm-elections" type="link" id="https://www.theguardian.com/us-news/2026/jul/30/trump-approval-rating-poll-midterm-elections">secondo un recente sondaggio</a>, <strong>solo il 28% approva le azioni di Trump in Iran</strong>, e una percentuale ancora inferiore, il 25%, ritiene che il conflitto sia valso la pena in termini di costi e vite americane perse.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa c&#8217;è (davvero) dietro la presunta svolta diplomatica</h2>



<p>Ma dietro la presunta svolta diplomatica si nasconde, soprattutto, oltre agli ottimi rapporti con Riad, la grave carenza di missili. Il generale <strong>Dan Caine</strong>, capo di Stato Maggiore congiunto, aveva avvertito privatamente Trump che riprendere le operazioni di combattimento su larga scala contro l&#8217;Iran era fattibile, ma avrebbe ridotto pericolosamente gli intercettori disponibili per il Comando Centrale americano in Medio Oriente<a href="https://www.nytimes.com/2026/07/25/us/politics/trump-iran-military.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="http://fr.jpost.com/middle-east/iran-news/article-903628" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<p>Il&nbsp;<em>New York Times</em>&nbsp;riporta che i funzionari del Pentagono e i comandanti militari americani avevano indicato all&#8217;inizio della settimana come Trump sembrasse orientato ad approvare una prima fase di una campagna di bombardamenti in più fasi. L&#8217;operazione avrebbe dovuto colpire radar costieri, lanciamissili anti-nave, una flotta di piccole imbarcazioni d&#8217;attacco iraniane e altri siti che, secondo il Pentagono, hanno contribuito agli attacchi contro le navi commerciali in transito nello Stretto.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">“Do the leakers think this public admission of weakness will make the Iranians more likely to open the Strait? Do they think it’s wise to tell enemies trying to kill U.S. soldiers not to worry about a sustained American response?” <a href="https://t.co/VNQ4PfZICr">https://t.co/VNQ4PfZICr</a></p>&mdash; Mark Dubowitz (@mdubowitz) <a href="https://x.com/mdubowitz/status/2082027529896886575?ref_src=twsrc%5Etfw">July 28, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Il <strong>Dipartimento della Difesa</strong> aveva frettolosamente rafforzato le sue capacità in Medio Oriente nei giorni precedenti, preparandosi a una possibile escalation. Erano stati presi in considerazione anche attacchi mirati contro ponti ferroviari utilizzati sia dai civili che dai comandanti iraniani per rifornire la regione costiera meridionale, nonché contro impianti energetici e siti nucleari. Lo stesso Trump, in un&#8217;intervista ad Axios di giovedì, aveva anticipato: «Sto valutando un attacco massiccio. Più grande che mai. Sono vicino a prendere una decisione. Siamo pronti».</p>



<p>Poi, il dietrofront. A frenare il presidente, secondo quanto ricostruito, sarebbe stato anche il <strong>timore di una rappresaglia iraniana più pesante che avrebbe messo ulteriormente sotto pressione le difese aeree americane,</strong> già messe a dura prova.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ridotte di due terzi le scorte di Patriot</h2>



<p>I numeri parlano chiaro. <a href="https://www.csis.org/analysis/renewed-iran-war-would-test-diminished-interceptor-inventories" type="link" id="https://www.csis.org/analysis/renewed-iran-war-would-test-diminished-interceptor-inventories">Un&#8217;analisi del <em>Center for Strategic and International Studies (CSIS)</em></a> rivela che il conflitto con l&#8217;Iran ha <strong>ridotto di circa due terzi le scorte pre-belliche di missili intercettori Patriot</strong>. <a href="https://abcnews.com/Politics/us-patriot-interceptor-stockpile-diminished-65-iran-war/story?id=135198306" type="link" id="https://abcnews.com/Politics/us-patriot-interceptor-stockpile-diminished-65-iran-war/story?id=135198306">Secondo stime</a>, il numero di missili Patriot sarebbe sceso da circa 2.230 prima della guerra a una cifra compresa tra <strong>759 e 827 al momento del cessate il fuoco di aprile</strong>. I missili THAAD sarebbero passati da 452 a una disponibilità stimata tra 234 e 278 nello stesso periodo. Complessivamente, le scorte di missili Patriot, THAAD e PrSM sarebbero state dimezzate, mentre gli arsenali di JASSM, SM-2/3/6 e Tomahawk si sarebbero ridotti di circa un terzo.</p>



<p>Il Pentagono, nel frattempo, ha richiesto al Congresso <strong>18,2 miliardi di dollari per ricostituire le scorte di missili intercettori e armi di precisione</strong>, mentre il budget di emergenza complessivo proposto per l&#8217;anno fiscale 2026 ammonta a 67 miliardi di dollari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Intaccate anche le scorte di Tomahawk</h2>



<p><a href="https://www.theamericanconservative.com/the-real-munitions-shortage-transcends-the-iran-war/" type="link" id="https://www.theamericanconservative.com/the-real-munitions-shortage-transcends-the-iran-war/">La rivista <em>the</em> <em>American Conservative</em> sottolinea</a> conferma come la cautela di Trump di queste ore abbia a che fare con le scorte in esaurimento. In particolare, il giornale conservatore osserva che, sebbene gli Stati Uniti dispongano ancora di decine di migliaia di JDAM e altre munizioni &#8220;stand-in&#8221; relativamente economiche e facili da produrre, <strong>le scorte di armi più sofisticate come i missili da crociera Tomahawk e i nuovi PrSM</strong> sono state seriamente intaccate. L&#8217;operazione &#8220;Epic Fury&#8221; avrebbe bruciato quasi tutte le scorte di PrSM disponibili e circa un terzo dei Tomahawk.</p>



<p>Il giornalista <strong>Ken Klippenstein</strong>, <a href="https://www.kenklippenstein.com/p/the-pentagons-new-missile-gap" type="link" id="https://www.kenklippenstein.com/p/the-pentagons-new-missile-gap">in un&#8217;analisi pubblicata su <em>Substack</em></a>, aggiunge un ulteriore elemento di riflessione: da un lato, funzionari di Washington vogliono più fondi per i militari; dall&#8217;altro, devono rassicurare che nessuna carenza di armi sta limitando gli Stati Uniti nella lotta contro l&#8217;Iran. Un paradosso che ha raggiunto livelli quasi (tragi)comici quando l&#8217;ambasciatore americano all&#8217;Onu, <strong>Mike Waltz</strong>, ha prima incolpato Biden per la carenza di missili, per poi affermare immediatamente che non esiste alcuna carenza e che chi diffonde tali informazioni dovrebbe essere perseguito, quando sono gli stessi funzionari del Pentagono, o perlomeno alcuni, ad ammettere le difficoltà degli Stati Uniti. </p>



<p>Il fallimento della guerra contro Teheran ha portato Washington ad essere più debole anche nei confronti dell&#8217;avversario strategico principale degli Usa: Pechino. La <strong>Cina possiede oltre 3.000 missili balistici</strong>, <a href="http://chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://media.defense.gov/2025/Dec/23/2003849070/-1/-1/1/ANNUAL-REPORT-TO-CONGRESS-MILITARY-AND-SECURITY-DEVELOPMENTS-INVOLVING-THE-PEOPLES-REPUBLIC-OF-CHINA-2025.PDF" type="link" id="chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://media.defense.gov/2025/Dec/23/2003849070/-1/-1/1/ANNUAL-REPORT-TO-CONGRESS-MILITARY-AND-SECURITY-DEVELOPMENTS-INVOLVING-THE-PEOPLES-REPUBLIC-OF-CHINA-2025.PDF">più di quattro volte il numero di intercettori Patriot</a> rimasti agli Stati Uniti. In un eventuale conflitto contro Pechino, l&#8217;esercito americano non potrebbe contare sui JDAM, data la schiacciante potenza delle difese aeree e missilistiche cinesi. </p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/pochi-patriot-e-arsenali-sotto-pressione-il-vero-motivo-per-cui-trump-ha-sospeso-gli-attacchi-alliran.html">Pochi Patriot e arsenali sotto pressione: il vero motivo per cui Trump ha sospeso gli attacchi all’Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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