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	<title>Economy Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 06 Aug 2026 05:01:37 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Economy Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Bab el-Mandeb: la Cina tratta con gli Houthi e cambia le regole della sicurezza energetica globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 05:01:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1496" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-300x234.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1024x798.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-768x598.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1536x1197.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-2048x1596.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina ha individuato una soluzione pragmatica: negoziare con chi esercita il controllo senza riconoscerne formalmente la sovranità. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/bab-el-mandeb-la-cina-tratta-con-gli-houthi-e-cambia-le-regole-della-sicurezza-energetica-globale.html">Bab el-Mandeb: la Cina tratta con gli Houthi e cambia le regole della sicurezza energetica globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1496" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-300x234.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1024x798.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-768x598.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1536x1197.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-2048x1596.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per decenni <strong>Bab el-Mandeb</strong> è stato considerato uno dei pilastri della libertà di navigazione internazionale, uno stretto nel quale il diritto del mare e la deterrenza militare garantivano il passaggio delle merci indipendentemente dalla nazionalità delle navi. <a href="https://www.2duerighe.com/esteri/202250-bab-el-mandeb-il-secondo-fronte-degli-stretti.html">Oggi questo paradigma appare sempre più fragile. Le informazioni emerse nelle ultime settimane indicano infatti un&#8217;evoluzione molto più profonda di una semplice trattativa per mettere al sicuro alcune petroliere: mostrano la nascita di un sistema nel quale il transito non dipende più soltanto dal diritto internazionale, ma dalla capacità di ottenere una <strong>autorizzazione politica</strong></a>. Secondo ricostruzioni giornalistiche basate su fonti diplomatiche e marittime, funzionari cinesi avrebbero avviato contatti diretti con il movimento <strong>Houthi</strong> per garantire il passaggio di petroliere cariche di <strong>greggio saudita</strong> destinate alle raffinerie della Repubblica Popolare. La distinzione è tutt&#8217;altro che marginale: non si parla genericamente di prodotti petroliferi o petrolchimici, bensì di petrolio greggio, ossia della materia prima che alimenta la sicurezza energetica cinese.</p>



<p><strong>Il lasciapassare sostituisce il diritto</strong></p>



<p>Il dato strategicamente più rilevante non riguarda tanto il numero delle petroliere coinvolte quanto il principio che emerge da questa dinamica. Se una nave attraversa lo stretto perché ha ottenuto una <strong>clearance</strong> negoziata con un attore armato non statale, il concetto stesso di libertà di navigazione cambia natura. La sicurezza diventa selettiva. Bandiera, equipaggio, compagnia armatrice, società che ha noleggiato la nave, porto di carico e destinazione finale assumono un valore politico oltre che commerciale. La nave non rappresenta più soltanto un mezzo di trasporto, ma un&#8217;identità complessa che può essere classificata come autorizzata oppure ostile. <strong>È una trasformazione destinata ad avere effetti molto più vasti del teatro yemenita,</strong> perché introduce un precedente che potrebbe essere replicato in altri <strong>chokepoint</strong> strategici.</p>



<p><strong>La vulnerabilità dell&#8217;Arabia Saudita</strong></p>



<p>Per <strong>Riyadh</strong> il problema va ben oltre la protezione di alcune esportazioni. L&#8217;Arabia Saudita ha costruito negli ultimi anni una rete logistica pensata proprio per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz. Attraverso l&#8217;oleodotto <strong>East-West Pipeline</strong>, il greggio può raggiungere il terminale di <strong>Yanbu</strong>, sul Mar Rosso, evitando il Golfo Persico. Questa infrastruttura costituisce la principale assicurazione energetica saudita contro eventuali blocchi nello stretto controllato militarmente dall&#8217;Iran. Se però anche <strong>Bab el-Mandeb</strong> diventa vulnerabile o soggetto a un regime di autorizzazioni selettive, la ridondanza strategica saudita viene fortemente ridimensionata. L&#8217;intero sistema logistico costruito negli ultimi decenni rischia così di perdere gran parte della propria efficacia.</p>



<p><strong>La strategia cinese: proteggere gli interessi senza assumere responsabilità</strong></p>



<p>La posizione di <strong>Pechino</strong> appare particolarmente sofisticata. La Cina dipende ancora in misura significativa dal petrolio mediorientale e non può permettersi interruzioni prolungate delle forniture. Allo stesso tempo non intende trasformarsi nel garante militare della sicurezza del Mar Rosso. <a href="https://www.vietnam.vn/it/vung-vinh-ky-vong-trung-quoc-giai-cau-do-hormuz">Da qui nasce una strategia fondata sulla <strong>deconfliction</strong>, cioè sulla gestione preventiva del rischio attraverso il dialogo con tutti gli attori coinvolti. Si tratta di un approccio coerente con la tradizionale politica estera cinese: proteggere gli interessi economici senza assumere gli oneri politici e militari della sicurezza collettiva.</a> In questo schema la diplomazia sostituisce la portaerei, mentre la trattativa risulta meno costosa di un intervento navale permanente.</p>



<p><strong>Gli Houthi cercano una legittimazione internazionale</strong></p>



<p>Per il movimento <strong>Ansar Allah</strong> il vantaggio non consiste soltanto nell&#8217;evitare uno scontro con il principale partner economico dell&#8217;Iran. <strong>Ogni nave autorizzata al transito rappresenta infatti una forma implicita di riconoscimento politico. </strong>Se una grande potenza negozia direttamente con gli Houthi per ottenere garanzie, questi ultimi cessano di apparire soltanto come un&#8217;organizzazione armata e assumono progressivamente il ruolo di soggetto capace di disciplinare uno dei passaggi marittimi più importanti del pianeta. È un passaggio fondamentale nella trasformazione della forza militare in <strong>potere regolatorio</strong>. Colpire le navi significa esercitare coercizione; autorizzarne il passaggio significa invece iniziare a esercitare una forma embrionale di governance.</p>



<p><strong>L&#8217;Iran rafforza la propria profondità strategica</strong></p>



<p>Dietro questo equilibrio resta evidente il ruolo di <strong>Teheran</strong>. L&#8217;Iran continua a utilizzare gli Houthi come elemento fondamentale della propria strategia regionale, pur lasciando loro ampi margini di autonomia operativa. La possibilità di mantenere sotto pressione contemporaneamente <strong>Hormuz</strong> e <strong>Bab el-Mandeb</strong> moltiplica infatti il peso geopolitico iraniano senza rendere necessaria una chiusura totale delle rotte commerciali. Per Teheran il semplice aumento del rischio è spesso sufficiente a incrementare i costi sostenuti dagli avversari, mettendo in difficoltà Arabia Saudita, Stati Uniti ed economie occidentali senza arrivare a un confronto diretto.</p>



<p><strong>La sicurezza diventa un vantaggio competitivo</strong></p>



<p>Questa evoluzione produce effetti significativi anche sul mercato dello shipping. Le grandi compagnie sostenute da Stati forti dispongono infatti di canali diplomatici, intelligence commerciale e capacità finanziarie che consentono loro di negoziare condizioni di sicurezza irraggiungibili per operatori più piccoli. La protezione delle rotte diventa così un fattore di competitività industriale. Non è soltanto il premio assicurativo a fare la differenza, ma l&#8217;accesso alle informazioni e alle relazioni politiche necessarie per ottenere il lasciapassare. In altre parole, la <strong>sicurezza marittima</strong> diventa essa stessa una risorsa economica.</p>



<p><strong>Il nuovo ordine dei corridoi energetici</strong></p>



<p>L&#8217;episodio dimostra come la competizione geopolitica contemporanea non riguardi più soltanto il controllo territoriale, ma soprattutto la gestione delle infrastrutture attraverso cui scorrono energia, commercio e finanza. La Cina sembra aver individuato una soluzione pragmatica: negoziare con chi esercita il controllo effettivo senza riconoscerne formalmente la sovranità. Gli Houthi, invece, tentano di trasformare la capacità di interdizione in una forma stabile di autorità politica. L&#8217;Arabia Saudita si trova a dipendere da un meccanismo che non controlla, mentre l&#8217;Iran consolida indirettamente la propria influenza regionale. Il risultato è che <strong>Bab el-Mandeb</strong> rischia di non essere più semplicemente uno stretto internazionale. Sta diventando un <strong>corridoio ad accesso selettivo</strong>, nel quale il diritto di passaggio viene progressivamente sostituito dalla negoziazione politica. Se questa dinamica dovesse consolidarsi, il principio della libertà di navigazione universale, pilastro del commercio globale dalla fine della Seconda guerra mondiale, potrebbe lasciare il posto a un sistema nel quale saranno gli equilibri geopolitici, e non più il diritto internazionale, a stabilire chi può attraversare il mare in sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/bab-el-mandeb-la-cina-tratta-con-gli-houthi-e-cambia-le-regole-della-sicurezza-energetica-globale.html">Bab el-Mandeb: la Cina tratta con gli Houthi e cambia le regole della sicurezza energetica globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Produrre l&#8217;energia non basta, bisogna farla circolare: Energy Highways, perché le reti decidono il futuro dell&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economy/produrre-lenergia-non-basta-bisogna-farla-circolare-energy-highways-perche-le-reti-decidono-il-futuro-delleuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 04:47:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1362" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-1536x1022.jpg 1536w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Nel XXI secolo non sarà sufficiente produrre energia rinnovabile a basso costo. Sarà decisivo poterla distribuire rapidamente. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/produrre-lenergia-non-basta-bisogna-farla-circolare-energy-highways-perche-le-reti-decidono-il-futuro-delleuropa.html">Produrre l&#8217;energia non basta, bisogna farla circolare: Energy Highways, perché le reti decidono il futuro dell&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1362" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-1536x1022.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Per oltre vent&#8217;anni il dibattito sulla <strong>sicurezza energetica</strong> europea si è concentrato sulla disponibilità di gas, petrolio e sulle rotte di approvvigionamento. La guerra in Ucraina ha accelerato la corsa verso le <strong>energie rinnovabili</strong>, modificando profondamente il paradigma strategico del continente. Oggi, tuttavia, il problema non consiste più soltanto nel produrre elettricità pulita, bensì nel riuscire a trasportarla rapidamente verso i luoghi dove viene richiesta. È in questo passaggio che nasce la nuova competizione geopolitica europea. Le infrastrutture di rete stanno assumendo un valore strategico paragonabile a quello che, negli ultimi decenni, hanno avuto i grandi gasdotti internazionali. Chi controllerà la capacità di trasmissione dell&#8217;elettricità controllerà anche una parte rilevante della competitività industriale europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Spagna dimostra che l&#8217;energia abbondante non basta</strong></h2>



<p>Il caso spagnolo rappresenta probabilmente il laboratorio più significativo della nuova transizione energetica. Grazie agli investimenti in <strong>fotovoltaico</strong> ed <strong>eolico</strong>, <a href="https://lightbox.terna.it/it/sfide/grids-package-eu">Madrid dispone oggi di una delle produzzioni rinnovabili più competitive d&#8217;Europa. In numerose giornate dell&#8217;anno il prezzo dell&#8217;elettricità sul mercato all&#8217;ingrosso si avvicina allo zero, mentre in alcune fasce orarie diventa addirittura negativo. Potrebbe sembrare un successo assoluto. In realtà racconta anche un limite strutturale</a>. Quando la produzione supera la domanda interna e le interconnessioni con il resto d&#8217;Europa risultano insufficienti, una parte consistente dell&#8217;energia deve essere ridotta oppure non viene valorizzata economicamente. In altre parole, <strong>produrre molta energia non significa automaticamente poterla utilizzare o vendere</strong>. Il collo di bottiglia resta rappresentato dalle limitate connessioni elettriche attraverso i Pirenei, che ancora oggi impediscono alla penisola iberica di trasformarsi in uno dei principali esportatori energetici europei.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le Energy Highways ridisegnano la geografia del potere europeo</strong></h2>



<p>È proprio per superare queste frammentazioni che la Commissione europea ha individuato otto grandi <strong>Energy Highways</strong>, considerate infrastrutture strategiche continentali. Non si tratta semplicemente di nuovi elettrodotti. Il progetto comprende interconnessioni elettriche, cavi sottomarini, reti dedicate all&#8217;idrogeno, collegamenti offshore e sistemi destinati a rendere il mercato energetico europeo realmente integrato. L&#8217;obiettivo strategico è duplice. Da un lato ridurre le differenze di prezzo tra i diversi mercati nazionali; dall&#8217;altro aumentare la <strong>resilienza energetica</strong> dell&#8217;Unione, diminuendo la vulnerabilità rispetto a crisi geopolitiche, eventi climatici estremi o interruzioni delle forniture. La logica è semplice: una rete europea interconnessa rende molto più difficile che uno Stato membro resti isolato durante una crisi energetica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un investimento da oltre 1.200 miliardi</h2>



<p>La costruzione della nuova rete continentale richiederà investimenti superiori ai <strong>1.200 miliardi di euro</strong> entro il 2040. La cifra riguarda principalmente il rafforzamento delle reti di <strong>trasmissione</strong> e soprattutto della <strong>distribuzione</strong>, cioè quella parte dell&#8217;infrastruttura che collega direttamente famiglie, imprese, comunità energetiche, mobilità elettrica e industria. Mai prima d&#8217;ora la politica energetica europea aveva richiesto una mobilitazione finanziaria di queste dimensioni. Diventa quindi inevitabile affrontare una questione di <strong>finanza pubblica</strong>: chi sosterrà realmente questi costi? Le risorse europee potranno coprire soltanto una parte degli investimenti. Il resto dovrà essere finanziato attraverso operatori di rete, capitale privato, prestiti della Banca europea per gli investimenti, fondi nazionali e tariffe regolamentate. La sfida non sarà soltanto tecnica, ma eminentemente politica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il vero conflitto sarà la distribuzione dei costi</strong></h2>



<p>Le nuove infrastrutture producono benefici che spesso interessano l&#8217;intera Europa, mentre i costi ricadono inizialmente su territori molto specifici. È questo il principale nodo della futura governance energetica europea. Una linea ad alta tensione può abbassare i prezzi dell&#8217;elettricità in più Paesi contemporaneamente, ma attraversa comuni, province e regioni che devono gestirne l&#8217;impatto ambientale e amministrativo. Senza un efficace sistema di <strong>cost allocation</strong>, il rischio è che proprio le opere più strategiche diventino le più difficili da realizzare. Il consenso territoriale diventa così un elemento di sicurezza nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le reti diventano infrastrutture critiche della sicurezza europea</strong></h2>



<p>La nuova geopolitica dell&#8217;energia non riguarda soltanto produzione e prezzi. Una rete fortemente digitalizzata aumenta infatti la dipendenza da <strong>trasformatori</strong>, <strong>semiconduttori</strong>, software di gestione, sistemi di controllo e componentistica avanzata. Ciò introduce nuove vulnerabilità. Cyberattacchi, sabotaggi, interruzioni della supply chain e dipendenze industriali assumono oggi un peso crescente nella pianificazione strategica europea. La sicurezza energetica si fonde progressivamente con la <strong>sicurezza industriale</strong>, la <strong>cybersecurity</strong> e la politica delle materie prime critiche. L&#8217;infrastruttura elettrica diventa così parte integrante della strategia di difesa economica dell&#8217;Unione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;Italia può diventare il ponte energetico del </strong>Mediterraneo</h2>



<p>In questo scenario l&#8217;Italia occupa una posizione geografica potenzialmente privilegiata. La penisola rappresenta naturalmente il punto di collegamento tra Europa continentale, Balcani e Mediterraneo, potendo intercettare sia le future reti elettriche sia i corridoi dedicati all&#8217;idrogeno. Tuttavia il vantaggio geografico non basta. Servono investimenti nella rete nazionale, procedure autorizzative più rapide, maggiore capacità di distribuzione e un rafforzamento delle infrastrutture interne. Diversamente, il rischio è che l&#8217;Italia rimanga semplicemente un territorio di transito, senza trasformare questa posizione in un reale vantaggio competitivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La nuova sovranità europea passa dai cavi elettrici</strong></h2>



<p>La transizione energetica sta modificando il concetto stesso di potere. Nel XXI secolo non sarà sufficiente produrre energia rinnovabile a basso costo. Sarà decisivo poterla distribuire rapidamente, proteggerla da minacce fisiche e informatiche e renderla disponibile all&#8217;industria europea nei momenti di maggiore domanda. Le <strong>Energy Highways</strong> rappresentano quindi molto più di un progetto infrastrutturale: costituiscono il tentativo dell&#8217;Unione europea di costruire una nuova architettura della propria <strong>autonomia strategica</strong>. Se questo piano riuscirà, l&#8217;Europa potrà trasformare la frammentazione energetica in un mercato realmente integrato, rafforzando competitività industriale e sicurezza continentale. Se invece le reti continueranno a crescere più lentamente della produzione rinnovabile, il continente rischierà un paradosso geopolitico: disporre di energia abbondante ma non riuscire a utilizzarla dove serve. Ed è proprio in questa sottile differenza che si giocherà una parte decisiva del futuro economico e strategico europeo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/produrre-lenergia-non-basta-bisogna-farla-circolare-energy-highways-perche-le-reti-decidono-il-futuro-delleuropa.html">Produrre l&#8217;energia non basta, bisogna farla circolare: Energy Highways, perché le reti decidono il futuro dell&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Dimenticate New York e California: il cuore di Fortress America batte in Texas, Florida e Alaska</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/dimenticate-new-york-e-california-il-cuore-di-fortress-america-batte-in-texas-florida-e-alaska.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 15:20:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1062" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/TRUMP-FOTO-e1752327863856.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I dazi di Trump e l&#039;ordine globale prospettato dai Brics" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/TRUMP-FOTO-e1752327863856.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/TRUMP-FOTO-e1752327863856-600x332.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/TRUMP-FOTO-e1752327863856-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/TRUMP-FOTO-e1752327863856-1024x566.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/TRUMP-FOTO-e1752327863856-768x425.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/TRUMP-FOTO-e1752327863856-1536x850.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Oggi il baricentro si sta spostando verso Texas, Florida e Alaska, tre Stati che incarnano le nuove priorità della potenza americana. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/dimenticate-new-york-e-california-il-cuore-di-fortress-america-batte-in-texas-florida-e-alaska.html">Dimenticate New York e California: il cuore di Fortress America batte in Texas, Florida e Alaska</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1062" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/TRUMP-FOTO-e1752327863856.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I dazi di Trump e l&#039;ordine globale prospettato dai Brics" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/TRUMP-FOTO-e1752327863856.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/TRUMP-FOTO-e1752327863856-600x332.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/TRUMP-FOTO-e1752327863856-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/TRUMP-FOTO-e1752327863856-1024x566.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/TRUMP-FOTO-e1752327863856-768x425.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/TRUMP-FOTO-e1752327863856-1536x850.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;ordine internazionale sta attraversando una fase di profonda trasformazione. L&#8217;emersione del <strong>Sud Globale</strong>, la competizione strategica con la Cina, la frammentazione delle catene del valore e il ritorno della politica di potenza stanno inducendo Washington a ripensare la propria architettura economica e strategica. In questo quadro prende forma quella che numerosi analisti definiscono <strong>Fortress America</strong>: una strategia orientata a concentrare entro i confini nazionali gli asset decisivi per garantire sicurezza economica, autonomia industriale e superiorità tecnologica. Questa riconfigurazione modifica anche gli equilibri interni della Federazione. Se per oltre un secolo <strong>New York</strong> e <strong>California</strong> hanno rappresentato i principali poli finanziari e produttivi del Paese, oggi il baricentro si sta progressivamente spostando verso <strong>Texas</strong>, <strong>Florida</strong> e <strong>Alaska</strong>, tre Stati che incarnano le nuove priorità della potenza americana.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Texas, la fabbrica strategica degli Stati Uniti</strong></h2>



<p>Il <strong>Texas</strong> costituisce probabilmente il principale laboratorio della nuova geoeconomia statunitense. La sua crescita demografica, sostenuta dall&#8217;immigrazione e da un ambiente fiscale competitivo, alimenta un mercato del lavoro altamente dinamico, capace di attrarre imprese, capitale umano e investimenti. Negli ultimi anni il Lone Star State è divenuto uno dei principali poli dell&#8217;innovazione americana. Colossi della <strong>tecnologia</strong>, dell&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong>, della <strong>space economy</strong> e dei <strong>semiconduttori</strong> hanno rafforzato la propria presenza nello Stato, creando un ecosistema industriale che integra ricerca, manifattura avanzata e infrastrutture digitali. Parallelamente, Dallas e Austin stanno acquisendo crescente peso nel settore finanziario, grazie al trasferimento di sedi operative di grandi istituzioni bancarie e società d&#8217;investimento. Un fenomeno favorito da un <strong>quadro normativo favorevole alle imprese, da una fiscalità contenuta </strong>e da un sistema giudiziario orientato alla rapidità nella risoluzione delle controversie commerciali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Energia e difesa come leve della potenza</strong></h2>



<p>Il vero vantaggio competitivo del Texas rimane tuttavia la <strong>sicurezza energetica</strong>. Lo Stato concentra una quota determinante della produzione americana di <strong>petrolio</strong> e <strong>gas naturale</strong>, ospita alcune delle principali raffinerie del Paese e dispone di infrastrutture logistiche capaci di alimentare le esportazioni verso Europa, America Latina e Asia. La forza energetica convive con un&#8217;espansione delle <strong>energie rinnovabili</strong>, dei progetti sull&#8217;<strong>idrogeno</strong> e dei piccoli reattori nucleari modulari, delineando un modello fondato sulla diversificazione delle fonti piuttosto che sulla loro sostituzione. A questa dimensione economica si affianca quella militare. Il Texas ospita importanti installazioni delle <strong>Forze Armate</strong>, centri dedicati alla guerra del futuro, alla <strong>cybersicurezza</strong> e all&#8217;industria aerospaziale. L&#8217;interazione tra settore civile e comparto della difesa rafforza una filiera industriale destinata a svolgere un ruolo centrale nella competizione tecnologica globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Florida, il ponte tra Washington e le Americhe</strong></h2>



<p>Se il Texas rappresenta il motore produttivo della nuova America, la <strong>Florida</strong> ne costituisce il principale hub politico e finanziario proiettato verso il continente americano. <strong>Miami</strong> sta assumendo caratteristiche sempre più simili a una capitale economica emisferica. La città attrae fondi di investimento, imprese tecnologiche, operatori della finanza digitale e società specializzate nella <strong>cybersicurezza</strong>, beneficiando della vicinanza geografica ai mercati latinoamericani e di una fiscalità competitiva. La presenza di importanti esponenti del mondo imprenditoriale, finanziario e politico rafforza inoltre il ruolo della Florida quale luogo di incontro tra interessi economici e decisioni strategiche. Non si tratta soltanto di un centro finanziario, ma di un laboratorio dove convergono innovazione, diplomazia economica e influenza regionale. <strong>Anche sotto il profilo militare la Florida mantiene una posizione determinante. </strong>Le numerose installazioni dell&#8217;Aeronautica e della Marina, insieme ai poli spaziali della costa orientale, ne fanno uno snodo essenziale per le operazioni americane nell&#8217;Atlantico, nei Caraibi e nel Golfo del Messico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;Alaska e la corsa alle risorse dell&#8217;Artico</strong></h2>



<p>Più silenziosa, ma non meno decisiva, è la crescente centralità dell&#8217;<strong>Alaska</strong>. Il cambiamento climatico e l&#8217;apertura progressiva delle rotte artiche stanno trasformando lo Stato nel principale avamposto americano verso il Grande Nord. Le enormi riserve di <strong>idrocarburi</strong>, <strong>terre rare</strong>, <strong>litio</strong>, <strong>grafite</strong> e metalli strategici rendono l&#8217;Alaska uno dei pilastri della futura autonomia mineraria statunitense. Contestualmente, nuovi progetti infrastrutturali mirano a incrementare la capacità di esportazione del gas naturale liquefatto verso i mercati asiatici. L&#8217;importanza dell&#8217;Alaska non riguarda soltanto l&#8217;energia. <strong>La posizione geografica offre un vantaggio unico nel controllo delle rotte polari</strong>, nelle attività spaziali e nei sistemi di allerta antimissile. L&#8217;espansione delle infrastrutture portuali e della flotta rompighiaccio conferma come Washington consideri ormai l&#8217;Artico uno dei principali teatri della competizione geopolitica del XXI secolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una federazione sempre più policentrica</strong></h2>



<p>La progressiva ascesa di Texas, Florida e Alaska riflette un cambiamento più profondo della semplice redistribuzione degli investimenti. Gli Stati Uniti stanno costruendo una struttura economica nella quale <strong>energia</strong>, <strong>difesa</strong>, <strong>tecnologia</strong>, <strong>finanza</strong> e <strong>logistica</strong> vengono integrate secondo una logica di sicurezza nazionale. L&#8217;obiettivo non consiste nell&#8217;abbandonare la globalizzazione, ma nel controllarne le infrastrutture essenziali, riducendo le vulnerabilità emerse negli ultimi anni. In questa prospettiva la competizione internazionale non si gioca più soltanto sulla superiorità militare, bensì sulla capacità di concentrare produzione industriale, materie prime critiche, innovazione tecnologica e capitale finanziario entro un sistema nazionale resiliente. </p>



<p>La <strong>Fortress America</strong> appare quindi meno come una scelta isolazionista e più come un progetto di riorganizzazione della potenza statunitense. Texas, Florida e Alaska rappresentano i tre pilastri di questa trasformazione: il primo come cuore manifatturiero ed energetico, la seconda come piattaforma finanziaria e geopolitica delle Americhe, la terza come porta d&#8217;accesso all&#8217;Artico e alle risorse strategiche del futuro. Da questo nuovo triangolo geoeconomico dipenderà una parte rilevante della capacità degli Stati Uniti di conservare la propria leadership in un sistema internazionale sempre più competitivo e multipolare.</p>
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		<title>Il Milan riparte da zero: la crisi ciclica di un modello di business scollegato dal successo sportivo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economy/il-milan-riparte-da-zero-la-crisi-ciclica-di-un-modello-di-business-scollegato-dal-successo-sportivo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Moggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 04:59:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1359" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/milan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Milan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/milan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/milan-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/milan-1024x725.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/milan-768x544.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/milan-1536x1087.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/milan-600x425.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Milan del fondo statunitense RedBird si trova nuovamente in fase di rivoluzione societaria, dopo l'ennesimo fallimento sportivo. Alla base dei problemi rossoneri c'è soprattutto una società più interessata al lato mediatico che a quello tecnico.</p>
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<p>Quarto anno dell&#8217;era Cardinale al Milan, terza rivoluzione societaria. <strong>Il disastro del finale di stagione</strong>, che ha visto il club rossonero scivolare fuori dalla zona Champions League, ha subito sortito pesanti conseguenze per il management: esonerato l&#8217;allenatore <strong>Massimiliano Allegri</strong>, ma licenziati anche il direttore tecnico Geoffrey Moncada, il direttore sportivo Igli Tare e l&#8217;amministratore delegato <strong>Giorgio Furlani</strong>.</p>



<p>E potrebbe non essere finita qui, perché a luglio potrebbero essere ceduti sia <strong>Adrien Rabiot</strong>, centrocampista pupillo di Allegri, che <strong>Rafael Leão</strong>. Secondo la <em>Gazzetta dello Sport</em>, anche il regista ed ex Pallone d&#8217;Oro <strong>Luka Modrić</strong> potrebbe andarsene: il mese prossimo disputerà il Mondiale con la Croazia, ma, all&#8217;alba dei 41 anni, potrebbe decidere di ritirarsi.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🚨🔴⚫️ AC Milan have sacked all key figures at the club after missing UCL qualification.<br><br>❌ Massimiliano Allegri<br>❌ CEO Giorgio Furlani<br>❌ Director Igli Tare<br>❌ Head of Scouting Geoffrey Moncada <a href="https://t.co/OPYrzn7sj4">pic.twitter.com/OPYrzn7sj4</a></p>&mdash; Fabrizio Romano (@FabrizioRomano) <a href="https://x.com/FabrizioRomano/status/2058947675890843660?ref_src=twsrc%5Etfw">May 25, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Un fallimentare dejà vu</h2>



<p>Meno di un anno fa, dopo aver chiuso all&#8217;ottavo posto in Serie A, restando fuori da tutte le coppe europee,<strong> il Milan varava un nuovo progetto tecnico</strong>, assumendo l&#8217;ex Lazio Igli Tare come ds e facendo tornare in panchina Allegri. A dispetto dell&#8217;età e di una stagione precedente da comprimario al Real Madrid, Modrić era stato individuato come nuovo pilastro della squadra, e infatti in rossonero ha giocato praticamente tutte le partite in cui è stato a disposizione, senza venire quasi mai sostituito.</p>



<p>Ma per i tifosi del Milan, questa situazione sa di già visto. Il fondo statunitense <strong>RedBird Capital</strong>, guidato da Gerry Cardinale, ha rilevato la proprietà del club nell&#8217;estate del 2022, poco dopo la conquista del 19° Scudetto della storia rossonera, riconfermando l&#8217;organigramma che aveva conquistato il titolo. Un anno dopo, venivano allontanati <strong>Paolo Maldini</strong> e <strong>Frederic Massara</strong>, rispettivamente direttore tecnico e direttore sportivo, da molti ritenuti gli artefici principali dello scudetto. L&#8217;ex attaccante Zlatan Ibrahimović assumeva invece un ruolo di consulenza.</p>



<p>Al termine di una stagione senza trofei, però, l&#8217;allenatore Stefano Pioli veniva sollevato dal suo incarico e sostituito col portoghese <strong>Paulo Fonseca</strong>, un profilo che era sembrato fin da subito un ripiego, vista le difficoltà ad accordarsi con nomi più graditi ai tifosi, quali Antonio Conte e Roberto De Zerbi. Nonostante oltre <strong>70 milioni di euro spesi in nuovi giocatori</strong>, il Milan visse una stagione travagliata: Fonseca venne esonerato dopo 18 partite e sostituito con il connazionale <strong>Sergio Conceição</strong>, che però si rivelò incapace di fare cambiare rotta alla squadra.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">I tifosi dell’<a href="https://x.com/hashtag/ACMilan?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#ACMilan</a> hanno esposto uno striscione contro Gerry <a href="https://x.com/hashtag/Cardinale?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Cardinale</a> anche fuori da Casa <a href="https://x.com/hashtag/Milan?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Milan</a>. La security è intervenuta prontamente per togliere immediatamente lo striscione e provare a “cancellare” la contestazione (comunque pacifica va sottolineato) verso il Patron <a href="https://t.co/eOrUqLRwxY">pic.twitter.com/eOrUqLRwxY</a></p>&mdash; Nicolò Schira (@NicoSchira) <a href="https://x.com/NicoSchira/status/2058884666027811217?ref_src=twsrc%5Etfw">May 25, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Un club che naviga a vista</h2>



<p>Le rivoluzioni continue denotano una cronica incapacità progettuale da parte della società rossonera, e non fanno che accrescere le voci che vorrebbero che Cardinale cedesse il controllo del club a un nuovo proprietario. Uno degli esempi più discussi dei problemi del Milan è quello che riguarda <strong>il mai chiarito ruolo di Ibrahimović</strong>: ufficialmente è solo un consulente e un intermediario tra RedBird e la dirigenza milanista, ma secondo vari insider avrebbe molta più influenza sulle decisioni di quanto non si direbbe.</p>



<p>Davanti a un management completamente azzerato, l&#8217;ex centravanti svedese <strong>è l&#8217;unica figura rimasta al suo posto</strong>, e anzi potrebbe ottenere ancora più libertà d&#8217;azione, in attesa che vengano definiti i nuovi ruoli dirigenziali. L&#8217;importanza di Ibrahimović nel Milan, però, più che tecnica è mediatica. In un club glorioso ma da tempo in declino, soprattutto in Europa, e senza più una chiara identità sportiva, lo svedese rappresenta da solo <strong>un brand di fama globale con più di 63 milioni di follower</strong> su Instagram. È inoltre estremamente popolare negli Stati Uniti, Paese in cui ha sede RedBird, grazie alla sua esperienza da giocatore nei Los Angeles Galaxy.</p>



<p>Il problema del Milan sembra essere essenzialmente questo: la proprietà ha idee chiare sul fronte dei media, ma non su quello sportivo. Si prediligono giocatori che costano poco, e spesso non si riesce a raggiungere il primo obiettivo di mercato, così bisogna ripiegare su uno secondario. Non si riesce a valorizzare i talenti presenti in squadra, e anzi spesso si corre il rischio di svalutarli. È successo con Theo Hernández e Leão, e potrebbe accadere pure con <strong>Ardon Jashari</strong>, talento svizzero-albanese pagato 36 milioni di euro la scorsa estate ma poi relegato al ruolo di riserva. </p>



<p>Attirare <strong>l&#8217;interesse del pubblico statunitense</strong>, sfruttando l&#8217;onda del Mondiale di questa estate, sembra essere la priorità di RedBird. Lo dimostra non solo il caso Ibrahimović, ma anche quello di <strong>Christian Pulisic</strong>, stella della Nazionale americana, in rossonero dall&#8217;estate del 2023. Il suo apporto in queste stagioni è stato sicuramente positivo, ma nel 2026 non ha segnato neppure un gol, pur riuscendo a mantenere un ruolo da titolare nella squadra. Diventa allora necessario chiedersi cosa ne sarà del Milan, dopo che la Coppa del Mondo sarà terminata.</p>
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		<title>Dal treno Xi’an-Teheran alla guerra dei corridoi: così ferrovia, yuan e sanzioni ridisegnano l’Eurasia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/dal-treno-xian-teheran-alla-guerra-dei-corridoi-cosi-ferrovia-yuan-e-sanzioni-ridisegnano-leurasia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 04:49:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il corridoio ferroviario Cina-Iran non è una rivoluzione, ma un adattamento. Non crea un sistema impermeabile, ma una rete più flessibile. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><br>Il collegamento ferroviario diretto tra Cina e Iran, operativo dal 2025 lungo la direttrice Xi’an–Asia Centrale–Teheran–Aprin Dry Port, non può essere ridotto a un semplice avanzamento logistico. È piuttosto <strong>un tassello di una trasformazione più ampia</strong>: la fusione tra commercio, infrastruttura e sicurezza in un contesto di competizione sistemica. Il primo treno arrivato a maggio 2025 segna un passaggio simbolico ma anche operativo: il trasporto merci diventa strumento geopolitico. Non sostituisce le rotte marittime, ma introduce una variabile cruciale, quella della resilienza.</p>



<p><strong>Resilienza eurasiatica contro dominio marittimo</strong><br>La Cina resta una potenza marittima dipendente dalle rotte oceaniche, ma sta costruendo alternative terrestri per ridurre la vulnerabilità ai chokepoint come Malacca o Hormuz. <strong>La ferrovia verso l’Iran si inserisce in questa logica: </strong>non elimina il rischio, ma lo redistribuisce. Spostare parte del traffico su terra significa sottrarsi, almeno in parte, alla superiorità navale occidentale. Tuttavia, il dominio terrestre introduce nuove fragilità: frontiere, instabilità politica e dipendenza da Paesi terzi.<br><strong>Il vantaggio più evidente del corridoio ferroviario è la riduzione dei tempi:</strong> circa 15 giorni contro i 30-40 via mare. Un miglioramento significativo, ma non decisivo. La nave resta imbattibile per volumi e costi. La ferrovia diventa competitiva quando contano rapidità, sicurezza politica e continuità delle forniture. È dunque una soluzione selettiva, non sistemica. Il suo valore cresce in scenari di crisi, non nella normalità del commercio globale.</p>



<p><strong>Iran: crocevia geografico e leva politica</strong><br>Il ruolo dell’Iran è centrale. La sua posizione lo rende un nodo naturale tra Asia Centrale, Medio Oriente e Mediterraneo. In un contesto di sanzioni, <strong>Teheran trasforma la geografia in leva negoziale.</strong> Il corridoio ferroviario consente di aggirare parzialmente l’isolamento, offrendo alla Cina accesso terrestre e all’Iran una funzione di hub. Ma questa centralità non cancella le criticità: infrastrutture incomplete, pressione internazionale e instabilità regionale restano fattori determinanti.</p>



<p><strong>Aprin Dry Port: il cuore nascosto del sistema</strong><br>Aprin non è un porto marittimo, ma un terminal intermodale interno. Questa distinzione è cruciale. Il <em>dry port </em>consente di spostare funzioni logistiche lontano dalla costa, riducendo l’esposizione immediata a crisi navali. Tuttavia, la sua efficacia dipende dalla qualità delle connessioni ferroviarie e stradali, oltre che dall’efficienza doganale. È un nodo strategico, ma anche un potenziale collo di bottiglia.</p>



<p><strong>Sanzioni e yuan: una partita finanziaria</strong><br>L’idea di una “fortezza sanzionatoria” è fuorviante. Le sanzioni moderne colpiscono l’intero ecosistema economico: banche, assicurazioni, logistica. La ferrovia riduce alcune vulnerabilità, ma ne crea altre. L’uso dello yuan e di meccanismi di barter permette di attenuare la dipendenza dal dollaro, ma introduce opacità e inefficienze. Non si tratta di immunità, bensì di diversificazione del rischio.</p>



<p><strong>La guerra dei corridoi: BRI, INSTC e IMEC</strong><br><a href="https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/04/23/la-guerra-contro-liran-ridefinisce-la-guerra-dei-corridoi-di-connettivita-0194327">Il corridoio Cina-Iran si inserisce in una competizione più ampia tra grandi direttrici eurasiatiche. Da un lato la Belt and Road Initiative, dall’altro il Corridoio Nord-Sud (Russia-Iran-India)</a>. In opposizione emerge l’IMEC, sostenuto dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Tuttavia, le tensioni regionali e i danni infrastrutturali recenti ne mettono in dubbio la fattibilità. L’Eurasia si configura così come un mosaico di corridoi in competizione, più che un sistema integrato.</p>



<p><strong>India, Cina e la partita iraniana</strong><br>L’Iran è anche terreno di competizione tra Cina e India. <strong>Nuova Delhi vede nei porti iraniani una via d’accesso all’Asia Centrale, </strong>ma le pressioni statunitensi e le tensioni geopolitiche hanno rallentato i progetti. Pechino, al contrario, appare più determinata e coerente. Questo squilibrio potrebbe ridefinire gli equilibri regionali, rafforzando l’asse sino-iraniano.</p>



<p><strong>Pipelineistan e ambizioni turche</strong><br>Parallelamente, la Turchia sviluppa la propria strategia energetica, puntando su corridoi di gas e petrolio. Il cosiddetto “Pipelineistan” rappresenta un’altra dimensione della competizione: quella energetica. Tuttavia, molti progetti restano incompleti o politicamente instabili. La costruzione di infrastrutture energetiche si scontra con costi elevati e contesti geopolitici fragili.</p>



<p><strong>Dalla fortezza alla rete</strong><br>Il corridoio ferroviario Cina-Iran non è una rivoluzione, ma un adattamento. Non crea un sistema impermeabile, ma una rete più flessibile. La Cina non abbandona il mare, ma costruisce alternative. L’Iran non supera le sanzioni, ma le aggira parzialmente. La vera trasformazione è concettuale: dalla logica della dipendenza unica a quella della ridondanza. La partita si giocherà sulla continuità operativa. Se il corridoio diventerà regolare, scalabile e finanziariamente sostenibile, acquisirà valore strategico. In caso contrario, resterà un simbolo. In ogni caso, segna una direzione: l’Eurasia non si integra attraverso un’unica via, ma attraverso una pluralità di corridoi in competizione. E in questa competizione, la logistica è ormai geopolitica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/dal-treno-xian-teheran-alla-guerra-dei-corridoi-cosi-ferrovia-yuan-e-sanzioni-ridisegnano-leurasia.html">Dal treno Xi’an-Teheran alla guerra dei corridoi: così ferrovia, yuan e sanzioni ridisegnano l’Eurasia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Così il fentanyl cambia l&#8217;alleanza tra narcos e ’Ndrangheta e minaccia anche l’Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/cosi-il-fentanyl-cambia-lalleanza-tra-narcos-e-ndrangheta-e-minaccia-anche-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 04:47:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> I narcos garantivano accesso a produzione e rotte della cocaina, i clan calabresi offrivano infrastrutture logistiche. Ma con il fentanyl...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per oltre vent’anni, la relazione tra i cartelli messicani e la <strong>’Ndrangheta</strong> si è fondata su un equilibrio relativamente stabile: i gruppi criminali latinoamericani garantivano accesso diretto alla produzione e alle rotte della <strong>cocaina</strong>, mentre i clan calabresi offrivano infrastrutture logistiche, riciclaggio e distribuzione nel mercato europeo. Oggi questo modello rischia però di entrare in una fase di trasformazione strutturale a causa dell’ascesa del <strong>fentanyl</strong>, l’oppioide sintetico che ha già devastato il mercato statunitense. Secondo il <strong><em>National Drug Threat Assessmen</em>t</strong> della DEA, i sequestri di fentanyl negli Stati Uniti sono cresciuti in modo esponenziale negli ultimi anni, accompagnati da decine di migliaia di decessi annuali. La sostanza presenta caratteristiche che modificano radicalmente l’economia criminale: <strong>volumi minimi, profitti elevatissimi e facilità di trasporto.</strong> A differenza della cocaina, il fentanyl non necessita di grandi carichi marittimi o di filiere agricole tradizionali. Bastano pochi chilogrammi per alimentare interi mercati urbani. È questo il punto che sta alterando i rapporti di forza nel narcotraffico internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il CJNG e il modello criminale autosufficiente</strong></h2>



<p>Il <strong><em>Cartel Jalisco Nueva Generación </em>(CJNG)</strong> e il <strong>Cartello di Sinaloa</strong> hanno progressivamente riconvertito parte della propria capacità industriale verso gli oppioidi sintetici. Non si tratta soltanto di un cambio di prodotto, ma di una trasformazione del modello organizzativo. I cartelli messicani stanno cercando di internalizzare l’intera filiera produttiva, riducendo la dipendenza dai precursori chimici importati dalla Cina e reclutando chimici, tecnici e studenti universitari per sviluppare capacità autonome di sintesi. Questa verticalizzazione riduce la necessità di partner esterni. <a href="https://www.saluteinternazionale.info/2026/01/la-battaglia-globale-al-fentanyl/">Ed è qui che emerge la frizione con la <strong>’Ndrangheta</strong>. L’organizzazione calabrese ha costruito la propria potenza sul controllo delle rotte della cocaina verso l’Europa, sfruttando porti strategici come Gioia Tauro, Anversa e Rotterdam.</a> Nel caso del fentanyl, però, il vantaggio logistico tradizionale rischia di diminuire. Quantità ridottissime possono attraversare le frontiere tramite spedizioni postali, dark web e micro-canali distributivi difficili da intercettare. In altre parole, il fentanyl comprime la catena del valore criminale e riduce il peso degli intermediari storici.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Europa entra nella mappa degli oppioidi sintetici</strong></h2>



<p>Finora il fentanyl è rimasto soprattutto una crisi nordamericana. Tuttavia, diversi indicatori mostrano che l’Europa sta entrando in una fase di vulnerabilità crescente. L’<strong>EUDA</strong>, l’Agenzia europea sulle droghe, segnala un aumento della disponibilità di oppioidi sintetici ad alta potenza, soprattutto nei Paesi baltici e nell’Europa settentrionale. A spingere il fenomeno contribuisce anche il crollo della produzione di oppio in Afghanistan dopo il divieto imposto dai Talebani nel 2022. La riduzione dell’eroina disponibile sta infatti aprendo spazio a sostanze sintetiche più economiche, potenti e facilmente trasportabili. Anche l’Italia ha iniziato a percepire il rischio. Il sottosegretario <strong>Alfredo Mantovano</strong> ha parlato apertamente di un interesse della <strong>’Ndrangheta</strong> verso il mercato degli oppioidi sintetici. Non si tratterebbe ancora di una conversione strutturale, ma di una fase esplorativa finalizzata a testare convenienza economica e sostenibilità operativa. Il segnale più concreto resta l’Operazione <strong>Painkiller</strong>, che ha portato al sequestro di oltre 100.000 dosi di fentanyl e all’emersione di connessioni transatlantiche già attive tra Italia e Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La nuova infrastruttura europea delle droghe sintetiche</strong></h2>



<p>Il vero elemento di svolta è però industriale. L’operazione <strong>Fabryka</strong>, coordinata da Europol nel 2026, ha smantellato 24 laboratori clandestini tra Polonia, Belgio, Germania e Paesi Bassi. Il dato più rilevante non riguarda soltanto i sequestri, ma la struttura produttiva emersa: approvvigionamento globale di precursori chimici, produzione decentrata e distribuzione paneuropea. Questo schema ricorda da vicino il modello già utilizzato dai cartelli messicani. Il punto critico è che l’Europa dispone ormai di una base logistica e chimica compatibile con una futura espansione del fentanyl su larga scala. Non è necessario importare il prodotto finito: basta trasferire know-how, precursori e reti di distribuzione. Ed è qui che la <strong>’Ndrangheta</strong> potrebbe diventare decisiva. Pur non possedendo ancora una specializzazione nel settore degli oppioidi sintetici, i clan calabresi mantengono una capacità unica di infiltrazione portuale, riciclaggio e coordinamento logistico continentale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La faglia strategica nell’alleanza criminale</strong></h2>



<p>La questione centrale non è se l’alleanza tra cartelli messicani e <strong>’Ndrangheta</strong> sopravviverà, ma come cambierà. Finora il rapporto è stato fondato sulla complementarità: i cartelli controllavano produzione e corridoi americani, la mafia calabrese dominava distribuzione e riciclaggio europeo. Il fentanyl introduce però un potenziale disallineamento strategico. Se il mercato europeo degli oppioidi sintetici dovesse espandersi rapidamente, i cartelli messicani potrebbero tentare di entrare direttamente nel continente, riducendo la dipendenza dalla mediazione mafiosa italiana. <a href="https://www.corrieredellacalabria.it/2025/11/21/il-fentanyl-e-il-piano-di-contrasto-in-italia-il-traffico-in-mano-ai-cartelli-sudamericani-in-affari-con-la-ndrangheta/">Un precedente esiste già: le relazioni operative con la <strong>Mocro Maffia</strong> olandese, che ha mostrato ai cartelli latinoamericani come costruire canali diretti nel Nord Europa. Per la <strong>’Ndrangheta</strong>, invece, il fentanyl rappresenta un dilemma. </a>Restare ancorata alla cocaina significa preservare il proprio vantaggio competitivo. Entrare nel mercato degli oppioidi sintetici, al contrario, richiederebbe investimenti in competenze chimiche, nuovi laboratori clandestini e una riconfigurazione delle reti logistiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Europa impreparata davanti alla nuova minaccia</strong></h2>



<p>Sul piano istituzionale, la risposta europea appare ancora frammentata. Il <strong>Piano nazionale italiano contro il fentanyl</strong>, avviato nel 2024, e il nuovo regolamento europeo sui precursori chimici rappresentano passi importanti, ma restano prevalentemente reattivi. Il problema reale è la velocità di adattamento delle organizzazioni criminali transnazionali. Mentre gli Stati continuano a ragionare entro confini giuridici e amministrativi nazionali, i sodalizi criminali operano come reti globali flessibili. Il fentanyl amplifica questa asimmetria perché riduce i costi logistici, accelera la distribuzione e rende più difficile l’intercettazione. La vera minaccia non è soltanto sanitaria. È geopolitica. Perché il fentanyl sta trasformando il narcotraffico in una filiera industriale globale capace di collegare Cina, Messico, Europa e dark web dentro un unico ecosistema criminale integrato. E in questo nuovo scenario, la partita tra cartelli messicani e <strong>’Ndrangheta</strong> potrebbe ridefinire gli equilibri della sicurezza europea nei prossimi anni.</p>
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		<title>Addio Panini, anche la FIFA sceglie Fanatics per gli album dei calciatori. Ma la guerra delle figurine non è finita&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/economy/addio-panini-anche-la-fifa-sceglie-fanatics-per-gli-album-dei-calciatori-ma-la-guerra-delle-figurine-non-e-finita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Moggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 13:55:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1164" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="figurine" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-1536x931.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-600x364.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La FIFA lascia Panini e si accorda con Fanatics, che dal 2031 produrrò l'album ufficiale delle figurine del Mondiale di calcio. Si tratta solo dell'ultimo capitolo della guerra commerciale tra la società modenese e il discusso colosso americano, che sta ottenendo rapidamente il monopolio del settore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/addio-panini-anche-la-fifa-sceglie-fanatics-per-gli-album-dei-calciatori-ma-la-guerra-delle-figurine-non-e-finita.html">Addio Panini, anche la FIFA sceglie Fanatics per gli album dei calciatori. Ma la guerra delle figurine non è finita&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1164" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="figurine" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-1536x931.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-600x364.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Finisce l&#8217;era Panini, almeno per quanto riguarda i Mondiali di calcio. Venerdì scorso, la FIFA <a href="https://inside.fifa.com/tournament-organisation/commercial/media-releases/fanatics-exclusive-collectibles-trading-cards-stickers-games" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha annunciato</a> di aver sottoscritto <strong>un accordo con la statunitense Fanatics</strong> che, dal 2031, sarà la nuova produttrice ufficiale dell&#8217;album di figurine della Coppa del Mondo. Termina così un&#8217;epoca iniziata nel 1970, che ha visto l&#8217;azienda modenese realizzare gli albi di ben quattordici edizioni del torneo (saliranno a quindici, con quella del 2030), con la sola eccezione del Mondiale del 1994.</p>



<p>Ma al di là dell&#8217;aspetto più puramente nostalgico, che avrà di sicuro un forte impatto su tifosi, appassionati e collezionisti, l&#8217;accordo fa discutere anche per altre ragioni. Principalmente, perché in questo modo il mondo degli oggetti collezionabili legati allo sport <strong>assomiglia sempre di più a un monopolio</strong>. Fanatics è stata fondata nel 2011 da <strong>Michael Rubin,</strong> inizialmente come azienda di abbigliamento e merchandising sportivo, ma nel giro di pochi anni è diventata un partner fondamentale delle principali leghe professionistiche americane.</p>



<p>A metà del 2021 si è allargata al settore delle t<em>rading cards </em>e delle figurine collezionabili, firmando contratti esclusivi con la MLB, la lega di baseball statunitense, e con la NBA, la lega di basket. <strong>A dicembre dello stesso anno acquisiva Topps</strong>, la storica azienda produttrice delle carte dei giocatori di baseball, fondata nel 1938. Negli ultimi anni, Fanatics ha iniziato a guardare anche al calcio, per sfruttare la grande crescita che questo sport sta avendo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-relazione-tra-trump-e-infantino-mette-a-rischio-lindipendenza-dello-sport.html" id="490003" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra il pubblico statunitense</a>: già nel 2022 aveva siglato un accordo di sei anni con la UEFA, la confederazione del calcio europeo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra tra Panini e Fanatics</h2>



<p>A quel punto, Panini ha iniziato a pensare a delle contromisure, principalmente sul piano legale. L&#8217;azienda modenese ha fatto dunque causa a Fanatics nel 2023, accusandola di monopolio. Il principio è semplice: secondo Panini, in un settore come quello delle figurine e delle <em>trading card,</em> perdere un contratto in favore di un <em>competitor </em>significa essere esclusi dal mercato, e si tratta dunque di <strong>violazione delle norme antitrust</strong>. La situazione si aggrava ulteriormente nel momento in cui Fanatics è solita stipulare con i suoi partner accordi pluriennali molto lunghi.</p>



<p>Si tratta, però, di un caso complesso, che ancora non è arrivato in aula e che potrebbe richiedere anni. Nel frattempo, Fanatics sta accelerando sul suo <strong>piano di conquista del calcio</strong>. Un duro colpo per Panini è stato <a href="https://www.corriere.it/economia/consumi/26_marzo_30/la-figc-dice-addio-alle-figurine-panini-nazionali-via-un-simbolo-dentro-il-business-globale-8f769b33-1702-430a-8559-bf71d1d76xlk.shtml" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;accordo dello scorso marzo</a> con la FIGC, la Federazione calcistica italiana: dal 2035, le figurine delle nazionali azzurre (ma non l&#8217;album dei campionati, i cui diritti non sono in mano alla FIGC) sarà firmato da Topps, che è appunto controllata da Fanatics.</p>



<p>Sullo sfondo c&#8217;è anche la possibile vendita di Panini, di cui si parla da tempo. Ad aprile, l&#8217;azienda ha smentito nuovamente le voci, ma <a href="https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2026/04/08/news/figurine-panini-niente-vendita-stiamo-cercando-un-alleato-forte-1.100854709" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha confermato</a> di aver dato mandato a Citigroup di cercare <strong>un investitore forte disposto a entrare in società</strong> con una quota da 5 miliardi di euro. Una mossa, evidentemente, per consentire a Panini di tornare a competere con Fanatics prima di finire stritolata, nell&#8217;attesa di una sentenza dell&#8217;antitrust.</p>



<p>Nel frattempo, la società di Michael Rubin si sta evolvendo verso un colosso dell&#8217;intrattenimento sportivo, percorrendo anche strade discutibili. Ha investito (con scarsissimo successo) negli NFT, i discussi <em>non-fungible tokens</em> a cui da qualche anno anche i club di calcio si sono rivolti, alla disperata ricerca di nuove fonti di reddito. A fine 2025, Fanatics è poi entrata nel <strong>settore delle criptovalute e dei prediction market</strong>, lanciando il progetto Fanatics Market. Tutti ambiti commerciali molto controversi, soprattutto quando si legano allo sport, e che spesso in passato si sono rivelati qualcosa di molto simile a truffe nei confronti dei tifosi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/addio-panini-anche-la-fifa-sceglie-fanatics-per-gli-album-dei-calciatori-ma-la-guerra-delle-figurine-non-e-finita.html">Addio Panini, anche la FIFA sceglie Fanatics per gli album dei calciatori. Ma la guerra delle figurine non è finita&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Iran, il grande ingorgo del greggio che sta soffocando il Paese</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iran-il-grande-ingorgo-del-greggio-che-sta-soffocando-il-paese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 15:56:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=515385</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petrolio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nonostante le enormi riserve sotterranee, l'Iran non ha più un posto dove mettere il greggio a causa del blocco navale statunitense.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petrolio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una flotta di <strong>colossali navi cisterna</strong>, cariche fino all’inverosimile, galleggia a poca distanza dalle coste iraniane. Immobile. È un fenomeno insolito nelle acque del <strong>Golfo Persico </strong>registrato nelle ultime settimane dai radar che monitorano il traffico marittimo globale. Non si tratta di navi in attesa di autorizzazione per partire, ma di veri e propri magazzini galleggianti. Sta affogando nel proprio petrolio, <strong>l&#8217;Iran</strong>: è il paradosso che tocca al Paese <a href="https://it.insideover.com/tag/iran" type="link" id="https://it.insideover.com/tag/iran">attaccato</a> due mesi fa da Stati Uniti e Israele. Nonostante le enormi riserve sotterranee e la capacità industriale, la Repubblica Islamica non ha più un posto dove mettere il greggio che continua a estrarre, a causa del <strong>blocco navale statunitense </strong>che ha quasi azzerato le sue esportazioni.</p>



<p>È alla metà di aprile che si è attivato il meccanismo di crisi, quando <strong>Donald Trump </strong>ha imposto una chiusura al traffico in entrata e in uscita dai porti iraniani, come ritorsione per le tensioni militari nello <strong>Stretto di Hormuz</strong>. Prima Teheran riusciva a vendere circa <a href="https://www.wsj.com/world/middle-east/irans-control-of-hormuz-means-its-exporting-more-oil-today-than-before-the-war-ede3cd91?mod=article_inline">due milioni di barili </a>al giorno, mantenendo in piedi un’economia già indebolita da anni di sanzioni. Oggi quel flusso si è ridotto di oltre il settanta per cento: le spedizioni sono crollate a poco più di cinquecentomila barili al giorno, secondo le <a href="https://www.ncr-iran.org/en/news/economy/iran-faces-deepening-economic-crisis-amid-war-blockades-and-policy-failures/" type="link" id="https://www.ncr-iran.org/en/news/economy/iran-faces-deepening-economic-crisis-amid-war-blockades-and-policy-failures/">stime</a> più recenti.</p>



<p>Perché non chiudere i giacimenti, allora, almeno temporaneamente? Questo direbbe il buon senso. Il problema è che i pozzi non funzionano come un rubinetto di casa: fermare la produzione significa rischiare di danneggiare in modo irreparabile le infrastrutture e i macchinari, specialmente quelli più vecchi che l&#8217;Iran non ha potuto ammodernare a causa del suo abrutimento tecnologico. </p>



<p>Per evitare il disastro tecnico di uno stop totale, il regime di Teheran ha iniziato una corsa contro il tempo per inventarsi nuovi spazi di stoccaggio. Oltre alle petroliere trasformate in depositi offshore, che ospitano ormai oltre sessanta milioni di barili, <strong>le autorità hanno dato ordine di riutilizzare vecchi serbatoi abbandonati da decenni.</strong> Sono siti che i funzionari locali chiamano depositi spazzatura, strutture spesso fatiscenti o pericolose che erano state messe fuori servizio perché considerate non più sicure. In alcune zone del Sud del paese, come Ahvaz e Asaluyeh, si è arrivati a utilizzare container improvvisati e cisterne di fortuna pur di non interrompere l’estrazione. Persino i depositi delle raffinerie nel Nord, solitamente riservati ai prodotti lavorati, sono stati riconvertiti per ospitare greggio non raffinato.</p>



<p>Tra le via d&#8217;uscita alternative che però sanno di disperazione è <strong>il tentativo di spedire il petrolio verso la Cina utilizzando la rete ferroviaria che collega Teheran alle città cinesi di Yiwu e Xi’an.</strong> Una soluzione logisticamente complessa e molto meno economica rispetto al trasporto via mare, perché le cosiddette &#8220;raffinerie teiera&#8221; della Cina orientale, che sono i principali acquirenti del petrolio iraniano sanzionato perché attratte dai forti sconti, potrebbero non essere disposte a coprire i costi elevatissimi del trasporto su rotaia.</p>



<p>Mentre Teheran cerca di non affondare sotto il peso del proprio oro nero, il resto della regione si sta muovendo per riposizionarsi in un mercato energetico che la guerra sta rendendo imprevedibile. <strong>L’Arabia Saudita, storico rivale dell’Iran, sta accelerando i suoi progetti di espansione logistica per occupare gli spazi lasciati vuoti dal blocco. </strong>Il porto di Jeddah, sulla costa del Mar Rosso, è diventato il fulcro di nuovi servizi di spedizione che lo collegano direttamente ai mercati di Shanghai e della Malesia. Questa mossa non ha solo una valenza commerciale, ma serve a consolidare il ruolo di Riad come hub logistico globale, capace di garantire flussi sicuri in un momento in cui le rotte tradizionali sono minacciate dal conflitto.</p>



<p>La pressione non è però distribuita in modo uniforme e anche i Paesi vicini che dipendono dal sostegno saudita stanno cercando di mettere in sicurezza le proprie finanze. Il <strong>Pakistan</strong>, ad esempio, ha recentemente annunciato di aver rimborsato debiti miliardari grazie all’intervento diretto della monarchia saudita. Questo incrocio di prestiti, depositi bancari e forniture energetiche agevolate dimostra quanto <strong>la stabilità del Medio Oriente sia oggi appesa a un filo sottile fatto di petrolio e diplomazia finanziaria.</strong> Se l’Iran dovesse essere costretto a chiudere i suoi pozzi per mancanza di spazio, il danno economico per Teheran sarebbe incalcolabile, ma le onde d’urto arriverebbero fino alle pompe di benzina europee e americane, dove i prezzi sono già sensibilmente aumentati.</p>



<p>Gli analisti interpellati dal <em>Wall Street Journal</em> <a href="https://www.wsj.com/world/middle-east/iran-is-flooded-with-so-much-unsold-oil-that-its-stashing-it-in-derelict-tanks-ed8e62b1?st=2Wub8S&amp;reflink=desktopwebshare_permalink" type="link" id="https://www.wsj.com/world/middle-east/iran-is-flooded-with-so-much-unsold-oil-that-its-stashing-it-in-derelict-tanks-ed8e62b1?st=2Wub8S&amp;reflink=desktopwebshare_permalink">prevedono</a> che l’Iran raggiungerà il limite massimo della sua capacità di stoccaggio a terra entro pochi giorni. A quel punto, l’unica opzione rimasta sarà quella di riversare il greggio nelle petroliere rimaste ancora libere, ammesso che ce ne siano. <strong>Se il blocco navale dovesse resistere oltre la metà di maggio, la Repubblica Islamica sarà obbligata a tagliare la produzione di almeno un milione e mezzo di barili al giorno.</strong> Sarebbe un punto di non ritorno per un’industria che rappresenta il cuore pulsante e l’unica vera fonte di valuta estera del paese. La scommessa di Washington è che l’asfissia logistica costringa Teheran a tornare al tavolo delle trattative, ma il rischio è che un regime con le spalle al muro e i serbatoi troppo pieni possa decidere di reagire in modo ancora più imprevedibile per rompere l’assedio che lo sta soffocando.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-il-grande-ingorgo-del-greggio-che-sta-soffocando-il-paese.html">Iran, il grande ingorgo del greggio che sta soffocando il Paese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Energia e cannoni: la Russia mette una scorta alle petroliere e alza il rischio nei mari europei</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/energia-e-cannoni-la-russia-mette-una-scorta-alle-petroliere-e-alza-il-rischio-nei-mari-europei.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 05:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1477" height="393" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785.jpg 1477w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785-300x80.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785-768x204.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785-1024x272.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1477px) 100vw, 1477px" /></p>
<p>La crisi tra Russia e Occidente entra in una fase nuova e più insidiosa: quella della militarizzazione indiretta delle rotte energetiche. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/energia-e-cannoni-la-russia-mette-una-scorta-alle-petroliere-e-alza-il-rischio-nei-mari-europei.html">Energia e cannoni: la Russia mette una scorta alle petroliere e alza il rischio nei mari europei</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1477" height="393" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785.jpg 1477w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785-300x80.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785-768x204.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785-1024x272.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1477px) 100vw, 1477px" /></p>
<p>La crisi tra Russia e Occidente entra in una fase nuova e più insidiosa: quella della <strong>militarizzazione indiretta delle rotte energetiche</strong>. Non siamo più soltanto nel campo delle sanzioni finanziarie o delle restrizioni commerciali. <a href="https://www.cdt.ch/news/mondo/il-plan-b-della-russia-la-flotta-ombra-del-petrolio-utilizza-i-tether-come-lugano-423929" id="https://www.cdt.ch/news/mondo/il-plan-b-della-russia-la-flotta-ombra-del-petrolio-utilizza-i-tether-come-lugano-423929">Mosca sta progressivamente convertendo la difesa del proprio export in una <strong>leva di deterrenza marittima</strong>, dove la presenza militare diventa un messaggio operativo, non solo simbolico.</a> L’episodio della fregata <strong>Admiral Grigorovich</strong>, impiegata per scortare petroliere legate alla cosiddetta <strong>shadow fleet</strong>, segna un punto di svolta. Non è una dimostrazione isolata, ma un <strong>precedente strategico</strong>: indica che il Cremlino è disposto a proteggere fisicamente i propri flussi energetici, soprattutto nei corridoi più sensibili come il Baltico e la Manica. Questo passaggio va letto nel contesto delle iniziative occidentali di marzo 2026, quando Regno Unito e partner del Nord Europa hanno iniziato a valutare strumenti più incisivi contro le navi sanzionate. Il problema è che il <strong>diritto del mare</strong> non consente interventi arbitrari: fermare una petroliera in transito resta un’operazione complessa e politicamente rischiosa. È proprio su questa ambiguità che Mosca costruisce la propria risposta.</p>



<p><strong>Shadow fleet e choke points: la geografia del rischio</strong></p>



<p>La partita si gioca lungo rotte ben precise. I porti russi di <strong>Primorsk</strong>, <strong>Ust-Luga</strong> e <strong>Novorossiysk</strong> rappresentano snodi vitali per un export energetico che resta centrale per la <strong>finanza pubblica russa</strong> e per la sostenibilità dello sforzo bellico. Da qui partono flussi che attraversano <em>choke points </em>strategici: Stretti danesi, Manica, Mediterraneo. In questo sistema, la <em><strong>shadow fleet</strong> </em>– una rete opaca di petroliere con bandiere di comodo e strutture societarie complesse – è diventata uno strumento chiave. Si stima che una quota rilevante del greggio russo venga trasportata proprio attraverso questo circuito parallelo, capace di aggirare parte delle restrizioni occidentali. Ma il vero nodo è un altro: questi corridoi sono anche aree di <strong>alta densità militare NATO</strong>. L’intersezione tra traffico commerciale, sorveglianza militare e tensione politica crea una <strong>zona grigia operativa</strong>, dove un singolo episodio può degenerare rapidamente. L’ingresso di una nave da guerra in questo contesto cambia tutto. La scorta armata non rende invulnerabile una petroliera, ma <strong>alza drasticamente il costo di qualsiasi intervento occidentale</strong>. Un eventuale abbordaggio non sarebbe più un atto amministrativo, ma un potenziale incidente militare.</p>



<p><strong>La strategia di Mosca: deterrenza selettiva e narrativa</strong></p>



<p>La Russia non sembra puntare a scortare ogni nave. Sarebbe inefficiente e logisticamente oneroso. L’obiettivo è più sottile: creare una <strong>deterrenza per precedenti</strong>. Bastano pochi casi ad alta visibilità per trasmettere un messaggio chiaro: intervenire contro il traffico russo può comportare un rischio diretto. In parallelo, il Cremlino costruisce una narrativa funzionale. Le dichiarazioni ufficiali che evocano il rischio di “<strong>pirateria internazionale</strong>” non sono solo propaganda, ma uno strumento per <strong>delegittimare preventivamente</strong> le azioni occidentali. In questo modo, Mosca prova a trasformare la <em>shadow fleet </em>da rete opaca a <strong>estensione degli interessi statali</strong>. Questa strategia ha anche una dimensione economica. I ricavi energetici restano un pilastro del sistema russo: difendere le esportazioni significa proteggere <strong>entrate fiscali, stabilità valutaria e capacità militare</strong>. La deterrenza marittima diventa quindi un investimento a tutela della <strong>sovranità economica</strong>.</p>



<p><strong>Europa e NATO davanti a una scelta</strong></p>



<p>Per l’Occidente, la sfida è delicata. Intensificare l’interdizione fisica delle navi russe può sembrare coerente con la linea sanzionatoria, ma rischia di aprire una <strong>crisi navale ad alta visibilità</strong>. Al contrario, limitarsi a strumenti indiretti – assicurazioni, registri, controlli finanziari – riduce il rischio, ma lascia a Mosca margini operativi. Il punto centrale è che il confronto si sta spostando: da una <strong>guerra economica regolata</strong> a una <strong>competizione marittima a bassa intensità ma alto rischio</strong>. In questo spazio intermedio, fatto di ambiguità giuridiche e segnali militari, ogni attore cerca di imporre il proprio perimetro di legittimità.</p>



<p><strong>Una nuova frontiera del confronto</strong></p>



<p>La scorta armata delle petroliere russe non è ancora una dottrina formalizzata, ma è già qualcosa di più di un episodio. È un segnale che la Russia intende <strong>difendere attivamente le proprie arterie energetiche</strong>, trasformando una vulnerabilità in leva strategica. Il rischio, per l’Europa, è di trovarsi davanti a un dilemma: <strong>colpire davvero la shadow fleet</strong> accettando il rischio di escalation, oppure continuare a contenerla senza forzare il confronto. In entrambi i casi, il mare – dal Baltico alla Manica – diventa il nuovo teatro di una competizione dove economia, diritto e forza militare si intrecciano in modo sempre più pericoloso.</p>
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		<title>Pix e la sovranità dei pagamenti: così il Brasile sfida i circuiti globali</title>
		<link>https://it.insideover.com/economy/pix-e-la-sovranita-dei-pagamenti-cosi-il-brasile-sfida-i-circuiti-globali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 08:51:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-600x429.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-1024x732.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-1536x1098.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'infrastruttura pubblica per i pagamenti varata dal Brasile lancia la sfida ai circuiti internazionali. La reazione degli Usa. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-600x429.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-1024x732.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-1536x1098.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pix non è soltanto un sistema di pagamento istantaneo. È un’infrastruttura pubblica che trasforma il modo in cui uno Stato esercita <strong>sovranità finanziaria</strong> nella vita quotidiana. Lanciato dal Banco Central do Brasil nel 2020, ha rapidamente superato la dimensione tecnica per diventare un caso geopolitico: quando il pagamento diventa istantaneo, universale e quasi privo di costo, non cambia solo il mercato, ma la distribuzione del potere tra Stato, banche e circuiti globali. <a href="https://news.bitcoin.com/it/ignorando-le-critiche-degli-stati-uniti-il-brasile-valuta-la-globalizzazione-di-pix/">Il punto non è la tecnologia, ma il controllo del <strong>rail dei pagamenti</strong></a>, cioè lo strato infrastrutturale su cui si muovono transazioni, dati e relazioni economiche.</p>



<p>Pix nasce come progetto di modernizzazione del sistema dei pagamenti brasiliano, ma in pochi anni diventa un canale dominante dell’economia quotidiana. Secondo dati del Banco Central, oltre l’80% della popolazione lo utilizza stabilmente, con volumi che lo collocano tra i principali strumenti di pagamento del Paese. Il dato decisivo non è solo quantitativo, ma strutturale: Pix ha reso il pagamento istantaneo il <strong>default operativo</strong> dell’economia brasiliana. Questo significa che ogni transazione, anche minima, passa attraverso un’infrastruttura pubblica che riduce il ruolo degli intermediari privati e ridisegna le logiche di commissione.</p>



<p><strong>Il conflitto con Washington e la logica della Section 301</strong></p>



<p>La reazione degli Stati Uniti si inserisce nella procedura commerciale della Section 301, avviata nel 2025. Formalmente non riguarda solo Pix, ma un insieme di pratiche digitali brasiliane considerate potenzialmente distorsive per la concorrenza. <a href="https://valori.it/pix-brasile-pagamenti-digitali/">Tuttavia, il nodo politico emerge chiaramente: un sistema pubblico che riduce il peso di circuiti come <strong>Visa e Mastercard</strong> non è neutro dal punto di vista geopolitico.</a> Non si tratta di un conflitto tecnologico, ma di una disputa tra modelli di infrastruttura: da un lato reti private globali, dall’altro un <strong>rail statale interoperabile</strong>. Il Brasile interpreta Pix come bene pubblico; gli Stati Uniti lo leggono anche come possibile alterazione degli equilibri competitivi.</p>



<p><strong>Economia politica del pagamento: commissioni, dati e standard</strong></p>



<p>La forza di Pix si articola su tre livelli. Il primo è economico: riduce drasticamente le <strong>commissioni transazionali</strong>, comprimendo margini storici degli intermediari. Il secondo è informativo: sposta dati e relazioni economiche verso un’infrastruttura domestica. Il terzo è politico: crea un precedente in cui lo Stato non regola soltanto il mercato dei pagamenti, ma ne diventa <strong>operatore diretto</strong>. Questo rompe una simmetria consolidata: nei sistemi tradizionali, la <em>governance</em> dei pagamenti è distribuita tra attori privati globali; nel modello Pix, la governance è centralizzata in un’autorità pubblica monetaria.</p>



<p><strong>Inclusione finanziaria e ridefinizione del credito</strong></p>



<p>Un elemento spesso sottovalutato è l’effetto di <strong>inclusione finanziaria</strong>. Pix ha ampliato l’accesso ai pagamenti digitali per segmenti prima marginali o esclusi dal credito tradizionale. Questo sposta il baricentro del sistema: il pagamento non è più legato necessariamente alla carta di credito, ma a un’identità finanziaria pubblica e interoperabile. Di conseguenza, anche la struttura del credito retail viene indirettamente influenzata. Se il pagamento diventa immediato e gratuito, l<strong>a funzione della carta si sposta dal pagamento al finanziamento,</strong> ridisegnando l’intero ecosistema bancario.</p>



<p><strong>La dimensione esterna: dal Brasile al corridoio latinoamericano</strong></p>



<p>Il caso non è più solo domestico. I primi test di utilizzo transfrontaliero, come quelli osservati in Argentina, mostrano che Pix può operare come infrastruttura regionale in fase embrionale. Non si tratta ancora di uno standard globale, ma di un possibile <strong>modello di interoperabilità Sud-Sud</strong>. Se questa traiettoria si consolidasse, il Brasile non esporterebbe solo un sistema tecnico, ma una <strong>architettura istituzionale dei pagamenti</strong>, con implicazioni dirette sugli standard finanziari regionali.</p>



<p><strong>Le leve americane e il limite del controllo globale</strong></p>



<p>Gli Stati Uniti conservano strumenti significativi: pressione regolatoria, influenza sugli standard internazionali, peso dei circuiti privati e capacità di indirizzare la <em>compliance </em>finanziaria globale. Ma il caso Pix mostra un limite strutturale: la diffusione di infrastrutture pubbliche nazionali efficienti può ridurre la dipendenza da standard privati senza eliminarli del tutto. Ne emerge un sistema ibrido, in cui la competizione non è più solo tra aziende, ma tra <strong>modelli di sovranità finanziaria</strong>.</p>



<p>La vera posta in gioco non è la crescita di Pix in Brasile, che appare ormai consolidata, ma la sua <strong>eventuale esportabilità</strong>. Se il modello si diffondesse, anche solo in parte, in altre economie emergenti, si aprirebbe una nuova fase: quella della <strong>competizione tra infrastrutture pubbliche e reti private globali.</strong> In questo scenario, il pagamento istantaneo diventa un terreno di confronto geopolitico al pari di energia, semiconduttori o cloud computing. Non si tratta più di chi processa una transazione, ma di chi definisce le regole del sistema.</p>



<p><strong>La sovranità invisibile dei pagamenti</strong></p>



<p>Pix dimostra che la sovranità nel XXI secolo non si esercita solo su confini fisici o monete, ma sulle infrastrutture invisibili della vita economica quotidiana. Il Brasile ha costruito un sistema che riduce costi, amplia accesso e rafforza il ruolo dello Stato come architetto del mercato. La reazione americana segnala che questa innovazione non è neutrale: ogni volta che uno Stato costruisce un’alternativa ai rail globali, mette in discussione equilibri consolidati. La vera domanda non è se Pix sostituirà le carte di credito, ma se i pagamenti diventeranno il prossimo campo di competizione tra <strong>sovranità nazionali e infrastrutture private globali</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/pix-e-la-sovranita-dei-pagamenti-cosi-il-brasile-sfida-i-circuiti-globali.html">Pix e la sovranità dei pagamenti: così il Brasile sfida i circuiti globali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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