<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Economy Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/category/economy/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.insideover.com/category/economy</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 14 May 2026 04:49:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Economy Archives - InsideOver</title>
	<link>https://www.insideover.com/category/economy</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Dal treno Xi’an-Teheran alla guerra dei corridoi: così ferrovia, yuan e sanzioni ridisegnano l’Eurasia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/dal-treno-xian-teheran-alla-guerra-dei-corridoi-cosi-ferrovia-yuan-e-sanzioni-ridisegnano-leurasia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 04:49:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=515822</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il corridoio ferroviario Cina-Iran non è una rivoluzione, ma un adattamento. Non crea un sistema impermeabile, ma una rete più flessibile. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/dal-treno-xian-teheran-alla-guerra-dei-corridoi-cosi-ferrovia-yuan-e-sanzioni-ridisegnano-leurasia.html">Dal treno Xi’an-Teheran alla guerra dei corridoi: così ferrovia, yuan e sanzioni ridisegnano l’Eurasia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ponte-cina-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><br>Il collegamento ferroviario diretto tra Cina e Iran, operativo dal 2025 lungo la direttrice Xi’an–Asia Centrale–Teheran–Aprin Dry Port, non può essere ridotto a un semplice avanzamento logistico. È piuttosto <strong>un tassello di una trasformazione più ampia</strong>: la fusione tra commercio, infrastruttura e sicurezza in un contesto di competizione sistemica. Il primo treno arrivato a maggio 2025 segna un passaggio simbolico ma anche operativo: il trasporto merci diventa strumento geopolitico. Non sostituisce le rotte marittime, ma introduce una variabile cruciale, quella della resilienza.</p>



<p><strong>Resilienza eurasiatica contro dominio marittimo</strong><br>La Cina resta una potenza marittima dipendente dalle rotte oceaniche, ma sta costruendo alternative terrestri per ridurre la vulnerabilità ai chokepoint come Malacca o Hormuz. <strong>La ferrovia verso l’Iran si inserisce in questa logica: </strong>non elimina il rischio, ma lo redistribuisce. Spostare parte del traffico su terra significa sottrarsi, almeno in parte, alla superiorità navale occidentale. Tuttavia, il dominio terrestre introduce nuove fragilità: frontiere, instabilità politica e dipendenza da Paesi terzi.<br><strong>Il vantaggio più evidente del corridoio ferroviario è la riduzione dei tempi:</strong> circa 15 giorni contro i 30-40 via mare. Un miglioramento significativo, ma non decisivo. La nave resta imbattibile per volumi e costi. La ferrovia diventa competitiva quando contano rapidità, sicurezza politica e continuità delle forniture. È dunque una soluzione selettiva, non sistemica. Il suo valore cresce in scenari di crisi, non nella normalità del commercio globale.</p>



<p><strong>Iran: crocevia geografico e leva politica</strong><br>Il ruolo dell’Iran è centrale. La sua posizione lo rende un nodo naturale tra Asia Centrale, Medio Oriente e Mediterraneo. In un contesto di sanzioni, <strong>Teheran trasforma la geografia in leva negoziale.</strong> Il corridoio ferroviario consente di aggirare parzialmente l’isolamento, offrendo alla Cina accesso terrestre e all’Iran una funzione di hub. Ma questa centralità non cancella le criticità: infrastrutture incomplete, pressione internazionale e instabilità regionale restano fattori determinanti.</p>



<p><strong>Aprin Dry Port: il cuore nascosto del sistema</strong><br>Aprin non è un porto marittimo, ma un terminal intermodale interno. Questa distinzione è cruciale. Il <em>dry port </em>consente di spostare funzioni logistiche lontano dalla costa, riducendo l’esposizione immediata a crisi navali. Tuttavia, la sua efficacia dipende dalla qualità delle connessioni ferroviarie e stradali, oltre che dall’efficienza doganale. È un nodo strategico, ma anche un potenziale collo di bottiglia.</p>



<p><strong>Sanzioni e yuan: una partita finanziaria</strong><br>L’idea di una “fortezza sanzionatoria” è fuorviante. Le sanzioni moderne colpiscono l’intero ecosistema economico: banche, assicurazioni, logistica. La ferrovia riduce alcune vulnerabilità, ma ne crea altre. L’uso dello yuan e di meccanismi di barter permette di attenuare la dipendenza dal dollaro, ma introduce opacità e inefficienze. Non si tratta di immunità, bensì di diversificazione del rischio.</p>



<p><strong>La guerra dei corridoi: BRI, INSTC e IMEC</strong><br><a href="https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/04/23/la-guerra-contro-liran-ridefinisce-la-guerra-dei-corridoi-di-connettivita-0194327">Il corridoio Cina-Iran si inserisce in una competizione più ampia tra grandi direttrici eurasiatiche. Da un lato la Belt and Road Initiative, dall’altro il Corridoio Nord-Sud (Russia-Iran-India)</a>. In opposizione emerge l’IMEC, sostenuto dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Tuttavia, le tensioni regionali e i danni infrastrutturali recenti ne mettono in dubbio la fattibilità. L’Eurasia si configura così come un mosaico di corridoi in competizione, più che un sistema integrato.</p>



<p><strong>India, Cina e la partita iraniana</strong><br>L’Iran è anche terreno di competizione tra Cina e India. <strong>Nuova Delhi vede nei porti iraniani una via d’accesso all’Asia Centrale, </strong>ma le pressioni statunitensi e le tensioni geopolitiche hanno rallentato i progetti. Pechino, al contrario, appare più determinata e coerente. Questo squilibrio potrebbe ridefinire gli equilibri regionali, rafforzando l’asse sino-iraniano.</p>



<p><strong>Pipelineistan e ambizioni turche</strong><br>Parallelamente, la Turchia sviluppa la propria strategia energetica, puntando su corridoi di gas e petrolio. Il cosiddetto “Pipelineistan” rappresenta un’altra dimensione della competizione: quella energetica. Tuttavia, molti progetti restano incompleti o politicamente instabili. La costruzione di infrastrutture energetiche si scontra con costi elevati e contesti geopolitici fragili.</p>



<p><strong>Dalla fortezza alla rete</strong><br>Il corridoio ferroviario Cina-Iran non è una rivoluzione, ma un adattamento. Non crea un sistema impermeabile, ma una rete più flessibile. La Cina non abbandona il mare, ma costruisce alternative. L’Iran non supera le sanzioni, ma le aggira parzialmente. La vera trasformazione è concettuale: dalla logica della dipendenza unica a quella della ridondanza. La partita si giocherà sulla continuità operativa. Se il corridoio diventerà regolare, scalabile e finanziariamente sostenibile, acquisirà valore strategico. In caso contrario, resterà un simbolo. In ogni caso, segna una direzione: l’Eurasia non si integra attraverso un’unica via, ma attraverso una pluralità di corridoi in competizione. E in questa competizione, la logistica è ormai geopolitica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/dal-treno-xian-teheran-alla-guerra-dei-corridoi-cosi-ferrovia-yuan-e-sanzioni-ridisegnano-leurasia.html">Dal treno Xi’an-Teheran alla guerra dei corridoi: così ferrovia, yuan e sanzioni ridisegnano l’Eurasia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Così il fentanyl cambia l&#8217;alleanza tra narcos e ’Ndrangheta e minaccia anche l’Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/cosi-il-fentanyl-cambia-lalleanza-tra-narcos-e-ndrangheta-e-minaccia-anche-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 04:47:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=516331</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> I narcos garantivano accesso a produzione e rotte della cocaina, i clan calabresi offrivano infrastrutture logistiche. Ma con il fentanyl...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/cosi-il-fentanyl-cambia-lalleanza-tra-narcos-e-ndrangheta-e-minaccia-anche-leuropa.html">Così il fentanyl cambia l&#8217;alleanza tra narcos e ’Ndrangheta e minaccia anche l’Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/Agenzia_Fotogramma_IPA17287920-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per oltre vent’anni, la relazione tra i cartelli messicani e la <strong>’Ndrangheta</strong> si è fondata su un equilibrio relativamente stabile: i gruppi criminali latinoamericani garantivano accesso diretto alla produzione e alle rotte della <strong>cocaina</strong>, mentre i clan calabresi offrivano infrastrutture logistiche, riciclaggio e distribuzione nel mercato europeo. Oggi questo modello rischia però di entrare in una fase di trasformazione strutturale a causa dell’ascesa del <strong>fentanyl</strong>, l’oppioide sintetico che ha già devastato il mercato statunitense. Secondo il <strong><em>National Drug Threat Assessmen</em>t</strong> della DEA, i sequestri di fentanyl negli Stati Uniti sono cresciuti in modo esponenziale negli ultimi anni, accompagnati da decine di migliaia di decessi annuali. La sostanza presenta caratteristiche che modificano radicalmente l’economia criminale: <strong>volumi minimi, profitti elevatissimi e facilità di trasporto.</strong> A differenza della cocaina, il fentanyl non necessita di grandi carichi marittimi o di filiere agricole tradizionali. Bastano pochi chilogrammi per alimentare interi mercati urbani. È questo il punto che sta alterando i rapporti di forza nel narcotraffico internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il CJNG e il modello criminale autosufficiente</strong></h2>



<p>Il <strong><em>Cartel Jalisco Nueva Generación </em>(CJNG)</strong> e il <strong>Cartello di Sinaloa</strong> hanno progressivamente riconvertito parte della propria capacità industriale verso gli oppioidi sintetici. Non si tratta soltanto di un cambio di prodotto, ma di una trasformazione del modello organizzativo. I cartelli messicani stanno cercando di internalizzare l’intera filiera produttiva, riducendo la dipendenza dai precursori chimici importati dalla Cina e reclutando chimici, tecnici e studenti universitari per sviluppare capacità autonome di sintesi. Questa verticalizzazione riduce la necessità di partner esterni. <a href="https://www.saluteinternazionale.info/2026/01/la-battaglia-globale-al-fentanyl/">Ed è qui che emerge la frizione con la <strong>’Ndrangheta</strong>. L’organizzazione calabrese ha costruito la propria potenza sul controllo delle rotte della cocaina verso l’Europa, sfruttando porti strategici come Gioia Tauro, Anversa e Rotterdam.</a> Nel caso del fentanyl, però, il vantaggio logistico tradizionale rischia di diminuire. Quantità ridottissime possono attraversare le frontiere tramite spedizioni postali, dark web e micro-canali distributivi difficili da intercettare. In altre parole, il fentanyl comprime la catena del valore criminale e riduce il peso degli intermediari storici.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Europa entra nella mappa degli oppioidi sintetici</strong></h2>



<p>Finora il fentanyl è rimasto soprattutto una crisi nordamericana. Tuttavia, diversi indicatori mostrano che l’Europa sta entrando in una fase di vulnerabilità crescente. L’<strong>EUDA</strong>, l’Agenzia europea sulle droghe, segnala un aumento della disponibilità di oppioidi sintetici ad alta potenza, soprattutto nei Paesi baltici e nell’Europa settentrionale. A spingere il fenomeno contribuisce anche il crollo della produzione di oppio in Afghanistan dopo il divieto imposto dai Talebani nel 2022. La riduzione dell’eroina disponibile sta infatti aprendo spazio a sostanze sintetiche più economiche, potenti e facilmente trasportabili. Anche l’Italia ha iniziato a percepire il rischio. Il sottosegretario <strong>Alfredo Mantovano</strong> ha parlato apertamente di un interesse della <strong>’Ndrangheta</strong> verso il mercato degli oppioidi sintetici. Non si tratterebbe ancora di una conversione strutturale, ma di una fase esplorativa finalizzata a testare convenienza economica e sostenibilità operativa. Il segnale più concreto resta l’Operazione <strong>Painkiller</strong>, che ha portato al sequestro di oltre 100.000 dosi di fentanyl e all’emersione di connessioni transatlantiche già attive tra Italia e Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La nuova infrastruttura europea delle droghe sintetiche</strong></h2>



<p>Il vero elemento di svolta è però industriale. L’operazione <strong>Fabryka</strong>, coordinata da Europol nel 2026, ha smantellato 24 laboratori clandestini tra Polonia, Belgio, Germania e Paesi Bassi. Il dato più rilevante non riguarda soltanto i sequestri, ma la struttura produttiva emersa: approvvigionamento globale di precursori chimici, produzione decentrata e distribuzione paneuropea. Questo schema ricorda da vicino il modello già utilizzato dai cartelli messicani. Il punto critico è che l’Europa dispone ormai di una base logistica e chimica compatibile con una futura espansione del fentanyl su larga scala. Non è necessario importare il prodotto finito: basta trasferire know-how, precursori e reti di distribuzione. Ed è qui che la <strong>’Ndrangheta</strong> potrebbe diventare decisiva. Pur non possedendo ancora una specializzazione nel settore degli oppioidi sintetici, i clan calabresi mantengono una capacità unica di infiltrazione portuale, riciclaggio e coordinamento logistico continentale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La faglia strategica nell’alleanza criminale</strong></h2>



<p>La questione centrale non è se l’alleanza tra cartelli messicani e <strong>’Ndrangheta</strong> sopravviverà, ma come cambierà. Finora il rapporto è stato fondato sulla complementarità: i cartelli controllavano produzione e corridoi americani, la mafia calabrese dominava distribuzione e riciclaggio europeo. Il fentanyl introduce però un potenziale disallineamento strategico. Se il mercato europeo degli oppioidi sintetici dovesse espandersi rapidamente, i cartelli messicani potrebbero tentare di entrare direttamente nel continente, riducendo la dipendenza dalla mediazione mafiosa italiana. <a href="https://www.corrieredellacalabria.it/2025/11/21/il-fentanyl-e-il-piano-di-contrasto-in-italia-il-traffico-in-mano-ai-cartelli-sudamericani-in-affari-con-la-ndrangheta/">Un precedente esiste già: le relazioni operative con la <strong>Mocro Maffia</strong> olandese, che ha mostrato ai cartelli latinoamericani come costruire canali diretti nel Nord Europa. Per la <strong>’Ndrangheta</strong>, invece, il fentanyl rappresenta un dilemma. </a>Restare ancorata alla cocaina significa preservare il proprio vantaggio competitivo. Entrare nel mercato degli oppioidi sintetici, al contrario, richiederebbe investimenti in competenze chimiche, nuovi laboratori clandestini e una riconfigurazione delle reti logistiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Europa impreparata davanti alla nuova minaccia</strong></h2>



<p>Sul piano istituzionale, la risposta europea appare ancora frammentata. Il <strong>Piano nazionale italiano contro il fentanyl</strong>, avviato nel 2024, e il nuovo regolamento europeo sui precursori chimici rappresentano passi importanti, ma restano prevalentemente reattivi. Il problema reale è la velocità di adattamento delle organizzazioni criminali transnazionali. Mentre gli Stati continuano a ragionare entro confini giuridici e amministrativi nazionali, i sodalizi criminali operano come reti globali flessibili. Il fentanyl amplifica questa asimmetria perché riduce i costi logistici, accelera la distribuzione e rende più difficile l’intercettazione. La vera minaccia non è soltanto sanitaria. È geopolitica. Perché il fentanyl sta trasformando il narcotraffico in una filiera industriale globale capace di collegare Cina, Messico, Europa e dark web dentro un unico ecosistema criminale integrato. E in questo nuovo scenario, la partita tra cartelli messicani e <strong>’Ndrangheta</strong> potrebbe ridefinire gli equilibri della sicurezza europea nei prossimi anni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/cosi-il-fentanyl-cambia-lalleanza-tra-narcos-e-ndrangheta-e-minaccia-anche-leuropa.html">Così il fentanyl cambia l&#8217;alleanza tra narcos e ’Ndrangheta e minaccia anche l’Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Addio Panini, anche la FIFA sceglie Fanatics per gli album dei calciatori. Ma la guerra delle figurine non è finita&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/economy/addio-panini-anche-la-fifa-sceglie-fanatics-per-gli-album-dei-calciatori-ma-la-guerra-delle-figurine-non-e-finita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Moggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 13:55:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=516708</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1164" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="figurine" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-1536x931.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-600x364.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La FIFA lascia Panini e si accorda con Fanatics, che dal 2031 produrrò l'album ufficiale delle figurine del Mondiale di calcio. Si tratta solo dell'ultimo capitolo della guerra commerciale tra la società modenese e il discusso colosso americano, che sta ottenendo rapidamente il monopolio del settore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/addio-panini-anche-la-fifa-sceglie-fanatics-per-gli-album-dei-calciatori-ma-la-guerra-delle-figurine-non-e-finita.html">Addio Panini, anche la FIFA sceglie Fanatics per gli album dei calciatori. Ma la guerra delle figurine non è finita&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1164" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="figurine" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-1536x931.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/panini-600x364.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Finisce l&#8217;era Panini, almeno per quanto riguarda i Mondiali di calcio. Venerdì scorso, la FIFA <a href="https://inside.fifa.com/tournament-organisation/commercial/media-releases/fanatics-exclusive-collectibles-trading-cards-stickers-games" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha annunciato</a> di aver sottoscritto <strong>un accordo con la statunitense Fanatics</strong> che, dal 2031, sarà la nuova produttrice ufficiale dell&#8217;album di figurine della Coppa del Mondo. Termina così un&#8217;epoca iniziata nel 1970, che ha visto l&#8217;azienda modenese realizzare gli albi di ben quattordici edizioni del torneo (saliranno a quindici, con quella del 2030), con la sola eccezione del Mondiale del 1994.</p>



<p>Ma al di là dell&#8217;aspetto più puramente nostalgico, che avrà di sicuro un forte impatto su tifosi, appassionati e collezionisti, l&#8217;accordo fa discutere anche per altre ragioni. Principalmente, perché in questo modo il mondo degli oggetti collezionabili legati allo sport <strong>assomiglia sempre di più a un monopolio</strong>. Fanatics è stata fondata nel 2011 da <strong>Michael Rubin,</strong> inizialmente come azienda di abbigliamento e merchandising sportivo, ma nel giro di pochi anni è diventata un partner fondamentale delle principali leghe professionistiche americane.</p>



<p>A metà del 2021 si è allargata al settore delle t<em>rading cards </em>e delle figurine collezionabili, firmando contratti esclusivi con la MLB, la lega di baseball statunitense, e con la NBA, la lega di basket. <strong>A dicembre dello stesso anno acquisiva Topps</strong>, la storica azienda produttrice delle carte dei giocatori di baseball, fondata nel 1938. Negli ultimi anni, Fanatics ha iniziato a guardare anche al calcio, per sfruttare la grande crescita che questo sport sta avendo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-relazione-tra-trump-e-infantino-mette-a-rischio-lindipendenza-dello-sport.html" id="490003" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra il pubblico statunitense</a>: già nel 2022 aveva siglato un accordo di sei anni con la UEFA, la confederazione del calcio europeo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra tra Panini e Fanatics</h2>



<p>A quel punto, Panini ha iniziato a pensare a delle contromisure, principalmente sul piano legale. L&#8217;azienda modenese ha fatto dunque causa a Fanatics nel 2023, accusandola di monopolio. Il principio è semplice: secondo Panini, in un settore come quello delle figurine e delle <em>trading card,</em> perdere un contratto in favore di un <em>competitor </em>significa essere esclusi dal mercato, e si tratta dunque di <strong>violazione delle norme antitrust</strong>. La situazione si aggrava ulteriormente nel momento in cui Fanatics è solita stipulare con i suoi partner accordi pluriennali molto lunghi.</p>



<p>Si tratta, però, di un caso complesso, che ancora non è arrivato in aula e che potrebbe richiedere anni. Nel frattempo, Fanatics sta accelerando sul suo <strong>piano di conquista del calcio</strong>. Un duro colpo per Panini è stato <a href="https://www.corriere.it/economia/consumi/26_marzo_30/la-figc-dice-addio-alle-figurine-panini-nazionali-via-un-simbolo-dentro-il-business-globale-8f769b33-1702-430a-8559-bf71d1d76xlk.shtml" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;accordo dello scorso marzo</a> con la FIGC, la Federazione calcistica italiana: dal 2035, le figurine delle nazionali azzurre (ma non l&#8217;album dei campionati, i cui diritti non sono in mano alla FIGC) sarà firmato da Topps, che è appunto controllata da Fanatics.</p>



<p>Sullo sfondo c&#8217;è anche la possibile vendita di Panini, di cui si parla da tempo. Ad aprile, l&#8217;azienda ha smentito nuovamente le voci, ma <a href="https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2026/04/08/news/figurine-panini-niente-vendita-stiamo-cercando-un-alleato-forte-1.100854709" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha confermato</a> di aver dato mandato a Citigroup di cercare <strong>un investitore forte disposto a entrare in società</strong> con una quota da 5 miliardi di euro. Una mossa, evidentemente, per consentire a Panini di tornare a competere con Fanatics prima di finire stritolata, nell&#8217;attesa di una sentenza dell&#8217;antitrust.</p>



<p>Nel frattempo, la società di Michael Rubin si sta evolvendo verso un colosso dell&#8217;intrattenimento sportivo, percorrendo anche strade discutibili. Ha investito (con scarsissimo successo) negli NFT, i discussi <em>non-fungible tokens</em> a cui da qualche anno anche i club di calcio si sono rivolti, alla disperata ricerca di nuove fonti di reddito. A fine 2025, Fanatics è poi entrata nel <strong>settore delle criptovalute e dei prediction market</strong>, lanciando il progetto Fanatics Market. Tutti ambiti commerciali molto controversi, soprattutto quando si legano allo sport, e che spesso in passato si sono rivelati qualcosa di molto simile a truffe nei confronti dei tifosi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/addio-panini-anche-la-fifa-sceglie-fanatics-per-gli-album-dei-calciatori-ma-la-guerra-delle-figurine-non-e-finita.html">Addio Panini, anche la FIFA sceglie Fanatics per gli album dei calciatori. Ma la guerra delle figurine non è finita&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Iran, il grande ingorgo del greggio che sta soffocando il Paese</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iran-il-grande-ingorgo-del-greggio-che-sta-soffocando-il-paese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 15:56:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=515385</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petrolio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nonostante le enormi riserve sotterranee, l'Iran non ha più un posto dove mettere il greggio a causa del blocco navale statunitense.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-il-grande-ingorgo-del-greggio-che-sta-soffocando-il-paese.html">Iran, il grande ingorgo del greggio che sta soffocando il Paese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petrolio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/petrolio-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una flotta di <strong>colossali navi cisterna</strong>, cariche fino all’inverosimile, galleggia a poca distanza dalle coste iraniane. Immobile. È un fenomeno insolito nelle acque del <strong>Golfo Persico </strong>registrato nelle ultime settimane dai radar che monitorano il traffico marittimo globale. Non si tratta di navi in attesa di autorizzazione per partire, ma di veri e propri magazzini galleggianti. Sta affogando nel proprio petrolio, <strong>l&#8217;Iran</strong>: è il paradosso che tocca al Paese <a href="https://it.insideover.com/tag/iran" type="link" id="https://it.insideover.com/tag/iran">attaccato</a> due mesi fa da Stati Uniti e Israele. Nonostante le enormi riserve sotterranee e la capacità industriale, la Repubblica Islamica non ha più un posto dove mettere il greggio che continua a estrarre, a causa del <strong>blocco navale statunitense </strong>che ha quasi azzerato le sue esportazioni.</p>



<p>È alla metà di aprile che si è attivato il meccanismo di crisi, quando <strong>Donald Trump </strong>ha imposto una chiusura al traffico in entrata e in uscita dai porti iraniani, come ritorsione per le tensioni militari nello <strong>Stretto di Hormuz</strong>. Prima Teheran riusciva a vendere circa <a href="https://www.wsj.com/world/middle-east/irans-control-of-hormuz-means-its-exporting-more-oil-today-than-before-the-war-ede3cd91?mod=article_inline">due milioni di barili </a>al giorno, mantenendo in piedi un’economia già indebolita da anni di sanzioni. Oggi quel flusso si è ridotto di oltre il settanta per cento: le spedizioni sono crollate a poco più di cinquecentomila barili al giorno, secondo le <a href="https://www.ncr-iran.org/en/news/economy/iran-faces-deepening-economic-crisis-amid-war-blockades-and-policy-failures/" type="link" id="https://www.ncr-iran.org/en/news/economy/iran-faces-deepening-economic-crisis-amid-war-blockades-and-policy-failures/">stime</a> più recenti.</p>



<p>Perché non chiudere i giacimenti, allora, almeno temporaneamente? Questo direbbe il buon senso. Il problema è che i pozzi non funzionano come un rubinetto di casa: fermare la produzione significa rischiare di danneggiare in modo irreparabile le infrastrutture e i macchinari, specialmente quelli più vecchi che l&#8217;Iran non ha potuto ammodernare a causa del suo abrutimento tecnologico. </p>



<p>Per evitare il disastro tecnico di uno stop totale, il regime di Teheran ha iniziato una corsa contro il tempo per inventarsi nuovi spazi di stoccaggio. Oltre alle petroliere trasformate in depositi offshore, che ospitano ormai oltre sessanta milioni di barili, <strong>le autorità hanno dato ordine di riutilizzare vecchi serbatoi abbandonati da decenni.</strong> Sono siti che i funzionari locali chiamano depositi spazzatura, strutture spesso fatiscenti o pericolose che erano state messe fuori servizio perché considerate non più sicure. In alcune zone del Sud del paese, come Ahvaz e Asaluyeh, si è arrivati a utilizzare container improvvisati e cisterne di fortuna pur di non interrompere l’estrazione. Persino i depositi delle raffinerie nel Nord, solitamente riservati ai prodotti lavorati, sono stati riconvertiti per ospitare greggio non raffinato.</p>



<p>Tra le via d&#8217;uscita alternative che però sanno di disperazione è <strong>il tentativo di spedire il petrolio verso la Cina utilizzando la rete ferroviaria che collega Teheran alle città cinesi di Yiwu e Xi’an.</strong> Una soluzione logisticamente complessa e molto meno economica rispetto al trasporto via mare, perché le cosiddette &#8220;raffinerie teiera&#8221; della Cina orientale, che sono i principali acquirenti del petrolio iraniano sanzionato perché attratte dai forti sconti, potrebbero non essere disposte a coprire i costi elevatissimi del trasporto su rotaia.</p>



<p>Mentre Teheran cerca di non affondare sotto il peso del proprio oro nero, il resto della regione si sta muovendo per riposizionarsi in un mercato energetico che la guerra sta rendendo imprevedibile. <strong>L’Arabia Saudita, storico rivale dell’Iran, sta accelerando i suoi progetti di espansione logistica per occupare gli spazi lasciati vuoti dal blocco. </strong>Il porto di Jeddah, sulla costa del Mar Rosso, è diventato il fulcro di nuovi servizi di spedizione che lo collegano direttamente ai mercati di Shanghai e della Malesia. Questa mossa non ha solo una valenza commerciale, ma serve a consolidare il ruolo di Riad come hub logistico globale, capace di garantire flussi sicuri in un momento in cui le rotte tradizionali sono minacciate dal conflitto.</p>



<p>La pressione non è però distribuita in modo uniforme e anche i Paesi vicini che dipendono dal sostegno saudita stanno cercando di mettere in sicurezza le proprie finanze. Il <strong>Pakistan</strong>, ad esempio, ha recentemente annunciato di aver rimborsato debiti miliardari grazie all’intervento diretto della monarchia saudita. Questo incrocio di prestiti, depositi bancari e forniture energetiche agevolate dimostra quanto <strong>la stabilità del Medio Oriente sia oggi appesa a un filo sottile fatto di petrolio e diplomazia finanziaria.</strong> Se l’Iran dovesse essere costretto a chiudere i suoi pozzi per mancanza di spazio, il danno economico per Teheran sarebbe incalcolabile, ma le onde d’urto arriverebbero fino alle pompe di benzina europee e americane, dove i prezzi sono già sensibilmente aumentati.</p>



<p>Gli analisti interpellati dal <em>Wall Street Journal</em> <a href="https://www.wsj.com/world/middle-east/iran-is-flooded-with-so-much-unsold-oil-that-its-stashing-it-in-derelict-tanks-ed8e62b1?st=2Wub8S&amp;reflink=desktopwebshare_permalink" type="link" id="https://www.wsj.com/world/middle-east/iran-is-flooded-with-so-much-unsold-oil-that-its-stashing-it-in-derelict-tanks-ed8e62b1?st=2Wub8S&amp;reflink=desktopwebshare_permalink">prevedono</a> che l’Iran raggiungerà il limite massimo della sua capacità di stoccaggio a terra entro pochi giorni. A quel punto, l’unica opzione rimasta sarà quella di riversare il greggio nelle petroliere rimaste ancora libere, ammesso che ce ne siano. <strong>Se il blocco navale dovesse resistere oltre la metà di maggio, la Repubblica Islamica sarà obbligata a tagliare la produzione di almeno un milione e mezzo di barili al giorno.</strong> Sarebbe un punto di non ritorno per un’industria che rappresenta il cuore pulsante e l’unica vera fonte di valuta estera del paese. La scommessa di Washington è che l’asfissia logistica costringa Teheran a tornare al tavolo delle trattative, ma il rischio è che un regime con le spalle al muro e i serbatoi troppo pieni possa decidere di reagire in modo ancora più imprevedibile per rompere l’assedio che lo sta soffocando.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-il-grande-ingorgo-del-greggio-che-sta-soffocando-il-paese.html">Iran, il grande ingorgo del greggio che sta soffocando il Paese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Energia e cannoni: la Russia mette una scorta alle petroliere e alza il rischio nei mari europei</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/energia-e-cannoni-la-russia-mette-una-scorta-alle-petroliere-e-alza-il-rischio-nei-mari-europei.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 05:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=513767</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1477" height="393" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785.jpg 1477w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785-300x80.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785-768x204.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785-1024x272.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1477px) 100vw, 1477px" /></p>
<p>La crisi tra Russia e Occidente entra in una fase nuova e più insidiosa: quella della militarizzazione indiretta delle rotte energetiche. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/energia-e-cannoni-la-russia-mette-una-scorta-alle-petroliere-e-alza-il-rischio-nei-mari-europei.html">Energia e cannoni: la Russia mette una scorta alle petroliere e alza il rischio nei mari europei</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1477" height="393" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785.jpg 1477w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785-300x80.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785-768x204.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190615085838_29649668-1-e1560684365785-1024x272.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1477px) 100vw, 1477px" /></p>
<p>La crisi tra Russia e Occidente entra in una fase nuova e più insidiosa: quella della <strong>militarizzazione indiretta delle rotte energetiche</strong>. Non siamo più soltanto nel campo delle sanzioni finanziarie o delle restrizioni commerciali. <a href="https://www.cdt.ch/news/mondo/il-plan-b-della-russia-la-flotta-ombra-del-petrolio-utilizza-i-tether-come-lugano-423929" id="https://www.cdt.ch/news/mondo/il-plan-b-della-russia-la-flotta-ombra-del-petrolio-utilizza-i-tether-come-lugano-423929">Mosca sta progressivamente convertendo la difesa del proprio export in una <strong>leva di deterrenza marittima</strong>, dove la presenza militare diventa un messaggio operativo, non solo simbolico.</a> L’episodio della fregata <strong>Admiral Grigorovich</strong>, impiegata per scortare petroliere legate alla cosiddetta <strong>shadow fleet</strong>, segna un punto di svolta. Non è una dimostrazione isolata, ma un <strong>precedente strategico</strong>: indica che il Cremlino è disposto a proteggere fisicamente i propri flussi energetici, soprattutto nei corridoi più sensibili come il Baltico e la Manica. Questo passaggio va letto nel contesto delle iniziative occidentali di marzo 2026, quando Regno Unito e partner del Nord Europa hanno iniziato a valutare strumenti più incisivi contro le navi sanzionate. Il problema è che il <strong>diritto del mare</strong> non consente interventi arbitrari: fermare una petroliera in transito resta un’operazione complessa e politicamente rischiosa. È proprio su questa ambiguità che Mosca costruisce la propria risposta.</p>



<p><strong>Shadow fleet e choke points: la geografia del rischio</strong></p>



<p>La partita si gioca lungo rotte ben precise. I porti russi di <strong>Primorsk</strong>, <strong>Ust-Luga</strong> e <strong>Novorossiysk</strong> rappresentano snodi vitali per un export energetico che resta centrale per la <strong>finanza pubblica russa</strong> e per la sostenibilità dello sforzo bellico. Da qui partono flussi che attraversano <em>choke points </em>strategici: Stretti danesi, Manica, Mediterraneo. In questo sistema, la <em><strong>shadow fleet</strong> </em>– una rete opaca di petroliere con bandiere di comodo e strutture societarie complesse – è diventata uno strumento chiave. Si stima che una quota rilevante del greggio russo venga trasportata proprio attraverso questo circuito parallelo, capace di aggirare parte delle restrizioni occidentali. Ma il vero nodo è un altro: questi corridoi sono anche aree di <strong>alta densità militare NATO</strong>. L’intersezione tra traffico commerciale, sorveglianza militare e tensione politica crea una <strong>zona grigia operativa</strong>, dove un singolo episodio può degenerare rapidamente. L’ingresso di una nave da guerra in questo contesto cambia tutto. La scorta armata non rende invulnerabile una petroliera, ma <strong>alza drasticamente il costo di qualsiasi intervento occidentale</strong>. Un eventuale abbordaggio non sarebbe più un atto amministrativo, ma un potenziale incidente militare.</p>



<p><strong>La strategia di Mosca: deterrenza selettiva e narrativa</strong></p>



<p>La Russia non sembra puntare a scortare ogni nave. Sarebbe inefficiente e logisticamente oneroso. L’obiettivo è più sottile: creare una <strong>deterrenza per precedenti</strong>. Bastano pochi casi ad alta visibilità per trasmettere un messaggio chiaro: intervenire contro il traffico russo può comportare un rischio diretto. In parallelo, il Cremlino costruisce una narrativa funzionale. Le dichiarazioni ufficiali che evocano il rischio di “<strong>pirateria internazionale</strong>” non sono solo propaganda, ma uno strumento per <strong>delegittimare preventivamente</strong> le azioni occidentali. In questo modo, Mosca prova a trasformare la <em>shadow fleet </em>da rete opaca a <strong>estensione degli interessi statali</strong>. Questa strategia ha anche una dimensione economica. I ricavi energetici restano un pilastro del sistema russo: difendere le esportazioni significa proteggere <strong>entrate fiscali, stabilità valutaria e capacità militare</strong>. La deterrenza marittima diventa quindi un investimento a tutela della <strong>sovranità economica</strong>.</p>



<p><strong>Europa e NATO davanti a una scelta</strong></p>



<p>Per l’Occidente, la sfida è delicata. Intensificare l’interdizione fisica delle navi russe può sembrare coerente con la linea sanzionatoria, ma rischia di aprire una <strong>crisi navale ad alta visibilità</strong>. Al contrario, limitarsi a strumenti indiretti – assicurazioni, registri, controlli finanziari – riduce il rischio, ma lascia a Mosca margini operativi. Il punto centrale è che il confronto si sta spostando: da una <strong>guerra economica regolata</strong> a una <strong>competizione marittima a bassa intensità ma alto rischio</strong>. In questo spazio intermedio, fatto di ambiguità giuridiche e segnali militari, ogni attore cerca di imporre il proprio perimetro di legittimità.</p>



<p><strong>Una nuova frontiera del confronto</strong></p>



<p>La scorta armata delle petroliere russe non è ancora una dottrina formalizzata, ma è già qualcosa di più di un episodio. È un segnale che la Russia intende <strong>difendere attivamente le proprie arterie energetiche</strong>, trasformando una vulnerabilità in leva strategica. Il rischio, per l’Europa, è di trovarsi davanti a un dilemma: <strong>colpire davvero la shadow fleet</strong> accettando il rischio di escalation, oppure continuare a contenerla senza forzare il confronto. In entrambi i casi, il mare – dal Baltico alla Manica – diventa il nuovo teatro di una competizione dove economia, diritto e forza militare si intrecciano in modo sempre più pericoloso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/energia-e-cannoni-la-russia-mette-una-scorta-alle-petroliere-e-alza-il-rischio-nei-mari-europei.html">Energia e cannoni: la Russia mette una scorta alle petroliere e alza il rischio nei mari europei</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pix e la sovranità dei pagamenti: così il Brasile sfida i circuiti globali</title>
		<link>https://it.insideover.com/economy/pix-e-la-sovranita-dei-pagamenti-cosi-il-brasile-sfida-i-circuiti-globali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 08:51:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=514086</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-600x429.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-1024x732.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-1536x1098.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'infrastruttura pubblica per i pagamenti varata dal Brasile lancia la sfida ai circuiti internazionali. La reazione degli Usa. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/pix-e-la-sovranita-dei-pagamenti-cosi-il-brasile-sfida-i-circuiti-globali.html">Pix e la sovranità dei pagamenti: così il Brasile sfida i circuiti globali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-600x429.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-1024x732.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250707164234995_1e67d14984f24fcf24390e430851d334-1536x1098.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pix non è soltanto un sistema di pagamento istantaneo. È un’infrastruttura pubblica che trasforma il modo in cui uno Stato esercita <strong>sovranità finanziaria</strong> nella vita quotidiana. Lanciato dal Banco Central do Brasil nel 2020, ha rapidamente superato la dimensione tecnica per diventare un caso geopolitico: quando il pagamento diventa istantaneo, universale e quasi privo di costo, non cambia solo il mercato, ma la distribuzione del potere tra Stato, banche e circuiti globali. <a href="https://news.bitcoin.com/it/ignorando-le-critiche-degli-stati-uniti-il-brasile-valuta-la-globalizzazione-di-pix/">Il punto non è la tecnologia, ma il controllo del <strong>rail dei pagamenti</strong></a>, cioè lo strato infrastrutturale su cui si muovono transazioni, dati e relazioni economiche.</p>



<p>Pix nasce come progetto di modernizzazione del sistema dei pagamenti brasiliano, ma in pochi anni diventa un canale dominante dell’economia quotidiana. Secondo dati del Banco Central, oltre l’80% della popolazione lo utilizza stabilmente, con volumi che lo collocano tra i principali strumenti di pagamento del Paese. Il dato decisivo non è solo quantitativo, ma strutturale: Pix ha reso il pagamento istantaneo il <strong>default operativo</strong> dell’economia brasiliana. Questo significa che ogni transazione, anche minima, passa attraverso un’infrastruttura pubblica che riduce il ruolo degli intermediari privati e ridisegna le logiche di commissione.</p>



<p><strong>Il conflitto con Washington e la logica della Section 301</strong></p>



<p>La reazione degli Stati Uniti si inserisce nella procedura commerciale della Section 301, avviata nel 2025. Formalmente non riguarda solo Pix, ma un insieme di pratiche digitali brasiliane considerate potenzialmente distorsive per la concorrenza. <a href="https://valori.it/pix-brasile-pagamenti-digitali/">Tuttavia, il nodo politico emerge chiaramente: un sistema pubblico che riduce il peso di circuiti come <strong>Visa e Mastercard</strong> non è neutro dal punto di vista geopolitico.</a> Non si tratta di un conflitto tecnologico, ma di una disputa tra modelli di infrastruttura: da un lato reti private globali, dall’altro un <strong>rail statale interoperabile</strong>. Il Brasile interpreta Pix come bene pubblico; gli Stati Uniti lo leggono anche come possibile alterazione degli equilibri competitivi.</p>



<p><strong>Economia politica del pagamento: commissioni, dati e standard</strong></p>



<p>La forza di Pix si articola su tre livelli. Il primo è economico: riduce drasticamente le <strong>commissioni transazionali</strong>, comprimendo margini storici degli intermediari. Il secondo è informativo: sposta dati e relazioni economiche verso un’infrastruttura domestica. Il terzo è politico: crea un precedente in cui lo Stato non regola soltanto il mercato dei pagamenti, ma ne diventa <strong>operatore diretto</strong>. Questo rompe una simmetria consolidata: nei sistemi tradizionali, la <em>governance</em> dei pagamenti è distribuita tra attori privati globali; nel modello Pix, la governance è centralizzata in un’autorità pubblica monetaria.</p>



<p><strong>Inclusione finanziaria e ridefinizione del credito</strong></p>



<p>Un elemento spesso sottovalutato è l’effetto di <strong>inclusione finanziaria</strong>. Pix ha ampliato l’accesso ai pagamenti digitali per segmenti prima marginali o esclusi dal credito tradizionale. Questo sposta il baricentro del sistema: il pagamento non è più legato necessariamente alla carta di credito, ma a un’identità finanziaria pubblica e interoperabile. Di conseguenza, anche la struttura del credito retail viene indirettamente influenzata. Se il pagamento diventa immediato e gratuito, l<strong>a funzione della carta si sposta dal pagamento al finanziamento,</strong> ridisegnando l’intero ecosistema bancario.</p>



<p><strong>La dimensione esterna: dal Brasile al corridoio latinoamericano</strong></p>



<p>Il caso non è più solo domestico. I primi test di utilizzo transfrontaliero, come quelli osservati in Argentina, mostrano che Pix può operare come infrastruttura regionale in fase embrionale. Non si tratta ancora di uno standard globale, ma di un possibile <strong>modello di interoperabilità Sud-Sud</strong>. Se questa traiettoria si consolidasse, il Brasile non esporterebbe solo un sistema tecnico, ma una <strong>architettura istituzionale dei pagamenti</strong>, con implicazioni dirette sugli standard finanziari regionali.</p>



<p><strong>Le leve americane e il limite del controllo globale</strong></p>



<p>Gli Stati Uniti conservano strumenti significativi: pressione regolatoria, influenza sugli standard internazionali, peso dei circuiti privati e capacità di indirizzare la <em>compliance </em>finanziaria globale. Ma il caso Pix mostra un limite strutturale: la diffusione di infrastrutture pubbliche nazionali efficienti può ridurre la dipendenza da standard privati senza eliminarli del tutto. Ne emerge un sistema ibrido, in cui la competizione non è più solo tra aziende, ma tra <strong>modelli di sovranità finanziaria</strong>.</p>



<p>La vera posta in gioco non è la crescita di Pix in Brasile, che appare ormai consolidata, ma la sua <strong>eventuale esportabilità</strong>. Se il modello si diffondesse, anche solo in parte, in altre economie emergenti, si aprirebbe una nuova fase: quella della <strong>competizione tra infrastrutture pubbliche e reti private globali.</strong> In questo scenario, il pagamento istantaneo diventa un terreno di confronto geopolitico al pari di energia, semiconduttori o cloud computing. Non si tratta più di chi processa una transazione, ma di chi definisce le regole del sistema.</p>



<p><strong>La sovranità invisibile dei pagamenti</strong></p>



<p>Pix dimostra che la sovranità nel XXI secolo non si esercita solo su confini fisici o monete, ma sulle infrastrutture invisibili della vita economica quotidiana. Il Brasile ha costruito un sistema che riduce costi, amplia accesso e rafforza il ruolo dello Stato come architetto del mercato. La reazione americana segnala che questa innovazione non è neutrale: ogni volta che uno Stato costruisce un’alternativa ai rail globali, mette in discussione equilibri consolidati. La vera domanda non è se Pix sostituirà le carte di credito, ma se i pagamenti diventeranno il prossimo campo di competizione tra <strong>sovranità nazionali e infrastrutture private globali</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/pix-e-la-sovranita-dei-pagamenti-cosi-il-brasile-sfida-i-circuiti-globali.html">Pix e la sovranità dei pagamenti: così il Brasile sfida i circuiti globali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il re del cotone tra Tashkent e Mosca: Muminov, le sanzioni europee e le crepe del fronte occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-re-del-cotone-tra-tashkent-e-mosca-muminov-le-sanzioni-europee-e-le-crepe-del-fronte-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 10:17:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Society]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=506870</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cotone" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'industriale uzbeko, con la sua posizione dominante nelle imprese del cotone, ha un ruolo importante per le fabbriche d'armi russe. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-re-del-cotone-tra-tashkent-e-mosca-muminov-le-sanzioni-europee-e-le-crepe-del-fronte-occidentale.html">Il re del cotone tra Tashkent e Mosca: Muminov, le sanzioni europee e le crepe del fronte occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cotone" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/cotone-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel cuore d<a href="https://www.ilmessaggero.it/mondo/russia_cotone_uzbeko_materiale_missili-9357400.html">ell’Asia Centrale il <strong>cotone uzbeko</strong> non è soltanto una commodity agricola.</a> È una materia prima strategica che, trasformata in <strong>nitrato di cellulosa</strong>, entra nella produzione di <strong>propellenti ed esplosivi</strong>. In questa zona grigia tra economia civile e industria bellica si muove <strong>Rustam Rakhimdzhanovich Muminov</strong>, imprenditore nato a Tashkent nel 1965, con tripla cittadinanza uzbeka, russa e britannica.</p>



<p>Il suo nome è emerso con forza dopo l’inserimento nelle liste sanzionatorie dell’Unione Europea (19° pacchetto), del Regno Unito e dell’Ucraina. L’accusa: aver sostenuto il <strong>complesso militare-industriale russo</strong> fornendo derivati della cellulosa alle fabbriche di polvere da sparo di Perm e Kazan, snodi centrali della produzione di munizionamento destinato al fronte ucraino.</p>



<p><strong>Privatizzazioni e ascesa di un magnate</strong></p>



<p>L’ascesa di Muminov si intreccia con la stagione riformista inaugurata dal presidente uzbeko <strong>Shavkat Mirziyoyev</strong> dopo il 2016. La fine del monopolio statale sul cotone e l’introduzione del sistema dei <strong>cluster</strong> hanno aperto spazi enormi a capitali privati e reti imprenditoriali ben connesse. Attraverso la holding <strong>Mercury Renaissance</strong> e il controllo del <strong>Fergana Chemical Plant</strong>, Muminov ha consolidato una posizione dominante nella lavorazione della polpa di cotone. Formalmente attive nella produzione di cellulosa, le sue società operano in un segmento a doppio uso: civile nelle dichiarazioni doganali, potenzialmente militare nella destinazione finale. Secondo diverse fonti regionali, una quota significativa delle importazioni russe di derivati del cotone proverrebbe da questo circuito industriale.</p>



<p><strong>Sanzioni europee, resilienza eurasiatica</strong></p>



<p>L’inclusione nelle <em>black list </em>europee e britanniche comporta <strong>congelamento dei beni</strong>, divieti di ingresso e restrizioni finanziarie. Tuttavia, l’impatto reale appare limitato. Il business di Muminov è orientato quasi esclusivamente verso mercati <strong>eurasiatici</strong>, dove il perimetro sanzionatorio occidentale incide poco. Non risultano legami strutturali con banche o imprese dell’UE. Inoltre, l’assenza di misure restrittive da parte degli Stati Uniti riduce l’effetto deterrente globale. Washington, impegnata a coltivare relazioni con le repubbliche centroasiatiche anche in funzione anticinese, evita al momento un confronto diretto con Tashkent su questo dossier. Il risultato è una <strong>asimmetria sanzionatoria</strong> che rischia di indebolire la credibilità del fronte occidentale.</p>



<p><strong>Elusione doganale e ambiguità regolatoria</strong></p>



<p>Uno degli aspetti più controversi riguarda la classificazione merceologica. Alcune spedizioni sarebbero state registrate sotto codici doganali riferibili a <strong>fibre di cotone</strong>, anziché a nitrato o pasta di cellulosa. Se confermata, la pratica configurerebbe una forma sofisticata di <strong>elusione tecnica</strong>, più che una violazione esplicita. Il problema è strutturale: molte materie prime chimiche hanno natura “dual use”. Senza un controllo stringente sulla destinazione finale, la linea tra commercio legittimo e supporto militare resta sfumata.</p>



<p><strong>Bruxelles tra principi e realpolitik</strong></p>



<p>La posizione europea è particolarmente delicata. L’Uzbekistan è partner chiave nel corridoio energetico e logistico centroasiatico, oltre a essere coinvolto nei progetti infrastrutturali del <strong>Global Gateway</strong>. Premere eccessivamente su Tashkent potrebbe compromettere una cooperazione considerata strategica per diversificare rotte e forniture. Così, mentre Bruxelles sanziona l’imprenditore, mantiene aperto il dialogo politico con il governo uzbeko. Una scelta che riflette la tensione tra <strong>coerenza normativa</strong> e <strong>interesse geopolitico</strong>.</p>



<p><strong>Best e worst case: il futuro di Muminov</strong></p>



<p>Nel breve periodo, <strong>Muminov appare protetto dalla solidità dei suoi legami regionali e dalla domanda russa di materiali strategici. </strong>Se la guerra in Ucraina proseguirà ad alta intensità, la richiesta di propellenti e derivati della cellulosa resterà elevata. Lo scenario peggiore per lui si materializzerebbe solo in caso di pressione occidentale coordinata su Tashkent, con minaccia di restrizioni secondarie o blocco di investimenti europei. In quel caso, il presidente Mirziyoyev potrebbe scegliere la strada della <strong>nazionalizzazione</strong> o di una presa di distanza formale.</p>



<p><strong>Una cartina di tornasole del regime sanzionatorio</strong></p>



<p>La parabola di <a href="https://www.opensanctions.org/entities/NK-dvHkMtTLE4jZfoNfsaevYW/">Rustam Muminov</a> non riguarda soltanto un imprenditore. È un test sulla capacità dell’Occidente di chiudere le falle nella rete sanzionatoria e di gestire le ambiguità del commercio dual use. Finché le rotte eurasiatiche resteranno aperte e la cooperazione economica con l’Asia Centrale sarà prioritaria, il “re del cotone” continuerà a muoversi in uno spazio di manovra che supera i confini uzbeki. E dimostra come, nella guerra contemporanea, <strong>anche una fibra vegetale possa diventare un asset strategico globale.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-re-del-cotone-tra-tashkent-e-mosca-muminov-le-sanzioni-europee-e-le-crepe-del-fronte-occidentale.html">Il re del cotone tra Tashkent e Mosca: Muminov, le sanzioni europee e le crepe del fronte occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La verità sui rider in Italia, tra cottimo, algoritmi e precariato</title>
		<link>https://it.insideover.com/economy/la-verita-sui-rider-in-italia-tra-cottimo-algoritmi-e-precariato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 06:16:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=505784</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/rider.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/rider.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/rider-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/rider-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/rider-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>"La condizione di lavoro dei rider del food delivery", il rapporto della NIdiL che racconta la realtà di un intero settore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/la-verita-sui-rider-in-italia-tra-cottimo-algoritmi-e-precariato.html">La verità sui rider in Italia, tra cottimo, algoritmi e precariato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/rider.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/rider.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/rider-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/rider-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/rider-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La <a href="https://www.nidil.cgil.it/">NIdiL</a> (Nuove Identità  di Lavoro), struttura sindacale della CGIL che si occupa dal 1998 dei lavoratori somministrati (gli ex interinali), atipici, parasubordinati, partite IVA, collaboratori, tirocinanti e disoccupati, volgarmente detti precari, ha da poco pubblicato un <a href="https://www.nidil.cgil.it/rider-controllo-giudiziario-per-foodinho-glovo-nidil-cgil-basta-sfruttamento/">rapporto</a> intitolato <em>La condizione di lavoro dei rider del food delivery.</em></p>



<p>I contenuti dello studio, articolato in circa ottanta pagine, si collegano inevitabilmente con la vicenda dei lavoratori impiegati nella società di <em>delivery</em> del <a href="https://www.corriere.it/economia/finanza/26_febbraio_10/inchiesta-glovo-chi-riscatta-davvero-li-lavoro-povero-00bca6da-23a7-4881-8056-c1e8b0d08xlk.shtml">colosso spagnolo Glovo</a>, e restituisce <strong>un quadro a dir poco sconfortante</strong>: sotto la maschera del lavoro autonomo si cela una nuova forma di dipendenza, quella digitale, meglio ancora dagli algoritmi, che si sostanzia in nuove forme di lavoro sottopagato e prive di diritti.</p>



<p>Il documento traccia il profilo del rider italiano: uomo (quasi il 92%), di età compresa tra i 21 e i 39 anni (63,4 %); per quanto oltre la metà del campione preso in esame riguardi cittadini italiani (54,8%), <strong>quasi un terzo è costituito da cittadini originari di Paesi extra-Ue</strong>. Non è un caso, visto che molti degli operatori provengono da contesti di marginalità lavorativa e/o irregolarità documentale, terreno fertile per le imprese che praticano il (e lucrano sul) cosiddetto <a href="https://www.lavoro.gov.it/priorita/pagine/colpo-al-caporalato-digitale-calderone-lavoratori-al-primo-posto">caporalato digitale</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra 2 e 4 euro a consegna</h2>



<p>Se l’assenza di <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/09/le-vite-senza-alternativa-dei-rider-di-glovo-in-media-900-euro-al-mese-per-12-ore-al-giorno-di-consegne-ma-dobbiamo-sopravvivere-e-mandare-soldi-a-casa/8285258/">diritti e tutele</a>, comprese quelle contro gli infortuni, diviene spesso la regola, non va meglio sul terreno retributivo, visto che <strong>molti dei rider lavorano a cottimo,</strong> in pratica vedendo il proprio compenso dipendere dal numero delle consegne effettuate e dalla tempistica delle stesse, con paghe bassissime: oltre la metà di loro (circa il 56%) <strong>guadagna tra i 2 e i 4 euro a consegna</strong>, compenso che include anche i tempi di viaggio, quelli cosiddetti “morti”, gli oneri per la manutenzione e il carburante, oltre che quelli telefonici. <strong>La quasi totalità dei rider utilizza il proprio mezzo di trasporto e cellulare</strong>, con costi fissi mensili che si aggirano sui duecento euro; non sono infrequenti i furti del mezzo di trasporto, segnalati in circa un terzo dei casi.</p>



<p>Occorre poi considerare i tempi di attesa da parte della struttura che predispone cibarie – mediamente tra i dieci e i venti minuti – che risultano integralmente a carico del lavoratore, che in pratica non viene <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/09/le-vite-senza-alternativa-dei-rider-di-glovo-in-media-900-euro-al-mese-per-12-ore-al-giorno-di-consegne-ma-dobbiamo-sopravvivere-e-mandare-soldi-a-casa/8285258/">pagato</a> quando deve aspettare la preparazione dei prodotti. Non a caso, <strong>in oltre la metà dei casi vengono rifiutate consegne dal valore troppo basso</strong>, semplicemente perché non convengono, mentre per sopravvivere e mettere da parte una paga decente si è costretti a lavorare fino a dieci ore al giorno e per tutta la settimana (festivi inclusi).</p>



<p>Ai lavoratori non viene garantita nessuna <a href="https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/stop-alle-consegne-spericolate-corsi-b90b9cf4">formazione</a>, se non online, che oltretutto essendo spesso esclusivamente in lingua italiana crea non pochi problemi a chi non padroneggia l’idioma. E va molto peggio sul versante della sicurezza e tutela contro gli infortuni sul lavoro, <strong>visto che solo uno su quattro dei rider riceve un dispositivo di protezione individuale,</strong> mentre dei quattro su dieci che dichiarano di aver subito un incidente, solo il 17,6% ha percepito qualche forma di indennizzo o risarcimento, in un contesto nel quale la condizione di precariato spesso disincentiva qualunque forma di denuncia, nel timore dell’esclusione. I dati pubblicati dall’<a href="https://www.assinews.it/06/2025/inail-in-crescita-gli-infortuni-dei-riders/660117757/">INAIL</a>, riferiti al triennio 2021–2023, confermano che oltre la metà degli infortunati era nata all’estero.</p>



<p>E poi c’è la predominanza dell’algoritmo, che praticamente blocca l’account del rider senza alcuna spiegazione in quasi l’80% dei casi: in altri termini, un licenziamento arbitrario e senza motivazione, in spregio alla <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202402831">direttiva UE 2024/2831</a>, dedicata al lavoro tramite piattaforme, che tra le altre cose impone che una decisione automatizzata sia spiegata e riesaminabile da un umano, norme non recepite nel nostro ordinamento. <strong>E non mancano episodi di vero e proprio caporalato digitale</strong>, con affitto di account, vendita di profili falsi, violenze e minacce che possono costare la metà dei guadagni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oltre la logica del cottimo</h2>



<p>Le <a href="https://terzomillennio.uil.it/blog/vita-da-rider-piu-sicurezza-e-tutele-per-dare-dignita-al-lavoro/">richieste</a> degli operatori sono molto semplici: da compensi a bonus più consistenti, fino alla previsione di rimborsi per oneri di trasporto e telefonici, oltre a tutele contro infortuni ed eventi personali (malattia, maternità, etc.), <strong>superando la logica del cottimo e dei tempi morti</strong>, oltre che eliminare ogni forma di abuso, a cominciare da quello digitale.</p>



<p>In attesa degli auspicati interventi normativi, già diversi <a href="https://www.questionegiustizia.it/data/doc/2519/trib-firenze-ordinanza-rider-bis.pdf">tribunali</a> hanno riconosciuto i rider come lavoratori dipendenti, e non autonomi, garantendo il rispetto di una serie di tutele normative ed economiche, in mancanza delle quali il modello di consegna di alimenti a domicilio, letteralmente esploso in questi ultimi anni, r<strong>ischia di continuare a fondarsi su un lavoro povero</strong>, senza tutele ed estremamente rischioso. Indispensabile il recepimento delle direttive unionali che sancendo una serie di principi – come la presunzione di subordinazione, la trasparenza degli algoritmi e reali tutele – andrebbero nella direzione auspicata. </p>



<p>A non voler dire, che la tentazione di estendere precariato e carenza di tutele per favorire il mercato – e magari per garantire al consumatore <a href="https://www.cibotoday.it/opinioni/sfruttamento-rider-food-delivery.html">prezzi più bassi</a> – <strong>rischia di scatenare la ben nota guerra tra poveri,</strong> oltre a creare i presupposti per un’espansione a macchia d’olio di fenomeni che alla lunga rischiano di penalizzare molte altre categorie, comprese quelle che oggi magari beneficiano di costi inferiori, a spese (in tutti i sensi) dei lavoratori meno garantiti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/la-verita-sui-rider-in-italia-tra-cottimo-algoritmi-e-precariato.html">La verità sui rider in Italia, tra cottimo, algoritmi e precariato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mosca e Teheran: come la crisi iraniana riscrive energia, sanzioni e potere nel cuore dell’Eurasia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economy/mosca-e-teheran-come-la-crisi-iraniana-riscrive-energia-sanzioni-e-potere-nel-cuore-delleurasia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 09:38:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=502269</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il collasso dell'asse tra Russia e Iran avviene per l'esaurimento strutturale di una collaborazione basata sull'interesse.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/mosca-e-teheran-come-la-crisi-iraniana-riscrive-energia-sanzioni-e-potere-nel-cuore-delleurasia.html">Mosca e Teheran: come la crisi iraniana riscrive energia, sanzioni e potere nel cuore dell’Eurasia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Usa-Iran-lofferta-di-Witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento.-E-Graham-vola-in-Israele-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La relazione tra <strong>Russia</strong> e <strong>Iran</strong> viene spesso descritta come un asse ideologico anti-occidentale. In realtà, è più corretto leggerla come una <strong>partnership adattiva</strong>, costruita sull’isolamento internazionale, sulla pressione delle <strong>sanzioni</strong> e su una convergenza eminentemente <strong>transazionale</strong>. Mosca e Teheran non condividono una visione del mondo, ma un problema strutturale: la difficoltà di sopravvivere dentro un ordine economico e finanziario dominato dall’Occidente. Questa convergenza si è rafforzata dopo il <strong>2022</strong>, quando l’invasione dell’Ucraina ha trasformato la Russia in uno Stato sanzionato su larga scala. L’Iran, forte di quarant’anni di sopravvivenza sotto embargo, è apparso al Cremlino come un manuale vivente di <strong>resilienza autoritaria</strong>.</p>



<p><strong>Petrolio e sanzioni: il nodo asiatico</strong></p>



<p>Il cuore materiale del rapporto è l’<strong>energia</strong>. Nel 2025 la Cina ha importato dall’Iran in media <strong>1,38 milioni di barili al giorno</strong>, arrivando a punte di <strong>1,8 milioni</strong>. Si tratta di oltre l’<strong>80% dell’export petrolifero iraniano</strong>, ottenuto aggirando l’embargo attraverso complesse operazioni <strong>ship-to-ship</strong><a href="https://www.investireoggi.it/se-iran-cade-russia-incassa-petrolio-ridisegna-equilibri-in-asia/">. Questo greggio, venduto a <strong>sconto</strong> di 7–8 dollari al barile, rappresenta circa il <strong>13–14%</strong> delle importazioni totali cinesi.</a> Se il regime iraniano dovesse collassare, <strong>Pechino</strong> perderebbe una delle sue principali fonti di energia a basso costo. È qui che entra in gioco <strong>Vladimir Putin</strong>. La Russia esporta già verso la Cina tra <strong>2,2 e 2,4 milioni di barili al giorno</strong> e vende il suo Ural con sconti fino al <strong>35%</strong>. Un vuoto iraniano sarebbe un’occasione storica per Mosca: <strong>sostituire Teheran</strong>, aumentare la dipendenza energetica cinese e rafforzare la propria leva geopolitica sull’Asia.</p>



<p><strong>Cina prudente, Russia opportunista</strong></p>



<p>La cautela cinese di fronte alle proteste iraniane non è ideologica, ma <strong>strategica</strong>. Pechino difende il principio di <strong>sovranità</strong> perché teme l’instabilità delle proprie catene di approvvigionamento. Tuttavia, la sua prudenza apre spazi a Mosca, che vede nella crisi di Teheran una possibilità di <strong>riscrivere la geopolitica asiatica</strong> a proprio vantaggio. <a href="https://iari.site/2026/01/12/lisolamento-internazionale-che-unisce-la-partnership-russo-iraniana/">La Cina ha cercato di evitare l’errore europeo della dipendenza energetica unilaterale.</a> Ma la combinazione tra sanzioni americane e crisi iraniana rischia di ridurre drasticamente le alternative. In questo scenario, la Russia diventa un <strong>alleato scomodo ma necessario</strong>.</p>



<p><strong>Droni, guerra e parassitismo strategico</strong></p>



<p>La dimensione militare chiarisce la natura asimmetrica del rapporto. Dopo il 2022, una Russia industrialmente sotto stress ha <strong>drenato</strong> risorse tecnologiche iraniane: migliaia di <strong>droni Shahed</strong>, missili e componenti sono stati scambiati con promesse di cooperazione nucleare e forniture militari spesso rimaste sulla carta. <a href="https://iari.site/2026/01/10/iran-2026-la-ruota-del-potere-si-riapre/">L’Iran non è stato un alleato paritario, ma un <strong>fornitore sacrificabile</strong>.</a> Mosca ha utilizzato Teheran come <strong>hub logistico</strong> per l’elusione delle sanzioni e come serbatoio tecnologico a basso costo. In cambio, ha offerto un’illusoria <strong>protezione autoritaria</strong>, fondata sul veto all’ONU e su una presenza militare che oggi mostra tutti i suoi limiti.</p>



<p><strong>Il mito imperiale russo e i mari caldi</strong></p>



<p>Per comprendere questa dinamica bisogna guardare alla lunga durata. Dalla <strong>Novorossiya</strong> di Caterina II al “<strong>Progetto Greco</strong>”, la geopolitica russa è ossessionata dall’accesso ai <strong>mari caldi</strong>. Putin ha ereditato questo impulso, ma lo ha declinato in modo <strong>neo-sovietico</strong> e impoverito: non più colonizzazione e commercio, bensì <strong>estrattivismo geopolitico</strong>. Siria, Libia, Sahel e Iran sono stati trattati come <strong>batterie energetiche</strong> e logistiche. Il caso iraniano è il più emblematico: una <strong>sovranità cannibalizzata</strong>, consumata per alimentare la resilienza di una Russia incapace di produrre potenza economica autonoma.</p>



<p><strong>Il default dell’ombrello russo</strong></p>



<p>Il collasso dell’asse Mosca-Teheran non avviene per scelta politica, ma per <strong>esaurimento strutturale</strong>. L’episodio del sottomarino <strong>Novorossiysk</strong>, bloccato nel Mediterraneo nel 2025 e respinto dai porti per timore di sanzioni, è l’immagine plastica dell’<strong>impotenza russa</strong>. Mosca non è più in grado di garantire sicurezza nemmeno a sé stessa, figuriamoci ai propri proxy. Per Teheran questo significa affrontare una crisi interna senza più l’ombrello promesso. L’<strong>iperinflazione</strong>, l’erosione del consenso e l’irrilevanza crescente dei proxy regionali segnano il fallimento di una strategia fondata sull’illusione di una protezione imperiale.</p>



<p><strong>Scenari: tra decompressione e collasso</strong></p>



<p>Nel <strong>best case</strong>, la partnership russo-iraniana si riduce a cooperazione funzionale limitata. Un Iran reintegrato gradualmente nei mercati globali tornerebbe a essere un <strong>fornitore energetico cruciale</strong>, riducendo il potere ricattatorio russo e riequilibrando l’Asia. Nel <strong>worst case</strong>, l’inasprimento del confronto con Stati Uniti e UE spinge Mosca e Teheran verso una convergenza più profonda e destabilizzante, con trasferimenti militari avanzati e aumento del rischio regionale. Ma è uno scenario costoso e, alla lunga, insostenibile per entrambi. La crisi iraniana del 2026 rivela una verità scomoda: la Russia di Putin è stata <strong>forte solo grazie a ciò che ha sottratto agli altri</strong>. L’asse Mosca-Teheran non era un blocco revisionista solido, ma un rapporto <strong>predatorio</strong>, in cui predatore e preda finiscono per morire insieme. Per l’Occidente, la sfida non è temere il vuoto, ma evitare di sovrastimare la coesione di alleanze nate dalla debolezza. Un Iran liberato dalla dipendenza parassitaria russa potrebbe tornare alla sua vocazione storica: <strong>stabilità interna, commercio e autonomia strategica</strong>. Comprendere questa dinamica è essenziale per non cadere, ancora una volta, nella trappola di una <strong>sovranità cannibalizzata</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/mosca-e-teheran-come-la-crisi-iraniana-riscrive-energia-sanzioni-e-potere-nel-cuore-delleurasia.html">Mosca e Teheran: come la crisi iraniana riscrive energia, sanzioni e potere nel cuore dell’Eurasia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Samjiyon e Kalma: in Corea del Nord il turismo non è svago ma politica, valuta e antropologia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economy/samjiyon-e-kalma-in-corea-del-nord-il-turismo-non-e-svago-ma-politica-valuta-e-antropologia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 05:54:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=499914</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1081" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-2048x1153.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> L'apertura di nuovi resort punta a generare valuta estera, costruire narrazioni di modernità interna e regolare l’esposizione del Paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/samjiyon-e-kalma-in-corea-del-nord-il-turismo-non-e-svago-ma-politica-valuta-e-antropologia.html">Samjiyon e Kalma: in Corea del Nord il turismo non è svago ma politica, valuta e antropologia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1081" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-2048x1153.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/kim-corea-del-nord-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dai resort sul mare ai complessi montani vicino al Paektu, Pyongyang usa il turismo come vetrina controllata, leva geopolitica e laboratorio di modernità sorvegliata. In Corea del Nord il <strong>turismo</strong> non è mai stato un settore neutro. <a href="https://www.ilpost.it/2025/07/04/corea-nord-nuovo-turismo-wonsan-kalma/">Ogni infrastruttura ricettiva, da Kalma a Samjiyon</a>, nasce come <strong>politica pubblica ad alta sorveglianza</strong>, pensata per produrre tre effetti simultanei: generare <strong>valuta estera</strong>, costruire <strong>narrazioni di modernità interna</strong> e regolare l’esposizione del Paese verso l’esterno. L’inaugurazione dei nuovi complessi non segnala un’apertura, ma una <strong>selezione accurata dei contatti</strong>.</p>



<p><strong>Valuta, sanzioni e sopravvivenza del regime</strong></p>



<p>Sottoposta a severe <strong>sanzioni ONU</strong>, la DPRK dispone di pochissimi canali legali per ottenere divise pregiate. I turisti stranieri rappresentano, di fatto, una delle ultime fonti di <strong>entrate monetarie dirette</strong>. Non è un dettaglio marginale: queste risorse sono funzionali alla stabilità del sistema e, indirettamente, al <strong>programma nucleare</strong>, considerato dal regime una garanzia esistenziale.</p>



<p>Kalma, sulla costa orientale, e <strong>Samjiyon</strong>, nell’area montana del Paektu, condividono una caratteristica chiave: <a href="https://iari.site/2025/12/26/samjiyon-e-il-turismo-controllato-perche-la-corea-del-nord-investe-nel-leisure-mentre-resta-isolata/">sono <strong>spazi periferici, logisticamente concentrabili</strong> e facilmente isolabili</a>. Dal punto di vista antropologico, si tratta di ambienti ideali per un <strong>turismo incanalato</strong>, dove ogni spostamento, interazione e consumo può essere pianificato e monitorato.</p>



<p><strong>Il turismo domestico come premio sociale</strong></p>



<p>Un elemento spesso sottovalutato è il ruolo del turismo interno. Le immagini di cittadini nordcoreani sulle spiagge o nei resort montani non parlano solo ai visitatori esterni, ma soprattutto al pubblico interno. Il messaggio è chiaro: lo Stato è in grado di <strong>produrre benessere regolato</strong>, distribuendolo come <strong>ricompensa simbolica</strong> a categorie selezionate della popolazione.</p>



<p>La propaganda insiste su concetti come <strong>qualità del servizio</strong>, comfort, professionalità del personale. <a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2025/03/06/news/apertura-e-chiusura-al-turismo-della-citta-di-rason-fra-russia-cina-e-corea-del-nord-7492808/">Non è folklore: è una dichiarazione di <strong>capacità amministrativa</strong></a>. Il regime segnala di saper progettare, costruire e gestire micro-ecosistemi complessi, spostando l’immagine del potere dalla sola dimensione militare a quella della <strong>normalità organizzata</strong>.</p>



<p><strong>La dimensione dinastica e la presenza della figlia</strong></p>



<p>La presenza pubblica di <strong>Kim Ju Ae</strong> in contesti civili e turistici va letta con cautela. Non è un annuncio formale di successione, ma una <strong>normalizzazione simbolica</strong> della continuità dinastica. Il potere non appare più solo come comando e deterrenza, ma come gestione del quotidiano e del tempo libero.</p>



<p><strong>Turismo e diritto: ospiti senza diritti</strong></p>



<p><a href="https://www.elle.com/it/magazine/a65906928/vacanza-corea-del-nord-turisti-internazionali-video/">Dal punto di vista giuridico, il turista in Corea del Nord non è un soggetto autonomo, ma un <strong>ospite amministrato</strong></a>. I precedenti, come il caso Otto Warmbier, ricordano che l’assenza di garanzie procedurali rende il turismo un’attività <strong>asimmetrica e rischiosa</strong>, dove la discrezionalità statale è totale.</p>



<p>L’attivazione di Samjiyon e Kalma può rispondere a più logiche convergenti: rafforzare la <strong>legittimazione interna</strong>, sperimentare canali di entrata controllabili, preparare una <strong>riapertura selettiva</strong> verso partner politicamente affidabili come Russia e, potenzialmente, Cina. Non un ritorno al passato, ma un <strong>modello sperimentale</strong>.</p>



<p><strong>Scenari possibili</strong></p>



<p>Nel migliore dei casi, questi resort diventeranno <strong>laboratori stabili di turismo controllato</strong>, capaci di generare flussi prevedibili. In uno scenario intermedio, resteranno strumenti di <strong>cohesione interna</strong> e premio sociale. Nel peggiore, si trasformeranno in <strong>capitale immobilizzato</strong>, simboli costosi di una modernità incompiuta. Samjiyon non va giudicato dalle <strong>hot tub</strong> o dalle foto ufficiali, ma da segnali più concreti: regolarità dei flussi, stabilità delle procedure, replicabilità del modello. Il turismo nordcoreano non è evasione: è <strong>geopolitica applicata</strong>, economia sorvegliata e antropologia del controllo. Capirlo significa leggere Pyongyang non per ciò che promette, ma per ciò che pianifica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/samjiyon-e-kalma-in-corea-del-nord-il-turismo-non-e-svago-ma-politica-valuta-e-antropologia.html">Samjiyon e Kalma: in Corea del Nord il turismo non è svago ma politica, valuta e antropologia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 63/497 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-05-20 07:32:31 by W3 Total Cache
-->