Nel cuore dell’Asia Centrale il cotone uzbeko non è soltanto una commodity agricola. È una materia prima strategica che, trasformata in nitrato di cellulosa, entra nella produzione di propellenti ed esplosivi. In questa zona grigia tra economia civile e industria bellica si muove Rustam Rakhimdzhanovich Muminov, imprenditore nato a Tashkent nel 1965, con tripla cittadinanza uzbeka, russa e britannica.

Il suo nome è emerso con forza dopo l’inserimento nelle liste sanzionatorie dell’Unione Europea (19° pacchetto), del Regno Unito e dell’Ucraina. L’accusa: aver sostenuto il complesso militare-industriale russo fornendo derivati della cellulosa alle fabbriche di polvere da sparo di Perm e Kazan, snodi centrali della produzione di munizionamento destinato al fronte ucraino.

Privatizzazioni e ascesa di un magnate

L’ascesa di Muminov si intreccia con la stagione riformista inaugurata dal presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev dopo il 2016. La fine del monopolio statale sul cotone e l’introduzione del sistema dei cluster hanno aperto spazi enormi a capitali privati e reti imprenditoriali ben connesse. Attraverso la holding Mercury Renaissance e il controllo del Fergana Chemical Plant, Muminov ha consolidato una posizione dominante nella lavorazione della polpa di cotone. Formalmente attive nella produzione di cellulosa, le sue società operano in un segmento a doppio uso: civile nelle dichiarazioni doganali, potenzialmente militare nella destinazione finale. Secondo diverse fonti regionali, una quota significativa delle importazioni russe di derivati del cotone proverrebbe da questo circuito industriale.

Sanzioni europee, resilienza eurasiatica

L’inclusione nelle black list europee e britanniche comporta congelamento dei beni, divieti di ingresso e restrizioni finanziarie. Tuttavia, l’impatto reale appare limitato. Il business di Muminov è orientato quasi esclusivamente verso mercati eurasiatici, dove il perimetro sanzionatorio occidentale incide poco. Non risultano legami strutturali con banche o imprese dell’UE. Inoltre, l’assenza di misure restrittive da parte degli Stati Uniti riduce l’effetto deterrente globale. Washington, impegnata a coltivare relazioni con le repubbliche centroasiatiche anche in funzione anticinese, evita al momento un confronto diretto con Tashkent su questo dossier. Il risultato è una asimmetria sanzionatoria che rischia di indebolire la credibilità del fronte occidentale.

Elusione doganale e ambiguità regolatoria

Uno degli aspetti più controversi riguarda la classificazione merceologica. Alcune spedizioni sarebbero state registrate sotto codici doganali riferibili a fibre di cotone, anziché a nitrato o pasta di cellulosa. Se confermata, la pratica configurerebbe una forma sofisticata di elusione tecnica, più che una violazione esplicita. Il problema è strutturale: molte materie prime chimiche hanno natura “dual use”. Senza un controllo stringente sulla destinazione finale, la linea tra commercio legittimo e supporto militare resta sfumata.

Bruxelles tra principi e realpolitik

La posizione europea è particolarmente delicata. L’Uzbekistan è partner chiave nel corridoio energetico e logistico centroasiatico, oltre a essere coinvolto nei progetti infrastrutturali del Global Gateway. Premere eccessivamente su Tashkent potrebbe compromettere una cooperazione considerata strategica per diversificare rotte e forniture. Così, mentre Bruxelles sanziona l’imprenditore, mantiene aperto il dialogo politico con il governo uzbeko. Una scelta che riflette la tensione tra coerenza normativa e interesse geopolitico.

Best e worst case: il futuro di Muminov

Nel breve periodo, Muminov appare protetto dalla solidità dei suoi legami regionali e dalla domanda russa di materiali strategici. Se la guerra in Ucraina proseguirà ad alta intensità, la richiesta di propellenti e derivati della cellulosa resterà elevata. Lo scenario peggiore per lui si materializzerebbe solo in caso di pressione occidentale coordinata su Tashkent, con minaccia di restrizioni secondarie o blocco di investimenti europei. In quel caso, il presidente Mirziyoyev potrebbe scegliere la strada della nazionalizzazione o di una presa di distanza formale.

Una cartina di tornasole del regime sanzionatorio

La parabola di Rustam Muminov non riguarda soltanto un imprenditore. È un test sulla capacità dell’Occidente di chiudere le falle nella rete sanzionatoria e di gestire le ambiguità del commercio dual use. Finché le rotte eurasiatiche resteranno aperte e la cooperazione economica con l’Asia Centrale sarà prioritaria, il “re del cotone” continuerà a muoversi in uno spazio di manovra che supera i confini uzbeki. E dimostra come, nella guerra contemporanea, anche una fibra vegetale possa diventare un asset strategico globale.

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