Martedì, Donald Trump è tornato a minacciare delle punizioni verso le città amministrate dai Democratici che non si piegano alle sue politiche. E lo ha fatto tirando in gioco ancora una volta i Mondiali di calcio della prossima estate. Come già avvertito nelle scorse settimane, le città “ribelli” potrebbero vedersi togliere il diritto di ospitare le partite del torneo.
Nel mirino ci sono Chicago, Boston, e ovviamente Los Angeles che, secondo Trump, rischia di perdere anche l’opportunità di ospitare i Giochi Olimpici estivi del 2028. “Se qualcuno sta facendo un brutto lavoro e penso non ci sia sicurezza, chiamo Gianni, il capo della FIFA, e gli dico ‘spostiamo in un’altra location’, e lui lo fa”, ha detto questa volta il Presidente statunitense, aprendo però un piccolo caso.
Il Gianni in questione (Infantino) rischia di andare incontro a conseguenze piuttosto serie, se non ricondurrà a miti consigli l’amico Trump. Il problema è infatti che le sedi del Mondiale sono state decise da tempo, e i lavori per fare arrivare queste città a essere pronte a ospitare il torneo la prossima estate sono iniziati anni fa. Sono già stati fatti investimenti e presi accordi con gli sponsor, che prevedono ovviamente corpose penali da pagare se, per qualche ragione, i piani della FIFA non dovessero venire rispettati.
Trump aveva già espresso questa volontà a inizio ottobre, ma in quell’occasione era stato Victor Montagliani, il vice-presidente della FIFA, a contraddirlo: “È un torneo della FIFA, e la FIFA prende le decisioni”. Adesso, però, l’organizzazione che governa il calcio internazionale ha assunto una posizione un po’ differente. Dopo l’ennesima provocazione del Presidente degli Stati Uniti, la FIFA ha infatti comunicato a Sky News che “la sicurezza è ovviamente una responsabilità governativa, e il governo decide qual è la cosa migliore“.
Trump decide, Infantino approva
Una reazione che conferma una volta di più il ruolo sempre più subalterno di Infantino rispetto a Trump. Nel 2017, il presidente della FIFA rispondeva al suo omologo americano avvertendolo che, in caso di un travel ban che limitasse la possibilità di atleti e tifosi di prendere parte al torneo, il Mondiale non sarebbe potuto essere assegnato agli Stati Uniti. Oggi, invece, la situazione appare completamente ribaltata, con Trump che annuncia possibili decisioni che possono rappresentare dei grossi problemi per la FIFA, e Infantino che approva.
Dall’inizio del 2025 è divenuto chiaro a tutti che Infantino ha cambiato completamente atteggiamento nei confronti di Trump. A gennaio, il presidente della FIFA era stato invitato a sorpresa alla cerimonia di insediamento del leader repubblicano, e pochi giorni fa Infantino era di nuovo presente, con molte perplessità, a Sharm El-Sheik alle trattative di pace tra Israele e Hamas.
Ma cambiare le sedi del Mondiale a pochi mesi dal calcio d’inizio rischia di compromettere l’organizzazione stessa dell’evento, causando un danno economico non da poco alla stessa FIFA. La Coppa del Mondo del 2026 rappresenta circa il 70% del fatturato dell’organizzazione dell’attuale triennio: è un evento la cui riuscita è di vitale importanza per l’esistenza della FIFA stessa.
Ma l’incapacità di Infantino di opporsi alle trovate di Trump sta diventando ormai un problema che va oltre l’aspetto economico. Il rapporto quasi simbiotico – e decisamente sproporzionato a favore del secondo – tra il presidente della FIFA e quello degli USA mette sempre più in discussione il principio d’indipendenza dello sport dalla politica. In tutta la sua lunga storia, il calcio non è mai stato così dipendente dagli umori di un uomo politico.
E forse è anche per questo motivo che Infantino sta insistendo in continue riforme per aumentare il numero di competizioni internazionali e di partecipanti a quelle che già esistono. Dal nuovo Mondiale per Club alla Coppa del Mondo a 64 squadre della prossima estate, passando per l’idea di un Mondiale addirittura ogni due anni invece che quattro, Infantino va costantemente alla ricerca di nuovi sponsor. Ma, parallelamente, vuole anche espandere la propria rete clientelare, dando più spazio e fondi alle federazioni nazionali, e scongiurando così ogni possibile critica per la sua gestione della FIFA.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

