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	<title>Sofia Fossati Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 21 Jul 2025 16:23:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Sofia Fossati Archives - InsideOver</title>
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		<title>Spaccio di tramadolo, la nostra inchiesta: così le indagini hanno svelato il traffico</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca/spaccio-di-tramadolo-la-nostra-inchiesta-cosi-le-indagini-hanno-svelato-il-traffico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 16:23:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="854" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/police-3394767_1280.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/police-3394767_1280.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/police-3394767_1280-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/police-3394767_1280-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/police-3394767_1280-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/police-3394767_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Sofia Fossati è tra le vincitrici del corso di giornalismo investigativo della&#160;Newsroom Academy&#160;con Alessandro Politi. Questa è la terza parte dell’inchiesta che ha realizzato. Torniamo ad occuparci dell’inchiesta inerente alla diffusione nel milanese dell’utilizzo del&#160;tramadolo, un potentissimo farmaco ed oppioide sintetico, passato al pubblico come&#160;droga del combattente. Per procurarselo, come&#160;riportatoci da&#160;diversi farmacisti e medici di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/cronaca/spaccio-di-tramadolo-la-nostra-inchiesta-cosi-le-indagini-hanno-svelato-il-traffico.html">[...]</a></p>
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<p><strong>Sofia Fossati è tra le vincitrici del corso di giornalismo investigativo della&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/courses/corso-di-video-giornalismo-investigativo">Newsroom Academy</a>&nbsp;con Alessandro Politi. Questa è la terza parte dell’inchiesta che ha realizzato</strong>.</p>



<p>Torniamo ad occuparci dell’inchiesta inerente alla diffusione nel milanese dell’utilizzo del&nbsp;<strong>tramadolo</strong>, un potentissimo farmaco ed oppioide sintetico, passato al pubblico come&nbsp;<strong>droga del combattente</strong>. Per procurarselo, come&nbsp;riportatoci da&nbsp;diversi farmacisti e medici di base, svariati cittadini extracomunitari, in particolare nordafricani, hanno il vizio di recarsi presso vari studi medici di base per ottenere, tramite minacce, prescrizioni mediche di tramadolo.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dell’OMCeO&nbsp;</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/cronaca/inchiesta-la-droga-del-combattente-chi-protegge-i-medici.html"><strong>Nella scorsa puntata dell’inchiesta</strong></a>, parlando con due figure facenti parte dell’<strong>OMCeO</strong> meneghino ossia la consigliera dell’Ordine e dottoressa di medicina generale Maria Grazia Manfredi ed il Presidente dell’Ordine, nonché Presidente lombardo del sindacato SNAMI – Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani – , anch’egli medico di medicina generale, Roberto Carlo Rossi, è emerso che lo stesso Ordine è a conoscenza del fenomeno. Mentre la consigliera si era focalizzata sull’iter processuale previsto per sanzionare l’operato scorretto di alcuni medici, il Presidente dell’Ordine ci aveva illustrato le possibili soluzioni &#8211; alcune già in atto, altre da adottare al più presto &#8211; per cercare di proteggere o, quantomeno, tutelare i medici minacciati. Noi, a tal proposito, eravamo riusciti a parlare con <a href="https://it.insideover.com/criminalita/la-droga-del-combattente-a-milano-tra-medici-minacciati-e-degrado.html">Giovanni</a> [così chiamato per tutelarlo], un medico in procinto di pensione e ormai rassegnato a questa situazione: “<strong>A volte chiedono, a volte rapinano</strong>. Una volta mi hanno minacciato con un tagliacarte, una volta mi hanno spintonato e si sono messi a gridare.” </p>



<p>Spinti dal fatto che sia&nbsp;Giovanni,&nbsp;sia le due figure inserite nell’OMCeO avevano menzionato il ruolo delle forze dell’ordine in questa dinamica, ci siamo rivolti a&nbsp;<strong>Corrado Quarta</strong>, maggiore dell’Arma dei Carabinieri in servizio presso la compagnia dei carabinieri di Seregno (MB), quale comandante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Indagine shock condotta dalle forze dell’ordine di Seregno</h2>



<p>Chiediamo al maggiore Quarta se sia a conoscenza dell’esistenza di una cerchia di medici talvolta minacciati per questo motivo: “Le indagini condotte dalla compagnia dei carabinieri di Seregno non hanno evidenziato questo fenomeno. Ad ogni modo, scenari di questo tipo possono sicuramente avvenire;&nbsp;se un medico dovesse mai essere minacciato, può anche prescrivere la ricetta ma, subito dopo, occorre segnalare e denunciare il fatto accaduto al comando delle forze dell’ordine più vicino.”</p>



<p>In quel momento, però, il comandante <strong>ci solleva un fatto rilevante</strong> circa l’esistenza di un medico della provincia di Milano, compiacente, che ha rilasciato ricette mediche di questa tipologia a persone extracomunitarie. Ad ottobre 2023 è nata <strong>un’indagine</strong> che ha consentito al Tribunale di Monza e della Brianza di emettere un anno dopo otto ordini di custodia cautelare in carcere nei confronti di alcuni soggetti &#8211; tre di nazionalità italiana, tra cui un <strong>medico</strong>, e cinque di nazionalità egiziana &#8211; gravemente indiziati per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale per un totale di circa € 120.000, corruzione di persona incaricata di un servizio pubblico e falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità. </p>



<p>Incuriositi gli domandiamo di raccontarci di più: “Ad ottobre 2023, l’indagine nacque grazie alla segnalazione di un farmacista di Seveso [MB], che chiamò i carabinieri della locale stazione, in quanto insospettito da una donna sudamericana, che presentando due ricette intestate a due persone diverse e straniere, ritirava <strong>farmaci contenenti ossicodone</strong>. A seguito dell’avviso del farmacista, i carabinieri arrivarono sul posto e, dopo aver acquisito le videoregistrazioni, risalirono alla targa della macchina con cui la donna, insieme ad altri soggetti, si era poi allontanata. I carabinieri notarono poi che <strong>le due ricette erano state rilasciate da uno stesso medico curante italiano</strong> [che chiameremo Antonio per comodità d’esposizione] a Marcallo con Casone [MI].</p>



<p>A quel punto, parlando col farmacista e sospettando l&#8217;esistenza di un possibile traffico illegale di farmaci, furono svolti degli accertamenti nelle farmacie della zona per capire se fossero state presentate altre ricette mediche firmate da Antonio. Così fu; in particolare, venivano presentate sempre ricette prescritte da Antonio nei comuni di Meda [MB], Cesano Maderno [MB] e dintorni. Successivamente, le verifiche furono effettuate presso la Direzione Sanitaria della Regione Lombardia per sapere il numero totale di ricette emesse in Lombardia prescriventi farmaci contenenti oppiacei. Comparando i dati, emerse un numero altissimo di ricette prescritte dallo stesso medico: Antonio. Ciò ci insospettì molto. Furono dunque identificati il medico, la donna sudamericana e le persone che l’accompagnavano. </p>



<p>Attraverso attività tecniche, pedinamenti ed intercettazioni telefoniche, scoprimmo che Antonio aveva rapporti principalmente con due soggetti: un egiziano ed una donna italiana, i quali a loro volta si occupavano di comprare le ricette dal medico, intestate a terze persone &#8211; talvolta anche non suoi pazienti e quindi, in quest’ultimo caso, probabilmente si trattava di conoscenti diretti dell’egiziano &#8211; ignare ed estranee da ogni responsabilità. Dopodiché, l’egiziano e la donna italiana gestivano rispettivamente due gruppi &#8211; i quali forse conoscevano l’uno l’esistenza dell’altro &#8211; che contattavano molteplici farmacie per prenotare e ritirare i <strong>farmaci </strong>(in questo caso, <strong>contenenti ossicodone e tramadolo</strong>, inseriti nella Tabella I della Normativa Antidroga del DPR 309/90); si spostavano per gran parte della Lombardia e, non contenti, anche per parti delle regioni del Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana. La nostra indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza si concluse con l’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare ed ora seguirà il processo per stabilire le diverse responsabilità.”</p>



<p>“Ci occupammo di scoprire &#8211; continua il nostro carabiniere &#8211; il fine effettivo dell’attività sia dei soggetti criminali, sia del medico collaborativo. Si può presumere che, se da un lato i delinquenti avevano l’intenzione di vendere sul mercato illegale i farmaci ottenuti, dall’altro lato Antonio riceveva sicuramente un rilevante tornaconto danaroso personale. Infatti, appurammo che il numero di ricette in questione emesse a partire da gennaio 2023 fosse di <strong>750 ricette per oltre 1.300 confezioni</strong>, considerate solo quelle ritirate nel nostro territorio regionale. Non fu constatato se il medico si fosse comportato slealmente anche nel corso degli anni precedenti.” </p>



<p><a></a>A fronte di quest’analisi, appare anormale il fatto che farmaci destinati alla terapia del dolore per pazienti terminali, anche oncologici, vengano probabilmente trafficati illegalmente, causando un sostanzioso&nbsp;<strong>danno al SSN</strong>. Come suggerisce anche il maggiore Quarta, è auspicabile che vengano eseguite altre indagini di questo tipo per cercare di scardinare questa dinamica, anche se risulta più complesso localizzare il medico infedele, piuttosto che identificare qualche semplice spacciatore in un parco o presso una qualsiasi stazione ferroviaria. “Proprio per quest’ultimo motivo &#8211; conclude il comandante &#8211; , queste indagini sono rare; infatti per noi, in quanto carabinieri di Seregno fu la prima, ma è noto che nel recente passato anche altri reparti dei carabinieri hanno condotto analoghe indagini a Milano, Monza e Cremona.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca/spaccio-di-tramadolo-la-nostra-inchiesta-cosi-le-indagini-hanno-svelato-il-traffico.html">Spaccio di tramadolo, la nostra inchiesta: così le indagini hanno svelato il traffico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>INCHIESTA &#8211; La droga del combattente: chi protegge i medici?</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca/inchiesta-la-droga-del-combattente-chi-protegge-i-medici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jul 2024 14:34:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[Oppiacei]]></category>
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<p>Proseguiamo la nostra inchiesta sulla diffusione della droga del combattente a Milano. Ai medici mancano i mezzi per difendersi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca/inchiesta-la-droga-del-combattente-chi-protegge-i-medici.html">INCHIESTA &#8211; La droga del combattente: chi protegge i medici?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sofia Fossati è tra le vincitrici del corso di giornalismo investigativo della <a href="https://it.insideover.com/courses/corso-di-video-giornalismo-investigativo">Newsroom Academy</a> con Alessandro Politi. Questa è la seconda parte dell’inchiesta che ha realizzato</strong>.</h2>



<p>La diffusione nel milanese dell&#8217;utilizzo del <strong>tramadolo</strong> &#8211; potentissimo farmaco ed oppioide sintetico, detto anche <strong>droga del combattente</strong> &#8211; e la forte pressione registrata nei confronti dei medici per ottenerlo, non coinvolge soltanto questi e i farmacisti. Infatti, il forte allarmismo scaturito richiama all’attenzione anche diverse autorità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La testimonianza rivelatrice </h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/criminalita/la-droga-del-combattente-a-milano-tra-medici-minacciati-e-degrado.html">Come riportato nella puntata precedente dell’inchiesta</a>, i più colpiti da questo fenomeno risultano essere i medici di base, <strong>costretti a prescrivere il farmaco a suon di minacce</strong> a diversi cittadini che, secondo le testimonianze, sono quasi sempre extracomunitari, specialmente nordafricani. Fra tutti i medici incontrati, la testimonianza più scioccante e preoccupante ci era stata rilasciata da Giovanni (così chiamato per tutelarlo), un medico prossimo alla pensione e piuttosto affranto a causa di questa situazione: “<strong>A volte chiedono, a volte rapinano</strong>. Una volta mi hanno minacciato con un tagliacarte, una volta mi hanno spintonato e si sono messi a gridare.”</p>



<p>A quel punto, poi, Giovanni ci aveva raccontato di essere già stato accusato dall’Ordine dei Medici di Milano, vista l’insistenza di questi individui così agguerriti nel richiedere ricette per l’oppioide. Per non rischiare di dare per scontato che anche l’Ordine dei Medici sia a conoscenza di questo pericoloso problema, ci siamo rivolti a diverse autorità: prima fra tutte all’<strong>FNOMCeO </strong>[Federazione Nazionale Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri]<strong> </strong>milanese, domandando quale sia effettivamente la portata di questo fenomeno ed in che modo venga gestita questa tipologia di medici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’OMCeO al fianco dei medici minacciati</h2>



<p>All’interno dell’OMCeO meneghino, abbiamo individuato due figure a cui rivolgerci: da un lato, la consigliera dell’Ordine e dottoressa di medicina generale <strong>Maria Grazia Manfredi</strong> e, dall’altro, il Presidente dell’Ordine, nonché Presidente lombardo del sindacato SNAMI &#8211; Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani &#8211; , anch’egli medico di medicina generale, <strong>Roberto Carlo Rossi</strong>.</p>



<p>“Negli ultimi 7/8 anni sì, sono aumentate le segnalazioni anche da parte di autorità relative all’aumento di prescrizioni improprie di tramadolo”, ci ribadiscono entrambi, sottolineando che la conoscenza di tutto ciò è giunta anche all’Ordine. Aggiungono che<strong> le grosse quantità del farmaco vengono poi esportate molto probabilmente in Paesi quali Egitto ed Ucraina</strong>, poiché &#8211; ci dice Rossi &#8211; “è raro che pazienti, anche giovani, richiedano un quantitativo così abnorme di tramadolo solo per sé stessi.”</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le sanzioni per i medici che non si oppongono</h2>



<p>“Sono molte le possibilità a cui un medico può andare in contro”, ci spiega la dott.ssa Manfredi, la quale ci illustra anche, passo per passo, tutto l’iter sanzionatorio previsto: “Non appena un medico viene inquisito, l’Ordine (organo di primo grado di giudizio) ne riceve notizia dalla persona che ha segnalato l’illecito, apre un procedimento disciplinare e lo sospende dall’esercizio fintanto che non vi è una sentenza definitiva. Dunque, si riapre il procedimento disciplinare, le cui norme deontologiche stabilite possono o meno sovrapporsi alle disposizioni penali e civili previste. Non trovandosi al momento in stato di restrizione di libertà, il medico viene convocato ed i fatti vengono analizzati scrupolosamente. </p>



<p>&#8220;Le strade sono due: o il caso viene archiviato o la Commissione Medica decide una sanzione che parte dal semplice avvertimento sino ad arrivare alla radiazione, ossia la pena massima, che viene emanata circa 2 volte l’anno. Il medico sottoposto al procedimento disciplinare, però, può appellarsi alla Corte d’Appello dell’Ordine (organo di secondo grado di giudizio) che può convalidare definitivamente la sentenza emessa dall’Ordine: in questo caso il medico non può lavorare per il periodo della sospensione, che nel caso della radiazione equivale a 5 anni, al termine dei quali vi è una “messa alla prova”. Se il medico ha dimostrato di essersi comportato in maniera decorosa, può chiedere di essere re-iscritto all’Ordine. Oppure la Corte d&#8217;Appello può rigettare la sentenza, modificandola e in alcuni casi favorendo anche il continuo esercizio della professione medica. All’occorrenza, poi, vi è un organo di terzo grado di giudizio, ossia la Cassazione dell’Ordine.” Infine, sempre secondo la dottoressa, Giovanni potrà ipoteticamente essere accusato di reato penale e seguire uno specifico iter giudiziario, al termine del quale con sentenza definitiva, passerà sotto i controlli della giustizia deontologica.</p>



<p>“Fortunatamente minacce ai livelli di quelle subite dal collega non le ho mai ricevute, ma &#8211; esplica la consigliera &#8211; in questi casi, <strong>bisognerebbe attuare delle pratiche di raffreddamento della situazione</strong>, mantenere la calma ed un tono di voce pacato, senza minacciare di chiamare subito le forze dell’ordine, sviando il più possibile le pretese di questi soggetti. Se, però, dovesse improvvisamente saltar fuori un’arma, piuttosto che mettere a repentaglio la propria vita, si prescrive la ricetta, si chiude lo studio e si va a denunciare l’accaduto immediatamente alla polizia.”</p>



<h2 class="wp-block-heading">Assenza di strumenti efficaci di contrasto</h2>



<p>Passando al dott. Rossi, il quale riferisce di aver subito a sua volta delle pressioni, alle cui ha risposto con un no categorico, veniamo a sapere che l&#8217;FNOMCeO non possiede dei veri e propri strumenti concreti per difendere i medici minacciati ma, ogniqualvolta che ne viene data notizia, scatta<strong> un rapporto di solidarietà tra l’Ordine ed il medico stesso</strong>. </p>



<p>“Per tutti quei medici riuniti in diverse associazioni locali &#8211; aggiunge &#8211; , esse possiedono delle sedi in territorio centrale che sono informate di quello che succede: questo rappresenta per gli altri medici un monito.” Gli chiediamo quali siano le misure di sicurezza e prevenzione adottate dall’Ordine o che, quantomeno, occorrerebbe attuare al più presto: “Dato che vi è un grande problema d’informativa alla base, serve uscire in maniera capillare con newsletter ed articoli di giornale, volti ad informare tutti della problematica e del fatto che siamo di fronte ad una continua diffusione di nuove droghe”. </p>



<p>“Un’altra soluzione possibile &#8211; a sua detta &#8211; sarebbe quella di <strong>aumentare la presenza della polizia e dei servizi di difesa negli studi medici</strong>, soprattutto nelle aggregazioni di più ambulatori medici gestiti da un’ASST (ossia un’Azienda Socio-Sanitaria Ospedaliera). Nel singolo studio è molto più complicato, perché dotarsi di una guardia giurata personale sarebbe al di fuori delle proprie finanze ed, oltretutto, ce ne vorrebbero poi troppe; forse, però, così, questi delinquenti sarebbero portati leggermente a riflettere prima di minacciare. In realtà, in qualsiasi momento di pericolo, il medico può richiamare l’attenzione anche della propria segreteria”.</p>



<p>Allargando lo sguardo, visto il problema ancor più generale della violenza contro i medici, è perciò fondamentale &#8211; affermano entrambi &#8211; denunciare istantaneamente alle forze dell&#8217;ordine qualsiasi tipo di minaccia subita non appena questi individui escono dallo studio, senza alcun tipo di remora e correndo anche il rischio di esporsi ad una potenziale recidiva. </p>



<p><em>InsideOver </em>continuerà a indagare, cercando di capire se e come le forze dell’ordine stiano monitorando questo fenomeno &#8211; a detta della consigliera &#8211; incontrollabile che, se non fermato in tempo, causerà l’aumento a dismisura di altri episodi simili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca/inchiesta-la-droga-del-combattente-chi-protegge-i-medici.html">INCHIESTA &#8211; La droga del combattente: chi protegge i medici?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La droga del combattente a Milano, tra medici minacciati e degrado</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/la-droga-del-combattente-a-milano-tra-medici-minacciati-e-degrado.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sofia Fossati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 11:58:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[tramadolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1066" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/WhatsApp-Image-2024-04-30-at-12.11.53.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/WhatsApp-Image-2024-04-30-at-12.11.53.jpeg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/WhatsApp-Image-2024-04-30-at-12.11.53-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/WhatsApp-Image-2024-04-30-at-12.11.53-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/WhatsApp-Image-2024-04-30-at-12.11.53-1024x682.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/WhatsApp-Image-2024-04-30-at-12.11.53-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/WhatsApp-Image-2024-04-30-at-12.11.53-1536x1023.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Sofia Fossati è tra le vincitrici del corso di giornalismo investigativo della Newsroom Academy con Alessandro Politi. Questa è la prima parte dell&#8217;inchiesta che ha realizzato. Per molti il tramadolo è un perfetto sconosciuto. Per altri è un farmaco utilizzato principalmente per la terapia del dolore, un oppioide sintetico che si presenta sotto forma di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/la-droga-del-combattente-a-milano-tra-medici-minacciati-e-degrado.html">[...]</a></p>
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<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sofia Fossati è tra le vincitrici del corso di giornalismo investigativo della <a href="https://it.insideover.com/courses/corso-di-video-giornalismo-investigativo">Newsroom Academy</a> con Alessandro Politi. Questa è la prima parte dell&#8217;inchiesta che ha realizzato</strong>.</h3>



<p></p>



<p>Per molti il <strong>tramadolo </strong>è un perfetto sconosciuto. Per altri è un farmaco utilizzato principalmente per la terapia del dolore, un oppioide sintetico che si presenta sotto forma di compresse o di fiale. Poi c’è una nicchia di individui per cui il tramadolo, assunto in dosi eccessive, diventa una droga, o meglio, la “droga del combattente”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il fenomeno</strong></h2>



<p>Del tramadolo si fanno due usi distinti: da un lato, in <strong>Africa</strong>, <strong>Medio Oriente</strong> <strong>e Sud-est asiatico</strong>, molti soldati (ad esempio facenti parte dell’<em>ISIS</em>, come riportato da alcuni media italiani e come segnalato anche dalla <em>DEA &#8211; Drug Enforcement Administration</em>, agenzia federale antidroga statunitense) lo assumono per avere meno paura, meno dolore e <strong>più coraggio per combattere</strong> e resistere fisicamente in zone di guerra. Grazie ai suoi effetti euforici, aiuta infatti a concentrarsi di più sul lavoro e anche a migliorare la resistenza sessuale (ad esempio contrastare l’eiaculazione precoce). Dall’altro lato, in Italia e specialmente a Milano, sempre secondo cronache giornalistiche, si sta verificando un forte aumento di ricette mediche che lo prescrivono. Si tratterebbe principalmente di individui posti ai margini della società o gruppi di extracomunitari, in particolare nigeriani o di etnia araba, che – a suon di minacce – otterrebbero le prescrizioni necessarie per accedere a questo farmaco.</p>



<p>Per evitare generalizzazioni e per capire se al di là di un facile allarmismo veicolato da alcuni media vi sia un fondamento di verità,<strong> siamo andati sul campo</strong>, cercando di verificare se effettivamente esista questo fenomeno e, se sì, in quale misura possa rappresentare un problema.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I farmacisti</strong></h2>



<p>Per prima cosa, abbiamo parlato con decine di farmacisti dislocati in diverse zone periferiche di Milano e a tutti abbiamo chiesto se e quanto sia diffuso l’uso del tramadolo. In effetti, quasi tutti gli intervistati hanno confermato che sì, <strong>il fenomeno si configura come un abuso </strong>di questo farmaco e che a presentare ricette sono in larga parte cittadini extracomunitari. Tutto questo, però, non è un fatto recente: “È da parecchio che si registra un consumo elevato di tramadolo – ci dice un farmacista – almeno 5 o 6 anni”. Alla nostra domanda se in qualche modo sia possibile arginare la diffusione di questo oppioide, ci hanno risposto tutti che <strong>se la ricetta è valida</strong>, non si può non dare il farmaco prescritto “piuttosto – ci ha detto una farmacista – bisognerebbe domandarsi chi sono i medici che lo prescrivono e perché lo fanno”.</p>



<p>Altri farmacisti intervistati ci hanno fornito una possibile spiegazione: “Tutti questi medici [che prescrivono il tramadolo] sono medio-anziani, in età quasi pensionabile e sono persone miti, tranquille, di una certa età. Entrano tre, quattro ragazzotti, <strong>li minacciano</strong> una, due volte, li aspettano fuori, magari sanno dove hanno parcheggiato. Sicuramente questi [i medici] dicono: “Vuoi 10 scatole di tramadolo? Te le faccio”.</p>



<p>Se effettivamente stessero così le cose, si tratterebbe di una situazione allarmante. Anche in questo caso, abbiamo voluto vederci chiaro. E dopo i farmacisti, abbiamo cercato i medici che prescrivono questo farmaco in modo più assiduo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una situazione border line</strong></h2>



<p>Nonostante la diffidenza scaturita dalle nostre domande, siamo riusciti ad avvicinare dieci medici. Tra questi, uno di loro, che chiameremo Giovanni per tutelarlo, ci ha rilasciato <strong>una testimonianza davvero preoccupante</strong>.</p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/io-s-fossati-registrazione-medico.mp4"></video></figure>



<p>Ormai vicino alla pensione, da diverso tempo Giovanni sta vivendo un vero e proprio calvario: “Ovviamente avrai capito che io scrivo questa roba [le ricette] anche<strong> sotto minaccia</strong>”. Il tono di Giovanni è dimesso. Sembra più stanco che spaventato. Ci racconta che è stato già ammonito dall’Ordine dei medici ma che, nonostante questo, non può esimersi dal cedere alle pressioni di delinquenti di mezza tacca che da lui pretendono il pezzo di carta che consentirà loro di accedere all’oppioide: “A volte chiedono, a volte rapinano. Mi chiedono dieci scatole, io gliene prescrivo quattro, e il giorno dopo sono di nuovo qua. Una volta mi hanno minacciato con un tagliacarte, una volta mi hanno spintonato e si sono messi a gridare. Fanno come cazzo vogliono”.</p>



<p>Gli chiediamo se abbia mai denunciato. Lui abbassa la testa: “Probabilmente rischierei la vita”, poi però ci dice: “Io non posso combattere da solo e chiamare la polizia ed i carabinieri tutte le volte&#8230; son venuti 4/5 volte i carabinieri. Hanno trovato delle mie ricette in mano ad un’altra persona: questo vuol dire che se le sono passate. Ma delle cose allucinanti…”.</p>



<p>Sconcertati da questa testimonianza, abbiamo voluto fare qualche verifica e, in merito a questa situazione, una dottoressa ci ha detto: “Tutti gli altri non si farebbero mai minacciare. Lui ha a che fare, secondo me, con tutta la gente più problematica della zona”. Al di là di come possa reagire una persona rispetto ad un’altra di fronte alle minacce o, semplicemente, insistenze, il fatto è grave. Giovanni è sicuramente una persona stanca e dà l’impressione di essersi arreso all’ineluttabilità del suo destino. Ma non dev’essere per forza così e ci chiediamo quanti altri “Giovanni” vi siano in giro.</p>



<p>“I Nas stanno facendo delle indagini” ci ha detto un farmacista, ma l’argomento è caduto lì, come una chiacchiera da bar. Se effettivamente le forze dell’ordine si stiano occupando di questa storia, al momento non lo sappiamo. Stando alle parole di Giovanni, “polizia e carabinieri” sono al corrente della sua situazione, ma per ora non ne abbiamo ancora conferma. Continueremo a indagare: ci rivolgeremo alle forze dell’ordine per capire se si stanno mobilitando per frenare una possibile estensione del fenomeno e per aiutare chi &#8211; come Giovanni &#8211; si trova in situazioni allarmanti.</p>
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		<title>La banda come rivalsa: storia dell&#8217;ex boss della Magliana Antonio Mancini</title>
		<link>https://it.insideover.com/academy/la-banda-come-rivalsa-storia-dellex-boss-della-magliana-antonio-mancini.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Isabel Demetz]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 18:17:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
		<category><![CDATA[Banda della Magliana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="976" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20220928091118433_aa1b372d77962acd545834c350f0d618-scaled-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20220928091118433_aa1b372d77962acd545834c350f0d618-scaled-1.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20220928091118433_aa1b372d77962acd545834c350f0d618-scaled-1-300x152.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20220928091118433_aa1b372d77962acd545834c350f0d618-scaled-1-1024x520.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20220928091118433_aa1b372d77962acd545834c350f0d618-scaled-1-768x390.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20220928091118433_aa1b372d77962acd545834c350f0d618-scaled-1-1536x781.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20220928091118433_aa1b372d77962acd545834c350f0d618-scaled-1-2048x1041.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Banda della Magliana, attiva tra la fine degli anni Settanta e l’inizio dei Novanta, ha scritto la storia della criminalità organizzata italiana. Le sue attività l’hanno vista coinvolta, tra l’altro, nell’omicidio Pecorelli, nel sequestro Moro e nella sparizione di Emanuela Orlandi. I partecipanti del Corso di giornalismo d’inchiesta della Newsroom Academy hanno avuto l’occasione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/academy/la-banda-come-rivalsa-storia-dellex-boss-della-magliana-antonio-mancini.html">[...]</a></p>
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<p>La Banda della Magliana, attiva tra la fine degli anni Settanta e l’inizio dei Novanta, ha scritto la storia della criminalità organizzata italiana. Le sue attività l’hanno vista coinvolta, tra l’altro, nell’omicidio Pecorelli, nel sequestro Moro e nella sparizione di Emanuela Orlandi. I partecipanti del <a href="https://insideover.ilgiornale.it/courses/corso-di-giornalismo-dinchiesta">Corso di giornalismo d’inchiesta della Newsroom Academy</a> hanno avuto l’occasione di poter intervistare l’ex-boss della banda, Antonio Mancini, noto anche come “l’Accattone”. </p>



<p>Mancini era un capo abbastanza verace, ancora legato al ruolo di bandito e dunque poco incline alla “politica” e alle pubbliche relazioni, come potevano essere invece membri quali Nicoletti, Diotallevi, De Pedis e Abbruciati.<br>Ad oggi, Mancini, dichiara di essere riuscito a mettere una distanza tra l’uomo che era e l’uomo che è ora.</p>



<p>I corsisti della Newsroom Academy sono stati suddivisi in sette gruppi, ognuno dei quali sta sviluppando un’inchiesta: “Feste private” composta da Sofia Fossati, Edoardo Mario Francese e Guglielmo Calvi; “Svaniti nel nulla” di cui fanno parte Martha Conterno, Claudio Monzio Compagnoni e Giulia Narisano, quest’ultima tra i vincitori del Corso di giornalismo di reportage della Newsroom Academy; “Disservizio Capitale” a cui lavorano Domenico Ricci, Mirko D’Antuono e Nicola Piccenna; “Furbetti del reddito” con Micaela Montaldo, Angelo Melchionna e Alessandro Di Luzio; “Malagiustizia” con Antonio Del Furbo, Flavio Ciccione e Alessandro Conterno; “Predatori Online”, con Giulio Vescovi, Manuele Avilloni e Isabel Demetz, anche quest&#8217;ultimi due appartenenti ai vincitori del Corso di giornalismo di reportage; e &#8220;La sfida alla globalizzazione dell&#8217;industria radiotelevisiva italiana&#8221; di Davide Zappa. </p>



<p>In un&#8217;occasione unica, ogni gruppo ha potuto porre una domanda all&#8217;ex-boss della Banda della Magliana.</p>



<p><strong>Predatori online – Alcuni dei membri della banda, sfuggiti agli arresti, sono tuttora attivi?</strong></p>



<p>Si sentono voci che continuano a dire che la banda è finita, io vi assicuro che non lo è. I membri più importanti eravamo tra i 20 e i 30 e tutti quelli che ci giravano intorno erano un centinaio. Ad oggi sono morti 4 membri della banda, come si fa allora a credere che sia finita? La banda cambia pelle, cambia faccia, ma è sempre quella. Ormai è una cosa che sta dentro la società e che tutt’ora incute timore.</p>



<p><strong>Furbetti del Reddito &#8211; Perché ha deciso di collaborare?</strong></p>



<p>Innanzitutto, è dovuta una premessa: io mi sono fatto tutta la mia galera. Undici anni. In quel periodo non mi è mai passato per la mente di collaborare, ma la cosa che mi dava fastidio era di vedere mia figlia solo attraverso i vetri. Quando sono uscito e ho rincontrato tutti quelli che della banda erano rimasti, i discorsi erano gli stessi di prima del carcere: “<em>famo</em>, ammazziamo, rubiamo”. A quel punto avevo capito che non volevo e potevo andare oltre. Dovevo diventare quello prima della banda, del crimine.</p>



<p>Io sono di origine abruzzese, se si vedono le mie pagelle salta all’occhio una cosa: gli otto e i nove in educazione civica e morale. L’anno dopo che arrivai a Roma, nel quartiere di San Basilio insieme alla mia famiglia, rubai la mia prima Lambretta. Di criminale fino a quel momento non avevo niente, è stato il posto a influenzarmi. Ma io non sono pentito. Per me chi si è pentito è un infame, io però avevo solo quella possibilità: per uscire dal crimine devi fare un taglio netto. Ora sono un altro uomo che mostra apertamente agli altri com’è e com’era. Sul mio citofono c’è scritto Antonio Mancini, quindi chiunque può venire e decidere cosa fare di me.</p>



<p><strong>Malagiustizia &#8211; Hai mai avuto paura di una vendetta?</strong></p>



<p>No, l’unica cosa dalla quale dovevo scappare era me stesso. Ho detto tutto quello che sapevo, senza nascondere niente, anche se c’è chi dice che mi sono limitato a dare a Cesare ciò che spetta a Cesare.</p>



<p><strong>Disservizio Capitale &#8211; Se Lei non avesse deciso di collaborare, andando avanti negli anni avrebbe comunque scelto di diffondere la sua verità in qualche maniera?</strong></p>



<p>Certo che sì. Perché mi sto svuotando. Il fatto che io abbia scritto un libro mi da modo di venire qui e raccontarmi. La mia chance l’ho avuta a 55 anni, alla fine del mio periodo di collaboratore.</p>



<p>Lo sapete cosa ti fanno quando collabori? Ti danno un altro nome. Sul citofono non c’era più Antonio Mancini, ma Malcolm Balestra. Poi all’improvviso i giudici mi dissero: non ci servi più. A quel punto non sapevo cosa fare di me. La mia fortuna è stata che sono stato gestito da un gruppo di poliziotti di Jesi, il cui capo era un signore che, dopo avermi osservato per anni, aveva capito che fossi cambiato davvero e, una volta finita la collaborazione, mi guardò e mi disse: cosa vuoi andare a fare adesso? Mi ricordo che gli dissi che volevo guidare il pulmino dei disabili. Il dolore sta lì, in chi ha bisogno. Certo, il mio lavoro lo poteva fare chiunque, ma non battere ciglio dinanzi alla bruttezza del mondo, quando hai visto il vero schifo, quello lo può solo fare uno come me.</p>



<p><strong>Svaniti nel nulla &#8211; La Sua appartenenza alla Banda della Magliana è stata motivata da una volontà di riscatto? E c’è mai stato un momento in cui volesse uscire dalla banda?</strong></p>



<p>No, non ci ho mai pensato. Vi racconto com’è andata la mia storia: arrivati a San Basilio eravamo sei figli e i nostri genitori, divisi in due camere. Mio padre bussava alla porta di un Parlamentare del PCI a chiedere casa. Persino da bambino, quando lui mi portava con sé, avevo capito che questo lo stava prendendo in giro. Mio padre si faceva una mazza tanta, alzandosi alle cinque del mattino per andare al lavoro, per poi mangiare un brodino la sera. Quando ho capito che chi invece nella borgata si alzava quando gli pareva, girando in Ferrari, erano ladri, allora capii da che parte stare. Era equiparabile a un senso di rivalsa: se bussi ti aprono la porta, se bussi con una pistola in mano te la spalancano.</p>



<p><strong>Feste private – Ci sono stati membri della Banda della Magliana che si sono allontanati dalla banda?</strong></p>



<p>C’erano membri che sin dall’inizio non erano particolarmente stretti, come Nicoletti, ad esempio. De Pedis invece iniziò a passeggiare per vicoli “non nostri”, a lui, più di tutti, aveva dato alla testa il potere. Fu quello che gli costò la vita.</p>



<p><strong>La sfida alla globalizzazione dell&#8217;industria radiotelevisiva italiana &#8211; La sua redenzione è finita?</strong></p>



<p>Assolutamente no. Ad esempio, considero questo che sto facendo qui con voi una redenzione.</p>
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		<title>&#8220;Quando il cittadino scappa, noi andiamo verso il pericolo&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/academy/quando-il-cittadino-scappa-noi-andiamo-verso-il-pericolo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Isabel Demetz]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 18:17:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/polizia-squadra-mobile.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/polizia-squadra-mobile.jpeg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/polizia-squadra-mobile-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/polizia-squadra-mobile-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/polizia-squadra-mobile-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/polizia-squadra-mobile-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Attilio Alessandri, noto anche come “il cobra” o “il monaco”, ha lavorato per 40 anni nella squadra mobile di Roma, sezione antirapina. Durante il suo periodo di attività ha conosciuto una vasta gamma di personaggi della scena criminale romana e internazionale ed è uno dei poliziotti più decorati d’Italia. Tra i suoi successi può vantare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/academy/quando-il-cittadino-scappa-noi-andiamo-verso-il-pericolo.html">[...]</a></p>
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<p>Attilio Alessandri, noto anche come “il cobra” o “il monaco”, ha lavorato per 40 anni nella squadra mobile di Roma, sezione antirapina. Durante il suo periodo di attività ha conosciuto una vasta gamma di personaggi della scena criminale romana e internazionale ed è uno dei poliziotti più decorati d’Italia. Tra i suoi successi può vantare di non avere mai ucciso nessuno e di non avere mai perso nessun membro della sua squadra. Il suo primo intervento in pubblico l’ha concesso ai partecipanti del <a href="https://insideover.ilgiornale.it/courses/corso-di-giornalismo-dinchiesta">Corso di giornalismo d’inchiesta della Newsroom Academy</a>, che hanno potuto intervistare l’ex-poliziotto, presentatosi in redazione indossando il mephisto, perché ancora minacciato da coloro a cui il suo operato ha messo un bastone fra le ruote.</p>



<p>I corsisti della Newsroom Academy sono stati suddivisi in sette gruppi, ognuno dei quali sta sviluppando un’inchiesta: “Feste private” composta da Sofia Fossati, Edoardo Mario Francese e Guglielmo Calvi; “Svaniti nel nulla” di cui fanno parte Martha Conterno, Claudio Monzio Compagnoni e Giulia Narisano, quest’ultima tra i vincitori del Corso di giornalismo di reportage della Newsroom Academy; “Disservizio Capitale” a cui lavorano Domenico Ricci, Mirko D’Antuono e Nicola Piccenna; “Furbetti del reddito” con Micaela Montaldo, Angelo Melchionna e Alessandro Di Luzio; “Malagiustizia” con Antonio Del Furbo, Flavio Ciccione e Alessandro Conterno; “Predatori Online”, con Giulio Vescovi, Manuele Avilloni e Isabel Demetz, anche quest&#8217;ultimi due appartenenti ai vincitori del Corso di giornalismo di reportage; e &#8220;La sfida alla globalizzazione dell&#8217;industria radiotelevisiva italiana&#8221; di Davide Zappa.</p>



<p>Ogni gruppo ha avuto la possibilità di porre una domanda ad Alessandri, facendosi raccontare com&#8217;era la vita di un poliziotto durante alcuni degli anni più difficili della storia criminale italiana.</p>



<p><strong>Predatori Online &#8211; Partendo dalle origini della Banda: qual è secondo lei il rapinatore di maggiore spessore con cui ha avuto a che fare?</strong></p>



<p>Urbani Gianfranco, detto “er pantera”. Avevano tutti dei nomi in codice all’interno dell’organizzazione, di cui lui era uno dei collaboratori storici, non propriamente integrati al suo interno. Era una persona organizzata, che si faceva rispettare. A parte la cattiveria che aveva dentro, era un soggetto alto 1,95, quindi anche di grande presenza “fisica”. Tra “guardia e ladro” si era instaurata una forma di reciproco rispetto. In quegli anni eravamo in guerra, per vincere dovevamo adottare gli stessi loro metodi. La regola era cattiveria per cattiveria, quando affronti una banda determinata e ben armata devi anche tu essere determinato e ben armato.</p>



<p><strong>Furbetti del reddito &#8211; Quanto è venuto alla luce durante l’operazione Colosseo è da considerarsi un modus operandi strettamente romano o più vasto?</strong><br>Molto più vasto anche perché in quegli anni la banda della Magliana non agiva solo in quanto banda, era anche mafia, camorra, NAR.</p>



<p><strong>Malagiustizia &#8211; Durante l’operazione quanto conta la soffiata e come la si gestisce?</strong></p>



<p>Se c’è una soffiata questa va verificata, c’è di mezzo la vita dei poliziotti. Se tutte le verifiche portano a quello che ha detto la fonte, allora ben venga. Se però la fonte ha saputo quella determinata cosa ed era presente solo lui e chi gliel’ha detto cerchiamo di non operare per non bruciarlo. Bisogna sempre salvaguardare la vita di una persona che ci da una mano. È meglio evitare l’operazione se per portarla a termine metto una persona nei guai. Quando invece la soffiata riguarda una cosa di cui sono a conoscenza in molti, la situazione ovviamente cambia.</p>



<p><strong>Disservizio capitale – Da poliziotto ma anche da cittadino, come ha vissuto il periodo in cui la banda della Magliana era nel pieno della sua attività?</strong></p>



<p>Bisogna tenere conto che in quegli anni c’era anche il terrorismo, non solo la banda. Erano attive le Brigate Rosse, i NAR. La consapevolezza del cittadino del clima di allora arrivava solo fino ad un certo punto, non essendo dentro al problema. Di giorno, quando uscivo da poliziotto, sapevo che rischiavo di non rientrare a casa, come qualunque poliziotto in fondo, perché il poliziotto è diverso dal cittadino comune: quando quest’ultimo scappa, noi andiamo verso il pericolo.&nbsp;</p>



<p><strong>Svaniti nel nulla – Il vostro lavoro è cambiato dopo l’Operazione Colosseo?</strong></p>



<p>In realtà no, una volta smantellata la banda, le varie batterie si sono riformate e hanno ripreso il sopravvento nelle rispettive zone. È venuta meno un’organizzazione che teneva il controllo dell’intera città, ma le singole zone non hanno subito un vuoto di potere.</p>



<p><strong>Feste private &#8211; Come mai ha deciso di scrivere un libro [che verrà pubblicato prossimamente dalla casa editrice Chiarelettere] basato sulla sua esperienza personale?</strong></p>



<p>Da un lato perché racconta le cose che sono accadute allora, ma soprattutto perché al suo interno cerco di spiegare cosa significa vivere il lavoro di poliziotto e di squadra in un certo modo. Spero che lo leggano soprattutto i poliziotti giovani e che ne traggano delle utili lezioni.</p>



<p><strong>La sfida alla globalizzazione dell&#8217;industria radiotelevisiva italiana &#8211; Ci racconta di un arresto particolarmente interessante?</strong><br>L’arresto di Massimo Carminati, o “il Cecato”. È stato nel 1999, dopo il furto al caveau della banca interna al palazzo di Giustizia di Roma. È capitato quasi per caso, in procura a Roma erano venuti i pm di Perugia per indagare sul furto, e l’allora capo della polizia ha chiamato me e un collega dandoci il compito di trovare Carminati e portarlo da lui. Io e il mio collega siamo dunque usciti e ci siamo diretti verso il ristorante del fratello di Carminati; una volta arrivati, abbiamo incrociato proprio il fratello che andava via dal ristorante in macchina, l’abbiamo pedinato e poco dopo l’abbiamo visto fermarsi in una piazza di Roma. Poco dopo, è arrivato anche Carminati a bordo della sua macchina. Quando l’abbiamo arrestato ha reagito da signore, come sempre.</p>
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		<title>Anni di Piombo, giustizia e giornalismo: il racconto dell&#8217;ex-magistrato Lupacchini</title>
		<link>https://it.insideover.com/academy/anni-di-piombo-giustizia-e-giornalismo-il-racconto-dellex-magistrato-lupacchini.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Isabel Demetz]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 18:17:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1186" height="667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/lupacchini-e1668174965137.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/lupacchini-e1668174965137.jpeg 1186w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/lupacchini-e1668174965137-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/lupacchini-e1668174965137-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/lupacchini-e1668174965137-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/lupacchini-e1668174965137-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1186px) 100vw, 1186px" /></p>
<p>Otello Lupacchini, ex magistrato e giudice istruttore, è stato ospite del Corso di giornalismo d’inchiesta della Newsroom Academy il 5 novembre. Fu lui a dare l’ordine per la “Operazione Colosseo”, che nella notte del 16 aprile 1993 portò all’arresto di circa 60 membri della Banda della Magliana, sancendo la fine dell’attività dell’organizzazione criminale. Durante la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/academy/anni-di-piombo-giustizia-e-giornalismo-il-racconto-dellex-magistrato-lupacchini.html">[...]</a></p>
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<p>Otello Lupacchini, ex magistrato e giudice istruttore, è stato ospite del <a href="https://insideover.ilgiornale.it/courses/corso-di-giornalismo-dinchiesta">Corso di giornalismo d’inchiesta della Newsroom Academy</a> il 5 novembre. Fu lui a dare l’ordine per la “Operazione Colosseo”, che nella notte del 16 aprile 1993 portò all’arresto di circa 60 membri della Banda della Magliana, sancendo la fine dell’attività dell’organizzazione criminale. Durante la sua attività lavorativa, tra i tanti casi affrontati, si è occupato dei Nuclei Armati Rivoluzionari, dell’uccisione del giudice Amato da parte di quest&#8217;ultimi nel 1980 e della morte del banchiere Roberto Calvi nel 1982.</p>



<p>I corsisti della Newsroom Academy sono stati suddivisi in sette gruppi, ognuno dei quali sta sviluppando un’inchiesta: “Feste private” composta da Sofia Fossati, Edoardo Mario Francese e Guglielmo Calvi; “Svaniti nel nulla” di cui fanno parte Martha Conterno, Claudio Monzio Compagnoni e Giulia Narisano, quest’ultima tra i vincitori del Corso di giornalismo di reportage della Newsroom Academy; “Disservizio Capitale” a cui lavorano Domenico Ricci, Mirko D’Antuono e Nicola Piccenna; “Furbetti del reddito” con Micaela Montaldo, Angelo Melchionna e Alessandro Di Luzio; “Malagiustizia” con Antonio Del Furbo, Flavio Ciccione e Alessandro Conterno; “Predatori Online”, con Giulio Vescovi, Manuele Avilloni e Isabel Demetz, anche quest&#8217;ultimi due appartenenti ai vincitori del Corso di giornalismo di reportage; e &#8220;La sfida alla globalizzazione dell&#8217;industria radiotelevisiva italiana&#8221; di Davide Zappa.</p>



<p>Ogni gruppo ha avuto la possibilità di porre una domanda a Lupacchini, potendo così realizzare un&#8217;intervista a una delle persone che ha maggiormente segnato la storia giudiziaria italiana.</p>



<p><strong>Predatori Online – Tenendo conto delle origini della Banda della Magliana, un insieme di batterie di ladri, risulta sorprendente il potere che hanno raggiunto entro poco tempo. Si potrebbe ipotizzare che fossero “aiutati” da qualcuno proveniente dai poteri alti di allora?</strong></p>



<p>Una banda di ladruncoli, che compare su una scena criminale come quella romana, in cui c’erano già moltissime organizzazioni criminali, indubbiamente non potevano diventare quello che sono diventati, appropriandosi del crimine organizzato a Roma e ponendosi in una situazione di monopolio, senza che ci fosse qualcuno che li signoreggiasse e dei quali essi erano funzionari.</p>



<p>La banda compare in una serie di vicende tali da far presumere che c’era qualcuno che si avvantaggiava consapevolmente di ciò che la banda faceva, che era in grado di orientare l’attività della banda e che doveva avere dei rapporti diretti, o indiretti, con qualcuno all’interno della stessa.</p>



<p><strong>Furbetti del Reddito – Attualmente si sta discutendo dell’ergastolo ostativo, del regime di 4-bis e del fatto che non si possono combattere gli eventi criminali attuali con norme create 30 anni fa, anche se ispirate da Giovanni Falcone. Lei cosa ne pensa?</strong></p>



<p>Esiste una costituzione che stabilisce che la pena ha una funzione rieducativa. Se io escludo che per determinati reati non potrà esserci mai rieducazione, che quindi aver commesso quel reato diventa ostativo alla rieducazione stessa, evidentemente violo la costituzione. Lo stesso dicasi se c’è automaticità tra chi abbia ammesso le proprie colpe e abbia dato un apporto alla ricostruzione di un reato, quindi la collaborazione, perché violo altre norme della costituzione. Non è consentita l’automaticità tra la collaborazione e i benefici penitenziari e inoltre non è consentito presumere che il condannato non sia rieducato semplicemente perché non collabora.</p>



<p><strong>Malagiustizia – Quali sono i rischi legati alla copertura mediatica delle vicende processuali?</strong></p>



<p>Noi viviamo nella società della comunicazione. L’attività del giornalista che si integra con l’attività del giudice in un rapporto di osmosi, tra l’uno e l’altro sapere, finisce per creare delle mitologie. La banda della Magliana è un caso esemplare di questo processo di mitizzazione.</p>



<p><strong>Disservizio Capitale – Qual è il confine tra l’attività dell’inquirente e la professione del giornalista?</strong></p>



<p>Si tratta di una questione di estrema delicatezza: le verità che vengono chiamati ad accertare gli inquirenti e quelle a cui può pervenire il giornalista sono diverse in funzione del diverso materiale utilizzabile dagli uni e dagli altri. La verità giudiziaria è programmaticamente tesa a divaricarsi rispetto a quella che viene chiamata verità deontologica. In teoria tra giornalista e giudice non ci devono dunque essere sovrapposizioni, perché gli spettri probatori sono diversi, in quanto quello del giornalista è più ampio. In pratica spesso l’attività del giornalismo d’inchiesta si appiattisce però su una ricostruzione giudiziaria, per il timore della querela.</p>



<p><strong>Svaniti nel nulla – C’è stato un cambiamento all’interno della banda della loro idea di potere?</strong></p>



<p>Quello che colpisce è la spaccatura che si era verificata nella banda della Magliana tra coloro che restarono fedeli all’idea originale e quelli che assunsero una posizione divaricata molto più vicina ai centri di potere, cioè tra la vecchia Magliana e i cosiddetti Testaccini. È un fenomeno simile anche a Cosa nostra in Sicilia, dove si vedono contrapposti la vecchia mafia facente capo a Stefano Bontade e la nuova mafia facente capo a Totò Riina.</p>



<p><strong>Feste private – Visto il ruolo cruciale della collaborazione Abbatino nello smantellamento della Banda, quanto è fondamentale la confessione dei pentiti per operazioni simili?</strong></p>



<p>Qui il problema non è se e quale efficienza causale abbia avuto la confessione, ma il problema è come le dichiarazioni vengono assunte, verificate e controllate e come avviene l’attribuzione di credibilità alle confessioni stesse. È mia convinzione che il pentito è una fonte narrativa che dev’essere sottoposta ad una serie di verifiche in forza delle quali si può dire se sia credibile o no. Questo naturalmente chiama in causa non tanto il collaboratore e le sue dichiarazioni, ma chi assume le dichiarazioni e il tipo di verifiche che su queste dichiarazioni conduce. Ci si può attenere a un rapporto di fiducia interpersonale, oppure vado a verificare quello che dice attraverso tutti gli strumenti a mia disposizione in quel momento.</p>



<p><strong>La sfida alla globalizzazione dell&#8217;industria radiotelevisiva italiana &#8211; Dopo tutto quello che Lei ha visto, la fiducia con la quale ha iniziato questo lavoro, le è passata?</strong></p>



<p>Diciamo che, come cittadino e come magistrato, indubbiamente ho subito una grande delusione vedendo lo stato miserevole dell’amministrazione della giustizia oggi. Ai miei tempi i magistrati credevano nel sistema, si davano da fare, pur rischiando realmente la vita. Delude soprattutto la mancanza di una spinta morale che invece risulta semplicemente utilitaristica in chi si impegna in queste battaglie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/academy/anni-di-piombo-giustizia-e-giornalismo-il-racconto-dellex-magistrato-lupacchini.html">Anni di Piombo, giustizia e giornalismo: il racconto dell&#8217;ex-magistrato Lupacchini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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