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Cronaca

Spaccio di tramadolo, la nostra inchiesta: così le indagini hanno svelato il traffico

Sofia Fossati è tra le vincitrici del corso di giornalismo investigativo della Newsroom Academy con Alessandro Politi. Questa è la terza parte dell’inchiesta che ha realizzato. Torniamo ad occuparci dell’inchiesta inerente alla diffusione nel milanese dell’utilizzo del tramadolo, un potentissimo farmaco ed oppioide...

Sofia Fossati è tra le vincitrici del corso di giornalismo investigativo della Newsroom Academy con Alessandro Politi. Questa è la terza parte dell’inchiesta che ha realizzato.

Torniamo ad occuparci dell’inchiesta inerente alla diffusione nel milanese dell’utilizzo del tramadolo, un potentissimo farmaco ed oppioide sintetico, passato al pubblico come droga del combattente. Per procurarselo, come riportatoci da diversi farmacisti e medici di base, svariati cittadini extracomunitari, in particolare nordafricani, hanno il vizio di recarsi presso vari studi medici di base per ottenere, tramite minacce, prescrizioni mediche di tramadolo. 

Il ruolo dell’OMCeO 

Nella scorsa puntata dell’inchiesta, parlando con due figure facenti parte dell’OMCeO meneghino ossia la consigliera dell’Ordine e dottoressa di medicina generale Maria Grazia Manfredi ed il Presidente dell’Ordine, nonché Presidente lombardo del sindacato SNAMI – Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani – , anch’egli medico di medicina generale, Roberto Carlo Rossi, è emerso che lo stesso Ordine è a conoscenza del fenomeno. Mentre la consigliera si era focalizzata sull’iter processuale previsto per sanzionare l’operato scorretto di alcuni medici, il Presidente dell’Ordine ci aveva illustrato le possibili soluzioni – alcune già in atto, altre da adottare al più presto – per cercare di proteggere o, quantomeno, tutelare i medici minacciati. Noi, a tal proposito, eravamo riusciti a parlare con Giovanni [così chiamato per tutelarlo], un medico in procinto di pensione e ormai rassegnato a questa situazione: “A volte chiedono, a volte rapinano. Una volta mi hanno minacciato con un tagliacarte, una volta mi hanno spintonato e si sono messi a gridare.” 

Spinti dal fatto che sia Giovanni, sia le due figure inserite nell’OMCeO avevano menzionato il ruolo delle forze dell’ordine in questa dinamica, ci siamo rivolti a Corrado Quarta, maggiore dell’Arma dei Carabinieri in servizio presso la compagnia dei carabinieri di Seregno (MB), quale comandante.

Indagine shock condotta dalle forze dell’ordine di Seregno

Chiediamo al maggiore Quarta se sia a conoscenza dell’esistenza di una cerchia di medici talvolta minacciati per questo motivo: “Le indagini condotte dalla compagnia dei carabinieri di Seregno non hanno evidenziato questo fenomeno. Ad ogni modo, scenari di questo tipo possono sicuramente avvenire; se un medico dovesse mai essere minacciato, può anche prescrivere la ricetta ma, subito dopo, occorre segnalare e denunciare il fatto accaduto al comando delle forze dell’ordine più vicino.”

In quel momento, però, il comandante ci solleva un fatto rilevante circa l’esistenza di un medico della provincia di Milano, compiacente, che ha rilasciato ricette mediche di questa tipologia a persone extracomunitarie. Ad ottobre 2023 è nata un’indagine che ha consentito al Tribunale di Monza e della Brianza di emettere un anno dopo otto ordini di custodia cautelare in carcere nei confronti di alcuni soggetti – tre di nazionalità italiana, tra cui un medico, e cinque di nazionalità egiziana – gravemente indiziati per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale per un totale di circa € 120.000, corruzione di persona incaricata di un servizio pubblico e falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità.

Incuriositi gli domandiamo di raccontarci di più: “Ad ottobre 2023, l’indagine nacque grazie alla segnalazione di un farmacista di Seveso [MB], che chiamò i carabinieri della locale stazione, in quanto insospettito da una donna sudamericana, che presentando due ricette intestate a due persone diverse e straniere, ritirava farmaci contenenti ossicodone. A seguito dell’avviso del farmacista, i carabinieri arrivarono sul posto e, dopo aver acquisito le videoregistrazioni, risalirono alla targa della macchina con cui la donna, insieme ad altri soggetti, si era poi allontanata. I carabinieri notarono poi che le due ricette erano state rilasciate da uno stesso medico curante italiano [che chiameremo Antonio per comodità d’esposizione] a Marcallo con Casone [MI].

A quel punto, parlando col farmacista e sospettando l’esistenza di un possibile traffico illegale di farmaci, furono svolti degli accertamenti nelle farmacie della zona per capire se fossero state presentate altre ricette mediche firmate da Antonio. Così fu; in particolare, venivano presentate sempre ricette prescritte da Antonio nei comuni di Meda [MB], Cesano Maderno [MB] e dintorni. Successivamente, le verifiche furono effettuate presso la Direzione Sanitaria della Regione Lombardia per sapere il numero totale di ricette emesse in Lombardia prescriventi farmaci contenenti oppiacei. Comparando i dati, emerse un numero altissimo di ricette prescritte dallo stesso medico: Antonio. Ciò ci insospettì molto. Furono dunque identificati il medico, la donna sudamericana e le persone che l’accompagnavano. 

Attraverso attività tecniche, pedinamenti ed intercettazioni telefoniche, scoprimmo che Antonio aveva rapporti principalmente con due soggetti: un egiziano ed una donna italiana, i quali a loro volta si occupavano di comprare le ricette dal medico, intestate a terze persone – talvolta anche non suoi pazienti e quindi, in quest’ultimo caso, probabilmente si trattava di conoscenti diretti dell’egiziano – ignare ed estranee da ogni responsabilità. Dopodiché, l’egiziano e la donna italiana gestivano rispettivamente due gruppi – i quali forse conoscevano l’uno l’esistenza dell’altro – che contattavano molteplici farmacie per prenotare e ritirare i farmaci (in questo caso, contenenti ossicodone e tramadolo, inseriti nella Tabella I della Normativa Antidroga del DPR 309/90); si spostavano per gran parte della Lombardia e, non contenti, anche per parti delle regioni del Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana. La nostra indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza si concluse con l’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare ed ora seguirà il processo per stabilire le diverse responsabilità.”

“Ci occupammo di scoprire – continua il nostro carabiniere – il fine effettivo dell’attività sia dei soggetti criminali, sia del medico collaborativo. Si può presumere che, se da un lato i delinquenti avevano l’intenzione di vendere sul mercato illegale i farmaci ottenuti, dall’altro lato Antonio riceveva sicuramente un rilevante tornaconto danaroso personale. Infatti, appurammo che il numero di ricette in questione emesse a partire da gennaio 2023 fosse di 750 ricette per oltre 1.300 confezioni, considerate solo quelle ritirate nel nostro territorio regionale. Non fu constatato se il medico si fosse comportato slealmente anche nel corso degli anni precedenti.” 

A fronte di quest’analisi, appare anormale il fatto che farmaci destinati alla terapia del dolore per pazienti terminali, anche oncologici, vengano probabilmente trafficati illegalmente, causando un sostanzioso danno al SSN. Come suggerisce anche il maggiore Quarta, è auspicabile che vengano eseguite altre indagini di questo tipo per cercare di scardinare questa dinamica, anche se risulta più complesso localizzare il medico infedele, piuttosto che identificare qualche semplice spacciatore in un parco o presso una qualsiasi stazione ferroviaria. “Proprio per quest’ultimo motivo – conclude il comandante – , queste indagini sono rare; infatti per noi, in quanto carabinieri di Seregno fu la prima, ma è noto che nel recente passato anche altri reparti dei carabinieri hanno condotto analoghe indagini a Milano, Monza e Cremona.”

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