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	<title>Paolo Mossetti Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 05 Aug 2026 22:39:29 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Paolo Mossetti Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Loomer e Biletsky, l&#8217;influencer trumpiana e il capo del battaglione Azov: un incontro interessante</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/loomer-e-biletsky-linfluencer-trumpiana-e-il-capo-del-battaglione-azov-un-incontro-interessante.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 04:34:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1270" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1024x677.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1536x1016.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-600x397.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro la pagliacciata di Loomer, resta l'influenza - pressoché assoluta - di Biletsky sulla galassia dell'estrema destra ucraina.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/loomer-e-biletsky-linfluencer-trumpiana-e-il-capo-del-battaglione-azov-un-incontro-interessante.html">Loomer e Biletsky, l&#8217;influencer trumpiana e il capo del battaglione Azov: un incontro interessante</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1270" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1024x677.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-1536x1016.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ucraina-600x397.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Prima di diventare il volto della <a href="https://it.insideover.com/luoghi/ucraina" type="link" id="https://it.insideover.com/luoghi/ucraina">resistenza ucraina</a> agli occhi di molti media occidentali, <strong>Andriy Biletsky</strong>, fondatore del Battaglione Azov, era meglio conosciuto negli ambienti dell&#8217;estrema destra con un soprannome impegnativo: il &#8220;Fuhrer bianco&#8221; (<em>Bilyi Führer</em>). Dopo tre anni in cui sui quotidiani occidentali il suo nome è stato affiancato a descrizioni sobrie &#8211; un &#8220;combattente neutrale&#8221;, un comandante carismatico della nuova generazione o persino un &#8220;tecnocrate militare&#8221; &#8211; qualche giorno fa ha trovato un&#8217;intervistatrice che a malapena riusciva a contenere il suo entusiasmo. Si tratta di <strong>Laura Loomer</strong>, influencer trumpiana, la cui <a href="https://www.youtube.com/watch?v=hJA-KfGlMeQ" type="link" id="https://www.youtube.com/watch?v=hJA-KfGlMeQ">chiacchierata</a> lunga un&#8217;ora e mezza, a Kyiv, con il comandante azoviano presenta diversi motivi di interesse. Per lo meno se vogliamo capire cosa si muove nel mondo della destra Maga, ma anche all&#8217;interno della destra istituzionale in Ucraina.</p>



<p>Fino a poco tempo fa Loomer parlava del presidente ucraino Zelensky come un &#8220;giustificatore della jihad&#8221; e accusava l&#8217;Ucraina di dare spazio agli estremisti. Durante il suo recente viaggio nel Paese, però, ha fatto una <strong>giravolta notevole</strong> e dopo aver intervistato Zelensky ha rivisto le sue critiche agli aiuti militari statunitensi, immettendo nella sua rivalutazione dell&#8217;Ucraina il fatto che si tratterebbe di una nazione <strong>antropologicamente pura</strong> e conservatrice. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dagli ultras ad Azov</h2>



<p>Se Loomer è una figura culturalmente ridicola nel mondo Maga, e dall&#8217;impatto non così grande come spesso si dice nella galassia destrorsa, Biletsky è invece una figura chiave della<strong> scena ultranazionalista e militare </strong>di Kyiv. La sua storia politica ha radici nella città di <strong>Kharkiv</strong>, nell&#8217;Est dell&#8217;Ucraina. Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni 2000, le sue prime azioni sul campo non riguardavano la resistenza contro la Russia, ma violenti scontri di strada contro le comunità di migranti vietnamiti e aggressioni a gruppi ultranazionalisti rivali. Una traiettoria che passa dal mondo degli <strong>ultras del calcio</strong>, per portarlo a diventare la punta di diamante della scena nazionalista radicale e suprematista caucasica del suo Paese.</p>



<p>Fino all&#8217;ambito militare e paramilitare. Anche lì, un&#8217;ascesa repentina: quando nel 2005 i principali partiti nazionalisti dell&#8217;Ovest, come il Partito Social-Nazionale di <strong>Andriy Parubiy</strong>, iniziarono ad avvicinarsi alle forze liberali e filo-occidentali, Biletsky se ne distaccò violentemente, accusandoli di essersi venduti l&#8217;anima. Nel 2014 è il responsabile della nascita della cosiddetta Famiglia Azov, un vasto ed efficiente ecosistema che comprende movimenti civili, formazioni paramilitari giovanili (come <em>Centuria</em>) e brigate di prima linea. Meno di dieci anni più tardi, questo gruppo paramilitare d&#8217;élite sarà assorbito dall&#8217;esercito ucraino insieme ad altre formazioni minori ma simili, e prenderà il nome di <strong>Terza Brigata d&#8217;Assalto</strong>, portandosi dietro anche un bel po&#8217; dell&#8217;iconografia nazistoide dei un tempo. Gli alleati europei vedono e non vedono, la stampa pure.</p>



<p>Nel settembre del 2025 Biletstky è promosso al grado di brigadiere generale dell&#8217;esercito ucraino: un traguardo notevole per un uomo che non ha mai ricevuto una formazione militare formale. Così ottiene un potere enorme, sul campo e sui social, senza passare dal voto. <strong>Oggi Biletsky viene indicato dagli osservatori della politica come uno dei personaggi con l&#8217;aspirazione di governare l&#8217;Ucraina, </strong>nell&#8217;eventuale post-Zelensky: col pugno di ferro, immaginiamo, in un mondo di reduci induriti. Nei sondaggi, però, non ha mai fatto il botto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La visione politica di Biletsky</h2>



<p>Eppure è indubbiamente un <strong>comunicatore sofisticato</strong>, considerato il contesto. Si prenda la parte dell&#8217;intervista con Loomer, verso il minuto diciotto, in cui lei, dopo avergli portato solidarietà per le accuse &#8220;ingiuste&#8221; di nazismo &#8211; purtroppo succede anche a Trump, dice, nonostante sia l&#8217;alleato numero uno di Israele &#8211; tenta di provocarlo più volte con l&#8217;argomento <strong>dell&#8217;immigrazione</strong>: ciò che le piace dell&#8217;Ucraina è che non ci sono letteralmente musulmani in giro, a differenza degli Stati Uniti. La propagandista di Trump dice a Biletsky: vedi, da noi, negli Stati Uniti, il Primo emendamento, quello sulla libertà d&#8217;espressione, finisce col proteggere i nostri nemici interni, come gli islamisti, mentre i Dem stanno eleggendo sindaci musulmani e marxisti che ci porteranno alla sottomissione. In Ucraina, nota con ammirazione, ci sono leggi contro l&#8217;antisemitismo più dure che in America e di nazisti non se ne vedono (<em>fact-checking: sì, è vero che in Ucraina hanno un presidente ebreo il movimento pro-Palestina è inesistente, ma nei villaggi ucraini, nelle festività pasquali, compare la figura del &#8220;moskho&#8221;, l&#8217;ebreo infido, barbuto e vecchio che viene preso simbolicamente a legnate: tradizione che esportata in Canada e Stati Uniti dalla diaspora ha provocato dello scandalo</em>).</p>



<p>A differenza del classico nazionalismo dell&#8217;Ucraina occidentale, storicamente legato alla difesa della lingua ucraina e alla tradizione cattolica o ortodossa, <strong>Biletsky s&#8217;è costruito una visione politica basata per lo più sul classico razzismo biologico</strong>: la lingua parlata non conta quanto il colore della pelle. Nelle sue prime manifestazioni ideologiche non a caso rifiutava apertamente l&#8217;Occidente liberal-democratico e in via di mescolamento: si opponeva alla Nato per i bombardamenti sulla Serbia negli anni Novanta, criticava l&#8217;Unione Europea per le politiche d&#8217;accoglienza ed esaltava il paganesimo rispetto alla religione tradizionale.</p>



<p>Non a caso nell&#8217;intervista con Loomer si svincola dalle provocazioni con un ragionamento che suona più o meno così: in Ucraina non esiste violenza nazista perché, in effetti, l&#8217;immigrazione è molto bassa. E lascia intendere che anche la scarsa xenofobia &#8211; più che lo scarso antisemitismo &#8211; sarebbe dovuta proprio a questo fattore.</p>



<p>Insomma, Biletsky si dice d&#8217;accordo con l&#8217;ospite, ma non si lascia prendere la mano. E non si lascia trascinare neppure un attimo nelle guerre culturali di tipo statunitense. Non segue Loomer nel dare addosso ai Democratici o al <em>woke</em>. Forse il tema non gli interessa; forse immagina che non lo aiuterebbe con un possibile successore di Trump spostato più a sinistra; di sicuro non lo trova importante in quella conversazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;Ucraina come simbolo della &#8220;purezza etnica&#8221;</strong></h2>



<p>Molti influencer trumpiani diventano anti-israeliani perché antisemiti. <strong>Altri diventano filoucraini perché islamofobi.</strong> Questo argomento di Loomer è diffuso anche in ambienti del neofascismo italiano che ho intervistato: l&#8217;Ucraina sarebbe l&#8217;Europa di un tempo, omogenea e intonsa rispetto alle orde islamiche, mentre la Russia sarebbe il meticciato che avanza, l&#8217;Eurasia minacciosa, come mi spiegava un teorico di Casapound. Peccato che questo ragionamento non tenga conto del nuovo capo dell’agenzia che si occupa di attività di intelligence all’estero, <a href="https://kyivindependent.com/ukraines-top-security-official-set-to-become-head-of-foreign-intelligence-service-source-says/">appena nominato</a> da Zelensky, <strong>Rustem Umerov:</strong> un musulmano tataro che parla arabo e turco.</p>



<p>Loomer vuole &#8220;vendere&#8221; la causa ucraina a un certo pubblico antimusulmano e razzista, con un ragionamento speculare a quello della destra che vede la Russia come esempio di purezza etnica, senza conoscerne affatto le innumerevoli minoranze (ereditate dall&#8217;Urss). Diversi commentatori hanno sostenuto che il suo appoggio fosse il segnale di una svolta di Trump verso posizioni più favorevoli a Kyiv. I fatti sembrano dire il contrario: <strong>dopo l&#8217;intervento di Loomer, Trump ha ridimensionato la promessa di consentire all&#8217;Ucraina di produrre sistemi Patriot,</strong> respinto una richiesta ucraina di 300 missili Pac-3 e rallentato l&#8217;erogazione di 400 milioni di dollari di aiuti militari già approvati dal Congresso.</p>



<p>Oggi, dietro la pagliacciata di Loomer, resta l&#8217;influenza &#8211; pressoché assoluta &#8211; di Biletsky sulla galassia dell&#8217;estrema destra ucraina, mentre l&#8217;atteggiamento statunitense resta ambiguo e inaffidabile.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/loomer-e-biletsky-linfluencer-trumpiana-e-il-capo-del-battaglione-azov-un-incontro-interessante.html">Loomer e Biletsky, l&#8217;influencer trumpiana e il capo del battaglione Azov: un incontro interessante</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;economia Usa gira meglio di quella europea? Solo grazie alla Silicon Valley. Ma per il resto&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/leconomia-usa-gira-meglio-di-quella-europea-solo-grazie-alla-silicon-valley-ma-per-il-resto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 09:24:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1189" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260725153338982_6529688a196767671e50b23a98536829.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260725153338982_6529688a196767671e50b23a98536829.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260725153338982_6529688a196767671e50b23a98536829-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260725153338982_6529688a196767671e50b23a98536829-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260725153338982_6529688a196767671e50b23a98536829-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260725153338982_6529688a196767671e50b23a98536829-1536x951.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260725153338982_6529688a196767671e50b23a98536829-600x372.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>il divario di PIL pro capite tra Usa ed Europa si allarga. Questo è vero nei numeri, ma nasconde un’illusione ottica piuttosto interessante. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/leconomia-usa-gira-meglio-di-quella-europea-solo-grazie-alla-silicon-valley-ma-per-il-resto.html">L&#8217;economia Usa gira meglio di quella europea? Solo grazie alla Silicon Valley. Ma per il resto&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1189" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260725153338982_6529688a196767671e50b23a98536829.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260725153338982_6529688a196767671e50b23a98536829.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260725153338982_6529688a196767671e50b23a98536829-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260725153338982_6529688a196767671e50b23a98536829-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260725153338982_6529688a196767671e50b23a98536829-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260725153338982_6529688a196767671e50b23a98536829-1536x951.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260725153338982_6529688a196767671e50b23a98536829-600x372.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non è facilissimo raccontare la storia dell’economia globale senza cadere nel tranello dell’eccezionalismo americano, cioè in quell’idea rassicurante e un po’ pigra secondo cui gli Stati Uniti vincono sempre su tutti i fronti perché lavorano di più, innovano di più e guadagnano di più. Questa è l&#8217;idea rassicurante e un po&#8217; pigra che inquina da qualche anno, in particolare dopo la pubblicazione di vari studi europei e del rapporto stilato da <strong>Mario Draghi</strong> sulla competitività dell’Unione Europea, la narrazione dominante ci dice che <strong>il divario di PIL pro capite tra Stati Uniti ed Europa continua ad allargarsi</strong>. Questo è vero nei numeri, ma nasconde un’illusione ottica piuttosto interessante.</p>



<p>Vista da vicino, ad esempio leggendo <a href="https://www.ft.com/content/3fcda833-80d2-4e13-86f4-29b479b79adf" type="link" id="https://www.ft.com/content/3fcda833-80d2-4e13-86f4-29b479b79adf">questa inchiesta</a> del <em>Financial Time</em>s, la presunta superiorità schiacciante degli Stati Uniti smette di essere un dato omogeneo e si rivela per quello che è: <strong>il risultato quasi esclusivo del settore tecnologico</strong>. Escludendo la produzione di hardware, la fornitura di servizi informatici e le loro applicazioni più dirette, le economie delle due sponde dell’Atlantico viaggiano a ritmi spaventosamente simili. In altre parole, <strong>l’enorme solco economico che ci separa dagli statunitensi si riduce all’enorme successo commerciale di una manciata di multinazionali della Silicon Valley.</strong></p>



<p>Negli ultimi vent’anni la produttività oraria europea ha rallentato il passo, questo è innegabile, ma non perché gli occupati europei si siano improvvisamente messi a lavorare peggio: la differenza sta nell’<strong>adozione sistemica delle tecnologie digitali</strong>, dove le imprese statunitensi hanno accumulato vantaggi enormi. Negli Stati Uniti si investe prima e di più nell’automazione dei processi amministrativi, nell’integrazione delle architetture in <em>cloud</em> e negli strumenti di intelligenza artificiale. In Europa si tende ad approcciare la trasformazione digitale con maggiore prudenza, spesso frenati da un quadro normativo severo, come la disciplina della privacy, e da un tessuto industriale frammentato.</p>



<p>Qui possiamo provare a ricordare un paradosso tipico della società contemporanea: dedichiamo enormi quantità di capitale e intelligenza per risparmiare tempo sulle mansioni burocratiche, automatizzare le riunioni e velocizzare i flussi di lavoro, al solo scopo di produrre margini finanziari che poi destiniamo a <strong>sostenere i costi di sistemi sociali sempre più complessi e precari</strong>. Gli Stati Uniti estraggono un valore immenso dalla tecnologia, ma la conversione di questo Pil in effettivo benessere umano si rivela tragicamente inefficiente.</p>



<p>I dati sulla qualità della vita raccontano infatti una storia del tutto opposta a quella delle curve di produttività. Nonostante una spesa sanitaria <em>pro capite</em> immensamente superiore a quella di qualsiasi Paese europeo, l’aspettativa di vite oltreoceano rimane nettamente inferiore. E non menzioniamo neanche i tassi di carcerazione e di omicidi che nelle democrazie europee sarebbero considerati intollerabili.</p>



<p>La difficoltà dell&#8217;economia statunitense sta nel<strong> trasformare la sua straordinaria ricchezza finanziaria in stabilità sociale</strong>, trasformando la crescita in un meccanismo di accumulazione che compensa disuguaglianze e disfunzioni strutturali. Gli economisti tendono a misurare la competitività analizzando esclusivamente le ore lavorate e la produttività per ora. L&#8217;Europa ha scelto, più o meno consapevolmente, di scambiare una parte di questo potenziale incremento di ricchezza con più tempo libero e una rete di protezione sociale più solida. <strong>Possiamo allora dire che vera sfida del modello europeo non è copiare la Silicon Valley</strong>, ma capire fino a quando questa preferenza per la stabilità potrà reggere senza che il ritardo tecnologico comprometta la sostenibilità stessa dello Stato sociale.<br></p>
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		<title>La nuova corsa allo spazio lascia Mosca sempre più indietro</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-nuova-corsa-allo-spazio-lascia-mosca-sempre-piu-indietro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 04:47:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre gli Stati Uniti trainati da SpaceX e la Cina accelerano, la Russia perde terreno nella competizione spaziale. L&#8217;isolamento tecnologico, causato dalle sanzioni post-invasione dell&#8217;Ucraina, avrebbe portato al declino di un settore centrale per l&#8217;identità geopolitica della superpotenza eurasiatica, sin dall&#8217;Unione Sovietica. La scivolosa posizione di leadership odierna è raccontata da un&#8217;approfondita inchiesta di Bloomberg, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-nuova-corsa-allo-spazio-lascia-mosca-sempre-piu-indietro.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-nuova-corsa-allo-spazio-lascia-mosca-sempre-piu-indietro.html">La nuova corsa allo spazio lascia Mosca sempre più indietro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mentre gli Stati Uniti trainati da SpaceX e la <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-bussa-alla-porta-del-nord-europa-cosa-ce-dietro-lo-strano-tour-scandinavo-di-wang-yi.html#google_vignette">Cina</a> accelerano, la Russia perde terreno nella competizione spaziale. L&#8217;isolamento tecnologico, causato dalle sanzioni post-invasione dell&#8217;Ucraina, avrebbe portato al declino di un settore centrale per l&#8217;identità geopolitica della superpotenza eurasiatica, sin dall&#8217;Unione Sovietica. La scivolosa posizione di leadership odierna è raccontata da un&#8217;approfondita inchiesta di <em>Bloomberg</em>, che mette in luce come Mosca stia provando a lanciare un ambizioso piano di rilancio da <strong>60 miliardi</strong> per la sua agenzia spaziale, <strong>Roscosmos</strong>, cercando paradossalmente di imitare il modello commerciale e seriale del suo più grande rivale statunitense, la <strong>SpaceX</strong> di Elon Musk.</p>



<p>Il problema principale della Russia è il divario sui lanci orbitali: negli ultimi cinque anni quelli statunitensi e cinesi sono cresciuti in modo esponenziale, mentre i lanci russi sono rimasti o sono diminuiti, riducendo Mosca a un ruolo marginale nella nuova <em>space race</em>. Un declino le cui ragioni sono sia strettamente legate all&#8217;attualità politica, sia storiche. Da un lato, l’industria aerospaziale russa è rimasta ancorata a vecchie logiche statali e artigianali, molto lontane dall&#8217;efficienza industriale dei privati occidentali. Dall&#8217;altro, l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina ha trasformato il Paese in un paria per l&#8217;Occidente, privando Roscosmos dei contratti commerciali e dei finanziamenti internazionali che un tempo ne garantivano la sopravvivenza economica.</p>



<p>Il legame inscindibile tra lo spazio e il conflitto in Ucraina emerge chiaramente anche dalle analisi sulle tendenze belliche correnti, come quelle pubblicate dalla newsletter <em>Events in Ukraine</em>. In una guerra che è sempre più di logoramento, anche tecnologico, la <strong>connettività satellitare</strong> e l&#8217;intelligence spaziale rappresentano un&#8217;arma cruciale a disposizione dei contendenti. Non va dimenticato che fino a oggi la superiorità tecnologica di Kyiv è stata garantita in larga parte dalla rete Starlink dell&#8217;odiato Elon Musk &#8211; l&#8217;uomo più ricco del mondo che non ha mai fatto mistero del suo disprezzo per l&#8217;Ucraina &#8211; nonché dal supporto di aziende private occidentali specializzate nell&#8217;analisi dei dati, che hanno permesso alle forze ucraine di coordinare <a href="https://it.insideover.com/war/how-rapid-innovation-in-modern-warfare-has-shaped-one-year-of-war.html" type="link" id="https://it.insideover.com/war/how-rapid-innovation-in-modern-warfare-has-shaped-one-year-of-war.html">i grossi droni che attaccano l&#8217;entroterra russo</a> e di mantenere le comunicazioni stabili anche sotto i bombardamenti.</p>



<p>La Russia ha compreso che l&#8217;impossibilità di contrastare efficacemente l&#8217;alleanza tra Musk e forze armate ucraine rappresenta uno dei suoi più grandi svantaggi sul campo di battaglia. Per tentare di invertire la rotta si sta dedicando quindi a satelliti più piccoli: l&#8217;obiettivo è creare una costellazione a bassa orbita proprio sul modello di Starlink, in grado di resistere al jamming e di estendere la portata del controllo dei droni direttamente dallo spazio: battezzata <strong>Rassvet</strong>, sviluppata dalla compagnia privata russa Bureau 1440, vorrebbe essere un tentativo inedito di collaborazione tra privato e pubblico in un settore che a Mosca è da sempre custodito con gelosia dallo Stato. L&#8217;obiettivo del resto non è quello di restaurare il prestigio scientifico dell&#8217;Urss, quanto quello di colmare un vuoto tecnologico che sta condizionando l&#8217;andamento delle operazioni terrestri.</p>



<p>Ma i tentativi di modernizzazione di Mosca si scontrano con la realtà di un&#8217;economia che, per quanto capace di adattarsi alla guerra e alle sanzioni, fatica a reperire le risorse umane e tecnologiche necessarie. Rincorrere il modello SpaceX richiede una flessibilità industriale, una trasparenza e una notevole disponibilità di componenti elettroniche avanzate. </p>



<p>Ecco che allora entra in gioco la Cina. Documenti militari segreti, riportati alla luce la settimana scorsa da un&#8217;inchiesta congiunta di <em>The Insider</em>, <em>Der Spiegel</em> e <em>Le Monde,</em> ci parlano di una cooperazione strategica piuttosto profonda tra Mosca e Pechino: una serie di forum bilaterali riservati, l&#8217;ultimo dei quali si è tenuto a Ekaterinenburg alla fine del 2024, con l&#8217;obiettivo di copiare e neutralizzare Starlink. </p>



<p>Per i ricercatori cinesi e russi, l&#8217;architettura distribuita di Starlink rappresenta una formidabile nemesi, poiché la mancanza di un nodo centrale rende la rete flessibile e difficilmente vulnerabile ai singoli attacchi o ai sistemi di disturbo. Il piano d’azione concordato si articola dunque su tre livelli di intensità crescente: il primo prevede pressioni diplomatiche e legali internazionali, mentre il secondo punta a bloccare l’assegnazione delle frequenze a SpaceX e a unificare i sistemi di <strong>guerra elettronica</strong> dei due paesi. Il terzo livello ipotizza la distruzione fisica della costellazione sia attraverso attacchi cyber, mirati a paralizzare la rete tramite i terminali degli utenti, sia impiegando armi orbitali a basso costo capaci di distruggere i satelliti a un ritmo superiore rispetto alla capacità di lancio di SpaceX.</p>



<p>Ma quanto sono integrate le strategie di Russia e Cina? Alla base della suddetta cooperazione c&#8217;è uno scambio reciproco in cui la Russia offre la propria <strong>esperienza sul campo di battaglia</strong> ottenuta in oltre quattro anni di guerra in Ucraina, mentre la Cina fornisce l&#8217;intelligenza artificiale e le catene di fornitura necessarie a aggirare le sanzioni occidentali. Questa sinergia è già visibile nei droni autonomi impiegati dalle forze russe, che utilizzano moduli e sensori cinesi, e nei progetti per i veicoli corazzati di nuova generazione dotati di torrette automatizzate. Ma è anche vero che per diversi anni i droni ucraini sono stati realizzati al 95 per cento con componentistica cinese &#8211; ad esempio batterie al litio, magneti per i motori e cavi in fibra ottica: pagati a caro prezzo, certo, ma senza nessuna particolare obiezione da parte di Pechino.</p>



<p>Ed è di mercoledì la notizia che l&#8217;UE <a href="https://www.ft.com/content/f6cf99e0-21f7-47c0-b5b1-64b77c18d204?syn-25a6b1a6=1" type="link" id="https://www.ft.com/content/f6cf99e0-21f7-47c0-b5b1-64b77c18d204?syn-25a6b1a6=1">permetterà all&#8217;Ucraina</a> di usare parte dei fondi di <strong>un grosso prestito</strong> destinato alla difesa (una tranche di 6 miliardi di euro su 60 miliardi di euro) per acquistare componenti per droni prodotti in Cina. La Cina fa affari e collabora sul campo con Mosca, ma sia Bruxelles che Kyiv continuano a dipendere da Pechino per la guerra, in mancanza di un&#8217;autonomia completa.</p>



<p>Negli ultimi tempi i produttori ucraini di droni stanno cercando di emanciparsi, e avvertendo gli omologhi europei che la forte dipendenza dalla Cina rappresenta un rischio strategico sia per l&#8217;Ucraina sia per l&#8217;Europa. Vecchia storia. Ma l&#8217;Europa sa che un&#8217;interruzione delle esportazioni cinesi, ad esempio in caso di una crisi su Taiwan, potrebbe mettere in difficoltà l&#8217;intera produzione. Gli ucraini dunque chiedono all&#8217;Ue di sviluppare una filiera industriale alternativa, che però non sembra dietro l&#8217;angolo. Fatto sta che nonostante Pechino continui a negare il proprio coinvolgimento in Ucraina, i dettagli emersi mostrano come la Russia sia sempre più aiutata dalla Cina nella propria industria bellica, il che le sta permettendo di ridurre l&#8217;efficacia dei tentativi di isolamento messi in atto dal fronte euroatlantico. Declino spaziale, o meno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-nuova-corsa-allo-spazio-lascia-mosca-sempre-piu-indietro.html">La nuova corsa allo spazio lascia Mosca sempre più indietro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ucraina, gli orrori del reggimento Skala: violenze, torture, morti sospette e il comandante sotto inchiesta</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/ucraina-gli-orrori-del-reggimento-skala-violenze-torture-morti-sospette-e-il-comandante-sotto-inchiesta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 15:51:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1373" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630144100813_4a06c9b937a11a96c70551573d5a21cc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630144100813_4a06c9b937a11a96c70551573d5a21cc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630144100813_4a06c9b937a11a96c70551573d5a21cc-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630144100813_4a06c9b937a11a96c70551573d5a21cc-1024x732.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630144100813_4a06c9b937a11a96c70551573d5a21cc-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630144100813_4a06c9b937a11a96c70551573d5a21cc-1536x1098.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630144100813_4a06c9b937a11a96c70551573d5a21cc-600x429.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ucraina, inchiesta su Skala: torture, reclutamento forzato di vulnerabili e 26 morti sospette coperte da certificati medici falsi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ucraina-gli-orrori-del-reggimento-skala-violenze-torture-morti-sospette-e-il-comandante-sotto-inchiesta.html">Ucraina, gli orrori del reggimento Skala: violenze, torture, morti sospette e il comandante sotto inchiesta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1373" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630144100813_4a06c9b937a11a96c70551573d5a21cc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630144100813_4a06c9b937a11a96c70551573d5a21cc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630144100813_4a06c9b937a11a96c70551573d5a21cc-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630144100813_4a06c9b937a11a96c70551573d5a21cc-1024x732.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630144100813_4a06c9b937a11a96c70551573d5a21cc-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630144100813_4a06c9b937a11a96c70551573d5a21cc-1536x1098.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630144100813_4a06c9b937a11a96c70551573d5a21cc-600x429.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’indagine è <a href="https://babel.ua/en/texts/127938-the-skelya-assault-regiment-has-combat-merits-and-is-well-equipped-and-according-to-eyewitnesses-they-torture-and-beat-people-to-death-there-babel-s-investigation" type="link" id="https://babel.ua/en/texts/127938-the-skelya-assault-regiment-has-combat-merits-and-is-well-equipped-and-according-to-eyewitnesses-they-torture-and-beat-people-to-death-there-babel-s-investigation">partita</a> dal giornale indipendente ucraino <em>Babel</em>, e poi <a href="https://kyivindependent.com/skelia-assault-regiment-commander-suspended-from-duty-amid-investigation-into-alleged-abuse/" type="link" id="https://kyivindependent.com/skelia-assault-regiment-commander-suspended-from-duty-amid-investigation-into-alleged-abuse/">ripresa</a> anche da testate locali come Kyiv Independent &#8211; a dimostrazione che pur nel clima plumbeo una certa libertà di stampa da quelle parti c&#8217;è &#8211; e ha squarciato il velo su una delle realtà taciute del conflitto in corso: la gestione interna del <strong>425° reggimento autonomo d’assalto</strong>, universalmente noto come <em>Skala</em> o Skelia. Sevizie, violenze sistematiche e persino torture che hanno portato alla morte delle reclute sono tra le accuse mosse contro la leadership dell’unità, guidata dal tenente colonnello <strong>Yuriy Harkavyi</strong>, recentemente sospeso dalle sue funzioni. Sarebbero addirittura 26 i militari morti per per cause non legate al combattimento tra la fine del 2025 e la primavera del 2026.</p>



<p>La filosofa Hannah Arendt diceva che l’autorità che si fonda esclusivamente sulla violenza, anziché il consenso, porta in sé i germi della propria distruzione, trasformando le istituzioni nate per difendere lo Stato in macchine di coercizione interna. Solo che il reggimento <em>Skala</em> non è un’unità qualunque, ma la più grande formazione d&#8217;assalto dell&#8217;esercito ucraino, con un organico che supera i diecimila effettivi. Gode di canali di rifornimento prioritari e risponde direttamente al comandante in capo delle forze armate <em>Oleksandr Syrskyi</em>. La deriva sta nella vertiginosa espansione numerica e nella necessità di rimpiazzare le perdite nei settori più critici del fronte. Questo ha spinto l’unità a setacciare i centri di riabilitazione statali, raccattando per la <strong>mobilitazione forzata numerosi tossicodipendenti in terapia con metadone</strong>, obiettori di coscienza e anche persone affette da gravi disabilità psichiche. Da qui il nomignolo di &#8220;armata zombie&#8221;, che le è stato affibbiato dal blogger militare Peter Korotaev.</p>



<p>Secondo le testimonianze raccolte dai <a href="https://it.insideover.com/politica/lotta-alla-corruzione-le-enormi-fatiche-di-kiev-per-rispettare-i-patti-con-la-ue.html" type="link" id="https://it.insideover.com/politica/lotta-alla-corruzione-le-enormi-fatiche-di-kiev-per-rispettare-i-patti-con-la-ue.html">giornalisti</a>, il primo impatto dei nuovi arrivati avviene in un centro di smistamento soprannominato &#8220;il pollaio&#8221;: una struttura agricola priva di finestre in cui centinaia di uomini vengono privati dei telefoni e denudati. Da quel momento, la disciplina viene mantenuta attraverso codici comportamentali mutuati dal sistema carcerario post-sovietico, sotto lo stretto controllo dei cosiddetti <em>vertukhai</em>, i guardiani armati. I soldati sono costretti a dirigersi in gruppo verso i servizi igienici sotto la costante minaccia dei fucili d&#8217;assalto, beccandosi pesanti punizioni corporali per ogni minima infrazione. Nelle celle di isolamento si verifica la coabitazione forzata tra reclute ordinarie e tossicodipendenti in piena crisi d&#8217;astinenza, privati dei farmaci sostitutivi, tra allucinazioni e scatti di violenza, spesso sedati dai carcerieri con l’uso di gas lacrimogeni.</p>



<p>Per prevenire i frequenti tentativi di <a href="http://google.com/search?q=insideover+ucraina+diserzione&amp;oq=insideover+ucraina+diserzione&amp;gs_lcrp=EgZjaHJvbWUyBggAEEUYOdIBCDM3NjFqMGo0qAIAsAIA&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8" type="link" id="google.com/search?q=insideover+ucraina+diserzione&amp;oq=insideover+ucraina+diserzione&amp;gs_lcrp=EgZjaHJvbWUyBggAEEUYOdIBCDM3NjFqMGo0qAIAsAIA&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8">diserzione</a>, <strong>i perimetri dei campi di addestramento situati nelle aree boschive sono stati interamente minati</strong>, trasformando le basi in veri e propri centri di detenzione a cielo aperto. I testimoni riferiscono pure di esplosioni notturne dovute sia alla fauna locale sia a soldati disperati che tentavano la fuga. In un episodio documentato, una recluta catturata dopo essere sopravvissuta alla deflagrazione di un ordigno è stata esposta pubblicamente davanti ai compagni come monito, prima di sparire definitivamente dai registri ufficiali con una diagnosi di insufficienza cardiaca.</p>



<p>Al centro dell&#8217;inchiesta giudiziaria avviata dall&#8217;Ufficio statale delle indagini ucraino, che cerca di barcamenarsi tra pressioni politiche e tutela dei soldati, c&#8217;è la discrepanza tra la condizione clinica dei corpi e le versioni fornite dai comandi militari. Per la quasi totalità dei decessi sospetti, i certificati medici ufficiali riportano la dicitura di <strong>morte per polmonite bilaterale o miocardiopatia non specificata</strong>, una formula burocratica che i familiari trovano offensiva. Le salme consegnate alle famiglie mostravano evidenti segni di traumi contusivi, emorragie interne, costole fratturate e profonde lesioni compatibil con l’uso prolungato di manette.</p>



<p>Tra le storie più drammatiche figurano quelle di <strong>Dmytro Koval</strong>, un cinquantenne di fede battista e obiettore di coscienza, morto dopo essere stato sottoposto a percosse quotidiane e all’alimentazione forzata tramite flebo, e di <strong>Volodymyr Tsukanov</strong>, un giovane affetto da dipendenze che accudiva la madre invalida, deceduto in ospedale dopo che un sergente istruttore gli aveva fratturato nove costole riempendolo di calci al torace. In un altro caso ancora, i vertici del reggimento hanno tentato di giustificare le lesioni fatali di un militare spiegando che era caduto accidentalmente da un albero nel tentativo di sottrarsi al servizio.</p>



<p>La difesa del reggimento, affidata al suo portavoce, <strong>ha respinto le accuse </strong>sostenendo che la maggior parte dei decessi è avvenuta all&#8217;interno di strutture ospedaliere civili a causa delle condizioni di salute precarie con cui i cittadini si presentano alla leva, definendo le accuse come speculazioni prive di fondamento giuridico promosse principalmente da soldati che hanno abbandonato il reparto.</p>



<p>Mentre il Comando delle forze terrestri assicura la massima imparzialità negli accertamenti in corso, la responsabile dell’osservatorio militare <strong>Olha Reshetylova</strong> ha definito la gestione del reparto come una condotta criminale perpetrata da un gruppo organizzato di individui. La crisi della gestione del personale è già un problema enorme, e i metodi brutali impiegati per forgiare quelli che i comandanti definiscono, con cinismo, &#8220;soldati monouso&#8221;, aprono un dibattito profondo sulla tenuta democratica di un Paese sotto un&#8217;enorme pressione.</p>
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		<title>Dall&#8217;Africa ai Balcani, la diaspora dei talenti che rende forte il calcio europeo</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/dallafrica-ai-balcani-la-diaspora-dei-talenti-che-rende-forte-il-calcio-europeo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 07:16:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Nationalism]]></category>
		<category><![CDATA[mondiali di clacio]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="calcio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La presenza massiccia di giocatori di origine africana nelle nazionali occidentali è il risultato di precise dinamiche storiche. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="calcio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una delle esclusioni più clamorose dai Mondiali di calcio del 2026, dopo quella dell&#8217;Italia senza talenti dei Gattuso e dei Gravina, è quella della nazionale della Nigeria, conosciuta storicamente come le <strong>Super Eagles</strong>. Eppure il dna del Paese africano è si trova un po&#8217; ovunque nelle rose delle squadre che si contendono la coppa: anzi si può dire che la Nigeria sia una delle nazioni più rappresentate in assoluto. È il fenomeno della diaspora nel calcio globale, che sta ridefinendo i rapporti di forza tra le nazionali calcistiche e alimentando un acceso dibattito sull&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/il-calcio-italiano-non-cambia-la-figc-riparte-da-malago.html" type="link" id="https://it.insideover.com/politica/il-calcio-italiano-non-cambia-la-figc-riparte-da-malago.html">estrazione del talento sportivo</a>, mostrando forti analogie con quanto accade in altre parti del mondo, come nella più famosa diaspora calcistica dei paesi balcanici.</p>



<p>Nelle sole liste dei convocati del torneo si contano moltissimi calciatori di primissimo livello che avrebbero potuto rappresentare la Nigeria per nascita o per discendenza diretta, ma che hanno scelto di indossare la maglia di una federazione europea o nordamericana. Si pensi a <strong>Bukayo Saka</strong>, ala dell&#8217;Arsenal e punto fermo della nazionale inglese, nato a Londra da genitori nigeriani. O a <strong>Jamal Musiala</strong>, trequartista del Bayern Monaco e della Germania, figlio di padre anglo-nigeriano, e a <strong>Manuel Akanji</strong>, difensore del Manchester City e pilastro della Svizzera, che ha origini nigeriane da parte di padre e ha persino tatuato il simbolo delle Super Eagles sul corpo. Discorso simile vale per l&#8217;attaccante francese <strong>Michael Olise</strong>, che poteva scegliere tra quattro diverse nazionali, i giocatori inglesi <strong>Noni Madueke</strong> ed <strong>Eberechi Eze</strong>, lo statunitense <strong>Folarin Balogun</strong>, lo svizzero <strong>Noah Okafor</strong> e il veterano <strong>David Alaba</strong>, storico capitano dell&#8217;Austria.</p>



<p><strong>Questa presenza massiccia di giocatori di origine africana nelle nazionali occidentali non è casuale,</strong> ma è il risultato di precise dinamiche storiche ed economiche. Le grandi nazioni calcistiche europee beneficiano da decenni dei <strong>flussi migratori </strong>e soprattutto dei settori giovanili dei club più ricchi, che scoprono talenti quando sono quasi in fasce. Esiste però anche un<strong>canale diretto di </strong>che parte dal continente africano, e che porta i giganti europei e i loro investitori a finanziare accademie calcistiche in Nigeria o Ghana per scovare i migliori ragazzi all&#8217;età di 12 o 13 anni, crescerli sul posto e trasferirli in Europa non appena compiono 18 anni. Inevitabilmente, dei miliardi di dollari mossi ogni anno dal calciomercato mondiale, solo una frazione infinitesimale ritorna effettivamente ai club africani. Le accademie finiscono così per funzionare come una sorta di startup a forte squilibrio geografico. A questo si aggiunge il fatto che la crisi delle infrastrutture locali e i problemi di governance della federazione nigeriana spingono i giovani nati all&#8217;estero a preferire le federazioni in cui sono cresciuti, ritenute più serie e capaci di garantire carriere ad alti livelli.</p>



<p>Come dicevamo all&#8217;inizio, questa dinamica non è affatto un&#8217;esclusiva del calcio africano, ma ricorda molto da vicino il dibattito che da anni infiamma i tifosi dell&#8217;Europa dell&#8217;Est, in particolare quelli della Serbia. Se tutti i giocatori della diaspora serba avessero scelto di rappresentare la propria nazionale di origine, la Serbia possiederebbe oggi una delle squadre più profonde e di maggior talento del pianeta. Se <strong>Lazar Samardžić</strong>, nato in Germania da genitori serbi, ha deciso di sposare la causa della nazionale serba, altri hanno fatto scelte opposte, come <strong>Miloš Degenek</strong>, nato in Croazia e fuggito con la famiglia durante le guerre jugoslave per poi stabilirsi in Australia e diventarne un titolare, o <strong>Marko Arnautović</strong>, nato in Austria da padre serbo e diventato capitano e simbolo della nazionale austriaca. Ci sono poi stati i casi di <strong>Neven Subotić</strong>, cresciuto tra Germania e Stati Uniti, che scelse la Serbia per poi ritirarsi precocemente dal calcio internazionale, e persino di <strong>Zlatan Ibrahimović</strong>, nato in Svezia da madre serbo-bosniaca e padre musulmano-bosniaco, che ha legato il suo nome alla storia della nazionale svedese. </p>



<p>Questo intreccio diasporico tocca anche vette di forte rivalità sportiva, come accaduto con <strong>Xherdan Shaqiri</strong> e <strong>Granit Xhaka</strong>, nati nell&#8217;ex Jugoslavia da famiglie albanesi del Kosovo e cresciuti fino a diventare i leader della Svizzera, accendendo storici e tesi confronti sul campo proprio contro la Serbia. Invece, a causa delle doppie cittadinanze, dei luoghi di nascita all&#8217;estero o di precise scelte personali, molte stelle giocano per altri Paesi.</p>



<p>Tornando al contesto africano, questa fuga di talenti genera non pochi malumori. L&#8217;ex centrocampista del Chelsea e della nazionale nigeriana, <strong>Mikel John Obi</strong>, <a href="https://www.channelstv.com/2024/07/26/dont-treat-africa-as-second-option-obi-tells-foreign-based-players/" type="link" id="https://www.channelstv.com/2024/07/26/dont-treat-africa-as-second-option-obi-tells-foreign-based-players/">ha criticato </a>duramente i calciatori della diaspora che crescono in Inghilterra o in Francia, aspettando una chiamata dalle nazionali europee e poi, verso i 25 o 26 anni, quando capiscono che non c&#8217;è spazio, decidono di accettare la convocazione della Nigeria. Per l&#8217;ex capitano la federazione nigeriana non dovrebbe essere trattata come una seconda scelta, poiché i giocatori dovrebbero decidere prima ed essere fieri delle proprie radici. I calciatori, dal canto loro, si trovano spesso a fare i conti con un forte senso di appartenenza al Paese in cui sono nati. Giocatori come <strong>Kobbie Mainoo</strong>, un altro giovane talento di origini ghanesi che ha scelto l&#8217;Inghilterra, hanno spiegato che giocare per la nazionale del Paese in cui si è cresciuti e in cui si è stati formati è semplicemente il coronamento di un sogno d&#8217;infanzia.</p>



<p>Non tutti i Paesi europei si regolano allo stesso modo. Se Francia e la Germania hanno costruito i propri successi sportivi recenti integrando perfettamente i figli degli immigrati di prima e seconda generazione. l&#8217;Italia mostra il volto opposto della medaglia, con rigidissime leggi sulla cittadinanza italiana che rendono molto complicato per i figli di immigrati nati nel Paese ottenere il passaporto prima dei 18 anni. Questo muro burocratico ha di fatto escluso per anni potenziali talenti dai circuiti delle nazionali giovanili. Il caso più celebre? Quello di <strong>Mario Balotelli</strong>, nato a Palermo da genitori ghanesi ma impossibilitato a giocare per le nazionali azzurre fino alla maggiore età.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/dallafrica-ai-balcani-la-diaspora-dei-talenti-che-rende-forte-il-calcio-europeo.html">Dall&#8217;Africa ai Balcani, la diaspora dei talenti che rende forte il calcio europeo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gerusalemme: il piano segreto per Al-Aqsa che può incendiare il Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gerusalemme-il-piano-segreto-per-al-aqsa-che-puo-incendiare-il-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gerusalemme" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una proposta di ambienti statunitensi e israeliani si sta facendo strada per sottrarre alla Giordania la custodia storica della spianata. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gerusalemme" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Gerusalemme-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi mesi, calata l&#8217;attenzione mediatica su Gaza, si sta incendiando <strong>Gerusalemme</strong>, e nello specifico il sito più politicamente sensibile del Medio Oriente: la <strong>Spianata delle Moschee</strong>, il luogo che i musulmani chiamano <strong>Al-Haram al-Sharif</strong> e gli ebrei <strong>Monte del Tempio</strong>. Succede quando una proposta sostenuta da ambienti statunitensi e israeliani si sta facendo strada per sottrarre alla <strong>Giordania</strong> la custodia storica della spianata, e trasformarla in un complesso multireligioso che viene incontro alle sole <a href="https://it.insideover.com/video/israele-e-ben-gvir-colpire-il-singolo-per-proteggere-il-sistema" type="link" id="https://it.insideover.com/video/israele-e-ben-gvir-colpire-il-singolo-per-proteggere-il-sistema">esigenze israeliane</a>. La notizia, nata come indiscrezione raccolta dal sito filopalestinese <em>Middle East Eye</em> (non sempre affidabile, va detto) e poi confermata da analisti che seguono il conflitto, è una bomba a orologeria nella diplomazia mondiale e potrebbe innescare una nuova e gravissima ondata di violenze <a href="https://it.insideover.com/tag/israele" type="link" id="https://it.insideover.com/tag/israele">in tutta la regione</a>.</p>



<p>Bisogna però fare prima un passo indietro fino al <strong>1924</strong>, ben prima della nascita dello <strong>Stato di Israele</strong>, la dinastia degli <strong>Hashemiti</strong>, ossia la famiglia reale che governa la <strong>Giordania</strong>, esercita la custodia formale dei luoghi santi islamici e cristiani di Gerusalemme. Questo ruolo fu affidato loro quando la <strong>Palestina</strong> era sotto il <strong>mandato britannico</strong>, dopo che gli Hashemiti avevano perso il controllo delle città sante della <strong>Mecca</strong> e di <strong>Medina</strong> a favore della famiglia <strong>Al Saud</strong>, gli attuali governanti dell&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong>.</p>



<p>Le cose sono cambiate in parte dopo la <strong>Guerra dei Sei Giorni</strong> del 1967, quando Israele ha occupato <strong>Gerusalemme Est</strong>, l&#8217;area in cui si trova la Spianata. Da allora, le autorità israeliane gestiscono la sicurezza esterna del sito, ma la gestione quotidiana e religiosa dell&#8217;area è rimasta formalmente in mano al <strong>Waqf</strong>, un organo religioso finanziato e controllato dal governo giordano. È un accordo che fa parte del cosiddetto <em>status quo</em> di Gerusalemme, un delicato equilibrio diplomatico riconosciuto anche nel <strong>trattato di pace tra Israele e Giordania del 1994</strong>. Per la monarchia di <strong>Amman</strong>, questa custodia non è solo una questione di prestigio e identità, ma una colonna portante della propria legittimità politica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un centro multifede per far pregare i gruppi ebrei</h2>



<p>Di cosa parla il nuovo piano? Secondo quanto riportato da <strong>Daniel Seidemann</strong>, avvocato israelo-americano considerato tra i massimi esperti della storia e delle regole non scritte di Gerusalemme, la proposta prevederebbe la <strong>fine improvvisa</strong> dell&#8217;autorità del Waqf giordano: al suo posto, verrebbe creato un nuovo organismo istituito dal governo israeliano con un blando coinvolgimento di un consorzio internazionale e interreligioso, comprendente rappresentanti ebrei e di vari Paesi arabi o musulmani, con una possibile supervisione a rotazione.</p>



<p>L&#8217;obiettivo formale sarebbe dichiarare la Spianata un <strong>centro multi-fede</strong>, garantendo parità di accesso ai fedeli delle diverse confessioni e consentendo ufficialmente la preghiera ebraica in grandi gruppi all&#8217;interno del perimetro, cosa impensabile secondo le regole attuali. Oggi gli ebrei possono entrare solo come visitatori, ma senza pregare. Il sogno realizzato di ultranazionalisti come Ariel Sharon e gli stessi ministri considerati più &#8220;estremisti&#8221; del governo Netanyahu, come quello della Sicurezza nazionale <strong>Itamar Ben-Gvir</strong>, senza che la storia abbia preso sufficiente spazio nel dibattito internazionale. Eppure l&#8217;eliminazione della custodia giordana verrebbe percepita come un affronto inaccettabile da gran parte del mondo arabo e islamico.</p>



<p>Il <strong>deus ex machina</strong> dell&#8217;operazione sarebbe <strong>Jared Kushner</strong>, genero di <strong>Donald Trump</strong> e grande affarista nella West Bank: l&#8217;amministrazione statunitense ne avrebbe già discusso con diversi Paesi del Golfo e del Nord Africa, tra cui <strong>Bahrein</strong>, <strong>Egitto</strong>, <strong>Marocco</strong> ed <strong>Emirati Arabi Uniti, al momento alle prese con l&#8217;umiliazione subita dagli Stati Uniti con l&#8217;Iran</strong>. La Casa Bianca ha definito il rapporto &#8220;totalmente falso&#8221; e il <strong>Segretario di Stato Marco Rubio</strong> ha dichiarato di non averne mai sentito parlare. Basterà a placare le acque? Negli stessi giorni, il primo ministro <strong>Benjamin Netanyahu</strong> ha respinto la richiesta della Procura Generale di limitare i poteri di <strong>Ben-Gvir</strong> sulle questioni di polizia più sensibili, comprese quelle che riguardano la Spianata delle Moschee, che Ben-Gvir vede come il più grande regalo che possa fare ai suoi sostenitori di estrema destra. Non a caso, le sue visite al sito, portatrici di gravi tensioni, sono servite come un omaggio a quella parte dell&#8217;elettorato.</p>



<p>Non parliamo di fantascienza, ma di una politica che <a href="https://it.insideover.com/luoghi/gerusalemme-est" type="link" id="https://it.insideover.com/luoghi/gerusalemme-est">si sta già concretizzando</a> a <strong>Gerusalemme Est</strong>. Lo stesso <strong>Daniel Seidemann</strong>, di solito cauto con le parole, ha recentemente dichiarato che la progressiva demolizione ed espulsione di residenti palestinesi in alcuni quartieri storici e nelle aree beduine limitrofe starebbe superando la definizione di <strong>occupazione</strong>, configurandosi ormai come una vera e propria forma di <strong>ingegneria demografica</strong> ed <strong>espulsione forzata</strong>.</p>



<p>A peggiorare le cose, c&#8217;è un dibattito europeo sempre indietro sui tempi riguardo ai possibili freni da apporre all&#8217;espansionismo israeliano. Dopo che l&#8217;Uniona Europea si è incartata sulle sanzioni a Ben-Gvir rinunciando a qualsiasi misura correttiva, Israele ha dichiarato persona non grata la voce diplomatica dell&#8217;Ue, <strong>Kaja Kallas</strong>, per aver detto in un incontro a porto chiuse che quello che avviene in Cisgiordania è &#8220;apartheid&#8221;: per tutta risposta la sua collega e commissaria Ue per il Mediterraneo si è presentata a Tel Aviv per scambiare sorrisi con il ministro degli Esteri di Tel Aviv, senza alcun rimprovero. In Italia continua a imperversare in tv <strong>Emanuele Fiano</strong>, Pd, la cui funzione è quella di ostacolare, dall&#8217;opposizione di sinistra, qualsiasi riforma radicale della nostra diplomazia nei confronti di Israele. Perché, spiega, se un cambiamento ci dovrà essere, arriverà dagli israeliani. Con questi argomenti spiega alla storica Paola Caridi: «Ditemi se hanno avuto effetto le sanzioni contro l&#8217;Iran. O le sanzioni contro la Russia». Insomma, campa cavallo.</p>



<p></p>
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		<title>Russia, le grandi banche costrette a pagarsi la difesa antiaerea contro i droni ucraini</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/russia-le-grandi-banche-costrette-a-pagarsi-la-difesa-antiaerea-contro-i-droni-ucraini.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 03:39:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/russia-banche.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/russia-banche.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/russia-banche-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/russia-banche-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/russia-banche-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/russia-banche-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/russia-banche-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Banca centrale e i principali istituti di credito del Paese sono autorizzati a dotarsi di sistemi di difesa aerei privati. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/russia-banche.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/russia-banche.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/russia-banche-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/russia-banche-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/russia-banche-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/russia-banche-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/russia-banche-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una legge piuttosto insolita è stata approvata nelle ultime settimane alla Duma, la Camera bassa del Parlamento russo: la Banca centrale e i principali istituti di credito del Paese sono autorizzati a dotarsi di sistemi di difesa aerei privati e <strong>ad armare le proprie guardie giurate per abbattere i droni ucraini</strong>. È un chiaro segno di come la guerra abbia ridefinito molte priorità quotidiane della Russia, incluse quelle del settore finanziario, anziché garantire una vita più sicura.</p>



<p>Succede perché nelle ultime settimane l&#8217;Ucraina ha intensificato gli attacchi in profondità sul territorio russo usando veicoli aerei senza pilota: all&#8217;inizio gli obiettivi principali erano le raffinerie e i depositi di carburante, ma <strong>di recente la traiettoria dei droni si è spostata verso i centri nevralgici del potere economico. </strong>Pochi giorni fa un missile ha parzialmente distrutto e incendiato la sede della Banca centrale russa a Sebastopoli, in Crimea, che ha accelerato la decisione del Cremlino di esternalizzare la sicurezza aerea a soggetti non militari.</p>



<p>La nuova normativa non riguarda l&#8217;intero sistema creditizio, ma solo alcune istituzioni strategiche per la continuità economica della nazione, per esempio <strong>la Banca Centrale della Federazione Russa, Sberbank, che è la più grande banca commerciale del Paese, l&#8217;Associazione russa per la raccolta di contanti e il Servizio postale speciale</strong>, l&#8217;ente statale responsabile del trasporto dei documenti riservati e dei segreti di Stato.</p>



<p>I dipendenti addetti alla sicurezza di queste aziende diventeranno dei vigilantes che piazzandosi sui tetti potranno intercettare, disturbare o distruggere non solo i droni aerei, ma anche eventuali imbarcazioni e veicoli automatizzati senza pilota. In tutta legalità. Per neutralizzare le minacce potranno fare ricorso sia alle tecnologia di guerra elettronica, capaci di hackerare i segnali radio o i pannelli di controllo dei droni nemici, sia armi da fuoco tradizionali ed artiglieria leggera per abbatterli fisicamente in caso di emergenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pagano i privati</h2>



<p>Lo Stato russo <strong>russo ha stabilito che i costi per l&#8217;acquisto e la manutenzione di queste tecnologie militari saranno interamente a carico delle singole banche</strong>. Ed è l&#8217;aspetto più significativo, segno che l&#8217;economia russa non è ancora approdata a un totale keynesismo di guerra dove il pubblico si sobbarca la militarizzazione crescente. Gli oligarchi e i potentati economici hanno ancora un peso rilevante. Quindi vediamo, nell&#8217;economia russa di oggi, un settore privato chiamato a colmare i limiti strutturali dell&#8217;esercito regolare. Sembra per ora d&#8217;accordo il mondo bancario, che si è mostrato favorevole alla misura, confermando la sinergia di classe tra lobby industriale e Cremlino: <strong>Alexander Shokhin</strong>, capo della principale lobby industriale del Paese, ha confermato al presidente <strong>Vladimir Putin </strong>che le aziende sono pronte a finanziare armamenti sofisticati per proteggere le infrastrutture. Non sono contente certo tutte le imprese, che lamentano per quest&#8217;anno già un forte carico finanziario, senza aver ricevuto per ora alcuna agevolazione fiscale dal Ministero delle Finanze.</p>



<p>E sul fronte diplomatico? Mentre le banche russe si trasformano in fortezze, <strong>Mosca ha annunciato alla Casa Bianca l&#8217;intenzione di avviare attacchi regolari contro i centri di progettazione e produzione dei droni in Ucraina. </strong>Nel frattempo i cittadini russi dovranno abituarsi all&#8217;idea che per prelevare del denaro o per depositare dei risparmi bisognerà camminare sotto la protezione di torrette radar e guardie armate pronte a fare fuoco verso il cielo. Proprio come avveniva, ironicamente, a Kyiv all&#8217;inizio dell&#8217;invasione.</p>



<p></p>
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		<title>Russia e Ucraina, perché è così difficile capire quel che davvero succede al fronte</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/russia-e-ucraina-perche-e-cosi-difficile-capire-quel-che-davvero-succede-al-fronte.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 04:49:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito russo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1243" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/ucraina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/ucraina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/ucraina-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/ucraina-1024x663.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/ucraina-768x497.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/ucraina-1536x994.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/ucraina-600x388.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Il nodo centrale per il futuro del conflitto resta la sostenibilità dei contrattacchi continui ordinati dal generale ucraino Syrsky.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/russia-e-ucraina-perche-e-cosi-difficile-capire-quel-che-davvero-succede-al-fronte.html">Russia e Ucraina, perché è così difficile capire quel che davvero succede al fronte</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1243" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/ucraina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/ucraina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/ucraina-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/ucraina-1024x663.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/ucraina-768x497.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/ucraina-1536x994.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/ucraina-600x388.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cosa sta succedendo sul fronte ucraino? Negli ultimi mesi è diventato sempre più difficile capirlo. Per ora sappiamo che Kyiv si è impegnata a dimostrare agli alleati europei e occidentali l&#8217;efficacia dei loro investimenti militari, spingendo l&#8217;esercito ucraino a lanciare una serie di <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-notte-in-cui-lucraina-ha-portato-la-guerra-nel-cuore-della-russia.html" type="link" id="https://it.insideover.com/guerra/la-notte-in-cui-lucraina-ha-portato-la-guerra-nel-cuore-della-russia.html">continui contrattacchi</a>, alcuni andati a buon fine e altri meno.</p>



<p>L&#8217;effettiva estensione del territorio conquistato tiene banco nel dibattito tra gli osservatori militari internazionali, con le cifre che variano notevolmente a seconda della fonte istituzionale o indipendente che si prende in considerazione. <strong>Tutti gli analisti più accreditati concordano nel dire che la pressione russa rimane costante, ma il ritmo ha subito un rallentamento rispetto all&#8217;anno precedente.</strong> Un fenomeno dovuto un po&#8217; alla decisione di escludere la Russia dall&#8217;accesso alla rete satellitare <em>Starlink</em> all&#8217;inizio dell&#8217;anno in corso, un po&#8217; per l&#8217;accresciuta capacità ucraina di condurre attacchi con droni a medio raggio contro la logistica nemica, in questi mesi.</p>



<p>Il presidente ucraino <strong>Volodymyr Zelensky</strong>, in capo agli ottimisti, ha dichiarato che le sue forze hanno ripreso quasi seicento chilometri quadrati di territorio dall&#8217;inizio del 2026, sostenendo che questa pressione spingerà Mosca a negoziare. Questa lettura ottimistica trova in parte sponda nelle analisi del centro studi statunitense <em>Institute for the Study of War</em>, guidato dall&#8217;analista <strong>Kimberly Kagan</strong>, figlia del neocon Robert Kagan, secondo cui in primavera i progressi ucraini avrebbero superato le avanzate territoriali dei russi. Per ora, le analisi più accreditate confermano che i guadagni territoriali netti della Russia dall&#8217;autunno del 2025 hanno rallentato sensibilmente, soprattutto dopo le operazioni ucraine nella regione di Zaporižžja, avviate a febbraio. </p>



<p>Ma nelle ultime settimane la Russia ha recuperato parte del territorio perso proprio a <strong>Zaporižžja</strong>, e continua a concentrare il proprio sforzo offensivo principale lungo l&#8217;asse Kostjantynivka-Kramatorsk-Slov&#8217;jans&#8217;k, nel Donbass, dove l&#8217;avanzata procede lentamente ma in modo costante. Una parte significativa delle conquiste russe del 2026 sarebbe inoltre avvenuta nella regione di Sumy, un settore considerato relativamente meno difeso. Quindi possiamo dire che l&#8217;espansione territoriale russa appare meno rapida rispetto ai mesi precedenti, ma <strong>Mosca mantiene ancora la capacità di esercitare pressione su alcuni dei fronti più importanti</strong> della guerra.</p>



<p>La realtà descritta dai gruppi di monitoraggio ucraini più vicini al campo è molto più prudente di quella di Zelensky. Il collettivo di mappatura indipendente <strong>DeepState</strong>, che collabora parzialmente con l&#8217;esercito di Kyiv ed è molto popolare tra i cittadini ucraini, mostra uno scenario dove si registrano costanti e piccoli avanzamenti russi. Ma tra <strong>DeepState</strong> e altri analisti indipendenti è nata un&#8217;accesa discussione con al centro l&#8217;opportunità di pubblicare o meno i dati in tempo reale. I responsabili della piattaforma ucraina sostengono spesso che molti successi sul campo non vengono registrati immediatamente per ragioni di <strong>sicurezza operativa</strong>, evitando così di esporre le truppe a reazioni immediate dell&#8217;artiglieria russa. Altri osservatori ritengono invece che queste argomentazioni servano talvolta a coprire precedenti valutazioni eccessivamente ottimistiche sulle posizioni difensive controllate da Kyiv.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La zona grigia che decide le avanzate</h2>



<p>Se è vero che ci sono delle tendenze propagandistiche, da entrambe le parti &#8211; gli analisti più vicini all&#8217;Ucraina e la classe dirigente di Kyiv tendono a valorizzare i successi mentre le piattaforme filorusse tendono ad accentuare i dati negativi &#8211; non bisogna dimenticare che esistono analisti indipendenti ucraini che cercano di preservare la propria credibilità fornendo resoconti più aderenti alla realtà materiale dei soldati. Ed esistono ragioni puramente tecniche che rendono la mappa del conflitto confusa, a cominciare dall&#8217;uso massiccio dei droni da ricognizione, che ha reso il <strong>campo di battaglia &#8220;trasparente</strong>&#8220;, impedendo a entrambi gli eserciti di accumulare grandi quantità di mezzi e truppe senza essere immediatamente scoperti. Questo cambiamento radicale ha ampliato a dismisura la cosiddetta <strong>zona di letalità</strong>, un&#8217;area ampia fino a 30 chilometri, dove qualsiasi movimento viene intercettato e colpito dai sistemi aerei a pilotaggio remoto.</p>



<p><strong>Michael Kofman</strong>, rinomato analista vicino al Pentagono, ha spiegato che la mancanza di linee difensive coese ha trasformato il fronte in una vasta <em>gray zone</em>, con i soldati russi che avanzano in piccolissimi gruppi di sei o otto elementi, muovendosi individualmente o in coppia sotto la guida costante dei droni <em>Mavic</em>: l&#8217;obiettivo è infiltrarsi tra le posizioni avanzate ucraine fino ad accumulare una massa critica nelle retrovie, riducendo al minimo i combattimenti diretti tra fanterie. In questo tipo di contesto frammentato, dove non esistono trincee continue e collegate, bensì postazioni isolate immerse in uno spazio conteso, la definizione stessa di controllo territoriale perde il suo significato tradizionale.</p>



<p>Nel frattempo due <strong>discussioni diverse sulla guerra in Ucraina hanno animato il dibattito online negli ultimi giorni.</strong> La prima riguarda la <a href="https://it.insideover.com/politica/zelensky-onora-i-filonazisti-che-fecero-strage-di-ebrei-e-polacchi-varsavia-sinfuria-la-ue-tace.html" type="link" id="https://it.insideover.com/politica/zelensky-onora-i-filonazisti-che-fecero-strage-di-ebrei-e-polacchi-varsavia-sinfuria-la-ue-tace.html">decisione</a> di Zelensky di riesumare e commemorare <strong>Andrii Melnyk</strong>, ultranazionalista degli anni Quaranta e collaboratore del Reich. Secondo il sociologo ucraino <strong>Volodymyr Ishchenko</strong>, <a href="https://x.com/Volod_Ishchenko/status/2060402521965838531" type="link" id="https://x.com/Volod_Ishchenko/status/2060402521965838531">è un omaggio</a> alle componenti più &#8220;nere&#8221; della società in un momento in cui la mobilitazione militare è sempre più difficile. La seconda discussione: l&#8217;attacco ucraino contro un dormitorio a Starobilsk, nel Donbass occupato dalla Russia. Il giornalista italiano Giovanni Pigni, della Stampa, ha visitato il luogo pochi giorni dopo il bombardamento durante un viaggio organizzato dalle autorità russe e ha raccontato di aver visto un edificio civile distrutto e tracce della presenza di studenti tra le vittime, pur precisando di aver lavorato con forti limitazioni e sotto pressione. Molti account filoucraini avevano fatto circolare la tesi secondo cui l&#8217;obiettivo sarebbe stato una struttura militare. Forse c&#8217;erano entrambe le cose, e la deviazione sullo studentato è stato un tragico erroe. Ma l&#8217;attacco pesantissimo subito da Kyiv la settimana scorsa va letto appunto come una risposta russa &#8211; con missili ben più devastanti dei droni &#8211; all&#8217;incursione ucraina su Starobilsk e su altro territorio russo.</p>



<p>Il punto è che se anche Kyiv è tornata alla sua pseudo-normalità, la strategia degli ultimi mesi sembra aver provocato un <strong>aumento significativo delle perdite ucraine</strong>, talvolta superiori a quelle delle forze russe, spingendo le autorità ucraine a intensificare le campagne di <strong>mobilitazione forzata</strong> per alimentare le unità d&#8217;assalto in prima linea. Il nodo centrale per il futuro del conflitto resta quindi la sostenibilità dei contrattacchi continui ordinati dal generale <strong>Oleksandr Syrsky</strong>, la cui attitudine aggressiva è spesso criticata internamente per l&#8217;alto costo in vite umane. Le fonti ufficiali ucraine continuano ad affermare che le perdite russe siano nettamente superiori, gli esperti sottolineano che l&#8217;attaccante privo di una totale copertura aerea tende a subire i danni maggiori. </p>



<p>In una prospettiva di lungo periodo, la <strong>crisi demografica ucraina</strong>, aggravata da una popolazione residente che è ormai circa sette volte inferiore a quella della Federazione Russa, rischia di rendere insostenibile la prosecuzione di una prolungata <strong>guerra d&#8217;attrito</strong> basata sulla riconquista di piccoli avamposti rurali. Salvo colpi di scena nella diplomazia globale.</p>



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		<title>Le ombre sulla guerra dei droni finanziata dall’Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-ombre-sulla-guerra-dei-droni-finanziata-dalleuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 04:07:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1130" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Droni in Europa: arrestate persone senza legami con i russi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477-1024x603.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477-1536x904.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/drone-e1759772874477-600x353.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ringalluzzito dal rallentamento dell&#8217;armata russa e da una sfilata del 9 maggio a Mosca più dimessa del solito, Volodymyr Zelensky si trova nondimeno ad affrontare nuove grane in materia di corruzione. Le ultime rivelazioni sulla sua cerchia, emerse da una serie di registrazioni trapelate nell&#8217;ultima settimana, stanno delineando un quadro piuttosto inquietante sulla gestione dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-ombre-sulla-guerra-dei-droni-finanziata-dalleuropa.html">[...]</a></p>
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<p>Ringalluzzito dal rallentamento dell&#8217;armata russa e da una sfilata del 9 maggio a Mosca <a href="https://it.insideover.com/politica/putin-e-la-parata-il-9-maggio-piu-cupo-di-sempre-e-la-conferma-che-la-guerra-continua.html" type="link" id="https://it.insideover.com/politica/putin-e-la-parata-il-9-maggio-piu-cupo-di-sempre-e-la-conferma-che-la-guerra-continua.html">più dimessa del solito</a>, <strong>Volodymyr Zelensky</strong> si trova nondimeno ad affrontare nuove grane in materia di <strong>corruzione</strong>. Le ultime rivelazioni sulla sua cerchia, emerse da una serie di registrazioni trapelate nell&#8217;ultima settimana, stanno delineando un quadro piuttosto inquietante sulla gestione dei fondi destinati alla difesa. I dettagli si concentrano su <strong>Fire Point</strong>, una delle più prestigiose società militari ucraine, e sull&#8217;esistenza di un gruppo organizzato con regole molto ferree per la distribuzione di mazzette.</p>



<p>L&#8217;anno scorso <strong>Fire Point</strong> ha goduto di una copertura mediatica formidabile sulla stampa occidentale. Testate come <strong>Politico</strong> e il <strong>New York Times</strong> hanno dedicato grandi spazi allo sviluppo del <strong>Flamingo</strong>, un nuovo missile a lungo raggio dipinto di rosa e gestito da un management interamente femminile. Secondo i resoconti ufficiali, il Flamingo sarebbe stato in grado di colpire obiettivi a tremila chilometri di distanza con una testata di oltre mille chili. I dati reali raccontano però una storia diversa, e finora gli analisti militari ucraini hanno registrato solo un paio di dozzine di lanci, nonostante l&#8217;azienda dichiari una produzione giornaliera di due o tre unità. Di questi lanci, solo sei hanno raggiunto l&#8217;area dell&#8217;obiettivo e appena due lo hanno effettivamente colpito. Nonostante questo tasso di successo estremamente basso, il responsabile ufficiale della compagnia, <strong>Denis Shtilerman</strong>, continua a promettere che i missili minacceranno Mosca entro la metà del 2026.</p>



<p>I dubbi sulla natura di <strong>Fire Point</strong> erano emersi già nel 2025, quando alcuni giornalisti avevano notato come un&#8217;azienda nata dal nulla nel 2023 avesse ottenuto quasi un terzo dell&#8217;intero budget statale destinato ai droni. Nel 2024, su un miliardo di dollari spesi per i droni a lungo raggio, trecentoventi milioni sono finiti nelle casse di <strong>Fire Point</strong>. A sollevare perplessità è anche il curriculum dei dirigenti: l&#8217;amministratrice delegata, <strong>Iryna Terekh</strong>, proveniva dal settore delle organizzazioni non governative e si occupava di installazioni in cemento, con un fatturato annuo precedente di appena 70.000 dollari. Il proprietario formale, <strong>Yehor Skalyha</strong>, arrivava invece dall&#8217;industria cinematografica, dove aveva lavorato con <strong>Andrey Yermak</strong>, il potente vicepresidente de facto dal 2020 al 2025 che proprio in queste ore è indagato ufficialmente dall&#8217;autorità anticorruzione ucraina, con sostegno statunitense, per aver preso tangenti e riciclaggio.</p>



<p>La questione sta diventando delicata per i partner europei, che proprio in questo momento godono di un&#8217;Ungheria non più ostile agli aiuti verso l&#8217;Ucraina, aiuti europei, non ungheresi, s&#8217;intende. <strong>Fire Point</strong> ha confermato la partecipazione a un accordo da cinque miliardi di euro con il governo tedesco nel maggio 2025. Nello stesso anno, il fatturato dell&#8217;azienda è passato da quattro milioni a oltre cento milioni di dollari. Il problema è che gli organismi anticorruzione ucraini, sostenuti dall&#8217;<strong>Unione Europea</strong>, temono che ci siano stati numeri gonfiati ad arte sui costi della componentistica e sul numero reale di droni consegnati. C&#8217;è poi un problema di <strong>strategia militare</strong>: l&#8217;azienda si concentra su droni a lungo raggio per colpire obiettivi spettacolari in profondità nel territorio russo, ideali per la propaganda, ma meno efficaci per le necessità immediate del fronte, che ha bisogno di droni economici per paralizzare la logistica nemica. <strong>Fire Point</strong> ha venduto solo duemila droni in tutto il 2024 a un prezzo di cinquantacinquemila dollari l&#8217;uno. Per capirci: la Russia ha schierato nello stesso periodo migliaia di droni ogni giorno con costi unitari inferiori ai mille dollari. Grazie anche all&#8217;import dall&#8217;alleato iraniano.</p>



<p>Al centro del <strong>sistema grigio</strong> ci sarebbe <strong>Timur Mindich</strong>, vecchio amico di <strong>Zelensky</strong> e <strong>Yermak</strong>, che non ha mai ricoperto incarichi governativi ufficiali. <strong>Mindich</strong> è fuggito in Israele nel novembre 2025 a seguito di accuse di corruzione. In un&#8217;intervista rilasciata nel 2026 dalle spiagge di Tel Aviv, ha negato ogni coinvolgimento in <strong>Fire Point</strong>, definendo le accuse come miti costruiti e pettegolezzi che danneggiano un&#8217;azienda patriottica. Le registrazioni pubblicate questa settimana sembrano però smentire queste dichiarazioni. In una conversazione del luglio 2025 con l&#8217;allora ministro della Difesa <strong>Rustem Umerov</strong>, i due si definiscono fratelli e il ministro appare assecondare le richieste di <strong>Mindich</strong> per aumentare i finanziamenti e seguire le sue istruzioni sulla scelta del personale e sulle trattative internazionali. I documenti suggeriscono che <strong>Mindich</strong>, pur essendo formalmente un privato cittadino, gestisse di fatto i flussi finanziari e le strategie di una delle più importanti realtà dell&#8217;industria bellica ucraina.</p>



<p>Mai come adesso, Zelensky dovrà confermare di essere un <em>teflon don</em>, un boss impermeabile a ogni scandalo, per convincere l&#8217;Europa che per lui la partita è tutt&#8217;altro che chiusa.</p>



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		<title>New York, quando in sinagoga vanno all&#8217;asta le terre dei palestinesi </title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/new-york-quando-in-sinagoga-vanno-allasta-le-terre-dei-palestinesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 05:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Proteste a New York per l'ennesimo utilizzo di una sinagoga per mettere all'asta appezzamenti di terra nelle colonie in Cisgiordania.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/new-york-quando-in-sinagoga-vanno-allasta-le-terre-dei-palestinesi.html">New York, quando in sinagoga vanno all&#8217;asta le terre dei palestinesi </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una «organizzazione benefica ebraica» a <a href="https://it.insideover.com/persone/zohran-mamdani" type="link" id="https://it.insideover.com/persone/zohran-mamdani">New York</a> qualche giorno fa è <strong>stata</strong> presa di mira da «manifestanti musulmani» con l&#8217;accusa di essere protagonista di una non meglio precisata «vendita di terreni». Così l&#8217;ex direttore di Repubblica, <strong>Maurizio Molinari</strong>, sempre più calato nel ruolo di difensore d&#8217;ufficio di Israele, <a href="http://facebook.com/reel/1660787108583933" type="link" id="http://facebook.com/reel/1660787108583933">ha definito</a> l&#8217;ennesimo utilizzo di una sinagoga per mettere all&#8217;asta appezzamenti di terra a disposizione di colonie in Cisgiordania, e cioè illegali per il diritto internazionale: un uso improprio di uno spazio religioso secondo i contestatori (subito liquidati dalla stampa ebraica conservatrice e dagli alleati di <strong>Netanyahu</strong> come jihadisti o poco ci manca). E anche secondo <strong>Zohran Mamdani</strong>, neoeletto sindaco della Grande Mela, che dopo avercela messa tutta in questi mesi a mostrarsi come moderato non ha potuto fare a meno di difendere il diritto dei manifestanti a protestare.</p>



<p>La contestazione davanti alla sinagoga di <strong>Park East</strong>, nell&#8217;<strong>Upper East Side</strong> di Manhattan, si inserisce in un triste trend che va avanti da anni e che ha creato tensioni simili: l&#8217;evento preso di mira si chiama <em>Great Israeli Real Estate Event</em>, viene organizzato regolarmente negli Stati Uniti e in Canada con l’obiettivo di attirare acquirenti stranieri interessati a trasferirsi in Israele. La questione problematica è che molte delle proprietà pubblicizzate <strong>comprendono</strong> lotti di terra situati in insediamenti come <strong>Gush Etzion</strong>, <strong>Kfar Eldad</strong> e <strong>Karnei Shomron</strong>. Ossia costruiti su <strong>territori occupati militarmente</strong>: cosa che non sembra preoccupare né un segmento importante della leadership ebraica statunitense, né la politica che lo difende. Ma a protestare tra i circa cento attivisti pro-Palestina (la seconda <strong>manifestazione</strong> di questo tipo negli ultimi sei mesi, e che ha portato a diversi momenti di tensione e scontri con la polizia) c&#8217;erano anche <strong>attivisti ebrei</strong>.</p>



<p>E sono proprio loro a ricordare l&#8217;ovvio: la scelta della sinagoga per queste <strong>pratiche immobiliari</strong> non è casuale. Serve a sfruttare uno spazio che grazie al suo status si ammanta di uno <strong>scudo di intoccabilità</strong>. Fare casino davanti a una sinagoga vuol dire esporsi all&#8217;accusa più scontata di <strong>antisemitismo aggressivo</strong> e di importazione dell&#8217;Intifada globale, <em>from the river to the sea</em>, magari per conto di <strong>Hamas</strong>: accusa puntualmente formulata dalla politica dominante, incluso l&#8217;establishment democratico. Le associazioni che hanno organizzato la protesta, tra cui <strong>Jewish Voice for Peace</strong>, sostengono che la scelta di ospitare tali vendite all’interno di luoghi di culto sia una <strong>strategia deliberata</strong> per far apparire le critiche politiche come attacchi religiosi. Dall&#8217;altra parte, alcuni legislatori locali e rappresentanti della comunità ebraica hanno criticato duramente il presidio, definendolo un tentativo di intimidire i cittadini ebrei di New York.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le sinagoghe come agenzie immobiliari</h2>



<p><strong>Mamdani</strong>, che pure ha promosso nuove norme che prevedono zone cuscinetto e restrizioni specifiche per le manifestazioni che si svolgono in prossimità di istituzioni religiose (necessità partorita da eventi del genere), ha condannato l&#8217;iniziativa senza mezzi termini. Un portavoce dell’amministrazione comunale ha spiegato che la commercializzazione di questi terreni è profondamente legata all&#8217;<strong>espulsione della popolazione palestinese</strong>. Anche diverse organizzazioni per i diritti civili, come l’<strong>American Arab Anti-Discrimination Committee</strong>, hanno presentato esposti formali sostenendo che queste fiere immobiliari violino le leggi statunitensi contro la <strong>discriminazione</strong>, poiché l&#8217;accesso agli eventi e la vendita delle case sarebbero preclusi ai non ebrei. Questi eventi puntano ad aumentare il numero di <strong>coloni</strong> di provenienza statunitense in Cisgiordania, circondando al tempo stesso la transazione con l’intimità e la legittimità dello spazio comunitario.</p>



<p>Ciò che rende inquietanti queste fiere immobiliari non è soltanto ciò che vendono, ma l’<strong>infrastruttura simbolica</strong> che rende possibile la vendita. Nelle sinagoghe nordamericane (spazi storicamente associati alla diaspora) le società immobiliari israeliane legate al movimento dei coloni, come <strong>Amana</strong> o <strong>Tivuch Shelly</strong>, organizzano eventi promozionali calibrando il linguaggio con attenzione: non si parla mai di colonie, bensì di <em>English-speaking neighborhoods</em> perfetti per realizzare un <em>Zionist dream</em>. I territori occupati vengono ripacchettizzati attraverso i codici estetici della classe media nordamericana: <em>gated communities</em>, ville di lusso, investimenti sicuri, piscine affacciate su colline i cui nomi arabi scompaiono dalle brochure. L’ideologia sionista viene tradotta in <em>marketing lifestyle</em>.</p>



<p>La posizione ufficiale del governo degli Stati Uniti sugli <strong>insediamenti illegali</strong> in Palestina rimane volutamente ambigua. Sebbene molte amministrazioni abbiano criticato l&#8217;espansione dei coloni, al governo israeliano è stata risparmiata qualsiasi azione punitiva, anche la più lieve. Nel 2019, durante la sua prima presidenza, <strong>Donald Trump</strong> ha promosso un salto di complicità, annunciando che Washington non avrebbe più considerato gli insediamenti illegali. Oggi, pur opponendosi formalmente a un’annessione totale della Cisgiordania, continua a garantire massicci <strong>aiuti militari</strong> a Israele.</p>



<p>Difficile immaginare una pratica più in malafede, e più foriera di ulteriore odio, dell’uso delle sinagoghe come <strong>scudo morale</strong> per proteggere la compravendita della Palestina, e del conseguente liquidamento dei legittimi, prevedibili contestatori (molti dei quali ebrei) come una marmaglia di pogromisti. Difficile immaginare un uso più spericolato dell&#8217;<strong>identità religiosa</strong> per pretendere un <em>safe space</em>. Forse solo rimettere in discussione certe dinamiche, a lungo protette da una politica pusillanime, potrà davvero favorire la convivenza.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/new-york-quando-in-sinagoga-vanno-allasta-le-terre-dei-palestinesi.html">New York, quando in sinagoga vanno all&#8217;asta le terre dei palestinesi </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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