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Guerra

Russia, le grandi banche costrette a pagarsi la difesa antiaerea contro i droni ucraini

La Banca centrale e i principali istituti di credito del Paese sono autorizzati a dotarsi di sistemi di difesa aerei privati.
russia

Una legge piuttosto insolita è stata approvata nelle ultime settimane alla Duma, la Camera bassa del Parlamento russo: la Banca centrale e i principali istituti di credito del Paese sono autorizzati a dotarsi di sistemi di difesa aerei privati e ad armare le proprie guardie giurate per abbattere i droni ucraini. È un chiaro segno di come la guerra abbia ridefinito molte priorità quotidiane della Russia, incluse quelle del settore finanziario, anziché garantire una vita più sicura.

Succede perché nelle ultime settimane l’Ucraina ha intensificato gli attacchi in profondità sul territorio russo usando veicoli aerei senza pilota: all’inizio gli obiettivi principali erano le raffinerie e i depositi di carburante, ma di recente la traiettoria dei droni si è spostata verso i centri nevralgici del potere economico. Pochi giorni fa un missile ha parzialmente distrutto e incendiato la sede della Banca centrale russa a Sebastopoli, in Crimea, che ha accelerato la decisione del Cremlino di esternalizzare la sicurezza aerea a soggetti non militari.

La nuova normativa non riguarda l’intero sistema creditizio, ma solo alcune istituzioni strategiche per la continuità economica della nazione, per esempio la Banca Centrale della Federazione Russa, Sberbank, che è la più grande banca commerciale del Paese, l’Associazione russa per la raccolta di contanti e il Servizio postale speciale, l’ente statale responsabile del trasporto dei documenti riservati e dei segreti di Stato.

I dipendenti addetti alla sicurezza di queste aziende diventeranno dei vigilantes che piazzandosi sui tetti potranno intercettare, disturbare o distruggere non solo i droni aerei, ma anche eventuali imbarcazioni e veicoli automatizzati senza pilota. In tutta legalità. Per neutralizzare le minacce potranno fare ricorso sia alle tecnologia di guerra elettronica, capaci di hackerare i segnali radio o i pannelli di controllo dei droni nemici, sia armi da fuoco tradizionali ed artiglieria leggera per abbatterli fisicamente in caso di emergenza.

Pagano i privati

Lo Stato russo russo ha stabilito che i costi per l’acquisto e la manutenzione di queste tecnologie militari saranno interamente a carico delle singole banche. Ed è l’aspetto più significativo, segno che l’economia russa non è ancora approdata a un totale keynesismo di guerra dove il pubblico si sobbarca la militarizzazione crescente. Gli oligarchi e i potentati economici hanno ancora un peso rilevante. Quindi vediamo, nell’economia russa di oggi, un settore privato chiamato a colmare i limiti strutturali dell’esercito regolare. Sembra per ora d’accordo il mondo bancario, che si è mostrato favorevole alla misura, confermando la sinergia di classe tra lobby industriale e Cremlino: Alexander Shokhin, capo della principale lobby industriale del Paese, ha confermato al presidente Vladimir Putin che le aziende sono pronte a finanziare armamenti sofisticati per proteggere le infrastrutture. Non sono contente certo tutte le imprese, che lamentano per quest’anno già un forte carico finanziario, senza aver ricevuto per ora alcuna agevolazione fiscale dal Ministero delle Finanze.

E sul fronte diplomatico? Mentre le banche russe si trasformano in fortezze, Mosca ha annunciato alla Casa Bianca l’intenzione di avviare attacchi regolari contro i centri di progettazione e produzione dei droni in Ucraina. Nel frattempo i cittadini russi dovranno abituarsi all’idea che per prelevare del denaro o per depositare dei risparmi bisognerà camminare sotto la protezione di torrette radar e guardie armate pronte a fare fuoco verso il cielo. Proprio come avveniva, ironicamente, a Kyiv all’inizio dell’invasione.

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