Proprio nelle settimane in cui i rapporti tra Cina e Unione europea sono messi a dura prova dal dossier economico, con Bruxelles pronta a prendere adeguate contromisure per aggiustare l’enorme deficit commerciale che pende a favore di Pechino, un importante emissario di Xi Jinping ha appena terminato un importante tour diplomatico nei Paesi scandinavi. Wang Yi, ministro degli Esteri del governo di Xi, ha concluso un raro viaggio di sei giorni in Europa del Nord che lo ha portato a fare tappa in Danimarca, Svezia, Finlandia e Norvegia. Tanti gli incontri effettuati da Wang: dal suo omologo danese Lars Lokke Rasmussen al premier svedese Ulf Kristersson, dal presidente finlandese Alexander Stubb al ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide.
I temi affrontati hanno riguardato, tra gli altri, la cooperazione economica, le relazioni tra Cina e Ue, la guerra in Ucraina e la transizione green. Attenzione bene al tempismo della trasferta dell’alto funzionario cinese: poco dopo la decisione dell’UE di fissare una scadenza rigorosa a ottobre per arrivare a un miglioramento degli squilibri commerciali con Pechino e in concomitanza con il vertice della Nato di Ankara.

La Cina “testa” il pragmatismo del Nord Europa
I Paesi del Nord Europa temono che Donald Trump, una volta terminata la guerra in Medio Oriente, possa rilanciare i suoi progetti espansionistici sulla Groenlandia, un territorio autonomo che fa parte del Regno di Danimarca. La loro sfiducia nei confronti degli Stati Uniti è dunque aumentata ed è qui che la Cina sta cercando di inserirsi per guadagnare terreno prezioso da giocare nei rapporti con Bruxelles. C’è tuttavia un problema non da poco: tra le nazioni scandinave la partnership tra Mosca e Pechino rappresenta una minaccia molto elevata. Consapevole di ciò, l’esperto Wang ha misurato quando l’intero blocco nordico – che di solito è sempre stato favorevole al libero scambio – sia disposto ad aderire alla linea sempre più dura che intende sposare l’UE in chiave anti Cina.
Gli spiragli di luce non mancano, a partire dalla tradizionale avversione dei Paesi scandinavi per le politiche protezionistiche. Il leader svedese Kristersson, che l’anno scorso ha nominato Niclas Kvarnstrom – il principale diplomatico dell’UE per l’Asia – come suo consigliere per la sicurezza nazionale, ha dichiarato che il surplus cinese sui mercati europei può essere visto come “un’opportunità per ottenere prodotti più economici” ma anche come un fatto che potrebbe “sconvolgere l’intera concorrenza”.
Wang Yi come “rompighiaccio diplomatico”
Wang Yi, dopo aver valutato la posizione dei governi scandinavi in merito all’irrigidimento europeo contro la Cina, diventerà una sorta di rompighiaccio diplomatico che Pechino utilizzerà per farsi strada nel nord Europa.
Il tour del ministro cinese non è però stato affatto facile, visto che ogni Paese aveva lamentele specifiche da recapitare all’uomo di Xi. Il ministro danese Rasmussen, per esempio, ha dichiarato ai giornalisti di volere un “dialogo aperto e libero, caratterizzato da un alto grado di franchezza” con i cinesi, mentre il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store vorrebbe che la Cina utilizzasse i suoi legami con il Cremlino per contribuire a raggiungere una soluzione negoziata alla guerra in Ucraina.
Istanze che Pechino proverà a elaborare in risposte apprezzabili, in aggiunta a due proposte di cooperazione che interessano enormemente ai Paesi scandinavi: un rafforzamento della cooperazione green e sull’energia pulita e un avvicinamento sulla questione artica. Soprattutto adesso che Trump ha messo nel mirino la Groenlandia. Non sarà in ogni caso facile per Wang convincere il blocco nordico, e ancor più pensare di sfruttarlo come contrappeso da opporre ai governi europei anti cinesi.

Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

