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	<title>Matthew Goodwin Archives - InsideOver</title>
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	<title>Matthew Goodwin Archives - InsideOver</title>
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		<title>La Brexit ha smentito tutti gli scenari degli economisti</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-brexit-ha-smentito-tutti-gli-scenari-degli-economisti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 May 2021 07:04:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/12210176_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/12210176_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/12210176_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/12210176_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/12210176_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/12210176_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/12210176_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sin dal primo momento in cui britannici votarono a favore della Brexit è andato di moda argomentare che la loro economia fosse destinata a crollare, e che sarebbe stata invece quella dell’Unione europea a trarne maggiori benefici. Per oltre cinque anni un economista dopo l’altro ha predetto il destino spacciato, misero e catastrofico dell’economia della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-brexit-ha-smentito-tutti-gli-scenari-degli-economisti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/12210176_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/12210176_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/12210176_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/12210176_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/12210176_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/12210176_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/12210176_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p style="text-align: left;">Sin dal primo momento in cui britannici votarono a favore della <strong>Brexit</strong> è andato di moda argomentare che la loro economia fosse destinata a crollare, e che sarebbe stata invece quella dell’<strong>Unione europea</strong> a trarne maggiori benefici. Per oltre cinque anni un economista dopo l’altro ha predetto il destino spacciato, misero e catastrofico dell’economia della <strong>Gran Bretagna</strong>.</p>
<p>La realtà è che non avremmo mai potuto conoscere il vero impatto della Brexit se non negli anni ad essa successivi; eppure ciò non ha impedito agli economisti di formulare previsioni sempre più congetturali. Più volte ci è stato detto che il Regno Unito sarebbe collassato, andato in fiamme, e sarebbe ritornato &#8220;il malato d’Europa&#8221; che era prima di entrare nella Comunità europea nel 1973.</p>
<p>Gli ultimi dati sul volume degli scambi commerciali tra il Regno Unito e l&#8217;Unione europea hanno dato ulteriormente spazio a questi commenti: a gennaio, infatti, innumerevoli autori hanno evidenziato cifre che indicavano un collasso delle relazioni commerciali con l’Ue.</p>
<p>Rispetto agli anni precedenti, il totale delle esportazioni britanniche verso l&#8217;Unione è crollato del 42%. Tuttavia, quello che non è stato altrettanto evidenziato è che da allora le esportazioni britanniche verso l’Ue hanno recuperato notevolmente, balzando del 47% nel mese di febbraio. Sebbene rimangano leggermente al di sotto dei livelli dello scorso anno, si stanno rapidamente indirizzando verso la giusta direzione.</p>
<blockquote><p>Quello che suggeriscono questi e anche altri dati &#8211; ha dichiarato il noto analista <strong>Wolfgang Münchau</strong> di Eurointelligence &#8211; è che degli spaventosi scenari sulla Brexit non si avvererà nemmeno la minima parte.</p></blockquote>
<p>Diverse organizzazioni finanziarie sono d’accordo, indicando che al momento l’economia britannica ha il vento in poppa. Il Fondo Monetario Internazionale (Imf) ha appena previsto per la Gran Bretagna una crescita economica del 5,3% nel 2021, rispetto al 4,4% per l’Eurozona e al 3,6% per la Germania. Il Regno Unito tornerà ora probabilmente ai risultati pre-Covid prima dell’Eurozona e potrebbe spingersi ancora oltre. Anche altri hanno recentemente formulato previsioni di crescita per il Regno Unito &#8211; l’Item Club di EY, JP Morgan, Ubs, l’Oecd e Deutsche Bank, per citarne alcuni.</p>
<p>Goldman Sachs ha appena previsto che l’economia britannica è destinata a crescere del 7,8% solo quest’anno, più velocemente degli Stati Uniti. Se i numeri dovessero corrispondere, allora si tratterebbe del tasso di crescita più repentino, in tempo di pace, dal 1870. L’Item Club di EY sostiene che aumenterà circa del 7%, al ritmo più veloce dal 1941. Anche Ubs, Bank of America e Barclays hanno fatto le proprie previsioni, soprattutto in seguito all’esito positivo della campagna vaccinale britannica &#8211; il primo vero banco di prova dai tempi della Brexit, superato a pieni voti.</p>
<p>Questo successo ha avuto un’importanza significativa anche in termini economici, poiché una rapida ripresa dal <strong>Covid-19</strong> oscurerà qualsiasi breve attrito vi fosse stato nel periodo immediatamente successivo alla Brexit. Tra un anno o due, osservando tassi di crescita del 7%, sarà difficile convincere i britannici che la Brexit sia stata un disastro economico.</p>
<p>Alcuni controbattono che è nel lungo periodo che la Brexit danneggerà l’economia britannica; ad esempio alcune banche sostengono che, persino con un 2021 da sogno, il vero impatto della Brexit si manifesterebbe solo in un orizzonte temporale più esteso, arrivando nei prossimi anni a ridurre il PIL della Gran Bretagna del <strong>3,5%</strong> circa.</p>
<p>Ma anche nel caso in cui questo scenario dovesse concretizzarsi andrebbe interpretato insieme ad altri due fattori. In primis, la performance di qualsiasi economia è sempre relativa. Soppesando costi e benefici della Brexit, i britannici confrontano i propri risultati con quelli dell’Eurozona, da distinguere tra quelli di un nord più prospero e quelli di un sud fortemente indebitato ed abbandonato a se stesso.</p>
<p>Secondo, anche se nel lungo periodo dovesse davvero verificarsi una qualche recessione dovuta alla Brexit, dovremmo tenere a mente che ciò sarebbe, in fin dei conti, del tutto secondario rispetto ai motivi che hanno spinto i cittadini a votare in favore della Brexit.</p>
<blockquote><p>Per il 52% dei votanti la decisione di abbandonare l’Ue significava rivendicare una <strong>sovranità nazionale</strong>, un’indipendenza ed un controllo sull’immigrazione tanto quanto abbandonare il modello economico dell’Ue; eventuali profitti sono dunque dei plus, non la base del ragionamento.</p></blockquote>
<p>Come Münchau e anche altri sostengono, uno dei problemi fondamentali negli ultimi cinque anni è stato che molte delle previsioni sulla Brexit fossero sempre basate su presupposti instabili. Si trattava infatti di previsioni di economisti anti Brexit che hanno messo la politica davanti all’obiettività, o che si rifacevano a modelli economici che considerano quasi esclusivamente gli scambi commerciali nel lungo periodo ed ignorano invece altre aree di crescita, come quella informatica dei dati, un settore in rapida ascesa ed in cui il Regno Unito eccelle.</p>
<p>In breve, quando i futuri storici valuteranno il contributo degli economisti al dibattito sulla Brexit, il loro giudizio sarà inclemente, e quando scriveranno, il vero impatto della Brexit in Europa sarà ormai già sotto gli occhi di tutti.</p>
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		<title>Il grande flop dell&#8217;Unione europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-grande-flop-dellunione-europea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2021 08:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1067" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12291490_large.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12291490_large.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12291490_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12291490_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12291490_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12291490_large-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>L’Unione europea non sta affatto riuscendo a gestire la crisi dovuta al Coronavirus. Gran parte del continente continua a rimanere in lockdown, gli Stati membri sono furiosi con la Commissione europea, e in buona parte dell&#8217;Eurozona il 2021 sembra destinato ad essere un anno tanto difficile quanto lo è stato il 2020. Gli Stati membri &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-flop-dellunione-europea.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1067" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12291490_large.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12291490_large.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12291490_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12291490_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12291490_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12291490_large-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p style="text-align: left;">L’Unione europea non sta affatto riuscendo a gestire la crisi dovuta al <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Coronavirus</a></strong>. Gran parte del continente continua a rimanere in <strong>lockdown</strong>, gli Stati membri sono furiosi con la Commissione europea, e in buona parte dell&#8217;Eurozona il 2021 sembra destinato ad essere un anno tanto difficile quanto lo è stato il 2020. Gli Stati membri più a sud dell’Ue rischiano di perdere una stagione estiva cruciale, mentre il continente intero non tornerà presumibilmente ad alcun tipo di &#8220;normalità&#8221; prima del 2022.</p>
<h2>Una falsa partenza</h2>
<p>Fin dal principio di questa crisi è sempre stato più che chiaro che l’unica via d’uscita sarebbe stata un’efficace distribuzione dei <strong>vaccini</strong>. Per fare ciò sarebbe stato necessario muoversi rapidamente, lavorando con imprese private ed esperti del settore. Tuttavia, l’Unione europea è caduta presto vittima di forze maggiori, che includono sia il <strong>Regno Unito</strong> che gli <strong>Stati Uniti</strong>.</p>
<p>Già dalla prima settimana di febbraio questi fallimenti erano già visibili agli occhi di tutto il mondo. Mentre <strong>Israele</strong> aveva già somministrato 59 dosi di vaccino ogni cento persone, la Gran Bretagna “della Brexit” aveva somministrato 15 dosi, e gli Stati Uniti 10. L’Unione europea invece ne aveva somministrate meno di tre. È ormai ampiamente assodato in tutta l’Ue che questo sia stato un fallimento colossale.</p>
<h2>I fallimenti della Commissione europea</h2>
<blockquote><p>Tali fallimenti riflettono gli insuccessi interni all’Unione europea o, più specificatamente, alla Commissione europea.</p></blockquote>
<p>Piuttosto che assumere esperti del settore che supervisionassero gli accordi sul vaccino con le compagnie farmaceutiche, come ha fatto la Gran Bretagna della Brexit, l’Unione europea si è servita di <strong>negoziatori commerciali</strong>. Questa decisione ha portato l’Ue a concentrarsi prevalentemente sul <strong>prezzo dei vaccini</strong> anziché domandarsi quando questi sarebbero stati effettivamente consegnati. Quando è diventato evidente che le compagnie farmaceutiche stavano distribuendo i vaccini agli altri stati che si erano mossi più velocemente, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-ursula-von-der-leyen.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Ursula von der Leyen</strong> </a>ha cercato di dare la colpa alle aziende farmaceutiche piuttosto che al penoso processo decisionale dell’Unione europea.</p>
<p>La controversia si è poi intensificata e ha esposto, strada facendo, i fallimenti della Commissione. In un bizzarro momento di reazione spropositata, la Commissione europea ha considerato per un attimo di innescare dei provvedimenti di emergenza nell’accordo sulla Brexit, che avrebbero stabilito un confine fra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord così da bloccare l’esportazione dei vaccini nel Regno Unito. Sebbene la Commissione europea abbia poi fatto marcia indietro su tale decisione, era già stato comunque inflitto un importante danno politico all’organizzazione, indebolendone la reputazione globale.</p>
<p>La questione si è poi incredibilmente protratta quando sia Ursula von der Leyen che <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-emmanuel-macron.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Emmanuel Macron</strong></a> hanno contestato apertamente l’efficacia dei vaccini britannici. Ironicamente, le persone che avevano sempre messo in guardia più di tutti su politiche “post-fattuali” e “fake news” stavano in quel momento incoraggiando le persone a diffidare dei vaccini che stavano salvando loro la vita. Una ricerca dell’Università di Oxford ha prontamente confutato la tesi di Von der Leyen e Macron.</p>
<figure id="attachment_306562" aria-describedby="caption-attachment-306562" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12155058_large-scaled.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-306562 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12155058_large-1024x722.jpg" alt="" width="1024" height="722" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12155058_large-1024x722.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12155058_large-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12155058_large-768x541.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12155058_large-1536x1082.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12155058_large-2048x1443.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12155058_large-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-306562" class="wp-caption-text">Emmanuel Macron e Ursula Von der Leyen</figcaption></figure>
<h2>Uno dei peggiori momenti dell’UE</h2>
<p>Un pessimo episodio, sia per la Commissione europea che per l’Unione europea, tanto da aprire il sipario su problemi più gravi nel fulcro del progetto. In una democrazia “normale”, Ursula von der Leyen sarebbe stata accusata da un leader eletto dell’opposizione e avrebbe avuto piena responsabilità delle persone a lei sottostanti. Invece nell’Unione europea, dove il presidente della Commissione europea è nominato e non democraticamente eletto, meccanismi di questo tipo non sono possibili.</p>
<p>Per i britannici, la crisi è un potente <em>reminder</em> del motivo per cui hanno votato la Brexit. Quando il Paese si unì per la prima volta alla Comunità europea nel 1975, la ragione principale per cui la gente volle farne parte fu puro pragmatismo economico, ovvero la convinzione che l’integrazione europea avrebbe funzionato. Al giorno d’oggi, tuttavia, la stessa tesi è molto più ardua da sostenere.</p>
<h2>Crescenti divisioni tra gli Stati membri</h2>
<p>Nel corso degli ultimi vent’anni gli Stati più a nord dell’Eurozona, come Germania e Paesi Bassi, hanno progressivamente compiuto passi in avanti rispetto agli Stati meridionali, dove invece il tenore di vita, i salari e la crescita si sono fermati, specialmente per gli elettori con reddito minore. E mentre l’Unione europea si è da poco dedicata ad un <strong>Recovery fund</strong> da 750 miliardi di euro che rappresenta circa il 4% del Pil, quasi tutti gli esperti sanno che, con gran parte del continente ancora in lockdown ed i vaccini gestiti miseramente, tale cifra non si avvicinerà minimamente a quella necessaria.</p>
<blockquote><p>Più che altro, la crisi sembra essere destinata a versare benzina sulle diseguaglianze esistenti al centro dell’Eurozona, e a lungo andare ciò avrà ripercussioni politiche.</p></blockquote>
<p>Per gli elettori della Brexit tutto questo aumenta la convinzione per cui l’Ue si sia espansa oltre le proprie possibilità, non debba rendere conto a sufficienza del proprio operato dal punto di vista democratico, e non abbia i <strong>poteri politici e fiscali</strong> che sarebbero necessari per risolvere crisi di questo livello. Il coronavirus ha rimarcato questa visione e infatti, nel bel mezzo della pandemia, solo il 30% dei cittadini britannici ha affermato di avere un parere “favorevole” sull’Ue. Prima del coronavirus alcune persone si chiedevano se i britannici avrebbero cambiato idea e provato a “rientrare” nell’Ue, Nessuno lo pensa più.</p>
<h2>Il Covid-19 è la terza crisi consecutiva gestita miseramente dall’Ue</h2>
<p>Quella del coronavirus è la terza crisi di fila gestita miseramente dall’Ue, dopo la crisi del debito sovrano successiva alla <strong>Grande Recessione</strong> e l’emergenza <strong>profughi</strong> scoppiata nel 2014 (che non è ancora del tutto stata risolta). Così come non lo sono state le persistenti problematiche relative allo “stato di diritto” fra est ed ovest, con i governi polacchi ed ungheresi più forti che mai. E se si guarda oltre ciò che appare in superfice si incontrerà, da parte del pubblico, una diffusa sfiducia nei confronti delle istituzioni Ue. Per esempio, secondo gli ultimi dati dell’Eurobarometro soltanto il 38% degli italiani si fida del Parlamento europeo (in confronto al 55% dei tedeschi).</p>
<p>I beneficiari di tutto questo saranno i partiti populisti, che restano una forza concreta in molti stati membri Ue. Sebbene non vi sia alcun dubbio che alcuni populisti abbiano sofferto questa crisi, altri invece come il Partito della Libertà nei Paesi Bassi o Fratelli d’Italia sembrano andare meglio nei sondaggi. Nel 2021 abbiamo già visto il movimento “<em>Chega</em>” in Portogallo ottenere buoni voti alle elezioni presidenziali, mentre in un recente sondaggio sulle imminenti presidenziali del prossimo anno in Francia, <strong>Marine Le Pen</strong> detiene il 48% contro il 52% di Macron. Ed è questo il livello di supporto per Le Pen più alto mai registrato. L’arrivo ancora più recente del primo ministro Draghi in Italia avrà probabilmente ripercussioni sugli elettori italiani che vogliono la democrazia, e non la tecnocrazia. Così come con Mario Monti ci fu il contraccolpo che spianò la strada al Movimento Cinque Stelle, allo stesso modo è probabile che ci sia per Draghi. Nel mezzo dell’ultima crisi che ha scosso l’Europa, non è difficile intravedere già i semi che germoglieranno durante la prossima ondata di rivolte politiche contro Bruxelles.</p>
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		<title>L&#8217;Unione europea a un bivio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lunione-europea-a-un-bivio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2019 05:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Liberalismo]]></category>
		<category><![CDATA[populismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="5760" height="3840" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-1.jpg 5760w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 5760px) 100vw, 5760px" /></p>
<p>L&#8217;Ue sta per affrontare la più grande sfida della sua storia. A maggio, i cittadini di tutta l&#8217;Unione andranno alle urne per votare il rinnovo del Parlamento europeo. E l&#8217;Europa sembra destinata ad affrontare un altro terremoto politico. Le elezioni arrivano in quello che è già un momento di fragilità per l&#8217;Ue: si terranno durante &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lunione-europea-a-un-bivio.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lunione-europea-a-un-bivio.html">L&#8217;Unione europea a un bivio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="5760" height="3840" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-1.jpg 5760w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 5760px) 100vw, 5760px" /></p><p>L&#8217;Ue sta per affrontare la più grande sfida della sua storia. A maggio, i cittadini di tutta l&#8217;Unione andranno alle urne per votare il rinnovo del <strong>Parlamento europeo</strong>. E l&#8217;<strong>Europa</strong> sembra destinata ad affrontare un altro terremoto politico.</p>
<p>Le elezioni arrivano in quello che è già un momento di fragilità per l&#8217;Ue: si terranno durante la <strong>Brexit</strong>, che rappresenta la prima volta in cui l&#8217;Unione europea si contrae invece di espandersi. Inoltre, le elezioni coincidono con intense discussioni che riguardano temi su cui l&#8217;Ue ha faticato (o per meglio dire fallito) a trovare una risposta. Tra queste le ansie riguardanti l&#8217;<strong>immigrazione</strong>, le <strong>frontiere</strong>, la <strong>sicurezza</strong>, il senso di appartenenza e le <strong>disuguaglianze economiche</strong>. Il periodo elettorale arriva anche sullo sfondo di un <strong>populismo</strong> risorgente, con movimenti come la Lega in Italia e i gilet gialli in Francia che attirano una notevole simpatia da parte del pubblico. In definitiva, il futuro dell&#8217;Ue non è mai stato così incerto.</p>
<p>È invece praticamente certo che le elezioni saranno un ulteriore colpo per i partiti tradizionali. Per la prima volta, i due gruppi principali potrebbero non ottenere la maggioranza dei seggi. Gli ultimi sondaggi mostrano che il <strong>Partito popolare europeo</strong> e l&#8217;<strong>Alleanza progressista dei Socialisti e dei Democratici</strong> potrebbero vedere la loro quota di seggi scendere dal 54% di oggi ad appena il 44%. Ciò è dovuto al modo in cui la politica europea tradizionale viene sfidata con sempre maggior forza da una serie di partiti populisti che sostengono che l&#8217;Ue debba essere riformata se vuole rimanere rilevante e sopravvivere.</p>
<figure id="attachment_201834" aria-describedby="caption-attachment-201834" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201834 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo6-1-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo6-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo6-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo6-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo6-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-201834" class="wp-caption-text">Vincenzo Metodo, Regno Unito, Londra, 2016</figcaption></figure>
<p>Rispetto a cinque anni fa, sono previsti aumenti in termini di voti per partiti come la Lega e il <strong>Movimento 5 Stelle</strong> in Italia, l&#8217;AfD in Germania, i <strong>Democratici Svedesi</strong>, il Partito Conservatore del popolo estone, Vox in Spagna, Diritto e giustizia in Polonia e Živi zid in Croazia. Mentre Nigel Farage e lo Ukip, che hanno svolto un ruolo decisivo per il voto in favore della Brexit, molto probabilmente non potranno partecipare a queste elezioni, i sondaggi indicano un&#8217;altra serie di risultati positivi per il partito di Marine Le Pen in Francia, il Partito della libertà in Austria e il movimento di<strong> Viktor Orban</strong> in Ungheria. In altre parole, il populismo non sta scomparendo, sembra invece sempre più radicato.</p>
<blockquote><p>Un gran numero di sostenitori dei partiti populisti ha meno di 40 anni</p></blockquote>
<p>Molti liberal in Europa sostengono che si tratti di «vecchi bianchi arrabbiati» che presto moriranno. Ma un gran numero di sostenitori dei partiti populisti ha meno di 40 anni, come nel caso dell&#8217;Italia, dove la Lega ottiene consensi distribuiti in maniera abbastanza equa tra persone appartenenti a generazioni diverse. Questa realtà non è solamente un sottoprodotto della crisi finanziaria: quasi vent&#8217;anni di ricerche hanno infatti dimostrato che i movimenti che sfidano l&#8217;Europa liberale sono radicati principalmente nelle ansie relative a un cambiamento di tipo sociale e culturale, non soltanto economico.</p>
<p>In contrasto con certe argomentazioni un tempo molto di moda &#8211; che sostenevano che dopo la Brexit e l&#8217;elezione di <strong>Donald Trump</strong> l&#8217;Ue aveva respinto il populismo &#8211; Bruxelles è ora preparata per la più forte ondata populista mai registrata. In effetti, è indicativo il fatto che mentre un anno fa la copertina di <em>Time</em> presentava un <strong>Emmanuel Macron</strong> sorridente, nel 2018 c&#8217;era invece l&#8217;italiano <strong>Matteo Salvini</strong>. Un decennio fa, questi exploit populisti sembravano un&#8217;eccezione alla regola. Oggi invece sono del tutto normali.</p>
<p>I populisti non saranno i soli vincitori. Anche altri sfidanti otterranno buoni risultati. L&#8217;ascesa di movimenti come i Verdi in Germania, Ciudadanos in Spagna e la probabile crescita elettorale di alcuni partiti di estrema sinistra mostrano come le principali ideologie che hanno governato gran parte dell&#8217;era post-bellica siano sotto attacco da tutti i fronti. Questi cambiamenti rivelano come la politica europea sia sempre più polarizzata e frammentata poiché un numero sempre maggiori di partiti ideologicamente distinti competono per il potere. È improbabile che l&#8217;Europa possa presto assistere a un ritorno di governi forti, stabili e ideologicamente coerenti. E questo, a sua volta, renderà più difficile per l&#8217;Ue attrarre investitori, preoccupati per la volatilità e l&#8217;instabilità politica che stanno colpendo le società europee. Questa situazione potrebbe facilmente diventare un circolo vizioso a cui pochi politici sembrano poter dare risposta.</p>
<blockquote><p>La sfida dei populisti ha radici profonde</p></blockquote>
<p>Ciò che sta accadendo al giorno d&#8217;oggi ci dice che non è più plausibile sostenere che il populismo sia solo un &#8220;fuoco di paglia&#8221; di breve durata. Per gran parte degli ultimi dieci anni, ci è stato detto che le sfide che l&#8217;Ue sta affrontando sono solamente un sottoprodotto della crisi finanziaria post 2008 e di quella del debito sovrano dell&#8217;Europa. Ma tutto ciò è incredibilmente fuorviante. Come spieghiamo nel nostro libro <em>National Populism: The Revolt Against Liberal Democracy</em>, le radici della sfida populista sono molto più profonde e ci accompagneranno per molti anni. Forse addirittura per decenni. Esse sono infatti radicate in un profondo senso di ansia provato dalla gente comune a causa del ritmo e dalla portata dell&#8217;immigrazione, dalle <strong>élite politiche</strong> sempre più distanti dalla realtà e da forti preoccupazioni conseguenti alla perdita di dignità, riconoscimento e voce nelle questioni politiche. Tutto questo provoca l&#8217;indebolimento delle relazioni tra i principali partiti e gli elettori.</p>
<p>Guardate i sondaggi che chiedono agli elettori di citare le questioni più importanti che l&#8217;Unione europea deve affrontare oggi: gli elettori ora dicono immigrazione e terrorismo, mentre l&#8217;economia si deve accontentare di un lontano terzo posto. L&#8217;anno scorso, i dati della Commissione europea hanno rivelato che l&#8217;immigrazione, per il quarto anno consecutivo, dominava l&#8217;elenco delle preoccupazioni in 22 dei 28 Paesi dell&#8217;Ue, Paesi che presto diventeranno 27. Le persone vogliono parlare di identità nazionale e sicurezza, non solo di posti di lavoro e salari. E questo la sinistra non l&#8217;ha capito.</p>
<p>Sicuramente, le preoccupazioni per i confini, la <strong>sicurezza</strong>, l&#8217;immigrazione e la capacità dell&#8217;islam di integrarsi in Europa stanno già producendo i loro effetti. Recenti ricerche effettuate da politologi mostrano che l&#8217;aumento del populismo sta già avendo un impatto concreto, portando a politiche più restrittive su questioni come l&#8217;immigrazione e l&#8217;integrazione. È inoltre rivelatore il fatto che anche i partiti di sinistra stiano rivedendo le loro posizioni, mettendo in dubbio la scelta di appoggiare l&#8217;immigrazione di lavoratori non qualificati.</p>
<p>Questi cambiamenti sono alimentati anche da un profondo sentimento, condiviso da un gran numero di elettori, secondo cui l&#8217;Unione europea non è abbastanza democratica: la &#8220;voce del popolo&#8221; viene semplicemente ignorata e dimenticata. Alcuni osservatori fanno presente che, dopo la Brexit, in altri Paesi al di fuori del Regno Unito la volontà di rimanere nell&#8217;Unione abbia raggiunto il massimo livello da 35 anni a questa parte. Questo potrebbe essere vero ma, allo stesso tempo, quasi la metà delle persone nell&#8217;Ue non si identifica nell’affermazione &#8220;la mia voce conta all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea&#8221;. La convinzione che l’opinione degli elettori non venga presa in considerazione è particolarmente evidente in Stati come l&#8217;Italia, dove due votanti su tre non sono d&#8217;accordo sul fatto che la loro voce conti qualcosa. Numerose persone sostengono l&#8217;Ue in linea di principio, ma molti non si sentono ascoltati. E questo è un grave rischio per l&#8217;Europa. Come abbiamo scoperto nel Regno Unito &#8211; dove il fattore scatenante del voto pro Brexit è stato un potente cocktail di sentimenti anti immigrazione, anti Westminster e anti Ue &#8211; non si dovrebbe mai sottovalutare la possibilità di ripercussioni dovute alle proprie scelte politiche.</p>
<figure id="attachment_201833" aria-describedby="caption-attachment-201833" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201833 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo5-1-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo5-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo5-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo5-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/metodo5-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-201833" class="wp-caption-text">Vincenzo Metodo, Regno Unito, Londra, 2016</figcaption></figure>
<p>Questo è il motivo per cui ci sono buone ragioni per essere scettici sul futuro dell&#8217;Unione europea: a meno che non faccia riforme serie, e riesca a contenere la reazione populista, l&#8217;Ue potrebbe essere costretta a ridursi ulteriormente e a rivalutare sostanzialmente le sue ambizioni a lungo termine. Il futuro clima economico giocherà un ruolo importante. La produttività e la competitività in Europa rimangono deboli mentre aumentano le disuguaglianze, specialmente nell&#8217;Europa meridionale. I lavoratori in Italia hanno buone ragioni per sentirsi esclusi dagli accordi economici. Negli ultimi anni, tra le democrazie più avanzate la quota di reddito nazionale destinata ai lavoratori è stata inferiore a quella degli anni Settanta. Nel frattempo, Stati come l&#8217;Italia sono alle prese con un rapporto debito/Pil pari al 130%, banche deboli e disuguaglianze molto più alte rispetto agli Stati più a nord. Dato che gran parte dell&#8217;Europa dovrebbe subire un ulteriore rallentamento della crescita nei prossimi anni, soprattutto a causa della frenata dell&#8217;economia cinese, sembra probabile che questi problemi, invece di svanire, diventeranno sempre più grandi.</p>
<p>L&#8217;Europa, inoltre, sta invecchiando: i tassi medi di natalità in tutta l&#8217;Ue sono scesi da 2,6 nascite per donna nel 1960 all&#8217;1,6 di oggi. In modo alquanto ironico, gli stessi Stati la cui popolazione dovrebbe diminuire maggiormente entro il 2050 (Bulgaria, Lituania, Ungheria e Polonia) sono quelli più contrari all&#8217;immigrazione. Anche gli Stati dell&#8217;Ue con la natalità più alta (Francia e Svezia) sono lontani dal «livello di reintegro» necessario per evitare una contrazione della popolazione. Queste cifre contrastano con quelle del Medio Oriente e dell&#8217;Africa: il 65% della popolazione del Medio Oriente ha meno di 30 anni e il numero di giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni in Africa raddoppierà in soli tre decenni. I cambiamenti demografici a cui abbiamo assistito nel 2014-15 sono solo l&#8217;inizio di una sfida a lungo termine per l&#8217;Ue.</p>
<p>Chiaramente, molte persone della classe media liberal non saranno disturbate da questi mutamenti, ma molte altre si sentiranno profondamente allarmate. Recentemente, il Pew Research Center ha rilevato che solo il 10% della popolazione dell&#8217;Ue desidera più immigrazione, mentre il 51% ne vuole di meno o desidera non averne del tutto (questo valore schizza oltre il 70% in Italia). Solo uno stolto affermerebbe che questi problemi, che avvantaggiano i populisti, spariranno nel nulla.</p>
<p>Il populismo non solo rimarrà una caratteristica permanente nel panorama politico europeo, ma questa primavera affonderà le sue radici ancora più in profondità. La domanda è: come risponderà l&#8217;Unione europea?</p>
<p><em>Foto di apertura di Vincenzo Metodo, Regno Unito, Londra, 2016</em></p>
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