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	<title>tortura Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 06 May 2024 12:59:31 +0000</lastBuildDate>
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	<title>tortura Archives - InsideOver</title>
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		<title>Giulio Regeni: dietro la sua morte orribile le faide dei servizi segreti egiziani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2024 12:59:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[servizi segreti]]></category>
		<category><![CDATA[tortura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1553" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506141049771_0e9b2c81367bd41332a3a146a3339f6a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506141049771_0e9b2c81367bd41332a3a146a3339f6a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506141049771_0e9b2c81367bd41332a3a146a3339f6a-600x485.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506141049771_0e9b2c81367bd41332a3a146a3339f6a-300x243.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506141049771_0e9b2c81367bd41332a3a146a3339f6a-1024x828.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506141049771_0e9b2c81367bd41332a3a146a3339f6a-768x621.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506141049771_0e9b2c81367bd41332a3a146a3339f6a-1536x1242.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A distanza di otto anni sul rapimento e l'uccisione di Giulio Regeni sono ancora troppi i punti oscuri. Ma siamo davvero sicuri che il presidente egiziano Al Sisi abbia una diretta responsabilità in quanto accaduto? Non è forse ipotizzabile che si sia trattato di uno scontro interno tra apparati di sicurezza egiziani e, quindi, di un'operazione di falsa bandiera?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/giulio-regeni-dietro-la-sua-morte-orribile-le-faide-dei-servizi-segreti-egiziani.html">Giulio Regeni: dietro la sua morte orribile le faide dei servizi segreti egiziani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1553" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506141049771_0e9b2c81367bd41332a3a146a3339f6a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506141049771_0e9b2c81367bd41332a3a146a3339f6a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506141049771_0e9b2c81367bd41332a3a146a3339f6a-600x485.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506141049771_0e9b2c81367bd41332a3a146a3339f6a-300x243.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506141049771_0e9b2c81367bd41332a3a146a3339f6a-1024x828.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506141049771_0e9b2c81367bd41332a3a146a3339f6a-768x621.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240506141049771_0e9b2c81367bd41332a3a146a3339f6a-1536x1242.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Informatori, agenti segreti, depistaggi, torture<strong> </strong>e incongruenze: la vicenda che precede e segue la morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso al Cairo tra la fine di gennaio e i primi di febbraio del 2016, dopo essere stato<strong> rapito e torturato per giorni</strong> da agenti segreti egiziani, è stata sin da subito segnata da pesantissime ombre tanto nella gestione delle indagini da parte egiziana, quanto nelle iniziative diplomatiche applicate dall&#8217;Italia per conoscere la verità su quanto accaduto. Il risultato, a distanza di otto anni dai fatti, è che ancora le certezze sono poche e i dubbi troppi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il balletto delle date</h2>



<p>Proprio in questi giorni, nel corso del processo che si sta svolgendo a Roma, emerge il ruolo dell&#8217;intelligence italiana, ma anche di quella egiziana (un imputato per la morte del giovane partecipò alle ricerche insieme ai nostri 007). Emerge anche il ruolo dell&#8217;allora ambasciatore italiano al Cairo, <strong>Maurizio Massari</strong>, il primo a giungere in obitorio prima che i medici egiziani iniziassero l&#8217;autopsia (grazie a una soffiata probabilmente da ambienti CIA), la cui testimonianza nel corso del processo risulta decisiva per fissare i pochi punti certi di questa vicenda. Tra questi, l&#8217;informativa inviata a Palazzo Chigi già il 28 gennaio per segnalare la scomparsa di un cittadino italiano al Cairo. <strong>Una data che non collima con quanto affermato dall&#8217;allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi</strong>, che, sentito dalla Commissione d&#8217;inchiesta che ha svolto i suoi lavori nel corso della XVIII Legislatura, ha riferito di essere venuto a conoscenza del caso Regeni solamente il 31 gennaio. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un duro colpo alle relazioni diplomatiche</h2>



<p>Quale che sia la verità sulle cause che hanno portato alla morte del ricercatore italiano che, come stabilito dai periti durante il processo, <strong>ha subito delle sevizie devastanti </strong>prima di essere ucciso dalla rottura dell&#8217;osso del collo ed essere abbandonato lungo una strada che dal Cairo porta ad Alessandria, una cosa è certa: per i rapporti diplomatici tra Italia ed Egitto è stato un colpo durissimo. Un intreccio di rapporti economici di lungo corso, gli interessi dell&#8217;Eni e, soprattutto, il ruolo geopolitico di un presidente come Abdel Fattah Al Sisi, salito al potere con un colpo di Stato militare nel 2014, hanno dato adito nel corso degli anni a giustificati dubbi sulla corretta gestione di quello che definire un incidente diplomatico è riduttivo. </p>



<p>Sin da subito le dita puntate contro Al Sisi sono state moltissime. Dopotutto, il presidente gestisce con pugno di ferro la sicurezza interna del proprio paese. Possibile che non fosse a conoscenza delle azioni dei suoi servizi di sicurezza? Difficile da credere. Eppure qualche voce fuori dal coro ha tentato di sollevare timidamente &#8211; e per lo più nell&#8217;indifferenza generale &#8211; qualche dubbio affidato alla logica. Il 28 novembre 2016 ci provò Giordano Stabile dalle pagine de La Stampa, subito ripreso da <a href="https://www.piccolenote.it/mondo/regeni-ucciso-per-abbattere-al-sisi">Piccole Note</a>. Il giornalista si chiedeva se non fosse peregrino pensare che l&#8217;uccisione di Regeni &#8211; e il ritrovamento del corpo avvenuto proprio nel giorno in cui la delegazione italiana composta dall&#8217;ex ministro dello Sviluppo economico <strong>Federica Guidi </strong>e l&#8217;ex direttore dell&#8217;Aise <strong>Alberto Manenti </strong>&#8211; fosse un&#8217;operazione studiata per danneggiare l&#8217;immagine di Al Sisi agli occhi dei partner occidentali e, di conseguenza, le relazioni internazionali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;operazione di falsa bandiera</h2>



<p>La tempistica del ritrovamento del corpo di Regeni, in effetti, avviene con un tempismo a dir poco imbarazzante per il presidente egiziano. Se davvero fosse stato a conoscenza di quanto stava avvenendo in qualche base segreta, con i suoi uomini che martoriavano il corpo di un giovane italiano, possibile che abbia permesso un ritrovamento così plateale, in una strada ad alta percorrenza e in pieno giorno? Collegandoci ai dubbi sollevati da Stabile, <strong>non può essersi trattato di un&#8217;operazione di falsa bandiera sorta tra le fila dei servizi di sicurezza egiziani?</strong> La storia ce lo insegna: i servizi segreti di ogni paese non sono dei blocchi monolitici. Esistono le cordate, esistono i gruppi di potere. Esistono le rivalità. E se il rapimento, la tortura, l&#8217;uccisione e il ritrovamento di Giulio Regeni rispondesse a questa logica perversa? </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ipotesi di Mario Mori</h2>



<p>A crederlo è anche un pezzo da novanta della nostra intelligence. A margine di un incontro pubblico per la presentazione del suo libro, il generale Mario Mori, dal 2001 al 2006 direttore del Sisde, commentando le ultime notizie riguardanti il processo a carico degli 007 egiziani imputati per la morte del ricercatore italiano ha commentato: &#8220;Se davvero Al Sisi avesse ordinato o comunque avallato l&#8217;uccisione di un cittadino italiano credete sul serio che si sarebbe trovato il corpo? Piuttosto l&#8217;avrebbero caricato su un elicottero e lo avrebbero lasciato da qualche parte nel deserto. Nessuno l&#8217;avrebbe mai più trovato&#8221;. Brutto da dire, ma ha perfettamente senso. </p>



<p>Anche l&#8217;ultimo tra i consiglieri con cui certamente anche Al Sisi si confronta sarebbe stato in grado di capire che l&#8217;uccisione di un cittadino italiano avrebbe esposto l&#8217;Egitto e il suo presidente a una pressione mediatica spietata. Difficile immaginare che si sia deciso a tavolino di chiudere la questione abbandonando il corpo di Regeni orrendamente seviziato in strada, offrendo la possibilità &#8211; come poi effettivamente è avvenuto &#8211; che gli italiani, nella persona dell&#8217;ambasciatore, potessero rendersi conto di persona di quanto era stato fatto a quel povero ragazzo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;esercizio della logica</h2>



<p>Forse è bene precisarlo: qui non si vuole tutelare l&#8217;immagine di Al Sisi. Tuttavia, in certi casi, l&#8217;esercizio della logica potrebbe aiutare a cogliere sfumature che rischiano di perdersi per strada, suggerendo piste che potrebbero portare più vicini alla comprensione dei fatti. Se mai ci sia qualcosa da comprendere di fronte a un orrore inimmaginabile come quello che è stato riservato a Giulio Regeni. </p>
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		<item>
		<title>Incubo torture in Ucraina: cosa succede ai prigionieri</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/incubo-torture-in-ucraina-cosa-succede-ai-prigionieri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 May 2022 16:19:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[assedio Kiev]]></category>
		<category><![CDATA[Bucha]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Mariupol]]></category>
		<category><![CDATA[tortura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30217936-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30217936-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30217936-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30217936-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30217936-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30217936-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30217936-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nei primi giorni di guerra le notizie che arrivavano dal fronte parlavano di condizioni dei prigionieri &#8220;adeguate&#8221;, sia da una parte che dall&#8217;altra. Nel marasma di un conflitto nel cuore dell&#8217;Europa, sembrava che almeno un bruciolo di umanità potesse rimanere parzialmente intatto nel trattamento di chi, da una parte e dall&#8217;altra, veniva catturato. Con il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/incubo-torture-in-ucraina-cosa-succede-ai-prigionieri.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30217936-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30217936-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30217936-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30217936-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30217936-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30217936-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30217936-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nei primi giorni di guerra le notizie che arrivavano dal fronte parlavano di condizioni dei prigionieri &#8220;adeguate&#8221;, sia da una parte che dall&#8217;altra. Nel marasma di un conflitto nel cuore dell&#8217;Europa, sembrava che almeno un bruciolo di umanità potesse rimanere parzialmente intatto nel trattamento di chi, da una parte e dall&#8217;altra, veniva catturato. Con il passare dei giorni però, anche questa speranza è stata disattesa. E anzi dall&#8217;<strong>Ucraina</strong> emergono, anche in questo caso da una parte e dall&#8217;altra, notizie raccapriccianti.</p>
<p>Sono tanti e troppi gli episodi in cui la <strong>tortura</strong> è emersa prepotentemente come macabra arma (anche) di questa guerra. Più i giorni passano e più il nemico non viene visto come un essere umano. Ma, al contrario, come un soggetto su cui riversare l&#8217;aridità di un animo buttato per tre mesi tra le trincee di un conflitto, come un capro espiatorio da punire in modo barbaro o per dare un segnale ai suoi connazionali oppure per mero tragico sadismo di persone che hanno dimenticato la vita fuori dal fronte. La tortura, mezzo inaccettabile sia in pace che in guerra, è un altro dei tanti motivi per sperare in una rapida fine delle ostilità in territorio ucraino.</p>
<h2>La conversazione degli orrori</h2>
<p>In Siria e in Iraq le torture inflitte ai prigionieri venivano ostentate dall&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Isis</a> sui propri canali social. Era un modo per mostrare la fine inflitta agli &#8220;infedeli&#8221; e dietro ogni video c&#8217;era anche una regia ben pianificata con montaggi fatti ad arte per aumentare l&#8217;impressione nell&#8217;osservatore. Dall&#8217;Ucraina, a parte rari episodi, non sono emersi video di torture confezionati appositamente per essere diffusi sui media. Anche perché a nessuna delle parti in causa converrebbe mostrare l&#8217;uso della tortura come arma sistematica applicata ai prigionieri. Per cui le atrocità corrono spesso su <strong>Telegram</strong>, quando soldati poco prudenti diffondono all&#8217;interno di determinati canali le immagini degli orrori. A volte però sono le <strong>intercettazioni</strong> a rivelare i lati più violenti e disumani di questa guerra. Come accaduto ad esempio il 12 aprile, quando i servizi di sicurezza ucraini sono riusciti a captare <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/catturato-soldato-russo-incitato-moglie-violentare-donne-2029385.html">la conversazione tra il soldato russo Roman Bykovsky e la moglie</a>: &#8220;Vai e stupra le donne ucraine &#8211; esortava lei durante un dialogo con il militare &#8211; non devi nemmeno dirmelo, l&#8217;importante che usi le precauzioni&#8221;. Il tutto con delle risate ironiche di sottofondo.</p>
<p>L&#8217;ultima conversazione intercettata dagli ucraini riguarda invece un militare di poco più di 20 anni, il quale a telefono con la madre ha spiegato i metodi di tortura contro i prigionieri. A rivelarlo sono stati i servizi di Kiev, secondo cui il protagonista di questa vicenda si chiama <strong>Konstantin Solovyov</strong>, un soldato russo appartenente all&#8217;11esimo corpo di armata dell&#8217;esercito di Mosca. Si tratta di un battaglione al momento dispiegato, sempre secondo le informazioni rivelate da Kiev, nel fronte di <strong>Kharkiv</strong>.</p>
<p>La conversazione è stata pubblicata dal ministero della Difesa ucraino il 3 maggio scorso, ma risalirebbe ad alcuni giorni prima. Il soldato Solovyov ha parlato di come ha trattato lui personalmente, assieme a colleghi dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/fsb-il-guardiano-della-russia.html">Fsb</a> (il servizio segreto russo), alcuni prigionieri ucraini catturati nel corso della battaglia. Tre i metodi principalmente usati. Il primo consiste in <strong>pestaggi</strong> mortali di chi non vuole parlare o di chi è stato sorpreso a filmare il posizionamento delle truppe russe. Il militare in questione ha detto alla madre di aver pestato un anziano reo di fare filmati in direzione delle colonne di mezzi russi. Poi c&#8217;è quello chiamato &#8220;metodo delle <strong>21 rose</strong>&#8220;. Consiste nello scorticare la pelle del prigioniero in determinati punti sensibili del corpo, tirandola via come se fosse petalo di un fiore. Infine Solovyov ha parlato di un&#8217;altra tragica modalità, punitiva e umiliante per la vittima, consistente nell&#8217;infilare nell&#8217;ano della vittima del <strong>filo spinato</strong> tramite un tubo di gomma per poi estrarlo via lentamente.</p>
<p>Il soldato non è apparso affatto pentito dei metodi di tortura usati: &#8220;Non so se mi piace torturare &#8211; si legge in una sua risposta alla domanda della madre su quello che prova mentre prende parte ai macabri rituali &#8211; Non provo nemmeno più rimorsi. Dopo più di 20 omicidi, ho smesso di provare qualcosa&#8221;. La madre ha risposto a sua volta sottolineando la somiglianza di carattere tra i due: &#8220;Te l&#8217;ho sempre detto che, in linea di principio, mi trattengo &#8211; ha dichiarato &#8211; Se fossi finita lì mi sarei divertita anche io. Siamo uguali&#8221;. Il ragazzo ha poi detto a chiare lettere che se fossero gli ucraini al suo posto, avrebbero fatto con lui la stessa cosa. Da qui una sorta di &#8220;giustificazione&#8221; del suo mancato pentimento. I due si sono messi pure a ridere quando il soldato ha raccontato della rottura delle dita a un prigioniero: &#8220;Allora non può più né grattarsi il naso e né può indicare&#8221;, ha risposto ridendo la madre.</p>
<h2>La tortura come arma di guerra</h2>
<p>Anche da parte di Mosca sono stati denunciati pesanti <strong>maltrattamenti</strong> sui soldati catturati. Ad aprile, dopo uno scambio di prigionieri, alcuni militari rientrati in patria feriti sono stati portati negli ospedali di <strong>Belgorod</strong>. Qui, stando a quanto fatto sapere da fonti delle forze armate russe ai media locali, sono stato trovati soldati evirati oppure senza più le dita delle mani. Su Telegram, alcune settimane prima, soldati ucraini hanno postato un video in cui veniva mostrato un prigioniero russo legato e trattenuto da altri militari di Kiev mentre era costretto a dire alla propria ragazza, chiamata tramite lo smartphone trovato in suo possesso dai carcerieri, che a breve avrebbe subito l&#8217;amputazione dei genitali. Un video che fa il pari con un altro, diffuso a marzo, dove soldati ucraini chiamavano con il cellulare di un soldato russo ucciso i familiari di quest&#8217;ultimo per annunciare, con toni incredibilmente sarcastici, la morte del loro parente e l&#8217;intenzione di non restituire mai più il cadavere.</p>
<p>Quello delle chiamate tramite smartphone ai familiari dei caduti è un altro dei &#8220;rituali&#8221; visto troppo spesso in questa guerra. É stato applicato per la prima volta durante la <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/le-tappe-salienti-della-guerra-siria.html">guerra civile siriana</a>, quando i militanti jihadisti che catturavano dei soldati di Damasco costringevano questi ultimi a inviare messaggi vocali di addio alle proprie madri e ad annunciare l&#8217;imminente esecuzione. L&#8217;impressione è che più si andrà avanti con la guerra e più si assisterà, da ambo i lati, a scene del genere. Più la guerra si sostituisce alla normalità e più verrà meno ogni principio di umanità. Una triste regola osservata già altre volte nei vari conflitti.</p>
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		<title>Violenze ai bambini, torture e massacri: l&#8217;ombra dei crimini di guerra sull&#8217;Ucraina</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/violenze-ai-bambini-torture-e-massacri-lombra-dei-crimini-di-guerra-sullucraina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2022 15:31:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito russo]]></category>
		<category><![CDATA[esercito ucraino]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[tortura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AX_6AuG-238XUPosRVpz_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AX_6AuG-238XUPosRVpz_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AX_6AuG-238XUPosRVpz_ANSA-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AX_6AuG-238XUPosRVpz_ANSA-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AX_6AuG-238XUPosRVpz_ANSA-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AX_6AuG-238XUPosRVpz_ANSA-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AX_6AuG-238XUPosRVpz_ANSA-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non c&#8217;è stato nemmeno il tempo di ricostruire che cosa è successo a Bucha, cittadina alle porte di Kiev dove è andato in scena un terribile massacro per il quale è stato accusato l&#8217;esercito russo, che dall&#8217;Ucraina sono arrivate nuove e crudissime testimonianze. Lyudmila Denisova, difensore civico ucraino, ha scritto su Telegram che numerosi casi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/violenze-ai-bambini-torture-e-massacri-lombra-dei-crimini-di-guerra-sullucraina.html">[...]</a></p>
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<p>La descrizione di fatti, per i quali sarà doveroso effettuare tutti gli accertamenti del caso in maniera indipendente, fa letteralmente tremare i polsi. Mentre nella regione di Kiev il campo per bambini di Prolisok avrebbe ospitato per tre settimane una base di unità delle forze del Cremlino, nel cui seminterrato sarebbero stati trovati cinque cadaveri di uomini con le mani legate dietro la schiena, a Irpin sarebbero stati addiritura rinvenuti &#8220;<strong>bambini</strong> di meno di 10 anni uccisi con segni di <strong>stupro</strong> e tortura&#8221;. Tra i civili massacrati ci sarebbe chi è stato torturato e poi ucciso a sangue freddo e chi freddato con un colpo alla parte posteriore della testa o del torace. Ad altri ancora sarebbe stato schiacciato il cranio.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://bit.ly/3DDJ5Mc"><strong>Cosa sappiamo sui fatti di Bucha</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3NOcHuY"><strong>Chi sono i soldati accusati della strage di Bucha</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/37dVfiu"><strong>Johnson guida il fronte dei falchi anti Putin</strong></a></li>
</ul>
<hr />
<h2>Torture, massacri e malattie</h2>
<p>Denisova prosegue nell&#8217;elencare le testimonianze raccolte. Nel villaggio di Viktorivka, nella regione di Chernihiv, rimasta sotto occupazione russa per 25 giorni, i russi avrebbero &#8220;tenuto la gente in ostaggio nei <strong>sotterranei</strong>, compresi anziani e neonati&#8221;. I residenti sarebbero stati scortati anche per raccogliere un secchio d&#8217;acqua. Non sarebbero inoltre state fornite cure, &#8220;nemmeno a quelli la cui vita dipendeva da trattamenti medici&#8221;. Un uomo con l&#8217;asma sarebbe morto con i soldati russi che avrebbero ordinato agli ostaggi di seppellire il corpo nei boschi. A causa &#8220;delle condizioni di vita inumane e alle infezioni&#8221;, sarebbe aumentato il numero di malattie, compresa la varicella.</p>
<p>Denisova ha riferito anche di almeno altre tre persone torturate trovate nel distretto di Konotop nella regione di Sumy sul luogo dove erano accampati i soldati russi. &#8220;Torturare e uccidere civili è un <strong>crimine contro l&#8217;umanità</strong> e un crimine di guerra in base agli articoli 7 e 8 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale&#8221;, ha ricordato lo stesso Denisova, che ha quindi lanciato un appello alla Commissione di inchiesta Onu per le violazioni dei diritti umani.</p>
<h2>L&#8217;ombra dei crimini di guerra</h2>
<p>Come detto, bisognerà capire se le testimonianze e le notizie offerte dalle fonti ucraine saranno confermate. Anche perché, per adesso, le accuse sono arrivate da Kiev, mentre il Pentagono, ad esempio, ha frenato su alcune azzardate conclusioni in merito ai fatti di Bucha.</p>
<p>Nel frattempo il presidente ucraino, <strong>Volodymyr Zelensky</strong> ha chiesto che i membri dell&#8217;esercito russo e &#8220;coloro che hanno dato loro l&#8217;ordine&#8221; di compiere attacchi in Ucraina siano processati per &#8220;<strong>crimini di guerra</strong>&#8220;. Zelensky ha inoltre chiesto di &#8220;portare davanti a un tribunale&#8221; tutti i russi che hanno dato &#8220;ordini criminali&#8221; e &#8220;li hanno eseguiti uccidendo il nostro popolo&#8221;, citando &#8220;Norimberga&#8221;.</p>
<p>In Ucraina la Russia &#8220;sta commettendo i peggiori <span class="hilg1">crimini</span> di <span class="hilg2">guerra</span> dalla Seconda <span class="hilg2">guerra</span> mondiale&#8221;, ha aggiunto lo stesso Zelensky, spiegando che quello che è successo a Bucha sarebbe solo un esempio di cio che starebbe accadendo in numerosi altri luoghi del Paese. &#8220;Abbiamo <strong>prove</strong>, ci sono immagini satellitari&#8221; che mostrano cosa è realmente accaduto durante gli attacchi a Bucha, &#8220;possiamo condurre indagini complete e trasparenti&#8221;, ha concluso ancora il presidente.</p>
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		<title>&#8220;Così i narco militari hanno trasformato il Venezuela in una prigione&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosi-i-narco-militari-hanno-trasformato-il-venezuela-in-una-prigione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Aug 2021 09:47:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[Narcotraffico]]></category>
		<category><![CDATA[tortura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1306" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252-300x204.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252-1024x696.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252-768x522.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252-1536x1044.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252-2048x1393.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lorent Saleh, classe 1988, un ragazzo non lo è stato mai. L’anima, il fisico, il volto segnati dalla peggiore delle sventure: quella di voler essere un uomo libero in un Paese come il Venezuela che libero non è.  Dal 2007 Saleh combatte per il rispetto dei diritti umani: è questa la colpa che deve “espiare” &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-i-narco-militari-hanno-trasformato-il-venezuela-in-una-prigione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1306" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252-300x204.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252-1024x696.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252-768x522.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252-1536x1044.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/venezuela-Agenzia_Fotogramma_FGR1253252-2048x1393.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Lorent Saleh</strong>, classe 1988, un ragazzo non lo è stato mai. L’anima, il fisico, il volto segnati dalla peggiore delle sventure: quella di voler essere un uomo libero in un Paese come il <strong>Venezuela</strong> che libero non è.  Dal 2007 Saleh combatte per il rispetto dei diritti umani: è questa la colpa che deve “espiare” secondo il regime nei quattro anni di prigionia (dal 2014 al 2018), prima di essere esiliato in Spagna. Di quei quattro anni di agonia, due trascorrono presso “<strong>La Tumba</strong>”: cinque piani nel sottosuolo di Caracas, con celle di tre metri per due, luce sempre accesa, pareti bianche, telecamere 24 ore su 24, solo 40 minuti d’aria a settimana. <strong>Tortura bianca</strong>: gelo, isolamento totale, mancanza di suoni, colori, movimento. Due anni di sevizie prima di approdare in un altro luogo di morte, “<strong>El Helicoide</strong>”: qui, al posto della “tortura bianca”, le torture fisiche ma, soprattutto, la costrizione ad ascoltare il martirio inferto ad altri uomini.</p>
<p>Nel 2017, per la sua battaglia per un Venezuela democratico, Saleh viene insignito del <strong>premio Sacharov</strong> per la libertà di pensiero in rappresentanza dell’opposizione democratica della sua terra. Da allora, è iniziato il suo rapporto speciale con l’Europa; come testimonia la sua presenza, il 16 luglio scorso, alla prima <a href="https://www.europarl.europa.eu/committees/en/high-level-conference-on-the-global-stat/product-details/20210628CHE09121"><strong>Global State of Human Rights Conference</strong></a> svoltasi in sincrono tra Venezia e Brussel. Ed è proprio in questi giorni che raccogliamo la sua testimonianza.</p>
<p><strong>Lorent, Com&#8217;era il Venezuela in cui sei cresciuto?</strong></p>
<p>Il Venezuela in cui sono nato è stato il Venezuela della metamorfosi, è stato il Venezuela che si è fermato per diventare un&#8217;intera prigione. Sono cresciuto in un luogo che ha smesso di essere libero e democratico per diventare una dittatura militare, distorta dall&#8217;avidità e dal populismo. La dittatura militare è arrivata in Venezuela dalla mano di <strong>Hugo Chavez</strong> nel 1998, quando avevo 10 anni; questa cospirazione, tuttavia, risale al 1992, quando Chavez tentò un colpo di Stato insieme a un gruppo di soldati uccidendo un centinaio di innocenti. Non posso avere più ricordi di un Venezuela libero, che, per la mia generazione e per quelle che sono venute dopo, sono solo storie di genitori e nonni, quasi miti.</p>
<p><strong>La generazione dei tuoi genitori ha conosciuto la libertà. Com&#8217;è stato possibile per il Venezuela diventare un paese affamato?</strong></p>
<p>Sì, sono nati e hanno vissuto la democrazia, per questo sentiamo e ricordiamo in modo diverso. Voglio confessarti una cosa: una delle questioni più delicate nel trattare con i miei genitori è proprio la percezione e i sentimenti con il Venezuela. I nostri genitori hanno, nei loro pensieri e nei loro cuori, una fotografia diversa dalla nostra, perché il Paese che conoscevano e in cui sono cresciuti era libero e democratico, dove persone da tutto il mondo venivano a vivere in pace e a coltivare i loro sogni, il Venezuela della ricchezza e del baseball, dei concorsi di bellezza e della civiltà; il Venezuela che ha promosso la democrazia nella regione quando le dittature militari governavano l&#8217;America Latina.</p>
<p>Nella mia cella, rinchiuso senza poter misurare il tempo, mi sono chiesto tante volte “Cosa è successo nel mio Paese, come è passato dall&#8217;essere un luogo di libertà e progresso a diventare una prigione di fame e violenza? Quindi, una delle mie risposte l&#8217;ho trovata nel libro <em>Il piccolo principe</em> di Antoine de Saint-Exupéry: &#8220;l&#8217;essenziale diventa invisibile agli occhi&#8221;. Ebbene, i nostri genitori sono nati in libertà, con la possibilità di esprimere le proprie idee senza paura, con accesso all&#8217;informazione, all&#8217;istruzione, alla salute e al cibo e credo che non si rendessero conto di quanto fossero essenziali queste cose, perché le davano per scontate. Quando trascuriamo qualcosa, difficilmente ne comprendiamo il valore; ciò che non è valorizzato, non è curato, ciò che non è curato è perduto&#8230; Poi, recuperare qualcosa che ti è stato tolto, qualcosa di essenziale come la libertà, costa molto. La democrazia e la libertà sono più di uno status, non sono qualcosa di statico, né una conquista. La libertà e la democrazia sono modi di vivere, qualcosa che si muove e si sposta nel tempo, qualcosa di così essenziale che si rischia di trascurare.</p>
<p><strong>Che tipo di paese è il Venezuela oggi?</strong></p>
<p>Il Venezuela è un ex Paese, è un territorio controllato da organizzazioni criminali (alcune nascoste dietro striscioni ideologici per ottenere sostegno internazionale, ma che in definitiva sono organizzazioni criminali senza scrupoli). Il Venezuela è un territorio in cui la popolazione civile è soggetta a violenze e terrorismo da parte dei istituzioni statali sequestrate dai narcotrafficanti militari.</p>
<p><strong>Quando hai perso la tua libertà e dove?</strong></p>
<p>Se intendi la mia detenzione fisica, allora è stato il 4 settembre 2014, quando sono stato rapito nella città di Bogotà da agenti dell&#8217;<em>intelligence</em> e dalla Polizia Nazionale della Colombia. Mi hanno portato in un hangar all&#8217;aeroporto, mi hanno messo su un aereo e mi hanno portato al confine con il Venezuela, dove mi hanno consegnato al Servizio di intelligence nazionale bolivariano, cioè la polizia politica della dittatura venezuelana.</p>
<p><strong>Ci sono diversi modi per torturare un uomo. Violenza fisica, mancanza di sonno&#8230; ma cosa fa più male del dolore fisico?</strong></p>
<p>La tortura psicologica, l&#8217;ansia, l&#8217;incertezza, il panico, possono ferire più di un colpo. Beh, rimangono lì dentro, strappando tutto dentro il pensiero. La tortura bianca, quella che non è fisica ma può causare sofferenze estreme, è qualcosa che è stata usata nel corso della storia e continua ad essere usata, con crescente violenza ed efficacia. Sfortunatamente, i protocolli e i meccanismi di protezione contro la tortura sono rivolti principalmente alla tortura fisica, lasciando un enorme spazio vuoto a regimi e criminali per torturare senza essere puniti. La tortura psicologica è lì, in molti spazi della nostra vita, sia all&#8217;interno di una cella che all&#8217;interno della propria casa o spazio di lavoro.</p>
<p><strong>Cosa pensavi in ​​prigione? Qual è il pensiero che ti ha tenuto in vita?</strong></p>
<p>Quando sei in isolamento, una cosa che può ritorcersi contro di te è pensare. Esausto, stanco di esistere, una vittima di tortura in una cella vuole smettere di pensare, spegnere la mente e smettere di esserci, poter riposare, smettere di soffrire. Ho pensato tante cose, mi sono trovato lì e dentro di me ho affrontato Dio. La famiglia è il filo che ti sostiene per non lasciarti andare, la famiglia è ciò che ti spinge a continuare a combattere in mezzo all&#8217;inferno. Un attivista rapito in un carcere spera che tutto abbia un senso, che esistere abbia un ragione, che la causa in cui credi sia viva, battendo in altri cuori fuori dalla tua cella.</p>
<p><strong>Secondo il regime, qual è stata la tua colpa?</strong></p>
<p>Complotto per ribellione, ma non lo hanno mai provato, in più di 4 anni mai emesso un giudizio. Tutto è stato una farsa mediatica. L&#8217;obiettivo era mettere a tacere le denunce che abbiamo fatto e spaventare altri difensori dei diritti umani.</p>
<p><strong>A un certo punto cerchi sicurezza in Colombia, ma qui il tuo destino si è incrociato con lui processo di pace con le FARC. Cosa è successo?</strong></p>
<p>Il governo dell&#8217;ex presidente della <strong>Colombia</strong>, <strong>Juan Manuel Santos</strong>, stava negoziando un accordo con la narcoguerriglia colombiana <strong>FARC</strong>; avevo denunciato le operazioni della guerriglia colombiana in territorio venezuelano, dove rapivano e addestravano minori, il tutto sotto la protezione e gli auspici del regime venezuelano. Ho denunciato l&#8217;occultamento di vittime delle FARC, dentro e fuori il territorio colombiano, questo ovviamente non andava bene all&#8217;allora presidente della Colombia. <strong>Nicolás Maduro</strong> è stato invece uno dei firmatari dell&#8217;accordo con le FARC, in qualità di garante. Ricordo che si sono svolte trattative all&#8217;Avana tra Juan Manuel Santos, Nicolás Maduro e Castro (a Cuba), è stato conveniente per loro neutralizzare il nostro lavoro, avevano tutti un interesse comune.</p>
<p>Questo 22 luglio, il Consiglio di Stato della Colombia ha accolto la nostra richiesta contro il governo della Colombia, per il quale le stesse Nazioni Unite e la Commissione interamericana per i diritti umani hanno definito la mia una detenzione arbitraria e illegale la responsabilità dello Stato colombiano.</p>
<p><strong>Il regime, e anche la stampa estera, ti accusano di essere un neonazista. Come hanno costruito questa accusa?</strong></p>
<p>Di me si legge di tutto: che sono comunista, socialista, globalista, ecc. Ogni cosa. Dipende a quali interessi obbediscono. Quando si decide di difendere i diritti umani, si decide di confrontarsi con i poteri costituiti, i poteri di qualsiasi discorso ideologico o travestimento, per cui ti attaccheranno da diversi fronti e diranno qualsiasi cosa, non importa. Ho tenuto conferenze sui diritti umani in spazi di ogni tipo, a un pubblico di diverse tendenze; dagli ex neonazisti ai gruppi radicali antifascisti, filopalestinesi e sionisti, comunisti e liberali. La polarizzazione è la grande sfida per un difensore dei diritti umani, la polarizzazione è il terreno fertile per l&#8217;abuso di potere e la mancanza di rispetto per l&#8217;altro, la polarizzazione giustifica tutto, ecco perché è così utile per i populisti. Quelli che difendono la dittatura a Cuba e in Venezuela mi accusano di essere l&#8217;estrema destra e i seguaci di Trump, invece, mi chiamano comunista.</p>
<p><strong>Quali sono i fallimenti della comunità internazionale nei confronti del Venezuela?</strong></p>
<p>Gli stessi nel resto del Pianeta. L&#8217;accordo che tutti hanno firmato il 10 Dicembre 1948, mi riferisco alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, non è accettato da tutti. In esso, siamo tutti impegnati a promuovere e difendere i diritti umani in tutto il mondo, oltre i confini nazionali. Le democrazie del mondo non possono sorridere alle dittature, come fanno attualmente, in cambio di risorse o affari succosi. I Paesi democratici continuano a consentire ai responsabili di gravi crimini contro l&#8217;umanità di entrare e uscire dai loro paesi, come l&#8217;Unione europea, e fanno affari e godono dei benefici della democrazia, mentre nei loro Paesi d&#8217;origine la società è oppressa. Ci sono meccanismi, accordi, più trattati per rispondere in casi come il Venezuela, vanno solo rispettati. La comunità internazionale può e deve agire sotto la responsabilità di proteggere una popolazione civile e salvaguardarne la vita in caso di minaccia, per la quale vengono utilizzate azioni economiche, politiche e militari. Ma prima le democrazie devono smettere di riciclare il denaro delle dittature e dei loro partner. Basterebbe questo.</p>
<p><strong>Cosa ha significato per te il Premio Sacharov? In che modo ha aiutato la tua battaglia per il Venezuela?</strong></p>
<p>Il Sacharov non è stato un premio, ma un abbraccio forte e caloroso in quel freddo isolamento della mia cella. E’ arrivato nel momento in cui stavo per arrendermi, stanco e sfinito da anni di lotte dal carcere, per dirmi che non eravamo soli, che dall&#8217;altra parte del pianeta loro sanno e capiscono cosa sta succedendo. È stata un&#8217;iniezione di energia. Il Sacharov è stata una piattaforma per la difesa e la promozione dei diritti umani in tutto il mondo, dando istituzionalismo e sostegno al lavoro di molti difensori dei diritti umani. A differenza di altri riconoscimenti o decorazioni internazionali, il Sacharov è vivo e lavora ogni giorno da Bruxelles nel mondo.</p>
<p><strong>Come si può salvare il Venezuela e chi/cosa può salvarlo?</strong></p>
<p>Con l&#8217;educazione, aiutando i più piccoli a pensare, sentire e conoscere il significato e il potere della democrazia, contribuendo a invertire il danno antropologico causato da una dittatura prolungata. La comunità internazionale ha un grande compito, come ho spiegato, ed è quello di smettere di servire le dittature, ma noi abbiamo il lavoro più grande con i più giovani.</p>
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