Fsb, il guardiano della Russia

Ogni grande potenza meritevole di tale titolo possiede degli eserciti paralleli, rispondenti unicamente al comando dello stato profondo e attivabili in caso di emergenza. Emergenze che possono essere il soffocamento di una pericolosa sedizione, la neutralizzazione di una o più quinte colonne e/o la prevenzione di un colpo di Stato in divenire.

Questi eserciti ombra possono essere delle realtà del mercenariato, come l’Academi (ex BlackWater), oppure delle organizzazioni guerrigliere e/o terroristiche che, con la scusante del denaro – come nel primo caso – o della battaglia ideologica – come nel secondo caso –, combattono per conto di una capitale e sono fedeli ad una sola bandiera. E questi eserciti alternativi, talvolta, possono assumere le fattezze di veri e propri stati paralleli la cui esistenza è nota ad una cerchia ristrettissima di persone – in Italia è celebre il caso di Gladio.

Nel caso della Russia, una giovane ma vecchia potenza con alle spalle un millennio di storia, le armate che difendono fondamenta e mura del sistema post-eltsiniano sono diverse, variegate e risultano accomunate da un elemento: la fedeltà allo Stato profondo. Queste armate sono il Gruppo Wagner, il Direttorato principale per l’informazione (GRU), i guerrieri cibernetici dell’Internet Research Agency e il Servizio di Sicurezza Federale (FSB).

Il Servizio di Sicurezza Federale della Federazione Russa (FSB, Федеральная служба безопасности Российской Федерации) nasce durante il complicato processo di transizione postsovietico. All’indomani del putsch di agosto, poiché in parte appoggiato da settori dei servizi segreti, l’allora presidente Boris Eltsin avrebbe proceduto allo scioglimento del Kgb.

Lo storico servizio segreto dell’Unione Sovietica sarebbe stato sostituito da due agenzie: una deputata agli affari esteri (SVR) ed una agli affari interni (FAPSI). Nel 1993, con l’aggravarsi della situazione terroristica tra Volga e Transcaucasia, il Cremlino avrebbe dato semaforo verde ad un’ulteriore entità, il FSK, con l’obiettivo di combattere l’insurgenza islamista.

I risultati ottenuti sul campo dai membri del Fsk, selezionati tra i migliori, avrebbero convinto i decisori politici della necessità di rafforzare l’organizzazione, affidandole un numero maggiore di ruoli, funzioni e poteri. E da quelle discussioni circa la natura e la missione del Fsk avrebbe visto luce il Fsb, nato formalmente il 3 aprile 1995.

Il Fsb ha una struttura rigidamente gerarchica, di forma piramidale, che non consente scalate brusche e repentine, perché ogni gradone può essere superato soltanto meritocramente, cioè per mezzo delle abilità e delle capacità dimostrate. Competenze che, è sottinteso, debbono essere fuori dal comune, perché in gioco vi sono la difesa e il controllo del Paese più grande del mondo.

Il servizio segreto ha degli uffici in ogni stato federato della Russia, Crimea inclusa, e possiede degli “sportelli” in ogni istituzione militare, dall’aviazione all’esercito, i cui scopi spaziano dal mantenimento del dialogo con le forze armate all’arruolamento di nuovi talenti.

Primo direttore di questa agenzia nata per essere potente – la più potente tra le concorrenti – fu il colonnello generale Mikhail Ivanovich Barsukov. Licenziato da Eltsin, Barsukov fu sostituito da Nikolai Kovalyov che, nel 1998, sarebbe stato succeduto brevemente da un veterano del Kgb, Vladimir Putin. Veterano che, una volta divenuto presidente, avrebbe scelto quale suo successore alla direzione del Fsb il navigato Nikolai Patrushev.

Patrushev è stato il direttore del Fsb per quasi dieci anni, ovverosia fino al 2008, anno in cui gli è subentrato Alexander Bortnikov, che da allora continua a mantenere l’incarico.

Il Fsb è uno strumento della presidenza fin dal 2000, anno di una riorganizzazione voluta (e concepita) da Putin in persona e che ha riscritto ex novo struttura e funzioni dell’agenzia. Il Fsb, a partire da quel momento, è divenuto il guardiano tuttofare che vigila sul presente e sul futuro della Russia, essendo responsabile, tra le molte cose, di analisi di scenario, lotta al crimine organizzato e al terrorismo, salvaguardia dell’ordine costituito, protezione dei confini, controspionaggio e sicurezza economica.

Il potenziamento del Fsb, al di là di ciò che si pensi a riguardo, non è stato pensato da Putin per Putin. Al contrario, è per mezzo del rafforzamento di quest’agenzia – avvenuto a detrimento di tutte le altre – che il Cremlino ha potuto porre fine alle faide intra-servizi – la cui perniciosità fu palesata ai tempi della crisi di Beslan – e dotare la Federazione di un sistema di difesa all’avanguardia.

Gli eventi successivi hanno dato ragione a Putin. Perché il Fsb, invero, si è rivelato determinante, indispensabile, nell’evitare che l’insurgenza islamista della prima parte degli anni Duemila potesse condurre la Russia sull’orlo di un’implosione di sovietica memoria o riportarla all’epoca dei sanguinosi attentati ai palazzi. Tra i maggiori risultati conseguiti dagli agenti del Fsb, dal 2000 ad oggi, figurano:

  • Il rintracciamento e l’eliminazione di Šamil Salmanovič Basaev, la mente della strage di Beslan e di alcuni dei più gravi attentati compiuti dal terrorismo ceceno nella Russia europea, neutralizzato nel 2006 tra le montagne dell’Inguscezia.
  • Il rintracciamento e l’eliminazione di Dokka Umarov, il capo dell’Emirato del Caucaso, neutralizzato nel 2013.
  • Il rintracciamento e l’eliminazione di Aliaskhab Kebekov, il successore di Umarov, neutralizzato nel 2015.
  • La riduzione significativa del numero di attacchi terroristici consumati sul suolo della Federazione: dai 257 del 2005 ai 50 del 2020.
  • 81 terroristi eliminati, più di 90 attentati sventati e oltre 1.600 arresti per terrorismo nel periodo 2019-20.

I numeri e i fatti rendono il Fsb il guardiano che vigila sulla sicurezza della Federazione e dei suoi abitanti. Un guardiano che ha occhi ovunque, da Mosca a Vladivostok, e che combatte con la stessa tenacia neonazisti ed estremisti islamici. Un guardiano che fornisce al Cremlino sia agenti operativi sia talenti da riciclare in politica – i cosiddetti siloviki. E un guardiano che, soprattutto, non può essere comprato né infiltrato, perché impermeabilizzato da Putin nel lontano 2000.