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	<title>terroristi Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 18 Apr 2024 15:19:50 +0000</lastBuildDate>
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	<title>terroristi Archives - InsideOver</title>
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		<title>I media e la guerra: la prima volta è stata una tragedia, tutte le altre una farsa</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/i-media-e-la-guerra-la-prima-volta-e-stata-una-tragedia-tutte-le-altre-una-farsa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 06:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1311" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Google finanza" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-1024x699.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Anche la strage del Crocus City Hall di Mosca ha riproposto le dinamiche della pseudo-informazione già vista con l'Iraq, la Libia, la Siria e Gaza.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-media-e-la-guerra-la-prima-volta-e-stata-una-tragedia-tutte-le-altre-una-farsa.html">I media e la guerra: la prima volta è stata una tragedia, tutte le altre una farsa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1311" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Google finanza" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-1024x699.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>D&#8217;accordo, la capacità della nostra cosiddetta &#8220;classe intellettuale&#8221; (tipo, dallo studente universitario ai <em>maître à penser</em> che affollano le televisioni) di acconciarsi a tutti i venti e tutte le correnti, a dispetto della realtà, del buon senso e pure delle ricorrenti figure di palta, è straordinaria e ben nota. Però noi, avendo visto qualche guerra da vicino e purtroppo anche molti cadaveri di gente morta male, dalla Cecenia alla Siria, non riusciamo ad accettare che si possa parlare delle guerre nel modo in cui lo si fa, almeno nel Bel Paese, con cadenza quotidiana: da ignoranti, faziosi e irrispettosi non tanto della verità, che è concetto sfuggente e da maneggiare con attenzione, ma delle sofferenze altrui.</p>



<p>Nel <em>Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte</em> <strong>Karl Marx</strong>, che era molto meno scemo di quanto lo facciamo passare da quando ci è passata la paura dell&#8217;Urss, scriveva: &#8220;Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa&#8221;. E se questo capita ai grandi avvenimenti e ai grandi personaggi, figuriamoci agli &#8220;esperti&#8221;, ai &#8220;giornalisti&#8221; e ai &#8220;professori&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Invasione dell&#8217;Iraq: dove erano i &#8220;cani da guardia del potere&#8221;?</h2>



<p>In tempi recenti, nel 2003 all&#8217;approssimarsi dell&#8217;<strong>invasione anglo-americana dell&#8217;Iraq</strong>, è stata una tragedia la spontanea (?) piegatura a novanta gradi di tutti coloro che, al contrario, avrebbero dovuto fare da &#8220;cane da guardia del potere&#8221; (definizione, pensa tu, adottata persino dalla Corte di Giustizia europea) rispetto alla famosa tesi delle &#8220;armi di distruzione di massa&#8221; di Saddam Hussein. I pochi che sostenevano il contrario (per esempio, l&#8217;AIEA, l&#8217;agenzia dell&#8217;Onu per il controllo del nucleare) erano sbeffeggiati o accusati di intelligenza con il nemico. Chi, come il presidente egiziano Mubarak (che qualcosa di Medio Oriente doveva pur capire, essendo rimasto al potere per trent&#8217;anni), avvertiva che invadere l&#8217;Iraq avrebbe voluto dire affrontare cento Osama bin Laden al posto di uno, era ignorato. Paesi come Francia e Germania, che rifiutavano di salire a bordo della folle impresa, condannati come traditori. Ricordate quegli imbecilli di americani che versavano il vino francese nei tombini?</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;inizio della farsa</h2>



<p>Ecco, quella fu la tragedia che sappiamo. Poi è stata solo farsa. La Libia, nel 2011, con i finti mercenari africani assoldati da Gheddafi e le ancor più finte fosse comuni denunciate dalla finora sconosciuta Lega libica per i diritti umani. La Siria dal 2011, raccontata come una lotta della società democratica contro il dittatore Bashar al-Assad quando, dopo le prime settimane, l&#8217;unica lotta rimasta era quella tra il dittatore e i gruppi terroristici islamisti finanziati dalle petromonarchie del Golfo Persico. La guerra a Gaza, per cui gran parte del sistema mediatico ancora &#8220;spaccia&#8221; a lettori e ascoltatori che aver eliminato più di 30 mila palestinesi, per metà bambini, sia l&#8217;unico (e migliore) sistema per &#8220;sradicare Hamas&#8221;, raccontando intanto che Israele (il Paese che ha insediato 750 mila suoi cittadini in terre che appartengono ai palestinesi), poverino, &#8220;è assediato&#8221;.</p>



<p>E, naturalmente, la guerra in Ucraina, generata dall&#8217;invasione russa del 24 febbraio 2022. Il fatto che sia chiaro chi è l&#8217;aggressore (la Russia) e chi l&#8217;aggredito (l&#8217;Ucraina) non giustifica il fiume di balle che è stato riversato sul cittadino-lettore. Non stiamo a rievocare il passato (Putin moribondo, golpe anti-Putin alle porte, prossima vittoria ucraina, putsch di Prigozhin insuperabile, economia russa prossima al crollo, il fantastico &#8220;usano i chip delle lavatrici per i missili&#8221; <em>made in Von Der Leyen</em> e amenità varie), restiamo a queste ore. Parliamo dell&#8217;attentato al Crocus City Hall di Mosca e delle sue 139 vittime.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Ha stato Putin&#8221;</h2>



<p>Prima ancora che i terroristi smettessero di ammazzare civili innocenti nel teatro di Mosca, i social si riempivano di commenti del genere &#8220;ahahah, si capisce benissimo che è stato tutto organizzato dal Cremlino&#8221;. E giù, pochi minuti dopo i fatti, pseudo-analisi sull&#8217;incendio del teatro (tutti pompieri), sulle mosse dei killer (tutti esperti di terrorismo), sulla loro fuga (tutti esperti di fughe). Una canea insopportabile di scemenze di parte, vuote di fondamento e piene di propaganda.</p>



<h2 class="wp-block-heading">No, ha stato l&#8217;Isis</h2>



<p> Appena hanno smesso di fare rumore, gli stessi hanno visto che la pista islamista aveva solide basi, e allo stesso titolo di prima si sono buttati a spiegare perché e percome il jihad, la Russia, la Cecenia e così via. Sempre spiegando, anche se non hanno mai visto la Cecenia, non hanno mai parlato con un islamista e, più in generale, sappiano pochissimo degli argomenti su cui pretendono di giudicare, essendosi occupati d&#8217;altro per gran parte della loro vita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ehhhh, noi l&#8217;avevamo previsto</h2>



<p>Ex ministri, ministri in carica, aspiranti ministri, tuttologi. Di colpo, è spuntata una massa di individui che avevano previsto l&#8217;attentato contro la Crocus City Hall. A scatenarli sono stati quei satanassi degli americani che due settimane prima avevano avvertito (anche la Farnesina lo aveva fatto) di tenersi lontani dai luoghi affollati per timore di attentati nelle successive 48 ore. L&#8217;ammazzamento è arrivato due settimane, e non 48 ore, dopo ma pazienza. Tanto basta. Il che fa dell&#8217;attentato del Crocus City Hall l&#8217;unico attentato della storia, dalla congiura contro Giulio Cesare alla strage di Hamas del 7 ottobre 2023, previsto con tanta precisione da così tanta gente. Non le Torri Gemelle di New York nel 2001, non Oklahoma City nel 1995 (168 morti), ma Mosca sì. Per non parlare della lunga serie di attentati in Italia, neri, rossi e viola, evidentemente impossibili da prevedere. O degli attentati in Francia nel 2015. Attentati ben diversi da quelli di Mosca, che li prevedono tutti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ehhhh, i russi hanno fallito</h2>



<p>Anche se dieci giorni prima della strage di Mosca avevano intercettato e annientato una cellula di sei jihadisti in Inguscetia? Anche se due giorni prima del Crocus City Hall avevano preso due jihadisti che progettavano un attentato a una sinagoga della capitale? Anche se hanno catturato i colpevoli poche ore dopo l&#8217;attentato? La minaccia islamista in Russia è viva da decenni, non è stata sradicata (come non sarà sradicata la minaccia di quegli altri islamisti, quelli di Hamas) e continuerà a colpire. Ed è una &#8220;cosa&#8221; così facile da controllare (perché noi mica siamo tonti come i russi, no?) che nelle ore successive agli spari al Crocus City Hall c&#8217;era lo stato di allerta negli aeroporti di Londra e degli Stati Uniti, come a noi testimoniato da persone che erano in viaggio. Stato di allerta poi dilagato in diversi altri Paesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attenzione alle fake news</h2>



<p>Ovviamente si è messa in moto la solita strategia di distrazione di massa, con l&#8217;allarme sulle <em>fake news </em>e sulle strategie di Mosca per inquinare lo spazio informativo. Siamo ben avvertiti che esiste la propaganda del Cremlino e che ci sono personaggi e siti che si incaricano di diffonderla. Peraltro, è curioso: a chi scrive, che si occupa di Russia e affini da una vita, certa propaganda pro-Cremlino non arriva. Mentre tutto quanto ho cercato appena sopra di descrivere mi arriva eccome, e da ogni parte: grandi giornali, grandi Tv, radio. E come vogliamo descriverla? Mica vorremo chiamarla &#8220;informazione di qualità&#8221;? Se non sono fake e non sono propaganda, non sono almeno pseudo-notizie del tutto tendenziose? Pseudo-verità rivestite della rispettabilità borghese veicolata da antiche testate e vesti prestigiose, e quindi ancor più insidiose? E di fronte a un canale Tv o a un importante quotidiano, non cala di colpo l&#8217;insidia dell&#8217;account complottista o della pagina Facebook adoratrice del Cremlino? E in ogni caso: non vedete una certa logica, perversa o no che sia, se ormai la maggioranza delle persone tende a informarsi su Internet e su Facebook piuttosto che sui cari vecchi &#8220;media di qualità&#8221;?</p>



<p>        </p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ombra del mercato nero sulle armi inviate in Ucraina</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/lombra-del-mercato-nero-sulle-armi-inviate-in-ucraina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2022 16:15:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Armi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[terroristi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA29389335-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA29389335-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA29389335-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA29389335-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA29389335-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA29389335-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA29389335-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Finalmente siamo stati ascoltati&#8221;. Volodymyr Zelensky esprime tutta la sua soddisfazione perché i partner occidentali dell’Ucraina hanno finalmente iniziato a fornire a Kiev le armi di cui aveva davvero bisogno. &#8220;Siamo stati ascoltati. Stiamo ricevendo esattamente quello che abbiamo chiesto&#8221;, ha aggiunto il presidente ucraino in uno degli ultimi videomessaggi diffusi sui suoi canali social. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/lombra-del-mercato-nero-sulle-armi-inviate-in-ucraina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/lombra-del-mercato-nero-sulle-armi-inviate-in-ucraina.html">L&#8217;ombra del mercato nero sulle armi inviate in Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA29389335-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA29389335-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA29389335-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA29389335-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA29389335-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA29389335-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA29389335-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;Finalmente siamo stati ascoltati&#8221;. <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-volodymyr-zelensky.html">Volodymyr Zelensky</a> esprime tutta la sua soddisfazione perché i partner occidentali dell’<strong>Ucraina</strong> hanno finalmente iniziato a fornire a Kiev le <strong>armi</strong> di cui aveva davvero bisogno. &#8220;Siamo stati ascoltati. Stiamo ricevendo esattamente quello che abbiamo chiesto&#8221;, ha aggiunto il presidente ucraino in uno degli ultimi videomessaggi diffusi sui suoi canali social.</p>
<p>Dagli <strong>Stati Uniti</strong> <a href="https://it.insideover.com/guerra/missili-cannoni-ed-elicotteri-le-ultime-armi-usa-consegnate-allucraina.html">sono arrivati o stanno per arrivare</a> diversi jolly: <strong>artiglieria pesante</strong>, <strong>droni tattici</strong>, <strong>veicoli corazzati</strong>. Dallo scorso 24 febbraio, giorno dell’inizio del conflitto, Washington ha fin qui fornito all’Ucraina armi per <strong>3,4 miliardi di dollari</strong>, suddivisi in otto pacchetti di aiuti. Il più recente, da 800 milioni, contiene l’equipaggiamento adatto che dovrebbe consentire alla resistenza ucraina di contenere l’assalto russo nel <strong>Donbass</strong>.</p>
<p>Troviamo così i cosiddetti droni <strong>Phenix Ghost</strong>, 121 unità sviluppate in fretta e furia dall’Air Force per far fronte ai requisiti dell’Ucraina, e almeno 300 <strong>Switchblade</strong>, ovvero droni monouso o kamikaze. Presenti anche centinaia di corazzati <strong>M113</strong> e corazzati multiuso ad alta mobilità, oltre a veicoli tattici capaci di trainare <strong>obici da 155 mm</strong>, le prime piattaforme di artiglieria pesante ad essere trasferite dalle scorte dell’esercito del corpo dei marine statunitensi alle forze ucraine.</p>
<p>E ancora: migliaia di <strong>missili Javelin</strong>, sistemi antiaerei <strong>Stinger</strong>, sistemi anti-corazza AT-4 portatili e altri sistemi missilistici a guida laser, senza dimenticarsi degli <strong>elicotteri Mi-17</strong>, radar di contro-artiglieria AN/TPQ-36, AN/MPQ-64 Sentinel, decine di milioni di munizioni per armi di piccolo calibro, fucili, pistole, mitragliatrici, granate e mortai.</p>
<p>Ci sarebbero anche da considerare centinaia di <strong>dispositivi di protezione chimica</strong>, biologica e nucleare, giubbotti antiproiettile, elmetti e altri strumenti. Insomma, un bell’<strong>arsenale</strong> con il quale riequilibrare, o quanto meno ridurre, il gap militare con la Russia.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://bit.ly/3qiH8iQ"><strong>Come si sta sviluppando la guerra in Ucraina</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3tAS5hJ"><strong>Le origini della guerra</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3JS3mA1"><strong>Lo stallo che costringe la Russia a cambiare i piani</strong></a></li>
</ul>
<hr />
<h2>Il percorso delle armi</h2>
<p>L’Occidente ha inviato queste armi con uno scopo ben preciso: fornire agli ucraini strumenti con i quali combattere l’esercito russo. E però c’è da mettere in conto il <strong>rischio</strong>, non così remoto, che in un futuro non troppo lontano queste armi possano finire nelle mani sbagliate.</p>
<p>Anche perché in Ucraina, fino a qualche anno fa, era attivo un <strong>mercato nero</strong> di armi particolarmente fiorente e produttivo, che riuniva gang criminali, criminalità organizzata e gruppi politici più o meno estremisti.</p>
<p>Tutto questo non significa che sia sbagliato consegnare armamenti all’Ucraina o che sia, al contrario, corretto incrementarne la quantità. Questo articolo, semmai, ruota attorno ad un’altra problematica: il percorso effettuato dalle citate armi. Già, perché se il <strong>tragitto</strong> convenzionale dovrebbe vedere cannoni e fucili transitare da Stati Uniti ed Europa all’Ucraina &#8211; e lì restare nelle mani dell’esercito regolare di Kiev &#8211; niente esclude che una o più parti dell’arsenale ucraino possano finire sotto il controllo di personaggi ben poco raccomandabili.</p>
<p>Se uno scenario del genere era plausibile ben prima del 24 febbraio, figurarsi se questo stesso scenario non può realizzarsi adesso, in pieno conflitto, o addirittura al termine delle ostilità. Pensiamo, ad esempio, a che cosa potrebbe succedere nel caso in cui l’Ucraina dovesse uscire sconfitta: chi prenderà il possesso di tutti i suoi armamenti? Ripetiamo: questo non significa essere a favore o contro l’invio di armi, ma semplicemente porsi domande lecite di fronte al rischio di peggiorare la situazione.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://bit.ly/3qiH8iQ"><strong>Come si sta sviluppando la guerra in Ucraina</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3tAS5hJ"><strong>Le origini della guerra</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3JS3mA1"><strong>Lo stallo che costringe la Russia a cambiare i piani</strong></a></li>
</ul>
<hr />
<h2>Mani sbagliate</h2>
<p>Si potrebbe pensare di <strong>tracciare</strong> il percorso delle armi. Il punto è che è estremamente complesso farlo, o per lo meno farlo fino in fondo. Lo ha sottolineato anche la <a href="https://edition.cnn.com/2022/04/19/politics/us-weapons-ukraine-intelligence/index.html"><em>Cnn</em></a>, spiegando che persino gli Stati Uniti hanno pochi modi per tracciare la consistente fornitura di armi spedita a Zelensky. Il motivo è presto detto: in Ucraina non è presente l’esercito statunitense, che in caso contrario avrebbe potuto &#8220;vegliare&#8221; sul destino dell’arsenale. Come se non bastasse, i pacchetti di aiuti militari sono formati da armi e sistemi facilmente trasportabili oltre i (porosi) <strong>confini ucraini</strong>.</p>
<p>Visto che né le forze armate Usa né la Nato sono presenti sul campo <em>boots on the ground</em>, il blocco occidentale dipende solo ed esclusivamente dalle informazioni fornite loro dal governo ucraino. L’amministrazione guidata da <strong>Joe Biden</strong> ha deciso consapevolmente di correre questo rischio. Un alto funzionario della Difesa statunitense ha però spiegato che nel lungo periodo è altissimo il rischio che alcune delle armi spedite &#8211; ripetiamolo: con buone intenzioni &#8211; all’Ucraina possano finire nelle mani di altri eserciti e milizie che Stati Uniti e Occidente non intendevano armare.</p>
<p>Il passato non aiuta di certo. Gran parte di ciò che gli Stati Uniti avevano consegnato alle forze dell’Afghanistan è poi entrato a far parte dell’<strong>arsenale talebano</strong> dopo il crollo del governo e dell’esercito afghano. Le armi vendute invece ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi sono finite nelle mani di combattenti legati ad <strong>Al Qaeda</strong> e all’<strong>Iran</strong>. Niente vieta, insomma, che un epilogo simile possa avvenire anche in Ucraina.</p>
<h2>Il mercato nero: prezzi e compravendite</h2>
<p>In Ucraina le &#8220;mani sbagliate&#8221; possono coincidere con quelle di <strong>gang locali</strong>, di <strong>criminalità organizzata</strong> o anche di soldati e cittadini intenzionati a racimolare qualche soldo in più. Basta dare un’occhiata agli archivi per rendersi conto che da anni in Ucraina è attivo uno dei mercati neri di armi più grandi d’Europa. Un bazar al quale chiunque può accedere, chiedere la propria arma preferita e volatilizzarsi in un battito di ciglia.</p>
<p>Da queste parti ha funzionato così per anni, e non si capisce perché questo meccanismo perverso dovrebbe fermarsi proprio adesso con la confusione portata dalla guerra e con le nuove armi appena giunte nel Paese.</p>
<p>Le mafie ucraine e russe e le gang rumene dominano il black market degli armamenti. Questi venditori agiscono nell’ombra ma risultano efficienti ed efficaci. Il loro mestiere, inoltre, è agevolato dal <strong>trattato di frontiera di Shengen</strong>, che rende pressoché impossibile tracciare o fermare la libera circolazione tra i Paesi europei. Ebbene, in questa libera circolazione rientrano anche <strong>mitragliatori Ak-47</strong>, pistole e fucili di ogni genere, che dall’Ucraina possono essere consegnati agli acquirenti senza troppe difficoltà.</p>
<p>Nel 2016 <a href="https://news.sky.com/story/gang-selling-ak-47s-bound-for-western-europe-10526393"><em>Sky News</em></a> sottolineava come il prezzo di un Ak-47 – l’arma preferita dai terroristi &#8211; si aggirasse attorno ai <strong>1.700 euro</strong>, mentre l’Aks-74u, la versione più moderna, si potesse trovare anche a poco più di <strong>500</strong>. <a href="https://24plus.ilsole24ore.com/art/in-ucraina-piu-grande-mercato-nero-armi-d-europa-traffici-e-nuove-forniture-AE8v0dHB">Altre fonti</a> parlano di fucili da cecchino venduti a poco più di <strong>mille euro</strong>, ma anche di armi quali lanciagranate e pistole a prezzi abbordabili (una ventina di euro l’una), oltre ad armi pesanti.</p>
<p>Fino a qualche anno fa, questi cartelli erano disposti a vendere a chiunque, dai semplici <strong>rapinatori di banche</strong> a <strong>terroristi</strong> di qualsiasi gruppo. Approfittando dello scarso controllo in territorio ucraino, molti armamenti ricevuti dall’esercito regolare di Kiev per combattere i russi ai tempi della prima guerra del Donbass e dell’assalto di Mosca alla Crimea sono finiti in mano a gang rumene e altri criminali. Bucarest, incapace di monitorare l’area boschiva nella parte orientale della Romania, non è riuscita a stroncare il business; un business che potrebbe presto riproporsi con i medesimi schemi. E non solo lungo il confine tra Ucraina e Romania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/lombra-del-mercato-nero-sulle-armi-inviate-in-ucraina.html">L&#8217;ombra del mercato nero sulle armi inviate in Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sirte, i nomi dei terroristi tunisini collegati all&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/assalto-finale-a-sirte/sirte-i-nomi-dei-terroristi-tunisini-collegati-allitalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 14:43:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[terroristi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="680" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifesto-dellIsis-nel-centro-comando-di-El-Hesba-nel-cnetro-di-Sirte-DSC_0111-1024x680.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifesto-dellIsis-nel-centro-comando-di-El-Hesba-nel-cnetro-di-Sirte-DSC_0111-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifesto-dellIsis-nel-centro-comando-di-El-Hesba-nel-cnetro-di-Sirte-DSC_0111-1024x680-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifesto-dellIsis-nel-centro-comando-di-El-Hesba-nel-cnetro-di-Sirte-DSC_0111-1024x680-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Sirte &#8211;  Sei nomi di terroristi tunisini, che hanno aderito al Califfato e potrebbero essere ancora annidati nei quartieri di Sirte in mano alle bandiere nere, dove si combatte casa per casa. Oppure morti durante gli scontri o scappati dall&#8217;assedio delle forze libiche del governo di unità nazionale. E una lista di jihadisti tunisini dello &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/assalto-finale-a-sirte/sirte-i-nomi-dei-terroristi-tunisini-collegati-allitalia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="680" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifesto-dellIsis-nel-centro-comando-di-El-Hesba-nel-cnetro-di-Sirte-DSC_0111-1024x680.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifesto-dellIsis-nel-centro-comando-di-El-Hesba-nel-cnetro-di-Sirte-DSC_0111-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifesto-dellIsis-nel-centro-comando-di-El-Hesba-nel-cnetro-di-Sirte-DSC_0111-1024x680-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Manifesto-dellIsis-nel-centro-comando-di-El-Hesba-nel-cnetro-di-Sirte-DSC_0111-1024x680-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p><strong>Sirte &#8211; </strong> Sei nomi di terroristi tunisini, che hanno aderito al <strong>Califfato</strong> e potrebbero essere ancora annidati nei quartieri di Sirte in mano alle bandiere nere, dove si combatte casa per casa. Oppure morti durante gli scontri o scappati dall&#8217;assedio delle forze libiche del governo di unità nazionale. E una lista di jihadisti tunisini dello Stato islamico trovata a Sirte con i nomi di chi si sarebbe già <strong>infiltrato in Italia sui barconi</strong>. Una fonte dell&#8217;antiterrorismo italiano ha confermato al Giornale che in Libia sono state segnalate 5 vecchie conoscenze della giustizia italiana, che hanno vissuto a lungo da noi. Il capo è <strong>Moez Fezzani</strong>, nome di battaglia Abu Nassim, che abbiamo scarcerato, poi espulso nel 2012 e infine condannato in secondo grado a 6 anni, ma ormai stava già combattendo in Siria. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/nel-covo-dei-jihadisti-in-partenza-per-litalia/">Per approfondire: Nel covo dei jihadisti in partenza per l&#8217;Italia</a>Gli altri 4 nomi dei tunisini legati all&#8217;Italia e collegati a Sirte sono Essid Sami Ben Khemais, Mehdi Kammoun, Bouchoucha Moktar e Madri Riadh. Nell&#8217;ex roccaforte assediata delle bandiere nere, che sta per crollare, circola la voce, non confermata, che un sesto terrorista tunisino legato al nostro Paese sia stato ucciso. È il super ricercato, Nouruddine Chouchane: viveva a Novara ed è coinvolto nella strage del museo il Bardo di Tunisi oltre al rapimento di quattro italiani in Libia.<strong>Ben Khemais</strong> è un pezzo grosso della guerra santa. Nel 2001 fondò una cellula di Al Qaida a Milano.</p>
<p>Attraverso i suoi conti correnti movimentava 70 milioni di vecchie lire l&#8217;anno verso prestanome a Dubai, nello Yemen, in Tunisia e Turchia. Condannato in Italia a fine pena è stato espulso nel Paese di origine e rimesso in libertà con la primavera araba. Assieme al suo sodale <strong>Kammoun</strong> aveva fondato una cellula fra Gallarate e la moschea di viale Jenner a Milano. Pure lui condannato in Italia e poi espulso. <strong>Moktar</strong> viveva a Spinadesco, in provincia di Cremona e nel 2004 scriveva dal carcere di Nuoro, assieme a Khemais e Kammoun appellandosi ai diritti umani per non venir estradato in Tunisia. Amnesty international e organizzazioni di estrema sinistra sposarono la battaglia dei terroristi e l&#8217;Italia fu condannata dalla Corte europea per averli rimandati dove vigeva la pena di morte.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/cosi-i-jihadisti-partono-da-sirte-coi-barconi/">Per approfondire: &#8220;Così i jihadisti partono da Sirte con i barconi&#8221;</a><strong>Riadh</strong> faceva parte di una cellula del terrore di Buccinasco, in provincia di Milano, smantellata nel 2001. Gli obiettivi erano la stazione centrale del capoluogo lombardo, una base militare vicino a Napoli ed una stazione dei carabinieri. Il gruppo di sei tunisini legati alle bandiere nere e all&#8217;Italia si è ritrovato a Sirte, roccaforte del Califfato. Fra le macerie della battaglia è stata trovata una lista di combattenti giunti in Libia dalla Tunisia per combattere la guerra santa. Accanto a sette nominativi di terroristi tunisini c&#8217;era un appunto: «I fratelli sono proseguiti per l&#8217;Italia» mescolati ai migranti. Il colonnello dell&#8217;intelligence libica Ismail Shoukri conferma che lo Stato islamico «avrebbe fatto in modo di infiltrare sui barconi, fra gli emigranti illegali, alcuni dei loro uomini provenienti da Sirte. Non escludiamo che siano fuggiti in Italia».</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;Europa deve riprendersi  i suoi cittadini terroristi&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/le-lady-jihad-italiane/leuropa-deve-riprendersi-i-suoi-cittadini-terroristi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jun 2018 14:39:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[terroristi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1395" height="925" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Comandante-Bali.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Comandante-Bali.jpg 1395w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Comandante-Bali-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Comandante-Bali-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Comandante-Bali-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1395px) 100vw, 1395px" /></p>
<p>HEYN ISSA (Siria) &#8211; I prigionieri jihadisti stranieri dei curdi nel nord est della Siria, comprese le famiglie ed i terroristi dello Stato islamico, sono circa tremila. Ed i loro Paesi di origine non ne vogliono sapere di riportarseli casa per processarli o sbatterli in carcere. Mustafà Bali è il responsabile dei rapporti con la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/le-lady-jihad-italiane/leuropa-deve-riprendersi-i-suoi-cittadini-terroristi.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1395" height="925" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Comandante-Bali.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Comandante-Bali.jpg 1395w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Comandante-Bali-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Comandante-Bali-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Comandante-Bali-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1395px) 100vw, 1395px" /></p><p>HEYN ISSA (Siria) &#8211; I prigionieri jihadisti stranieri dei curdi nel nord est della Siria, comprese le famiglie ed i terroristi dello Stato islamico, sono circa tremila. Ed i loro Paesi di origine non ne vogliono sapere di riportarseli casa per processarli o sbatterli in carcere. Mustafà Bali è il responsabile dei rapporti con la stampa delle Forze democratiche siriane composte in gran parte da combattenti curdi, che lo scorso anno hanno liberato Raqqa con l’appoggio alleato. Bali, in mimetica da combattimento, denuncia al  <em>Giornale</em> il silenzio pilatesco dell’Europa, compresa l’Italia, sui prigionieri jihadisti dimenticati.</p>
<p><strong>Quanti sono gli stranieri dello Stato islamico che avete catturato?</strong></p>
<p>&#8220;Le donne ed i bambini del Califfato che abbiamo in custodia sono migliaia. Nel campo di Roy abbiamo rinchiuso circa 450 famiglie (circa 1350 persone, <em>nda</em>). Un numero equivalente è sotto sorveglianza nel campo di Heyn Issa. Per quanto riguarda i combattenti stranieri veri e propri  dello Stato islamico ne abbiamo catturati centinaia&#8221;.</p>
<p><strong>Quali sono le  nazionalità maggioritarie fra i prigionieri?</strong></p>
<p>&#8220;Il numero più alto è quello dei maghrebini proveniente dai Paesi del Nord Africa. Ci sono anche gli europei, soprattutto dalla Francia e dalla Gran Bretagna. Il 19 maggio le Forze democratiche siriane hanno catturato in un’operazione speciale il terrorista Abu Osama al Fransi coinvolto negli attacchi di Parigi e di Nizza&#8221;.</p>
<p><strong>Come volete affrontare il problema di questo alto numero di prigionieri?</strong></p>
<p>&#8220;Gran parte degli arresti sono avvenuti mentre cercavano di passare il confine per entrare in Turchia. E poi la loro intenzione era di proseguire verso l’Europa. Questo significa, che se è un problema per noi, è anche un problema per voi europei. Sul territorio abbiamo poche infrastrutture adatte alla custodia. Non siamo in grado di sostenere a lungo questo peso. La nostra richiesta ai Paesi coinvolti è chiara: per favore venite a prendere i vostri jihadisti per giudicarli e, nel caso, punirli&#8221;.</p>
<p></p>
<p><strong>E qual è stata la risposta?</strong></p>
<p>&#8220;Silenzio totale. Non solo i Paesi europei, ma pure le nazioni nordafricane hanno fatto orecchie da mercante sui propri jihadisti. Addirittura una Ong marocchina ci ha accusato di riconsegnare le famiglie del Califfo allo Stato islamico. Non è vero, ma che vengano a prendersi i loro cittadini. Gli europei non ci hanno neppure mandato degli aiuti per  sostenere i prigionieri con il loro passaporto. Semplicemente se ne fregano&#8221;.</p>
<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ZWBo9KunzIk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p><strong>Nessuno si è fatto carico dei propri jihadisti?</strong></p>
<p>&#8220;Solo l’Indonesia e la Russia hanno lanciato un programma cominciando a riportarseli a casa&#8221;.</p>
<p><strong>Ci sono anche tanti bambini….</strong></p>
<p>&#8220;È un grosso problema perché hanno subito il lavaggio del cervello da parte dello Stato islamico. Stiamo cercando di avviare un programma di deradicalizzazione e riabilitazione delle loro menti, ma abbiamo pochi mezzi. Immaginate una ragazzina di dieci anni coperta con il velo integrale, che non ha visto altro. È un&#8217;impresa estremamente difficile farle cambiare idea&#8221;.</p>
<p></p>
<p><strong>Cosa vorrebbero fare le mogli dei mujaheddin che avete catturato?</strong></p>
<p>&#8220;Molte vogliono tornare semplicemente a casa. Riceviamo di continuo appelli di donne europee, come una tedesca pochi giorni fa, rivolti al suo governo. Sono pronte a consegnarsi, ma le ambasciate non ne vogliono sentire parlare&#8221;.</p>
<p><strong>Le organizzazioni internazionali come la Croce rossa stanno facendo qualcosa per affrontare la situazione?</strong></p>
<p>“Da quanto mi risulta né la Croce rossa né l’Onu se ne stanno occupando&#8221;.</p>
<p><strong>Cosa farete se non riuscite a rimandare i prigionieri jihadisti a casa loro?</strong></p>
<p>&#8220;Non esiste ancora un progetto chiaro su cosa fare di questa gente, ma abbiamo i nostri tribunali. L’unica certezza è che vanno giudicati e puniti&#8221;.</p>
<p><strong>Dopo la liberazione di Raqqa le bandiere nere continuano a resistere al confine con l’Iraq?</strong></p>
<p></p>
<p>&#8220;L’ultima fase di ogni conflitto è la più difficile. Abbiamo lanciato l’operazione Roundup per riconquistare le ultime sacche dell’Isis, ma ci sono civili e anche ostaggi usati come scudi umani. Lo Stato islamico controlla diversi villaggi a chiazza di leopardo su un&#8217;area di diecimila chilometri quadrati grande come il Libano. Per questo ci vorrà tempo per liberarli tutti. L’operazione potrebbe concludersi alla fine dell’anno&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/le-lady-jihad-italiane/leuropa-deve-riprendersi-i-suoi-cittadini-terroristi.html">&#8220;L&#8217;Europa deve riprendersi  i suoi cittadini terroristi&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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