D’accordo, la capacità della nostra cosiddetta “classe intellettuale” (tipo, dallo studente universitario ai maître à penser che affollano le televisioni) di acconciarsi a tutti i venti e tutte le correnti, a dispetto della realtà, del buon senso e pure delle ricorrenti figure di palta, è straordinaria e ben nota. Però noi, avendo visto qualche guerra da vicino e purtroppo anche molti cadaveri di gente morta male, dalla Cecenia alla Siria, non riusciamo ad accettare che si possa parlare delle guerre nel modo in cui lo si fa, almeno nel Bel Paese, con cadenza quotidiana: da ignoranti, faziosi e irrispettosi non tanto della verità, che è concetto sfuggente e da maneggiare con attenzione, ma delle sofferenze altrui.
Nel Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte Karl Marx, che era molto meno scemo di quanto lo facciamo passare da quando ci è passata la paura dell’Urss, scriveva: “Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”. E se questo capita ai grandi avvenimenti e ai grandi personaggi, figuriamoci agli “esperti”, ai “giornalisti” e ai “professori”.
Invasione dell’Iraq: dove erano i “cani da guardia del potere”?
In tempi recenti, nel 2003 all’approssimarsi dell’invasione anglo-americana dell’Iraq, è stata una tragedia la spontanea (?) piegatura a novanta gradi di tutti coloro che, al contrario, avrebbero dovuto fare da “cane da guardia del potere” (definizione, pensa tu, adottata persino dalla Corte di Giustizia europea) rispetto alla famosa tesi delle “armi di distruzione di massa” di Saddam Hussein. I pochi che sostenevano il contrario (per esempio, l’AIEA, l’agenzia dell’Onu per il controllo del nucleare) erano sbeffeggiati o accusati di intelligenza con il nemico. Chi, come il presidente egiziano Mubarak (che qualcosa di Medio Oriente doveva pur capire, essendo rimasto al potere per trent’anni), avvertiva che invadere l’Iraq avrebbe voluto dire affrontare cento Osama bin Laden al posto di uno, era ignorato. Paesi come Francia e Germania, che rifiutavano di salire a bordo della folle impresa, condannati come traditori. Ricordate quegli imbecilli di americani che versavano il vino francese nei tombini?
L’inizio della farsa
Ecco, quella fu la tragedia che sappiamo. Poi è stata solo farsa. La Libia, nel 2011, con i finti mercenari africani assoldati da Gheddafi e le ancor più finte fosse comuni denunciate dalla finora sconosciuta Lega libica per i diritti umani. La Siria dal 2011, raccontata come una lotta della società democratica contro il dittatore Bashar al-Assad quando, dopo le prime settimane, l’unica lotta rimasta era quella tra il dittatore e i gruppi terroristici islamisti finanziati dalle petromonarchie del Golfo Persico. La guerra a Gaza, per cui gran parte del sistema mediatico ancora “spaccia” a lettori e ascoltatori che aver eliminato più di 30 mila palestinesi, per metà bambini, sia l’unico (e migliore) sistema per “sradicare Hamas”, raccontando intanto che Israele (il Paese che ha insediato 750 mila suoi cittadini in terre che appartengono ai palestinesi), poverino, “è assediato”.
E, naturalmente, la guerra in Ucraina, generata dall’invasione russa del 24 febbraio 2022. Il fatto che sia chiaro chi è l’aggressore (la Russia) e chi l’aggredito (l’Ucraina) non giustifica il fiume di balle che è stato riversato sul cittadino-lettore. Non stiamo a rievocare il passato (Putin moribondo, golpe anti-Putin alle porte, prossima vittoria ucraina, putsch di Prigozhin insuperabile, economia russa prossima al crollo, il fantastico “usano i chip delle lavatrici per i missili” made in Von Der Leyen e amenità varie), restiamo a queste ore. Parliamo dell’attentato al Crocus City Hall di Mosca e delle sue 139 vittime.
“Ha stato Putin”
Prima ancora che i terroristi smettessero di ammazzare civili innocenti nel teatro di Mosca, i social si riempivano di commenti del genere “ahahah, si capisce benissimo che è stato tutto organizzato dal Cremlino”. E giù, pochi minuti dopo i fatti, pseudo-analisi sull’incendio del teatro (tutti pompieri), sulle mosse dei killer (tutti esperti di terrorismo), sulla loro fuga (tutti esperti di fughe). Una canea insopportabile di scemenze di parte, vuote di fondamento e piene di propaganda.
No, ha stato l’Isis
Appena hanno smesso di fare rumore, gli stessi hanno visto che la pista islamista aveva solide basi, e allo stesso titolo di prima si sono buttati a spiegare perché e percome il jihad, la Russia, la Cecenia e così via. Sempre spiegando, anche se non hanno mai visto la Cecenia, non hanno mai parlato con un islamista e, più in generale, sappiano pochissimo degli argomenti su cui pretendono di giudicare, essendosi occupati d’altro per gran parte della loro vita.
Ehhhh, noi l’avevamo previsto
Ex ministri, ministri in carica, aspiranti ministri, tuttologi. Di colpo, è spuntata una massa di individui che avevano previsto l’attentato contro la Crocus City Hall. A scatenarli sono stati quei satanassi degli americani che due settimane prima avevano avvertito (anche la Farnesina lo aveva fatto) di tenersi lontani dai luoghi affollati per timore di attentati nelle successive 48 ore. L’ammazzamento è arrivato due settimane, e non 48 ore, dopo ma pazienza. Tanto basta. Il che fa dell’attentato del Crocus City Hall l’unico attentato della storia, dalla congiura contro Giulio Cesare alla strage di Hamas del 7 ottobre 2023, previsto con tanta precisione da così tanta gente. Non le Torri Gemelle di New York nel 2001, non Oklahoma City nel 1995 (168 morti), ma Mosca sì. Per non parlare della lunga serie di attentati in Italia, neri, rossi e viola, evidentemente impossibili da prevedere. O degli attentati in Francia nel 2015. Attentati ben diversi da quelli di Mosca, che li prevedono tutti.
Ehhhh, i russi hanno fallito
Anche se dieci giorni prima della strage di Mosca avevano intercettato e annientato una cellula di sei jihadisti in Inguscetia? Anche se due giorni prima del Crocus City Hall avevano preso due jihadisti che progettavano un attentato a una sinagoga della capitale? Anche se hanno catturato i colpevoli poche ore dopo l’attentato? La minaccia islamista in Russia è viva da decenni, non è stata sradicata (come non sarà sradicata la minaccia di quegli altri islamisti, quelli di Hamas) e continuerà a colpire. Ed è una “cosa” così facile da controllare (perché noi mica siamo tonti come i russi, no?) che nelle ore successive agli spari al Crocus City Hall c’era lo stato di allerta negli aeroporti di Londra e degli Stati Uniti, come a noi testimoniato da persone che erano in viaggio. Stato di allerta poi dilagato in diversi altri Paesi.
Attenzione alle fake news
Ovviamente si è messa in moto la solita strategia di distrazione di massa, con l’allarme sulle fake news e sulle strategie di Mosca per inquinare lo spazio informativo. Siamo ben avvertiti che esiste la propaganda del Cremlino e che ci sono personaggi e siti che si incaricano di diffonderla. Peraltro, è curioso: a chi scrive, che si occupa di Russia e affini da una vita, certa propaganda pro-Cremlino non arriva. Mentre tutto quanto ho cercato appena sopra di descrivere mi arriva eccome, e da ogni parte: grandi giornali, grandi Tv, radio. E come vogliamo descriverla? Mica vorremo chiamarla “informazione di qualità”? Se non sono fake e non sono propaganda, non sono almeno pseudo-notizie del tutto tendenziose? Pseudo-verità rivestite della rispettabilità borghese veicolata da antiche testate e vesti prestigiose, e quindi ancor più insidiose? E di fronte a un canale Tv o a un importante quotidiano, non cala di colpo l’insidia dell’account complottista o della pagina Facebook adoratrice del Cremlino? E in ogni caso: non vedete una certa logica, perversa o no che sia, se ormai la maggioranza delle persone tende a informarsi su Internet e su Facebook piuttosto che sui cari vecchi “media di qualità”?
