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	<title>Tel Aviv Archives - InsideOver</title>
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	<title>Tel Aviv Archives - InsideOver</title>
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		<title>Israele, razzo colpisce casa a Tel Aviv</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2019 13:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Tel Aviv]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190325104345_28853863-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190325104345_28853863-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190325104345_28853863-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190325104345_28853863-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190325104345_28853863-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il sistema difensivo Iron Dome non è stato attivato.  E, di conseguenza, non è stato in grado di intercettarlo prima della sua esplosione, alle 5.20 di questa mattina (ora locale). E così, dopo il lancio, un razzo ha colpito una casa a Moshav Herut, nella località di Kfar Saba, a Mishmeret, una comunità a nord di Tel Aviv. Sparato dalla zona meridionale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-razzo-colpisce-casa-a-tel-aviv.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190325104345_28853863-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190325104345_28853863-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190325104345_28853863-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190325104345_28853863-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190325104345_28853863-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il sistema difensivo Iron Dome non è stato attivato.  E, di conseguenza, non è stato in grado di intercettarlo prima della sua esplosione, alle 5.20 di questa mattina (ora locale). E così, dopo il lancio, un razzo ha colpito una casa a Moshav Herut, nella località di Kfar Saba, a Mishmeret, una comunità a nord di Tel Aviv.</p>
<p>Sparato dalla zona meridionale della Striscia di Gaza, il missile ha fatto crollare l’edificio e ha ferito sette persone, tra cui tre bambini. Tra le persone coinvolte, un 59enne e una donna di 30 anni hanno riportato ferite “moderate”, mentre il marito della giovane e i loro figli, una ragazzina dodicenne, un bimbo di tre anni e uno di sei mesi, sono rimasti feriti in modo “lieve”. Ma l’esplosione di questa mattina, in un luogo mai raggiunto prima da un ordigno simile, potrebbe riaccendere una nuova crisi. E, forse, influenzare il voto. In programma ad aprile.</p>
<h2>Nessuna rivendicazione</h2>
<p>Secondo le prime informazioni fornite dalle forze armate israeliane, il missile sarebbe stato lanciato a un centinaio di chilometri dalla comunità. Per i servizi segreti, gli unici a possedere razzi di una simile gittata sono Hamas e il gruppo Jihad Islamica. Ma, in queste ore, nessun gruppo palestinese avrebbe rivendicato l’attacco e il  leader di Hamas a Gaza, Yahnya Sinwar, avrebbe cancellato una conferenza stampa prevista.</p>
<h2>Hamas: “Razzo sparato per errore”</h2>
<p>Come riportato dalla radio israeliana Arutz Sheva, fonti interne ad Hamas avrebbero fatto sapere che il sistema missilistico sarebbe stato attivato da una tempesta di fulmini e che, quindi, il missile sarebbe caduto per errore. I leader del movimento islamico a Gaza avrebbero anche promesso all’Egitto, che in diverse circostanze fa da mediatore tra loro e lo Stato d’Israele, di avviare un’indagine sull’accaduto.</p>
<p>“Nessuno all’interno del movimento di resistenza, compreso Hamas, ha alcun interesse a sparare razzi di Gaza contro il nemico”. Un altro ufficiale del gruppo, parlando con il quotidiano israeliano Haaretz, ha spiegato che il fatto che non ci sia stata una rivendicazione dimostra che si tratta “o di un errore o di una decisione impulsiva portata avanti individualmente da un militante di uno dei gruppi presenti nella Striscia”.</p>
<h2>Netanyahu: “Risponderemo con forza”</h2>
<p>Intanto, però,  il premier Benjamin Netanyahu, arrivato ieri sera a Washington per l’incontro con il presidente Donald Trump, ha fatto sapere che il Paese “risponderà con forza” e che taglierà la visita negli Stati Uniti per rientrare al più presto in Israele: “Ho parlato con il capo di Stato maggiore, il capo dello Shin Bet e il capo dell’intelligence: è un atto criminale contro lo Stato d’Israele”.</p>
<p>Il ministro della cultura, Miri Regev, ha assicurato che i terroristi saranno perseguiti e ha invocato il ritorno “alla politica degli omicidi mirati”. E ha aggiunto: “Solo quando i leader di Hamas e del Jihad islamico nella Striscia di Gaza verranno colpiti, cominceranno a trattarci diversamente. Evacuare i quartier generali del terrore non li aiuterà questa volta. Li scoveremo ovunque”. E il portavoce del ministero degli Esteri, Emmanuel Nachson, accusa anche le Nazioni Unite: “Si è trattato di un atto di aggressione deliberato e pericoloso da parte dei terroristi palestinesi, incoraggiato senza dubbio dalla compiacenza del Consiglio Onu per i diritti umani”.</p>
<p>Come riporta Repubblica, “due diversi emittenti hanno riferito che l’esercito sta inviando due brigate di fanteria al confine della Striscia e richiamando un certo numero di riservisti”.</p>
<h2>Jihad islamica: “Se attaccate sarà dura risposta”</h2>
<p>La replica del movimento islamico è arrivata tramite la voce di Ziad al-Nakhla, leader della fazione palestinese. Che ha dichiarato: “La leadership israeliana dovrebbe sapere che risponderemo con forza a qualsiasi operazione aggressiva contro la Striscia di Gaza”.</p>
<h2>Le accuse a Netanyahu</h2>
<p>Da Gerusalemme, invece, arriva anche l’attacco di Benny Gantz , leader del partito Blu e Bianco e principale sfidante di Netanyahu alle elezioni del 9 aprile, che, su Twitter, ha accusato il premier di non essere in grado di garantire la sicurezza nel Paese: “Sarà soddisfatto della dichiarazione di Hamas che parla di un errore o finalmente si concentrerà sulla sicurezza dei cittadini e non sulle sue questioni legali?”. E il leader dei laburisti, Avi Gabbay, avrebbe definito Netanyahu “un fallimento come primo ministro e ministro della Difesa”: “È responsabile per la situazione di poca sicurezza. Ha perduto la sua deterrenza e rafforzato Hamas. Può restare negli Usa a fare pubbliche relazioni, che lasci la sicurezza nelle mani di chi ha piani pratici”.</p>
<h2>I razzi su Tel Aviv</h2>
<p>Qualche settimana fa, per la prima volta dalla guerra del 2014, due razzi sparati da Gaza sono caduti sulla città di Tel Aviv, senza provocare danni o feriti. Anche in quell’occasione, Hamas aveva parlato di missili sparati per errore. La risposta era arrivata subito, con il bombardamento di obiettivi nell’enclave palestinese. E oggi, a poche settimane dalle elezioni, Netanyahu deve provare a conservare la sua credibilità politica, allontanando le accuse di chi, dall’ultra-destra ai laburisti, gli attribuirebbe lo sgretolamento del sistema di sicurezza nel Paese.</p>
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		<title>Cosa accadrebbe in uno scontro  tra caccia siriani e israeliani?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/uno-scontro-israele-la-forza-aerea-siriana-verrebbe-annientata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jan 2019 01:51:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aviazione israeliana]]></category>
		<category><![CDATA[Aviazione siriana]]></category>
		<category><![CDATA[Damasco]]></category>
		<category><![CDATA[Iron Dome]]></category>
		<category><![CDATA[Tel Aviv]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1260" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8348774.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8348774.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8348774-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8348774-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8348774-1024x672.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Siria avverte Israele: &#8220;Potremmo rispondere all&#8217;attacco israeliano lanciato contro l&#8217;aeroporto di Damasco con un attacco &#8216;simmetrico&#8217; allo scalo di Tel Aviv&#8221;. Ad affermarlo è stato l&#8217;ambasciatore siriano presso l&#8217;Onu, Bashar Jafaari,  che durante una riunione del Consiglio di Sicurezza ha dichiarato che se Israele non cesserà di effettuare &#8220;raid&#8221; in territorio siriano per colpire obiettivi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/uno-scontro-israele-la-forza-aerea-siriana-verrebbe-annientata.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1260" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8348774.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8348774.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8348774-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8348774-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8348774-1024x672.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La Siria avverte Israele: &#8220;Potremmo rispondere all&#8217;attacco israeliano lanciato contro l&#8217;aeroporto di Damasco con un attacco &#8216;simmetrico&#8217; allo scalo di Tel Aviv&#8221;. Ad affermarlo è stato l&#8217;ambasciatore siriano presso l&#8217;Onu, <strong>Bashar Jafaari</strong>,  che durante una riunione del Consiglio di Sicurezza ha dichiarato che se Israele non cesserà di effettuare &#8220;raid&#8221; in territorio siriano per colpire obiettivi militari, e se &#8220;il Consiglio non adotterà misure per fermare la ripetuta aggressione israeliana in Siria&#8221;, Damasco eserciterà il suo legittimo diritto all&#8217;autodifesa, rispondendo alle prossime aggressioni con un raid aereo che avrà come obiettivo l&#8217;aeroporto di Tel Aviv <em>Ben-Gurion</em>.</p>
<p>La minaccia di una rappresaglia arriva dopo i ripetuti attacchi sferrati dall&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lasso-nella-manica-israele-la-fionda-davide-laviazione/">aviazione israeliana</a> (Iaf), che ha ripetutamente violato lo spazio aereo siriano per <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.jpost.com/Israel-News/How-many-Iranians-have-been-killed-in-airstrikes-in-Syria-578429">colpire obiettivi militari iraniani</a> e di <strong>Hezbollah</strong>. Questi toni minacciosi però non possono essere considerati oltre la mera provocazione, poiché l&#8217;aviazione siriana (SaAF) in ginocchio non sarebbe assolutamente in grado di lanciare un raid contro l&#8217;aeroporto nel cuore del territorio israeliano senza essere totalmente annientata dalla rete di difesa aerea, dalla reazione degli intercettori e dal contrattacco che terminerebbe con il distruggere a terra il resto della &#8220;flotta aerea&#8221; di Assad.</p>

<p>Che l&#8217;aeronautica siriana vertesse in condizioni risibili e pressapoco inoffensive, se confrontate con la forza aerea di una potenza internazionale, era già apparso chiaro durante i<a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/attacco-siria-i-dettagli-raid-1515404.html"> &#8220;raid punitivi&#8221; sferrati dagli Stati Uniti</a> e dai propri alleati, Gran Bretagna e Francia, come ritorsione per il mai dimostrato uso di armi chimiche contro le forze ribelli anti Assad. Le analisi degli obiettivi &#8211; gli aeroporti militari siriani &#8211; riportò chiaramente che l&#8217;aviazione siriana non avrebbe potuto portare a termine alcuna intercettazione della formazione d&#8217;attacco.</p>
<p>Il grosso della <strong>Sirian Arab Air Force</strong> &#8211; che non possiede velivoli con capacità <em>stealth</em> e velivoli per la guerra elettronica capaci di sopprimere le difese aeree e la rete radar avversaria &#8211; è infatti composta da cacciabombardieri di produzione sovietica di &#8220;terza generazione&#8221;, quali caccia Mig-23 (identificativo Nato &#8220;Flogger&#8221;), cacciabombardieri Mig-21 ( identificativo Nato &#8220;Fishbed&#8221;), cacciabombardieri Su-22 (identificativo Nato &#8220;Fitter) e Su-24 (identificativo Nato &#8220;Flancer&#8221;): tutti jet sviluppati tra gli anni &#8217;60 egli anni &#8217;70. Bersagli facili per le difesa missilistica anti-aerea israeliana che si affida all&#8217;ultima versione del sistema &#8220;<strong>Patriot</strong>&#8221; , ai lanciatori mobili di missili SAM &#8220;Hawk&#8221; e &#8220;Chaparral&#8221; statunitensi e ai sistemi missilistici Spyder MR e SR israeliani appositamente sviluppati per per abbattere velivoli &#8220;ostili&#8221;. La difesa anti-missile invece verrebbe garantita dalla rete &#8220;<strong>Iron Dome</strong>&#8220;: difesa a tre livelli affidata alla cosiddetta &#8220;Fionda di Davide&#8221;, sistema antimissilistico <em>Surface-to-Air</em>  sviluppato da una collaborazione tra Rafael e la statunitense Raytheon che garantisce la soppressione delle minacce a media gittata attraverso lanciatori dotati di 16 missili ipersonici <em>Stunner</em> con tecnologia “hit-to-kill&#8221;, e ai missili <em>Tamir</em> per le minacce a corto raggio.</p>

<p>Gli unici velivoli siriani all&#8217;altezza di un&#8217;eventuale incursione aerea sarebbero i<strong> Mig-29SM</strong> (identificativo Nato &#8220;Fulcrum&#8221;): cacciabombardieri multiruolo di &#8220;quarta generazione&#8221; che per caratteristiche e capacità potrebbero competere con i caccia cacciabombardieri di produzione americana <strong> F-15I</strong> “Ra’am“, <strong> F-16I</strong> delle versioni “Netz”, “Barak”, “Sufa”. Non con i caccia di quinta generazione <strong>F-35I</strong> “Adir”. E che difficilmente riuscirebbero a sopravvivere alla superiorità aerea israeliana.</p>
<p>Ammesso che le forze aerospaziali russe non appoggiassero il raid &#8220;simmetrico&#8221; menzionato da Damasco (con conseguenze tanto inimmaginabili sul piano internazionale da non essere ipotizzabili), la forza aera siriana non avrebbe dunque alcuna possibilità di violare la &#8220;bolla difensiva&#8221; che protegge Israele già dalle alture del Golan. Lo stesso varrebbe per l&#8217;Aviazione iraniana. </p>

<p>La storia ricorda inoltre come ogni volta che la forza aera siriana abbia sfidato Israele, la vittoria sia andata allo Stato ebraico. Durante la  <strong>guerra dei Sei Giorni</strong> nel 1967l&#8217;aviazione siriana perse oltre 60 caccia, di cui la maggior parte al suolo. Una vera e propria<em>débâcle</em>. Nella <strong>guerra del Kippur</strong> del 1973 le perdite dell&#8217;aeronautica siriana ammontarono al doppio di quelle totali riportate dalla forza aerea israeliana, che era impegnata contro 4 aeronautiche avversarie contemporaneamente (egiziana, siriana, libica e algerina) e perse solo 40 velivoli in combattimento aereo.</p>
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		<title>Israele approva una nuova legge  che dà più poteri a Netanyahu</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-nuova-legge-israeliana-netanyahu-potere-dichiarare-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 May 2018 12:22:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tel Aviv]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180430200409_26285257-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180430200409_26285257-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180430200409_26285257-1-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180430200409_26285257-1-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180430200409_26285257-1-1024x637.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nella giornata del primo maggio lo Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato una legge che espande notevolmente le prerogative del primo ministro e che era stata a lungo caldeggiata da Benjamin Netanyahu: il capo del governo di Tel Aviv è ora depositario del potere di dichiarare guerra e ordinare azioni militari in caso di estrema &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-legge-israeliana-netanyahu-potere-dichiarare-guerra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180430200409_26285257-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180430200409_26285257-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180430200409_26285257-1-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180430200409_26285257-1-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180430200409_26285257-1-1024x637.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nella giornata del primo maggio lo Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato una legge che espande notevolmente le prerogative del primo ministro e che era stata a lungo caldeggiata da <strong>Benjamin Netanyahu</strong>: il capo del governo di Tel Aviv è ora depositario del potere di <strong>dichiarare guerra</strong> e ordinare <strong>azioni militari</strong> in caso di estrema necessità senza dover superare il voto dell&#8217;intero gabinetto, ma solo in seguito a una consultazione con il ministro della Difesa.</p>
<p>&#8220;La proposta di legge&#8221;, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://sicurezzainternazionale.luiss.it/2018/05/02/israele-netanyahu-puo-dichiarare-guerra-senza-consultare-parlamento/" target="_blank">scrive <em>Sicurezza Internazionale</em></a>, &#8220;era stata sottoposta al Parlamento dal premier israeliano nel 2016 ed era stata inizialmente respinta. Successivamente, nel giugno 2017, il Parlamento aveva votato in favore dell’emendamento della norma. Le modifiche consentivano al governo di delegare l’autorità per decidere di entrare in guerra in circostanze normali o di lanciare operazioni militari a una commissione composta da “almeno la metà” dei ministri presenti in Parlamento. I parlamentari contrari alla legge si erano detti preoccupati del fatto che l’emendamento avrebbe consentito al primo ministro di escludere dalla votazione in Parlamento coloro che erano contrari all’avvio di operazioni militari&#8221;.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://sicurezzainternazionale.luiss.it/2017/10/04/iran-israele-futuro-della-siria/" target="_blank">Nel pieno delle tensioni geopolitiche del Medio Oriente</a> e in una fase che vede Tel Aviv agire in maniera assertiva per limitare l&#8217;influenza regionale del blocco sciita a guida iraniana, con una maggioranza di 62 a 41 parlamentari hanno approvato il provvedimento con cui Netanyahu ha potuto non solo espandere le prerogative dell&#8217;esecutivo ma ha anche conseguito, sul piano tattico, un notevole ribilanciamento dei rapporti di forza nel suo governo, che a lungo ha visto i falchi più interventisti esercitare un peso determinante.</p>
<p>Netanyahu vuole decidere quando tramutarsi in &#8220;falco&#8221;</p>
<p>Fautore di una strategia geopolitica ambiziosa e di un progressivo incremento della proiezione di Israele entro e oltre la regione mediorientale e leader di un governo ferocemente anti-iraniano, Benjamin Netanyahu non è comunque da ritenersi tra le personalità più interventiste del gabinetto più spostato a destra della storia del Paese.</p>
<p>Tra questi, spicca sicuramente <strong>Avigdor Lieberman</strong>, Ministro della Difesa che risulterebbe quindi l&#8217;unico interlocutore residuo per la dichiarazione di guerra, leader del partito ultrasionista <strong>Yisrael Beiteinu, </strong>che più volte ha destato scalpore per il suo estremismo, che in ambito militare si manifesta in particolar modo sotto forma di dichiarazioni di intento notevolmente bellicose: <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://economictimes.indiatimes.com/news/defence/israel-defence-minister-avigdor-lieberman-vows-to-strike-any-iran-military-foothold-in-syria/articleshow/63927889.cms" target="_blank">Lieberman ritiene necessario un contrasto radicale alla presenza dell&#8217;Iran in Siria</a> e di voler vincere il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.middleeasteye.net/news/lieberman-says-israel-will-not-accept-iranian-entrenchment-syria-96100057" target="_blank">braccio di ferro con Teheran &#8220;a qualunque costo&#8221;</a>.</p>

<p>Altro super-falco dell&#8217;esecutivo a guida Netanyahu è il Ministro dell&#8217;Energia Yuval Steinitz, che recentemente in <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/5af03c9441db07.14988434/1912379/2018-05-07/siria-ministro-energia-israele-governo-sara-rovesciato-se-continuera-strada-attuale" target="_blank">un&#8217;intervista ha palesato l&#8217;idea di rovesciare il regime di Bashar al-Assad</a>, sottolineando che &#8220;se consentirà a Teheran di fare della Siria una base avanzata contro di noi, sappia che questa è la sua fine, questa è la fine del suo regime&#8221;, <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/israele-uccideremo-assad-se-non-caccia-iraniani-1523330.html" target="_blank">parole che suonano come una vera minaccia</a> all&#8217;incolumità personale di un capo di Stato legittimamente riconosciuto.</p>
<p>Di fronte a tanta imprudenza, logico che Netanyahu ritenga vitale un superamento delle animosità del suo esecutivo: per quanto fautore di numerose scelte discutibili, il Primo ministro governa un equilibrio di forze altamente instabile, e paradossalmente il sostegno alla legge promossa dallo Knesset potrebbe avere risvolti più difensivi che offensivi. Netanyahu è restio a trasformarsi in &#8220;falco&#8221;, ma contribuisce ad esacerbare le tensioni generali: il recente show accusatorio contro il presunto riarmo nucleare di Teheran appare come una notevole concessione all&#8217;ala più oltranzista della politica israeliana, ma non ha fatto altro che guastare ulteriormente una situazione già deteriorata.</p>
<p>Per il Medio Oriente saranno mesi di fuoco, e Netanyahu vuole avere il pieno controllo sulla rotta di Israele: il rischio, in ogni caso, è che la natura stessa del suo governo lo abbia costretto a incamminarsi su una strada senza ritorno.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-legge-israeliana-netanyahu-potere-dichiarare-guerra.html">Israele approva una nuova legge  che dà più poteri a Netanyahu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Palestina scopre il 3G:  la pace passa anche per internet</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-palestina-scopre-3g-la-pace-passa-anche-internet.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jan 2018 07:45:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[Ramallah]]></category>
		<category><![CDATA[Striscia di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Tel Aviv]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170219134112_22236244.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170219134112_22236244.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170219134112_22236244-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170219134112_22236244-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170219134112_22236244-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il processo di pacificazione tra Israele e Palestina sembra aver avuto una grossa battuta d’arresto dopo il riconoscimento americano di Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico. La via della pace è tuttavia qualcosa che travalica il semplice piano politico e comprende molti altri settori della vita quotidiana. È infatti nella semplice vita di un cittadino, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-palestina-scopre-3g-la-pace-passa-anche-internet.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-palestina-scopre-3g-la-pace-passa-anche-internet.html">La Palestina scopre il 3G:  la pace passa anche per internet</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170219134112_22236244.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170219134112_22236244.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170219134112_22236244-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170219134112_22236244-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170219134112_22236244-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il processo di pacificazione tra Israele e Palestina sembra aver avuto una grossa battuta d’arresto dopo il riconoscimento americano di Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico. La via della pace è tuttavia qualcosa che travalica il semplice piano politico e comprende molti altri settori della vita quotidiana.</p>
<p>È infatti nella semplice vita di un cittadino, palestinese o israeliano, che si possono ravvisare infiniti meccanismi che contribuiscono ad alimentare la tensione tra le parti. Il riconoscimento di Gerusalemme è dunque un atto dalla grande risonanza mediatica e politica, ma i cui effetti potrebbero essere più che marginali rispetto ad altri fenomeni all’apparenza insignificanti.</p>
<p>La Palestina solo oggi scopre il 3G</p>
<p>È in quest’ottica che va letta la notizia, riportata da <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/view/articles/2018-01-26/why-the-west-bank-had-to-fight-for-faster-cell-service">Bloomberg</a></em>, della conquista della linea 3G da parte della Palestina. Sembra strano, ma fino ad oggi sia la West Bank che la Striscia di Gaza hanno potuto usufruire solo del servizio 2G (seconda generazione). Una limitazione imposta dall’autorità israeliana sui providers palestinesi, costretti così ad arrancare due generazioni indietro rispetto al resto del mondo. Nella maggior parte del mondo occidentale e non solo è infatti ormai ampiamente diffusa la quarta generazione (4G) e i lavori per la quinta sembrano ormai in dirittura d’arrivo.</p>
<p>Secondo <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/view/articles/2018-01-26/why-the-west-bank-had-to-fight-for-faster-cell-service">Bloomberg</a></em> questa carenza infrastrutturale avrebbe danneggiato non poco la già debole economia palestinese. Senza un segnale GPS forte sia le strutture sanitarie, sia i servizi municipali non hanno potuto fino ad oggi accedere a dati in tempo reale.</p>
<p>Imprenditori e servizi statali danneggiati per assenza di GPS</p>
<p>Le conseguenze? Pazienti senza protezione e famiglie senza acqua e gas. Ma non solo. L’assenza di una rete 3G avrebbe influito negativamente anche sull’imprenditoria, negando così la possibilità di nascita ad alcune start-up. Secondo <em><a href="https://www.bloomberg.com/view/articles/2018-01-26/why-the-west-bank-had-to-fight-for-faster-cell-service">Bloomberg</a></em> era nata infatti a Ramallah, nella West Bank, una start up simile a Uber che tuttavia ha dovuto chiudere i battenti proprio a causa della debole copertura della rete. La debolezza dei providers palestinesi avrebbe così portato molti cittadini della West Bank e della Striscia ad appoggiarsi invece su fornitori israeliani. Le infrastrutture di Tel Aviv coprono infatti con la rete 4G parte della West Bank al fine di garantire il servizio ai coloni israeliani che ivi vivono.</p>
<p>La scelta di affidarsi alla rete israeliana ha però avuto un altro effetto negativo. Senza più utenti e senza più percezione delle tasse il sistema delle telecomunicazioni palestinesi è letteralmente crollato, con perdite che si aggirano al milione di dollari. Questa dunque è stata la situazione fino ad oggi e seppur in maniera meno visibile, ha contribuito notevolmente ad acuire le tensioni tra le due parti.</p>
<p>Gaza rimane fuori dalla copertura della rete</p>
<p>La rete 3G tuttavia resterà appannaggio solo della West Bank, mentre continuerà ad esserne esclusa la Striscia di Gaza, considerata potenzialmente pericolosa per la leadership di Hamas. È nella stessa Striscia che tuttavia si patiscono le condizioni economiche peggiori, derivanti anche dalle sanzioni israeliane. Oltre al divieto sul 3G, Israele, insieme all’Egitto, opera un blocco sulla Striscia di Gaza dal 2007, in seguito alla vittoria di Hamas alle elezioni.</p>
<p>A seguito del blocco il volume delle merci in entrata a Gaza è un quarto rispetto al periodo antecedente il 2007, mentre la marina israeliana impedisce alle navi palestinesi di oltrepassare le tre miglia a largo di Gaza. Aldilà di quelle che sono mere questioni politiche, la pacificazione tra israeliani e palestinesi passa soprattutto dalle condizioni della vita quotidiana e l’accessibilità ai servizi ne è un aspetto fondamentale. </p>
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		<title>Far diventare Gerusalemme capitale:  le molte promesse degli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-molte-promesse-degli-stati-uniti-far-diventare-gerusalemme-capitale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Dec 2017 16:04:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[Tel Aviv]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="540" height="371" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Living_US_Presidents_2009.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Living_US_Presidents_2009.jpg 540w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Living_US_Presidents_2009-300x206.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 540px) 100vw, 540px" /></p>
<p>In campagna elettorale Donald Trump lo aveva promesso: avrebbe spostato l&#8217;ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo così il dominio ebraico sulla città santa. Una promessa indirizzata certamente all&#8217;influente comunità israelita statunitense, ma anche al primo ministro Benjamin Netanyahu, che cercava nuovi alleati negli Stati Uniti dopo gli otto anni di governo di Barack Obama. Non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-molte-promesse-degli-stati-uniti-far-diventare-gerusalemme-capitale.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="540" height="371" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Living_US_Presidents_2009.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Living_US_Presidents_2009.jpg 540w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Living_US_Presidents_2009-300x206.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 540px) 100vw, 540px" /></p><p>In campagna elettorale <strong>Donald Trump </strong>lo aveva promesso: avrebbe spostato l&#8217;ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo così il dominio ebraico sulla città santa. Una promessa indirizzata certamente all&#8217;influente comunità israelita statunitense, ma anche al primo ministro Benjamin Netanyahu, che cercava nuovi alleati negli Stati Uniti dopo gli otto anni di governo di Barack Obama.</p>

<p>Non appena insediato alla Casa Bianca, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.osservatoreromano.va/it/news/trump-colloquio-con-netanyahu" target="_blank">il tycoon ha chiamato Bibi</a>, promettendo &#8220;una stretta collaborazione militare, nell&#8217;intelligence e nella sicurezza con Israele&#8221;. Una collaborazione tra i due Paesi che è diventata sempre più stretta fin dai tempi di Lyndon B. Johnson. Secondo Michael Oren, autore del libro <em>La guerra dei sei giorni</em>, questo il conflitto fa &#8220;emergere per la prima volta della relazione strategica fra Israele e Stati Uniti nel momento in cui l&#8217;amministrazione Johnson si sveglia la mattina de 12 giugno 1967 e si disse: &#8216;Oh cielo, ci troviamo fra le mani una potenza regionale, non possiamo permetterci di non averla come alleata&#8217;&#8221;. È con questa guerra che Israele si scopre una potenza in Medio Oriente e diventa quindi strategicamente importante per gli Stati Uniti sia in termini strategici che economici.</p>

<p>Israele diventa il baluardo dell&#8217;Occidente in terra araba e, anche, la lunga mano di Washington. Non stupisce quindi che tutti, o quasi, i presidenti americani proposero di spostare l&#8217;ambasciata americana a Gerusalemme. Si doveva dare un segno tangibile di questa alleanza. Lo fece Bill Clinton nel 1992, poi George W. Bush nel 2000 e Barack Obama bel 2008. Tutti i presidenti americani hanno sottolineato la necessità di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. </p>

<p><a href="http://www.huffingtonpost.it/2017/12/05/donald-trump-rinvia-la-decisione-su-gerusalemme-capitale-macron-si-dice-preoccupato_a_23297178/" target="_blank">Come riporta l&#8217;</a><em>Huffington Post</em>, &#8220;nel 1995, il congresso americano ha approvato la legge sull&#8217;ambasciata di Gerusalemme. L&#8217;atto è vincolante ma prevede una clausola in base alla quale i presidenti americani possono rinviare l&#8217;attuazione della legge ogni sei mesi in ragione di superiori &#8216;interessi di sicurezza nazionale&#8217;. I presidenti Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama hanno firmato questa deroga, con regolarità, ogni sei mesi. Anche Donald Trump, il primo giugno scorso, ha seguito l&#8217;esempio dei suoi predecessori, contravvenendo alle promesse fatte in campagna elettorale&#8221;. Po la svolta. Il presidente americano sembra voler tirar dritto su questa strada.</p>
<p>A partire dall&#8217;attacco dell&#8217;11 settembre, i legami tra Washington e Tel Aviv si sono rinsaldati, anche grazie ai molti neocon presenti nell&#8217;amministrazione Bush. Molti, a partire dall&#8217;Alt Right americana, erano convinti che Donald Trump fosse riuscito a mettere nell&#8217;angolo i neconservatori. Ma evidentemente non è così. E la partita tra le due fazioni che si contendono la politica estera degli Stati Uniti è entrata nel vivo.</p>
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		<title>Ambasciata Usa a Gerusalemme, Riyad appoggia il piano di Trump?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ambasciata-usa-gerusalemme-riyad-appoggia-piano-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Dec 2017 07:57:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[Tel Aviv]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185605_25153753.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185605_25153753.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185605_25153753-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185605_25153753-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185605_25153753-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Ci siamo: secondo il Wall Street Journal il Presidente Usa Donald Trump comunicherà nelle prossime ore la decisione di trasferire l&#8217;ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo così quest&#8217;ultima capitale dello Stato Ebraico. Una mossa che potrebbe mettere in serio pericolo il complesso processo di pace israelo-palestinese e infiammare un Medio Oriente già incandescente. Il presidente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ambasciata-usa-gerusalemme-riyad-appoggia-piano-trump.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ambasciata-usa-gerusalemme-riyad-appoggia-piano-trump.html">Ambasciata Usa a Gerusalemme, Riyad appoggia il piano di Trump?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185605_25153753.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185605_25153753.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185605_25153753-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185605_25153753-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185605_25153753-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Ci siamo: <a href="https://www.wsj.com/articles/trump-tells-arab-leaders-u-s-will-move-embassy-to-jerusalem-1512497840">secondo il <em>Wall Street Journal</em></a> il Presidente Usa Donald Trump comunicherà nelle prossime ore la decisione di trasferire l&#8217;ambasciata americana da <strong>Tel Aviv</strong> a <strong>Gerusalemme, </strong>riconoscendo così quest&#8217;ultima capitale dello Stato Ebraico. Una mossa che potrebbe mettere in serio pericolo il complesso processo di pace israelo-palestinese e infiammare un Medio Oriente già incandescente. Il presidente dell&#8217;Autorità palestinese <strong>Mahmoud Abbas</strong> e il re di Giordania Abdullah II hanno ricevuto oggi la telefonata di Trump in cui il presidente americano ha annunciato la sua intenzione di trasferire l&#8217;ambasciata. Successivamente, il presidente degli Stati Uniti ha informato il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi.</p>
<p>Il mondo musulmano ha messo le mani avanti condannando la strategia di Trump, a cominciare dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, il quale ha evidenziato come l&#8217;eventuale riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele rappresenti “una linea rossa per i musulmani” &#8211; portando alla possibile rottura delle relazioni diplomatiche tra Turchia e Israele. Ma mentre Erdoğan si esprime con toni accesi e dirompenti, in Israele sono sicuri: altri paesi &#8211; come l&#8217; <strong>Arabia Saudita</strong> ma anche Egitto e Giordania &#8211; si limiteranno a qualche condanna verbale ma accetteranno di buon grado la decisione presa dall&#8217;amministrazione Usa. L&#8217;unità del mondo arabo e musulmano su questo fronte, insomma, non ci sarà.</p>
<p>Le reazioni del mondo arabo e musulmano</p>
<p>A livello di dichiarazioni ufficiali, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-12-05/trump-ha-deciso-ambasciata-usa-gerusalemme-183709.shtml?uuid=AEhfNeND">come riporta <em>IlSole24Ore</em></a>, l&#8217;Arabia Saudita ha espresso la sua “seria e profonda preoccupazione” per un eventuale riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte degli Stati Uniti: una mossa che, sottolinea il ministro degli Esteri di Riyad, “irriterebbe i sentimenti dei musulmani nel mondo”. Il Segretario generale della Lega araba, <strong>Ahmed Aboul Gheit</strong> ha invitato Trump a “evitare qualsiasi iniziativa capace di mutare lo status giuridico e politico di Gerusalemme”. Secondo il <a href="http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Arab-states-will-likely-cave-if-US-declares-Jerusalem-Israels-capital-515912"><em>Jerusalem Post</em></a>, tuttavia, <strong>Arabia Saudita</strong>, <strong>Egitto</strong> e Giordania, espresse alcune rimostranze, appoggeranno tacitamente la decisione del presidente Trump e si allineeranno agli Stati Uniti.</p>
<p>“L&#8217;amara realtà per i palestinesi &#8211; scrive Ben Lynfield &#8211; è che i principali paesi arabi &#8211; Arabia Saudita, Egitto e persino la Giordania, con la sua maggioranza palestinese e custode dei siti sacri di Gerusalemme &#8211; sono semplicemente troppo dipendenti dalla volontà degli Stati Uniti per entrare in conflitto con l&#8217;amministrazione <strong>Trump</strong>. In questo caso i rispettivi interessi nazionali superano di gran lunga la solidarietà araba”. A meno che la situazione diventi inaspettatamente esplosiva, spiega Lynfield, “ci si può aspettare che Riyad, Il Cairo e Amman limitino le loro reazioni a missive verbali”.</p>
<p>Il ruolo di Riyad e la strana alleanza con Israele </p>
<p>Secondo <strong>Brandon Friedman</strong>, ricercatore e studioso presso il Dayan Center dell&#8217;Università di Tel Aviv, il coordinamento tra Stati Uniti e Arabia Saudita è totale. “Se le voci sulla stretta collaborazione tra Stati Uniti e Arabia Saudita e l&#8217;esistenza di un canale diretto tra il principe ereditario <strong>Mohammed Bin Salman</strong> e il consigliere di Trump Jared Kushner sono vere, allora ci si può aspettare che i sauditi tentino di gestire Abbas”, osserva Friedman. “Inizialmente potrebbe emergere una retorica aggressiva dei sauditi se gli Stati Uniti andranno avanti con il loro piano. Ma se c&#8217;è questa unità d&#8217;intenti, potrebbe essere compito degli stessi sauditi interloquire con i palestinesi. Non sarà facile”, afferma lo studioso.</p>
<p>Dopotutto, <strong>Israele</strong> e <strong>Arabia Saudita</strong> possono sembrare degli alleati improbabili nella politica regionale, ma i recenti sviluppi hanno avvicinato Riyad e Tel Aviv. Il nuovo asse formato da Israele e Arabia Saudita, basato per il momento su rapporti “segreti”, sono da leggersi nell&#8217;ottica di un&#8217;alleanza contro la Repubblica Islamica dell&#8217;Iran ed Hezbollah.</p>
<p><a href="http://www.aljazeera.com/news/2017/11/covert-israeli-saudi-arabia-relations-171120142229835.html">Secondo Kobi Michael</a>, ricercatore presso l&#8217;Institute for National Security Studies dell&#8217;Università di Tel Aviv, “l&#8217;Arabia Saudita si è resa conto che il suo sostegno al processo di pace palestinese è diventato un peso e che ci sono questioni che hanno una maggiore importanza strategica”.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ambasciata-usa-gerusalemme-riyad-appoggia-piano-trump.html">Ambasciata Usa a Gerusalemme, Riyad appoggia il piano di Trump?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>“Karlo”, ecco la nuova arma dell’intifada</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/karlo-la-nuova-arma-dellintifada.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2016 14:46:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Intifada]]></category>
		<category><![CDATA[Tel Aviv]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160608215652_19440843.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160608215652_19440843.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160608215652_19440843-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160608215652_19440843-768x552.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160608215652_19440843-1024x736.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>È stata denominata “l’intifada dei coltelli” a causa di una tecnica ben specifica dei terroristi palestinesi, quella di avvicinare civili e militari israeliani per poi pugnalarli a morte cercando di fare il maggior numero di vittime, prima di venire freddati dagli agenti di sicurezza. L’ondata di violenza che ha colpito Israele negli ultimi otto mesi non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/karlo-la-nuova-arma-dellintifada.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160608215652_19440843.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160608215652_19440843.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160608215652_19440843-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160608215652_19440843-768x552.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/ANSA_20160608215652_19440843-1024x736.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>È stata denominata “l’<strong>intifada dei coltelli</strong>” a causa di una tecnica ben specifica dei <strong>terroristi palestinesi</strong>, quella di avvicinare civili e militari israeliani per poi pugnalarli a morte cercando di fare il maggior numero di vittime, prima di venire freddati dagli agenti di sicurezza.</p>
<p>L’ondata di violenza che ha colpito Israele negli ultimi otto mesi non è però condotta esclusivamente con armi bianche; spunta infatti, come mostrano le dinamiche dell’<strong>attentato di Tel Aviv</strong> di quattro giorni fa, anche la cosiddetta “<strong>Karlo</strong>”, un’arma da fuoco rudimentale, assemblata con vari pezzi provenienti da vecchie pistole e mitragliette, ma anche con pezzi di legno, lamiere di varia provenienza e tubi idrici.</p>
<p>Il nome “Karlo” deriva dal fatto che i primi assemblaggi clandestini prendevano spunto dal design della mitraglietta svedese Carl Gustav M-45, utilizzata negli anni 40-50 anche in Egitto e Siria.</p>
<p>Oggi il termine “Karlo” fa più che altro riferimento a una <strong>tecnica rudimentale di assemblaggio</strong> per fabbricare armi, piuttosto comune in Cisgiordania ma anche a Gaza. Come spiega Dani Reshef, esperto israeliano di terrorismo: “In Cisgiordania ci sono diverse officine che dispongono dei macchinari necessari per costruire una “Karlo” utilizzando pezzi di metallo e ferro presi da varie carcasse tra cui quelle di vecchie auto, trattori eccetera”.</p>
<p>Reshef aggiunge: “A Gaza avevano l’abitudine di costruire mortai utilizzando tubature ad alta pressione per l’acqua, fornite da Israele per utilizzo agricolo”.</p>
<p>L’originale “Carl Gustav” non aveva l’opzione a colpo singolo e poteva sparare solo a ripetizione. Gli assemblaggi odierni della “Karlo” possono invece variare a seconda dell’officina di produzione; alcune hanno anche l’opzione a colpo singolo, ma sono assolutamente imprecise, utili soltanto a <strong>distanza ravvicinata</strong> ed hanno anche la caratteristica di incepparsi frequentemente.</p>
<p>I modelli assemblati possono vagamente richiamare nella forma ad armi di fabbrica come M-16 ed M-4, Uzi, H&amp;K e Skorpion, ma i pezzi con i quali vengono composti sono spesso scadenti, approssimativi e con una meccanica di estrema semplicità. Un esempio, la canna dell’arma utilizzata per uccidere<strong> Hadar Cohen</strong> lo scorso febbraio era stata fabbricata con un tubo idrico facilmente reperibile in commercio.</p>
<p>Nonostante i bassi costi di produzione-vendita e la scarsa affidabilità, a corto raggio l’assemblaggio “Karlo” ha comunque un livello di pericolosità molto elevato e in più occasioni ha dimostrato di poter essere fatale, oltre che facile da occultare.</p>
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		<title>&#8220;Israele non abbandonerà il Golan&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/israele-non-abbandonera-mai-il-golan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Apr 2016 10:26:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Alture del Golan]]></category>
		<category><![CDATA[Tel Aviv]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1067" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/israeli-prime-minister-benjamin-netanyahu-reuters.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/israeli-prime-minister-benjamin-netanyahu-reuters.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/israeli-prime-minister-benjamin-netanyahu-reuters-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/israeli-prime-minister-benjamin-netanyahu-reuters-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/israeli-prime-minister-benjamin-netanyahu-reuters-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>“Israele non abbandonerà mai le alture del Golan”. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu non usa mezzi termini riguardo il futuro dell’altopiano conteso da Siria ed Israele. Secondo il The Times of Israel Netanyahu ieri, durante una riunione straordinaria tenuta dal governo di Tel Aviv sulle alture, ha dichiarato:  “Dopo 40 anni è giunto il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-non-abbandonera-mai-il-golan.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-non-abbandonera-mai-il-golan.html">&#8220;Israele non abbandonerà il Golan&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1067" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/israeli-prime-minister-benjamin-netanyahu-reuters.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/israeli-prime-minister-benjamin-netanyahu-reuters.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/israeli-prime-minister-benjamin-netanyahu-reuters-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/israeli-prime-minister-benjamin-netanyahu-reuters-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/israeli-prime-minister-benjamin-netanyahu-reuters-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p>“Israele non abbandonerà mai le alture del Golan”. Il Primo Ministro israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong> non usa mezzi termini riguardo il futuro dell’altopiano conteso da Siria ed Israele. Secondo il <em>The Times of Israel</em> Netanyahu ieri, durante una riunione straordinaria tenuta dal governo di Tel Aviv sulle alture, ha dichiarato:  “Dopo 40 anni<strong> è giunto il momento che la comunità internazionale riconosca il fatto che le alture del Golan rimarranno per sempre sotto la sovranità israeliana</strong>. Ho convocato questo incontro celebrativo nelle Alture del Golan per inviare un messaggio chiaro: questo territorio rimarrà sempre nelle mani di Israele. Israele non potrà mai ritirarsi dalle alture. Il Golan – ha concluso il Primo ministro israeliano – è stato parte integrante della Terra di Israele sin dai tempi antichi. Ciò è documentato da decine di antiche sinagoghe intorno a noi. Ed ancora oggi il Golan è parte dello Stato di Israele”E le parole del Premier israeliano arrivano in un momento particolare per le sorti del Medio Oriente: a Ginevra, da qualche giorno, sono ripresi i colloqui di pace promossi dall’Onu per trovare una soluzione al conflitto siriano. E sebbene ad Aleppo si continui ancora a combattere, in Svizzera il dialogo sembra reggere. E Netanyahu, in tutto questo, cerca ancora una volta il consenso internazionale riguardo il Golan. O meglio per suggellare l’appartenenza delle alture allo Stato israeliano, sfruttando la situazione di incertezza politico-militare nella quale vive attualmente il governo di Damasco. E già lo scorso novembre il capo del governo di Tel Aviv si era rivolto ad Obama chiedendo un riconoscimento definitivo da parte degli Stati Uniti di quel lembo di terra al confine di quattro diversi Stati. E alla proposta di Netanyahu la Casa Bianca fu chiara quando definì “immotivato e controproducente” il suggerimento del premier israeliano a Washington.<strong>Le alture del Golan sono un altopiano brullo, roccioso, sul quale s’incontrano quattro diversi Stati: Libano, Giordania, Israele e Siria</strong>. Da sempre strategicamente fondamentale per il controllo da una parte delle rotte commerciali tra Siria e Palestina, dall’altra delle risorse idriche presenti nel sottosuolo, nel 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni, fu conquistato da Israele. E da quel momento le alture sono diventate il fulcro della lotta tra Israele e Paesi arabi, Siria ed Egitto su tutti. E sulle alture si è tornò a combattere nel 1973 durante <strong>guerra del Kippur</strong>, a tre anni dalla morte di  Gamāl ʿAbd al-Nāṣer, il presidente egiziano da sempre vicino alle istanze panarabe del partito baathista. In quell’occasione la Siria cercò di riconquistare l’altopiano con una imponente offensiva di mezzi corazzati. Ma Damasco, sebbene le probabilità d’insuccesso fossero bassissime, fu respinta definitivamente da Israele. L’anno dopo, nel ’74, tre quarti delle alture del Golan furono sottoposte al controllo israeliano. E lì l’Onu creò una zona cuscinetto, controllata dalla Forza internazionale dell’UNDOF (United Nations disengagement observer force) il cui quartier generale si trova a Quneitra, nel Golan siriano. In realtà la disputa tra Damasco e Tel Aviv per la restituzione dei territori delle alture non è mai finita. Anche se formalmente i colloqui tra i due Paesi sono fermi dal 2000. Soprattutto dopo che, nel 2010, la Knesset, il parlamento monocamerale israeliano, ha approvato la costruzione di nuovi villaggi coloniali nel Golan e lo stanziamento di finanziamenti ai cittadini israeliani che decidano di trasferirsi sulle alture.</p>
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