“Israele non abbandonerà mai le alture del Golan”. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu non usa mezzi termini riguardo il futuro dell’altopiano conteso da Siria ed Israele. Secondo il The Times of Israel Netanyahu ieri, durante una riunione straordinaria tenuta dal governo di Tel Aviv sulle alture, ha dichiarato:  “Dopo 40 anni è giunto il momento che la comunità internazionale riconosca il fatto che le alture del Golan rimarranno per sempre sotto la sovranità israeliana. Ho convocato questo incontro celebrativo nelle Alture del Golan per inviare un messaggio chiaro: questo territorio rimarrà sempre nelle mani di Israele. Israele non potrà mai ritirarsi dalle alture. Il Golan – ha concluso il Primo ministro israeliano – è stato parte integrante della Terra di Israele sin dai tempi antichi. Ciò è documentato da decine di antiche sinagoghe intorno a noi. Ed ancora oggi il Golan è parte dello Stato di Israele”E le parole del Premier israeliano arrivano in un momento particolare per le sorti del Medio Oriente: a Ginevra, da qualche giorno, sono ripresi i colloqui di pace promossi dall’Onu per trovare una soluzione al conflitto siriano. E sebbene ad Aleppo si continui ancora a combattere, in Svizzera il dialogo sembra reggere. E Netanyahu, in tutto questo, cerca ancora una volta il consenso internazionale riguardo il Golan. O meglio per suggellare l’appartenenza delle alture allo Stato israeliano, sfruttando la situazione di incertezza politico-militare nella quale vive attualmente il governo di Damasco. E già lo scorso novembre il capo del governo di Tel Aviv si era rivolto ad Obama chiedendo un riconoscimento definitivo da parte degli Stati Uniti di quel lembo di terra al confine di quattro diversi Stati. E alla proposta di Netanyahu la Casa Bianca fu chiara quando definì “immotivato e controproducente” il suggerimento del premier israeliano a Washington.Le alture del Golan sono un altopiano brullo, roccioso, sul quale s’incontrano quattro diversi Stati: Libano, Giordania, Israele e Siria. Da sempre strategicamente fondamentale per il controllo da una parte delle rotte commerciali tra Siria e Palestina, dall’altra delle risorse idriche presenti nel sottosuolo, nel 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni, fu conquistato da Israele. E da quel momento le alture sono diventate il fulcro della lotta tra Israele e Paesi arabi, Siria ed Egitto su tutti. E sulle alture si è tornò a combattere nel 1973 durante guerra del Kippur, a tre anni dalla morte di  Gamāl ʿAbd al-Nāṣer, il presidente egiziano da sempre vicino alle istanze panarabe del partito baathista. In quell’occasione la Siria cercò di riconquistare l’altopiano con una imponente offensiva di mezzi corazzati. Ma Damasco, sebbene le probabilità d’insuccesso fossero bassissime, fu respinta definitivamente da Israele. L’anno dopo, nel ’74, tre quarti delle alture del Golan furono sottoposte al controllo israeliano. E lì l’Onu creò una zona cuscinetto, controllata dalla Forza internazionale dell’UNDOF (United Nations disengagement observer force) il cui quartier generale si trova a Quneitra, nel Golan siriano. In realtà la disputa tra Damasco e Tel Aviv per la restituzione dei territori delle alture non è mai finita. Anche se formalmente i colloqui tra i due Paesi sono fermi dal 2000. Soprattutto dopo che, nel 2010, la Knesset, il parlamento monocamerale israeliano, ha approvato la costruzione di nuovi villaggi coloniali nel Golan e lo stanziamento di finanziamenti ai cittadini israeliani che decidano di trasferirsi sulle alture.