La Siria avverte Israele: “Potremmo rispondere all’attacco israeliano lanciato contro l’aeroporto di Damasco con un attacco ‘simmetrico’ allo scalo di Tel Aviv”. Ad affermarlo è stato l’ambasciatore siriano presso l’Onu, Bashar Jafaari,  che durante una riunione del Consiglio di Sicurezza ha dichiarato che se Israele non cesserà di effettuare “raid” in territorio siriano per colpire obiettivi militari, e se “il Consiglio non adotterà misure per fermare la ripetuta aggressione israeliana in Siria”, Damasco eserciterà il suo legittimo diritto all’autodifesa, rispondendo alle prossime aggressioni con un raid aereo che avrà come obiettivo l’aeroporto di Tel Aviv Ben-Gurion.

La minaccia di una rappresaglia arriva dopo i ripetuti attacchi sferrati dall’aviazione israeliana (Iaf), che ha ripetutamente violato lo spazio aereo siriano per colpire obiettivi militari iraniani e di Hezbollah. Questi toni minacciosi però non possono essere considerati oltre la mera provocazione, poiché l’aviazione siriana (SaAF) in ginocchio non sarebbe assolutamente in grado di lanciare un raid contro l’aeroporto nel cuore del territorio israeliano senza essere totalmente annientata dalla rete di difesa aerea, dalla reazione degli intercettori e dal contrattacco che terminerebbe con il distruggere a terra il resto della “flotta aerea” di Assad.

Che l’aeronautica siriana vertesse in condizioni risibili e pressapoco inoffensive, se confrontate con la forza aerea di una potenza internazionale, era già apparso chiaro durante i “raid punitivi” sferrati dagli Stati Uniti e dai propri alleati, Gran Bretagna e Francia, come ritorsione per il mai dimostrato uso di armi chimiche contro le forze ribelli anti Assad. Le analisi degli obiettivi – gli aeroporti militari siriani – riportò chiaramente che l’aviazione siriana non avrebbe potuto portare a termine alcuna intercettazione della formazione d’attacco.

Il grosso della Sirian Arab Air Force – che non possiede velivoli con capacità stealth e velivoli per la guerra elettronica capaci di sopprimere le difese aeree e la rete radar avversaria – è infatti composta da cacciabombardieri di produzione sovietica di “terza generazione”, quali caccia Mig-23 (identificativo Nato “Flogger”), cacciabombardieri Mig-21 ( identificativo Nato “Fishbed”), cacciabombardieri Su-22 (identificativo Nato “Fitter) e Su-24 (identificativo Nato “Flancer”): tutti jet sviluppati tra gli anni ’60 egli anni ’70. Bersagli facili per le difesa missilistica anti-aerea israeliana che si affida all’ultima versione del sistema “Patriot” , ai lanciatori mobili di missili SAM “Hawk” e “Chaparral” statunitensi e ai sistemi missilistici Spyder MR e SR israeliani appositamente sviluppati per per abbattere velivoli “ostili”. La difesa anti-missile invece verrebbe garantita dalla rete “Iron Dome“: difesa a tre livelli affidata alla cosiddetta “Fionda di Davide”, sistema antimissilistico Surface-to-Air  sviluppato da una collaborazione tra Rafael e la statunitense Raytheon che garantisce la soppressione delle minacce a media gittata attraverso lanciatori dotati di 16 missili ipersonici Stunner con tecnologia “hit-to-kill”, e ai missili Tamir per le minacce a corto raggio.

Gli unici velivoli siriani all’altezza di un’eventuale incursione aerea sarebbero i Mig-29SM (identificativo Nato “Fulcrum”): cacciabombardieri multiruolo di “quarta generazione” che per caratteristiche e capacità potrebbero competere con i caccia cacciabombardieri di produzione americana  F-15I “Ra’am“,  F-16I delle versioni “Netz”, “Barak”, “Sufa”. Non con i caccia di quinta generazione F-35I “Adir”. E che difficilmente riuscirebbero a sopravvivere alla superiorità aerea israeliana.

Ammesso che le forze aerospaziali russe non appoggiassero il raid “simmetrico” menzionato da Damasco (con conseguenze tanto inimmaginabili sul piano internazionale da non essere ipotizzabili), la forza aera siriana non avrebbe dunque alcuna possibilità di violare la “bolla difensiva” che protegge Israele già dalle alture del Golan. Lo stesso varrebbe per l’Aviazione iraniana. 

La storia ricorda inoltre come ogni volta che la forza aera siriana abbia sfidato Israele, la vittoria sia andata allo Stato ebraico. Durante la  guerra dei Sei Giorni nel 1967l’aviazione siriana perse oltre 60 caccia, di cui la maggior parte al suolo. Una vera e propriadébâcle. Nella guerra del Kippur del 1973 le perdite dell’aeronautica siriana ammontarono al doppio di quelle totali riportate dalla forza aerea israeliana, che era impegnata contro 4 aeronautiche avversarie contemporaneamente (egiziana, siriana, libica e algerina) e perse solo 40 velivoli in combattimento aereo.

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