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	<title>Piazza Tahrir Archives - InsideOver</title>
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	<title>Piazza Tahrir Archives - InsideOver</title>
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		<title>Un nuovo fronte di proteste preoccupa Al-Sisi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/un-nuovo-fronte-di-proteste-preoccupa-al-sisi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2019 14:04:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Tahrir]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="941" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317-1024x502.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Centinaia di dimostranti hanno manifestato in Piazza Tahrir ed in altri luoghi dell&#8217;Egitto, come Alessandria e Suez, contro l&#8217;esecutivo di Abdel Fattah Al Sisi. Le proteste hanno avuto luogo in seguito alle accuse di corruzione lanciate dall&#8217;uomo di affari Mohamed Ali contro il governo del Paese. Ali ha criticato il capo dello Stato per il presunto spreco &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/un-nuovo-fronte-di-proteste-preoccupa-al-sisi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="941" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317-1024x502.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="https://www.bbc.com/news/world-middle-east-49777287">Centinaia di dimostranti</a> hanno manifestato in Piazza Tahrir ed in altri luoghi dell&#8217;<strong>Egitto</strong>, come Alessandria e Suez, contro l&#8217;esecutivo di <strong>Abdel Fattah Al Sisi</strong>. Le proteste hanno avuto luogo in seguito alle accuse di corruzione lanciate dall&#8217;uomo di affari Mohamed Ali contro il governo del Paese. Ali ha criticato il capo dello Stato per il presunto spreco di milioni di sterline egiziane in residence ed hotel mentre molti vivono in uno stato di povertà. Al-Sisi ha risposto alle critiche rivoltegli definendole &#8220;bugie e calunnie&#8221; ed almeno cinque persone sono state arrestate dalle forze di sicurezza.</p>
<p>Gli echi delle massicce proteste che portarono alla caduta, nel 2011, del regime di Hosni Mubarak sembrano ancora lontani, dato anche lo scarso numero di persone scese nelle piazze e nelle strade. Le <strong>manifestazioni</strong> rappresentano comunque un campanello d&#8217;allarme da non sottovalutare per l&#8217;esecutivo egiziano, la cui popolarità non è aiutata dal perseguimento di politiche economiche di austerità. L&#8217;opposizione interna, seppur indebolita, continua ad essere presente in forma latente e potrebbe riattivarsi con poco preavviso, generando più di qualche grattacapo all&#8217;esecutivo.</p>
<h2>Una nuova fase</h2>
<p>Il presidente <strong>Al Sisi</strong> è stato eletto nel 2014 con il <a href="https://www.theguardian.com/world/2019/sep/21/egyptians-shout-leave-sisi-in-rare-protests-against-president">97% dei consensi</a> e rieletto quattro anni dopo con la stessa percentuale di voti, in assenza di rivali politici. I suoi sostenitori gli attribuiscono la capacità di aver stabilizzato l&#8217;Egitto, che aveva vissuto momenti di grave tensione ed instabilità in seguito alla deposizione di Mubarak. Le consultazioni del 2012 avevano infatti portato all&#8217;elezione di Mohammed Morsi, vicino al movimento dei Fratelli Musulmani e la sua presidenza aveva generato una profonda contrapposizione tra le diverse anime della popolazione del Paese. Nel 2013 i militari, guidati dall&#8217;attuale Capo di Stato, avevano rimosso Morsi con un colpo di stato ed in seguito avviato una serie di arresti e repressioni nei confronti dell&#8217;opposizione per cercare di stabilizzare l&#8217;Egitto.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/egitto-dopo-attentato-al-arish.html">Una tenace insurrezione</a> di matrice islamista, sviluppatasi in seguito agli eventi del 2011, si è però radicata nella penisola del Sinai ed ha causato la morte, anche con attentati suicidi, di centinaia di militari, poliziotti e civili. La rivolta, capeggiata da fazioni vicine ad Al Qaeda ed allo Stato islamico, continua ad essere un problema per le autorità, che vorrebbero diffondere un&#8217;immagine della nazione come completamente pacificata e sotto il controllo dell&#8217;esecutivo. Le accuse di corruzione e le prime proteste popolari rischiano invece di aprire un nuovo fronte di scontro con alcuni settori della popolazione, esasperati dalle cattive condizioni dell&#8217;economia nazionale e dal tasso di povertà, che colpisce <a href="https://www.vice.com/en_us/article/xwea7d/egyptians-are-furious-over-corruption-videos-and-demanding-sisi-get-out">almeno il 60 per cento degli egiziani</a>. Il governo del Paese si era recentemente rafforzato, sul piano interno, in seguito alla vittoria ottenuta, con l&#8217;88 per cento dei consensi, nel r<a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/legitto-di-al-sisi-tra-militarizzazione-e-repressione-23190">eferendum costituzionale dell&#8217;aprile</a> del 2019. L&#8217;approvazione popolare dei quesiti referendari ha portato alla potenziale estensione dei mandati presidenziali di Al Sisi sino al 2030 e ad un rafforzamento dei poteri esecutivi del capo dello Stato.</p>
<h2>Le possibili evoluzioni</h2>
<p>Il vero rischio per Il Cairo è quello di <strong>sottovalutare</strong>, anche a causa delle ridotte dimensioni delle proteste, la rabbia popolare presente nel Paese a causa delle cattive condizioni economiche e della mancanza di prospettive di sviluppo. L&#8217;esecutivo dovrebbe quindi affrontare alla radice i fenomeni di corruzione e cercare di implementare strategie di crescita che possano diffondere un certo livello di benessere tra la popolazione. La natura divisiva del governo Al Sisi, nato in forte contrapposizione all&#8217;elemento politico islamista, impedisce comunque alle autorità di estendere in misura accentuata la propria base di consenso. C&#8217;è la possibilità che questa base possa ridursi sempre di più, fiaccata dall&#8217;insoddisfazione per un tenore di vita troppo basso e dall&#8217;<strong>opposizione</strong> ideologica di fazioni avverse. Le politiche perseguite da Al-Sisi potrebbero rivelarsi un boomerang, qualora non contribuiscano a stabilizzare la scena politica interna e ad evitare il ripetersi degli scenari del 2011. Nel breve periodo la tenuta del governo non sembra minacciata da queste piccole dimostrazioni ma gli sviluppi nel lungo periodo, qualora non saranno risolti i problemi di base dell&#8217;insoddisfazione della popolazione, potrebbero essere ben diversi e più minacciosi. Sullo sfondo restano i timori per le conseguenze di un&#8217;eventuale instabilità dell&#8217;Egitto sulle dinamiche politiche del Nord Africa e del Medio Oriente e per un possibile ritorno di fenomeni in stile Primavera Araba nella regione.</p>
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		<item>
		<title>Le elezioni egiziane sono una farsa Il Faraone Al Sisi ha già vinto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/egitto-elezioni-sisi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Mar 2018 07:28:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Tahrir]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180326095050_26037168.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180326095050_26037168.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180326095050_26037168-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180326095050_26037168-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180326095050_26037168-1024x685.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Si avvicinano le elezioni presidenziali in Egitto e Abd al-Fattah al-Sisi si appresta a rinnovare la sua posizione da leader indiscusso. Si terranno tra il 26 e il 28 marzo le consultazioni elettorali per quella che appare una scelta fuori da ogni discussione. L&#8217;esito scontato delle elezioni egiziane Il faraone al Sisi con ogni probabilità &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/egitto-elezioni-sisi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180326095050_26037168.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180326095050_26037168.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180326095050_26037168-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180326095050_26037168-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180326095050_26037168-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Si avvicinano le elezioni presidenziali in Egitto e Abd al-Fattah al-Sisi si appresta a rinnovare la sua posizione da leader indiscusso. Si terranno tra il 26 e il 28 marzo le consultazioni elettorali per quella che appare una scelta fuori da ogni discussione.</p>
<p>L&#8217;esito scontato delle elezioni egiziane</p>
<p>Il faraone al Sisi con ogni probabilità riceverà la maggioranza delle preferenze, rinnovando così per la seconda volta un mandato conquistato a seguito del colpo di Stato del luglio 2013. Allo stato attuale non esiste infatti in Egitto un’opposizione credibile in grado di mettere in difficoltà l’attuale Presidente. L’unica alternativa esistente è rappresentata da Moussa Moustafa Moussa, leader del partito El-Ghad. Peccato che lo stesso Moussa si sia proposto come uno dei più accaniti sostenitori proprio della candidatura di al Sisi.</p>
<p>Un sostegno che è durato giusto fino al 20 gennaio, quando lo stesso Moussa ha depositato la propria candidatura alle presidenziali. Guarda caso l’ultimo giorno utile per farlo, come scrive l’<a href="https://www.huffingtonpost.it/2018/03/24/egitto-le-presidenziali-senza-sfidanti-incoronano-il-faraone-al-sisi_a_23394328/"><em>Huffington Post</em></a>.</p>
<p>L&#8217;opposizione di al Sisi silenziata tempestivamente</p>
<p>E il resto dell’opposizione? Sembra che non esista più, ma a scavar bene si può facilmente scoprire come recitare il ruolo di oppositore di al Sisi non sia così raccomandabile. È il caso per esempio di Sami Annan, generale dell’esercito egiziano andato in pensione. Ecco questo coraggioso ex militare aveva avuto il sangue freddo di dichiararsi pronto a dare battaglia ad al Sisi alle prossime presidenziali. Come riportava il <a href="https://www.theguardian.com/world/2018/jan/23/former-egyptian-general-arrested-by-military-after-announcing-presidential-bid-sami-anan"><em>The Guardian</em></a> Annan sperava così di “salvare l’Egitto da politiche sbagliate”. Puntuale come un orologio svizzero è arrivata però la reazione dell’apparato statale.</p>
<p>Il 23 gennaio scorso Sami Annan veniva così arrestato dalla polizia egiziana per presunta violazione delle regole elettorali. Nello specifico si accusava l’ex generale di aver presentato una documentazione falsa per presentarsi alle elezioni. La fortuna aiuta gli audaci, si dice, ma pare che questo principio non valga per l’Egitto.</p>
<p>Audace sembrava infatti essere stato anche Mohamed Anwar al-Sadat, nipote dell’omonimo storico presidente egiziano, che ha rinunciato alla sua candidatura alle presidenziali. Il motivo? Sempre il <em><a href="https://www.theguardian.com/world/2018/jan/15/sadat-nephew-and-sisi-critic-drops-egyptian-presidential-bid">The Guardian</a></em> suggerisce la presenza di un “ambiente di paura che circonda le elezioni”, come causa della rinuncia. Pare che ad al Sadat sia addirittura stato interdetto l’affitto di una sala per condurre una conferenza stampa. “Sarà per il 2022”, ha così lasciato una porta aperta il nipote dell’ex Presidente.</p>
<p>La frode delle Primavere arabe</p>
<p>Il faraone al Sisi non ha quindi avversari che possano impedirgli di essere eletto Presidente della Repubblica per il secondo mandato. L’unica indicazione sul reale umore della popolazione nei suoi confronti potrà arrivare dal livello di affluenza alle urne. Questo clima elettorale serve, se ce ne fosse ancora bisogno, a calare giù la maschera rispetto al fenomeno delle primavere arabe, divenute inspiegabilmente simbolo di pace e democrazia nell’immaginario collettivo di certi intellettuali.</p>
<p>L’Egitto è un esempio lampante di come la realtà sia invero all’opposto. Le famose manifestazioni di piazza Tahrir del 2011 non portarono infatti all’ascesa di un partito liberale, bensì consegnarono il potere nelle mani dei Fratelli Musulmani. Il partito dell’integralismo sunnita. Un revanscismo religioso che ha accomunato molte sollevazione arabe del 2011. E così la presidenza della fratellanza musulmana, al netto di violazione di diritti umani verso le minoranze sciite e cristiane, si è scoperta non essere quel parto democratico che una primavera araba avrebbe dovuto regalare. Altra manifestazione e altro giro di vite, questa volta per i Fratelli musulmani nel 2013. Prima carnefici, dopo vittime.</p>
<p>Stato di polizia e crisi economica nel curriculum di al Sisi</p>
<p>Al Sisi e l’apparato militare hanno così rovesciato il Governo, di cui per altro faceva parte. E poi c’è la storia che tutti conosciamo. 60Mila detenuti politici, come denunciato da diverse organizzazioni della società civile e un’economia che è letteralmente crollata. Complice un aumento generalizzato dei prezzi, ma anche un crollo del turismo. Se nel 2010 i visitatori annuali sfioravano quota 14 milioni, ora <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-05-20/colpo-grazia-turismo-egiziano-091919.shtml?uuid=ADbLA0L">non arrivano</a> nemmeno 10 milioni. Una caduta che ha colpito in particolare il turismo italiano che nel 2016 <a href="http://www.infomercatiesteri.it/turismo_in.php?id_paesi=101">registrava </a>il record storico negativo di affluenza con appena 57.000 visitatori. Un trend causato dalla vicenda di Giulio Regeni, sulla cui morte sembra sempre più pesare la responsabilità dell’attuale presidenza. In un clima tutt’altro che sereno l’Egitto si appresta dunque, senza molta scelta, a consegnare il potere al suo nuovo faraone.  </p>
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		<title>Egitto, Mubarak torna libero</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/23098-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Mar 2017 11:38:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Tahrir]]></category>
		<category><![CDATA[Primavere arabe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1249" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/2012-11-protes.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/2012-11-protes.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/2012-11-protes-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/2012-11-protes-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/2012-11-protes-1024x666.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Per sessant’anni, gli Stati Uniti hanno perseguito la stabilità a discapito della democrazia in Medio Oriente, e non abbiamo ottenuto né l’una né l’altra&#8221;. A parlare non sono né Barack Obama né Hillary Clinton. Queste parole sono state infatti pronunciate da Condoleezza Rice, segretario di Stato di George Bush, il 20 giugno del 2005 all&#8217;università americana &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/23098-2.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1249" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/2012-11-protes.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/2012-11-protes.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/2012-11-protes-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/2012-11-protes-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/2012-11-protes-1024x666.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;Per sessant’anni, gli Stati Uniti hanno perseguito la stabilità a discapito della democrazia in Medio Oriente, e non abbiamo ottenuto né l’una né l’altra&#8221;. A parlare non sono né Barack Obama né Hillary Clinton. Queste parole sono state infatti pronunciate da Condoleezza Rice, segretario di Stato di George Bush, il 20 giugno del 2005 all&#8217;università americana del Cairo. Tutto quello che sarebbe successo nel 2011, con la rivolta di Piazza Tahrir e il ritiro di Hosni Mubarak a Sharm el-Sheikh, è raccolto in questa frase.L&#8217;ex presidente egiziano è stato condannato all&#8217;ergastolo nel 2012 perché accusato di aver cospirato per l&#8217;uccisione di 239 dimostranti durante le manifestazioni di piazza del 2011. Il problema è che il marzo scorso, la Corte di cassazione l&#8217;ha assolto e, questa mattina, Mubarak è stato liberato dall&#8217;ospedale militare di Maadi, dove era detenuto, per dirigersi verso la sua abitazione a Heliopolis. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.agenzianova.com/a/58d4ffbec76976.63545744/1532465/2017-03-24/egitto-ex-presidente-mubarak-torna-a-piede-libero" target="_blank">L&#8217;informazione è stata diffusa dall&#8217;agenzia <em>Nova</em></a>.La sentenza del marzo è, secondo quanto riporta l&#8217;agenzia di stampa, irrevocabile e arriva al termine di un lungo iter giudiziario. Mubarak era stato inizialmente condannato all&#8217;ergastolo, ma poi la Corte d&#8217;appello ha ordinato di tenere un nuovo processo. Il giudice ha inizialmente accusato l&#8217;ex presidente egiziano di aver fornito veicoli e armi per attaccare i manifestanti. Mubarak ha sempre negato, affermando che le accuse che gli venivano mosse contro, in realtà &#8220;non erano mai accadute&#8221;. Come è noto, l&#8217;ex presidente egiziano sostiene da tempo di essere innocente e che la Storia, prima o poi, gli darà ragione.La decisione della Corte di cassazione e la liberazione dall&#8217;ospedale militare di Maadi incrinerebbero la narrazione che è stata fatta sulle primavere arabe. Secondo il <em>New York Times</em>, per esempio, l&#8217;assoluzione dell&#8217;ex presidente egiziano  rappresenta &#8220;un duro colpo per i milioni di cittadini egiziani che hanno rischiato la loro vita per deporre Mubarak e la sua cerchia di potere durante l&#8217;insurrezione del 2011&#8221;.Ma ieri si è già abbattuta una nuova tegola su Mubarak. Il tribunale penale del Cairo ha infatti ordinato un nuovo processo contro l&#8217;ex presidente, accusato questa volta di corruzione. Il nuovo procedimento coinvolge Mubarak, sua moglie Suzan, i suoi due figli Alaa e Gamal e le loro rispettive mogli. L&#8217;accusa a loro rivolta è quella di aver ricevuto regali di valore come orologi, cravatte, collane, gioielli, orologi e perfino diamanti dal quotidiano di proprietà statale <em>Al Ahram</em> dal 2006 al 2011. Già nel gennaio del 2013, il giudice istruttore aveva deciso di estinguere il caso, dopo un pagamento di un milione di dollari da parte di Mubarak. Tuttavia, il giudice penale ha deciso solo ora di accogliere il ricorso presentato dall&#8217;accusa contro le disposizioni del 2013.Una riapertura del caso &#8220;a orologeria&#8221; che dimostra come la questione Mubarak non riguardi solamente la sua singola persona. Ma quei 18 giorni di rivolta e tutto ciò che da essi è conseguito.</p>
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		<title>Il futuro (incerto) dell&#8217;Egitto</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2016 16:16:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cairo]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Tahrir]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="995" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La città è un intrico di strade, grattacieli, palazzoni, macchine, asinelli e caos. Ma vi si trova anche la calma placida del Nilo, che scorre da millenni eternamente uguale o delle antiche dimore. Questo contrasto esprime bene la complessità del Cairo. Un luogo elettrico e calmo allo stesso tempo. Il periodo storico attuale non è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-futuro-incerto-dellegitto.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="995" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La città è un intrico di strade, grattacieli, palazzoni, macchine, asinelli e caos. Ma vi si trova anche la calma placida del <strong>Nilo</strong>, che scorre da millenni eternamente uguale o delle antiche dimore. Questo contrasto esprime bene la complessità del <strong>Cairo</strong>. Un luogo elettrico e calmo allo stesso tempo. Il periodo storico attuale non è molto diverso. Il governo del Feldmaresciallo <strong>Al Sisi</strong> ha messo in sicurezza un paese che rischiava di collassare sotto le guerre che imperversano nel mondo musulmano. Ha protetto lo stato da quelle forze interne e internazionali che puntavano a farlo saltare, ma ha evidenti segni di nervosismo.Quasi tutti i paesi mediorientali e nord africani soffrono di forti tensioni o sono piombati in guerre civili a seguito delle lotte provocate dalle maggiori potenze regionali o per il terrorismo.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;150&#8243; gal_title=&#8221;egitto&#8221;]In Egitto questo ha portato a un forte sostegno del <strong>Qatar</strong> e della <strong>Turchia</strong> all&#8217;ex governo dei Fratelli Musulmani dell&#8217;ex presidente Morsi e dell&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> al nuovo esecutivi di Al Sisi che ha deposto quello di Morsi a seguito delle proteste del 3 luglio 2013.Da anni ormai i<strong> movimenti terroristici</strong> tentano di creare instabilità in Sinai con continui attentati contro i militari e la polizia. L&#8217;<strong>Isis</strong> è inoltre riuscita a far scappare tutti i russi dopo aver fatto esplodere l&#8217;anno scorso un aereo pieno di turisti.L&#8217;apparente quiete raggiunta nella maggior parte del paese, nonostante le forti tensioni, dopo la tempesta delle varie fasi della primavera araba, nasconde in realtà fiumi carsici dalle acque ancora turbolente.Anche per gli evidenti errori del nuovo governo, che tende ad avere riflessi militareschi e poco democratici. Al Sisi e i suoi uomini non hanno saputo evitare una notevole militarizzazione, che spesso confonde la semplice opposizione con terroristi, che pur non mancano.Non è raro che qualche poliziotto o squadrone paramilitare perda il controllo, commettendo atti di violenza mentre arresta persone che protestano, per poi tentare di nascondere l’accaduto.Anche le proteste dei ragazzi di <strong>piazza Tahrir</strong> sembrano ormai spesso disorganizzate e incapaci di offrire alternative istituzionali credibili a un paese che rischiava di collassare. Tutto questo rende molto difficile offrire un&#8217;alternativa al governo di Al Sisi, che però consapevole di questo, rischia di ubriacarsi di potere.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-9849" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/05/571178-TahrirSquareREUTERS-1372713610-1024x683.jpg" alt="571178-TahrirSquareREUTERS-1372713610" />Solamente la storia potrà forse raccontare cosa è accaduto al ricercatore italiano <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/tag/giulio-regeni/" target="_blank">Giulio Regeni</a></strong>, che studiava i movimenti sindacali liberi egiziani, ritrovato morto con evidenti segni di torture . Nel paese si è parlato molto del caso e dovunque appena trovano un italiano le persone si dicono dispiaciute. Ognuno ha la sua teoria. Quello che però colpisce è il nervosismo del governo e il continuo <strong>cambio di versioni</strong> da parte della polizia e degli inquirenti locali. Situazione che fa pensare che sarà difficile arrivare a una verità ufficiale.Al-Sisi è appoggiato da gran parte dei poveri e dalla maggioranza dei ricchi con più di trent’anni, ma compie l’errore di inimicarsi, nel lungo periodo, i tanti giovani, democratici e borghesi, delle città egiziane, che protestano per avere lavoro e più libertà. Sono una minoranza, mal organizzata e incapace di creare una vera alternativa, che però potrebbe essere sua naturale alleata nella lotta contro gli islamisti.Inoltre, nel lungo periodo, se il paese si starà stabilizzato, la repressione dei giovani borghesi rischia di gettare molte ombre sulla carriera politica del presidente. Anche perché è questa classe, che se ben guidata, può pian piano guidare il paese fuori dalle secche dell&#8217;islamismo.Un&#8217;altra questione che ha creato molte proteste nel paese è la cessione, dopo una controversia durata anni, delle<strong> isole di Tiran e Sanafir</strong>. L&#8217;Egitto, ormai dipendente dai prestiti sauditi, non ha saputo dire di no.  Le due isole chiudono il golfo di Aqaba. Questa cessione dimostra indirettamente come vi sia stato un avvicinamento, non dichiarato tra Israele e l&#8217;Arabia Saudita, in nome del nuovo nemico irananiano. Sembra infatti difficile che Israele non abbia detto niente, visto che le due isole bloccano il suo unico sbocco sul Mar Rosso. Tel Aviv non ha alcuna relazione diplomatica con Riad, al contrario che con il Cairo, con cui, nonostante la retorica egiziana, intrattiene buoni rapporti. Sembra quindi difficile che non abbia avuto rassicurazioni dagli egiziani e dai sauditi su un operazione che tocca territori che Israele ha restituito nel 78 all&#8217;Egitto.Dopo le proteste e il malcontento di una parte della popolazione egiziana, il governo ha reagito con nervosismo. La magistratura ha arrestato due giornalisti che avevano pubblicamente criticato il governo sulla questione delle due isole, il direttore del portale web di opposizione “Yanaer” (Gennaio), Amr Badr, già arrestato anche in passato, e un redattore della stessa testata, Mahmoud Saqa.Nonostante tutto questo al Cairo la vita scorre come sempre, tra eventi culturali, come il Festival Internazionale dei Tamburi, tenutosi nella cittadella islamica e una modernizzazione della società che prosegue vivacemente. Fioriscono le applicazioni internet come Uber, che, malgrado le proteste dei taxisti, cresce tantissimo nel paese. La piccola e media borghesia, ben radicata in città, adora internet e le sue mille possibilità.Il vero problema rimane però il resto del paese. Nonostante i mega progetti, come il raddoppio del<strong> canale di Suez</strong>, messo per altro a rischio dalle nuove rotte aperte nel mare del Nord per lo scongelamento dei ghiacci, l&#8217;economia non riesce ancora a ripartire. Mancano gli investimenti diffusi e il turismo, nonostante il boom dei cinesi e degli indiani, non ritorna ai livelli di prima.Per ovviare a questa situazione il presidente Al Sisi ha ricevuto in pompa magna i presidente francese, François Hollande  e quello cinese Xi Jinping , come il re saudita Salman. Tutti hanno promesso ingenti investimenti nel paese.Piazza Tahrir appare semi vuota e invasa dal sole rovento. Il palazzo, un tempo sede del partito di Mubarak, bruciato durante la rivoluzione, è stato abbattuto. Davanti al Museo Egizio è stato costruito un mega parcheggio per i turisti. In superficie vi sono pochissimi alberi, quasi nessuna panchina, solo qualche aiuola. Il tutto sembra quasi fatto per scoraggiare ogni tentativo di sedersi o sostare.Dopo anni di proteste <strong>il nuovo governo cerca di imbrigliare i fiumi carsici della primavera araba e dell&#8217;islamismo internazionale</strong>. Il tempo sarà giudice.</p>
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