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La città è un intrico di strade, grattacieli, palazzoni, macchine, asinelli e caos. Ma vi si trova anche la calma placida del Nilo, che scorre da millenni eternamente uguale o delle antiche dimore. Questo contrasto esprime bene la complessità del Cairo. Un luogo elettrico e calmo allo stesso tempo. Il periodo storico attuale non è molto diverso. Il governo del Feldmaresciallo Al Sisi ha messo in sicurezza un paese che rischiava di collassare sotto le guerre che imperversano nel mondo musulmano. Ha protetto lo stato da quelle forze interne e internazionali che puntavano a farlo saltare, ma ha evidenti segni di nervosismo.Quasi tutti i paesi mediorientali e nord africani soffrono di forti tensioni o sono piombati in guerre civili a seguito delle lotte provocate dalle maggiori potenze regionali o per il terrorismo.[Best_Wordpress_Gallery id=”150″ gal_title=”egitto”]In Egitto questo ha portato a un forte sostegno del Qatar e della Turchia all’ex governo dei Fratelli Musulmani dell’ex presidente Morsi e dell’Arabia Saudita al nuovo esecutivi di Al Sisi che ha deposto quello di Morsi a seguito delle proteste del 3 luglio 2013.Da anni ormai i movimenti terroristici tentano di creare instabilità in Sinai con continui attentati contro i militari e la polizia. L’Isis è inoltre riuscita a far scappare tutti i russi dopo aver fatto esplodere l’anno scorso un aereo pieno di turisti.L’apparente quiete raggiunta nella maggior parte del paese, nonostante le forti tensioni, dopo la tempesta delle varie fasi della primavera araba, nasconde in realtà fiumi carsici dalle acque ancora turbolente.Anche per gli evidenti errori del nuovo governo, che tende ad avere riflessi militareschi e poco democratici. Al Sisi e i suoi uomini non hanno saputo evitare una notevole militarizzazione, che spesso confonde la semplice opposizione con terroristi, che pur non mancano.Non è raro che qualche poliziotto o squadrone paramilitare perda il controllo, commettendo atti di violenza mentre arresta persone che protestano, per poi tentare di nascondere l’accaduto.Anche le proteste dei ragazzi di piazza Tahrir sembrano ormai spesso disorganizzate e incapaci di offrire alternative istituzionali credibili a un paese che rischiava di collassare. Tutto questo rende molto difficile offrire un’alternativa al governo di Al Sisi, che però consapevole di questo, rischia di ubriacarsi di potere.571178-TahrirSquareREUTERS-1372713610Solamente la storia potrà forse raccontare cosa è accaduto al ricercatore italiano Giulio Regeni, che studiava i movimenti sindacali liberi egiziani, ritrovato morto con evidenti segni di torture . Nel paese si è parlato molto del caso e dovunque appena trovano un italiano le persone si dicono dispiaciute. Ognuno ha la sua teoria. Quello che però colpisce è il nervosismo del governo e il continuo cambio di versioni da parte della polizia e degli inquirenti locali. Situazione che fa pensare che sarà difficile arrivare a una verità ufficiale.Al-Sisi è appoggiato da gran parte dei poveri e dalla maggioranza dei ricchi con più di trent’anni, ma compie l’errore di inimicarsi, nel lungo periodo, i tanti giovani, democratici e borghesi, delle città egiziane, che protestano per avere lavoro e più libertà. Sono una minoranza, mal organizzata e incapace di creare una vera alternativa, che però potrebbe essere sua naturale alleata nella lotta contro gli islamisti.Inoltre, nel lungo periodo, se il paese si starà stabilizzato, la repressione dei giovani borghesi rischia di gettare molte ombre sulla carriera politica del presidente. Anche perché è questa classe, che se ben guidata, può pian piano guidare il paese fuori dalle secche dell’islamismo.Un’altra questione che ha creato molte proteste nel paese è la cessione, dopo una controversia durata anni, delle isole di Tiran e Sanafir. L’Egitto, ormai dipendente dai prestiti sauditi, non ha saputo dire di no.  Le due isole chiudono il golfo di Aqaba. Questa cessione dimostra indirettamente come vi sia stato un avvicinamento, non dichiarato tra Israele e l’Arabia Saudita, in nome del nuovo nemico irananiano. Sembra infatti difficile che Israele non abbia detto niente, visto che le due isole bloccano il suo unico sbocco sul Mar Rosso. Tel Aviv non ha alcuna relazione diplomatica con Riad, al contrario che con il Cairo, con cui, nonostante la retorica egiziana, intrattiene buoni rapporti. Sembra quindi difficile che non abbia avuto rassicurazioni dagli egiziani e dai sauditi su un operazione che tocca territori che Israele ha restituito nel 78 all’Egitto.Dopo le proteste e il malcontento di una parte della popolazione egiziana, il governo ha reagito con nervosismo. La magistratura ha arrestato due giornalisti che avevano pubblicamente criticato il governo sulla questione delle due isole, il direttore del portale web di opposizione “Yanaer” (Gennaio), Amr Badr, già arrestato anche in passato, e un redattore della stessa testata, Mahmoud Saqa.Nonostante tutto questo al Cairo la vita scorre come sempre, tra eventi culturali, come il Festival Internazionale dei Tamburi, tenutosi nella cittadella islamica e una modernizzazione della società che prosegue vivacemente. Fioriscono le applicazioni internet come Uber, che, malgrado le proteste dei taxisti, cresce tantissimo nel paese. La piccola e media borghesia, ben radicata in città, adora internet e le sue mille possibilità.Il vero problema rimane però il resto del paese. Nonostante i mega progetti, come il raddoppio del canale di Suez, messo per altro a rischio dalle nuove rotte aperte nel mare del Nord per lo scongelamento dei ghiacci, l’economia non riesce ancora a ripartire. Mancano gli investimenti diffusi e il turismo, nonostante il boom dei cinesi e degli indiani, non ritorna ai livelli di prima.Per ovviare a questa situazione il presidente Al Sisi ha ricevuto in pompa magna i presidente francese, François Hollande  e quello cinese Xi Jinping , come il re saudita Salman. Tutti hanno promesso ingenti investimenti nel paese.Piazza Tahrir appare semi vuota e invasa dal sole rovento. Il palazzo, un tempo sede del partito di Mubarak, bruciato durante la rivoluzione, è stato abbattuto. Davanti al Museo Egizio è stato costruito un mega parcheggio per i turisti. In superficie vi sono pochissimi alberi, quasi nessuna panchina, solo qualche aiuola. Il tutto sembra quasi fatto per scoraggiare ogni tentativo di sedersi o sostare.Dopo anni di proteste il nuovo governo cerca di imbrigliare i fiumi carsici della primavera araba e dell’islamismo internazionale. Il tempo sarà giudice.