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“Per sessant’anni, gli Stati Uniti hanno perseguito la stabilità a discapito della democrazia in Medio Oriente, e non abbiamo ottenuto né l’una né l’altra”. A parlare non sono né Barack Obama né Hillary Clinton. Queste parole sono state infatti pronunciate da Condoleezza Rice, segretario di Stato di George Bush, il 20 giugno del 2005 all’università americana del Cairo. Tutto quello che sarebbe successo nel 2011, con la rivolta di Piazza Tahrir e il ritiro di Hosni Mubarak a Sharm el-Sheikh, è raccolto in questa frase.L’ex presidente egiziano è stato condannato all’ergastolo nel 2012 perché accusato di aver cospirato per l’uccisione di 239 dimostranti durante le manifestazioni di piazza del 2011. Il problema è che il marzo scorso, la Corte di cassazione l’ha assolto e, questa mattina, Mubarak è stato liberato dall’ospedale militare di Maadi, dove era detenuto, per dirigersi verso la sua abitazione a Heliopolis. L’informazione è stata diffusa dall’agenzia Nova.La sentenza del marzo è, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa, irrevocabile e arriva al termine di un lungo iter giudiziario. Mubarak era stato inizialmente condannato all’ergastolo, ma poi la Corte d’appello ha ordinato di tenere un nuovo processo. Il giudice ha inizialmente accusato l’ex presidente egiziano di aver fornito veicoli e armi per attaccare i manifestanti. Mubarak ha sempre negato, affermando che le accuse che gli venivano mosse contro, in realtà “non erano mai accadute”. Come è noto, l’ex presidente egiziano sostiene da tempo di essere innocente e che la Storia, prima o poi, gli darà ragione.La decisione della Corte di cassazione e la liberazione dall’ospedale militare di Maadi incrinerebbero la narrazione che è stata fatta sulle primavere arabe. Secondo il New York Times, per esempio, l’assoluzione dell’ex presidente egiziano  rappresenta “un duro colpo per i milioni di cittadini egiziani che hanno rischiato la loro vita per deporre Mubarak e la sua cerchia di potere durante l’insurrezione del 2011”.Ma ieri si è già abbattuta una nuova tegola su Mubarak. Il tribunale penale del Cairo ha infatti ordinato un nuovo processo contro l’ex presidente, accusato questa volta di corruzione. Il nuovo procedimento coinvolge Mubarak, sua moglie Suzan, i suoi due figli Alaa e Gamal e le loro rispettive mogli. L’accusa a loro rivolta è quella di aver ricevuto regali di valore come orologi, cravatte, collane, gioielli, orologi e perfino diamanti dal quotidiano di proprietà statale Al Ahram dal 2006 al 2011. Già nel gennaio del 2013, il giudice istruttore aveva deciso di estinguere il caso, dopo un pagamento di un milione di dollari da parte di Mubarak. Tuttavia, il giudice penale ha deciso solo ora di accogliere il ricorso presentato dall’accusa contro le disposizioni del 2013.Una riapertura del caso “a orologeria” che dimostra come la questione Mubarak non riguardi solamente la sua singola persona. Ma quei 18 giorni di rivolta e tutto ciò che da essi è conseguito.