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	<title>Medio Oriente Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 04 Jun 2026 14:32:27 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Medio Oriente Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La Camera frena Trump sull&#8217;Iran, la tregua in Libano: amene vacuità</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-camera-frena-trump-sulliran-la-tregua-in-libano-amene-vacuita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 14:32:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/TRUMP-NETANYAHU.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La Camera frena Trump sull&#039;Iran, la tregua in Libano: amene vacuità" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/TRUMP-NETANYAHU.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/TRUMP-NETANYAHU-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/TRUMP-NETANYAHU-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/TRUMP-NETANYAHU-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/TRUMP-NETANYAHU-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/TRUMP-NETANYAHU-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quanto alla tregua siglata ieri a Washington sul Libano, il rischio che sia vacua è palese. Anzitutto è un accordo solo tra Israele e le autorità libanesi, con Hezbollah nella parte del convitato di pietra.<br />
Autorità che oggi sono al potere a Beirut perchè imposte da Usa e Israele al tempo della precedente tregua libanese, con Hezbollah che le aveva accettate solo perché ricomprese in quel cessate il fuoco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-camera-frena-trump-sulliran-la-tregua-in-libano-amene-vacuita.html">La Camera frena Trump sull&#8217;Iran, la tregua in Libano: amene vacuità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/TRUMP-NETANYAHU.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La Camera frena Trump sull&#039;Iran, la tregua in Libano: amene vacuità" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/TRUMP-NETANYAHU.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/TRUMP-NETANYAHU-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/TRUMP-NETANYAHU-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/TRUMP-NETANYAHU-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/TRUMP-NETANYAHU-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/TRUMP-NETANYAHU-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Camera degli Stati Uniti ha votato una risoluzione che chiede al presidente di ritirare le forze statunitensi dal conflitto con l&#8217;Iran e di ottenere l&#8217;approvazione del Congresso se vuole continuare la guerra.</p>



<p>Questi i titoli dei giornali di oggi, che però poi devono specificare che la risoluzione deve passare al vaglio del Senato, dove difficilmente verrà approvata, e che quanto approvato, nella forma di una Concurrent Resolution, è solo un atto simbolico, un&#8217;espressione dell&#8217;opinione del Congresso, e non ha alcun valore legislativo.</p>



<p>Non impone alcunché al presidente né può negare il sostegno economico all&#8217;operazione militare. Insomma, vanità delle vanità, che con un presidente decisionista come Trump ha un valore ancora più miserevole (a proposito di democrazia&#8230;).</p>



<p>Quanto alla tregua siglata ieri a Washington sul Libano, il rischio che sia altrettanto vacua è palese. Anzitutto è un accordo solo tra Israele e le autorità libanesi, con Hezbollah nella parte dello scomodo convitato di pietra.</p>



<p>Inoltre, va ricordato che le autorità oggi al potere a Beirut sono state imposte da Stati Uniti e Israele al tempo della precedente tregua libanese, con Hezbollah che le aveva accettate solo perché ricomprese, di fatto, in quel cessate il fuoco. Stando così le cose, si può comprendere la diffidenza con cui Hezbollah ha osservato questo lungo negoziato, che ieri sembra sia giunto a conclusione.</p>



<p>Israele ha rigettato la proposta di un cessate il fuoco totale avanzata dal Libano e ne è venuto fuori un accordo alquanto bizzarro. Tel Aviv continuerà a essere presente in ampie zone del Libano meridionale, nelle quali i residenti cacciati dall&#8217;invasione non potranno fare ritorno; altre aree attualmente sotto il controllo israeliano passeranno sotto il controllo dell&#8217;esercito libanese, ma gradualmente, secondo uno schema indicato come &#8220;zone pilota&#8221;.</p>



<p>Le milizie di Hezbollah sono chiamate a ritirarsi a Nord del fiume Litani e le autorità libanesi si devono impegnare a disarmarle. Infine, l&#8217;accordo prevede che l&#8217;IDF potrà continuare a operare nel Sud, distruggendo le infrastrutture di Hezbollah, e potrà colpire Beirut, con tanto di placet americano (prima escluso), nel caso in cui i razzi della milizia colpissero nuovamente il Nord di Israele.</p>



<p>Un accordo capestro, che è stato salutato dall&#8217;IDF con nuovi attacchi nel Libano meridionale, come peraltro preannunciato dal ministro della Difesa Israel Katz, il quale aveva dichiarato che Israele si riservava la piena &#8220;libertà di azione&#8221;&#8230;</p>



<p>Il Segretario generale di Hezbollah, lo sceicco Naim Qassem, che ha parlato oggi, ha ribadito la posizione del movimento sciita, respingendo l&#8217;intesa perché semplicemente conforme agli interessi israeliani riguardo il Paese dei cedri e definendo i negoziati una farsa.</p>



<p>Inoltre, ha ribadito che Israele deve ritirarsi dal Libano, i residenti evacuati dalle bombe devono far ritorno alle loro case e che la milizia sciita continuerà ad affrontare gli invasori.</p>



<p>&#8220;La resistenza si preoccupa esclusivamente di fermare l&#8217;aggressione su vasta scala, in prospettiva di un cessate il fuoco e del ritiro di Israele&#8221;, ha <a href="https://www.al-akhbar.com/news/lebanon/894589/%D8%A7%D9%84%D8%B4%D9%8A%D8%A7%D8%AE-%D9%82%D8%A7%D8%B3%D9%85--%D9%84%D9%85-%D9%86%D8%B9%D8%B7-%D8%A7%D9%84%D8%AA%D8%B2%D8%A7%D9%85%D8%A7-%D9%84%D8%A3%D8%AD%D8%AF-%D8%A8%D8%B9%D8%AF%D9%85-%D9%85%D9%82%D8%A7%D9%88%D9%85%D8%A9-%D8%A7%D9%84%D8%B9%D8%AF%D9%88%D8%A7%D9%86----%D8%A7%D9%84%D9%85%D8%B3" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dichiarato</a>. &#8220;Il cessate il fuoco deve essere totale, senza separazione tra il Sud e il resto del Libano, e senza che il nemico israeliano abbia la libertà di uccidere in Libano. Finché esisterà l&#8217;occupazione, la resistenza continuerà&#8221;. Inequivocabile.</p>



<p>D&#8217;altronde, era impossibile fare una pace senza prendere in minima considerazione le richieste di una delle parti del conflitto&#8230;</p>



<p>Ora c&#8217;è da vedere cosa accadrà sul fronte più ampio dal momento che l&#8217;Iran ha ribadito in ogni circostanza che non può acconsentire a un&#8217;intesa con Stati Uniti e Israele che non ricomprenda anche un cessate il fuoco in Libano, che evidentemente al momento esiste solo nei documenti concordati a Washington.</p>



<p>Il leader dei Guardiani della rivoluzione, Esmail Qaani, ha ribadito che la tregua in Libano deve necessariamente avere come esito una situazione pre-bellica, prospettando così il ritiro israeliano in linea con le posizioni di Hezbollah.</p>



<p>Ora la palla passa a Trump, che sta cercando di chiudere il conflitto con Teheran, come ha dimostrato anche ieri quando, interpellato sugli attacchi di rappresaglia iraniani contro due basi americane, ha minimizzato affermando che gli iraniani erano stati &#8220;<a href="https://news.antiwar.com/2026/06/03/they-were-slightly-provoked-trump-downplays-irans-attacks-targeting-us-bases-in-kuwait-and-bahrain/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">leggermente provocati</a>&#8220;.</p>



<p>Ma è evidente che al momento non è riuscito a piegare Israele a più miti consigli. I due antagonisti possono raggiungere un&#8217;intesa che escluda Israele e il Libano? In teoria sì, ma in pratica, anche se ciò accadesse, se Teheran colpirà Israele per difendere il Paese dei cedri, come ha minacciato due giorni fa quanto Tel Aviv si apprestava a bombardare Beirut, Trump potrà evitare di scendere in campo a difesa dell&#8217;alleato? Puzzle più che complesso, inutile tentare di prevederne gli sviluppi.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PICCOLENOTE-INSIDOVER-1024x205.jpg" alt="AAA" class="wp-image-82196"/></a></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Etiopia: Abiy Ahmed vince un voto senza storia ma tigrino e oromo non cedono le armi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/abiy-ahmed-vince-un-voto-senza-storia-ma-i-problemi-sono-altri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 04:50:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Corno d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Vittoria senza particolari patemi per il premier, il quale però deve vedersela con l'instabilità interna e con il puzzle della politica estera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/abiy-ahmed-vince-un-voto-senza-storia-ma-i-problemi-sono-altri.html">Etiopia: Abiy Ahmed vince un voto senza storia ma tigrino e oromo non cedono le armi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conteggio delle schede non sta rivelando sorprese: buona parte dei 547 seggi del Parlamento etiope saranno assegnati al <strong>Partito della Prosperità</strong> del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abiy-ahmed.html">premier Abiy Ahmed</a>. E non c&#8217;erano affatto dubbi alla vigilia. Nel 2019, l&#8217;attuale capo dell&#8217;esecutivo ha deciso di riunire in un&#8217;unica formazione tutti i principali partiti etiopi i quali, a loro volta, per molto tempo sono stati espressione ciascuno delle proprie etnie di appartenenza. Vi era il partito degli oromo, a cui appartiene Ahmed, il partito degli amara, delle popolazioni etiopi del Sud, dei somali e degli afar. Una volta riuniti tutti dentro lo stesso contenitore politico sotto le insegne del Partito della Prosperità, <strong>la nuova formazione è diventata quasi egemone e non si è mai formata da allora una vera alternativa</strong>. Questo ha forse garantito stabilità ad Abiy Ahmed, ma ha anche suscitato le critiche nei suoi confronti per una certa deriva autoritaria. Non solo, ha anche scatenato <strong>diverse rivolte in giro per il Paese</strong> da parte di gruppi che hanno avvertito una certa discriminazione da parte del potere centrale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio instabilità interna</h2>



<p>Tra i partiti etnici che hanno dato vita al Partito della Prosperità, ne manca uno all&#8217;appello: è il <strong>Tplf</strong>, il partito dei tigrini capace di dominare la scena etiope per quasi 30 anni. Con l&#8217;arrivo al governo di Ahmed, la formazione tigrina si è &#8220;limitata&#8221; a governare la regione del Tigray senza però aderire al nuovo partito del premier. Il motivo è da rintracciare nel fatto che il Tplf non ha mai visto di buon occhio il massimo progetto politico dell&#8217;attuale capo del governo: <strong>l&#8217;etiopianismo</strong>. Ossia il superamento delle divisioni etniche e federali a favore di una forma di governo più centralizzata, avente come perno i tratti comuni e distintivi dell&#8217;identità etiope. Il Tplf ha rifiutato il superamento del federalismo, ha confermato il proprio potere nella propria regione di riferimento e nel 2020 <strong>è stato attaccato dalle truppe centrali su ordine di Abiy Ahmed</strong>. Ne è scaturito un conflitto molto duro, solo parzialmente risolto dagli accordi di Pretoria del 2022. Nelle ultime settimane, sono stati registrati movimenti sospetti da ambo le parti in grado di coinvolgere anche la confinante (e mai del tutto amica) Eritrea.</p>



<p>Il governo deve vedersela però anche con altre fonti di instabilità interna. <strong>C&#8217;è quella legata alla guerriglia oromo</strong>, così come quella generata dal gruppo <strong>Fano</strong>. Quest&#8217;ultimo è il nome della <a href="https://it.insideover.com/guerra/rebus-etiopia-a-rischio-la-stabilita-del-corno-dafrica.html">principale formazione combattente degli amara</a>, impegnata in pesanti combattimenti in diverse aree della regione in cui gli amara costituiscono la maggioranza. Nei mesi passati, i guerriglieri Fano sono riusciti a conquistare diverse località salvo poi indietreggiare. Rimane però il fatto che un conflitto, seppur a bassa intensità, esiste e le forze regolari hanno difficoltà a domarlo. <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cn0pngz2rego">Per questo in varie aree non si è nemmeno votato</a>: seggi chiusi lì dove la guerriglia degli oromo e dei combattenti Fano ha al momento sottratto il territorio dal controllo statale. Schede rimaste sigillate anche in buona parte del Tigray, <strong>a testimonianza di come l&#8217;Etiopia debba fare i conti per adesso con una situazione tutt&#8217;altro che tranquilla. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La partita in politica estera</h2>



<p>Il successo nel voto di pochi giorni fa non contribuirà certo ad appianare le varie crisi interne. Per Abiy Ahmed tuttavia, il valore delle elezioni<strong>è importante soprattutto a livello di politica estera</strong>. In questo campo, presentarsi con un Parlamento quasi interamente dominato dal proprio partito potrebbe rappresentare una carta non indifferente. <strong>Il motivo è dato dal fatto che Addis Abeba sta giocando una partita molto delicata</strong>. Abiy Ahmed ha come ambizione quella di rendere l&#8217;Etiopia il terzo polo economico e politico d&#8217;Africa (dopo Sudafrica e Nigeria), sfruttando soprattutto il fatto di rappresentare già oggi il secondo Paese più popoloso del continente. Per farlo,<strong>il premier ha incastonato il suo governo in un puzzle molto intricato di alleanze. </strong></p>



<p>Ahmed ha sempre rivendicato uno sbocco a mare per il proprio Paese, andando così ad avvicinarsi al <strong>Somaliland</strong>. Quest&#8217;ultima è l&#8217;entità separatista della Somalia riconosciuta il primo gennaio scorso da <strong>Israele</strong> e molto vicina agli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>. Di riflesso, <strong>l&#8217;Etiopia è oggi politicamente alleata di Abu Dhabi in contrapposizione quindi dell&#8217;altro blocco venutosi a creare in medio oriente.</strong> Quello cioè formato da Arabia Saudita, Sudan ed Egitto. Con Il Cairo poi, le posizioni sono tese da tempo per via della diga <strong>Gerd</strong>, l&#8217;immensa infrastruttura che per l&#8217;Etiopia rappresenta la rinascita mentre per gli egiziani una drammatica diminuzione della portata del Nilo. In generale, si può dire che il voto per Ahmed altro non è stato che un tassello da incastrare sia nel mosaico della politica interna che in quello della politica estera. Entrambi i mosaici però, rischiano di crollare al primo movimento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/abiy-ahmed-vince-un-voto-senza-storia-ma-i-problemi-sono-altri.html">Etiopia: Abiy Ahmed vince un voto senza storia ma tigrino e oromo non cedono le armi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Caccia austriaci contro aerei spia americani: un &#8220;errore&#8221; sulla rotta dei mezzi Usa verso il Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/caccia-austriaci-contro-aerei-spia-americani-un-errore-sulla-rotta-dei-mezzi-usa-verso-il-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 04:59:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Aerei spia]]></category>
		<category><![CDATA[Austria]]></category>
		<category><![CDATA[Forze Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[Forze speciali americane]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1860" height="832" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/U-28_Nellis_AFB_take_off_8442336_Cropped-e1779814102139.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/U-28_Nellis_AFB_take_off_8442336_Cropped-e1779814102139.jpg 1860w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/U-28_Nellis_AFB_take_off_8442336_Cropped-e1779814102139-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/U-28_Nellis_AFB_take_off_8442336_Cropped-e1779814102139-1024x458.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/U-28_Nellis_AFB_take_off_8442336_Cropped-e1779814102139-768x344.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/U-28_Nellis_AFB_take_off_8442336_Cropped-e1779814102139-1536x687.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/U-28_Nellis_AFB_take_off_8442336_Cropped-e1779814102139-600x268.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1860px) 100vw, 1860px" /></p>
<p>Ma per quale ragione un simile aereo dovrebbe “violare”, seppure per poco tempo, uno spazio aereo non autorizzato? </p>
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<p>Nelle scorse settimane l’<strong>Austria </strong>ha fatto decollare i suoi caccia per intercettare quelli che si sono rivelati essere due velivoli militari statunitensi privi dell’autorizzazione necessaria per attraversare lo spazio aereo austriaco. Gli Eurofighter della <em>Luftstreitkräfte</em> si sono trovati di fronte per <strong>due giorni consecutivi</strong> quello che al riconoscimento visivo si è dimostrato essere un U-28A Draco, un piccolo <strong>aereo spia</strong> operato dal <strong>Comando delle Operazioni Speciali</strong> dell’<strong>Aeronautica Militare</strong> <strong>statunitense</strong>. Ma per quale ragione un simile aereo dovrebbe “violare”, seppure per poco tempo, uno spazio aereo non autorizzato? E soprattutto, perché se ne è parlato così poco?</p>



<p>Secondo quanto riportato in seguito dal Ministero della Difesa di Vienna, il 10 e l’11 maggio due velivoli a turboelica <strong>U-28A </strong>dell’Aeronautica Militare statunitense, assegnati al Comando delle Operazioni Speciali dell’Usaf per svolgere <strong>missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione</strong> (ISR), hanno attivato le procedure di “<strong>intercettazione di priorità A</strong>”, la risposta di massima priorità per la forza di allerta rapida, che ha coinvolto i caccia intercettori Eurofighter.</p>



<p>L’<strong>U-28A “Draco”</strong> è una versione militarizzata del Pilatus PC-12M, modificato per trasportare diversi pacchetti di sensori, tra cui apparecchiature elettro-ottiche e di <strong>intelligence dei segnali</strong>, a seconda della configurazione. La maggior parte di questi velivoli è dotata di una torretta sensori con telecamere elettro-ottiche e a infrarossi, nonché di sistemi <strong>SIGINT</strong> per <strong>geolocalizzare e monitorare le comunicazioni ostili</strong> e altre sorgenti di emissione, mentre alcune versioni sarebbero dotate di un radar ad apertura sintetica e addirittura di una telecamera video ad alta definizione multispettrale, che consente al velivolo di operare ad altitudini elevate per mantenere la massima distanza dal bersaglio. Il Draco è dotato anche di una suite di comunicazioni e condivisione dati che gli permette di trasmettere le informazioni raccolte ai centri di comando per ulteriori analisi o direttamente al personale a terra, il tutto in tempo quasi reale. Tutte capacità che rendono questa piattaforma un aereo spia di piccole dimensioni che può dare il supporto necessario alle forze speciali a terra o svolgere missioni analoghe a quelle affidate a piattaforme più grandi e più note, e per questo rendono interessante la sua <strong>presenza “non annunciata”</strong> e in un caso non “autorizzata” nei cieli austriaci e, a quanto pare, nei cieli svizzeri.</p>



<p>Secondo gli analisti di <em>The War Zone</em>, se si dà “<strong>uno sguardo alla mappa</strong>” e allo storico delle rotte affrontate dall’US Air Force, si può notare come le “<em>forze armate statunitensi sorvolino regolarmente l’Austria e la Svizzera quando effettuano rotte dalla Germania all’Italia o al Medio Oriente</em>”. Ciò avviene per “evitare lunghi transiti sulla Francia“, e, secondo alcuni, potrebbe essere collegato alla necessità di spostare nuovi asset verso il teatro mediorientale, dove l’<strong>Operazione Epic Fury</strong> è attualmente in stand-by, senza usare gli spazi aerei dei Paesi della <strong>NATO </strong>che non intendono dare il proprio consenso e un supporto – anche solo logistico – agli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da <em>Defense News</em>, un funzionario del Comando Europeo degli Stati Uniti ha fatto riferimento al volo del 10 maggio parlando di un “<em>errore amministrativo nella documentazione per l’autorizzazione al sorvolo che è stato corretto</em>“. Rassicurando che gli Stati Uniti “<em>continuano a collaborare strettamente con le autorità austriache su qualsiasi questione relativa ai sorvoli e si attengono pienamente alle leggi e alle procedure austriache</em>“.</p>



<p>Il verificarsi di un secondo errore, a distanza di appena 24 ore, ha lasciato ipotizzare che gli aerei spia potessero <strong>cercare “qualcosa”</strong>, ma l’opinione più comune è che gli aerei del Comando delle Operazioni Speciali dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti siano davvero<strong>“diretti” verso il teatro mediorientale</strong> come ulteriore asset da schierare – se necessario – nella campagna contro l’Iran. Specie se considerate le capacità di operare da piccoli aeroporti e basi operative avanzate con infrastrutture limitate che hanno questi piccoli aerei spia.</p>
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		<title>Iran, Ucraina e la grande illusione occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iran-ucraina-e-la-grande-illusione-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 11:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/iran-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/iran-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/iran-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/iran-2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/iran-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/iran-2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/iran-2-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Europa parla molto e conta poco. Gli Usa hanno ancora le "carte in mano" ma molte di quelle carte sono usurate.  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/iran-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/iran-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/iran-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/iran-2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/iran-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/iran-2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/iran-2-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando la guerra non obbedisce più ai piani di Washington. La guerra contro l’Iran doveva essere, nelle intenzioni americane, una dimostrazione di forza. Doveva confermare l’idea che gli Stati Uniti possedessero ancora tutte le carte: pressione militare, superiorità tecnologica, dominio navale, sanzioni, intimidazione diplomatica. Invece il conflitto ha mostrato l’esatto contrario: <strong>Washington dispone ancora di una potenza enorme, ma non riesce più a trasformarla automaticamente in obbedienza politica.</strong></p>



<p>La proposta americana respinta da Teheran non era, nella sostanza, un piano di pace. Era una richiesta di capitolazione. Le condizioni imposte dagli Stati Uniti toccavano il nodo dello stretto di Hormuz, la restituzione della libertà di passaggio, il congelamento delle capacità iraniane e l’accettazione di un ordine regionale scritto altrove. L’Iran ha risposto con una controposizione che conferma il punto essenziale: non si considera sconfitto. Anzi, <strong>ritiene di avere più margini di manovra di quanti Washington voglia ammettere.</strong></p>



<p>All’inizio l’obiettivo dichiarato della guerra era il solito: nucleare iraniano, stabilità regionale, sicurezza di Israele, governo di Teheran. Ma <strong>con il passare dei giorni il centro dello scontro è diventato Hormuz. </strong>È lì che la guerra militare si è trasformata in guerra geoeconomica. Chi controlla o minaccia Hormuz non controlla soltanto una rotta marittima: condiziona il prezzo del petrolio, le assicurazioni, i bilanci degli Stati del Golfo, la sicurezza energetica dell’Asia e dell’Europa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La risposta iraniana: non chiudere tutto ma rendere tutto incerto</h2>



<p>Gli Emirati Arabi Uniti avevano costruito una carta di riserva: l’oleodotto da Abu Dhabi verso Fujairah, sul Golfo di Oman, pensato per esportare petrolio senza passare dallo stretto. Era la via di fuga geoeconomica davanti a una crisi con l’Iran. Ma Teheran ha reagito estendendo la propria area di controllo fino a rendere vulnerabile anche quella soluzione. In questo modo il vantaggio emiratino viene neutralizzato.</p>



<p>La differenza operativa è decisiva. <strong>Gli iraniani devono controllare una linea marittima più breve, circa 130 chilometri. </strong>Gli americani, per imporre il proprio dispositivo, devono coprire uno spazio molto più ampio, indicato in circa 350 chilometri, dalla frontiera irano-pakistana fino alla punta dell’Oman. Una cosa è minacciare una strozzatura geografica; un’altra è presidiare un’intera fascia marittima. La geografia, che i comunicati politici ignorano, torna sempre a comandare.</p>



<p>In questo quadro, l’unico Paese del Golfo che mantiene una vera alternativa è l’Arabia Saudita, grazie all’oleodotto est-ovest verso Yanbu, sul Mar Rosso. Ma anche lì le capacità non sono illimitate. Gli oleodotti hanno portate definite, possono diventare obiettivi e non eliminano la vulnerabilità sistemica del mercato energetico. Basta che Hormuz diventi rischioso perché tutto il sistema petrolifero mondiale venga investito dall’incertezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le carte di Trump e il paradosso della propaganda</h2>



<p>Trump ha voluto rappresentarsi come il giocatore che ha “tutte le carte”. Ma la stessa immagine scelta, legata al gioco Uno, si è rovesciata contro di lui: in quel gioco vince chi non ha più carte in mano. La propaganda iraniana ha colto subito l’occasione, mostrando una comunicazione più rapida, ironica e sofisticata di quanto l’Occidente sia disposto a riconoscere.</p>



<p>Il punto non è folcloristico. È strategico. L’Occidente continua a pensare la comunicazione di guerra con categorie vecchie, spesso elementari, fondate sulla dichiarazione muscolare e sulla ripetizione morale. <strong>Russi, iraniani e attori mediorientali usano invece una comunicazione più flessibile, simbolica, indiretta,</strong> capace di trasformare anche un errore dell’avversario in un’arma psicologica.</p>



<p>Sul terreno militare, la situazione è meno favorevole a Washington di quanto raccontino le dichiarazioni ufficiali. <strong>Gli Stati Uniti avrebbero consumato una quota enorme di missili e munizioni,</strong> mentre l’Iran, secondo valutazioni citate nel dibattito americano, conserverebbe ancora una parte molto alta dei propri lanciatori e del proprio arsenale missilistico. Teheran sostiene addirittura di aver aumentato le scorte rispetto all’inizio del conflitto, grazie alla produzione continua in impianti sotterranei.</p>



<p>Anche senza prendere alla lettera la propaganda iraniana, il dato resta: l’Iran non è stato annientato. Continua a produrre, lanciare, minacciare, negoziare. Washington ha colpito, ma non ha spezzato la capacità politica e militare dell’avversario. E una guerra contro un avversario che non crolla diventa subito un problema industriale, finanziario e diplomatico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il costo della guerra e la frattura nel campo americano</h2>



<p>Dentro gli Stati Uniti cresce la consapevolezza che il conflitto possa costare molto più del previsto. Alcune stime arrivano a evocare un ordine di grandezza enorme, fino al migliaio di miliardi di dollari. Anche se il numero fosse eccessivo, indica la direzione del problema: le guerre moderne consumano capitali, arsenali, credibilità e attenzione strategica.</p>



<p>Il paradosso è che Trump avrebbe voluto usare la vittoria sull’Iran come biglietto da visita nel confronto con la Cina. Presentarsi a Pechino da vincitore del Medio Oriente avrebbe dato peso negoziale. Ma una guerra incompiuta produce l’effetto opposto. Non rafforza la posizione americana: la appesantisce.</p>



<p>Persino ambienti neoconservatori statunitensi, tradizionalmente favorevoli alla linea dura, iniziano a vedere il rischio. Robert Kagan, figura centrale di quella cultura strategica, ha riconosciuto che il conflitto non dimostra la potenza americana ma la difficoltà degli Stati Uniti a portare a termine ciò che iniziano. È un giudizio durissimo, perché viene da un ambiente che ha spesso difeso l’interventismo americano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Riad non cade nella trappola</h2>



<p>Il comportamento dell’Arabia Saudita è forse l’elemento più importante. Riad non ha voluto trasformare la crisi in una guerra diretta contro l’Iran. Nonostante attacchi, pressioni e provocazioni, Mohammed bin Salman ha mantenuto una linea prudente. Il principe Turki al-Faisal, già capo dell’intelligence saudita, ha lasciato intendere che una guerra regionale avrebbe servito soprattutto il progetto israeliano di trascinare il Golfo in uno scontro frontale con Teheran.</p>



<p>Questo è il cuore politico della vicenda. Se l’Arabia Saudita avesse risposto militarmente, il Golfo sarebbe precipitato in una catastrofe. Migliaia di morti, infrastrutture energetiche colpite, rotte paralizzate, prezzi fuori controllo. Riad ha invece scelto la freddezza. Ha evitato la trappola, ha mantenuto canali aperti con Teheran e ha persino continuato ad accogliere pellegrini iraniani per il pellegrinaggio alla Mecca.</p>



<p>La lezione è evidente: il mondo arabo, almeno in questa crisi, mostra più maturità diplomatica dell’Europa. Non confonde ogni provocazione con un obbligo di escalation. Non trasforma ogni incidente in guerra totale. Sa distinguere tra interesse nazionale, pressione alleata e rischio sistemico.</p>



<p>La Cina come nuovo centro diplomatico</p>



<p>La crisi iraniana si intreccia con il confronto sino-americano. Prima della visita prevista in Cina, Trump ha imposto nuove sanzioni a società cinesi, cercando di creare una leva negoziale. È il riflesso abituale dell’Occidente: quando non sa negoziare, sanziona. Ma Pechino ha risposto vietando alle proprie aziende di obbedire automaticamente alle ingiunzioni americane.</p>



<p>Qui si vede la differenza con l’Europa. Anche l’Unione Europea disponeva da anni di strumenti giuridici per contrastare l’extraterritorialità delle sanzioni americane. Avrebbe potuto usarli dopo l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano del 2015, quando Teheran rispettava ancora gli impegni. Non lo fece. Ebbe paura di Washington. La Cina, invece, costruisce sovranità giuridica, economica e strategica.</p>



<p>Oggi Pechino riceve iraniani, russi, interlocutori regionali. Diventa l’epicentro della diplomazia reale, mentre l’Occidente appare più capace di punire che di mediare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ucraina, Russia e l’Europa senza strategia</h2>



<p>Il discorso si allarga inevitabilmente all’Ucraina. Anche lì l’Occidente ha scommesso su un collasso russo che non è arrivato. L’Europa ha parlato di vittoria, ma non ha mai spiegato davvero quale pace volesse costruire. Ha confuso l’attesa dell’implosione russa con una strategia. Intanto Mosca non mostra segnali di cedimento decisivo, e la crisi petrolifera nel Golfo può persino rafforzarne le entrate fiscali grazie all’aumento dei prezzi energetici.</p>



<p><strong>Gli episodi dei droni in Lettonia mostrano quanto sia fragile la situazione. </strong>La reazione iniziale occidentale è stata accusare Mosca, ma alcune ricostruzioni hanno indicato la possibilità che quei droni fossero ucraini, passati attraverso zone di frontiera sensibili. Se Stati membri dell’Unione Europea permettono o tollerano l’uso del proprio spazio per operazioni contro la Russia, entrano in una zona pericolosissima: Mosca potrebbe considerarli belligeranti.</p>



<p>Putin, in questo contesto, non ha detto semplicemente che la guerra finisce. <strong>Ha fatto capire che sta finendo la narrazione europea secondo cui la Russia sarebbe destinata a crollare. È una differenza enorme.</strong> La guerra può continuare, ma l’argomento occidentale si consuma. Anche in Ucraina esistono ancora legami profondi con la memoria sovietica e russa, come mostra l’interesse per la parata del 9 maggio a Mosca. Questo non significa sostegno all’invasione, ma indica che la società ucraina è più complessa della rappresentazione propagandistica occidentale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tramonto della superiorità automatica</h2>



<p>Iran, Hormuz, Arabia Saudita, Cina, Ucraina e Russia raccontano la stessa trasformazione. <strong>Gli Stati Uniti restano fortissimi, ma non onnipotenti. L’Europa parla molto, ma pesa poco.</strong> Gli alleati non obbediscono più automaticamente. Gli avversari non si spezzano al primo colpo. Le potenze intermedie calcolano. La Cina attende e organizza. L’Iran resiste. La Russia non implode.</p>



<p>La grande illusione occidentale era credere che superiorità militare, sanzioni e propaganda bastassero ancora a governare il mondo. Non è più così. La potenza del XXI secolo non si misura soltanto nella capacità di colpire, ma nella capacità di durare, produrre, controllare i costi, mantenere alleanze, aprire canali, dominare le strozzature economiche e usare il tempo come arma.</p>



<p>Trump può ancora dire di avere tutte le carte. Ma la partita, ormai, dimostra altro: <strong>molte di quelle carte sono consumate,</strong> alcune non funzionano più, altre sono finite nelle mani degli avversari. E il resto del mondo ha imparato a giocare senza chiedere il permesso a Washington.</p>
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		<title>Usa-Iran, accordo vicino: Hormuz aperto, pace in Libano e 60 giorni per parlare di nucleare. Netanyahu e i falchi nel panico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/usa-iran-accordo-vicino-hormuz-aperto-pace-in-libano-e-60-giorni-per-parlare-di-nucleare-netanyahu-e-i-falchi-nel-panico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 07:09:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1237" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420152228435_7a31b43589d4475339c36432a3c1d5bf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420152228435_7a31b43589d4475339c36432a3c1d5bf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420152228435_7a31b43589d4475339c36432a3c1d5bf-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420152228435_7a31b43589d4475339c36432a3c1d5bf-1024x660.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420152228435_7a31b43589d4475339c36432a3c1d5bf-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420152228435_7a31b43589d4475339c36432a3c1d5bf-1536x990.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420152228435_7a31b43589d4475339c36432a3c1d5bf-600x387.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Stretto di Hormuz riaperto, rimozione dell&#8217;embargo statunitense sui porti iraniani, apertura all&#8217;allentamento della morsa sanzionatoria sul petrolio iraniano, fine del conflitto tra Israele e Hezbollah in Libano: nella notte italiana di ieri il presidente americano Donald Trump ha annunciato le linee guida di quello che potrebbe essere un memorandum d&#8217;intesa con la Repubblica Islamica per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-iran-accordo-vicino-hormuz-aperto-pace-in-libano-e-60-giorni-per-parlare-di-nucleare-netanyahu-e-i-falchi-nel-panico.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-iran-accordo-vicino-hormuz-aperto-pace-in-libano-e-60-giorni-per-parlare-di-nucleare-netanyahu-e-i-falchi-nel-panico.html">Usa-Iran, accordo vicino: Hormuz aperto, pace in Libano e 60 giorni per parlare di nucleare. Netanyahu e i falchi nel panico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1237" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420152228435_7a31b43589d4475339c36432a3c1d5bf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420152228435_7a31b43589d4475339c36432a3c1d5bf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420152228435_7a31b43589d4475339c36432a3c1d5bf-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420152228435_7a31b43589d4475339c36432a3c1d5bf-1024x660.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420152228435_7a31b43589d4475339c36432a3c1d5bf-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420152228435_7a31b43589d4475339c36432a3c1d5bf-1536x990.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260420152228435_7a31b43589d4475339c36432a3c1d5bf-600x387.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Stretto di Hormuz riaperto,</strong> rimozione dell&#8217;<strong>embargo statunitense sui porti iraniani,</strong> apertura all&#8217;allentamento della morsa sanzionatoria sul petrolio iraniano, fine del conflitto tra Israele e Hezbollah in Libano: nella notte italiana di ieri il presidente americano <strong>Donald Trump</strong> ha annunciato le linee guida di quello che potrebbe essere un memorandum d&#8217;intesa con la Repubblica Islamica per <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-iran-israele-usa-il-delicato-ruolo-della-giordania.html" type="post" id="507890">porre per davvero fine alla guerra scatenata da Washington e Israele contro l&#8217;Iran il 28 febbraio</a> scorso e ferma dall&#8217;8 aprile dopo il cessate il fuoco negoziato dal Pakistan. Un&#8217;intesa di principio di cui Trump ha dato notizia dopo aver sentito ieri in una chiamata i leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Egitto, Giordania e Pakistan prima e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in forma individuale poi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Iran-Usa, tregua ora per un negoziato credibile poi</h2>



<p><strong>Non è ancora una pace definitiva, e fino alla definitiva conferma iraniana il condizionale è d&#8217;obbligo,</strong> ma gli scenari che si stanno delineando sono quantomeno ottimistici circa la presenza di un sentiero concreto per mettere fine al conflitto che ha incendiato il Medio Oriente e sconvolto i mercati energetici e l&#8217;economia globale. In sostanza un elemento appare dirimente: l&#8217;Iran accetterebbe di riaprire Hormuz e di sminarlo, contribuendo a far riprendere i traffici, ma al contempo non recede sulla sua volontà di rivendicarne il controllo e, al contempo, incasserebbe un <strong>prolungamento del cessate il fuoco per circa 60 giorni </strong>che dovrebbe far sì che nuove trattative sul vero punto critico, il <strong>programma nucleare</strong>, prendano piede. Una dilatazione dei tempi notevole e che può rappresentare un risultato positivo di fronte a trattative che spesso si trascinavano in maniera erratica.</p>



<p>Sicuramente un colpo duro a quel &#8220;partito della guerra&#8221; che a Washington, rappresentato soprattutto da figure come il senatore repubblicano Lindsey Graham, spingeva per un &#8220;terzo tempo&#8221; dell&#8217;attacco all&#8217;Iran dopo la guerra israeliana del giugno 2025 e quella di coalizione di febbraio-aprile. Lo stesso Trump, che ha sostenuto la scelta di Netanyahu di spingere per una nuova guerra, <strong>ha nel negoziato un&#8217;occasione per uscire dall&#8217;angolo</strong> in cui il conflitto rischiava di portare Washington: a tre mesi dagli attacchi Teheran, nonostante una leadership decapitata e danni per centinaia di miliardi di dollari alle infrastrutture critiche, ha ancora una <strong>potenza combattente credibile e non smantellata</strong>, il regime della Repubblica Islamica resta in piedi e controlla il Paese oggi sostanzialmente in mano ai Pasdaran e ai loro apparati valorizzati, nell&#8217;opinione pubblica, dal &#8220;martirio&#8221; bellico e <a href="https://it.insideover.com/politica/quando-il-mare-si-fa-stretto-da-hormuz-a-malacca-ecco-gli-interruttori-delleconomia-globale.html" type="post" id="517258"><strong>la chiusura di Hormuz</strong> ha messo a repentaglio la narrazione americana del <strong>dominio americano dei mari</strong>.</a> Parimenti, gli Usa <a href="https://it.insideover.com/economia/perche-lunico-vero-nemico-di-donald-trump-si-chiama-inflazione.html" type="post" id="517699">sperimentano un <strong>boom di inflazione</strong></a> che può mettere a repentaglio le fortune politiche del comandante in capo già alle prossime elezioni di metà mandato. Per Trump era doveroso cercare una via d&#8217;uscita e forse questa fase può consentirla.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guerrafondai di Washington in crisi</h2>



<p>In sostanza, gli Usa tornano, otto anni dopo che Trump ha stracciato l&#8217;accordo nucleare del 2015 concluso da Barack Obama, a <strong>riconoscere nella Repubblica Islamica un interlocutore con interessi legittimi</strong>, anche se chiaramente a denti stretti. &#8220;I falchi anti-iraniani di Washington hanno ottenuto due guerre, quasi ogni tipo di sanzione immaginabile, un blocco, hanno sconvolto l&#8217;economia globale eppure continueranno a sostenere che un po&#8217; più di pressione e qualche bombardamento in più basteranno magicamente a ottenere le concessioni di cui non saranno comunque soddisfatti&#8221;, ha commentato il politologo della Georgetown University <strong>Ali Vaez</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">DC&#39;s Iran hawks got two wars, nearly every conceivable sanction designation, a blockade, threw a wrench in global economy and will still claim that just a little more pressure and a touch more bombing will magically yield the concessions they still won&#39;t be satisfied with.</p>&mdash; Ali Vaez (@AliVaez) <a href="https://twitter.com/AliVaez/status/2058209792569544874?ref_src=twsrc%5Etfw">May 23, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Ancora più duro il giudizio di <strong>Trita Parsi del Quincy Institute for Responsible Statecraft</strong>: &#8220;la pace è il loro incubo&#8221;, ha detto riferendosi ai leader (tra cui anche l&#8217;ex segretario di Stato <strong>Mike Pompeo</strong>) della cordata oltranzista e notando che &#8220;Trump sa che verrà attaccato per questo&#8221; riconosce l&#8217;importanza di un endorsement regionale all&#8217;accordo. Parsi nota, poi, che nel comunicare l&#8217;imminente accordo The Donald si è riferito alla &#8220;Repubblica Islamica dell&#8217;Iran&#8221;, dandole dunque, come detto, una legittimità quale interlocutrice.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">BREAKING! <br><br>Trump announces, after having had phone calls with the leaders of Saudi, UAE, Qatar, Pakistan, Turkey, Egypt, Jordan, and Bahrain &#8211; and separately with Israel &#8211; a deal between the US and Iran, subject to final approval, has essentially been reached. <br><br>If you were… <a href="https://t.co/z2IrNwDe82">pic.twitter.com/z2IrNwDe82</a></p>&mdash; Trita Parsi (@tparsi) <a href="https://twitter.com/tparsi/status/2058288675230806044?ref_src=twsrc%5Etfw">May 23, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p><strong>I colpi risuonati ieri vicino alla Casa Bianca</strong> proprio mentre si parlava dell&#8217;annuncio dell&#8217;imminente accordo, ennesimo caso di rottura securitaria nelle zone del potere washingtoniano, e l&#8217;abbattimento da parte del Secret Service di un sospetto <strong>sono parsi a molti commentatori un esempio delle possibili interferenze e minacce</strong> a cui un accordo del genere aprirebbe. Del resto, stiamo parlando di un percorso negoziale avviato ma che dovrà, ovviamente, superare ostacoli. E l&#8217;ostacolo più solido resta quello di <strong>Benjamin Netanyahu</strong>: tollererà di essere nuovamente lasciato ai margini nel processo di dialogo vedendo imposta anche la fine delle operazioni in Libano?</p>



<p><a href="https://x.com/MaxBlumenthal/status/2058324540392907101?s=20">Il giornalista d&#8217;inchiesta Max Blumenthal ha mostrato i suoi dubbi a riguardo </a>e ha riportato a testimonianza uno scambio tra la giornalista israeliana Emiliy Schrader e Graham come manifestazione di un asse tra Israele e interventisti Usa che potrebbe far vacillare le prospettive d&#8217;accordo. E la chiusura dell&#8217;Iran potrebbe riaprire il discorso libanese. Ora, come a aprile, dall&#8217;effettiva volontà di Israele di adeguarsi allo stop ai combattimenti nel Paese dei Cedri dipenderà molto della prospettiva di fine di una guerra già logorante per il Medio Oriente e il mondo intero.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Israeli intelligence asset Emily Schrader proclaims that Israel will sabotage any agreement Trump strikes with Iran<br><br>Indeed, Israel will not allow peace to break out<br><br>Lindsay Graham suggests it will escalate in Lebanon to shatter the deal <a href="https://t.co/ra1811sKyg">pic.twitter.com/ra1811sKyg</a></p>&mdash; Max Blumenthal (@MaxBlumenthal) <a href="https://twitter.com/MaxBlumenthal/status/2058324540392907101?ref_src=twsrc%5Etfw">May 23, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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		<title>Intelligence Usa, si dimette anche Tulsi Gabbard: ora i guerrafondai non hanno più ostacoli</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/intelligence-usa-si-dimette-anche-tulsi-gabbard-ora-i-guerrafondai-non-hanno-piu-ostacoli.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 08:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1075" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tulsi Gabbard Usa Trump neocon" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585-1024x573.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585-1536x860.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585-600x336.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tulsi Gabbard ha rassegnato le dimissioni per assistere il marito malato di cancro. Ma dietro la sua decisione potrebbe esserci altro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/intelligence-usa-si-dimette-anche-tulsi-gabbard-ora-i-guerrafondai-non-hanno-piu-ostacoli.html">Intelligence Usa, si dimette anche Tulsi Gabbard: ora i guerrafondai non hanno più ostacoli</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1075" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tulsi Gabbard Usa Trump neocon" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585-1024x573.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585-1536x860.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260523095050926_4b294122ce034d0ff0614480e91ada14-e1779522710585-600x336.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;amministrazione Trump perde <strong>Tulsi Gabbard</strong>. La <strong>direttrice dell&#8217;intelligence nazionale</strong> ha rassegnato le dimissioni per motivi familiari: «Mio marito, Abraham, ha ricevuto una diagnosi di una forma estremamente rara di cancro alle ossa», ha scritto l&#8217;ex democratica diventata fedelissima del tycoon. «Devo allontanarmi dal servizio pubblico per stargli accanto». Una motivazione tanto nobile quanto, per chi segue da settimane le convulsioni dell&#8217;amministrazione Trump, politicamente sospetta. Non nel senso che si voglia mettere in dubbio la gravità della malattia del signor Williams, marito della Gabbard &#8211; nessuno oserebbe tanto &#8211; ma perché le dimissioni arrivano al culmine di settimane di voci insistenti su un suo possibile addio, <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-in-iran-prima-stagione-trump-0-iran-1-lanalisi-di-alain-de-benoist.html" type="link" id="https://it.insideover.com/guerra/guerra-in-iran-prima-stagione-trump-0-iran-1-lanalisi-di-alain-de-benoist.html">legato a una divergenza di fondo con la linea della Casa Bianca: <strong>la guerra all&#8217;Iran</strong></a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;addio (annunciato) di Gabbard</h2>



<p>Solo due settimane fa, secondo un alto funzionario dell&#8217;amministrazione, <strong>Gabbard negava qualsiasi intenzione di lasciare</strong>. Venerdì, invece, eccola nello Studio Ovale a consegnare la lettera a Trump. Un dietrofront che, da solo, basterebbe ad alimentare i sospetti. Il presidente, dal canto, ha accolto con favore le dimissioni di Gabbard: «Suo marito ha una rara forma di cancro alle ossa e lei, giustamente, vuole stargli accanto», ha scritto su <em>Truth Social</em>, annunciando che <strong>Aaron Lukas</strong>, attuale vicedirettore, prenderà il suo posto ad interim. «Ha fatto un lavoro incredibile &#8211; ha aggiunto Trump &#8211; e ci mancherà».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">Tulsi Gabbard&#39;s resignation letter 👇 <a href="https://t.co/IQEJY5eQRo">pic.twitter.com/IQEJY5eQRo</a></p>&mdash; Ken Klippenstein (@kenklippenstein) <a href="https://twitter.com/kenklippenstein/status/2057878937871540434?ref_src=twsrc%5Etfw">May 22, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Ora i neocon non hanno più ostacoli</h2>



<p>Ma il punto è che Gabbard non è la prima voce critica verso l&#8217;intervento militare in Iran ad abbandonare la nave. A marzo, Joe Kent, direttore del <em>National Counterterrorism Center</em> e stretto alleato della Gabbard, <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/joe-kent-a-carlson-israele-ci-ha-trascinato-in-guerra-charlie-kirk-assassinato-per-essersi-opposto.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/joe-kent-a-carlson-israele-ci-ha-trascinato-in-guerra-charlie-kirk-assassinato-per-essersi-opposto.html">aveva già rassegnato le dimissioni</a>. Il suo torto? Essersi opposto apertamente alla guerra che Trump ha scatenato contro Teheran a febbraio. Kent, ex candidato repubblicano al Congresso, era stato uno dei primi a sostenere la svolta anti-interventista della Gabbard all&#8217;interno dell&#8217;amministrazione. Un&#8217;ala che ora, con l&#8217;uscita di scena di entrambi, risulta decapitata a favore di <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/marco-rubio-a-monaco-risveglia-la-pericolosa-illusione-dei-neocon.html" type="link" id="https://it.insideover.com/nazionalismi/marco-rubio-a-monaco-risveglia-la-pericolosa-illusione-dei-neocon.html">quella neoconservatrice incarnata dal Segretario di Stato, <strong>Marco Rubio</strong></a>.</p>



<p>Poi c&#8217;è il caso di <strong>Amaryllis Fox Kennedy</strong>, nuora del segretario alla Salute <strong>Robert F. Kennedy Jr</strong>., c<a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/2026/05/19/top-intelligence-official-amaryllis-fox-kennedy-gabbard-ally-resigns/" type="link" id="https://www.washingtonpost.com/national-security/2026/05/19/top-intelligence-official-amaryllis-fox-kennedy-gabbard-ally-resigns/">he secondo il <em>Washington Post</em></a> lascerà anche lei. Anche nel suo caso, fonti anonime parlano di un «disaccordo con il coinvolgimento militare di Trump in Iran». La Kennedy, ex ufficiale sotto copertura della Cia, avrebbe scritto in una email ai colleghi di voler tornare nel settore privato per dedicarsi alla famiglia. Ma anche qui, come per Gabbard, la versione ufficiale non convince tutti.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">I am deeply grateful for the trust President Trump placed in me and for the opportunity to lead <a href="https://twitter.com/ODNIgov?ref_src=twsrc%5Etfw">@ODNIgov</a> for the last year and a half. <br><br>Unfortunately, I must submit my resignation, effective June 30, 2026. My husband, Abraham, has recently been diagnosed with an extremely rare… <a href="https://t.co/PS0Dxp5zpd">pic.twitter.com/PS0Dxp5zpd</a></p>&mdash; Tulsi Gabbard 🌺 (@TulsiGabbard) <a href="https://twitter.com/TulsiGabbard/status/2057876821421527476?ref_src=twsrc%5Etfw">May 22, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p><br>Il punto è che l&#8217;amministrazione Trump, nel suo secondo mandato, ha intrapreso una linea estera che molti, anche all&#8217;interno del suo stesso schieramento e della base Maga, giudicano troppo bellicosa. Un ritorno al neoconservatorismo dell&#8217;era Bush/Cheney.La guerra contro Teheran, insieme all&#8217;operazione che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, hanno creato fratture profonde. <a href="https://it.insideover.com/politica/epstein-files-polemiche-sullaudizione-dellattorney-general-pam-bondi-vuole-coprire-i-potenti-come-les-wexner.html" type="link" id="https://it.insideover.com/politica/epstein-files-polemiche-sullaudizione-dellattorney-general-pam-bondi-vuole-coprire-i-potenti-come-les-wexner.html">Per non parlare poi della vicenda degli Epstein Files</a>. Gabbard, che prima di entrare in carica era stata una voce critica contro l&#8217;interventismo statunitense in Ucraina e in Medio Oriente, si è trovata sempre più ai margini. La vera influenza sulla sicurezza nazionale, sussurrano a Washington, è quella del direttore della CIA <strong>John Ratcliffe</strong>, molto più allineato con la linea dura del presidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Isolata e messa ai margini da Trump</h2>



<p><a href="https://www.politico.com/news/2026/05/22/tulsi-gabbard-director-of-national-intelligence-resigns-00933872" type="link" id="https://www.politico.com/news/2026/05/22/tulsi-gabbard-director-of-national-intelligence-resigns-00933872">Come ricorda <em>Politico</em></a>, Tulsi Gabbard è stata subito messa ai margini dal presidente Usa. Non ha avuto un ruolo di primo piano nelle tre principali operazioni militari lanciate da Trump dal suo ritorno alla Casa Bianca. <strong>Non era con Trump a Mar-a-Lago quando gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l&#8217;Iran alla fine di febbraio</strong>, e non ha partecipato ai primi briefing al Congresso sulla decisione di colpire. Quando l&#8217;amministrazione Trump ha lanciato un raid militare a sorpresa per catturare il presidente venezuelano Nicolás Maduro all&#8217;inizio di gennaio, lei si <a href="https://www.wsj.com/politics/national-security/tulsi-gabbard-venezuela-trump-7506e52e?eafs_enabled=false"><u>trovava nel suo Stato natale, le Hawaii</u></a> . E <a href="https://www.axios.com/2025/06/10/trump-camp-david-iran-gaza-meeting"><u>non era a Camp David</u></a> quando Trump ha deciso di bombardare tre siti nucleari iraniani la scorsa estate. Insomma, parliamoci chiaro: non ha mai contato nulla. </p>



<p>Quello di queste ore, dunque, questioni familiari a parte, era un addio ampiamente annunciato e previsto. Era solo questione di tempo. <strong>A riprova che del Donald Trump anti-interventista o «isolazionista» (tra mille virgolette) della campagna elettorale, non è rimasto nulla</strong>.</p>



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<p><br> </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/intelligence-usa-si-dimette-anche-tulsi-gabbard-ora-i-guerrafondai-non-hanno-piu-ostacoli.html">Intelligence Usa, si dimette anche Tulsi Gabbard: ora i guerrafondai non hanno più ostacoli</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sulle rovine dell’Unrwa nasce il museo dell’Idf: Israele approva il nuovo complesso militare a Gerusalemme Est</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sulle-rovine-dellunrwa-nasce-il-museo-dellidf-israele-approva-il-nuovo-complesso-militare-a-gerusalemme-est.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 11:47:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518094552683_38609cad567041ec3581694195e9d0e8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="UNRWA Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518094552683_38609cad567041ec3581694195e9d0e8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518094552683_38609cad567041ec3581694195e9d0e8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518094552683_38609cad567041ec3581694195e9d0e8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518094552683_38609cad567041ec3581694195e9d0e8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518094552683_38609cad567041ec3581694195e9d0e8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518094552683_38609cad567041ec3581694195e9d0e8-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sull’ex area Unrwa a Gerusalemme Est, Israele ha deciso di costruire un complesso militare e un museo dell'Idf. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sulle-rovine-dellunrwa-nasce-il-museo-dellidf-israele-approva-il-nuovo-complesso-militare-a-gerusalemme-est.html">Sulle rovine dell’Unrwa nasce il museo dell’Idf: Israele approva il nuovo complesso militare a Gerusalemme Est</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518094552683_38609cad567041ec3581694195e9d0e8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="UNRWA Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518094552683_38609cad567041ec3581694195e9d0e8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518094552683_38609cad567041ec3581694195e9d0e8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518094552683_38609cad567041ec3581694195e9d0e8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518094552683_38609cad567041ec3581694195e9d0e8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518094552683_38609cad567041ec3581694195e9d0e8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260518094552683_38609cad567041ec3581694195e9d0e8-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un’area di circa nove acri, un tempo cuore delle <strong>operazioni umanitarie dell’Unrwa</strong> <strong>per i rifugiati palestinesi</strong> a Gerusalemme Est, diventerà una roccaforte della sicurezza israeliana. Il governo ha approvato domenica <a href="https://www.timesofisrael.com/israel-approves-new-defense-complex-at-former-unrwa-east-jerusalem-headquarters/">la costruzione di un nuovo complesso militare</a> che ospiterà un museo dell’Idf, un ufficio di leva e persino gli uffici del ministro della Difesa. Le ruspe erano già entrate in azione a gennaio, sotto la supervisione del ministro della Sicurezza Nazionale <strong>Itamar Ben-Gvir</strong>, per spianare la strada a quello che il ministro della Difesa <strong>Israel Katz</strong> ha definito «un atto di sovranità, sionismo e sicurezza».</p>



<p>«Non c’è nulla di più simbolico e giusto», ha dichiarato Katz, «che stabilire istituzioni difensive sulle rovine del complesso dell’Unrwa». L’agenzia delle <strong>Nazioni Unite</strong>, da decenni nel mirino di Israele, è stata accusata &#8211; senza che siano mai state fornite prove definitive rese pubbliche in sede internazionale &#8211; di essere diventata «parte del meccanismo del terrore e dell’incitamento contro Israele». Già nel 2025, Tel Aviv aveva ordinato all’UNRWA di cessare le operazioni e sgomberare tutti i suoi edifici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Unrwa, Tel Aviv costruisce un museo dell&#8217;Idf</h2>



<p>La tempistica non è casuale. L’approvazione è arrivata nel giorno in cui Israele celebrava il «Giorno di Gerusalemme», ricorrenza che per i palestinesi <a href="https://it.insideover.com/storia/nakba.html" type="link" id="https://it.insideover.com/storia/nakba.html">coincide con la commemorazione della Nakba</a> – la tragedia dello spostamento forzato di centinaia di migliaia di persone nel 1948. Un contrasto di memorie che rende l’operazione di Tel Aviv ancora più controversa e costituisce l&#8217;ennesima umiliazione per le <strong>Nazioni Unite</strong> e il diritto internazionale.</p>



<p>Hamas ha immediatamente condannato la mossa di Tel Aviv, definendola una violazione del diritto internazionale e delle immunità riservate alle organizzazioni internazionali. In una nota, il movimento di resistenza palestinese ha chiesto alla comunità globale di <strong>imporre «sanzioni deterrenti» contro il governo Netanyahu</strong> e di obbligare Israele a rispettare lo status giuridico dell’Unrwa, definita «un testimone internazionale del diritto del nostro popolo al ritorno». L’agenzia ONU, dal canto suo, ha scelto per ora il silenzio. Una portavoce interpellata dal&nbsp;<em>Times of Israel</em>&nbsp;ha declinato qualsiasi commento. </p>



<p>La decisione arriva dopo anni di campagna israeliana per smantellare l’Unrwa, accusata da Tel Aviv di collusione con Hamas, in particolare in relazione agli attacchi del 7 ottobre 2023. Ma per molti osservatori internazionali si tratta di una partita politica e simbolica: sostituire le agenzie umanitarie con installazioni militari, in un territorio &#8211; <strong>Gerusalemme Est</strong> &#8211; annesso unilateralmente da Israele ma mai riconosciuto dalla comunità internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le accuse di Israele contro l&#8217;Unrwa smentite da indagini indipendenti</h2>



<p><a href="http://chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.un.org/unispal/wp-content/uploads/2024/04/unrwa_independent_review_on_neutrality.pdf" type="link" id="chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.un.org/unispal/wp-content/uploads/2024/04/unrwa_independent_review_on_neutrality.pdf">Un&#8217;indagine indipendente delle Nazioni Unite</a> pubblicata nell&#8217;aprile 2024 ha concluso che «Israele non ha ancora fornito prove a sostegno di tali affermazioni», riferendosi alle accuse secondo cui un numero significativo di dipendenti dell&#8217;agenzia Onu per i rifugiati palestinesi era <strong>affiliato a organizzazioni terroristiche come Hamas</strong>. </p>



<p>Molti Paesi donatori avevano sospeso temporaneamente i finanziamenti all&#8217;Unrwa a seguito di queste accuse, ma li hanno ripresi una volta emerso che le prove israeliane erano insufficienti o non corroborate, <strong>ad eccezione degli Stati Uniti</strong>. Il presidente Biden aveva interrotto i fondi americani nel gennaio 2024, misura poi codificata da una legge del Congresso del marzo 2024 che vietava gli stanziamenti per un anno; nel febbraio 2025 <a href="https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/02/withdrawing-the-united-states-from-and-ending-funding-to-certain-united-nations-organizations-and-reviewing-united-states-support-to-all-international-organizations/" type="link" id="https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/02/withdrawing-the-united-states-from-and-ending-funding-to-certain-united-nations-organizations-and-reviewing-united-states-support-to-all-international-organizations/">il presidente Trump ha esteso questo divieto tramite ordine esecutivo</a>.</p>



<p>Tuttavia, <a href="http://chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.gao.gov/assets/gao-26-107708.pdf" type="link" id="chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.gao.gov/assets/gao-26-107708.pdf">un rapporto dell&#8217;Ufficio Governativo di Contabilità (Gao) statunitense</a> ha minato le basi legali del divieto, rivelando come <strong>le affermazioni forti contro l&#8217;agenzia fossero esagerate o infondate</strong>. Come nota il Gao, persino l&#8217;amministrazione Trump ha riscontrato <strong>poche evidenze per sostenere l&#8217;idea di un&#8217;infiltrazione totale di Hamas nell&#8217;Unrwa</strong>. </p>



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		<title>La giustizia come arma: Israele istituisce il Tribunale per i massacri del 7 Ottobre</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-giustizia-come-arma-israele-istituisce-il-tribunale-per-i-massacri-del-7-ottobre.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 08:56:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517091837382_4a093894c862733369cbd83e762fae15.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517091837382_4a093894c862733369cbd83e762fae15.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517091837382_4a093894c862733369cbd83e762fae15-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517091837382_4a093894c862733369cbd83e762fae15-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517091837382_4a093894c862733369cbd83e762fae15-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517091837382_4a093894c862733369cbd83e762fae15-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517091837382_4a093894c862733369cbd83e762fae15-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele ha istituito un tribunale militare speciale per giudicare i palestinesi accusati di aver partecipato agli attacchi del 7 ottobre.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517091837382_4a093894c862733369cbd83e762fae15.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517091837382_4a093894c862733369cbd83e762fae15.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517091837382_4a093894c862733369cbd83e762fae15-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517091837382_4a093894c862733369cbd83e762fae15-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517091837382_4a093894c862733369cbd83e762fae15-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517091837382_4a093894c862733369cbd83e762fae15-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517091837382_4a093894c862733369cbd83e762fae15-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <em>decisione della Knesset</em> di istituire un <strong>tribunale militare speciale</strong> <strong>per giudicare i palestinesi accusati di aver partecipato agli attacchi del 7 ottobre 2023</strong> segna un passaggio politico e giuridico di enorme rilievo. Non si tratta soltanto di processare i responsabili di una strage. Si tratta di trasformare il trauma nazionale israeliano in una struttura permanente di giudizio, punizione e rappresentazione pubblica della colpa. Il dato politico è evidente: 93 voti favorevoli, nessun contrario. In un Israele diviso su quasi tutto, dalla condotta della guerra alla sorte del governo, dalla riforma giudiziaria al rapporto con Washington, <strong>il 7 ottobre resta il punto di convergenza assoluta. </strong>La ferita è talmente profonda da produrre consenso trasversale anche su una misura estrema come la pena di morte.</p>



<p>Il nuovo tribunale militare, con sede a Gerusalemme e processi trasmessi in diretta, nasce dunque come luogo giudiziario ma anche come teatro politico. Il processo non sarà soltanto un procedimento penale. Sarà una narrazione pubblica, rivolta alla società israeliana, alle famiglie delle vittime, alla diaspora e all’opinione internazionale. Israele vuole mostrare il male subito, dare un volto agli accusati, fissare una memoria ufficiale degli eventi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La pena di morte come segnale strategico</h2>



<p><strong>La scelta della pena capitale cambia la natura del messaggio.</strong> Israele, Paese che nella propria storia ha eseguito la pena di morte una sola volta, nel caso Eichmann, decide ora di riattivare uno strumento eccezionale. Il richiamo implicito al processo contro il criminale nazista non è casuale. Serve a collocare il 7 ottobre non solo nella storia del terrorismo contemporaneo, ma nella genealogia del male assoluto subito dal popolo ebraico. Questa equiparazione ha una forza emotiva enorme, ma anche un rischio politico evidente. Se il processo diventa un nuovo Eichmann collettivo, la distinzione tra responsabilità individuale, appartenenza organizzativa e identità nazionale palestinese può diventare più fragile. <strong>In un contesto di guerra totale, il confine tra giustizia e vendetta rischia di assottigliarsi.</strong></p>



<p>Dal punto di vista militare e strategico, la legge serve anche a inviare un messaggio ai nemici di Israele: chi partecipa a massacri contro civili israeliani non sarà trattato come semplice prigioniero, ma come autore di crimini supremi. È deterrenza simbolica, più che operativa. Hamas, Hezbollah, Jihad islamica e gli altri attori armati della regione non basano le proprie decisioni sul timore di un processo futuro. Ma Israele vuole comunque ribadire che il 7 ottobre ha cambiato le regole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo del giusto processo</h2>



<p>Il problema nasce proprio qui. <strong>Più il processo assume valore storico, politico e identitario, più diventa difficile garantirne la piena neutralità. </strong>Una corte militare, in tempo di guerra, chiamata a giudicare imputati palestinesi detenuti da mesi, alcuni dei quali senza capi d’imputazione formali, non può non suscitare interrogativi.</p>



<p>Le accuse di torture sistematiche, respinte dal governo israeliano, sono il punto più delicato. Se una parte delle prove dovesse fondarsi su confessioni ottenute in condizioni coercitive, l’intero impianto processuale rischierebbe di perdere legittimità. Punire i responsabili degli attacchi del 7 ottobre è un’esigenza comprensibile, perfino inevitabile. Ma se la punizione avviene sacrificando il giusto processo, Israele offre ai propri avversari un’arma politica potentissima. Il rischio è quello del processo esemplare che diventa processo spettacolare. Una giustizia trasmessa in diretta può rafforzare la trasparenza, ma può anche trasformarsi in palcoscenico. E un palcoscenico, in guerra, raramente serve solo alla verità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scenario geopolitico: Israele sotto pressione internazionale</h2>



<p>La legge arriva mentre Israele è già esposto su più fronti giuridici e diplomatici. La Corte Penale Internazionale indaga sulla condotta della guerra a Gaza e ha emesso mandati di arresto contro figure di vertice israeliane. La Corte Internazionale di Giustizia esamina le accuse di genocidio, che Israele respinge come politicamente motivate. <strong>In questo quadro, l’introduzione di un tribunale speciale con pena capitale rischia di aggravare l’isolamento diplomatico.</strong></p>



<p>Per i sostenitori del provvedimento, il tribunale è la risposta necessaria a un crimine senza precedenti. Per i critici, invece, esso conferma la deriva di uno Stato che, sotto il peso del trauma, <strong>trasferisce la guerra dentro il diritto.</strong> È qui che si apre la partita geopolitica. Israele vuole parlare al mondo mostrando i crimini del 7 ottobre. Ma il mondo guarderà anche alle condizioni dei detenuti, alla composizione della corte, alla qualità delle prove, al diritto alla difesa, alla proporzionalità della pena.</p>



<p>In altre parole, Israele cerca una legittimazione internazionale attraverso il processo, ma rischia di ottenere l’effetto opposto se il procedimento verrà percepito come una vendetta di Stato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dimensione economica e geoeconomica della guerra giudiziaria</h2>



<p>Ogni decisione di questo tipo ha anche un costo economico e geoeconomico. L’immagine internazionale di Israele incide sugli investimenti, sulle relazioni commerciali, sui rapporti con l’Europa, sulla cooperazione tecnologica e sulla tenuta dei legami con gli Stati Uniti. <strong>Un Paese che vive di alta tecnologia, finanza, ricerca militare, sicurezza informatica e alleanze strategiche non può permettersi una lunga erosione reputazionale senza pagarne il prezzo.</strong></p>



<p>La guerra a Gaza ha già prodotto tensioni con governi occidentali, università, fondi d’investimento, imprese multinazionali e società civili. Un tribunale speciale con possibilità di condanne a morte potrebbe rafforzare le campagne di boicottaggio, alimentare nuove pressioni diplomatiche e complicare i rapporti con l’Unione Europea, soprattutto in un momento in cui Bruxelles discute sanzioni contro settori della politica israeliana legati ai coloni in Cisgiordania.</p>



<p>La giustizia, in questo caso, non resta confinata nell’aula del tribunale. Diventa un fattore di potenza, ma anche di vulnerabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La questione palestinese e il ciclo della radicalizzazione</h2>



<p>Dal lato palestinese, Hamas userà la nuova legge come strumento propagandistico. La presenterà come prova definitiva che Israele non cerca giustizia ma annientamento politico e simbolico del nemico. Questo non cancella la responsabilità degli attacchi del 7 ottobre, né la brutalità delle violenze contro civili. Ma spiega come una misura pensata per rafforzare la posizione morale di Israele possa essere rovesciata nella narrativa avversaria.</p>



<p><strong>Il pericolo maggiore è che la pena di morte produca martiri invece che deterrenza. </strong>In Medio Oriente, dove la memoria politica si costruisce spesso attorno ai caduti, alle prigioni e alle esecuzioni, ogni condanna capitale può diventare un elemento di mobilitazione. Lo Stato israeliano potrebbe ottenere giustizia per le vittime, ma al prezzo di alimentare un nuovo ciclo simbolico di odio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La giustizia tra Stato di diritto e guerra totale</h2>



<p>Il punto centrale non è se i responsabili del 7 ottobre debbano essere giudicati. Devono esserlo. La questione è come. Perché il modo in cui uno Stato giudica i propri nemici dice molto sulla natura della sua forza.</p>



<p>Israele ha il diritto di processare chi ha massacrato civili, rapito ostaggi, devastato comunità e aperto una delle pagine più tragiche della sua storia. <strong>Ma proprio perché il crimine è enorme, il processo dovrebbe essere inattaccabile. </strong>Più alta è l’accusa, più rigorosa deve essere la procedura. Più grave è la ferita, più lo Stato deve dimostrare di non confondere giustizia e rappresaglia.</p>



<p>Il tribunale speciale può diventare il luogo in cui Israele mostra al mondo la verità del 7 ottobre. Oppure può diventare il simbolo di una democrazia che, travolta dalla guerra, finisce per usare il diritto come prosecuzione del conflitto con altri mezzi. In questa differenza sottile ma decisiva si gioca una parte della credibilità futura di Israele. Non solo davanti ai suoi nemici, ma davanti ai suoi alleati, alla sua società e alla propria storia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-giustizia-come-arma-israele-istituisce-il-tribunale-per-i-massacri-del-7-ottobre.html">La giustizia come arma: Israele istituisce il Tribunale per i massacri del 7 Ottobre</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Altro che Russia: l&#8217;ombra di Israele sulle elezioni francesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/altro-che-russia-lombra-di-israele-sulle-elezioni-francesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 04:01:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un'inchiesta giornalistica svela un tentativo di interferenza digitale orchestrato da una società israeliana contro tre candidati di Melenchon.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/altro-che-russia-lombra-di-israele-sulle-elezioni-francesi.html">Altro che Russia: l&#8217;ombra di Israele sulle elezioni francesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per anni abbiamo parlato di presunte ingerenze russe, di troll, hacker, bot, di macchine del fango orchestrate dal Cremlino per destabilizzare le democrazie occidentali. Ma se il prossimo fronte della guerra ibrida venisse da un’altra direzione? Da Tel Aviv, per esempio? <a href="https://elpais.com/internacional/2026-05-15/una-empresa-israeli-intento-influir-en-las-elecciones-municipales-de-marzo-en-francia-mediante-injerencias-digitales.html" type="link" id="https://elpais.com/internacional/2026-05-15/una-empresa-israeli-intento-influir-en-las-elecciones-municipales-de-marzo-en-francia-mediante-injerencias-digitales.html">Un&#8217;inchiesta congiunta</a> dei giornali&nbsp;<em>Libération</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Haaretz</em>&nbsp;ha appena gettato luce su un tentativo di interferenza digitale durante le elezioni municipali francesi dello scorso marzo. Il bersaglio? Tre candidati de&nbsp;<em>La France Insoumise</em>&nbsp;(LFI), il partito di sinistra radicale guidato da <strong>Jean-Luc Mélenchon</strong>, noto per le sue posizioni critiche nei confronti di Israele e per il sostegno alla causa palestinese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;inchiesta che getta un&#8217;ombra su Tel Aviv</h2>



<p>Secondo le rivelazioni, una società con sede in Israele, chiamata&nbsp;<strong>BlackCore</strong>, avrebbe orchestrato una campagna di disinformazione mirata contro Sébastien Delogu (Marsiglia), François Piquemal (Tolosa) e David Guiraud (Roubaix). L’obiettivo: <strong>delegittimarli, diffondere menzogne, influenzare il voto</strong>. L’agenzia francese <em>Viginum</em>, incaricata di contrastare le manipolazioni digitali, ha rilevato l’operazione: siti web fake, account falsi, foto generate dall’intelligenza artificiale e date di creazione sospette.</p>



<p>La campagna, pur definita di «bassa visibilità» e senza impatto reale sul risultato elettorale, <strong>rappresenta un campanello d’allarme</strong>. Perché se è vero che i servizi segreti francesi hanno identificato <strong>BlackCore</strong> come «porta d’ingresso» di una struttura più complessa, è altrettanto vero che l’azienda &#8211; il cui dominio web è stato registrato nell’agosto 2025 e oggi non è più raggiungibile &#8211; si presentava come una «compagnia d’élite specializzata in influenza, cybersecurity e tecnologie per l’era moderna della guerra dell’informazione». Curiosamente, la società non risulta nemmeno nei registri israeliani delle imprese.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La reazione di Mélenchon</strong></h2>



<p>L’eco politico non si è fatto attendere. Jean-Luc Mélenchon ha tuonato su X (ex Twitter): «I servizi di intelligence sospettano che l’azienda israeliana BlackCore abbia condotto interferenze contro di noi durante la campagna municipale. Risultato: migliaia di messaggi diffusi per mentire e trascinarci nel fango. Chiediamo al governo una legge per combattere le ingerenze straniere».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">Les services de renseignement de notre pays soupçonnent l&#39;entreprise israélienne BlackCore d&#39;ingérences contre nous pendant la campagne municipale.<br><br>3 candidats LFI ont été visés : Sébastien Delogu, François Piquemal et David Guiraud. Résultat : des milliers de messages diffusés… <a href="https://t.co/bEPlU3QyYz">pic.twitter.com/bEPlU3QyYz</a></p>&mdash; Jean-Luc Mélenchon (@JLMelenchon) <a href="https://twitter.com/JLMelenchon/status/2054639211018363055?ref_src=twsrc%5Etfw">May 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>E qui la domanda sorge spontanea: perché Israele dovrebbe interessarsi alle elezioni municipali francesi? La risposta, per quanto scomoda, ha un nome preciso: il conflitto a Gaza e la <strong>crescente influenza del voto arabo e musulmano in Francia</strong>. LFI ha fatto della difesa dei palestinesi una bandiera, e in città come Saint-Denis — roccaforte di Mélenchon — il consenso si costruisce anche su questo. Colpire i candidati più radicali significa tentare di ridurre la loro presa su un elettorato sensibile alla causa palestinese.</p>



<p>La domanda che brucia è un’altra: <strong>BlackCore agiva per conto del governo israeliano o come attore privato?</strong> Non lo sappiamo.  Le autorità francesi non hanno ancora stabilito se si tratti di un’ingerenza statale. Ma il sospetto è legittimo, soprattutto alla luce delle recenti tensioni tra Parigi e Tel Aviv, esacerbate dalla posizione francese a favore di un cessate il fuoco a Gaza e del riconoscimento dello Stato di Palestina.</p>



<p>Non è la prima volta che, peraltro, <strong>Israele viene accusato di operazioni di influenza in Europa</strong>. Già nel 2022, un rapporto del servizio di ricerca del Parlamento europeo aveva segnalato tentativi di interferenza israeliana su questioni legate al conflitto mediorientale. Ma la novità è il metodo: l’uso di IA generativa per creare identità fake, la velocità di diffusione delle fake news, la precisione chirurgica dei bersagli. </p>



<p><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/altro-che-russia-lombra-di-israele-sulle-elezioni-francesi.html">Altro che Russia: l&#8217;ombra di Israele sulle elezioni francesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I giochetti del NYT: ieri il rapporto sulle sevizie sessuali (provate) sui palestinesi, oggi quello sulle violenze (non provate) dei palestinesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/il-nyt-dimostra-le-violenze-sui-palestinesi-subito-in-prima-pagina-il-rapporto-senza-prove-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 10:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I media occidentali hanno enfatizzato le accuse non verificate contro Hamas, trascurando quelle documentate contro Israele</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/il-nyt-dimostra-le-violenze-sui-palestinesi-subito-in-prima-pagina-il-rapporto-senza-prove-di-israele.html">I giochetti del NYT: ieri il rapporto sulle sevizie sessuali (provate) sui palestinesi, oggi quello sulle violenze (non provate) dei palestinesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il NYT non sa decidere: ieri il rapporto sulle violenze (provate) sui palestinesi, oggi quello sulle violenze (non provate)  dei palestinesi</p>



<p></p>



<p>Una sola giornata separa due tragiche storie di violenza sessuale legate al conflitto israelo-palestinese. Ma il modo in cui i principali media occidentali le hanno trattate, <a href="https://x.com/DropSiteNews/status/2054611781671415937?s=20" type="link" id="https://x.com/DropSiteNews/status/2054611781671415937?s=20">evidenzia <em>Drop Site News</em></a>, rivela un’asimmetria difficile da ignorare. L’11 maggio 2026, il noto editorialista del&nbsp;<em>New York Times</em>&nbsp;Nicholas Kristof ha pubblicato &#8211; tra le <em>opinion</em> &#8211; un’inchiesta meticolosamente documentata, intitolata <em><a href="https://www.nytimes.com/2026/05/11/opinion/israel-palestinians-sexual-violence.html" type="link" id="https://www.nytimes.com/2026/05/11/opinion/israel-palestinians-sexual-violence.html">The Silence That Meets the Rape of Palestinians</a></em>. Kristof ha intervistato quattordici sopravvissuti palestinesi – uomini, donne e persino bambini – che hanno <strong>raccontato stupri, sevizie sessuali e torture sistematiche da parte di guardie carcerarie, soldati e interrogatori israeliani</strong>. La sua inchiesta citava rapporti delle Nazioni Unite e di organizzazioni internazionali per i diritti umani, descrivendo un quadro in cui la violenza sessuale contro i detenuti palestinesi è diventata una «procedura operativa standard».<a href="https://nytimes.com/2026/05/11/opinion/israel-palestinians-sexual-violence.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p>Il giorno dopo, la stessa testata – insieme ad <em>Associated Press</em>, <em>Cnn</em> e <em>Bbc</em> – <a href="https://www.nytimes.com/2026/05/12/world/middleeast/israel-sexual-violence-hamas-attack-report.html" type="link" id="https://www.nytimes.com/2026/05/12/world/middleeast/israel-sexual-violence-hamas-attack-report.html">ha dato ampio spazio a un nuovo rapporto della&nbsp;<em>Civil Commission</em></a>, un’organizzazione non governativa israeliana <a href="https://thegrayzone.com/2024/03/25/israeli-propagandist-hamas-grifter-fraud/" type="link" id="https://thegrayzone.com/2024/03/25/israeli-propagandist-hamas-grifter-fraud/">guidata dalla giurista Cochav Elkayam-Levy</a>. Il rapporto sosteneva che Hamas avesse commesso <strong>violenze sessuali sistematiche durante gli attacchi del 7 ottobre 2023</strong>. I quattro media hanno ripreso le conclusioni del rapporto in termini entusiastici, definendolo «senza precedenti» e «la prova più completa finora raccolta». Solo&nbsp;l&#8217;<em>Associated Press</em>&nbsp;ha ammesso che i risultati di tale indagine «non possono essere verificati indipendentemente». La&nbsp;<em>Cnn</em>&nbsp;ha scritto di aver «visionato molti dei materiali visivi», ma non di aver verificato tutto. Il&nbsp;<em>New York Times&nbsp;</em>ha parlato di «archivio chiuso per proteggere la privacy delle vittime», mentre la <em>Bbc</em>&nbsp;non ha nemmeno chiarito se abbia visionato l’archivio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi c’è dietro il rapporto israeliano</h2>



<p>Vero o meno, non si può ignorare chi abbia redatto il rapporto della <em>Civil Commission</em>, che è guidata da&nbsp;<strong>Cochav Elkayam-Levy</strong>, fondatrice e presidente della&nbsp;medesima commissione. La sua credibilità era stata messa in discussione dal <a href="https://www.ynet.co.il/news/article/skt8j03rt" type="link" id="https://www.ynet.co.il/news/article/skt8j03rt">più grande giornale israeliano,&nbsp;<em>Yedioth Ahronoth</em></a>, che nel 2024 ha pubblicato un’inchiesta in cui funzionari governativi israeliani affermavano:&nbsp;«La sua metodologia non era né buona né accurata”&nbsp;e&nbsp;«le persone si sono allontanate da lei perché la sua ricerca è inaccurata».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">⭕️ The Day After NYT’s Kristof Documented Systematic Israeli Rape of Detained Palestinians, CNN, AP, BBC, and NYT Gave Largely Uncritical Coverage to an Unverifiable Israeli Report<br><br>One day after New York Times columnist Nicholas Kristof published a meticulously sourced… <a href="https://t.co/yJk1mWcTjq">pic.twitter.com/yJk1mWcTjq</a></p>&mdash; Drop Site (@DropSiteNews) <a href="https://twitter.com/DropSiteNews/status/2054611781671415937?ref_src=twsrc%5Etfw">May 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>In particolare, Elkayam-Levy ha diffuso la notizia (poi smentita) di una donna incinta trovata con l’utero tagliato. Ha anche mostrato, durante una conferenza ad Harvard, <strong>una vecchia immagine di combattenti curde uccise spacciandola per una donna violentata al Nova Festival</strong>. Non ha mai corretto &#8211; né ammesso &#8211; l’errore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dei rapporti ONU: cosa dicono (e cosa non dicono)</h2>



<p>Tutti e quattro i media hanno citato il rapporto del 2024 di <strong>Pramila Patten,</strong> l’inviata speciale dell’ONU sulla violenza sessuale nei conflitti. La BBC ha descritto la visita di Patten in Israele come un’“indagine” – nonostante Patten stessa abbia esplicitamente rifiutato questa definizione, dichiarando che la sua missione “non era intesa né autorizzata ad avere natura investigativa”. Patten ha anche ammesso di non aver raccolto né esaminato “prove”.</p>



<p>Nel frattempo, i quattro media hanno ignorato completamente i rapporti di altre agenzie ONU potenzialmente più autorevoli. La&nbsp;<strong>Commissione d’inchiesta dell’Onu</strong>&nbsp;– il più alto organismo investigativo delle Nazioni Unite &#8211; ha dichiarato di&nbsp;<strong>non essere stata in grado di verificare alcun singolo caso di stupro</strong>&nbsp;il 7 ottobre 2023. La Commissione ha anche rilevato che le autorità israeliane non hanno consentito ai suoi investigatori di accedere a vittime, testimoni o siti degli attacchi.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">I&#39;ve read the entire Israeli &quot;Civil Commission&quot; report on Oct 7 sexual violence.<br><br>It consists largely, if not entirely, of recycled second and third hand allegations that were discredited two years ago, many by Israeli media but also by independent outlets like The Grayzone,… <a href="https://t.co/zNdYl3u85P">https://t.co/zNdYl3u85P</a></p>&mdash; Max Blumenthal (@MaxBlumenthal) <a href="https://twitter.com/MaxBlumenthal/status/2054625147701571699?ref_src=twsrc%5Etfw">May 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>La stessa conclusione fu raggiunta da&nbsp;<em>Human Rights Watch</em>&nbsp;(luglio 2024): «i suoi ricercatori non sono stati in grado di verificare in modo indipendente le accuse di violenza sessuale e stupro».&nbsp;E da&nbsp;<em>Amnesty International</em>&nbsp;(dicembre 2025), che pur confermando la commissione di crimini contro l’umanità, ha ammesso di&nbsp;<strong>non aver potuto determinare la piena portata della violenza sessuale</strong>.</p>



<p>Il punto, tuttavia, non si esaurisce nel verificare se il rapporto della <em>Civil Commission</em> sia inattaccabile al 100%. La questione centrale è un’altra: <strong>la clamorosa ed evidente disparità di trattamento che i due racconti hanno ricevuto dai media</strong>. Da una parte, il rapporto della <em>Civil Commission</em> è stato ripreso e amplificato da praticamente tutti i grandi organi d’informazione internazionali, spesso in modo acritico. Dall’altra, l’inchiesta accurata e documentata di Kristof ha ottenuto una risonanza molto più limitata e decisamente meno entusiastica. Un doppio standard che racconta la <em>scorta mediatica</em> dietro questo conflitto.</p>



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<p><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/il-nyt-dimostra-le-violenze-sui-palestinesi-subito-in-prima-pagina-il-rapporto-senza-prove-di-israele.html">I giochetti del NYT: ieri il rapporto sulle sevizie sessuali (provate) sui palestinesi, oggi quello sulle violenze (non provate) dei palestinesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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