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	<title>Medio Oriente Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 06 Aug 2026 05:01:37 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Medio Oriente Archives - InsideOver</title>
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		<title>Bab el-Mandeb: la Cina tratta con gli Houthi e cambia le regole della sicurezza energetica globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 05:01:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1496" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-300x234.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1024x798.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-768x598.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1536x1197.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-2048x1596.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina ha individuato una soluzione pragmatica: negoziare con chi esercita il controllo senza riconoscerne formalmente la sovranità. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/bab-el-mandeb-la-cina-tratta-con-gli-houthi-e-cambia-le-regole-della-sicurezza-energetica-globale.html">Bab el-Mandeb: la Cina tratta con gli Houthi e cambia le regole della sicurezza energetica globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1496" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-300x234.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1024x798.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-768x598.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1536x1197.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-2048x1596.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per decenni <strong>Bab el-Mandeb</strong> è stato considerato uno dei pilastri della libertà di navigazione internazionale, uno stretto nel quale il diritto del mare e la deterrenza militare garantivano il passaggio delle merci indipendentemente dalla nazionalità delle navi. <a href="https://www.2duerighe.com/esteri/202250-bab-el-mandeb-il-secondo-fronte-degli-stretti.html">Oggi questo paradigma appare sempre più fragile. Le informazioni emerse nelle ultime settimane indicano infatti un&#8217;evoluzione molto più profonda di una semplice trattativa per mettere al sicuro alcune petroliere: mostrano la nascita di un sistema nel quale il transito non dipende più soltanto dal diritto internazionale, ma dalla capacità di ottenere una <strong>autorizzazione politica</strong></a>. Secondo ricostruzioni giornalistiche basate su fonti diplomatiche e marittime, funzionari cinesi avrebbero avviato contatti diretti con il movimento <strong>Houthi</strong> per garantire il passaggio di petroliere cariche di <strong>greggio saudita</strong> destinate alle raffinerie della Repubblica Popolare. La distinzione è tutt&#8217;altro che marginale: non si parla genericamente di prodotti petroliferi o petrolchimici, bensì di petrolio greggio, ossia della materia prima che alimenta la sicurezza energetica cinese.</p>



<p><strong>Il lasciapassare sostituisce il diritto</strong></p>



<p>Il dato strategicamente più rilevante non riguarda tanto il numero delle petroliere coinvolte quanto il principio che emerge da questa dinamica. Se una nave attraversa lo stretto perché ha ottenuto una <strong>clearance</strong> negoziata con un attore armato non statale, il concetto stesso di libertà di navigazione cambia natura. La sicurezza diventa selettiva. Bandiera, equipaggio, compagnia armatrice, società che ha noleggiato la nave, porto di carico e destinazione finale assumono un valore politico oltre che commerciale. La nave non rappresenta più soltanto un mezzo di trasporto, ma un&#8217;identità complessa che può essere classificata come autorizzata oppure ostile. <strong>È una trasformazione destinata ad avere effetti molto più vasti del teatro yemenita,</strong> perché introduce un precedente che potrebbe essere replicato in altri <strong>chokepoint</strong> strategici.</p>



<p><strong>La vulnerabilità dell&#8217;Arabia Saudita</strong></p>



<p>Per <strong>Riyadh</strong> il problema va ben oltre la protezione di alcune esportazioni. L&#8217;Arabia Saudita ha costruito negli ultimi anni una rete logistica pensata proprio per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz. Attraverso l&#8217;oleodotto <strong>East-West Pipeline</strong>, il greggio può raggiungere il terminale di <strong>Yanbu</strong>, sul Mar Rosso, evitando il Golfo Persico. Questa infrastruttura costituisce la principale assicurazione energetica saudita contro eventuali blocchi nello stretto controllato militarmente dall&#8217;Iran. Se però anche <strong>Bab el-Mandeb</strong> diventa vulnerabile o soggetto a un regime di autorizzazioni selettive, la ridondanza strategica saudita viene fortemente ridimensionata. L&#8217;intero sistema logistico costruito negli ultimi decenni rischia così di perdere gran parte della propria efficacia.</p>



<p><strong>La strategia cinese: proteggere gli interessi senza assumere responsabilità</strong></p>



<p>La posizione di <strong>Pechino</strong> appare particolarmente sofisticata. La Cina dipende ancora in misura significativa dal petrolio mediorientale e non può permettersi interruzioni prolungate delle forniture. Allo stesso tempo non intende trasformarsi nel garante militare della sicurezza del Mar Rosso. <a href="https://www.vietnam.vn/it/vung-vinh-ky-vong-trung-quoc-giai-cau-do-hormuz">Da qui nasce una strategia fondata sulla <strong>deconfliction</strong>, cioè sulla gestione preventiva del rischio attraverso il dialogo con tutti gli attori coinvolti. Si tratta di un approccio coerente con la tradizionale politica estera cinese: proteggere gli interessi economici senza assumere gli oneri politici e militari della sicurezza collettiva.</a> In questo schema la diplomazia sostituisce la portaerei, mentre la trattativa risulta meno costosa di un intervento navale permanente.</p>



<p><strong>Gli Houthi cercano una legittimazione internazionale</strong></p>



<p>Per il movimento <strong>Ansar Allah</strong> il vantaggio non consiste soltanto nell&#8217;evitare uno scontro con il principale partner economico dell&#8217;Iran. <strong>Ogni nave autorizzata al transito rappresenta infatti una forma implicita di riconoscimento politico. </strong>Se una grande potenza negozia direttamente con gli Houthi per ottenere garanzie, questi ultimi cessano di apparire soltanto come un&#8217;organizzazione armata e assumono progressivamente il ruolo di soggetto capace di disciplinare uno dei passaggi marittimi più importanti del pianeta. È un passaggio fondamentale nella trasformazione della forza militare in <strong>potere regolatorio</strong>. Colpire le navi significa esercitare coercizione; autorizzarne il passaggio significa invece iniziare a esercitare una forma embrionale di governance.</p>



<p><strong>L&#8217;Iran rafforza la propria profondità strategica</strong></p>



<p>Dietro questo equilibrio resta evidente il ruolo di <strong>Teheran</strong>. L&#8217;Iran continua a utilizzare gli Houthi come elemento fondamentale della propria strategia regionale, pur lasciando loro ampi margini di autonomia operativa. La possibilità di mantenere sotto pressione contemporaneamente <strong>Hormuz</strong> e <strong>Bab el-Mandeb</strong> moltiplica infatti il peso geopolitico iraniano senza rendere necessaria una chiusura totale delle rotte commerciali. Per Teheran il semplice aumento del rischio è spesso sufficiente a incrementare i costi sostenuti dagli avversari, mettendo in difficoltà Arabia Saudita, Stati Uniti ed economie occidentali senza arrivare a un confronto diretto.</p>



<p><strong>La sicurezza diventa un vantaggio competitivo</strong></p>



<p>Questa evoluzione produce effetti significativi anche sul mercato dello shipping. Le grandi compagnie sostenute da Stati forti dispongono infatti di canali diplomatici, intelligence commerciale e capacità finanziarie che consentono loro di negoziare condizioni di sicurezza irraggiungibili per operatori più piccoli. La protezione delle rotte diventa così un fattore di competitività industriale. Non è soltanto il premio assicurativo a fare la differenza, ma l&#8217;accesso alle informazioni e alle relazioni politiche necessarie per ottenere il lasciapassare. In altre parole, la <strong>sicurezza marittima</strong> diventa essa stessa una risorsa economica.</p>



<p><strong>Il nuovo ordine dei corridoi energetici</strong></p>



<p>L&#8217;episodio dimostra come la competizione geopolitica contemporanea non riguardi più soltanto il controllo territoriale, ma soprattutto la gestione delle infrastrutture attraverso cui scorrono energia, commercio e finanza. La Cina sembra aver individuato una soluzione pragmatica: negoziare con chi esercita il controllo effettivo senza riconoscerne formalmente la sovranità. Gli Houthi, invece, tentano di trasformare la capacità di interdizione in una forma stabile di autorità politica. L&#8217;Arabia Saudita si trova a dipendere da un meccanismo che non controlla, mentre l&#8217;Iran consolida indirettamente la propria influenza regionale. Il risultato è che <strong>Bab el-Mandeb</strong> rischia di non essere più semplicemente uno stretto internazionale. Sta diventando un <strong>corridoio ad accesso selettivo</strong>, nel quale il diritto di passaggio viene progressivamente sostituito dalla negoziazione politica. Se questa dinamica dovesse consolidarsi, il principio della libertà di navigazione universale, pilastro del commercio globale dalla fine della Seconda guerra mondiale, potrebbe lasciare il posto a un sistema nel quale saranno gli equilibri geopolitici, e non più il diritto internazionale, a stabilire chi può attraversare il mare in sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/bab-el-mandeb-la-cina-tratta-con-gli-houthi-e-cambia-le-regole-della-sicurezza-energetica-globale.html">Bab el-Mandeb: la Cina tratta con gli Houthi e cambia le regole della sicurezza energetica globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Elena Basile: il conflitto israelo-palestinese, la morale e l&#8217;arbitrio della forza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/elena-basile-il-conflitto-israelo-palestinese-la-morale-e-larbitrio-della-forza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 23:32:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/gaza-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non si può pervenire a una mediazione nel conflitto israelo-palestine se non si ammette il tentato genocidio da parte di Israele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/elena-basile-il-conflitto-israelo-palestinese-la-morale-e-larbitrio-della-forza.html">Elena Basile: il conflitto israelo-palestinese, la morale e l&#8217;arbitrio della forza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Alcuni intellettuali lamentano che <strong>l’analisi del conflitto israelo-palestinese</strong> sia deviata dalla compassione per le vittime palestinesi e sfugga a una razionale equidistanza, base della mediazione. In particolare temono&nbsp; che lo stigma rivolto a Israele quale “ Stato genocida” possa portare a un nuovo odio per Israele e il popolo ebraico.</p>



<p>Seguendo questa, si dedurrebbe che il riconoscimento dell’Olocausto sarebbe dovuto essere vietato al fine di non stigmatizzare l’intero popolo tedesco. Il percorso della tormentata storia occidentale ci insegna l’opposto. I valori umanistici hanno rappresentato un punto di riferimento nella lotta della civiltà contro la barbarie, a cominciare dall’apprezzamento della vita umana e dalla uguaglianza degli uomini davanti a Dio del Cristianesimo per giungere, attraverso i valori illuministici  di “ liberté, egalité , fraternité” e l’utopia marxista di una società senza ingiustizie sociali (a ciascuno secondo i suoi bisogni), alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, al  <strong>Multilateralismo,</strong> alla convenzione per la prevenzione e la repressione del genocidio. <strong>I valori umanistici sono parte di una identità occidentale che dovrebbe coinvolgere il popolo ebraico</strong>, vittima dell’olocausto, e lo Stato di Israele che fu concepito dalla parte migliore dei sionisti come un rifugio delle popolazioni perseguitate e non come un progetto di dominio coloniale nel quale è stato subito trasformato, a partire dalla NAKBA.</p>



<p>Non si può pervenire a una mediazione nel conflitto israelo-palestinese,&nbsp; se si sotterra la compassione per le vittime e non si ammette il tentato genocidio da parte di Israele, la pulizia etnica iniziata ben prima del 7 ottobre 2023.</p>



<p>Il popolo ebraico recupera le tradizioni migliori dell’ebraismo se riconosce i crimini di Israele e non li nasconde sotto&nbsp; la polvere del tempo, tentando di giustificarli con <strong>l’esistenza di Hamas,</strong> una organizzazione per la lotta armata e la liberazione di un popolo, che compie attentati terroristici, e che è nata a causa dell’occupazione illegale dei territori palestinesi. <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-premier-del-qatar-svela-il-coordinamento-con-usa-e-israele-per-gestire-hamas.html" type="post" id="496751">Essa&nbsp; è stata finanziata e tenuta in vita dal Governo israeliano</a> al fine di non accettare un dialogo diplomatico per la nascita dello Stato palestinese.</p>



<p>La rinascita della Germania democratica  è stata possibile in virtù del riconoscimento dell’olocausto e dell’ammissione delle proprie colpe storiche da parte del popolo tedesco. <strong>Anna Harendt </strong>potrebbe essere citata in quanto insieme a tanti altri intellettuali ebrei prese le distanze da Israele ai tempi dell’ex Primo Ministro ( e terrorista) Begin.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il recupero dell&#8217;umanesimo cristiano</h2>



<p>Non mi sembra che la politica occidentale sia stata severa con la storia di Israele. Ha sempre condonato le violazioni del Diritto Internazionale, iniziate almeno nel lontano 1967, reiterate con le punizioni collettive dei palestinesi e con la creazione di un regime di apartheid in  Cisgiordania. Che alcuni esponenti illustri della chiesa cattolica, come il cardinale Pizzaballa, portino avanti il dialogo interreligioso, levino la loro voce per ricordare il dolore delle vittime, non è demagogia ma <strong>recupero dell’umanesimo cristiano che la politica internazionale tende a cancellare.</strong></p>



<p>Di fronte al genocidio di un popolo ancora in corso, non può essere citato quale giustificazione il dolore della diaspora ebraica, oppure la vulnerabilità di Israele accerchiato da Paese arabi nemici. Questi argomenti erano forse  credibili nei primi decenni dopo la seconda guerra mondiale. <strong>Oggi sono mistificazioni che non tengono conto dei rapporti di forza cambiati</strong>, dell’arroganza di uno Stato, avamposto della NATO in Medio Oriente, che perpetua i suoi crimini in virtù del sostegno militare e finanziario statunitense e della complicità politica ed economica europea. Certamente Hamas ha commesso innumerevoli errori politico-strategici e ha governato anche col terrore la Palestina. <strong>Sicuramente Hamas ha compiuto attentati terroristici.</strong> Considerare tuttavia l’organizzazione e l’intera asse della resistenza, Hezbollah, Houty e Iran, l’unico Stato che si è opposto non a parole al genocidio, quali cause del comportamento israelo-americano non risponde alla realtà storica dei fatti.</p>



<p>Il volto odierno, il più atroce del sionismo, è il risultato della potenza israeliana non certo della sua vulnerabilità.</p>



<p>Stento a comprendere i tanti intellettuali che <strong>credono la libertà di espressione significhi difendere l’arbitrio del potere.</strong> La nostra Costituzione vieta l’apologia del fascismo ma tutela il pluralismo democratico. Non ammetteremmo le esternazioni pubbliche dei negazionisti dell’olocausto. La condanna del genocidio è un imperativo a difesa dei valori fondamentali delle costituzioni democratiche. Siamo al paradosso di voci dell’intellighentia, che vengono in soccorso di Israele, Stato sostenuto da una potentissima lobby internazionale. Ci raccomandano di non esagerare nella protezione dei palestinesi, i paria dimenticati dalla Storia!</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/elena-basile-il-conflitto-israelo-palestinese-la-morale-e-larbitrio-della-forza.html">Elena Basile: il conflitto israelo-palestinese, la morale e l&#8217;arbitrio della forza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>La Siria di Al-Sharaa via dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo: la sponda di Trump a Erdogan</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/la-siria-di-al-sharaa-via-dalla-lista-degli-stati-sponsor-del-terrorismo-la-sponda-di-trump-a-erdogan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 08:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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<p>La Siria di Al-Sharaa via dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo: la sponda di Trump a Erdogan al summit Nato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-siria-di-al-sharaa-via-dalla-lista-degli-stati-sponsor-del-terrorismo-la-sponda-di-trump-a-erdogan.html">La Siria di Al-Sharaa via dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo: la sponda di Trump a Erdogan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070908433958_ba40dbf423979ec1a54456c1ce31de7c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una vittoria per il presidente siriano <strong>Ahmad al-Sharaa, un trionfo per il suo patrono, Recep Tayyip Erdogan</strong>, e per la Turchia: Donald Trump, incontrando il leader di Damasco a margine del summit Nato di Ankara, ha annunciato che gli Usa rimuoveranno la Siria dalla lista di Stati ritenuti &#8220;<strong>sponsor del terrorismo</strong>&#8221; dal Dipartimento di Stato. </p>



<p>Uno scenario importante che può accelerare l&#8217;avvicinamento tra l&#8217;Occidente e la Siria da un lato e mostra l&#8217;influenza del Reis turco su Washington, che <strong>Erdogan intende giocare per massimizzare la posizione di forza della Repubblica anatolica</strong> in Medio Oriente e nella Nato. La lista è stata istituita nel 1979 e dal punto di vista americano mira a sanzionare e isolare dal sistema globale quei Paesi che hanno condotte ritenute ostili alla proiezione di potenza statunitense. La lista ad oggi contiene Siria, Iran, Cuba e Corea del Nord dopo aver in precedenza visto anche la presenza dell&#8217;Iraq nell&#8217;epoca di Saddam Hussein, del Sudan e della Libia di Muhammar Gheddafi.</p>



<p>L&#8217;analista Shaiel Ben-Ephraim su X ha definito questa manovra come strategicamente importante per accelerare l&#8217;ingresso di capitali stranieri nella ricostruzione della Siria e ampliare con maggior forza i contatti economici dopo che già l&#8217;anno scorso la rimozione di molte delle sanzioni unilaterali americane ed europee, riferite all&#8217;epoca di Bashar al-Assad, aveva fatto respirare il nuovo governo di Damasco. <strong>L&#8217;organizzazione islamista che Al-Sharaa, col nomme de guerre di Abu Mohammad al-Jolani, guidava, Hay&#8217;at Tahrir al-Sham,</strong> è stata rimossa nel luglio 2025 dalla lista delle organizzazioni terroristiche da Washington dopo essersi di fatto <strong>trasformata nel nuovo Stato siriano</strong>, dopo la vittoria nella <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-siria-un-anno-dopo-assad-il-terroristan-della-cia.html" type="post" id="497070">guerra civile ottenuta nel dicembre 2024 col sostegno turco e la caduta di Damasco.</a></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">This move is a massive victory for Turkey and a huge loss for Israel. Israel wants a weak and illegitimate Syria it can control and carve up. This open up the road to a stronger Syria, backed by the US, Turkey and the Gulf States: <br><br>1) Syrian banks can now reconnect to the global… <a href="https://t.co/WTy2Uf4BtO">https://t.co/WTy2Uf4BtO</a></p>&mdash; Shaiel Ben-Ephraim (@academic_la) <a href="https://x.com/academic_la/status/2074955067783016919?ref_src=twsrc%5Etfw">July 8, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La rimozione dalla lista di Washington <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/07/us-remove-syria-terror-blacklist-new-boost-sharaa">è la ciliegina sulla torta per il presidente siriano.</a> Politicamente, il passaggio era atteso ma resta molto importante: si chiude un&#8217;epoca durata quasi mezzo secolo per la Siria, si apre la strada al reintegro di Damasco nel <strong>sistema finanziario internazionale e al circuito Swift</strong>, che permetterà di utilizzare il dollaro come sistema di pagamento. Iconicamente, <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/arrivo-a-cuba-lassedio-contro-la-popolazione.html" type="reportage" id="514053">ora nella lista resterà <strong>Cuba, del cui regime di governo molte critiche </strong></a><strong>si possono fare</strong> ma che sicuramente poco c&#8217;azzecca con il sostegno a qualsiasi forma di terrorismo, e non ci sarà più un Paese guidato da un ex membro di Al-Qaeda divenuto capo ribelle prima e leader nazionale poi.</p>



<p>Una metamorfosi affascinante, quella di Al-Sharaa, ben accompagnata dal <strong>netto sostegno della Turchia che manda, così, un triplice messaggio politico</strong>. Vedere gli Usa puntare sulla Siria di Al-Sharaa significa, per Erdogan, vederli avallare un progetto strategico che consolida la prospettiva di una Siria unita e, in secondo luogo, accettare che nel Levante Washington deve guardare agli interessi di due Paesi, non solo del suo alleato chiave, e cioè Israele. Il riconoscimento della <strong>sfera d&#8217;influenza turca e all&#8217;espansione politica del governo di cui Ankara è patrona</strong>, in sostanza, è, venendo al terzo punto, un messaggio anche a Tel Aviv. </p>



<p>Israele teme che via al-Sharaa la Turchia possa bussare ai suoi confini <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-bosnia-alla-siria-turchia-israele-la-sfida-infinita.html" type="post" id="521327">nel quadro di una partita a scacchi che va dal Corno d&#8217;Africa ai Balcani e disegna la via di una nuova forma di confronto regionale</a>, e Washington sta dando sponde non secondarie al tentativo turco. A Israele faceva comodo la Siria di Assad, divisa e logorata. Ogni mossa che possa accelerare un&#8217;integrazione dello storico rivale è visto come fumo negli occhi. E i fondi che la rimozione dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo potrebbe garantire fanno sicuramente parte di questo tipo di mosse. Al netto dell&#8217;ipocrisia sul ruolo effettivo di queste liste unilaterali, una serie di segnali politici interessanti dovranno, in prospettiva, essere letti con attenzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-siria-di-al-sharaa-via-dalla-lista-degli-stati-sponsor-del-terrorismo-la-sponda-di-trump-a-erdogan.html">La Siria di Al-Sharaa via dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo: la sponda di Trump a Erdogan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Hussam Abu Safiya sta morendo&#8221;: l&#8217;allarme per il pediatra di Gaza incarcerato ingiustamente da Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca/hussam-abu-safiya-sta-morendo-lallarme-per-il-pediatra-di-gaza-incarcerato-ingiustamente-da-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 11:59:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=522301</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1060" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260705115327679_02318f7275454258f3cdbe42ad0f6749-e1783245247978.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Abu Safiya" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260705115327679_02318f7275454258f3cdbe42ad0f6749-e1783245247978.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260705115327679_02318f7275454258f3cdbe42ad0f6749-e1783245247978-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260705115327679_02318f7275454258f3cdbe42ad0f6749-e1783245247978-1024x565.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260705115327679_02318f7275454258f3cdbe42ad0f6749-e1783245247978-768x424.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260705115327679_02318f7275454258f3cdbe42ad0f6749-e1783245247978-1536x848.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260705115327679_02318f7275454258f3cdbe42ad0f6749-e1783245247978-600x331.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell'ospedale Kamal Adwan, è in pericolo di vita nel carcere israeliano dove è detenuto ingiustamente</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca/hussam-abu-safiya-sta-morendo-lallarme-per-il-pediatra-di-gaza-incarcerato-ingiustamente-da-israele.html">&#8220;Hussam Abu Safiya sta morendo&#8221;: l&#8217;allarme per il pediatra di Gaza incarcerato ingiustamente da Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1060" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260705115327679_02318f7275454258f3cdbe42ad0f6749-e1783245247978.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Abu Safiya" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260705115327679_02318f7275454258f3cdbe42ad0f6749-e1783245247978.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260705115327679_02318f7275454258f3cdbe42ad0f6749-e1783245247978-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260705115327679_02318f7275454258f3cdbe42ad0f6749-e1783245247978-1024x565.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260705115327679_02318f7275454258f3cdbe42ad0f6749-e1783245247978-768x424.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260705115327679_02318f7275454258f3cdbe42ad0f6749-e1783245247978-1536x848.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260705115327679_02318f7275454258f3cdbe42ad0f6749-e1783245247978-600x331.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il dottor <strong>Hussam Abu Safiya</strong>, direttore dell&#8217;ospedale <strong>Kamal Adwan</strong> nel nord di Gaza, è in pericolo di vita nel carcere israeliano in cui è detenuto ingiustamente dal dicembre 2024. A <a href="https://www.thenationalnews.com/news/mena/2026/07/05/his-life-is-in-danger-lawyer-fears-for-gaza-hospital-director-hussam-abu-safiya-held-in-israeli-prison/" type="link" id="https://www.thenationalnews.com/news/mena/2026/07/05/his-life-is-in-danger-lawyer-fears-for-gaza-hospital-director-hussam-abu-safiya-held-in-israeli-prison/">lanciare l&#8217;allarme</a> è l&#8217;organizzazione israeliana&nbsp;<em>Physicians for Human Rights</em>, che dopo l&#8217;ultima visita dell&#8217;avvocato <strong>Nasser Odeh</strong> al suo assistito ha denunciato un drammatico deterioramento delle condizioni fisiche e psicologiche del medico-pediatra di 52 anni. <a href="https://www.instagram.com/p/DD9vM4_MZbS/?utm_source=ig_web_button_share_sheet" type="link" id="https://www.instagram.com/p/DD9vM4_MZbS/?utm_source=ig_web_button_share_sheet">Condizioni che su <em>InsideOver</em> abbiamo denunciato in tempi non sospetti</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">«Non è più la stessa persona»</h2>



<p>L&#8217;avvocato Odeh ha potuto visitare <strong>Abu Safiya</strong> lo scorso 2 luglio presso il centro di detenzione sotterraneo &#8220;Rakefet&#8221;, all&#8217;interno del <strong>carcere di Nitzan</strong>, dove il medico era stato trasferito il 24 giugno<a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/lawyer-for-gaza-hospital-chief-and-hamas-officer-hussam-abu-safiya-warns-his-life-is-in-immediate-danger/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://www.presstv.co.uk/Detail/2026/07/05/771643/Dr-Abu-Safiya-enduring-life-threatening-condition-Israeli-jail-Rights-group" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Quella che ha visto, ha dichiarato, è stata una scena agghiacciante. «Non era la stessa persona che avevo incontrato in precedenza», ha affermato Odeh.</p>



<p><strong>Abu Safiya</strong> è stato condotto al colloquio con mani e piedi ammanettati, scortato da guardie carcerarie incappucciate<a href="https://www.presstv.co.uk/Detail/2026/07/05/771643/Dr-Abu-Safiya-enduring-life-threatening-condition-Israeli-jail-Rights-group" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/jailed-gaza-hospital-director-faces-life-threatening-condition-lawyer-says/3986404" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Presentava ferite fresche e <strong>gravi ecchimosi diffuse su testa, occhi, orecchie e collo</strong>, al punto che l&#8217;avvocato ha faticato a riconoscerlo<a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/lawyer-for-gaza-hospital-chief-and-hamas-officer-hussam-abu-safiya-warns-his-life-is-in-immediate-danger/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/jailed-gaza-hospital-director-faces-life-threatening-condition-lawyer-says/3986404" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Il medico faticava a respirare, appariva estremamente debole, incapace di restare seduto senza cadere, e in diverse occasioni è sembrato sul punto di perdere conoscenza, <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/lawyer-for-gaza-hospital-chief-and-hamas-officer-hussam-abu-safiya-warns-his-life-is-in-immediate-danger/" type="link" id="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/lawyer-for-gaza-hospital-chief-and-hamas-officer-hussam-abu-safiya-warns-his-life-is-in-immediate-danger/">ha raccontato l&#8217;avvocato</a>. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="ar" dir="rtl">🚨حياة الدكتور حسام أبو صفية في خطرٍ داهم.<br><br>حذّرت جمعية أطباء لحقوق الإنسان (PHRI) من أن الدكتور حسام أبو صفية، مدير مستشفى كمال عدوان، يواجه خطرًا فوريًا على حياته، وذلك بعد زيارة محاميه الأستاذ ناصر عودة له في قسم التحقيقات تحت الأرض “راكيفيت” داخل سجن نيتسان.<br><br>بحسب شهادة… <a href="https://t.co/XzFJMk8ICp">pic.twitter.com/XzFJMk8ICp</a></p>&mdash; Dr. Hussam Abu Safiya د.حسام أبو صفية (@HussamAbuSafiya) <a href="https://x.com/HussamAbuSafiya/status/2073673943488098467?ref_src=twsrc%5Etfw">July 5, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Secondo quanto riferito da Odeh, Abu Safiya ha raccontato di essere stato sottoposto a percosse quotidiane dal momento del trasferimento a Nitzan, senza ricevere cure mediche adeguate nonostante i ripetuti episodi di perdita di coscienza<a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/lawyer-for-gaza-hospital-chief-and-hamas-officer-hussam-abu-safiya-warns-his-life-is-in-immediate-danger/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Le parole che il medico avrebbe rivolto al suo legale sono un grido disperato: «Questa è l&#8217;ultima volta che mi vedrai&#8230; Mi hanno portato qui per uccidermi. <strong>Non credo di sopravvivere. Questa è la fine</strong>».</p>



<h2 class="wp-block-heading">La detenzione senza accuse (e senza prove)</h2>



<p>Abu Safiya è stato arrestato dalle forze israeliane il 27 dicembre 2024, <strong>durante l&#8217;assalto finale all&#8217;ospedale Kamal Adwan</strong>, l&#8217;ultimo grande nosocomio ancora in funzione nel nord della Striscia<a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/06/16/hussam-abu-safiya-the-gaza-hospital-director-detained-by-israel-without-charge-since-december-2024_6754552_4.html?utm_source=flipboard&amp;utm_content=LeMonde_en/magazine/International" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. La sua cattura è stata immortalata da una fotografia diventata simbolo della guerra: il medico, in camice bianco, che cammina da solo verso un carro armato israeliano in mezzo a una strada polverizzata<a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/06/16/hussam-abu-safiya-the-gaza-hospital-director-detained-by-israel-without-charge-since-december-2024_6754552_4.html?utm_source=flipboard&amp;utm_content=LeMonde_en/magazine/International" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🚨URGENT: Dr. Hussam Abu Safiya’s life is in immediate danger, Physicians for Human Rights Israel and his lawyer warned Saturday, after a prison visit revealed the director of Kamal Adwan Hospital bearing fresh, severe injuries to his head, eyes, ears, and neck, so disfigured his… <a href="https://t.co/3MWSOw3dfF">pic.twitter.com/3MWSOw3dfF</a></p>&mdash; Drop Site (@DropSiteNews) <a href="https://x.com/DropSiteNews/status/2073460867300028815?ref_src=twsrc%5Etfw">July 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Da allora, <a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/06/16/hussam-abu-safiya-the-gaza-hospital-director-detained-by-israel-without-charge-since-december-2024_6754552_4.html?utm_source=flipboard&amp;utm_content=LeMonde_en/magazine/International" type="link" id="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/06/16/hussam-abu-safiya-the-gaza-hospital-director-detained-by-israel-without-charge-since-december-2024_6754552_4.html?utm_source=flipboard&amp;utm_content=LeMonde_en/magazine/International">racconta <em>Le Monde</em></a>, <strong>Abu Safiya </strong>è detenuto in base alla legge israeliana sui «combattenti illegali», che consente la detenzione a tempo indeterminato senza processo né accuse formali<a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/06/16/hussam-abu-safiya-the-gaza-hospital-director-detained-by-israel-without-charge-since-december-2024_6754552_4.html?utm_source=flipboard&amp;utm_content=LeMonde_en/magazine/International" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://www.amnesty.org/en/documents/mde15/1242/2026/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. L&#8217;organizzazione&nbsp;<em>Physicians for Human Rights</em>&nbsp;ha denunciato che, come lui, <strong>almeno 17 medici e 58 operatori sanitari arrestati a Gaza</strong> dal 7 ottobre 2023 si trovano in questa condizione.</p>



<p>Le autorità israeliane accusano Abu Safiya di essere «un membro di Hama»s, e secondo i media israeliani gli viene attribuito il grado di colonnello nei servizi medici militari del movimento<a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/lawyer-for-gaza-hospital-chief-and-hamas-officer-hussam-abu-safiya-warns-his-life-is-in-immediate-danger/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Sia il gruppo che il ministero della Salute di Gaza hanno sempre negato queste accuse. In un rapporto pubblicato il 18 maggio 2026, l&#8217;Ufficio dell&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha affermato che Israele <strong>non ha fornito «informazioni a sostegno»</strong> delle sue affermazioni sull&#8217;uso militare degli ospedali di Gaza. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un calvario lungo oltre 18 mesi</h2>



<p>Il <strong>calvario di</strong> <strong>Abu Safiya </strong>era iniziato ben prima dell&#8217;arresto, prosegue <em>Le Monde</em>. Il 25 ottobre 2024, un attacco all&#8217;ospedale aveva ucciso suo figlio Ibrahim, 21 anni<a href="https://www.presstv.co.uk/Detail/2026/07/05/771643/Dr-Abu-Safiya-enduring-life-threatening-condition-Israeli-jail-Rights-group" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/jailed-gaza-hospital-director-faces-life-threatening-condition-lawyer-says/3986404" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Un mese dopo, il medico era stato ferito a una gamba da un attacco di un drone mentre si trovava all&#8217;interno dell&#8217;ospedale<a href="https://www.presstv.co.uk/Detail/2026/07/05/771643/Dr-Abu-Safiya-enduring-life-threatening-condition-Israeli-jail-Rights-group" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Malgrado tutto, aveva scelto di restare per curare i pazienti.</p>



<p>Dopo l&#8217;arresto, Abu Safiya è stato detenuto inizialmente nel <strong>carcere militare di Sde Teiman</strong>, definito dall&#8217;organizzazione israeliana B&#8217;Tselem un «campo di tortura»<a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/06/16/hussam-abu-safiya-the-gaza-hospital-director-detained-by-israel-without-charge-since-december-2024_6754552_4.html?utm_source=flipboard&amp;utm_content=LeMonde_en/magazine/International" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Solo l&#8217;11 febbraio 2025 le autorità israeliane hanno permesso al medico di incontrare un legale. Da allora, <strong>le visite sono state rare e spesso annullate all&#8217;ultimo momento</strong>. L&#8217;avvocato Odeh ha dichiarato che delle dieci richieste di visita presentate negli ultimi sei mesi, otto sono state cancellate mentre lui si trovava già davanti al carcere, senza alcuna spiegazione<a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/06/16/hussam-abu-safiya-the-gaza-hospital-director-detained-by-israel-without-charge-since-december-2024_6754552_4.html?utm_source=flipboard&amp;utm_content=LeMonde_en/magazine/International" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<p>Il 3 giugno 2026, <strong>Abu Safiya</strong> è stato trasferito in isolamento nel carcere di Nafha, nel sud di Israele<a href="https://www.amnesty.org/en/documents/mde15/1242/2026/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/jailed-gaza-hospital-director-faces-life-threatening-condition-lawyer-says/3986404" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Secondo il suo legale, si tratta di una misura punitiva in risposta al ricorso presentato alla Corte Suprema israeliana contro la proroga della sua detenzione arbitraria<a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/06/16/hussam-abu-safiya-the-gaza-hospital-director-detained-by-israel-without-charge-since-december-2024_6754552_4.html?utm_source=flipboard&amp;utm_content=LeMonde_en/magazine/International" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Il 16 giugno 2026, la Corte Suprema <strong>ha respinto il ricorso, confermando la detenzione almeno fino a ottobre</strong><a href="https://www.amnesty.org/en/documents/mde15/1242/2026/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La denuncia di&nbsp;<em>Physicians for Human Rights</em></h2>



<p><strong>Naji Abbas</strong>, direttore del dipartimento per i prigionieri e i detenuti di&nbsp;<em>Physicians for Human Rights Israel</em>, ha dichiarato che le informazioni ricevute destano «serie e immediate preoccupazioni per la vita del dottor <strong>Hussam Abu Safiya</strong>»<a href="https://www.presstv.co.uk/Detail/2026/07/05/771643/Dr-Abu-Safiya-enduring-life-threatening-condition-Israeli-jail-Rights-group" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. L&#8217;organizzazione ha chiesto il suo trasferimento immediato in un&#8217;altra struttura, una visita urgente delle autorità per valutare le sue condizioni e «un esame medico indipendente e urgente»<a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/lawyer-for-gaza-hospital-chief-and-hamas-officer-hussam-abu-safiya-warns-his-life-is-in-immediate-danger/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">BREAKING (bones)<br>Why does &quot;Bring Them Home&quot; exist only for some hostages? <br>Because in Apartheid Israel, where only Jewish lives matter, brutalising the Palestinians  isn&#39;t an anomaly &#8211; it is the system. And the silence around it is the exact measure of our collective hypocrisy. <a href="https://t.co/zJz8gMDkVF">https://t.co/zJz8gMDkVF</a></p>&mdash; Francesca Albanese, UN Special Rapporteur oPt (@FranceskAlbs) <a href="https://x.com/FranceskAlbs/status/2073552969413333028?ref_src=twsrc%5Etfw">July 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>«Il fatto che Hussam Abu Safiya sia privato delle cure essenziali significa che <strong>c&#8217;è un rischio reale che possa morire</strong>», ha avvertito Abbas<a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/06/16/hussam-abu-safiya-the-gaza-hospital-director-detained-by-israel-without-charge-since-december-2024_6754552_4.html?utm_source=flipboard&amp;utm_content=LeMonde_en/magazine/International" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Ha inoltre sottolineato che il <strong>carcere di Ketziot</strong> (dove Abu Safiya è stato detenuto in precedenza) è «uno dei centri di detenzione più grandi e peggiori» e che almeno 17 palestinesi vi sono morti negli ultimi due anni e mezzo<a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/06/16/hussam-abu-safiya-the-gaza-hospital-director-detained-by-israel-without-charge-since-december-2024_6754552_4.html?utm_source=flipboard&amp;utm_content=LeMonde_en/magazine/International" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La risposta di Israele e gli appelli internazionali </h2>



<p>Il servizio carcerario israeliano, interpellato dall&#8217;organizzazione, <strong>ha dichiarato di operare «in conformità con la legge e sotto costante controllo giudiziario»</strong> e che «ogni denuncia ricevuta viene esaminata e trattata secondo il protocollo e in conformità con la legge»<a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/lawyer-for-gaza-hospital-chief-and-hamas-officer-hussam-abu-safiya-warns-his-life-is-in-immediate-danger/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Tuttavia, le organizzazioni per i diritti umani denunciano da tempo il deterioramento delle condizioni di detenzione dei palestinesi nei carceri israeliani, specialmente dopo il 7 ottobre 2023.</p>



<p>La famiglia di <strong>Abu Safiya</strong>, che ora vive in Kazakistan (paese d&#8217;origine della moglie del medico, incontrata negli anni &#8217;90 mentre studiava medicina), non ha potuto visitarlo<a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/06/16/hussam-abu-safiya-the-gaza-hospital-director-detained-by-israel-without-charge-since-december-2024_6754552_4.html?utm_source=flipboard&amp;utm_content=LeMonde_en/magazine/International" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Il figlio maggiore, Elias, ha dichiarato: «<strong>Non ho sentito la sua voce per così tanto tempo. Ho paura che tacerà per sempre</strong>»<a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/06/16/hussam-abu-safiya-the-gaza-hospital-director-detained-by-israel-without-charge-since-december-2024_6754552_4.html?utm_source=flipboard&amp;utm_content=LeMonde_en/magazine/International" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. La famiglia era riuscita a lasciare Gaza nel novembre 2025, dopo che Astana aveva fatto pressioni per l&#8217;evacuazione dei propri cittadini<a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/06/16/hussam-abu-safiya-the-gaza-hospital-director-detained-by-israel-without-charge-since-december-2024_6754552_4.html?utm_source=flipboard&amp;utm_content=LeMonde_en/magazine/International" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<p>Il 24 marzo 2026, due relatori nominati dalle Nazioni Unite hanno chiesto a Israele il <strong>rilascio immediato del medico</strong>, citando nuove prove di «gravi torture» ai suoi danni<a href="https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/06/16/hussam-abu-safiya-the-gaza-hospital-director-detained-by-israel-without-charge-since-december-2024_6754552_4.html?utm_source=flipboard&amp;utm_content=LeMonde_en/magazine/International" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. <a href="https://www.amnesty.it/appelli/gaza-liberta-per-il-dottor-hussam-abu-safiya/" type="link" id="https://www.amnesty.it/appelli/gaza-liberta-per-il-dottor-hussam-abu-safiya/">Anche Amnesty International ha chiesto il rilascio immediato</a> di Abu Safiya, sottolineando che dal 3 giugno è tenuto in isolamento mentre continua a essere privato di cure mediche adeguate<a href="https://www.amnesty.org/en/documents/mde15/1242/2026/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Ma di tutti questi appelli, Tel Aviv sembra infischiarsene mentre la vita del medico-pediatra è appesa a un filo. </p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong><br><br><br><a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/lawyer-for-gaza-hospital-chief-and-hamas-officer-hussam-abu-safiya-warns-his-life-is-in-immediate-danger/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca/hussam-abu-safiya-sta-morendo-lallarme-per-il-pediatra-di-gaza-incarcerato-ingiustamente-da-israele.html">&#8220;Hussam Abu Safiya sta morendo&#8221;: l&#8217;allarme per il pediatra di Gaza incarcerato ingiustamente da Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Israele: vent&#8217;anni dopo il disimpegno di Sharon tornano i coloni nella Cisgiordania settentrionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/israele-ventanni-dopo-il-disimpegno-di-sharon-tornano-i-coloni-nella-cisgiordania-settentrionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 09:33:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Colono armato presidia un avamposto illegale" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cisgiordania settentrionale, ultima grande area palestinese ancora territorialmente contigua, è al centro di un progetto di reinsediamento dei coloni israeliani sostenuto dal governo Netanyahu. Secondo un'inchiesta di Haaretz, il ritorno degli insediamenti si accompagna a una crescente integrazione tra esercito, movimento dei coloni e istituzioni, con l'obiettivo di creare nuovi fatti sul terreno. Una strategia che punta a seppellire definitivamente gli Accordi di Oslo e ad aprire la strada a una futura annessione della Cisgiordania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-ventanni-dopo-il-disimpegno-di-sharon-tornano-i-coloni-nella-cisgiordania-settentrionale.html">Israele: vent&#8217;anni dopo il disimpegno di Sharon tornano i coloni nella Cisgiordania settentrionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Colono armato presidia un avamposto illegale" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La più grande continuità territoriale palestinese della <strong>Cisgiordania sta per essere spezzata</strong>. È questo il progetto che Israele sta portando avanti con il ritorno negli insediamenti evacuati durante il disimpegno del 2005 voluto da <strong>Ariel Sharon.</strong> Proprio lì, come riporta <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/security-aviation/2026-06-23/ty-article-static/.premium/as-the-world-watched-gaza-israeli-settlers-charged-ahead-in-the-west-bank-a-clash-is-imminent/0000019e-b6d1-d7bd-a3bf-befd20750000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un’inchiesta di Haaretz</a>, i coloni israeliani stanno occupando 18 siti strategici per frammentare l&#8217;ultima grande area palestinese il cui territorio non è ancora stato frazionato.</p>



<p>Il ritorno di Israele in quell&#8217;area, che&nbsp;anche allo stato attuale per il diritto internazionale&nbsp;<strong>è pur sempre occupazione</strong>, non&nbsp;è un’esclusiva dei&nbsp;soli&nbsp;coloni.&nbsp;Prevede, infatti,&nbsp;anche un dispiegamento di forze militari, di basi a protezione degli insediamenti,&nbsp;nonché&nbsp;la costruzione di strade d&#8217;apartheid, che solo gli israeliani possono attraversare e, ovviamente, l&#8217;espropriazione di terre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La battaglia sulla Cisgiordania settentrionale</h2>



<p>C’è una differenza sostanziale tra la zona settentrionale della Cisgiordania e il resto del territorio. Nell&#8217;area a Nord di Nablus, infatti, gli insediamenti israeliani sono quasi del tutto assenti. Almeno per ora. Sulla cartina è come un grande cerchio che unisce idealmente Tulkarem, Sebastia, Tammun, Tubas, Zababdeh, Jenin, Yamun e Silat ad Dhahr. All’interno di questa vasta zona è davvero <strong>tutta Palestina</strong>. Ci vivono 720mila palestinesi, i coloni sono sostanzialmente assenti e la regione, fino al 2022, era relativamente più tranquilla rispetto alle altre parti della Cisgiordania.</p>



<p>L’attuale governo <strong>Netanyahu però ha cambiato tutto</strong>. Nel 2022 si è insediato e, nel marzo 2023, ha <a href="https://www.jpost.com/israel-news/article-735128" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abrogato la legge</a> sul disimpegno, permettendo così ai coloni di tornare nel cuore del territorio palestinese. Due insediamenti evacuati nel 2005 – Homesh e Sa-Nur – sono stati ripopolati. Secondo i piani del governo dovrebbero seguirne altri due: Ganim, destinato ai diplomati della yeshiva [scuola ebraica, ndr] Bnei David di Eli, e Kadim, destinato a un gruppo religioso proveniente da Tel Aviv. Entrambi gli insediamenti, secondo il progetto, saranno più grandi di quanto fossero prima dello sgombero (si tratta di una pratica abbastanza comune: nuovi insediamenti o quartieri vengono spesso fondati da gruppi che condividono un&#8217;identità religiosa, come ex studenti di una stessa yeshiva).</p>



<p>Ma il governo Netanyahu non si è limitato a ristabilire i quattro insediamenti sgomberati con il disimpegno: ha fatto le cose in grande. Ne ha approvati altri 14, frammentando ulteriormente il territorio palestinese e circondandolo di comunità israeliane, esattamente come avviene già nella Cisgiordania centro-meridionale. Per questo, si legge su Haaretz, “la direzione del progetto è chiara e punta al definitivo <strong>superamento degli Accordi di Oslo</strong>”.</p>



<p>Il piano è iniziato a Homesh, un simbolo per i coloni israeliani. Sono stati gli ultimi ad andarsene con il <strong>disimpegno del 2005</strong> e i primi a tornare nel 2023, dopo il via libera di Netanyahu e del suo governo. Hanno costruito una yeshiva nel sito e l’IDF è tornato nell’area, allestendo una base. In seguito sono state costruite delle case e una strada asfaltata riservata ai coloni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I ministri a Sa-Nur</strong></h2>



<p>Poco distante da Homesh è stato ripopolato un altro insediamento, quello di Sa-Nur. Alla cerimonia di &#8220;riapertura&#8221;, ad aprile, erano presenti ben sei ministri. Tanto lustro anche perché è qui che ora vive <strong>Yossi Dagan</strong>, uno degli uomini più influenti del Paese e presidente del Consiglio regionale della Samaria. Tant&#8217;è che sono stati i ministri Israel Katz e Haim Katz in persona ad apporre una mezuzah sulla sua casa, una pergamena fissata agli stipiti delle porte che, nella tradizione ebraica, richiama la presenza e la protezione di Dio. Un <strong>rito sacro celebrato</strong> direttamente da due ministri del governo israeliano.</p>



<p>Oltre a Sa-Nur, sono stati costruiti almeno nove avamposti. Sorgono tutti nell&#8217;Area A, quella che, come stabilito dagli Accordi di Oslo, è sotto il pieno controllo dell&#8217;Autorità Nazionale palestinese. Proprio a causa di uno di questi nuovi avamposti, lo scorso maggio una famiglia palestinese è stata costretta a riesumare il corpo di un proprio caro, sepolto regolarmente nella sua terra, nel villaggio di Asasa. Una tomba troppo vicina all’insediamento (illegale) di Sa-Nur. E tanto è bastato per far valere la legge del più forte: i <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/5/9/israeli-settlers-force-palestinian-family-to-exhume-and-rebury-their-father" target="_blank" rel="noreferrer noopener">coloni hanno minacciato la famiglia palestinese</a> e l&#8217;hanno costretta alla riesumazione. Il tutto davanti all’IDF.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La distruzione dei campi profughi</strong></h2>



<p>Il ritorno dell’esercito israeliano nella Cisgiordania settentrionale è drammaticamente testimoniato dalla distruzione dei campi profughi di Jenin, Tulkarm e Nur-Shams. I loro abitanti, oltre quarantamila,&nbsp;<a href="https://www.ochaopt.org/content/northern-west-bank-humanitarian-response-update-21-january-30-april-2025" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono stati sfollati</a>. L&#8217;esercito ha stabilito una presenza militare all&#8217;interno dei campi sta costruendo una nuova base proprio sulla collina che affaccia su Jenin. I campi profughi, cuore della resistenza palestinese, sono stati definiti da Israel Katz “<strong>focolai di terrore armati dall’Iran</strong>”. E nonostante vengano raccontati così, un nuovo insediamento sta per sorgere a meno un chilometro di distanza da Jenin, a Kadim. La stretta vicinanza non è un caso. “<strong>Si vuole infiammare la regione</strong>”, annota Haaretz, mentre i gruppi per i diritti umani avvertono ciò che è un triste presagio: “Se un colono verrà danneggiato, l’esercito risponderà con forza contro la popolazione, innescando anche qui una grande spirale di violenza”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esercito e coloni: il processo di integrazione</strong></h2>



<p>Ma il cambiamento non riguarda soltanto gli insediamenti. Negli ultimi anni anche l&#8217;esercito israeliano ha attraversato un processo di crescente integrazione con il movimento dei coloni.&nbsp;Sono sempre più&nbsp;numerosi gli&nbsp;ufficiali cresciuti negli insediamenti o che si sono formati nelle yeshivot del sionismo religioso&nbsp;e&nbsp;ricoprono oggi posizioni chiave nella catena di comando&nbsp;delle forze che insistono sulla Cisgiordania. Il caso più emblematico è quello di <strong>Avi Bluth</strong>, comandante del Comando Centrale, la più alta autorità militare israeliana&nbsp;della&nbsp;Cisgiordania. Cresciuto nell&#8217;insediamento di Neve Tzuf, è stato definito dal ministro delle Finanze Bezalel <strong>Smotrich il capo del Comando Centrale</strong> più favorevole agli insediamenti che Israele abbia mai avuto. È lo stesso che, mesi fa, ha parlato apertamente di apartheid, pur senza pronunciare il temine tabù. “Ho dato l’ordine di sparare&nbsp;ai palestinesi che lanciano pietre”,&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/politica/i-monumenti-zoppicanti-della-nostra-politica-cosi-israele-rivendica-le-mutilazioni-inflitte-ai-palestinesi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha dichiarato fiero</a>,&nbsp;aggiungendo che non si può fare lo stesso con i coloni violenti, “perché questo creerebbe un problema per la società israeliana”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="631" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-1024x631.jpg" alt="Palestinesi protestano contro il ripopolamento di un insediamento nei pressi di Nablus, considerato illegale ai sensi del diritto internazionale e il cui reinsediamento è stato vietato dagli Accordi di Oslo." class="wp-image-521919" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-1024x631.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-768x473.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-1536x946.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-600x370.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Palestinesi protestano contro il ripopolamento di un insediamento nei pressi di Nablus, considerato illegale ai sensi del diritto internazionale e il cui reinsediamento è stato vietato dagli Accordi di Oslo.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Yossi Dagan, l’uomo dietro al progetto</strong></h2>



<p>Parallelamente, il movimento dei coloni ha conquistato un peso senza precedenti anche nelle istituzioni. Con il governo Netanyahu, Smotrich ha ottenuto ampi poteri sull&#8217;amministrazione civile della Cisgiordania, mentre figure provenienti direttamente dagli insediamenti occupano incarichi di primo piano nella Knesset e nell’amministrazione.</p>



<p>Se c&#8217;è una figura che meglio rappresenta l&#8217;ascesa politica del movimento dei coloni, è il succitato <strong>Yossi Dagan</strong>. Oggi è il capo del Consiglio regionale della Samaria, ma soprattutto è considerato uno degli uomini più influenti del Paese. Evacuato dall&#8217;<strong>insediamento di Sa-Nur</strong> durante il disimpegno del 2005, ha dedicato gli ultimi vent&#8217;anni a rovesciare quella decisione. Nel frattempo ha costruito una rete di potere all&#8217;interno del Likud, influenzando le primarie del partito e coltivando rapporti diretti con ministri e parlamentari, molti dei quali fanno regolarmente tappa da lui (come si è detto per il rito della mezuzah).</p>



<p>Ma la sua influenza va ben oltre la politica israeliana. Negli anni ha costruito una <strong>fitta rete di relazioni con la destra americana</strong>, incontrando esponenti del&nbsp;partito Repubblicano, figure evangeliche e collaboratori di Donald Trump. Tra questi anche Pete Hegseth, oggi Segretario alla Difesa statunitense, che&nbsp;<a href="https://www.israelnationalnews.com/news/242253" target="_blank" rel="noreferrer noopener">incontrò Dagan nel 2018</a>, quando era ancora soltanto un conduttore di Fox News.</p>



<p>Secondo Haaretz, l&#8217;obiettivo è chiaro: fare in modo che un&#8217;eventuale <strong>annessione della Cisgiordania</strong> non incontri l&#8217;opposizione degli Stati Uniti e possa, al contrario, contare sul loro sostegno. Il <strong>ritorno degli insediamenti nella Cisgiordania settentrionale</strong> non è che l&#8217;ultimo tassello di una strategia politica costruita da anni, dentro e fuori Israele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-ventanni-dopo-il-disimpegno-di-sharon-tornano-i-coloni-nella-cisgiordania-settentrionale.html">Israele: vent&#8217;anni dopo il disimpegno di Sharon tornano i coloni nella Cisgiordania settentrionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Israele scopre il genocidio degli armeni ma solo per colpire la Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/israele-scopre-il-genocidio-degli-armeni-ma-solo-per-colpire-la-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 07:32:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="armenia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Per decenni Israele ha evitato di riconoscere il genocidio armeno perché la Turchia era un interlocutore importante. Adesso, però...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="armenia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armenia-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il riconoscimento del genocidio armeno da parte di Israele non arriva nel vuoto della storia, ma nel pieno di una crisi politica, militare e diplomatica con la Turchia. Il ministro degli Esteri <strong>Gideon Saar </strong>ha annunciato l’intenzione di portare in governo una risoluzione che, se approvata, finirà poi davanti al Parlamento israeliano. La motivazione ufficiale è alta, quasi solenne: <strong>riconoscere lo sterminio degli armeni come dovere morale e storico.</strong></p>



<p>Il problema è che, in politica internazionale, anche i doveri morali hanno spesso un calendario. <strong>E questo calendario coincide con il crollo dei rapporti tra Gerusalemme e Ankara. </strong>Per decenni Israele ha evitato di riconoscere formalmente il genocidio armeno, non perché mancassero documenti, testimonianze o consapevolezza storica, ma perché la Turchia era un interlocutore troppo importante: ponte verso il mondo musulmano, attore della Nato, partner militare, snodo energetico, potenza regionale capace di pesare sul Mediterraneo orientale, sul Caucaso e sul Medio Oriente.</p>



<p>Oggi quel quadro è saltato. <strong>Erdogan ha trasformato la guerra di Gaza in un terreno di scontro diretto con Netanyahu, accusando Israele di genocidio e paragonando il premier israeliano a Hitler. </strong>Israele risponde colpendo uno dei nervi più sensibili dell’identità nazionale turca: il 1915, le deportazioni, le marce della morte, lo sterminio degli armeni dell’Impero ottomano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il passato che torna nel presente</h2>



<p>Il genocidio armeno cominciò nell’aprile 1915 e proseguì fino ai primi anni Venti. <strong>Circa un milione e mezzo di armeni furono uccisi o lasciati morire attraverso deportazioni, massacri, fame, malattie, </strong>persecuzioni sistematiche e conversioni forzate. La Turchia continua a negare la definizione di genocidio, sostenendo che si trattò di una tragedia legata alla guerra e non di un piano di sterminio.</p>



<p>Ma la questione non è solo storica. È politica. <strong>Ogni riconoscimento internazionale viene percepito da Ankara come un attacco alla legittimità della Repubblica turca </strong>e alla continuità narrativa con il passato ottomano. Per questo la proposta israeliana ha un valore che va molto oltre l’Armenia. È un messaggio alla Turchia: se Ankara usa Gaza per delegittimare Israele, Israele può usare la memoria armena per delegittimare Ankara. È diplomazia, ma è anche rappresaglia simbolica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La contraddizione del Caucaso</h2>



<p>C’è però un punto che rende la mossa israeliana molto meno limpida di quanto appaia. <strong>Israele è stato ed è uno dei principali fornitori di armi dell’Azerbaigian, il Paese che ha combattuto contro l’Armenia </strong>per il Nagorno-Karabakh. Nel 2020 Baku ha riconquistato ampie parti del territorio conteso; nel 2023 l’offensiva azera ha portato all’esodo di circa centomila armeni dal Karabakh.</p>



<p>Qui la retorica morale si scontra con la realtà strategica. Israele riconosce il dolore storico armeno, ma ha armato uno dei principali avversari geopolitici dell’Armenia contemporanea. Non è un dettaglio. È il cuore della contraddizione. Gerusalemme non sta rivedendo davvero la propria politica caucasica. <strong>Sta usando la questione armena come leva contro la Turchia, </strong>senza mettere in discussione i rapporti con Baku. Il motivo è semplice: l’Azerbaigian è utile. È vicino all’Iran, vende energia, compra armi, offre profondità strategica in una regione decisiva. Per Israele, Baku resta un alleato prezioso nella pressione su Teheran e nella competizione per il controllo degli equilibri caucasici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il calcolo militare</h2>



<p>Dal punto di vista militare, la crisi tra Israele e Turchia va letta su tre fronti. <strong>Il primo è Gaza,</strong> dove Ankara si propone come protettrice politica della causa palestinese e tenta di contendere ad altri attori regionali il ruolo di riferimento del mondo sunnita. <strong>Il secondo è la Siria post-Assad, </strong>dove Turchia e Israele hanno interessi divergenti: Ankara vuole profondità strategica, influenza sulle milizie e controllo del confine; Israele vuole impedire che la Siria diventi una piattaforma ostile collegata a Iran, Hezbollah o gruppi islamisti. <strong>Il terzo è il Mediterraneo orientale,</strong> dove gas, basi navali, rotte commerciali e alleanze marittime rendono ogni tensione politica un possibile moltiplicatore militare.</p>



<p>La proposta sul genocidio armeno non cambia da sola gli equilibri militari, ma segnala un deterioramento profondo. Israele e Turchia non sono semplici rivali verbali. Sono due potenze armate, tecnologicamente avanzate, inserite in reti di alleanze complesse e capaci di influenzare teatri che vanno dal Levante al Caucaso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scenario economico</h2>



<p>Sul piano economico, il peggioramento dei rapporti pesa su commercio, energia e industria della difesa. La Turchia è una piattaforma naturale tra Europa, Asia e Medio Oriente. Israele guarda al Mediterraneo orientale come a uno spazio energetico e tecnologico da controllare insieme a Grecia, Cipro e altri partner. Ankara, invece, vuole impedire di essere aggirata nelle rotte del gas e nelle architetture regionali.</p>



<p><strong>In questo senso, il riconoscimento del genocidio armeno diventa anche uno strumento geoeconomico. </strong>Non produce sanzioni, non blocca porti, non chiude corridoi energetici. Ma aumenta il costo politico della cooperazione, irrigidisce le opinioni pubbliche, complica i margini diplomatici e rafforza l’idea che Israele e Turchia siano ormai in campi contrapposti.</p>



<p>Le conseguenze potrebbero vedersi nei contratti militari, nella cooperazione tecnologica indiretta, nei rapporti commerciali e nella competizione per le infrastrutture del Mediterraneo orientale. Non siamo ancora davanti a una rottura irreversibile, ma a una frattura che può diventare strutturale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica della memoria</h2>



<p>La memoria, quando entra nella politica di potenza, smette di essere solo memoria. Diventa pressione, arma, messaggio, ricatto diplomatico. Israele ha sempre saputo che il genocidio armeno era una questione storicamente fondata. <strong>Ha scelto di non riconoscerlo finché la Turchia era utile. </strong>Ora che la Turchia è diventata un avversario politico, quella memoria torna improvvisamente necessaria. Questo non cancella la verità storica dello sterminio armeno. Al contrario, la conferma. Ma mostra quanto la politica internazionale sappia usare anche le tragedie più immense secondo convenienza.</p>



<p>Per l’Armenia, il riconoscimento israeliano sarebbe un successo simbolico importante. <strong>Per la Turchia, una provocazione intollerabile.</strong> Per Israele, uno strumento di pressione contro Erdogan. Per l’Azerbaigian, probabilmente un fastidio controllabile, finché Gerusalemme non toccherà davvero la cooperazione militare con Baku. Ed è proprio qui che si misura la sincerità della svolta israeliana. Riconoscere il genocidio armeno contro la Turchia è facile. Rivedere i rapporti strategici con chi oggi stringe l’Armenia ai margini del Caucaso sarebbe un’altra cosa. Molto più costosa. Molto più vera.</p>
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		<title>Corridoio Ben Gurion, ovvero: unire l&#8217;India all&#8217;Europa e fare di Israele il centro del Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/corridoio-ben-gurion-ovvero-unire-lindia-alleuropa-e-fare-di-israele-il-centro-del-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 04:37:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/haifa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/haifa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/haifa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/haifa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/haifa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/haifa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/haifa-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È il tentativo di ridisegnare il Medio Oriente attorno a Israele, non più come eccezione strategica ma come infrastruttura regionale. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/haifa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/haifa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/haifa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/haifa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/haifa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/haifa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/haifa-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il cosiddetto corridoio Ben Gurion non è soltanto una formula suggestiva. È il nome politico di una visione: trasformare Israele da Stato di frontiera, circondato da ostilità e minacce, <strong>in piattaforma indispensabile del commercio tra India, Golfo Persico, Mediterraneo ed Europa.</strong> Dietro l’espressione usata da Netanyahu c’è soprattutto il progetto noto come <strong>Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa</strong>, cioè una rete di collegamenti marittimi, ferroviari, energetici e digitali destinata a unire l’India ai porti europei passando per Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Giordania e Israele.</p>



<p>La logica è semplice, ma ambiziosa: le merci partono dai porti indiani, raggiungono via mare il Golfo, vengono caricate su treni attraverso la penisola arabica e arrivano fino al Mediterraneo orientale, in particolare ai porti israeliani. Da lì ripartono verso l’Europa. In apparenza è una questione di logistica. In realtà è una questione di potere. Perché chi controlla le rotte controlla i tempi, i costi, le dipendenze, le assicurazioni, la sicurezza dei traffici, i flussi energetici e persino i dati. Il corridoio, infatti, non riguarda solo i contenitori delle merci. <strong>Comprende cavi sottomarini, reti digitali, collegamenti elettrici, infrastrutture energetiche e, in prospettiva, idrogeno e nuove catene industriali.</strong> È il tentativo di costruire una spina dorsale economica alternativa alle rotte tradizionali dominate da Suez, dal Mar Rosso e dagli stretti strategici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’idea politica di Netanyahu</h2>



<p>Netanyahu ha presentato questo progetto come il simbolo di un nuovo Medio Oriente: non più soltanto guerre, confini e ostilità, ma integrazione economica, normalizzazione araba con Israele, collegamenti commerciali e cooperazione tecnologica. <strong>È una visione coerente con gli Accordi di Abramo </strong>e con il tentativo, mai concluso, di portare anche l’Arabia Saudita dentro un’intesa strategica con Israele. Qui sta il cuore politico del corridoio. <strong>Se Arabia Saudita, Giordania e Israele diventano parti della stessa infrastruttura commerciale,</strong> allora la normalizzazione non è più soltanto una firma diplomatica. Diventa ferrovia, porto, dogana, investimento, assicurazione, sicurezza comune. È molto più difficile rompere un rapporto quando su quel rapporto viaggiano merci, energia, denaro e tecnologia.</p>



<p>Per Israele sarebbe una trasformazione storica. Da Paese percepito da molti attori regionali come corpo estraneo, diventerebbe <strong>una cerniera indispensabile fra Asia e Mediterraneo. </strong>Non più soltanto potenza militare e tecnologica, ma nodo geoeconomico. Non più soltanto alleato degli Stati Uniti, ma passaggio obbligato per una parte della connettività tra Oriente e Occidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida a Suez e alla Cina</h2>



<p>Il corridoio Ben Gurion va letto anche come risposta indiretta a due grandi fragilità dell’Occidente. <strong>La prima è la dipendenza dal Canale di Suez e dal Mar Rosso.</strong> La crisi degli attacchi Houthi ha mostrato quanto basti poco per destabilizzare una delle arterie principali del commercio mondiale. Navi deviate, costi assicurativi più alti, tempi di consegna più lunghi, inflazione logistica: tutto questo dimostra che la globalizzazione non è un sistema astratto, ma una rete vulnerabile di passaggi obbligati.</p>



<p><strong>La seconda fragilità riguarda la Cina. </strong>Pechino da anni costruisce porti, ferrovie, zone industriali, reti digitali e infrastrutture strategiche attraverso la Nuova Via della Seta. Il corridoio India-Medio Oriente-Europa è la risposta occidentale e indiana a quella strategia. <strong>Non cancella la potenza cinese, ma prova a creare un’alternativa. </strong>E soprattutto offre all’India una proiezione verso il Mediterraneo e l’Europa, sottraendola almeno in parte alla pressione continentale della Cina e alla dipendenza dalle rotte dominate da altri.</p>



<p>In questo senso il corridoio non è solo commerciale. È una mappa geopolitica. Da una parte India, Emirati, Arabia Saudita, Israele, Europa e Stati Uniti. Dall’altra la crescente influenza cinese sulle infrastrutture eurasiatiche e africane. In mezzo, i Paesi arabi del Golfo, che cercano di non essere satelliti di nessuno e di trasformare la propria ricchezza energetica in potere logistico, finanziario e tecnologico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo palestinese e la guerra di Gaza</h2>



<p>La grande debolezza del progetto è però evidente: <strong>esso presuppone una stabilità regionale che oggi non esiste.</strong> Dopo il 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza, l’idea di una piena normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita è diventata molto più difficile. Per Riad, legarsi apertamente a Israele senza una soluzione credibile per i palestinesi significherebbe esporsi a un costo politico enorme nel mondo arabo e islamico.</p>



<p>Ed è qui che il corridoio mostra la sua contraddizione. <strong>Vuole costruire una geografia della pace economica sopra una geografia della guerra politica.</strong> Vuole far passare treni, merci e cavi mentre Gaza resta distrutta, la Cisgiordania esplosiva, Hezbollah armato al Nord, l’Iran ostile e il Mar Rosso insicuro. Può l’economia precedere la politica? Può un’infrastruttura creare stabilità dove la diplomazia non riesce? È questa la scommessa di Netanyahu. Ma è anche il suo limite.</p>



<p>La questione palestinese, che molti volevano archiviare come problema secondario, è tornata al centro. Senza una cornice politica minima, ogni corridoio rischia di restare un disegno sulla carta. Le infrastrutture hanno bisogno di sicurezza, ma la sicurezza non nasce solo dai missili, dai droni e dai servizi segreti. Nasce anche dalla legittimità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Valutazione strategico-militare</h2>



<p>Dal punto di vista militare, il corridoio sarebbe un’infrastruttura estremamente sensibile. Porti israeliani, linee ferroviarie in Giordania e Arabia Saudita, terminali nel Golfo, cavi sottomarini, reti elettriche e snodi digitali diventerebbero obiettivi naturali per ogni attore intenzionato a colpire Israele o gli interessi occidentali.</p>



<p><strong>L’Iran potrebbe esercitare pressione indiretta attraverso alleati e milizie. </strong>Gli Houthi possono minacciare il Mar Rosso. Hezbollah può colpire il Nord di Israele. Milizie irachene o gruppi ostili potrebbero sabotare infrastrutture terrestri. La stessa protezione del traffico marittimo richiederebbe una presenza militare costante, con costi elevati e rischio di escalation.</p>



<p><strong>Per questo il corridoio non può essere separato dalla dimensione della sicurezza.</strong> Non basta costruire una ferrovia. Bisogna difenderla. Non basta posare un cavo. Bisogna garantirne l’integrità. Non basta aprire un porto. Bisogna renderlo credibile agli occhi di compagnie, assicuratori, investitori e governi. In una regione attraversata da guerre ibride, droni, missili, sabotaggi e milizie, la logistica è già strategia militare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari economici e geoeconomici</h2>



<p>Se realizzato, il corridoio potrebbe ridurre tempi di trasporto tra India ed Europa, diversificare le rotte, rafforzare i porti del Golfo e del Mediterraneo orientale, attrarre investimenti infrastrutturali e creare nuove catene del valore. Gli Emirati consoliderebbero il loro ruolo di piattaforma commerciale globale. L’Arabia Saudita darebbe sostanza alla propria strategia di diversificazione economica. Israele diventerebbe un nodo logistico mediterraneo. L’India avrebbe un accesso più rapido e politicamente protetto ai mercati europei. L’Europa otterrebbe una rotta alternativa in un mondo sempre meno sicuro.</p>



<p>Ma esiste anche uno scenario opposto. Se la guerra a Gaza continua, se la tensione con l’Iran cresce, se il Mar Rosso resta instabile e se la normalizzazione saudita-israeliana rimane congelata, <strong>il corridoio rischia di trasformarsi in un grande progetto annunciato e mai compiuto.</strong> Un’infrastruttura può nascere solo dove il capitale ritiene accettabile il rischio. E oggi il rischio mediorientale è altissimo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fantasma del canale Ben Gurion</h2>



<p>Bisogna infine distinguere il corridoio dal vecchio progetto del canale Ben Gurion. Quest’ultimo era l’idea, periodicamente evocata, di costruire un canale alternativo a Suez attraverso il territorio israeliano, collegando il Mar Rosso al Mediterraneo. Si tratta di un progetto diverso, molto più radicale, costoso e problematico dal punto di vista tecnico, ambientale e politico.</p>



<p>Il corridoio di cui parla Netanyahu è invece una rete di trasporto combinato: mare, ferrovia, porti, energia e digitale. Non sostituisce direttamente Suez, ma prova ad aggirarne almeno in parte la centralità. Non è un canale scavato nel deserto, ma una piattaforma geoeconomica costruita su alleanze politiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera posta in gioco</h2>



<p>Il corridoio Ben Gurion è quindi molto più di una rotta commerciale. <strong>È il tentativo di ridisegnare il Medio Oriente attorno a Israele,</strong> non più come eccezione strategica ma come infrastruttura regionale. È una risposta alla Cina, una scommessa sull’India, uno strumento americano per riorganizzare il proprio sistema di alleanze, una promessa economica per il Golfo e una possibile via di accesso per l’Europa a nuove catene commerciali ed energetiche.</p>



<p>Ma è anche un progetto sospeso sopra una faglia. <strong>La faglia palestinese, la rivalità con l’Iran, la guerra del Mar Rosso, la fragilità giordana, l’ambiguità saudita, la concorrenza cinese, la prudenza europea. </strong>Netanyahu lo presenta come il futuro. La realtà lo costringe a fare i conti con il presente: un Medio Oriente dove le infrastrutture possono unire, ma anche diventare bersagli; dove la geoeconomia promette integrazione, ma la geopolitica continua a produrre fratture; dove ogni corridoio di pace deve attraversare, prima di tutto, un campo minato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/corridoio-ben-gurion-ovvero-unire-lindia-alleuropa-e-fare-di-israele-il-centro-del-medio-oriente.html">Corridoio Ben Gurion, ovvero: unire l&#8217;India all&#8217;Europa e fare di Israele il centro del Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Immunità totale, contractor e diritto al sequestro: il Board of Peace di Trump per Gaza è un mostro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/immunita-totale-contractor-e-diritto-al-sequestro-il-board-of-peace-di-trump-per-gaza-e-un-mostro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 04:37:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="893" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628225337704_af53bab75b187b1f814fd9edf8b339e6-e1782680304543.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump Boards of Peace" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628225337704_af53bab75b187b1f814fd9edf8b339e6-e1782680304543.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628225337704_af53bab75b187b1f814fd9edf8b339e6-e1782680304543-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628225337704_af53bab75b187b1f814fd9edf8b339e6-e1782680304543-1024x476.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628225337704_af53bab75b187b1f814fd9edf8b339e6-e1782680304543-768x357.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628225337704_af53bab75b187b1f814fd9edf8b339e6-e1782680304543-1536x714.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628225337704_af53bab75b187b1f814fd9edf8b339e6-e1782680304543-600x279.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La bozza del Board of Peace voluto da Trump per Gaza prevede un'immunità legale totale, eludendo qualsiasi controllo giudiziario esterno</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/immunita-totale-contractor-e-diritto-al-sequestro-il-board-of-peace-di-trump-per-gaza-e-un-mostro.html">Immunità totale, contractor e diritto al sequestro: il Board of Peace di Trump per Gaza è un mostro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="893" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628225337704_af53bab75b187b1f814fd9edf8b339e6-e1782680304543.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump Boards of Peace" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628225337704_af53bab75b187b1f814fd9edf8b339e6-e1782680304543.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628225337704_af53bab75b187b1f814fd9edf8b339e6-e1782680304543-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628225337704_af53bab75b187b1f814fd9edf8b339e6-e1782680304543-1024x476.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628225337704_af53bab75b187b1f814fd9edf8b339e6-e1782680304543-768x357.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628225337704_af53bab75b187b1f814fd9edf8b339e6-e1782680304543-1536x714.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628225337704_af53bab75b187b1f814fd9edf8b339e6-e1782680304543-600x279.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le bozze di un <a href="https://www.theguardian.com/law/2026/jun/27/board-of-peace-legal-immunity-un" type="link" id="https://www.theguardian.com/law/2026/jun/27/board-of-peace-legal-immunity-un">documento riservato ottenuto dal <em>Guardian</em></a> rivelano che il cosiddetto <em>Board of Peace</em> voluto da Donald Trump per governare la Striscia di Gaza sta progettando di concedersi un’immunità legale talmente ampia da sollevare serie preoccupazioni tra gli esperti di diritto internazionale. La risoluzione, intitolata <em><strong>RESOLUTION NO 2026/3</strong></em> e classificata come «sensibile ma non riservata», estenderebbe la protezione non solo ai membri del consiglio, <strong>ma anche a tutto il personale militare internazionale, ai contractor e ai tecnici palestinesi che opereranno sotto la sua egida</strong>.</p>



<p>Secondo quanto ricostruito dal&nbsp;<em>Guardian</em>, il testo definisce l’immunità come la facoltà di sottrarsi a «qualsiasi arresto, detenzione o procedimento legale presso i tribunali o altre entità a Gaza». Il presidente Trump, in qualità di presidente del Board, avrebbe il <strong>potere di revocare l’immunità a singoli individui</strong>, ma solo con il sostegno della maggioranza del consiglio esecutivo<a href="https://www.theguardian.com/law/2026/jun/27/board-of-peace-legal-immunity-un" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Un meccanismo che, di fatto, mette l’intera operazione al riparo da qualsiasi forma di controllo giudiziario esterno. A comporre il ristretto esecutivo di sette membri figurano nomi di primo piano dell’amministrazione Trump: il genero <strong>Jared Kushner</strong>, l’inviato speciale <strong>Steve Witkoff</strong>, la capo di gabinetto <strong>Susie Wiles</strong> e il consigliere per la sicurezza nazionale Marco Rubio. Un consiglio d’amministrazione che ha già sollevato polemiche per la sua composizione, <a href="https://it.insideover.com/guerra/lo-stralunato-tragico-board-of-peace-di-gaza.html" type="link" id="https://it.insideover.com/guerra/lo-stralunato-tragico-board-of-peace-di-gaza.html">definito anche sulle colonne di <em>Piccole Note</em> «stralunato e tragico»</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Immunità e sequestro di beni: i due volti della risoluzione</strong></h2>



<p>La bozza <strong>non si limita a proteggere i membri del Board da azioni legali</strong>. Un passaggio decisamente controverso prevede che all’organizzazione vengano forniti «gratuitamente» locali e strutture pubbliche necessari per lo svolgimento della missione<a href="https://www.theguardian.com/law/2026/jun/27/board-of-peace-legal-immunity-un" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Un’espressione che, secondo gli avvocati consultati dal&nbsp;<em>Guardian</em>, potrebbe aprire la strada alla confisca illegale di proprietà palestinesi<a href="https://www.theguardian.com/law/2026/jun/27/board-of-peace-legal-immunity-un" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<p>«Stanno essenzialmente dicendo che non esiste alcun controllo esterno, incluso il diritto internazionale applicabile all’occupazione», ha dichiarato al&nbsp;<em>Guardian</em>&nbsp;<strong>Noura Erakat</strong>, professoressa di diritto internazionale alla Rutgers University<a href="https://www.theguardian.com/law/2026/jun/27/board-of-peace-legal-immunity-un" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. «Stanno creando un sistema legale a sé stante». </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Leaked documents re the sham “Board of Peace” show it granting sweeping immunity to itself &amp; the right to seize public property. A group of private indivuduals are looting Palestinians in broad daylight. <a href="https://x.com/hashtag/Genocide?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Genocide</a> should be punished, not profitable <a href="https://x.com/hashtag/Gaza?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Gaza</a><a href="https://t.co/DcXKQRdRav">https://t.co/DcXKQRdRav</a></p>&mdash; Noura Erakat (@4noura) <a href="https://x.com/4noura/status/2070863404437209110?ref_src=twsrc%5Etfw">June 27, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>L’assenza di un&nbsp;<em>status of forces agreement</em>&nbsp;– un accordo che definisce lo status giuridico delle forze militari straniere – rende la situazione ancora più opaca. A differenza di <strong>Iraq</strong> e <strong>Afghanistan</strong>, dove simili intese erano in vigore, per Gaza non esiste un quadro di riferimento chiaro<a href="https://www.theguardian.com/law/2026/jun/27/board-of-peace-legal-immunity-un" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Il risultato, temono gli esperti, è che il <strong>Board potrebbe agire in un vuoto normativo</strong>, ripetendo gli errori del passato: abusi, morti di civili e episodi di corruzione che hanno macchiato le ricostruzioni guidate da contractor americani come Blackwater e KBR. </p>



<p>Interpellato dal <em>Guardian</em>, il <strong>Board of Peace</strong> ha respinto le accuse, definendo «errata e fuorviante» qualsiasi ipotesi secondo cui il processo sarebbe finalizzato a creare illegalità o impunità<a href="https://www.theguardian.com/law/2026/jun/27/board-of-peace-legal-immunity-un" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Un portavoce ha assicurato che «tutto il personale, i contractor e le entità partecipanti seguiranno le leggi applicabili e opereranno sotto chiari meccanismi di supervisione e responsabilità». Tuttavia, non ha fornito dettagli su quali sarebbero questi meccanismi.</p>



<p>Come hanno osservato Mimi Syed e Alexander Smith su <em><a href="https://responsiblestatecraft.org/gaza-board-of-peace/" type="link" id="https://responsiblestatecraft.org/gaza-board-of-peace/">Responsible Statecraft</a></em>, il rischio che il &#8220;Board of Peace&#8221; dell&#8217;amministrazione Trump stia di fatto affidando la gestione di Gaza a contractor privati, <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cj01jr13277o" type="link" id="https://www.bbc.com/news/articles/cj01jr13277o">replicando il fallimentare modello della Gaza Humanitarian Foundation (Ghf)</a>, è assolutamente concreto. Questo approccio ha già dimostrato di essere devastante per Gaza: <strong>la privatizzazione e la militarizzazione degli aiuti,</strong> con società come che cercano di trarre profitto dalla ricostruzione, rende il tutto piuttosto opaco. Di conseguenza, il sistema di assistenza cessa di essere imparziale e basato sui bisogni, trasformandosi in uno strumento di controllo che ha portato a una distribuzione geograficamente iniqua degli aiuti e a un&#8217;aggravarsi della sofferenza della popolazione. Ma anziché fare tesoro degli errori del passato, l&#8217;amministrazione Usa sta ripetendo lo stesso schema, sostituendo gli attori umanitari indipendenti con <strong>sistemi militarizzati e orientati al profitto</strong>. Un affare per pochi. </p>



<p>Dopotutto, cosa ci si può aspettare da un <em><strong>Executive Board</strong></em> nel quale figurano personaggi che il Medio Oriente lo hanno destabilizzato e gettato nel caos, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-piano-di-tony-blair-per-governare-gaza-con-i-milionari-e-senza-i-palestinesi.html" type="link" id="https://it.insideover.com/politica/il-piano-di-tony-blair-per-governare-gaza-con-i-milionari-e-senza-i-palestinesi.html">provocando centinaia di migliaia di morti, come l&#8217;ex premier britannico <strong>Tony Blair</strong></a>? Un personaggio che oggi va in giro per il mondo a fare consulenze dopo aver provocato, insieme a <strong>George W. Bush</strong>, una guerra basata su delle menzogne come quella dell&#8217;Iraq del 2003 (le tristemente note armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, mai trovate, <em>ndr</em>). <strong><em>Non è preconcetto, è semplice realismo: il Boards of Peace è un mostro politico-giuridico senza Nomos</em></strong>. </p>



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<p></p>
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		<title>Dalla Bosnia alla Siria: Turchia-Israele, la sfida infinita</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dalla-bosnia-alla-siria-turchia-israele-la-sfida-infinita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 16:32:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La sfida geopolitica tra Israele e Turchia prosegue apertamente, e mentre Ankara e Tel Aviv alzano il livello dello scontro retorico, Recep Tayyip Erdogan e Benjamin Netanyahu muovono le rispettive pedine per consolidare le proprie posizioni strategiche. Nel quadro del riassetto del Medio Oriente, la rotta di collisione tra due delle maggiori potenze regionali sembra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-bosnia-alla-siria-turchia-israele-la-sfida-infinita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-bosnia-alla-siria-turchia-israele-la-sfida-infinita.html">Dalla Bosnia alla Siria: Turchia-Israele, la sfida infinita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/turchia-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La <strong>sfida geopolitica tra Israele e Turchia</strong> prosegue apertamente, e mentre Ankara e Tel Aviv alzano il livello dello scontro retorico, <strong>Recep Tayyip Erdogan e Benjamin Netanyahu</strong> muovono le rispettive pedine per consolidare le proprie posizioni strategiche. Nel quadro del riassetto del Medio Oriente, la rotta di collisione tra due delle maggiori potenze regionali sembra essere indirizzata e, anche se l&#8217;ipotesi di un conflitto aperto tra Ankara e Tel Aviv appare remoto e frenato da diverse questioni come il comune legame strategico con gli Usa, sicuramente è ormai a viso aperto in corso una <strong>partita di potere</strong> che tocca un arco di crisi esteso dal Corno d&#8217;Africa all&#8217;Europa orientale.</p>



<p>Le ultime settimane hanno conosciuto un climax ascendente. Nei giorni scorsi si sono aggiunti tre elementi chiave. Primo: nuove incursioni israeliane in Siria nell&#8217;area di Tel Abu Qubais, con l&#8217;obiettivo di creare una zona di sicurezza a Sud nel Paese guidato da Ahmad al-Sharaa, stretto alleato e protegé dei turchi che ne hanno sostenuto l&#8217;ascesa a Damasco durante la caduta di Bashar al-Assad a fine 2024. Secondo tema: la svolta di <strong>Erdogan sul Libano, che Ankara ha inserito nel suo perimetro di sicurezza</strong>.</p>



<p>Criticando i raid israeliani dopo la firma del cessate il fuoco Usa-Iran e contestando l&#8217;ambizione di Tel Aviv di espandersi in Libano, Erdogan ha dichiarato che la sicurezza della Turchia passa da Beirut. &#8220;Ankara sospetta che l&#8217;influenza israeliana sia stata alla base dello storico accordo di delimitazione marittima siglato dal Libano con Cipro nel novembre 2025, che apre la strada alla potenziale esplorazione di giacimenti di gas offshore e alla cooperazione energetica nel Mediterraneo&#8221;,<a href="https://www.rfi.fr/en/podcasts/international-report/20260620-lebanon-becomes-latest-battleground-in-turkish-israeli-tensions"> nota Rfi. </a>Per la Turchia, un Libano egemonizzato da Israele amplierebbe il cordone sanitario regionale. </p>



<p><strong>Israele ha rilanciato nei Balcani</strong><a href="https://www.agenzianova.com/a/6a3a0e3564bf08.52785119/7527549/2026-06-22/bosnia-israele-stampa-bosniaca-cvijanovic-partecipa-a-incontri-ufficiali-con-bandiera-serba">: Zeljka Cvijanović, </a>membro serbo della presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina, ha visitato Israele incontrando Netanyahu e il ministro degli Esteri Gideon Sa&#8217;ar utilizzando, negli incontri, solo la bandiera della Repubblica Srpska che rappresenta. Rinfocolando retoricamente il separatismo dei serbo-bosniaci, ritenuto a lungo un fattore di instabilità potenziale in un&#8217;area di pertinenza strategica per la Turchia ove Israele conta già una solida alleanza con la Grecia, rivale di Ankara, e corteggia l&#8217;Albania, altro Paese spesso vicino a Ankara sul piano geopolitico.</p>



<p>Il leader storico dei serbo-bosniaci, <a href="https://www.jpost.com/israel-news/article-885647">Milorad Dodik, ha detto al Jerusalem Post che la Srpska è &#8220;l&#8217;Israele dei Balcani&#8221;.</a> Una mossa che lascia presagire nuovi rafforzamenti politici dei rapporti bilaterali. La tentazione di Israele di soffiare sui fuochi separatisti in funzione anti-turca non è nuova: si è vista anche in<a href="https://it.insideover.com/politica/a-gerusalemme-apre-lambasciata-del-somaliland-israele-punta-sul-corno-dafrica-e-sul-mar-rosso.html" type="post" id="520598"> <strong>Somaliland, Paese che di recente ha aperto la sua ambasciata a Gerusalemme</strong></a> in sfida aperta al governo centrale della Somalia sostenuto da Ankara che attraverso Mogadiscio si proietta oltre il Mar Rosso e sull&#8217;Oceano Indiano. Tutto lascia presagire che <strong>Israele e Turchia stiano preparando una rete di pesi e contrappesi</strong> capaci di fungere da leva nei propri confronti e poteri frenanti verso gli avversari in caso di futuro peggioramento del quadro multilaterale. Potenze con volontà egemoniche, guidate da leader spregiudicati e in cerca di alleati e satelliti, Ankara e Tel Aviv sanno che l&#8217;ora di una qualche forma di scontro potrebbe avvicinarsi. E non vogliono lasciare nulla di intentato per costruirsi le reti necessarie a premunirsi da ogni minaccia.</p>
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		<title>Commissione Onu: &#8220;Israele spara deliberatamente sui bambini di Gaza, è genocidio&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/commissione-onu-israele-ha-deliberatamente-preso-di-mira-i-bambini-di-gaza-e-genocidio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 07:47:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=521340</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260624091101189_d5dd4231eb099d1b667ee6f2d686cadc-e1782285121342.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza Onu" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260624091101189_d5dd4231eb099d1b667ee6f2d686cadc-e1782285121342.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260624091101189_d5dd4231eb099d1b667ee6f2d686cadc-e1782285121342-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260624091101189_d5dd4231eb099d1b667ee6f2d686cadc-e1782285121342-1024x563.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260624091101189_d5dd4231eb099d1b667ee6f2d686cadc-e1782285121342-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260624091101189_d5dd4231eb099d1b667ee6f2d686cadc-e1782285121342-1536x845.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260624091101189_d5dd4231eb099d1b667ee6f2d686cadc-e1782285121342-600x330.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Commissione d'inchiesta dell'ONU accusa Israele di aver deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi a Gaza e Cisgiordania: è genocidio</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/commissione-onu-israele-ha-deliberatamente-preso-di-mira-i-bambini-di-gaza-e-genocidio.html">Commissione Onu: &#8220;Israele spara deliberatamente sui bambini di Gaza, è genocidio&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260624091101189_d5dd4231eb099d1b667ee6f2d686cadc-e1782285121342.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza Onu" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260624091101189_d5dd4231eb099d1b667ee6f2d686cadc-e1782285121342.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260624091101189_d5dd4231eb099d1b667ee6f2d686cadc-e1782285121342-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260624091101189_d5dd4231eb099d1b667ee6f2d686cadc-e1782285121342-1024x563.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260624091101189_d5dd4231eb099d1b667ee6f2d686cadc-e1782285121342-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260624091101189_d5dd4231eb099d1b667ee6f2d686cadc-e1782285121342-1536x845.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260624091101189_d5dd4231eb099d1b667ee6f2d686cadc-e1782285121342-600x330.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una commissione d’inchiesta internazionale del <strong>Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite</strong> <a href="https://news.un.org/fr/story/2026/06/1159046" type="link" id="https://news.un.org/fr/story/2026/06/1159046">ha pubblicato un nuovo, sconvolgente, report</a>, nel quale accusa apertamente Israele di aver deliberatamente <a href="http://chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.ohchr.org/sites/default/files/documents/hrbodies/hrcouncil/sessions-regular/session62/a-hrc-62-crp-2.pdf" type="link" id="chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.ohchr.org/sites/default/files/documents/hrbodies/hrcouncil/sessions-regular/session62/a-hrc-62-crp-2.pdf">preso di mira i bambini palestinesi nella Striscia di Gaza, denunciando ancora una volta il «genocidio» in corso</a>, ma anche evidenziando i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra nella Striscia, oltre a rilevare <strong>crimini di guerra anche in Cisgiordania</strong>. </p>



<p>Il rapporto, intitolato&nbsp;<em>«L’essenza dell’infanzia è stata distrutta: il deliberato attacco di Israele contro i bambini palestinesi nel Territorio Palestinese Occupato dal 7 ottobre 2023</em>», arriva a poche settimane da un precedente documento – risalente allo scorso settembre – in cui la stessa commissione aveva già concluso che le autorità e le forze di sicurezza israeliane avevano commesso «quattro dei cinque atti tipici del genocidio» <a href="https://thewire.in/rights/un-inquiry-gaza-genocide-deliberate-targeting-of-children" type="link" id="https://thewire.in/rights/un-inquiry-gaza-genocide-deliberate-targeting-of-children">definiti dalla Convenzione del 1948</a>, con buona pace di chi continua &#8211; nonostante le evidenze &#8211; a <a href="https://it.insideover.com/guerra/amici-di-israele-basta-alibi-a-gaza-e-genocidio-e-lancet-ci-spiega-perche.html" type="link" id="https://it.insideover.com/guerra/amici-di-israele-basta-alibi-a-gaza-e-genocidio-e-lancet-ci-spiega-perche.html">negare la drammatica realtà dei fatti</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Commissione Onu inchioda Israele</h2>



<p>Ora la Commissione internazionale e indipendente d’inchiesta sui Territori palestinesi occupati e su Israele, istituita nel 2021 dal Consiglio per i diritti umani, va oltre: secondo gli investigatori, il <strong>prendere di mira deliberatamente i bambini è uno degli elementi chiave per stabilire l’intenzione genocida</strong> delle autorità e delle forze di sicurezza israeliane di distruggere il gruppo palestinese, nella sua totalità o in parte, a Gaza. </p>



<p><a href="http://chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.ohchr.org/sites/default/files/documents/hrbodies/hrcouncil/sessions-regular/session62/a-hrc-62-crp-2.pdf"><strong>SCARICA IL RAPPORTO</strong></a></p>



<p>«Le prove mostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane», ha dichiarato <strong>Srinivasan Muralidhar</strong>, presidente della Commissione, sottolineando come anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 i bambini continuino a essere uccisi e gravemente feriti, con il perdurare del disprezzo di Israele nei confronti della tregua e della protezione dovuta ai minori in base al diritto internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I numeri del genocidio</h2>



<p>I numeri contenuti nel rapporto sono sconvolgenti. Nei primi due anni di guerra almeno <strong>20.179 bambini sono stati uccisi</strong> e 44.143 feriti nella <strong>Striscia di Gaza</strong>, rappresentando <strong>circa il 30% di tutte le vittime</strong>. Tra questi, <strong>almeno 5.031 avevano meno di 5 anni</strong>, di cui circa 1.029 neonati sotto l’anno di età. </p>



<p>In Cisgiordania e Gerusalemme Est, nello stesso periodo, sono stati uccisi 213 minori palestinesi. <a href="https://www.unicef.org/press-releases/deadly-violence-continues-claim-childrens-lives-across-gaza-and-west-bank" type="link" id="https://www.unicef.org/press-releases/deadly-violence-continues-claim-childrens-lives-across-gaza-and-west-bank">L’Unicef ha aggiunto che dal cessate il fuoco di ottobre 2025 sono stati uccisi oltre 260 bambini, uno al giorno</a>. Il rapporto documenta come le forze israeliane abbiano <strong>attaccato i bambini con armi di precisione</strong> – colpi di cecchino, droni armati – e con armi ad alto impatto su edifici residenziali, scuole e campi profughi affollati. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Alcuni esempi terribili della strage di bambini</h2>



<p>La commissione ha verificato in modo indipendente una <strong>serie di casi che restituiscono l’orrore di ciò che sta accadendo</strong>. C’è la storia di <strong>Hind Rajab</strong>, una bambina di 5 o 6 anni, e della sua famiglia – sette persone – uccisi a Gaza City il 29 gennaio 2024, insieme a due paramedici. Hind rimase al telefono con i soccorritori per ore, intrappolata in un’auto tra i corpi dei parenti morti. C’è il caso di un ragazzo di 15 anni colpito al piede mentre sventolava un panno bianco durante un’evacuazione a Khan Younis, il 24 gennaio 2024, poi raggiunto da altri due colpi alla schiena e al collo mentre cercava di rialzarsi. E ancora, un neonato di 10 giorni colpito alla testa da un fucile montato su un drone mentre veniva allattato in una tenda al campo di Nuseirat, il 12 aprile 2024, sopravvissuto con danni cerebrali e crisi epilettiche.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">I have been reading the new UN report about how Israel has been targeting children in Gaza. There are no words to describe how awful it is. Here are some of the worst examples: <br><br>1) Hind Rajab and family, Tel al-Hawa, Gaza City, 29 Jan 2024. Named. A family of seven plus two…</p>&mdash; Shaiel Ben-Ephraim (@academic_la) <a href="https://x.com/academic_la/status/2069584114618105983?ref_src=twsrc%5Etfw">June 24, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Il rapporto cita anche la vicenda di<strong> Jadallah &#8220;Jad&#8221; Jadallah, 14 anni, ucciso a bruciapelo</strong> a Tubas il 16 novembre 2025 e lasciato a sanguinare per circa 45 minuti mentre circa 14 soldati gli stavano intorno, con uno che gli ha ripreso il cappello e un altro che ha messo una pietra accanto al corpo per simulare una scusa. C’è Layla al-Khatib, una bambina di 2 anni colpita alla nuca durante la cena a casa sua il 25 gennaio 2025 in Cisgiordania, con quattro proiettili sparati attraverso la finestra del soggiorno. E poi Walid Ahmad, 17 anni, morto il 22 marzo 2025 nel carcere di Megiddo per fame, deperimento muscolare, colite non curata e scabbia – il primo minore palestinese a morire in custodia israeliana dall’ottobre 2023. ù</p>



<p>La commissione ha inoltre verificato <strong>il caso di quattro neonati all’ospedale pediatrico Al-Nasr</strong>, nel novembre 2023, trovati in decomposizione ancora attaccati a macchine per il supporto vitale dopo che il personale era stato costretto a evacuare senza poterli spostare, e di almeno 15 neonati morti di ipotermia tra dicembre 2024 e febbraio 2025, tra cui una bambina di un giorno. Non mancano le denunce di violenza sessuale in detenzione, con ragazzi palestinesi spogliati e filmati pubblicamente durante arresti di massa, e due cugini di 7 e 13 anni denudati sotto la minaccia delle armi a Jenin.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tel Aviv respinge le accuse ma la Commissione chiede di incriminare i colpevoli</h2>



<p>Le conseguenze, sottolinea il rapporto, vanno ben oltre le vittime dirette. I bambini sopravvissuti soffrono di «<strong>ferite fisiche e psicologiche gravi, traumi collettivi, separazione, disabilità, spostamenti ripetuti, fame e crollo dei sistemi educativi e sanitari</strong>» che – scrive la Commissione – «hanno annientato l’infanzia di questi bambini e continueranno a segnarli per tutta la vita a Gaza». Gli investigatori denunciano anche gli attacchi di Tel Aviv ai <strong>servizi di maternità e neonatologia</strong>, che ha causato un aumento di aborti spontanei e complicazioni alla nascita, e accusano il blocco imposto a Gaza di aver provocato una carestia che ha contribuito alla morte di bambini e al degrado della loro salute. </p>



<p>«Prendendo di mira i bambini, Israele mina le fondamenta della società palestinese, indebolisce la vitalità demografica e la capacità complessiva del popolo palestinese di <strong>preservare ed esercitare il suo diritto a determinare il proprio futuro come popolo</strong>», si legge nel rapporto. O, come ha sintetizzato il presidente Muralidhar: «Attaccando i bambini, Israele sta attaccando la stessa capacità del popolo palestinese di esistere e di determinare il proprio futuro».</p>



<p>Israele ha respinto con forza le conclusioni, definendo il rapporto «una farsa calunniosa» e «un pezzo di propaganda oltraggioso come i precedenti», accusando la commissione di <strong>passare sotto silenzio le brutali tattiche di Hamas</strong>, che attacca senza pietà i bambini israeliani e usa i bambini palestinesi come scudi umani. La missione israeliana a Ginevra ha inoltre affermato che la commissione manca di qualsiasi meccanismo di verifica credibile per le sue affermazioni.</p>



<p>La Commissione d’inchiesta, tuttavia, <strong>chiede a Tel Aviv di porre fine alle violazioni e ai crimini</strong>. Ha identificato unità militari specifiche coinvolte – tra cui la <strong>Brigata Kfir</strong>, la 401ª Brigata Corazzata, Shayetet 13, l’unità Duvdevan e l’unità multidimensionale – e formula raccomandazioni a Israele e a tutti gli Stati membri affinché gli autori di questi crimini rispondano delle loro azioni. «Anche se le bombe e le armi dovessero tacere a Gaza e in Cisgiordania, i bambini palestinesi non si riprenderanno dall’oggi al domani», ha avvertito Muralidhar. «La distruzione della loro salute, istruzione e sviluppo è irreversibile». </p>



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