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Cronaca

“Hussam Abu Safiya sta morendo”: l’allarme per il pediatra di Gaza incarcerato ingiustamente da Israele

Il dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell'ospedale Kamal Adwan, è in pericolo di vita nel carcere israeliano dove è detenuto ingiustamente
Abu Safiya

Il dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza, è in pericolo di vita nel carcere israeliano in cui è detenuto ingiustamente dal dicembre 2024. A lanciare l’allarme è l’organizzazione israeliana Physicians for Human Rights, che dopo l’ultima visita dell’avvocato Nasser Odeh al suo assistito ha denunciato un drammatico deterioramento delle condizioni fisiche e psicologiche del medico-pediatra di 52 anni. Condizioni che su InsideOver abbiamo denunciato in tempi non sospetti.

«Non è più la stessa persona»

L’avvocato Odeh ha potuto visitare Abu Safiya lo scorso 2 luglio presso il centro di detenzione sotterraneo “Rakefet”, all’interno del carcere di Nitzan, dove il medico era stato trasferito il 24 giugno. Quella che ha visto, ha dichiarato, è stata una scena agghiacciante. «Non era la stessa persona che avevo incontrato in precedenza», ha affermato Odeh.

Abu Safiya è stato condotto al colloquio con mani e piedi ammanettati, scortato da guardie carcerarie incappucciate. Presentava ferite fresche e gravi ecchimosi diffuse su testa, occhi, orecchie e collo, al punto che l’avvocato ha faticato a riconoscerlo. Il medico faticava a respirare, appariva estremamente debole, incapace di restare seduto senza cadere, e in diverse occasioni è sembrato sul punto di perdere conoscenza, ha raccontato l’avvocato.

Secondo quanto riferito da Odeh, Abu Safiya ha raccontato di essere stato sottoposto a percosse quotidiane dal momento del trasferimento a Nitzan, senza ricevere cure mediche adeguate nonostante i ripetuti episodi di perdita di coscienza. Le parole che il medico avrebbe rivolto al suo legale sono un grido disperato: «Questa è l’ultima volta che mi vedrai… Mi hanno portato qui per uccidermi. Non credo di sopravvivere. Questa è la fine».

La detenzione senza accuse (e senza prove)

Abu Safiya è stato arrestato dalle forze israeliane il 27 dicembre 2024, durante l’assalto finale all’ospedale Kamal Adwan, l’ultimo grande nosocomio ancora in funzione nel nord della Striscia. La sua cattura è stata immortalata da una fotografia diventata simbolo della guerra: il medico, in camice bianco, che cammina da solo verso un carro armato israeliano in mezzo a una strada polverizzata.

Da allora, racconta Le Monde, Abu Safiya è detenuto in base alla legge israeliana sui «combattenti illegali», che consente la detenzione a tempo indeterminato senza processo né accuse formali. L’organizzazione Physicians for Human Rights ha denunciato che, come lui, almeno 17 medici e 58 operatori sanitari arrestati a Gaza dal 7 ottobre 2023 si trovano in questa condizione.

Le autorità israeliane accusano Abu Safiya di essere «un membro di Hama»s, e secondo i media israeliani gli viene attribuito il grado di colonnello nei servizi medici militari del movimento. Sia il gruppo che il ministero della Salute di Gaza hanno sempre negato queste accuse. In un rapporto pubblicato il 18 maggio 2026, l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha affermato che Israele non ha fornito «informazioni a sostegno» delle sue affermazioni sull’uso militare degli ospedali di Gaza.

Un calvario lungo oltre 18 mesi

Il calvario di Abu Safiya era iniziato ben prima dell’arresto, prosegue Le Monde. Il 25 ottobre 2024, un attacco all’ospedale aveva ucciso suo figlio Ibrahim, 21 anni. Un mese dopo, il medico era stato ferito a una gamba da un attacco di un drone mentre si trovava all’interno dell’ospedale. Malgrado tutto, aveva scelto di restare per curare i pazienti.

Dopo l’arresto, Abu Safiya è stato detenuto inizialmente nel carcere militare di Sde Teiman, definito dall’organizzazione israeliana B’Tselem un «campo di tortura». Solo l’11 febbraio 2025 le autorità israeliane hanno permesso al medico di incontrare un legale. Da allora, le visite sono state rare e spesso annullate all’ultimo momento. L’avvocato Odeh ha dichiarato che delle dieci richieste di visita presentate negli ultimi sei mesi, otto sono state cancellate mentre lui si trovava già davanti al carcere, senza alcuna spiegazione.

Il 3 giugno 2026, Abu Safiya è stato trasferito in isolamento nel carcere di Nafha, nel sud di Israele. Secondo il suo legale, si tratta di una misura punitiva in risposta al ricorso presentato alla Corte Suprema israeliana contro la proroga della sua detenzione arbitraria. Il 16 giugno 2026, la Corte Suprema ha respinto il ricorso, confermando la detenzione almeno fino a ottobre.

La denuncia di Physicians for Human Rights

Naji Abbas, direttore del dipartimento per i prigionieri e i detenuti di Physicians for Human Rights Israel, ha dichiarato che le informazioni ricevute destano «serie e immediate preoccupazioni per la vita del dottor Hussam Abu Safiya». L’organizzazione ha chiesto il suo trasferimento immediato in un’altra struttura, una visita urgente delle autorità per valutare le sue condizioni e «un esame medico indipendente e urgente».

«Il fatto che Hussam Abu Safiya sia privato delle cure essenziali significa che c’è un rischio reale che possa morire», ha avvertito Abbas. Ha inoltre sottolineato che il carcere di Ketziot (dove Abu Safiya è stato detenuto in precedenza) è «uno dei centri di detenzione più grandi e peggiori» e che almeno 17 palestinesi vi sono morti negli ultimi due anni e mezzo.

La risposta di Israele e gli appelli internazionali

Il servizio carcerario israeliano, interpellato dall’organizzazione, ha dichiarato di operare «in conformità con la legge e sotto costante controllo giudiziario» e che «ogni denuncia ricevuta viene esaminata e trattata secondo il protocollo e in conformità con la legge». Tuttavia, le organizzazioni per i diritti umani denunciano da tempo il deterioramento delle condizioni di detenzione dei palestinesi nei carceri israeliani, specialmente dopo il 7 ottobre 2023.

La famiglia di Abu Safiya, che ora vive in Kazakistan (paese d’origine della moglie del medico, incontrata negli anni ’90 mentre studiava medicina), non ha potuto visitarlo. Il figlio maggiore, Elias, ha dichiarato: «Non ho sentito la sua voce per così tanto tempo. Ho paura che tacerà per sempre». La famiglia era riuscita a lasciare Gaza nel novembre 2025, dopo che Astana aveva fatto pressioni per l’evacuazione dei propri cittadini.

Il 24 marzo 2026, due relatori nominati dalle Nazioni Unite hanno chiesto a Israele il rilascio immediato del medico, citando nuove prove di «gravi torture» ai suoi danni. Anche Amnesty International ha chiesto il rilascio immediato di Abu Safiya, sottolineando che dal 3 giugno è tenuto in isolamento mentre continua a essere privato di cure mediche adeguate. Ma di tutti questi appelli, Tel Aviv sembra infischiarsene mentre la vita del medico-pediatra è appesa a un filo.

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