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	<title>Marawi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Marawi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Filippine: sempre più vicina la pace tra separatisti islamici e governo</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/filippine-sempre-piu-vicina-la-pace-separatisti-islamici-governo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2018 15:39:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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		<category><![CDATA[Moro Islamic Liberation Front]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nelle Filippine la guerra contro i separatisti musulmani sembra essere finalmente giunta al capolinea. Un conflitto che dura ormai da cinquant’anni e che ha già fatto oltre 120mila vittime  sembra intravedere una fine grazie alla mediazione di Rodrigo Duterte. Il discusso presidente delle Filippine sta riuscendo là dove i suoi predecessori avevano fallito: siglare l’accordo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/filippine-sempre-piu-vicina-la-pace-separatisti-islamici-governo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/filippine-sempre-piu-vicina-la-pace-separatisti-islamici-governo.html">Filippine: sempre più vicina la pace tra separatisti islamici e governo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/OLYCOM_20171105075409_24876761-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nelle Filippine la guerra contro i separatisti musulmani sembra essere finalmente giunta al capolinea. Un conflitto che dura ormai da cinquant’anni e che ha già fatto oltre 120mila vittime  sembra intravedere una fine grazie alla mediazione di Rodrigo Duterte. Il discusso presidente delle Filippine sta riuscendo là dove i suoi predecessori avevano fallito: siglare l’accordo di pace con i guerriglieri del Moro Islamic Liberation Front (MILF). Già da parecchi anni i trattati sono presenti sul tavolo delle trattative, ma nessuno era mai andato così vicino alla loro approvazione come l’attuale presidente.</p>
<p>Cos&#8217;è il Bangsamoro Basic Law (BBL)?</p>
<p>Si tratta del cosiddetto Bangsamoro Basic Law (BBL), un disegno di legge che prevede la costituzione di un’unità territoriale autonoma all’interno dello Stato filippino, che andrà a sostituirsi all’attuale Regione Autonoma del Mindanao Islamico. Bangsamoro, la terra dei Moro (la più grande etnia non cristiana dell’arcipelago filippino), si estende in tutta la zona meridionale del Paese in cui vivono circa 4 milioni di persone. Il BBL è frutto di un primo accordo di pace siglato nel 2014  ma mai davvero applicato. Il 30 maggio scorso <a href="https://www.rappler.com/nation/202734-bangsamoro-basic-law-needs-push-duterte-law-before-sona">la Camera ha finalmente approvato </a>il disegno di legge, seguita due giorni dopo dall’approvazione del Senato. La costituzionalità delle due versioni del BBL dovrà ora essere valutata e conciliata da una commissione speciale, ma i presupposti per un esito positivo sembrano esserci.</p>
<p><a href="https://www.rappler.com/nation/202734-bangsamoro-basic-law-needs-push-duterte-law-before-sona">Diversi osservatori prevedono</a> che la spinta decisa del presidente Duterte porterà all’entrata in vigore del BBL entro il 23 Luglio, giorno del prossimo discorso del Presidente alla Nazione.</p>

<p>Nel BBL è previsto che la nuova regione di Bangsamoro abbia piena autonomia per quanto riguarda il potere fiscale, quello esecutivo e legislativo. Il governo si occuperà invece della politica estera, monetaria e di sicurezza. Proprio la questione sicurezza sembra essere l’unico vero nodo difficilmente sbrogliabile. Il vicepresidente dei MILF, Ghazali Jafar ha chiesto che Bangsamoro abbia una propria forza di polizia, richiesta a Duterte difficilmente asseconderà per non correre ulteriori rischi nel caso l’accordo dovesse saltare dopo la sua approvazione. Le <a href="https://www.rappler.com/nation/203736-congress-approves-bangsamoro-basic-law-may-31-2018">differenze</a> tra il disegno di legge approvato dalla camera e quello approvato dal senato rimangono comunque significative.</p>
<p>Pregi e difetti del BBL</p>
<p>In primo luogo non sono del tutto chiare le modalità con cui le tasse verranno ripartite tra la regione autonoma e il resto del Paese. La camera ha stabilito che un 25% del totale debba finire nelle casse statali, mentre il Senato ha optato per una ripartizione paritaria. Nel disegno di legge non sono ancora definiti i confini che il Bangsamoro dovrebbe avere. Nel 2011 trentanove municipalità del vicino stato di Cotabato votarono a favore dell’annessione alla regione musulmana. Il disegno di legge votato dal Senato si oppone fortemente a questa volontà popolare, a differenza della Camera che invece la rispetterebbe. Per quanto riguarda invece le limitazioni al potere legislativo della nuova regione, pare che Camera e Senato siano propensi a non concedere l’introduzione della shari’a e dei tribunali islamici, salvo in casi relativi al Codice Civile e il Diritto di Famiglia.</p>
<p> C’è ancora da lavorare, ma comunque vada, per un Duterte ultimamente in forte calo nei sondaggi, questa approvazione rappresenta un enorme successo. Considerando il fatto che presidenti molto meno discussi di lui fallirono nel tentativo di raggiungere un accordo con il MILF. Già nel 2015 entrambe le parti si erano dette pronte a chiudere l’accordo in tempi brevi, ma una disastrosa operazione anti-terrorismo voluta dall’allora presidente Benigno Aquino, per catturare un pericoloso terrorista, malese fece saltare tutto il banco. In quell’occasione ben 44 agenti dei reparti speciali rimasero uccisi negli scontri con il MILF e la pioggia critiche piovute sul presidente lo costrinsero addirittura alle dimissioni.</p>
<p>Sfruttare il MILF per combattere l&#8217;ISIS</p>
<p>Nel 2015 però mancava il perno attorno a cui ruota questa storia: lo Stato Islamico. Le bandiere nere del califfato conquistarono la città di Marawi nel Maggio del 2017 per creare proprio nelle Filippine una base per irrorare di sangue e terrore il Sud-Est Asiatico. Da allora l’esercito filippino ha dato il via ad operazioni per la liberazione della città che sono durate quasi un anno (la più grande operazione di guerra nelle Filippine dalla fine della Seconda Guerra Mondiale). Nella lotta senza quartiere contro l’ISIS, Duterte si è rivelato uno stratega di tutto rispetto utilizzando i guerriglieri separatisti di Mindanao contro i propri correligionari. Sfruttando le differenze ideologiche e programmatiche ha spinto il MILF a combattere contro l’ISIS riuscendo così a liberare la città di Marawi. L’approvazione del BBL e la creazione di Bangsamoro è dunque il prezzo che Duterte deve pagare ai guerriglieri del Moro per l’aiuto ricevuto. I guerriglieri musulmani del MILF hanno dimostrato un coraggio invidiabile oltre che solidarietà verso la popolazione cristiana colpita dal conflitto. Lo scorso settembre al Haj Murad Ebrahim, leader del gruppo, ha addirittura promesso pubblicamente di provvedere alla sicurezza delle chiese cristiane dell’isola di Mindanao.</p>
<p>La vera minaccia arriva da Est</p>
<p>I servizi segreti filippini temono però che i superstiti del califfato si stiano riorganizzando nelle foreste attorno a Marawi e siano pronti a tornare all’attacco. Per questa ragione il presidente spinge per un’approvazione rapida del disegno di legge. Qualora dovesse nascere la regione autonoma di Bangsamoro, i ribelli del MILF sarebbero il primo difficile argine da superare per i terroristi, e Duterte ha assolutamente bisogno del suo esercito altrove.</p>

<p>La vera preoccupazione del presidente non sono infatti le infiltrazioni di integralisti islamici nel Paese, e nemmeno le accuse di corruzione, la vera minaccia arriva da Est e non c’è modo di fermarla. La Cina ha messo gli occhi ormai da tempo sul Mar Cinese Meridionale e sulle sue ingenti risorse petrolifere. Quattro nazioni (si contendono il possesso dei giacimenti, ma nessuno osa competere con Pechino. Solo Duterte forte del rinnovato appoggio americano ha iniziato ad alzare la voce. Due <a href="http://www.occhidellaguerra.it/alta-tensione-nel-mar-cinese-meridionale-arrivano-le-navi-guerra-americane/">navi da guerra USA</a>, la Higgins e l’Antietam sono intento giunte nei porti di Manila per contrastare la crescente egemonia cinese. Duterte sa benissimo che il Mar Cinese Meridionale sarà il prossimo campo di battaglia tre le due superpotenze, per questo preferisce coprirsi le spalle e concedere l’autonomia ai musulmani di Bangsamoro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/filippine-sempre-piu-vicina-la-pace-separatisti-islamici-governo.html">Filippine: sempre più vicina la pace tra separatisti islamici e governo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I musulmani filippini nel Limbo  un anno dopo l&#8217;attacco di Marawi</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/filippine-profughi-marawi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 May 2018 10:28:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il 23 maggio di un anno fa Marawi, nell’isola di Mindanao, nel sud delle Filippine, in concomitanza con il mese del Ramadan, si svegliava assediata dai miliziani del Maute e Abu Sayyaf, due gruppi locali affiliati allo Stato Islamico. Il loro obiettivo era quello di creare il primo Califfato nel sud-est asiatico. Il 17 ottobre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/filippine-profughi-marawi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/filippine-profughi-marawi.html">I musulmani filippini nel Limbo  un anno dopo l&#8217;attacco di Marawi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180522075642_26456646-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il 23 maggio di un anno fa <strong>Marawi</strong>, nell’isola di <strong>Mindanao</strong>, nel sud delle <strong>Filippine</strong>, in concomitanza con il mese del Ramadan, si svegliava assediata dai miliziani del Maute e Abu Sayyaf, due gruppi locali affiliati allo <strong>Stato Islamico</strong>. Il loro obiettivo era quello di creare il primo <strong>Califfato nel sud-est asiatico</strong>.</p>
<p>Il 17 ottobre scorso, dopo cinque mesi di duri combattimenti, oltre mille morti e quasi 400mila sfollati, la città è stata liberata completamente dall’assedio dei terroristi. Ma ancora oggi, Marawi, è una città fantasma, deserta, completamente distrutta. E non del tutto bonificata dalle trappole esplosive lasciate dai jihadisti e dagli ordigni inesplosi, inclusi quelli lanciati dall’aviazione filippina durante i numerosi bombardamenti.</p>
<h2>Le preoccupazioni degli sfollati di Marawi</h2>
<p>Proprio per questo, più di 27mila famiglie non possono tornare nella loro città e sono costrette a <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/fuggiti-da-marawi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vivere ancora nei centri di evacuazione</a> forniti dal governo e dalle associazioni umanitarie nella vicina <strong>Iligan</strong>, ad una quarantina di chilometri da Marawi. E il ritorno alla normalità non sembra essere vicino.</p>
<p>Le autorità, infatti, stimano che la ricostruzione delle infrastrutture e delle abitazioni non avverrà prima del 2020. Ma è anche la modalità di riedificazione della città a preoccupare gli sfollati. Perchè, fino ad ora, non sono ben chiari quali saranno i criteri che verranno utilizzati. La paura degli abitanti, come spiega <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.theguardian.com/global/2018/may/22/marawi-one-year-siege-philippines-ghost-town-still-haunted-threat-isis" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un reportage del <em>Guardian</em></a>, è che Marawi possa diventare un centro militare o una nuova Makati – il distretto finanziario più importante delle Filippine –, modificando, di fatto, il loro stile di vita.</p>
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<p>Drieza Lininding, presidente del Moro Consensus Group, un&#8217;organizzazione della comunità locali, ha detto <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.atimes.com/article/where-will-isis-strike-next-in-the-philippines/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ad <em>Asia Times</em></a> che il governo non ha ancora avuto significative consultazioni pubbliche con la gente del posto. &#8220;Abbiamo bisogno – ha spiegato – che i residenti colpiti siano ascoltati sin dalla pianificazione dei progetti, in modo che possano rispettare le nostre convinzioni religiose e culturali&#8221;.</p>
<h2>Ricostruzione in mano alla Cina</h2>
<p>Gran parte della ricostruzione della città dovrebbe essere eseguita dal Bangon Marawi Consortium (Bmc), una joint venture guidata dalla <strong>Cina</strong>. Tra le imprese – <a href="https://www.rappler.com/nation/199388-companies-bangon-marawi-consortium-china-philippines" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nove in tutto, cinque cinesi e quattro filippine</a> – troviamo la China State Construction Engineering Corporation Limited, una società gestita direttamente dal governo di <strong>Pechino</strong> che, in termini di entrate, è la più grande azienda di costruzioni al mondo. Il contratto per la riedificazione di Marawi, che ancora non è stato ufficialmente assegnato, ha un valore di 17,22 miliardi di peso filippini, circa 328 milioni di dollari.</p>
<h2>Scontri in diverse zone del Mindanao</h2>
<p>Intanto il problema dell’islam radicale nel Mindanao è tutt’altro che risolto. Per l&#8217;intelligence di Manila, infatti, sarebbero ventitré le organizzazioni armate attive legate alle bandiere nere dello Stato Islamico. <strong>Abu Sayyaf</strong> e il <strong>Bangsamoro Islamic Freedom Fighters</strong> (Biff) – separato nel 2014 dal Moro Islamic Liberation Front (Milf), la principale forza ribelle delle regione in lotta da decenni per l’autonomia – sono quelle più preparate e contano centinaia di miliziani. In questi mesi, intanto, duri combattimenti tra le truppe governative e questi gruppi sono in corso in più parti del sud del Paese.</p>
<div id="gallery_196250" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_196250 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075642_26456646.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075642_26456646-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075555_26456638.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075555_26456638-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075615_26456641.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075615_26456641-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075616_26456642.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075616_26456642-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075453_26456627.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075453_26456627-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075543_26456635.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075543_26456635-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075447_26456625.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075447_26456625-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075517_26456630.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075517_26456630-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075525_26456633.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075525_26456633-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075442_26456624.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/GETTY_20180522075442_26456624-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script>
<h2>Allarme per combattenti stranieri in arrivo</h2>
<p>L’allarme è alto anche per la concreta possibilità che i combattenti stranieri asiatici di ritorno dalla <strong>Siria</strong> e dall’<strong>Iraq</strong>, possano raggiungere il Mindanao. Secondo Zachary Abuza, esperto di sicurezza del sud-est asiatico del National War College di Washington, infatti, &#8220;quest&#8217;area continuerà ad essere una calamita per i jihadisti, anche perché alcune zone della regione non sono controllate dal governo e sono in mano ai gruppi armati&#8221;. A questo va aggiunto che l&#8217;esercito filippino, &#8220;nonostante sia più addestrato e dotato di risorse migliori rispetto al passato, non è ancora preparato al numero elevato delle minacce che deve affrontare&#8221;.</p>
<p>Le Filippine meridionali, dunque, rimangono un terreno fertile che potrebbe permettere ai miliziani islamisti di continuare la loro folle lotta in questa parte del mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/filippine-profughi-marawi.html">I musulmani filippini nel Limbo  un anno dopo l&#8217;attacco di Marawi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Filippine e Cina sempre più vicine  Così cambiano gli equilibri in Asia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/filippine-cina-sempre-piu-vicine-cosi-cambiano-gli-equilibri-asia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Nov 2017 14:18:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Asean]]></category>
		<category><![CDATA[Indo-Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Marawi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1041" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171113160151_24966528.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171113160151_24966528.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171113160151_24966528-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171113160151_24966528-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171113160151_24966528-1024x711.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La proiezione geopolitica della Repubblica Popolare Cinese nella regione dell&#8217;Asia indopacifica è stata condizionata, negli ultimi anni, dalla presenza degli interessi contrastanti di numerosi Paesi che non vedono di buon occhio la crescente influenza di Pechino nelle dinamiche regionali e che hanno cercato di barcamenarsi tra scelte di realpolitik legate alla necessità di tutelare i forti legami &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/filippine-cina-sempre-piu-vicine-cosi-cambiano-gli-equilibri-asia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1041" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171113160151_24966528.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171113160151_24966528.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171113160151_24966528-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171113160151_24966528-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171113160151_24966528-1024x711.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La proiezione geopolitica della <strong>Repubblica Popolare Cinese</strong> nella regione dell&#8217;Asia indopacifica è stata condizionata, negli ultimi anni, dalla presenza degli interessi contrastanti di numerosi Paesi che non vedono di buon occhio la crescente influenza di Pechino nelle dinamiche regionali e che hanno cercato di barcamenarsi tra scelte di <em>realpolitik </em>legate alla necessità di tutelare i forti legami economici con l&#8217;Impero di Mezzo e necessità strategiche di lungo corso che portavano a sviluppare una crescente ostilità per le sue mosse.</p>
<p>Tale sentimento contrastante è fermentato in maniera particolarmente significativa nelle <strong>Filippine</strong>, Paese chiave del dispositivo strategico statunitense nel Pacifico a lungo guidato da governi che hanno portato avanti una decisa contrapposizione alle istanze di Pechino, come testimoniato in occasione <a href="https://www.nytimes.com/2016/07/13/world/asia/south-china-sea-hague-ruling-philippines.html" target="_blank">dell&#8217;arbitrato delle Nazioni Unite del luglio 2016 </a>che ha favorito Manila in un contenzioso per i diritti territoriali nel Mar Cinese Meridionale. L&#8217;ascesa alla presidenza delle Filippine di Rodrigo Duterte e le notevoli evoluzioni degli scenari geopolitici indopacifici occorse negli ultimi messi hanno in ogni caso riorientato il posizionamento di Manila, ora più che mai favorevole al perseguimento di una linea autonoma basata sull&#8217;equidistanza tra Cina e Stati Uniti nel contesto del più strategico scenario planetario. Tale linea è stata perseguita attraverso una serie di aperture alla Cina accompagnate a diverse decisioni volte ad allentare la dipendenza politica e militare di Manila da Washington. </p>

<p>Nel corso delle ultime settimane, il riavvicinamento sino-filippino si è fatto sempre più palese sulla scia del serrato giro di incontri condotti dal Primo Ministro cinese Li Keqiang nei primi giorni di novembre: mentre il Presidente Xi Jinping ospitava Donald Trump a Pechino e si receva, in seguito, al vertice APEC in Vietnam, Li Keqiang ha compiuto una cruciale visita nelle Filippine, durata dal 12 al 16 novembre. Il primo viaggio di un leader cinese a Manila dopo dieci anni e dopo la fine della presidenza del noto sinofobo Benigno Aquino III ha coinciso con la prima visita di Stato ufficiale compiuta da un esponente del governo di Pechino in seguito al decisivo 19° Congresso del Partito.</p>
<p>Nel corso dei suoi quattro giorni nell&#8217;arcipelago, Li Keqiang ha avuto modo di confrontarsi assieme i rappresentanti dei governi di Giappone e Corea del Sud con i leader dell&#8217;ASEAN, che tenevano a Manila il loro meeting ufficiale, e di colloquiare a più riprese personalmente con il Presidente Duterte, concordando una serie di importanti decisioni funzionali al rafforzamento dei vincoli bilaterali tra i rispettivi Paesi. Salutando le Filippine con un articolo pubblicato come editoriale dai principali quotidiani del Paese, Li ha ringraziato Duterte per aver intrapreso la strada del dialogo con Pechino e definito i rapporti tra Cina e Filippine &#8220;caldi come il clima di Manila&#8221;: volendo trarre un bilancio dei risultati raggiunti, difficilmente gli si potrebbe dare torto. </p>

<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://thediplomat.com/2017/11/chinese-premier-china-philippines-relations-as-warm-as-manilas-weather/" target="_blank">Come riportato da Charlotte Gao di </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://thediplomat.com/2017/11/chinese-premier-china-philippines-relations-as-warm-as-manilas-weather/" target="_blank">The Diplomat,</a> </em>infatti, Li e Duterte hanno in primo luogo concordato una dichiarazione di intenti congiunta concernente l&#8217;appianamento della disputa sul Mar Cinese Meridionale, approfondendo poi i discorsi sul tema dell&#8217;economia e concordando 14 protocolli commerciali congiunti. Il più importante, simbolicamente parlando, tra questi accordi si baserà su un investimento cinese da 23 milioni di dollari volto a finanziare la ricostruzione della città di Marawi, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/le-filippine-stanno-vincendo-la-guerra-lisis/" target="_blank">devastata dal conflitto tra le forze armate governative e i gruppi islamisti radicali</a>. Inoltre,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.philstar.com/headlines/2017/11/16/1759436/philippine-china-ties-warm-manila-weather-li" target="_blank"> come riportato dal </a><em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.philstar.com/headlines/2017/11/16/1759436/philippine-china-ties-warm-manila-weather-li" target="_blank">Philippines Star</a> </em>la Cina, divenuta nel corso del 2017 il primo partner commerciale delle Filippine, finanzierà con circa 307 milioni di dollari prelevati dalla sua Export-Import Bank la realizzazione della Diga di Kaliwa, funzionale all&#8217;approvvigionamento idrico di Manila, e lo sviluppo di progetti di canalizzazione sul fiume Chico. Questo importante accordo, concluso dal Segretario delle Finanze filippino Carlos Dominguez III e dal viceministro cinese del Commercio Fu Ziying, segnala l&#8217;ingresso della Cina nello sviluppo infrastrutturale delle Filippine e potrebbe preludere a una serie di ulteriori investimenti in grande stile che risulterebbero funzionali a un&#8217;estensione della &#8220;Nuova Via della Seta&#8221; nell&#8217;arcipelago, nel cuore del dispositivo americano nell&#8217;Indo-Pacifico.</p>
<p>Le Filippine, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/anche-singapore-abbraccia-la-nuova-via-della-seta/" target="_blank">dopo Singapore</a>, sono state il secondo Paese dell&#8217;ASEAN a intavolare serie discussioni per un maggiore coinvolgimento bilaterale con la Cina sul piano politico-economico. La normalizzazione proposta da Duterte ed espansa poi sul piano diplomatico e commerciale non solo rappresenta una necessaria risposta ai mutati equilibri geopolitici dell&#8217;Asia indo-pacifica ma, al tempo stesso, è sintomatica della nuova linea di tendenza delle relazioni internazionali nell&#8217;area, che sembrano essere destinate a assegnare a Pechino, e non più a Washington, il ruolo di <em>kingmaker</em>.</p>

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		<title>In fuga da Marawi</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/religioni/in-fuga-da-marawi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Oct 2017 15:41:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Marawi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="796" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Philippines_20170802_161734.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Philippines_20170802_161734.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Philippines_20170802_161734-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Philippines_20170802_161734-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Philippines_20170802_161734-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>A distanza di un anno dal suo primo reportage nelle Filippine tra i cristiani perseguitati, Fabio Polese torna nel paese asiatico per osservare da vicino quella che è divenuta la principale fonte di preoccupazione nella lotta all’integralismo islamico: la città di Marawi. Il reportage viene svolto a pochi chilometri da quello che nell’ottobre del 2017 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/religioni/in-fuga-da-marawi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="796" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Philippines_20170802_161734.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Philippines_20170802_161734.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Philippines_20170802_161734-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Philippines_20170802_161734-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/Philippines_20170802_161734-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p><p>A distanza di un anno dal suo primo reportage nelle Filippine tra i cristiani perseguitati, Fabio Polese torna nel paese asiatico per osservare da vicino quella che è divenuta la principale fonte di preoccupazione nella lotta all’integralismo islamico: la città di Marawi. Il reportage viene svolto a pochi chilometri da quello che nell’ottobre del 2017 è ancora il fronte di guerra in questa zona dell’isola di Mindanao. Pochi mesi prima infatti, Abu Sayyaf ed altre organizzazioni islamiste, si alleano e si affiliano all’Isis. Il loro obiettivo è creare il primo califfato islamico nell’Asia orientale. Per tal motivo assaltano Marawi, togliendola ai governativi per dichiararla capitale del provvisorio califfato.<br />
Molti i cattolici ed i cristiani costretti a fuggire. I miliziani islamisti distruggono chiese e luoghi di culto, perseguitano i cristiani ed i musulmani che non si piegano alla loro furia devastatrice. Fabio Polese raccolta la vita di molti cattolici ad Iligan, una cittadina a 40 km da Marawi dove si è dato alloggio provvisorio alle persone in fuga dagli islamisti. Da lì tanti cristiani aspettano notizie dal fronte, dove i governativi riescono poi nei mesi successivi a riprendere la città.</p>
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		<title>Fuggiti da Marawi</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/in-fuga-da-marawi/fuggiti-da-marawi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Oct 2017 09:23:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Marawi]]></category>
		<category><![CDATA[Mindanao]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>DA ILIGAN &#8211; La strada che dall’aeroporto di Cagayan de Oro, nell&#8217;isola ribelle di Mindanao, Filippine del sud, ci porta a Iligan, è piena di check-point della polizia e dell’esercito. Sullo sfondo campi di riso, palme e banani. Dopo l’attacco del 23 maggio scorso a Marawi, portato avanti dai gruppi islamisti Maute e Abu Sayyaf, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/in-fuga-da-marawi/fuggiti-da-marawi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/in-fuga-da-marawi/fuggiti-da-marawi.html">Fuggiti da Marawi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Philippines_20170802_151047-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>DA ILIGAN</strong> &#8211; La strada che dall’aeroporto di Cagayan de Oro, nell&#8217;isola ribelle di <strong>Mindanao</strong>, <strong>Filippine</strong> del sud, ci porta a Iligan, è piena di check-point della polizia e dell’esercito. Sullo sfondo campi di riso, palme e banani. Dopo l’attacco del 23 maggio scorso a <strong>Marawi</strong>, portato avanti dai gruppi islamisti Maute e Abu Sayyaf, organizzazioni affiliate all’<strong>Isis</strong>, con l’obiettivo di creare il primo Califfato nel sud-est asiatico, in tutta la regione è attiva la legge marziale e i controlli delle truppe governative sono minuziosi.</p>
<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ltPMGuI3SrM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Gli scontri tra le forze speciali filippine impegnate sul campo per riprendere il controllo completo di Marawi &#8211; che secondo fonti governative dovrebbe arrivare a breve &#8211; e i miliziani dello <strong>Stato islamico</strong>, hanno provocato, fino ad ora, oltre 700 morti e quasi 400mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Molte di queste hanno trovato rifugio nella vicina città di<strong> Iligan</strong>, che dista meno di quaranta chilometri dal conflitto, ed è diventata il quartier generale delle istituzioni per affrontare l’emergenza.</p>
<p>“È successo tutto all’improvviso”, ci dice Marical, una ragazza di 34 anni ospite, insieme con altre mille persone, al <em>Fisheries Evacuation Center</em>. “Il 23 maggio Marawi si è riempita di uomini armati. Io ero fuori casa e non sapevo come rientrarci”, racconta mentre ha in braccio il suo bambino. “Non sapevo cosa fare. Riuscivo solo a piangere e pregare di rivedere la mia famiglia. Ero disperata. Dovevo rientrare per forza per allattare mio figlio”.  Ad un certo punto, continua la giovane donna, “ho visto alcune persone in strada e gli ho chiesto se potevo andare nella mia abitazione. Mi hanno detto di sì, ma dovevo fare in fretta. Così mi sono fatta coraggio, sono andata di corsa, ho preso il mio bambino, qualche vestito per lui, mezzo sacco di riso e sono scappata fuori dalla città”. Anche Sulyman Abdullah, 33 anni, racconta la stesse cose: “Stavo dormendo insieme alla mia famiglia quando ho sentito degli spari e sono corso in strada. C&#8217;era molta gente che scappava e ho capito che il gruppo Maute stava prendendo il controllo”.</p>
<p>I fratelli Omarkhayam e Abdullah Maute &#8211; numeri uno dell’omonimo gruppo e ideatori insieme a Isnilon Totoni Hapilon, leader di Abu Sayyaf e nominato Emiro del sud-est asiatico dai vertici dell’Isis nel 2016, dell&#8217;assalto a Marawi &#8211; sono molto conosciuti in città e la famiglia fa parte dell’élite musulmana dell’isola. L’occupazione è stata pianificata in tutti i dettagli. Nei giorni precedenti all’attacco, infatti, i miliziani dello Stato islamico hanno rifornito moschee e scuole coraniche di armi, munizioni, mezzi, acqua e cibo per resistere mesi. Le strade di accesso ai quartieri occupati sono state minate e le zone controllate sono piene di cunicoli sotterranei costruiti nel tempo.</p>
<div id="gallery_194086" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_194086 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Philippines_20170802_151047.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Philippines_20170802_151047-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Philippines_20170802_155913.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Philippines_20170802_155913-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Philippines_20170807_110544.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Philippines_20170807_110544-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Philippines_20170807_110224.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Philippines_20170807_110224-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Philippines_20170804_183222-2.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Philippines_20170804_183222-2-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Philippines_20170802_161734.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Philippines_20170802_161734-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script>
<p>A pochi chilometri dal <em>Fisheries Evacuation</em> <em>Center</em> troviamo il centro <em>Maria Cristina</em>. Una palestra messa a disposizione delle persone fuggite dalle violenze. Scatole e vestiti fanno da divisorio. Per terra qualche coperta diventa un letto per dormire. “Sono qui dall&#8217;inizio della battaglia”, racconta Emmah, 64 anni. “Per arrivarci ho camminato più di un giorno. Quando sono arrivata nella città di Pantar, ho trovato una macchina e finalmente ho raggiunto Iligan”. Jay Malvin, un medico volontario arrivato nel Mindanao per aiutare le persone scappate dal conflitto, mentre ci accompagna all’interno della struttura, tiene a precisare che “la guerra in atto non è una questione religiosa”. Ed è così. Tra le persone fuggite da Marawi, il 95 per cento si riconosce nel Corano. Eppure, proprio come la minoranza cristiana, sono vittime dell&#8217;odio islamista.</p>
<p><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://gabrieleorlini.com/" target="_blank" rel="noopener">Foto di Gabriele Orlini</a></p>
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		<title>Lo Stato islamico invade il Pacifico</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/lo-islamico-invade-pacifico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2017 07:13:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Marawi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607182026_23377880.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607182026_23377880.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607182026_23377880-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607182026_23377880-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607182026_23377880-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Cinque prigionieri cristiani con le classiche tute arancioni, come quelle dei terroristi rinchiusi a Guantanamo, sono inginocchiati e allineati con il capo chino. Alle loro spalle il plotone dei tagliagole della guerra santa ha già le canne dei fucili mitragliatori puntati alle teste dei poveretti. Tutti mascherati, in tenuta di combattimento e con il dito &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lo-islamico-invade-pacifico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607182026_23377880.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607182026_23377880.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607182026_23377880-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607182026_23377880-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/GETTY_20170607182026_23377880-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Cinque <strong>prigionieri cristiani</strong> con le classiche tute arancioni, come quelle dei terroristi rinchiusi a Guantanamo, sono inginocchiati e allineati con il capo chino. Alle loro spalle il plotone dei tagliagole della guerra santa ha già le canne dei fucili mitragliatori puntati alle teste dei poveretti. Tutti mascherati, in tenuta di combattimento e con il dito sul grilletto attendono solo l&#8217;ordine di far fuoco. La scena viene ripresa e propagandata in rete da <em>Amaq</em>, la costola mediatica del Califfato. L&#8217;esecuzione dei cristiani, militari o civili presi in ostaggio, potrebbe essere avvenuta in Siria oppure in Iraq, dove lo Stato islamico è nato nel sangue, ma sta perdendo terreno pur combattendo con le unghie e con i denti.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;498&#8243; gal_title=&#8221;Marawi 1&#8243;]La tragica novità è che l&#8217;ennesimo crimine di guerra sia avvenuto in questi giorni nelle lontane <strong>Filippine</strong>, dove da sempre cova una rivolta islamica nel sud dell&#8217;arcipelago. Per la prima volta, però, i novelli seguaci dello Stato islamico sono riusciti ad assediare e in gran parte conquistare una città impegnando in una dura battaglia i marines filippini appoggiati dagli americani. Le bandiere nere sventolano ancora in alcuni quartieri, ma oramai i tagliagole islamici sarebbero circondati, anche se continuano a farsi scudo con centinaia di abitanti, che non sono riusciti a fuggire. Duecentomila civili sono scappati di fronte ai combattimenti, ma circa mille sarebbero ancora in ostaggio dei terroristi. E nelle ultime ore è trapelata la notizia che i morti sarebbero fra 500 e 1000. Per tre settimane <strong>Marawi</strong>, 800 chilometri a sud di Manila, nell&#8217;isola di Mindanao, è diventata la «capitale» della provincia filippina del Califfato nel quasi totale silenzio dei grandi media, a cominciare da quelli italiani.Nonostante centinaia di mujaheddin guidati da Abu Abdullah al Filipini, nome di battaglia di Isnilon Hapilon, l&#8217;emiro dello Stato islamico dell&#8217;arcipelago, siano riusciti a conquistare un&#8217;intera città seminando morte e terrore.«I cristiani sono stati trascinati in strada e obbligati a convertirsi all&#8217;Islam sotto la minaccia delle armi &#8211; ha raccontato un testimone -. Chi si opponeva oppure i militari presi vivi venivano decapitati». Alcune foto scattate dai seguaci delle bandiere nere mostrano con orgoglio le conversioni forzate e i crimini di guerra commessi dai seguaci dello Stato islamico nell&#8217;arcipelago dell&#8217;estremo Oriente. Secondo il presidente filippino, «Abu Bakr al Baghdadi (l&#8217;autoproclamato Califfo <em>nda</em>) in persona ha ordinato l&#8217;offensiva terroristica nel nostro Paese».<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/BFc6KSeazJE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Nelle grinfie dei tagliagole è finito anche padre Teresito Soganub e altri 15 cristiani rapiti con lui. «Probabilmente la loro intenzione è quella di utilizzare i fedeli come merce di scambio, per convincere i militari a ritirarsi», ha spiegato il missionario italiano del Pime, padre Sebastiano D&#8217;Ambra, che da 40 anni vive a Zamboanga, un&#8217;altra città di Mindanao. I cristiani di Marawi erano solo il 2%, ma anche se esigua minoranza, che non poteva fare male a nessuno, sono finiti nel mirino dei terroristi islamici, che li cercavano casa per casa. Ai primi di giugno le bandiere nere si sono scagliate contro la cattedrale di Marawi incendiandola. Prima l&#8217;hanno saccheggiata e si sono accaniti sui simboli religiosi dei cristiani come è capitato tante volte in Siria e Iraq. Le immagini non lasciano dubbi: un poster di Papa Francesco viene strappato con furia, il grande crocifisso sull&#8217;altare divelto e preso a calci, le statue della Madonna e dei santi fatte a pezzi da miliziani mascherati. La fondazione pontificia, Aiuto alla chiesa che soffre, che in Italia ha denunciato i crimini di guerra contro i cristiani ha rilanciato la campagna «prayformarawi», prega per la città martire filippina.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;500&#8243; gal_title=&#8221;Marawi 2&#8243;]L&#8217;attacco è iniziato il 23 maggio e il 9 giugno è scoppiata la battaglia più feroce durata 14 ore con scontri strada per strada e bombardamenti aerei. I militanti islamici si sono nascosti in una vasta rete di rifugi sotterranei costruita anni fa e formata da tunnel e seminterrati, dove hanno immagazzinato grandi scorte di cibo, armi e munizioni. «<strong>Non riusciamo a penetrarli neppure con le bombe dei caccia da 250 chili</strong>», ha ammesso il generale Carlito Galvez, comandante militare della regione di Mindanao occidentale. Giorni prima dell&#8217;attacco, i seguaci del Califfo hanno attrezzato ad arsenale, posto comando o di primo soccorso scuole e moschee.  come in Afghanistan, Mosul o Raqqa sono state disseminate dappertutto. Al fianco degli estremisti filippini sono arrivati i veterani indonesiani, che hanno combattuto in Siria con le bandiere nere, jihadisti arabi e sarebbe stato trovato il corpo di almeno un terrorista ceceno. I miliziani della provincia filippina del Califfato sostengono di avere ucciso 289 militari da aprile. A Marawi le vittime ufficiali sono circa 300, compreso un gran numero di civili, ma il bilancio reale potrebbe arrivare a mille morti. L&#8217;emiro filippino, Hapilon, è un imprendibile cinquantenne smilzo e con i baffetti che ha una taglia di 5 milioni di dollari dell&#8217;Fbi sulla testa. Ex comandante di Abu Sayaf, il gruppo jihadista filippino più sanguinario, ha giurato fedeltà al Califfo lo scorso anno. A ruota lo hanno seguito i «Combattenti per la libertà islamici Bangsamoro», i gruppi estremisti Ansar Khilafah, Katibat Ansar al Sharia, Jund al Tawhid, Jamaat al Tawhid wal Jiha, prima legato ad Al Qaida, e una parte dello storico Fronte di liberazione Moro di Mindanao. Tutti sotto i vessilli del Califfato nella cosiddetta formazione Maute, un nome locale dello Stato islamico filippino, che annuncia di poter contare su 10 battaglioni di mujaheddin. In realtà a Marawi ci sarebbero circa 500 uomini, ma ben addestrati e motivati, che hanno messo in scacco l&#8217;esercito filippino. Dopo tre settimane di combattimenti sono dovuti intervenire gli americani con i droni e la sorveglianza aerea per individuare gli obiettivi. Oltre allo spionaggio elettronico per scoprire i piani dei militanti jihadisti ancora annidati in città e delle loro unità nei dintorni. Il Pentagono non schiera truppe stanziali nelle Filippine, ma per anni fra i 50 ed i 100 uomini dei corpi speciali sono stati dislocati a rotazione, per esercitazioni nel sud dell&#8217;arcipelago, dove cova la rivolta islamica.Le bandiere nere avevano pianificato di conquistare altre due o tre città nell&#8217;isola di Mindanao, ma la minaccia è regionale. Secondo il ministro degli Esteri, Allan Peter Cayetano, «oltre alle Filippine anche Indonesia e Malesia sono potenziali obiettivi dei terroristi».</p>
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		<title>Cristiani usati come merce di scambio</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/26332-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 May 2017 12:49:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs)]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Marawi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170530141210_23296810-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170530141210_23296810-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170530141210_23296810-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170530141210_23296810-1-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170530141210_23296810-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Continua la battaglia dell’esercito filippino nell’isola di Mindanao per strappare la città di Marawi ai jihadisti del Maute, lo Stato islamico di Lanao, affiliato all&#8217;Isis.Continuano le operazioni per liberare MarawiLe violenze sono scoppiate lo scorso 23 maggio dopo il fallimento della cattura di Isnilon Hapilon, leader del gruppo jihadista Abu Sayyaf. A supporto di Hapilon, contro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/26332-2.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170530141210_23296810-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170530141210_23296810-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170530141210_23296810-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170530141210_23296810-1-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/GETTY_20170530141210_23296810-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Continua la battaglia dell’esercito filippino nell’isola di Mindanao per strappare la città di <strong>Marawi</strong> ai jihadisti del Maute, lo Stato islamico di Lanao, affiliato all&#8217;Isis.Continuano le operazioni per liberare MarawiLe violenze sono scoppiate lo scorso 23 maggio dopo il fallimento della cattura di Isnilon Hapilon, leader del gruppo jihadista Abu Sayyaf. A supporto di Hapilon, contro le forze governative, sono intervenuti, i miliziani di <strong>Maute</strong>, che nel giro di poco tempo si sono impadroniti della città. Circa il 90% degli abitanti di Marawi sono stati costretti a fuggire. Alcuni si sono rifugiati nelle città vicine, altri nei campi profughi allestiti dall’esercito. Nonostante i militari di Manila abbiano ripreso il controllo di gran parte della città, circa <strong>2mila persone restano ancora intrappolate</strong> nelle aree interessate dagli scontri tra militari e jihadisti. Da ieri, l’esercito delle Filippine sta cercando di aprire un varco lungo il ponte che collega le parti est e ovest del fiume Agus per liberare i civili rimasti ostaggio dei miliziani islamisti. Secondo le stime dell’esercito filippino, sarebbero circa cinquanta i miliziani del Maute ancora asserragliati nel centro della città. Ma, dopo l&#8217;assalto di martedì scorso al carcere dove sono stati liberati decine di detenuti, potrebbero essere anche di più. Intanto, si contano le vittime. Sono <strong>19 i civili giustiziati dai jihadisti</strong>. Tra loro anche donne e bambini. Sessantuno ribelli sono morti nei combattimenti, mentre è di 20 persone il bilancio delle vittime tra i militari e i poliziotti di Manila. Non ci sono ancora notizie invece di padre Teresito Soganub e degli <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/filippine-gruppo-ispirato-isis-prendono-ostaggi-chiesa-1401373.html">altri 15 fedeli cristiani rapiti dagli estremisti islamici</a> mercoledì scorso nella cattedrale di Nostra Signora Ausiliatrice a Marawi, poi data alle fiamme dai combattenti del Maute.&#8221;Cristiani rapiti usati come merce di scambio&#8221;La preoccupazione di padre Sebastiano D’Ambra, sacerdote missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere, che si trova in un’altra città dell’isola di Mindanao, Zamboanga, è che i <strong>cristiani</strong> rapiti a Marawi vengano usati dai terroristi come merce di scambio con l&#8217;esercito. “Probabilmente la loro intenzione è quella di <strong>utilizzare i fedeli come merce di scambio</strong>, per convincere i militari a ritirarsi”, ha affermato padre D’Ambra al telefono con Aiuto alla Chiesa che Soffre, la fondazione pontificia che si occupa di aiutare i cristiani perseguitati nel mondo. Il sacerdote si è, quindi, augurato che “il governo agisca con saggezza e prudenza così da evitare uno spargimento di sangue”. Padre D’Ambra vive da quarant’anni nelle Filippine, dove ha fondato il movimento Silsilah, con lo scopo di promuovere il dialogo interreligioso con i <strong>musulmani</strong>, che rappresentano la maggioranza della popolazione nell’isola di Mindanao. A Marawi, infatti, dove sono in corso gli scontri tra jihadisti ed esercito governativo, i cristiani sono soltanto il 2%. Il resto della popolazione è di fede musulmana e nella città, già da tempo, sventolano le bandiere nere. “Episodi come quello avvenuto a Marawi non fanno che aggravare una situazione di per sé complicata e rendono ancor più difficile la promozione del dialogo interreligioso”, ha detto il missionario.Il radicalismo islamico nelle FilippineNell’isola di <strong>Mindanao</strong>, dove si concentra la minoranza musulmana delle Filippine, da oltre trent’anni sono attivi gruppi armati separatisti musulmani come il Moro National Liberation Front (MNLF) e movimenti islamisti come il <strong>Moro Islamic Liberation Front (MILF)</strong> e <strong>Abu Sayyaf</strong>, nati negli anni ’90 dalla scissione con il MNLF. Negli ultimi anni, però, riferisce il missionario italiano, “sempre più realtà islamiste internazionali sono penetrate nelle Filippine”. Maute, ad esempio, l’organizzazione islamista affiliata all’Isis che tiene Marawi sotto assedio, è apparsa sulla scena nazionale nel 2012. La radicalizzazione, afferma padre D’Ambra, è continuata con il proliferare di movimenti di ispirazione <strong>wahabita</strong>, sostenuti dall’Arabia Saudita, e da una decina di anni vi è una forte presenza del Jemaah Islamiah, un gruppo islamista nato in Indonesia. Sempre più musulmani abbracciano l’Islam radicale, secondo il sacerdote, anche grazie ai “lauti compensi offerti dai terroristi alle giovani reclute”. Così, negli ultimi tre anni l’Isis ha moltiplicato i suoi sostenitori a Mindanao. “Senza contare gli interessi internazionali che mirano a <strong>destabilizzare</strong> quest’area”, afferma padre D’Ambra, secondo il quale esiste “un piano che continuerà in questa direzione”. “La situazione a Marawi si calmerà, ma il <strong>terrorismo</strong> non si arresterà”, assicura il sacerdote. Anche a Zamboanga, infatti, la città dove si trova il missionario, il governo filippino ha decretato lo stato di allerta e ha messo in guardia i cristiani dalla minaccia degli estremisti islamici.</p>
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