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Nelle Filippine la guerra contro i separatisti musulmani sembra essere finalmente giunta al capolinea. Un conflitto che dura ormai da cinquant’anni e che ha già fatto oltre 120mila vittime  sembra intravedere una fine grazie alla mediazione di Rodrigo Duterte. Il discusso presidente delle Filippine sta riuscendo là dove i suoi predecessori avevano fallito: siglare l’accordo di pace con i guerriglieri del Moro Islamic Liberation Front (MILF). Già da parecchi anni i trattati sono presenti sul tavolo delle trattative, ma nessuno era mai andato così vicino alla loro approvazione come l’attuale presidente.

Cos’è il Bangsamoro Basic Law (BBL)?

Si tratta del cosiddetto Bangsamoro Basic Law (BBL), un disegno di legge che prevede la costituzione di un’unità territoriale autonoma all’interno dello Stato filippino, che andrà a sostituirsi all’attuale Regione Autonoma del Mindanao Islamico. Bangsamoro, la terra dei Moro (la più grande etnia non cristiana dell’arcipelago filippino), si estende in tutta la zona meridionale del Paese in cui vivono circa 4 milioni di persone. Il BBL è frutto di un primo accordo di pace siglato nel 2014  ma mai davvero applicato. Il 30 maggio scorso la Camera ha finalmente approvato il disegno di legge, seguita due giorni dopo dall’approvazione del Senato. La costituzionalità delle due versioni del BBL dovrà ora essere valutata e conciliata da una commissione speciale, ma i presupposti per un esito positivo sembrano esserci.

Diversi osservatori prevedono che la spinta decisa del presidente Duterte porterà all’entrata in vigore del BBL entro il 23 Luglio, giorno del prossimo discorso del Presidente alla Nazione.

Nel BBL è previsto che la nuova regione di Bangsamoro abbia piena autonomia per quanto riguarda il potere fiscale, quello esecutivo e legislativo. Il governo si occuperà invece della politica estera, monetaria e di sicurezza. Proprio la questione sicurezza sembra essere l’unico vero nodo difficilmente sbrogliabile. Il vicepresidente dei MILF, Ghazali Jafar ha chiesto che Bangsamoro abbia una propria forza di polizia, richiesta a Duterte difficilmente asseconderà per non correre ulteriori rischi nel caso l’accordo dovesse saltare dopo la sua approvazione. Le differenze tra il disegno di legge approvato dalla camera e quello approvato dal senato rimangono comunque significative.

Pregi e difetti del BBL

In primo luogo non sono del tutto chiare le modalità con cui le tasse verranno ripartite tra la regione autonoma e il resto del Paese. La camera ha stabilito che un 25% del totale debba finire nelle casse statali, mentre il Senato ha optato per una ripartizione paritaria. Nel disegno di legge non sono ancora definiti i confini che il Bangsamoro dovrebbe avere. Nel 2011 trentanove municipalità del vicino stato di Cotabato votarono a favore dell’annessione alla regione musulmana. Il disegno di legge votato dal Senato si oppone fortemente a questa volontà popolare, a differenza della Camera che invece la rispetterebbe. Per quanto riguarda invece le limitazioni al potere legislativo della nuova regione, pare che Camera e Senato siano propensi a non concedere l’introduzione della shari’a e dei tribunali islamici, salvo in casi relativi al Codice Civile e il Diritto di Famiglia.

 C’è ancora da lavorare, ma comunque vada, per un Duterte ultimamente in forte calo nei sondaggi, questa approvazione rappresenta un enorme successo. Considerando il fatto che presidenti molto meno discussi di lui fallirono nel tentativo di raggiungere un accordo con il MILF. Già nel 2015 entrambe le parti si erano dette pronte a chiudere l’accordo in tempi brevi, ma una disastrosa operazione anti-terrorismo voluta dall’allora presidente Benigno Aquino, per catturare un pericoloso terrorista, malese fece saltare tutto il banco. In quell’occasione ben 44 agenti dei reparti speciali rimasero uccisi negli scontri con il MILF e la pioggia critiche piovute sul presidente lo costrinsero addirittura alle dimissioni.

Sfruttare il MILF per combattere l’ISIS

Nel 2015 però mancava il perno attorno a cui ruota questa storia: lo Stato Islamico. Le bandiere nere del califfato conquistarono la città di Marawi nel Maggio del 2017 per creare proprio nelle Filippine una base per irrorare di sangue e terrore il Sud-Est Asiatico. Da allora l’esercito filippino ha dato il via ad operazioni per la liberazione della città che sono durate quasi un anno (la più grande operazione di guerra nelle Filippine dalla fine della Seconda Guerra Mondiale). Nella lotta senza quartiere contro l’ISIS, Duterte si è rivelato uno stratega di tutto rispetto utilizzando i guerriglieri separatisti di Mindanao contro i propri correligionari. Sfruttando le differenze ideologiche e programmatiche ha spinto il MILF a combattere contro l’ISIS riuscendo così a liberare la città di Marawi. L’approvazione del BBL e la creazione di Bangsamoro è dunque il prezzo che Duterte deve pagare ai guerriglieri del Moro per l’aiuto ricevuto. I guerriglieri musulmani del MILF hanno dimostrato un coraggio invidiabile oltre che solidarietà verso la popolazione cristiana colpita dal conflitto. Lo scorso settembre al Haj Murad Ebrahim, leader del gruppo, ha addirittura promesso pubblicamente di provvedere alla sicurezza delle chiese cristiane dell’isola di Mindanao.

La vera minaccia arriva da Est

I servizi segreti filippini temono però che i superstiti del califfato si stiano riorganizzando nelle foreste attorno a Marawi e siano pronti a tornare all’attacco. Per questa ragione il presidente spinge per un’approvazione rapida del disegno di legge. Qualora dovesse nascere la regione autonoma di Bangsamoro, i ribelli del MILF sarebbero il primo difficile argine da superare per i terroristi, e Duterte ha assolutamente bisogno del suo esercito altrove.

La vera preoccupazione del presidente non sono infatti le infiltrazioni di integralisti islamici nel Paese, e nemmeno le accuse di corruzione, la vera minaccia arriva da Est e non c’è modo di fermarla. La Cina ha messo gli occhi ormai da tempo sul Mar Cinese Meridionale e sulle sue ingenti risorse petrolifere. Quattro nazioni (si contendono il possesso dei giacimenti, ma nessuno osa competere con Pechino. Solo Duterte forte del rinnovato appoggio americano ha iniziato ad alzare la voce. Due navi da guerra USA, la Higgins e l’Antietam sono intento giunte nei porti di Manila per contrastare la crescente egemonia cinese. Duterte sa benissimo che il Mar Cinese Meridionale sarà il prossimo campo di battaglia tre le due superpotenze, per questo preferisce coprirsi le spalle e concedere l’autonomia ai musulmani di Bangsamoro.