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	<title>Difesa europea Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 17 Jun 2026 04:57:04 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Difesa europea Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Basta soldi facili con le armi: perché la bolla della Difesa in Borsa si sta sgonfiando</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Besana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 04:56:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[borsa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1189" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armamenti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="armamenti" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armamenti.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armamenti-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armamenti-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armamenti-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armamenti-1536x951.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armamenti-600x372.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'indice azionario di riferimento, lo Stoxx Europe Targeted Defence, ha perso oltre il 15% dal picco di gennaio. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/basta-soldi-facili-con-le-armi-perche-la-bolla-della-difesa-in-borsa-si-sta-sgonfiando.html">Basta soldi facili con le armi: perché la bolla della Difesa in Borsa si sta sgonfiando</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1189" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armamenti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="armamenti" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armamenti.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armamenti-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armamenti-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armamenti-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armamenti-1536x951.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/armamenti-600x372.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per oltre tre anni, i titoli delle aziende della difesa europee <a href="https://www.cnbc.com/2026/05/30/defense-stocks-consolidation-rheinmetall-saab-renk.html">sono stati i &#8220;re incontrastati&#8221; delle Borse mondiali</a>. Dallo scoppio del conflitto in Ucraina nel 2022, e per tutto il 2025, investire nei colossi delle armi sembrava una scommessa blindata. Un boom alimentato dalle promesse dei governi di ricostruire gli arsenali e dall&#8217;accordo NATO per alzare le spese militari fino a un ambizioso 5% del PIL. Ma nel 2026 il vento è cambiato. Quella che sembrava una corsa inarrestabile ha bruscamente invertito la rotta. Come rileva un recente articolo del Financial Times, <a href="https://archive.is/20260612045759/https:/www.ft.com/content/1fa66019-c241-46f8-b9e4-7b3ac8575904"><em>l&#8217;indice azionario di riferimento, lo Stoxx Europe Targeted Defence</em>, ha perso oltre il 15% dal picco di gennaio</a>, mandando in fumo miliardi di euro e colpendo giganti del calibro di Leonardo, BAE Systems, Rolls-Royce, Thales e Rheinmetall. Cosa sta succedendo? La finanza sta voltando le spalle alla geopolitica? Non proprio. Semplicemente, i mercati hanno smesso di sognare e hanno iniziato a chiedere i conti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="606" height="426" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/bolla-difesa.jpg.png" alt="" class="wp-image-520608" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/bolla-difesa.jpg.png 606w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/bolla-difesa.jpg-300x211.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/bolla-difesa.jpg-600x422.png 600w" sizes="(max-width: 606px) 100vw, 606px" /></figure>



<p>Il primo grande problema sottolineato anche dal <em>Financial Times </em>riguarda la sostenibilità economica. Con l&#8217;esplosione del conflitto tra Stati Uniti/Israele e Iran e la quasi chiusura dello Stretto di Hormuz, l&#8217;inflazione globale è tornata a fare paura. Di conseguenza, <a href="https://www.reuters.com/business/how-surging-bond-yields-add-europes-fiscal-headaches-2026-04-16/">le banche centrali minacciano nuovi aumenti dei tassi d&#8217;interesse e i costi di indebitamento per i governi sono schizzati alle stelle</a>. Gli analisti si stanno dunque ponendo una domanda cruciale: come faranno i governi europei, già gravati da forti deficit pubblici, a finanziare piani di difesa così colossali se emettere debito costa sempre di più? Il timore è che le promesse della politica non si trasformino davvero in contratti reali. </p>



<p>Le crepe stanno emergendo chiaramente anche al di fuori dei confini dell&#8217;Unione Europea. Il caso più emblematico si sta consumando nel Regno Unito, dove <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c4gyp8n7g3go">la crisi politica innescata dalle dimissioni shock del Segretario alla Difesa John Healey e del Ministro delle Forze Armate Al Carns</a> ha portato alla luce un profondo scontro sul finanziamento militare. Al centro della disputa c&#8217;è il <em>Defence Investment Plan </em>(DIP), giudicato dai dimissionari &#8220;sottofinanziato&#8221; e inadeguato a raggiungere l&#8217;obiettivo del 3% del PIL entro il 2030 (le stime attuali si fermano al 2,68%). Questa spaccatura dimostra in modo inequivocabile come, <strong>persino all&#8217;interno dell&#8217;area geografica europea e in un Paese storicamente pilastro della NATO</strong>, l&#8217;entusiasmo retorico per il riarmo stia drammaticamente rallentando di fronte alla rigidità dei conti pubblici e alla resistenza dei Ministeri delle Finanze. Per gli investitori, l&#8217;instabilità politica di Londra è il segnale che il percorso verso una spesa militare illimitata è tutt&#8217;altro che garantito, trasformando le promesse governative di contratti a lungo termine in una scommessa incerta e frenando, di conseguenza, i rally azionari del settore.<br><br>C&#8217;è poi un problema di &#8220;messa a terra&#8221;. Nel gergo finanziario si dice infatti che <strong>le aspettative erano troppo alte rispetto alla realtà dei bilanci. </strong>Non era dunque totalmente imprevedibile che al di là dei numeri, giganti come <a href="https://www.ft.com/content/3361cf9c-84a6-433e-81ba-ef47242d0f69?syn-25a6b1a6=1">Rheinmetall</a>, Airbus e Thales avrebbero presentato in ogni caso risultati del primo trimestre deludenti per il mercato. Le commesse e gli ordini ci sono, ma convertire un ordine per un carro armato o un sistema radar in fatturato e utili netti richiede anni. Gli investitori istituzionali (i grandi fondi) hanno esaurito la pazienza e hanno iniziato a vendere le loro quote, <a href="https://www.marketscreener.com/news/rheinmetall-co-slip-as-morgan-stanley-downgrades-sector-ce7f5dd3df80f421">portando colossi bancari come Morgan Stanley a declassare il settore a un giudizio &#8220;neutrale&#8221;</a>.<br><br></p>



<p>L&#8217;altro grande scossone è tecnologico. I recenti e drammatici sviluppi in Medio Oriente hanno dimostrato che la guerra moderna non si combatte più (o non solo) con la vecchia &#8220;artiglieria pesante&#8221; o con i cingolati. <strong>I veri protagonisti sono i droni low-cost, l&#8217;intelligenza artificiale e i sistemi missilistici ad alta tecnologia. </strong>Molte aziende europee storiche vengono oggi percepite dagli investitori come <em>«old school»</em>, giganti della vecchia economia manifatturiera troppo lenti ad aggiornarsi. <a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/european-defence-stocks-cool-investors-reassess-war-winners-2026-04-20/">I capitali si stanno quindi spostando verso startup della difesa tecnologica o aziende specializzate in droni e software di guerra</a>.</p>



<p><br>Tuttavia, se la tenuta dei bilanci nazionali rappresenta un freno nel breve periodo, le determinanti macro-geopolitiche continuano a tracciare una traiettoria di lungo termine che potrebbe paradossalmente mantenere in forte auge i titoli della difesa europei. La prospettiva che l&#8217;Europa debba fare i conti con <a href="https://www.msn.com/en-us/money/other/europe-braces-for-drastic-cuts-to-us-nato-wartime-contributions/ar-AA25vwTE?ocid=BingNewsSerp">drastici tagli ai contributi militari statunitensi in ambito NATO</a> &#8211; con la riduzione di circa un terzo dei caccia e il disimpegno di bombardieri e sottomarini strategici &#8211; costringe infatti i governi continentali ad assumersi la responsabilità primaria della difesa convenzionale. Questo progressivo arretramento di Washington crea un vuoto operativo che i Paesi europei saranno obbligati a colmare con risorse proprie, garantendo una domanda strutturale e prolungata per i produttori locali di armamenti. </p>



<p>In questo contesto, persino le recenti tensioni con l&#8217;alleato americano (culminate nella <a href="https://en.ilsole24ore.com/art/usa-warns-eu-no-buy-european-weapons-or-we-will-retaliate-AI0Zh1WB">minaccia statunitense di ritorsioni contro l&#8217;introduzione di clausole &#8220;Buy European&#8221; nei bandi di gara militari</a>) potrebbero trasformarsi in un acceleratore inatteso per il comparto. Di fronte alle pressioni della Casa Bianca, l&#8217;Unione Europea si troverà di fatto costretta a verticalizzare i propri investimenti, blindando la preferenza comunitaria nei programmi di spesa come il piano SAFE o l&#8217;<em>Industrial Accelerator Act</em>. Di conseguenza, quello che si prospetta come un duro scontro commerciale si potrebbe rivelare anche un catalizzatore per un riarmo europeo forzato, canalizzando enormi flussi di capitale pubblico direttamente verso i campioni industriali del vecchio continente.</p>



<p><br>La strada verso questo traguardo si preannuncia però in forte salita, ostacolata dalle storiche e croniche gelosie industriali che continuano a frammentare l’Europa proprio nel momento di massimo sforzo. Il fallimento e la chiusura ufficiale del programma FCAS (<em>Future Combat Air System</em>) per il caccia di sesta generazione (un progetto da oltre 100 miliardi di dollari che legava Parigi, Berlino e Madrid) rappresenta in questo senso un durissimo scontro con la realtà. Quello che è stato ribattezzato come il &#8220;<a href="https://scenarieconomici.it/caccia-di-sesta-generazione-il-grande-divorzio-europeo-germania-e-spagna-lanciano-il-team-gen-6/">grande divorzio europeo</a>&#8220;, consumatosi a causa di divergenze insanabili sui requisiti militari e sulla proprietà intellettuale, ha visto la Germania e la Spagna muoversi autonomamente con il lancio del consorzio industriale &#8220;Team Gen 6&#8221; guidato da Airbus, otto grandi appaltatori tedeschi e cinque eccellenze spagnole, escludendo la Francia di Dassault. </p>



<p>Questa ennesima scissione interna, che costringe il settore a dividersi tra il neonato blocco tedesco-spagnolo, l&#8217;asse rivale italo-britannico-giapponese del GCAP e una Francia isolata, dimostra come la spinta politica verso l&#8217;autonomia strategica rischi di naufragare in una dispersione di risorse e in una dannosa duplicazione dei programmi. <strong>Per gli investitori, lo stop ai megaprogetti comunitari introduce un forte elemento di incertezza:</strong> se da un lato il riarmo resta una necessità imprescindibile per sopravvivere al disimpegno statunitense, dall&#8217;altro l&#8217;incapacità dell&#8217;Europa di fare fronte comune rischia di dilatare i tempi di sviluppo dei sistemi d&#8217;arma avanzati, riducendo le economie di scala e zavorrando i margini di profitto complessivi dei grandi player azionari della difesa continentale.</p>



<p><br>Gli esperti sono quindi concordi sul fatto che la fase dei &#8220;soldi facili&#8221; nel settore della difesa si sia conclusa. Il settore non è destinato a fallire, poiché le tensioni geopolitiche rimangono altissime, ma d&#8217;ora in avanti gli investitori potrebbero diventare molto più selettivi. Sopravviverà e crescerà solo chi saprà dimostrare due cose: bilanci solidi nell&#8217;immediato e una forte leadership nelle tecnologie del futuro.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>NATO: più soldi alla Difesa significa davvero più sicurezza?</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/nato-piu-soldi-alla-difesa-significa-davvero-piu-sicurezza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 05:41:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1253" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-600x392.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-1024x668.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-768x501.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-1536x1002.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Maggiori soldi alla Difesa della NATO significa davvero maggiore sicurezza? Il PIL è davvero l'unico parametro da considerare? Crediamo di no.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1253" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-600x392.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-1024x668.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-768x501.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/nato-1-1536x1002.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>NATO </strong>ha fissato, nel corso degli ultimi 11 anni, due obiettivi di spesa pubblica per la Difesa a carico dei singoli Stati membri. Nell&#8217;ormai lontano 2014, al vertice in Galles, l&#8217;Alleanza aveva stabilito un obiettivo del 2% del PIL per le spese destinate alla Difesa, mentre recentemente, all&#8217;Aia, ha deciso che ogni singolo membro dovesse raggiungere il <strong>5% del PIL entro il 2035</strong>, con almeno il 3,5% da devolversi strettamente agli strumenti militari mentre il restante alle infrastrutture di uso duale (civile e militare). </p>



<p>Senza dubbio un aumento del cosiddetto “<em>burden sharing</em>”, la condivisione degli oneri (in questo caso di risorse investite), è un&#8217;ottima decisione in vista di una maggiore <strong>autonomia strategica</strong> europea, e del recupero dell&#8217;efficacia ed efficienza dello strumento Difesa in Europa dopo tre decenni di tagli al bilancio. Questo fattore, insieme alla falsa convinzione che un conflitto simmetrico convenzionale non fosse più possibile nella storia europea, e insieme alla “guerra al terrorismo” conseguente gli eventi dell&#8217;11 settembre 2001, ha provocato gravi carenze nell&#8217;intero ecosistema Difesa, con un&#8217;industria che fatica a produrre munizioni per riempire i magazzini e un <em>procurement</em> militare oberato dalla burocrazia. </p>



<p>L&#8217;invito all&#8217;aumento del bilancio destinato alla Difesa è arrivato, in entrambe le occasioni, dagli <strong>Stati Uniti</strong> che oggettivamente da soli sono i maggiori contributori dell&#8217;architettura difensiva della NATO, ma bisogna anche considerare che le nazioni europee, da sole, rappresentano il 18% delle spese militari globali, sebbene staccate di una lunghezza dagli USA, fermi al 36% (prima dell&#8217;ultima legge di bilancio). Guardando all&#8217;Unione Europea, nel 2024 sono stati stanziati 343 miliardi di euro con un aumento netto del 19% rispetto all&#8217;anno precedente. L&#8217;Agenzia Europea per la Difesa prevede che quest&#8217;anno si raggiungano i <strong>381 miliardi</strong>, pari in media al 2,1% del PIL. Questi sforzi però, secondo gli Stati Uniti, non bastano per raggiungere la quota fissata dalla NATO: sarebbero necessari 630 miliardi di euro all&#8217;anno raccolti in tutta Europa. </p>



<p>Bisogna fare una precisazione prima di addentraci nella questione che vogliamo trattare in questo articolo: <strong>più soldi sono necessari, perché la Difesa dell&#8217;Europa è stata tenuta ai minimi termini per troppo tempo</strong> nonostante l&#8217;ambiente di sicurezza internazionale e in particolare europeo fosse da tempo deteriorato (almeno dal 2008). In quegli anni si è semplicemente deciso di evitare di affrontare la questione, pensando di risolvere le controversie internazionali esclusivamente con trattative di ordine economico/commerciale. Ma, come sempre accade, là dove non si vogliono/possono far passare “le merci”, passano i carri armati. Senza timore di passare per guerrafondai, i governi europei dovrebbero continuare nel destinare risorse per adeguare lo strumento militare alle minacce attuali, altrimenti semplicemente l&#8217;Europa sparirà dal palcoscenico internazionale, lasciando i singoli Stati a perseguire le proprie politiche <strong>in un mondo dove è ormai oltremodo chiaro che Russia e Stati Uniti ci vogliono divisi</strong> in modo da poterci controllare meglio, ed evitare di trovarsi davanti a una potenza economico/militare in grado di rivaleggiare con essi.</p>



<p><strong>Allocare soldi a pioggia</strong>, e farlo con lo stesso livello per tutti, però, potrebbe facilmente essere la strada sbagliata per preservare l&#8217;unità e l&#8217;efficacia di un&#8217;alleanza che ha contribuito alla pace in Europa durante i decenni della Guerra Fredda. Abbiamo già espresso dubbi sul piano europeo di riarmo, affermando appunto che, sebbene fossero benvenuti maggiori fondi, essi <strong>andassero razionalizzati e non elargiti con facilità. </strong>Pena: vedere sistemi d&#8217;arma ridondanti, moltiplicazione di poli industriali e diffusione di identici comandi. La parola chiave di quel piano era la r<strong>azionalizzazione del <em>procurement </em>militare</strong>, ma i recenti fatti riguardanti il caccia di sesta generazione franco-tedesco-spagnolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/caccia-di-sesta-generazione-la-germania-molla-la-francia.html">SCAF</a>, ci fanno capire che siamo ancora ben lontani da tale obiettivo. Del resto mancano gli strumenti attuativi europei per metterla in atto, perché al di là di un Commissario, manca un organismo che stabilisca “chi fa cosa” nell&#8217;enorme e complesso ecosistema della Difesa europea.</p>



<p>Tornando all&#8217;Alleanza Atlantica, attualmente unica struttura coordinata ed efficace di Difesa europea, occorre chiedersi <strong>se sia davvero corretto credere in una relazione lineare tra maggiori spese dei singoli Stati membri e aumento del livello di sicurezza della NATO</strong>. L&#8217;intensità degli sforzi di bilancio è l&#8217;unico parametro per valutare l&#8217;efficacia di uno strumento militare complesso come l&#8217;Alleanza? Crediamo di no. E non lo crede nemmeno la NATO perché al vertice di Newport nel 2024 ha stabilito un indicatore rappresentato dal devolvere almeno il 20% degli sforzi militari ai materiali. </p>



<p>Nonostante ciò, quale dovrebbe essere il vero indicatore? La <strong>capacità di reazione</strong> rappresentata dalla prontezza di dispiegamento davanti a una minaccia stabilita, che in ultima analisi è il fattore che determina la credibilità dello strumento militare unificato: <strong>le forze militari sono credibili se sono in grado di dissuadere un avversario dall&#8217;attaccare.</strong> Purtroppo questo parametro è qualitativo e non quantitativo, quindi difficilmente misurabile con l&#8217;indicatore preso in esame dai consessi NATO: il PIL.</p>



<p>Un esempio valga su tutti, anche se non riguarda l&#8217;Europa: nel recente conflitto tra Cambogia e Thailandia, la prima ha destinato alla difesa di 1,3 miliardi di dollari (circa 2,1% del PIL) nel 2024, mentre la seconda 5,73 miliardi di dollari nello stesso anno (1,3% del PIL), ma sul campo – e sulla carta – le forze armate meglio organizzate sono quelle thailandesi. Ancora una volta i numeri sono mendaci, se non si sanno leggere. Andando a un livello superiore di questo ragionamento, le spese di ciascun Stato membro dell&#8217;Alleanza <strong>riflettono la propria percezione della minaccia</strong>, stabilita dalla propria politica (che è lungi dall&#8217;essere condivisa con gli altri Stati europei), ed ecco perché la Grecia destina alla Difesa il 2,85% del proprio PIL: Atene teme Ankara, solo in seconda battuta la Russia. </p>



<p>Si capisce quindi che non ci sia nessun motivo per avere un approccio unico all&#8217;interno della NATO, bensì bisognerebbe <strong>optare per uno scalare</strong>. Significa che ciascun Paese dell&#8217;Alleanza dovrebbe partecipare al bilancio collettivo secondo la propria <em>expertise </em>maturata, secondo il proprio ruolo all&#8217;interno dell&#8217;Alleanza, perfino secondo fattori geografici (la Grecia ha necessità diverse rispetto al Lussemburgo o allo stesso Belgio). In buona sostanza, si dovrebbe rivedere il concetto di condivisione degli oneri in una prospettiva nazionale, considerando tutte le dimensioni di sicurezza di ogni singolo Stato. </p>



<p>Del resto anche durante la <strong>Guerra Fredda</strong> la condivisione degli oneri finanziari era diversa tra gli Stati membri: nel biennio 1961/62, l&#8217;<strong>Italia stanziava il 3,89% del PIL</strong>, la Repubblica Federale Tedesca il 4,8%, la Grecia il 5,1%, la Francia il 7,1%, il Regno Unito il 7,2% e gli Stati Uniti il 9,7%. Ci rendiamo conto che siamo in un periodo emergenziale, dove bisogna risollevare uno strumento da troppi anni bistrattato e perfino snaturato come abbiamo visto, ma fissare limiti minimi così elevati validi per tutti a prescindere dalle proprie capacità (non dalle proprie possibilità) non è la soluzione per aumentarne l&#8217;efficacia.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;inquietante somiglianza tra il drone anti-drone di Airbus e le V1 di Hitler</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/linquietante-somiglianza-tra-il-drone-anti-drone-di-airbus-e-le-v1-di-hitler.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Apr 2025 04:08:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Airbus]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa aerea]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/LZ5NOL2KCBF5ZJ47QU7FPY4KAE.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/LZ5NOL2KCBF5ZJ47QU7FPY4KAE.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/LZ5NOL2KCBF5ZJ47QU7FPY4KAE-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/LZ5NOL2KCBF5ZJ47QU7FPY4KAE-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/LZ5NOL2KCBF5ZJ47QU7FPY4KAE-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/LZ5NOL2KCBF5ZJ47QU7FPY4KAE-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Somiglia alle V1 della Germania hitleriana ma può portare tre missili ed essere riutilizzato. Il suo nome è LOAD.</p>
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<p>Nelle scorse settimane Airbus, azienda europea leader nel settore aeronautico, ha <a href="https://www.defensenews.com/global/europe/2025/03/26/airbus-announces-missile-slinging-drone-for-air-defense/">presentato</a> un concept di <strong>drone anti-drone</strong> basato sul progetto di un simulacro da addestramento che sembra essere appena decollato da Peenemünde. Il <em>render</em> diffuso dall&#8217;azienda, infatti, ricalca proprio una linea riconducibile a quella delle famose <strong>bombe V1 </strong>del Terzo Reich: arma di rappresaglia e primo missile da crociera della storia.</p>



<p>Questo strumento classificato come <strong>Low-Cost Air Defense</strong>, per semplicità Load, potrebbe essere la risposta del colosso aerospaziale europeo a una delle principali sfide della guerra moderna: i droni che minacciano di penetrare le bolle di <strong>difesa aerea</strong> tarate su missili balistici, velivoli ad ala fissa e rotante e missili da crociera. Come è stato dimostrato sia nel <strong>conflitto russo-ucraino</strong> che in quello che si sta consumando nella striscia di Gaza, e si è allargato a Iran, Iraq e Yemen da cui le fazioni leali ad Hamas hanno lanciato massicci attacchi con missili e droni per colpire Israele.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una minaccia della guerra moderna</h2>



<p>Nella guerra moderna i droni, specialmente quelli impiegati come &#8220;munizioni circuitanti&#8221;, si confermano essere una minaccia versatile, difficile da intercettare, che prevede costi rilevanti per abbattere un sistema che ha un prezzo unitario assolutamente non comparabile con quello del missile che verrebbe impiegato per abbatterlo. È proprio per ovviare a questo problema che Airbus ha pensato di sviluppare un nuovo sistema anti-drone monouso che sarà in grado di trasportare<strong> tre missili guidati</strong>. </p>



<p>Basato su un <strong>sistema aereo senza pilota</strong> utilizzato per esercitazioni di tiro nei primi anni 2000, il <strong>Do-Dt25</strong>, una piattaforma lunga 3,1 metri, con un&#8217;apertura alare di 2,5 metri, e una velocità massima di 300 nodi, potrà rimanere in volo per circa un&#8217;ora in raggio d&#8217;azione di almeno 100 chilometri. Interessante notare come il nuovo sistema Low-cost verrà lanciato attraverso una catapulta. Particolarità che, assieme al design e alla livrea mostrata nel render promozionale, non può non ricordare le<strong> famose V1</strong> del Terzo Reich.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/CF15_V-1_replica_040415_01-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-466579" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/CF15_V-1_replica_040415_01-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/CF15_V-1_replica_040415_01-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/CF15_V-1_replica_040415_01-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/CF15_V-1_replica_040415_01-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/CF15_V-1_replica_040415_01-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/CF15_V-1_replica_040415_01.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>La replica di una bomba V1 in volo</em></figcaption></figure>



<p>Le Vergeltungswaffen 1, ossia l&#8217;<em><a href="https://www.iwm.org.uk/history/the-v1-flying-bomb-hitlers-vengeance-weapon">Arma di rappresaglia 1</a></em> per il volere del ministro della propaganda della Germania Nazista Joeshep Goebbels, erano designate ufficialmente come <strong>Fieseler Fi 103</strong>, e rappresentano il primo esempio di missile da crociera dalla storia. Considerate prima dell&#8217;avvento delle V2 come la più innovativa arma del Secondo conflitto mondiale, vennero sviluppate presso il <strong>centro di ricerca militare di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Centro_di_ricerca_militare_di_Peenemünde">Peenemünde</a></strong>, e lanciate da siti segreti proprio da una rampa di lancio inclinata.</p>



<p>A <strong>differenza della V1</strong>, bomba volante monouso, il drone antidrone Load di Airbus è progettato per individuare e distruggere minacce simili alle Vergeltungswaffen e &#8220;tornare alla base&#8221;, dove potrà atterrare con il paracadute dopo una &#8220;missione riuscita&#8221;. Anche se è considerato un drone monouso, il Load potrà essere riutilizzato. Secondo quanto riportato da Defense News, il Load si posizionerebbe a &#8220;<em>metà strada tra un drone da combattimento aereo e un munizionamento mobile</em>&#8220;.</p>



<p>Negli ultimi mesi, la crescente necessità di un&#8217;<strong>autonomia europea</strong> in questo settore ha finalmente dato spazio a una serie di progetti che sono evidentemente in linea con l’impegno dell’Europa a &#8220;<em>svincolarsi dalla dipendenza dagli Stati Uniti</em>&#8220;. Anche per questo il nuovo drone di Airbus, che verrà &#8220;<em>supervisionato da una stazione di controllo a terra</em>&#8221; per intercettare i suoi obiettivi, promette di non contenere alcuna tecnologia statunitense.</p>
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		<title>La doppia sfida del piano ReArm: sostenere l&#8217;Ucraina e difendere meglio l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-doppia-sfida-del-piano-rearm-sostenere-lucraina-e-difendere-meglio-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 05:36:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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<p>Nasce il megafondo UE per la difesa "ReArm Europe", ma non deve comportare investimenti a pioggia: serve razionalizzare e dividere i compiti</p>
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<p>Martedì l&#8217;<strong>Unione Europea</strong> ha svelato il piano <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/api/files/document/print/en/statement_25_673/STATEMENT_25_673_EN.pdf">ReArm Europe</a> da 800 miliardi di euro utilizzando tutti i mezzi finanziari a disposizione del continente per aiutare gli Stati membri ad aumentare urgentemente le capacità della <strong>difesa</strong>, sia per far fronte alle minacce immediate che per gli anni a venire.</p>



<p>La disposizione di liberare i finanziamenti statali innescando misure di emergenza che esentino i Governi dalle rigide regole di spesa in deficit, chiede agli Stati membri di aumentare i loro bilanci per la Difesa dell&#8217;1,5% del PIL, equivalenti a <strong>650 miliardi di euro in quattro anni</strong>, mettendo a disposizione <strong>150 miliardi in prestiti</strong> per investimenti nella Difesa, sospendendo nel contempo le regole del patto di stabilità che costringe le nazioni dell&#8217;UE a non indebitarsi per un controvalore superiore al 3% del proprio PIL.</p>



<p>La necessità è certamente quella di rispondere all&#8217;urgenza a breve termine di sostenere l&#8217;Ucraina dato il subitaneo disimpegno statunitense, determinato – lo ricordiamo una volta di più – dalla volontà Usa che sia l&#8217;Europa dell&#8217;Alleanza Atlantica a occuparsi del contenimento della Russia, sia per affrontare la questione a lungo termine di assumersi una <strong>responsabilità molto maggiore per la sicurezza europea</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In comune il procurement di sistemi d&#8217;arma</h2>



<p>Attenzione. Non si sta parlando dell&#8217;evoluzione di quell&#8217;embrione di esercito europeo nato con la forza di <em>early entry</em>. l&#8217;<strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/il-primo-passo-verso-la-difesa-europea-ecco-lexpedition-force.html">Expedition Force</a></strong>, composta all&#8217;indomani della tragica fine del conflitto in Afghanistan, bensì di uno strumento per coordinare meglio e dare impulso all&#8217;ecosistema difesa dell&#8217;Ue. Si tratta fondamentalmente di spendere meglio e spendere insieme parlando di domini di capacità paneuropei. Ad esempio: difesa aerea e missilistica, sistemi di artiglieria, missili e droni, sistemi anti-drone. Ma anche soddisfare altre esigenze: dalla mobilità informatica a quella militare. L&#8217;intento è quindi quello di aiutare gli Stati membri a <strong>mettere in comune il <em>procurement</em></strong><em> </em>di sistemi d&#8217;arma. Questo nuovo strumento permetterà anche di mobilitare il capitale privato attraverso la Banca europea per gli investimenti, però è proprio la panoplia di interessi nazionali e privati a essere il vero problema di questa importante e attesa riforma.</p>



<p>Tralasciando le note e <a href="https://it.insideover.com/politica/lue-la-nato-e-le-sfide-per-una-politica-estera-e-di-difesa-comunitaria.html">già analizzate</a> limitazioni di una difesa europea, date dalla mancanza di una struttura di comando unificato (per ora presente solo in via sperimentale a Bruxelles che coordina la forza di <em>early entry</em>), dalla mancanza di una singola e coordinata politica estera e dalla barriera linguistica tra le varie forze armate (problema superabile in quanto già risolto dalla NATO), quello che veramente manca a questo provvedimento è stabilire una <strong>razionalizzazione degli investimenti</strong>. Cerchiamo di spiegare meglio: unire il <em>procurement </em>è sicuramente un ottimo passo avanti, ma manca un vero e proprio coordinamento che divida all&#8217;interno dell&#8217;Ue competenze e ruoli nell&#8217;ambito dell&#8217;industria della difesa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">No a investimenti a pioggia</h2>



<p>Facciamo un esempio pratico: stante la diversità dei sistemi d&#8217;arma presenti in Europa rispetto ad altre potenze mondiali dove ci sono solo determinate tipologie di velivoli o carri armati, a chi affidare la produzione di nuovi armamenti? Quali invece dovranno continuare a essere prodotti e quali no? Per evitare che protezionismi nazionalistici mettano in crisi questo sistema, sarebbe opportuno, come detto più volte da queste colonne, <strong>individuare degli <em>hub</em> strategici</strong> in Europa dove le maggiori industrie della Difesa, secondo la loro esperienza, si coordinano per creare o continuare a produrre quello che realmente serve. <strong>Gli investimenti, quindi, non devono essere elargiti a pioggia </strong>oppure seguendo le pressioni nazionalisti degli Stati membri più influenti, ma fatti arrivare effettivamente là dove servono.</p>



<p>Qualcosa che si può ottenere in modo sicuro e duraturo solo avendo uno strumento decisionale comune che stabilisca “chi fa cosa, per chi e quanto” in modo univoco, ipotizzando eventuali penali, come il divieto di accesso a ulteriori fondi, per quei Paesi che preferiscono affidarsi altrove o proseguire da soli. Ovviamente non sarà facile, ma se mai si comincia mai si arriverà al traguardo di rafforzare la Difesa europea in modo razionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una doppia sfida per l&#8217;Europa</h2>



<p>L&#8217;effetto collaterale di questo fondo, ormai possiamo dirlo, sarà quello di vedere aumentata la percentuale di armamenti <em>Made in Europe</em> rispetto a quelli <em><a href="https://it.insideover.com/difesa/piu-disponibilita-e-meno-burocrazia-ecco-perche-vince-lindustria-usa-delle-armi.html">Made in USA</a></em>. Questo è un effetto già tangibile dall&#8217;aumento delle commesse per le industrie europee determinatosi dalla decisione statunitense di sospendere gli aiuti militari all&#8217;Ucraina, che ha portato con sé l&#8217;aumento delle quotazioni in Borsa delle stesse.</p>



<p>La domanda qui però è un&#8217;altra: considerando la differenza di grandezza tra i due complessi militari industriali (quello USA rispetto a quello europeo), riusciremo a far fronte alla sfida (doppia) di <strong>aiutare Kiev per conto di Washington e di migliorare le nostre capacità di difesa</strong>? Forse, ma sorge un altro interrogativo: possiamo farlo in tempi ragionevolmente adeguati rispetto agli Stati Uniti? Considerando che gli USA possono contare su una serie di armamenti <em><strong>off-the-shelf</strong></em>, ovvero disponibili quasi immediatamente, la risposta per il momento è negativa.</p>



<p>In ogni caso vogliamo essere ottimisti sottolineando come questo provvedimento apra la strada non già a velleità belliciste come affermato da più parti politiche, ma a un processo che doveva essere messo in atto da tempo e che permetterà all&#8217;Europa, in un non troppo lontano futuro (speriamo) di avere il peso politico per avere quella tanto agognata <strong>autonomia strategica</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Tra Gaza e Ucraina: l&#8217;Europa alla prova del mondo in guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/tra-gaza-e-ucraina-leuropa-alla-prova-del-mondo-in-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2024 10:03:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I conflitti a Gaza e in Ucraina stanno mettendo alla prova l&#8217;ordine internazionale e impongono profonde riflessioni sul ruolo futuro in campo geopolitico dell&#8217;Europa e dell&#8217;Occidente. Il Vecchio Continente, in particolare, è chiamato a un risveglio strategico da questi due conflitti. Sui loro sviluppi e sul tema dell&#8217;Europa alla prova di un mondo in guerra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/tra-gaza-e-ucraina-leuropa-alla-prova-del-mondo-in-guerra.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/tra-gaza-e-ucraina-leuropa-alla-prova-del-mondo-in-guerra.html">Tra Gaza e Ucraina: l&#8217;Europa alla prova del mondo in guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240604080747950_35f73828d03ac7b4a0e21475753d5a6a-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I conflitti a <a href="https://it.insideover.com/guerra/dallucraina-al-mar-rosso-larco-di-crisi-che-perturba-lordine-globale.html"><strong>Gaza e in Ucraina</strong> </a>stanno mettendo alla prova l&#8217;ordine internazionale e impongono profonde riflessioni sul ruolo futuro in campo geopolitico dell&#8217;Europa e dell&#8217;Occidente. Il Vecchio Continente, in particolare, è chiamato a un risveglio strategico da questi due conflitti. Sui loro sviluppi e sul tema dell&#8217;Europa alla prova di un <strong>mondo in guerra</strong> discutiamo con il&nbsp;<strong><a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://it.insideover.com/guerra/putin-cerca-di-allungare-il-conflitto-noi-coinvolti-in-guerra-cyber-e-ibrida.html&amp;ved=2ahUKEwj12sH26MGGAxVwywIHHaevCEwQFnoECCsQAQ&amp;usg=AOvVaw3Oj51Eb-nE64fdPUlextrY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">professor Alberto Pagani</a>.</strong>&nbsp;</p>



<p>Pagani, studioso di intelligence e questioni securitarie, ha la titolarità di un corso sul terrorismo internazionale presso la sede ravennate delll’Università di Bologna è stato deputato dal 2013 al 2022 e capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Difesa alla Camera nella XVIII Legislatura. Con lui discutiamo dei trend geopolitici che toccano da vicino il contesto europeo.</p>



<p><strong>Ucraina e Gaza, due guerre che sono sempre in corso e risultano difficili da pensare indirizzate verso una fine. Quanto è turbato l&#8217;ordine internazionale dal perdurare di questi conflitti?</strong></p>



<p>“Ormai mi pare evidente che aveva ragione Kissinger quando diceva, qualche anno fa, che il vecchio ordine mondiale non c’è più e un nuovo ordine ancora non si vede comparire all’orizzonte. Oggi questi conflitti rendono evidente a tutti quello che allora si poteva solo intuire, perché sembrava che l’ordine internazionale basato sulle regole e sul Washington consensus potesse pacificare il mondo. Invece si è aperta una fase di disordine e conflitti basata proprio sul rifiuto di molte Nazioni di accettare ed adeguarsi alla Pax Americana. Forse queste guerre erano già in incubazione allora, come extrema ratio, nella mente degli autocrati russi, iraniani, ed anche cinesi”.</p>



<p><strong>Israele con Netanyahu sta tirando dritto sull&#8217;operazione Rafah, mentre i recenti casi di massacri di civili hanno alienato parte del sostegno occidentale. Esiste uno sbocco militare a questa crisi?</strong></p>



<p>“Non credo, ma prima o poi Netanyahu dovrà ritirarsi e abbandonare la politica, perché non ha più il consenso del suo popolo. Se dalla democrazia israeliana uscirà una leadership politica diversa si potrà riaprire un dialogo per la soluzione dei “due popoli e due Stati”, che a mio avviso resta la sola via ragionevole e praticabile per la pace. Dall’altra parte però serve una nuova leadership anche per il popolo palestinese, portato al fallimento totale da Hamas, che non può conquistare con la forza la sovranità sul proprio territorio, ma solo con la politica, con la diplomazia e con il dialogo. La soluzione perseguita da Hamas è inaccettabile perché prevede la cancellazione dello Stato di Israele, la cacciata di tutti gli ebrei dalla Dar al-Harb (terra Santa dell’Islam n.d.r.), o la loro uccisione, e l’istituzione di uno Stato islamico, governato secondo la Shari’a (legge coranica n.d.r.), per creare un’altra dittatura religiosa, come quella iraniana. L’idea laica, vagamente socialista e nazionalista, dell’OLP di Arafat è ormai stata cancellata dall’integralismo religioso di questi fanatici, finanziati, armati ed addestrati dai pasdaran e dagli ayatollah iraniani, per fare per loro conto la guerra per procura”.</p>



<p><strong>Quanto, in prospettiva, il caos in atto a Gaza impatterà sulla sicurezza regionale?</strong></p>



<p>“Dipende dall’evoluzione che avrà questa situazione, come dicevo. Il quadrante Mediorientale sta attraversano una delle fasi più tristi e difficili della storia, ma ci sono anche segnali incoraggianti, per quanto difficili da cogliere ed interpretare: I principali Stati arabi dell’area, cioè l’Egitto, l’Arabia Saudita, la Giordania e gli Emirati si sono dimostrati molto saggi, prudenti e razionali, ed hanno persino collaborato con Israele per neutralizzare l’attacco missilistico degli iraniani, che infatti è fallito. Questo fatto, che sarebbe stato impensabile fine a qualche tempo fa, dimostra un desiderio ed una volontà di voltare pagina e di pacificare l’area, che deve solo trovare leadership politiche israeliane e palestinesi adeguate al grande compito che la Storia consegnerà loro: creare un nuovo Medio Oriente, basato sulla libertà e l’autodeterminazione dei popoli, sulla cooperazione internazionale, sull’interscambio commerciale per una crescita economica comune, sul rispetto reciproco e soprattutto sulla pace”.</p>



<p><strong>L&#8217;Ucraina, invece, resta nel mezzo di un conflitto aperto che dura da oltre due anni. In che misura è cambiato il sostegno occidentale a Kiev?</strong></p>



<p>“Il sostegno all’Ucraina non è ancora venuto meno, ma mi pare evidente che la lunga durata di questa guerra non logora solamente la Russia, ma anche l’opinione pubblica occidentale, che sembra si sia abituata con rassegnazione a questa guerra, come se si trattasse di una maledizione di Dio, e non dell’aggressione imperialista e criminale di un regime dittatoriale ad uno Stato sovrano. Paradossalmente il tempo lungo potrebbe giocare a favore della Russia, che è abituata dalla sua storia a sopportare le perdite e trarre vantaggio dal logoramento dei suoi avversari. In realtà finché la Russia può godere dell’appoggio della Cina e di molti altri Paesi, che l’aiutano ad aggirare le sanzioni economiche occidentali e la finanziano comprando gas e petrolio, è difficile che si ritiri e che la guerra finisca; al massimo si può puntare a raggiungere uno stallo sul campo, che porti ad un cessate il fuoco”. &nbsp;<br></p>



<p><strong>Possono nuove e più strutturate forniture d&#8217;armi occidentali, unitamente alla questione dell&#8217;apertura ai raid in territorio russo, aprire a un riequilibrio della situazione sul campo?</strong></p>



<p>“Possono aiutare l’Ucraina a resistere, ma la differenza tra la potenza militare russa e quella ucraina è sempre stata e rimane molto grande, e non può essere colmata dagli aiuti americani o europei. Dall’inizio della guerra credo che l’obiettivo più realistico per l’Ucraina sia continuare a resistere, non rovesciare il rapporto di forza con una potenza nucleare, che dispone ancora degli arsenali sovietici. Guardare la realtà con gli occhi della propaganda dell’una o dell’altra parte non aiuta a capire quel che succede realmente, e non rende nemmeno onore al popolo ucraino, che sta facendo un miracolo, perché resiste da due anni all’aggressione di una potenza militare di prim’ordine, che pensava di conquistare tutto il suo territorio nel giro di pochi giorni. Se non ci riuscirà e si potrà salvare la libertà e l’indipendenza dell’Ucraina, coi confini territoriali che sarà possibile, sarà merito soprattutto del coraggio e della volontà di quel popolo, più che delle forniture militari che ha ricevuto dagli altri Paesi democratici”.</p>



<p><strong>La Russia porta avanti da oltre un anno una continua guerra di logoramento. Quali sono i limiti della sua capacità di condurla? Fin dove si può spingere?</strong></p>



<p>“La Russia può andare avanti a lungo, e lo fa perché confida che cambi la situazione in Occidente, con le elezioni europee ed americane. Putin sa bene che se l’Occidente smettesse di aiutarla l’Ucraina sarebbe costretta ad arrendersi, per una seria di ragioni. La prima è che finirebbe presto le munizioni, quindi le altre ragioni non serve nemmeno che le elenchi. I principali alleati di Putin, in questa guerra di logoramento, sono quei politici europei ed americani che sostengono che per ottenre la pace bisogna interrompere le forniture militari all’Ucraina. Dato che ci sono, e che potrebbero persino convincere gli elettori a votarli per cambiare la politica occidentale, è naturale che Putin punti su di loro ed attenda l’esito delle elezioni. Non negozierà di certo adesso, sarebbe una cosa stupida. Fa bene ad aspettare, perché dal suo punto di vista è la strategia migliore, potrebbe consentirgli di vincere la partita a tavolino, e sottomettere l’Ucraina con la nostra complicità”.<br><br><strong>Chi è pressato da queste guerre è l&#8217;Ue. Le Europee si avvicinano e un tema caldo è quello della Difesa comune del Vecchio Continente. Tornerà all&#8217;ordine dell&#8217;agenda dopo il voto?</strong></p>



<p>“Tornerà senza dubbio all’ordine del giorno, ma questo non significa che si faranno sicuramente dei progressi. A parole ormai quasi tutte le forze politiche sostengono la necessità di una maggiore autonomia strategica europea e quindi tutti evocano la Difesa Europea, seppure con idee profondamente diverse tra di loro, ed in taluni casi idee drammaticamente confuse dall’ignoranza della materia militare. Qualcuno propone di sciogliere l’Alleanza Atlantica, pensando la Difesa Europea alternativa alla NATO, invece che complementare, altri credono che sia un’opportunità per ridurre le spese militari, altri addirittura vaneggiano di fondere insieme le forze armate nazionali in un immaginario esercito europeo, dimenticandosi persino dell’esistenza della marina e dell’aeronautica militare. Insomma, “c’è molta confusione sotto il cielo”, come diceva Mao Tse Tung, ma in questo caso la situazione non mi pare affatto favorevole, perché a parole son capaci tutti di fare le riforme, ma nei fatti bisogna prima di tutto sapere di cosa si sta ragionando. E qui cascano gli asini”.</p>



<p><strong>Quindi? Come pensa che l&#8217;Ue possa ambire a giocare da potenza un domani?</strong></p>



<p>Se la nuova Commissione saprà mettere da parte certe dichiarazioni astratte e le visioni politiche infantili che le caratterizzano, a favore di una maggiore concretezza, potrà costruire seriamente un processo di integrazione, almeno tra i principali Paesi. Quando alcuni Paesi decidono di cooperare devono definire gli obiettivi comuni di questa loro collaborazione. Esistono accordi bilaterali tra Stati membri dell’Ue in materia di sicurezza e Difesa, ma questi accordi bilaterali non si ricompongono in un disegno di Difesa europea. Non si tratta quindi di un problema di carattere militare, ma di un problema di carattere politico. Certo che l’Europa può ambire a giocare da grande potenza, ma deve avere una politica estera comune, ed una conseguente capacità militare, per essere presa sul serio nel Mondo. Bisogna innanzitutto rinunciare agli egoismi nazionali piccoli e meschini che già hanno sabotato i tentativi che sono falliti nel passato, se si intende progredire nella cooperazione strutturata permanente per la Difesa comune.</p>



<p><strong>Concretamente da dove si dovrebbe cominciare?</strong></p>



<p>Si potrebbe cominciare dalle politiche industriali, visto che è il terreno sul quale la cooperazione rafforzata è già avviata con la PESCO e finanziata con un fondo europeo specifico. Nessun sistema europeo di Difesa può essere credibile, se ogni Paese provvede al procurement militare rivolgendosi alla propria industria nazionale e senza armonizzazione degli standards. Questo nella pratica significa cooperare per fare un solo progetto europeo per i tank che sostituiranno i nostri carri ariete ed i Leopard 2 e per gli aeroplani di sesta generazione, quindi poi anche per ottenere una maggiore capacità navale di proiezione aerea remota, e nel settore spaziale per lanciatori per la Medium Earth Orbit, settore dal quale l’Europa è stata spiazzata dalla concorrenza di operatori privati come Space X, perché questi vettori sono abilitatori strategico-militari essenziali, dell’economia spaziale presente e futura. Insomma, non è un compito facile, sono sfide molto impegnative, al di sopra delle capacità di politici ciarlatani, demagoghi ed imbroglioni. Speriamo che dalle urne esca una classe politica all’altezza, perché credo che il futuro dell’Europa e dei popoli europei dipenderà molto da queste sfide.&nbsp; &nbsp;</p>
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