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	<title>Bab el-Mandeb Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 17 Mar 2026 17:35:26 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Bab el-Mandeb Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Hormuz e Bab el Mandeb: la teoria dell&#8217;inaccettabilità del rischio</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/hormuz-e-bab-el-mandeb-la-teoria-dellinaccettabilita-del-rischio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 05:43:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Bab el-Mandeb]]></category>
		<category><![CDATA[Sea denial]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="971" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-300x152.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-1024x518.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-768x388.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-1536x777.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-600x303.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La situazione lungo lo Stretto di Bab el-Mandeb ci suggerisce l'inaccettabilità del rischio per il passaggio da Hormuz anche sotto scorta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/hormuz-e-bab-el-mandeb-la-teoria-dellinaccettabilita-del-rischio.html">Hormuz e Bab el Mandeb: la teoria dell&#8217;inaccettabilità del rischio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="971" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-300x152.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-1024x518.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-768x388.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-1536x777.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-600x303.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo scoppio dell&#8217;attuale conflitto nel Golfo Persico ha provocato quasi istantaneamente la sospensione delle spedizioni di idrocarburi attraverso lo <strong>Stretto di Hormuz</strong>, ancora prima che il Corpo delle Guardie delle Rivoluzione Islamica (IRGC – <em>Islamic Revolutionary Guard Corps</em>) effettuasse attacchi contro il traffico delle petroliere nelle vicinanze di quel collo di bottiglia marittimo.</p>



<p>Alcune compagnie petrolifere operanti nella regione da cui transita circa il 31% del greggio mondiale (<a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/2/22/iran-us-tensions-what-would-blocking-strait-of-hormuz-mean-for-oil-lng">diretto verso i mercati asiatici per l&#8217;84%</a>) hanno deciso, nelle prime ore dell&#8217;attacco israelo-statunitense, di <a href="https://report.az/en/region/several-companies-suspend-fuel-shipments-through-strait-of-hormuz-amid-regional-tensions">sospendere volontariamente le spedizioni di petrolio</a>. Gli sporadici attacchi dell&#8217;IRGC (meglio noti come pasdaran) ad <a href="https://www.nytimes.com/2026/03/11/world/middleeast/ships-attack-strait-hormuz-iran.html">alcune navi in transito</a>, non hanno fatto altro che prolungare questa decisione e inasprire i timori di produttori e compagnie di navigazione che operano nel settore oil&amp;gas. Come risultato, <strong>lo Stretto di Hormuz è sostanzialmente chiuso </strong>al passaggio delle maggior parte delle petroliere, sebbene nelle ultime 24 ore almeno una di esse – la “Karachi” di classe Aframax da circa 100mila tonnellate di carico – operante per conto degli Emirati Arabi Uniti, sia riuscita a doppiarlo e a procedere verso l&#8217;Oceano Indiano.</p>



<p>Lo stop al traffico di greggio attraverso Hormuz ha determinato <strong>l&#8217;immediato rialzo dei prezzi del barile</strong>, col WTI arrivato al picco di 98 dollari il 13 marzo e il BRENT che nella giornata del 16 ha toccato i 102 dollari. Ovviamente, ci sono state le solite ripercussioni speculatorie con gli aumenti dei prezzi della benzina, anch&#8217;essi pressoché immediati. </p>



<p>Guardando a un altro mare che è attraversato da fondamentali linee di navigazione e al centro di una crisi che si protrae ormai dal 2023, il volume del traffico navale commerciale attraverso lo <strong>Stretto di Bab el-Mandeb</strong> è ancora dimezzato nonostante gli Houthi – ribelli yemeniti sostenuti militarmente dall&#8217;Iran – stiano rispettando la tregua autoimposta a ottobre 2025, che ha fatto cessare ogni tipo di attacco al naviglio in transito, ancora attualmente sotto scorta. <strong>La missione di protezione al traffico mercantile nel Mar Rosso dell&#8217;Unione Europea (Aspides) </strong>ancora in esercizio, dopo che quella a guida statunitense (<em>Prosperity Guardian</em>), a connotazione offensiva, è terminata a maggio 2025, non ha sortito l&#8217;effetto di riportare i flussi commerciali passanti per Bab el-Mandeb ai livelli pre-crisi: sino a dicembre 2023 lo Stretto era attraversato da circa 3,5 milioni di tonnellate di merce alla settimana, mentre ora, nonostante la cessazione degli attacchi, questo valore è pari a <strong>1,2 milioni di tonnellate</strong>. Sostanzialmente, il traffico navale è ancora dimezzato.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/chart-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-509421" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/chart-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/chart-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/chart-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/chart-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/chart.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tonnellate di merci passanti per Bab el-Mandeb ogni settimana</figcaption></figure>
</div>


<p>Dall&#8217;inizio degli attacchi degli Houthi, <a href="https://www.graphicnews.com/en/pages/45336/conflict-red-sea-attacks-costs">nel giro di tre mesi</a> le <strong>tariffe di trasporto merci</strong> da Shanghai a Rotterdam per un singolo container da 40 piedi erano aumentate del 383,5%, passando da 1.024 a 4.951 dollari. Analogamente, le tariffe da Shanghai a Genova erano lievitate del 358,5%, da 1.370 a 6.282 dollari. <strong>Ancora oggi, i costi non sono scesi</strong>, con la tariffa per un singolo container sulla rotta Shangai-Rotterdam che parte dai 2mila dollari, mentre per quella Shanghai-Genova il prezzo è ancora pari a 3.120 dollari. I costi di spedizione, comprensivi di assicurazione, sono ancora doppi per via del maggiore passaggio lungo la rotta che passa per il Capo di Buona Speranza.</p>



<p>Tornando allo Stretto di Hormuz e all&#8217;attuale conflitto, gli Stati Uniti hanno più volte ventilato l&#8217;ipotesi di effettuare un <strong>servizio di scorta al naviglio</strong> in transito per riaprire stabilmente quella via d&#8217;acqua, chiedendo – anche perentoriamente – l&#8217;aiuto degli alleati della NATO per questo scopo. Attualmente, nessuno dei Paesi europei prevede di pianificare una missione in tal senso, e la stessa U.S. Navy ha riferito di <strong><a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/us-navy-tells-shipping-industry-hormuz-escorts-not-possible-now-2026-03-10/">non essere pronta</a></strong> per un&#8217;eventualità del genere. La <strong>Francia</strong>, per voce del ministro della Difesa <strong>Catherine Vautrin</strong>, <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/mar/15/uk-china-japan-countries-debating-strait-of-hormuz-ships-iran-you-now">ha riferito</a> che non intende inviare navi da guerra nello Stretto di Hormuz finché il conflitto continua a intensificarsi, aprendo però alla possibilità che nasca una missione congiunta europea “puramente difensiva” quando la guerra entrerà in una fase di minore intensità. Giappone e Australia hanno invece <a href="https://www.business-standard.com/world-news/trump-hormuz-escort-call-uk-japan-australia-refuse-naval-ships-126031600329_1.html">nettamente rifiutato</a> per motivazioni diverse e riconducibili alla scarsità di risorse militari da impiegare. Il Regno Unito <a href="https://www.independent.co.uk/news/uk/politics/starmer-strait-hormuz-iran-trump-press-conference-b2939338.html">ha riferito</a> di stare lavorando con gli alleati in tal senso, ma che una decisione non è ancora in vista.</p>



<p><strong>La scorta al naviglio sarebbe sufficiente per ristabilire la calma nell&#8217;economia mondiale? Crediamo di no.</strong></p>



<p>Anche qualora le compagnie petrolifere e di navigazione decidessero di riprendere la spedizione del greggio attraverso lo Stretto, in uno scenario simile a quanto osservato negli anni Ottanta durante il conflitto Iran-Iraq, <strong>il rischio sarebbe comunque inaccettabile</strong>, indipendentemente dalla minaccia portata e dal meccanismo di difesa. Quanto osservato nel Mar Rosso, coi transiti per lo Stretto di Bab el-Mandeb ancora dimezzati nonostante i mesi di tregua, dimostra come <strong>sia sufficiente il sospetto di una possibile azione offensiva per sconsigliare di assumersi il rischio del passaggio</strong>, anche sotto scorta. L&#8217;Iran e i pasdaran, in queste settimane di guerra, hanno dimostrato la volontà di colpire il naviglio in avvicinamento a Hormuz, e sebbene i danni siano stati piuttosto limitati, e gli eventi tutto considerato sporadici, quanto accaduto è stato sufficiente per fermare il traffico navale.</p>



<p>Teheran ha <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/mine-minisottomarini-e-missili-cosi-liran-puo-bloccare-lo-stretto-di-hormuz-2.html">paventato anche la posa di mine</a></strong> nelle acque dello Stretto, e ancora una volta è sufficiente la possibilità che possa accadere per imporre un rischio inaccettabile stante lo status quo di un conflitto in corso. L&#8217;Iran, da questo punto di vista, non deve per forza disporre un campo minato esteso per bloccare quella via d&#8217;acqua: <strong>ancora una volta basta il sospetto che ci sia una manciata di mine</strong>. Di più. Basta il sospetto che possa farlo, soprattutto se rapidamente.</p>



<p>L&#8217;Iran di oggi non è più l&#8217;Iran degli anni Ottanta male armato e poco equipaggiato: da allora i pasdaran hanno <strong>investito tempo e risorse per avere capacità di <em>sea denial</em></strong> nel Golfo Persico e lungo lo Stretto di Hormuz, quindi una missione di scorta ai convogli, come ha riferito anche la stessa marina statunitense, è prematura stante l&#8217;attuale punto del conflitto, e <strong>se messa in atto ora potrebbe rivelarsi disastrosa.</strong> Pertanto è plausibile che gli Stati Uniti cerchino di chiudere questa guerra nel più breve tempo possibile per contenere quanto più possibile lo shock dell&#8217;economia globale, per poi disimpegnare le loro forze (c&#8217;è sempre l&#8217;Indo-Pacifico a cui pensare) e affidare la sicurezza del passaggio attraverso Hormuz a una missione Europea che potrebbe essere un&#8217;estensione di Aspides/Atalanta qualora dovesse essere presa in carico dall&#8217;UE, ma Bruxelles rimane scettica riguardo questa possibilità, con <a href="https://www.worldports.org/eu-shows-no-appetite-to-expand-naval-mission-in-strait-of-hormuz/">Berlino</a> a capeggiare il fronte del no insieme a <a href="https://news.am/eng/news/936753.html">Roma</a>, Parigi ed Atene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/hormuz-e-bab-el-mandeb-la-teoria-dellinaccettabilita-del-rischio.html">Hormuz e Bab el Mandeb: la teoria dell&#8217;inaccettabilità del rischio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Allarme per le rotte. Gli attacchi Houthi incendiano il Mar Rosso</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/allarme-per-le-rotte-gli-attacchi-houthi-incendiano-il-mar-rosso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Dec 2023 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Bab el-Mandeb]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Rosso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra tra Hamas e Israele ha riacceso anche il fronte yemenita, riattivando in particolare la milizia Houthi. La forza di matrice sciita, parte di quel mosaico di gruppi legato all&#8217;Iran, si è infatti attivata nel momento in cui lo Stato ebraico ha scatenato l&#8217;offensiva su Hamas nella Striscia di Gaza, prima lanciando droni in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/allarme-per-le-rotte-gli-attacchi-houthi-incendiano-il-mar-rosso.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/allarme-per-le-rotte-gli-attacchi-houthi-incendiano-il-mar-rosso.html">Allarme per le rotte. Gli attacchi Houthi incendiano il Mar Rosso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205144117702_f7a094a7a0357f8024dda1771c6d3719-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra tra Hamas e <strong>Israele</strong> ha riacceso anche il fronte yemenita, riattivando in particolare la milizia <strong><a href="https://www.google.com/search?q=cosa+sono+houthi+insideover&amp;rlz=1C5MACD_enIT1086IT1086&amp;oq=cosa+sono+houthi+insideover&amp;gs_lcrp=EgZjaHJvbWUyBggAEEUYOTIHCAEQIRigATIHCAIQIRigAdIBCDM0MTlqMGo3qAIAsAIA&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8#:~:text=Chi%20sono%20gli,com%20%E2%80%BA%20Sheets">Houthi</a></strong>. La forza di matrice sciita, parte di quel mosaico di gruppi legato all&#8217;Iran, si è infatti attivata nel momento in cui lo Stato ebraico ha scatenato l&#8217;offensiva su Hamas nella Striscia di Gaza, prima lanciando droni in direzioni di Eilat, porto più meridionale di Israele, poi prendendo di mira le navi che solcano le acque dello stretto di Bab el-Mandeb.</p>



<p>L&#8217;ultimo episodio riguarda l&#8217;attacco a diverse navi nel <strong>Mar Rosso</strong>. Un attacco rivendicato proprio dagli Houthi, il cui portavoce militare Yahya Saria, ha detto ai media che la marina della milizia sciita &#8220;ha preso di mira due navi del nemico sionista nello stretto di <strong>Bab el-Mandeb</strong> in sostegno ai civili di Gaza&#8221;. L&#8217;attacco ha coinvolto alcuni mercantili, di cui una gravemente danneggiata, e il cacciatorpediniere statunitense <em>Uss Carney,</em> da giorni schierato nell&#8217;area per prevenire possibili lanci di missili e droni da parte Houthi. Il Pentagono, in una nota rilasciata domenica scorsa, ha confermato sia l&#8217;attacco che l&#8217;intervento della nave della flotta Usa.</p>



<p>&#8220;Oggi ci sono stati quattro attacchi contro tre diversi mercantili che operavano nelle acque internazionali nel sud del Mar Rosso. Questi tre mercantili sono legati a 14 diversi Paesi. Lo <em>Uss Carney</em> ha risposto alle loro chiamate e fornito assistenza&#8221;, <a href="https://www.centcom.mil/MEDIA/PRESS-RELEASES/Press-Release-View/Article/3605010/houthi-attacks-on-commercial-shipping-in-international-water-continue/">ha comunicato il Comando centrale americano</a>, <strong>Centcom</strong>, che si occupa dell&#8217;area mediorientale. Ed è stato lo stesso Centcom. a ribadire che &#8220;questi attacchi rappresentano una minaccia diretta al commercio internazionale e alla sicurezza marittima&#8221;, avanzando l&#8217;ipotesi che dietro l&#8217;attacco della milizia yemenita vi sia la <strong>regia dell&#8217;Iran</strong>.</p>



<p>Teheran, come di prassi, ha respinto al mittente le accuse di Washington. All&#8217;agenzia di stampa <em>Tasnim</em>, il rappresentante iraniano alle Nazioni Unite, <strong>Amir Saeid Iravani</strong>, ha negato ogni coinvolgimento, smentendo così le accuse di Centcom e anche del consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, <strong>Jake Sullivan</strong>. Tuttavia, il timore che questo possa essere ormai a tutti gli effetti un fronte sempre più caldo della guerra-ombra tra Iran, Israele e Usa è in agguato. Con rischi evidenti anche per il commercio globale.</p>



<p>La duplice strategia degli Houthi, oltre a riportare al centro della scena il tema dello Yemen, dimenticato in questi anni nonostante un processo di tregua che si era consolidato nel 2023, pone infatti sul tavolo il tema della la stabilità delle <strong>rotte commerciali</strong>. Con gli attacchi alle navi e con la crescente esplosività delle coste yemenite, la rotta commerciale che unisce l&#8217;Oceano Indiano e il Golfo Persico con il Mar Rosso e quindi il Mediterraneo, rischia di essere nuovamente instabile. Elemento che ricorda da vicino la fase in cui il boom della pirateria somala e la notevole importanza strategica dei questo corridoio marittimo hanno provocato non solo l&#8217;attivazione di missioni internazionali <strong>antipirateria</strong>, ma anche l&#8217;aumento della costruzione di basi navali su quelle coste, in particolare a Gibuti.</p>



<p>Gli <strong>Stati Uniti </strong>da tempo hanno aumentato la loro attenzione sul Mar Rosso, sia per la presenza di alleati in cerca di sicurezza, sia per l&#8217;arrivo di nuove potenze (Cina e Russia) e per il caos che avanza sulle coste africane oltre allo Yemen. E non è un caso che, proprio a seguito degli attacchi, da Washington arrivino notizie su una possibile <strong>task force internazionale </strong>che &#8211; come già accaduto in altri settori &#8211; possa servire da deterrente per attacchi che mettono a rischio il commercio. Sullivan ha sottolineato che questa &#8220;non è una questione che riguarda solo gli Stati Uniti, ma tutto il mondo&#8221;. E questo potrebbe rafforzare l&#8217;idea che  Washington perori una nuova forza internazionale come già avvenuto sul fronte del Golfo Persico e per lo stretto di Hormuz.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/allarme-per-le-rotte-gli-attacchi-houthi-incendiano-il-mar-rosso.html">Allarme per le rotte. Gli attacchi Houthi incendiano il Mar Rosso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Usa si esercitano nel Golfo di AdenOcchi su Hormuz e Bab el Mandeb</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/esercitazioni-usa-aden.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Sep 2018 08:07:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Bab el-Mandeb]]></category>
		<category><![CDATA[Esercitazioni militari]]></category>
		<category><![CDATA[f35]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Rosso]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1153" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1446205851-nave-guerra-usa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1446205851-nave-guerra-usa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1446205851-nave-guerra-usa-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1446205851-nave-guerra-usa-768x461.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1446205851-nave-guerra-usa-1024x615.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre l&#8217;attenzione del mondo è concentrata sulle esercitazioni russe, una nelle acque della Siria e l&#8217;altra, Vostok-18, nell&#8217;Estremo Oriente russo, ci sono altre manovre, particolarmente interessanti, che non vanno sottovalutate. E questa volta a realizzarle sono gli eterni rivali di Mosca: gli Stati Uniti. In questi giorni, le forze navali e aeree statunitensi hanno lanciato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/esercitazioni-usa-aden.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1153" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1446205851-nave-guerra-usa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1446205851-nave-guerra-usa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1446205851-nave-guerra-usa-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1446205851-nave-guerra-usa-768x461.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1446205851-nave-guerra-usa-1024x615.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Mentre l&#8217;attenzione del mondo è concentrata sulle <strong>esercitazioni</strong> russe, una nelle acque della <strong>Siria</strong> e l&#8217;altra, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/russia-putin-gioca-guerra-dei-record-1574882.html">Vostok-18</a>, nell&#8217;Estremo Oriente russo, ci sono altre manovre, particolarmente interessanti, che non vanno sottovalutate. E questa volta a realizzarle sono gli eterni rivali di Mosca: gli <strong>Stati Uniti</strong>.</p>
<p>In questi giorni, le forze navali e aeree statunitensi hanno lanciato delle interessanti manovre militari nell&#8217;area vicino al Corno d&#8217;Africa. Un&#8217;esercitazione che ha luogo in particolare tra il Golfo di Aden e il Mar Rosso: un&#8217;area di fondamentale importanza date le recenti e crescenti tensioni fra blocco legato agli Stati Uniti e Iran.</p>
<p>Alle esercitazioni partecipano circa 4500 uomini della <strong>13th Marine Expeditionary Unit</strong> e l&#8217;idea, secondo quanto riportato dal sito israeliano <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.debka.com/first-us-f-35-planes-deployed-to-gulf-red-sea-marines-drill-unblocking-hormuz-and-mandeb/"><em>Debkafile</em></a>, è che le forze aeronavali e i marines imbarcati sulle navi stiano simulando un eventuale scontro contro l&#8217;Iran in caso di blocco dello stretto di Hormuz o dello Stretto di Bab el-Mandeb.</p>
<p></p>
<p>Le forze partecipanti all&#8217;esercitazione sono quelle del gruppo d&#8217;assalto anfibio <strong>Essex</strong>. La flotta comprende la nave d&#8217;assalto anfibia Uss Essex e la Uss Rushmore della classe Whidbey Island e la nave da trasporto anfibio Uss Anchorage della classe San Antonio. Insieme ad esse, ha preso parte all&#8217;esercitazione anche il Marine Fighter Attack Squadron 211 (VMFA-211), composto dai caccia multiruolo <strong>F-35B</strong>.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/siria-le-contromosse-degli-stati-unitialle-ultime-operazioni-russe/">L&#8217;impiego degli F-35B</a> è particolarmente interessante. Insieme a quelli in possesso dell&#8217;aeronautica israeliana, questo squadrone  infatti l&#8217;unico ad essere presente e operativo in Medio Oriente. La loro capacità di monitoraggio di tutta la regione consente quindi all&#8217;aviazione degli Stati Uniti e di Israele di concentrarsi sul blocco geografico composto da Corno d&#8217;Africa, Mar Rosso e Golfo Persico. Con un occhio in particolare sui sue <em>choke point</em> da tempo oggetto dell&#8217;escalation di tensione fra Teheran e i suoi avversari.</p>
<p>Lo <strong>Stretto di Hormuz</strong> è stato da subito al centro della sfida fra Iran e Stati Uniti dopo le tensioni sorte dall&#8217;annuncio di Donald Trump di ripristinare le sanzioni con l&#8217;uscita di Washington dall&#8217;accordo sul nucleare iraniano. I leader iraniani, a partire dall&#8217;Ayatollah <strong>Ali Khamenei</strong>, avevano minacciato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/iran-hormuz/">la chiusura dello stretto</a> che separa Iran e Penisola arabica come ritorsione di fronte alle sanzioni americane.</p>
<p></p>
<p>Una minaccia che significherebbe il blocco del <strong>Golfo Persico</strong> e, di conseguenza, di tutto l&#8217;export di petrolio dai giacimenti delle monarchie del Golfo. Un&#8217;eventualità che andrebbe a ledere lo stesso Iran, ma che è stata minacciata come reazione alla minaccia di Washington di bloccare tutte le importazioni di petrolio iraniano colpendo con sanzioni i Paesi importatori.</p>
<p>Più a ovest, a <strong>Bab el-Mandeb</strong>, la situazione non è meno serena. Nello stretto di poche miglia nautiche che separa l&#8217;Africa dalla Penisola araba, è infatti in corso quel conflitto oscuro e terrificante rappresentato dalla guerra in Yemen. Anche in questo caso, come per altri conflitto, è evidente l&#8217;esistenza di una guerra per procura fra Iran e suoi nemici. Il primo rappresentato dai ribelli Houthi, il secondo dal governo yemenita.</p>
<p>Benjamin Netanyahu <a href="http://www.occhidellaguerra.it/netanyahu-bab-el-mandeb/">ha già dichiarato</a> di essere pronto a colpire l&#8217;Iran qualora le forze di Teheran decidessero di bloccare Bab el-Mandeb. Il premier israeliano ha parlato di una <strong>coalizione</strong> regionale &#8211; includendo quindi gli Stati appartenenti alla coalizione a guida saudita coinvolta in Yemen &#8211; già pronta a rispondere a un eventuale blocco. </p>
<p></p>
<p>Esercitazioni che sono anche una risposta a quelle svolte dalla Russia nel Mediterraneo orientale. La Siria non è lontana. Le navi statunitensi sono giunte nelle acque di Aden mentre la Russia conduceva le manovre davanti alle coste siriane. E queste esercitazioni sono anche una risposta riguardante il conflitto siriano. Gli F-35B non volano in fatti soltanto vicino a Bab el-Mandeb e Hormuz, ma monitorano anche l&#8217;area non lontana dalla Siria, dove adesso si concentrano le attenzioni del Pentagono.</p>
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		<title>Netanyahu minaccia ancora l&#8217;Iran: &#8220;Impedire blocco di Bab el Mandeb&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-bab-el-mandeb.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Aug 2018 09:19:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Bab el-Mandeb]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Rosso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/marina-israeliana-Flickr.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/marina-israeliana-Flickr.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/marina-israeliana-Flickr-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/marina-israeliana-Flickr-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Benjamin Netanyahu torna a parlare di  Iran con un messaggio molto chiaro rivolto ai vertici di Teheran. &#8220;All&#8217;inizio di questa settimana, abbiamo assistito a un proxy iraniano che cercava di interferire con il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb. Sono convinto che per l&#8217;Iran ci sarà una coalizione internazionale decisa a prevenire questa possibilità. E &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-bab-el-mandeb.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/marina-israeliana-Flickr.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/marina-israeliana-Flickr.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/marina-israeliana-Flickr-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/marina-israeliana-Flickr-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Benjamin Netanyahu torna a parlare di  <strong>Iran </strong>con un messaggio molto chiaro rivolto ai vertici di Teheran. &#8220;All&#8217;inizio di questa settimana, abbiamo assistito a un proxy iraniano che cercava di interferire con il traffico marittimo attraverso lo <strong>Stretto di Bab el-Mandeb</strong>. Sono convinto che per l&#8217;Iran ci sarà una <strong>coalizione internazionale</strong> decisa a prevenire questa possibilità. E questa coalizione includerà lo Stato di Israele con tutte le sue forse armate&#8221;. Queste <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-netanyahu-warns-iran-block-mouth-of-red-sea-and-be-met-by-force-1.6338354">le parole del premier israeliano</a> durante un discorso tenuto alla base navale di <strong>Haifa</strong>.</p>
<p>Il messaggio di Israele è chiarissimo: in caso di decisione da parte delle forze iraniane di bloccare lo stretto che collega il Golfo di Aden al Mar Rosso, Israele e altri Stati regionali attaccheranno. Ed è una minaccia che non va presa alla leggera, soprattutto per l&#8217;importanza che riveste quello stretto per l&#8217;economia dello Stato ebraico. In particolare per le importazioni.</p>
<p></p>
<h2>L&#8217;attacco alle petroliere saudite</h2>
<p>L&#8217;episodio a cui si riferiva il primo ministro israeliano era quello dei cargo sauditi colpiti da missili Houthi nell&#8217;ultima settimana. Evento da cui è scaturita <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/arabia-saudita-petrolio/">la sospensione del traffico petrolifero</a> nel Mar Rosso da parte di Riad. Un episodio non particolarmente approfondito dai media internazionali, ma che invece aveva (e ha ancora) caratteristiche molto importanti. E che fanno comprendere la centralità della <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/punto-la-guerra-nello-yemen/">guerra in Yemen</a> per le economie di tutti i Paesi della regione che vivono dei traffici marittimi attraverso il Mar Rosso. E tra questi Paesi c&#8217;è anche <strong>Israele</strong>.</p>
<p>Secondo alcune fonti dell&#8217;intelligence israeliana, quelle navi sarebbero state colpite da razzi provenienti dai ribelli Houthi. Ma l&#8217;attacco avrebbe avuto come centrale di comando una nave iraniana presente nell&#8217;area. Quest&#8217;idea che circola nei servizi dello Stato ebraico è stata riportata dal sito <em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.debka.com/irans-saviz-cargo-ship-set-up-red-sea-attack-on-two-saudi-oil-tankers/">Debkafile</a></em>. A detta delle fonti citate, le forze sciite locali sarebbero state soltanto le esecutrici materiali dell&#8217;attacco. Ma dietro a quei lanci di missili, c&#8217;era <strong>una nave spia iraniana</strong>, la Saviz. Dietro questa copertura di nave container, si c nasconderebbe infatti un&#8217;imbarcazione dotata delle più moderne tecnologie per la sorveglianza del traffico navale e per il tracciamento delle imbarcazioni. Da qui avrebbero coordinato l&#8217;attacco.</p>
<p></p>
<h2>La tempistica delle parole di Netanyahu</h2>
<p>Le parole del premier israeliano non sono una novità. Ma bisogna osservare<strong> due indizi</strong> per capire quanto siano rilevanti certe frasi dette in questo preciso momento. Innanzitutto, le dichiarazioni di Netanyahu arrivano nel momento in cui dallo <strong>Stretto di Hormuz</strong> si vocifera di possibili esercitazioni militari della Marina iraniana come segnale della <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/iran-hormuz/">possibilità di bloccare</a> il <em>choke point</em> del Golfo Persico. Se Bab el-Mandeb è fondamentale, Hormuz, potenzialmente, lo è ancora di più, visto che il petrolio e il gas di quell&#8217;area marittima rappresenta una cospicua parte dell&#8217;intera produzione mondiale.</p>
<p>Inoltre, c&#8217;è da valutare anche la tempistica di queste affermazioni in relazione alle ultime parole di <strong>Donald Trump</strong>, quelle su <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.nytimes.com/2018/07/30/us/politics/trump-iran-rouhani.html">una possibile apertura nei confronti dell&#8217;Iran. Il presidente degli Stati Uniti, fedele alleato di Israele, ha innescato questa spirale di tensione con l&#8217;uscita dall&#8217;accordo sul <a href="http://www.occhidellaguerra.it/perche-importante-programma-nucleare-iraniano/">programma nucleare iraniano</a>. Una scelta che ha visto il sostegno totale di Netanyahu e dell&#8217;Arabia Saudita e che ha messo in subbuglio l&#8217;intera diplomazia internazionale.</p>
<p>L&#8217;apertura di Trump a una nuova stagione di dialogo con <strong>Hassan Rouhani</strong> e il suo governo è stata accolta in maniera ambigua da parte del governo israeliano. È chiaro che a Washington hanno un alleato. Ma sanno che Trump è uomo disposto a scendere a patti e potrebbe voler applicare con Teheran la stessa metodologia usata con Kim Jong-un e la Corea del Nord. Un&#8217;idea che in Israele osservano con molta attenzione. In Israele così come nelle corti del Golfo Persico.</p>
<p></p>
<p>E sarebbero proprio questi gli Stati coinvolti in questa possibile coalizione internazionale paventata dal premier israeliano. Arabia Saudita, <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> e Israele sono i Paesi più coinvolti in questa sfida all&#8217;Iran e più interessati sia al Mar Rosso che al suo traffico navale.</p>
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		<title>Cos&#8217;è il Mediterraneo allargato</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/politica/mediterraneo-allargato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jul 2018 13:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Bab el-Mandeb]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Rosso]]></category>
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		<category><![CDATA[Oceano Atlantico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="732" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations-768x468.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations-1024x625.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Giuseppe Conte esce da questo summit con Donald Trump con la garanzia che l&#8217;Italia sarà partner privilegiato degli Stati Uniti per il Mediterraneo allargato.  &#8220;Da oggi abbiamo un fatto nuovo, significativo: una cabina di regia permanente Italia-Usa nel Mediterraneo allargato, è una cooperazione strategica, quasi un gemellaggio, in virtù del quale l&#8217;Italia diventa punto di riferimento &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/mediterraneo-allargato.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="732" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations-768x468.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/Fleet_5_nations-1024x625.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p><p>Giuseppe Conte esce da questo summit con Donald Trump con la garanzia che <a href="http://www.occhidellaguerra.it/conte-trump/" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;Italia sarà partner privilegiato</a> degli Stati Uniti per il <strong>Mediterraneo allargato</strong>.  &#8220;Da oggi abbiamo un fatto nuovo, significativo: <strong>una cabina di regia permanente Italia-Usa</strong> nel Mediterraneo allargato, è una cooperazione strategica, quasi un gemellaggio, in virtù del quale l&#8217;Italia diventa punto di riferimento in Europa e interlocutore privilegiato per le principali sfide del terrorismo e di tutte le crisi del Mediterraneo, con particolare riguardo alla Libia&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Mari dove passano i destini mondiali</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/mari-passa-destino-del-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2017 14:25:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Bab el-Mandeb]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Malacca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1419" height="912" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Cattura-16.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Cattura-16.jpg 1419w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Cattura-16-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Cattura-16-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Cattura-16-1024x658.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1419px) 100vw, 1419px" /></p>
<p>Il commercio, in un sistema globalizzato come il nostro, rappresenta la fonte primaria di sviluppo per molti Paesi, e controllarne le rotte significa controllare la ricchezza sia del proprio Paese che degli Stati che vivono di quel commercio. In questo senso, il mare, con le sue rotte intercontinentali, è ancora oggi la via su cui &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/mari-passa-destino-del-mondo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/mari-passa-destino-del-mondo.html">Mari dove passano i destini mondiali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1419" height="912" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Cattura-16.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Cattura-16.jpg 1419w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Cattura-16-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Cattura-16-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Cattura-16-1024x658.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1419px) 100vw, 1419px" /></p><p>Il commercio, in un sistema globalizzato come il nostro, rappresenta la fonte primaria di sviluppo per molti Paesi, e controllarne le rotte significa controllare la ricchezza sia del proprio Paese che degli Stati che vivono di quel commercio. In questo senso, il mare, con le sue rotte intercontinentali, è ancora oggi la via su cui insistono le maggiori rotte commerciali del mondo. Rotte in cui si trasporta di tutto, dal petrolio, ai semilavorati, fino ai prodotti finali. Ma soprattutto rotte che hanno dei passaggi obbligati attraverso i quali è necessario passare. Controllare questi passaggi vuol dire garantirsi la propria sopravvivenza e, di contro, avere la capacità di controllare quella altrui.</p>
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<p>Gli stretti strategici sono tantissimi, basti pensare al <strong>Bosforo</strong>, a <strong>Gibilterra</strong> e a <strong>Suez</strong>, ma per i conflitti futuri è opportuno concentrarsi su tre di questi: <strong>Stretto di Malacca</strong>, <strong>Stretto di Hormuz</strong> e <strong>Bab el-Mandeb</strong>. Partendo dallo stretto di Malacca, basta soltanto un dato per comprenderne l’importanza fondamentale: il 40% del commercio mondiale transita per questo stretto. Lo stretto di Malacca rappresenta un corridoio strettissimo che collega l’Oceano Indiano all’Oceano Pacifico. In sostanza, i commerci tra Paesi del Golfo Persico e i Paesi dell’Estremo Oriente, in particolare quello petrolifero, passa per una lingua di mare lunga ottocento chilometri e che arriva a essere larga anche solo due chilometri e mezzo. Non è un caso, quindi, se questo stretto sia quello più infestato dalla periferia insieme al Golfo di Aden. Ma soprattutto non è un caso se l’Arabia Saudita, l’India, la Cina, il Giappone e i Paesi dell’ASEAN alleati degli Stati Uniti siano tutti interessati al controllo di queste rotte. Il volume d’affari è enorme, e la Cina, in particolare, sa perfettamente che se vuole arrivare in Africa, Golfo Persico ed Europa, deve inevitabilmente passare di lì. Alla stessa consapevolezza sono giunti gli alleati degli Stati Uniti, i quali, insieme a Washington, hanno un forte interesse affinché le rotte commerciali cinesi siano in qualche modo minate. E anche l’India, gigante dormiente fino ad oggi, ha il 50% del proprio commercio costretto a transitare attraverso lo stretto di Malacca. L’espandersi di movimenti ribelli, pirati e fazioni islamiste nell’area non deve dunque sorprendere: avere il controllo delle rotte, anche attraverso l’uso di strumenti non convenzionali, come possono essere le frange ribelli, è una chiave delle relazioni diplomatiche del continente asiatico.</p>
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<p>Lo stretto di Hormuz, a sua volta, è uno stretto strategico d’importanza fondamentale. Questo stretto divide l’Iran dalla Penisola Arabica. In sostanza divide le potenze rivali del Medio Oriente: Arabia Saudita (e monarchie del Golfo) e Repubblica Islamica dell’Iran. Per il passaggio di questo stretto, si entrano in due acque territoriali, o in quelle iraniane o in quelle dell’Oman. Se una delle due parti, in particolare l’Iran, decidesse un giorno di chiudere il transito alle navi cargo dirette verso il Golfo Persico o dirette verso l’Estremo Oriente dal Golfo Persico, il danno sarebbe enorme. Secondo fonti dell’US Energy Information Administration, soltanto nel 2011 il traffico di barili di petrolio nello stretto era di 17 milioni al giorno: in pratica le economie del Golfo Persico si basano, in gran parte, su questo Stretto. La presenza della più grande base militare americana in Medio Oriente a Doha e della Quinta Flotta in Bahrein non è dunque un caso, perché controllare lo specchio d’acqua dove si muovo decine di milioni di barili di petrolio, vuol dire controllare le economie degli Stati che vivono grazie a questo mare. Nessuno, oggi, tantomeno l’Iran, si sognerebbe mai di chiudere questo stretto, perché ne deriverebbe la messa a repentaglio della propria stessa sopravvivenza. Tuttavia, minacciarne la chiusura o possederne il controllo, questo sì che può essere uno strumento di potere.</p>
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<p>Per quanto riguarda Bab el-Mandeb, l’attuale conflitto in Yemen è forse l’esempio più lampante di cosa significhi avere il controllo di determinate aree. Inutile ridurre il conflitto allo scontro religioso tra sciismo e sunnismo. Quello semmai è corollario per capire chi controlla il Paese. Ma controllare lo Yemen vuol dire avere il controllo su un lato di uno Stretto che è la porta dell’Oceano Indiano con l’Europa. Appurato che Suez è in mani egiziane e che non sembra destinato a rivoltarsi contro i partner commerciali mondiali, il nodo geopolitico del Mar Rosso si è spostato più a Sud, a Bab el-Mandeb, dove da anni c’è una corsa mondiale per disporre basi militari al fine di controllarne l’area. E anche qui, come per lo Stretto di Malacca, lo sviluppo della pirateria e di gruppi islamisti sta a significare che quest’arma può effettivamente essere usata come strumento di ricatto e di controllo di alcuni attori su altri e come strumento per minare la stabilità economica e commerciale di potenze rivali. La guerra in Yemen, che è riproposizione del conflitto fra Iran e Arabia Saudita, è un esempio di tutto questo. Ma anche la corsa alle basi nel Corno d’Africa è un esempio lampante dell’importanza di questo stretto, che congiunge il Mar Rosso al Golfo di Aden. La chiusura di questo stretto avrebbe, come conseguenza certa, lo spostamento delle rotte verso il Capo di Buona Speranza, e ciò significherebbe non solo ritardi immensi nelle rotte commerciali, ma anche spese molto più cospicue e ulteriori Paesi coinvolti nel traffico marittimo. L’instabilità dello stretto è fondamentale per comprendere le dinamiche internazionali che legano l’Oceano Indiano al Golfo Persico. Il fatto che la Cina abbia una base militare a Gibuti e che le flotte occidentali siano lì per la pirateria, qualcosa vorrà pur dire.</p>
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