Benjamin Netanyahu torna a parlare di  Iran con un messaggio molto chiaro rivolto ai vertici di Teheran. “All’inizio di questa settimana, abbiamo assistito a un proxy iraniano che cercava di interferire con il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb. Sono convinto che per l’Iran ci sarà una coalizione internazionale decisa a prevenire questa possibilità. E questa coalizione includerà lo Stato di Israele con tutte le sue forse armate”. Queste le parole del premier israeliano durante un discorso tenuto alla base navale di Haifa.

Il messaggio di Israele è chiarissimo: in caso di decisione da parte delle forze iraniane di bloccare lo stretto che collega il Golfo di Aden al Mar Rosso, Israele e altri Stati regionali attaccheranno. Ed è una minaccia che non va presa alla leggera, soprattutto per l’importanza che riveste quello stretto per l’economia dello Stato ebraico. In particolare per le importazioni.

L’attacco alle petroliere saudite

L’episodio a cui si riferiva il primo ministro israeliano era quello dei cargo sauditi colpiti da missili Houthi nell’ultima settimana. Evento da cui è scaturita la sospensione del traffico petrolifero nel Mar Rosso da parte di Riad. Un episodio non particolarmente approfondito dai media internazionali, ma che invece aveva (e ha ancora) caratteristiche molto importanti. E che fanno comprendere la centralità della guerra in Yemen per le economie di tutti i Paesi della regione che vivono dei traffici marittimi attraverso il Mar Rosso. E tra questi Paesi c’è anche Israele.

Secondo alcune fonti dell’intelligence israeliana, quelle navi sarebbero state colpite da razzi provenienti dai ribelli Houthi. Ma l’attacco avrebbe avuto come centrale di comando una nave iraniana presente nell’area. Quest’idea che circola nei servizi dello Stato ebraico è stata riportata dal sito Debkafile. A detta delle fonti citate, le forze sciite locali sarebbero state soltanto le esecutrici materiali dell’attacco. Ma dietro a quei lanci di missili, c’era una nave spia iraniana, la Saviz. Dietro questa copertura di nave container, si c nasconderebbe infatti un’imbarcazione dotata delle più moderne tecnologie per la sorveglianza del traffico navale e per il tracciamento delle imbarcazioni. Da qui avrebbero coordinato l’attacco.

La tempistica delle parole di Netanyahu

Le parole del premier israeliano non sono una novità. Ma bisogna osservare due indizi per capire quanto siano rilevanti certe frasi dette in questo preciso momento. Innanzitutto, le dichiarazioni di Netanyahu arrivano nel momento in cui dallo Stretto di Hormuz si vocifera di possibili esercitazioni militari della Marina iraniana come segnale della possibilità di bloccare il choke point del Golfo Persico. Se Bab el-Mandeb è fondamentale, Hormuz, potenzialmente, lo è ancora di più, visto che il petrolio e il gas di quell’area marittima rappresenta una cospicua parte dell’intera produzione mondiale.

Inoltre, c’è da valutare anche la tempistica di queste affermazioni in relazione alle ultime parole di Donald Trump, quelle su una possibile apertura nei confronti dell’Iran. Il presidente degli Stati Uniti, fedele alleato di Israele, ha innescato questa spirale di tensione con l’uscita dall’accordo sul programma nucleare iraniano. Una scelta che ha visto il sostegno totale di Netanyahu e dell’Arabia Saudita e che ha messo in subbuglio l’intera diplomazia internazionale.

L’apertura di Trump a una nuova stagione di dialogo con Hassan Rouhani e il suo governo è stata accolta in maniera ambigua da parte del governo israeliano. È chiaro che a Washington hanno un alleato. Ma sanno che Trump è uomo disposto a scendere a patti e potrebbe voler applicare con Teheran la stessa metodologia usata con Kim Jong-un e la Corea del Nord. Un’idea che in Israele osservano con molta attenzione. In Israele così come nelle corti del Golfo Persico.

E sarebbero proprio questi gli Stati coinvolti in questa possibile coalizione internazionale paventata dal premier israeliano. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Israele sono i Paesi più coinvolti in questa sfida all’Iran e più interessati sia al Mar Rosso che al suo traffico navale.