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	<title>Ron Dermer Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 05 Sep 2025 12:31:58 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Ron Dermer Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Gaza. La nuova proposta di tregua made in Usa e il Corridoio di David</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-la-nuova-proposta-di-tregua-made-in-usa-e-il-corridoio-di-david.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2025 12:31:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Corridoio di David]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1060" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/BIBI-FOTO-1-e1757072515469.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza. La nuova proposta di tregua made in Usa e il Corridoio di David" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/BIBI-FOTO-1-e1757072515469.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/BIBI-FOTO-1-e1757072515469-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/BIBI-FOTO-1-e1757072515469-1024x565.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/BIBI-FOTO-1-e1757072515469-768x424.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/BIBI-FOTO-1-e1757072515469-1536x848.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/BIBI-FOTO-1-e1757072515469-600x331.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>è un gioco di specchi giocato sulla pelle dei palestinesi. Né è chiaro come l'amministrazione Trump, subordinata a Israele, possa immaginare che Hamas possa fidarsi delle rassicurazioni Usa sul fatto che, una volta liberati gli ostaggi, riusciranno a placare Netanyahu, anche perché quest'ultimo ha dimostrato di non essere interessato alla loro sorte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-la-nuova-proposta-di-tregua-made-in-usa-e-il-corridoio-di-david.html">Gaza. La nuova proposta di tregua made in Usa e il Corridoio di David</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1060" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/BIBI-FOTO-1-e1757072515469.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza. La nuova proposta di tregua made in Usa e il Corridoio di David" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/BIBI-FOTO-1-e1757072515469.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/BIBI-FOTO-1-e1757072515469-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/BIBI-FOTO-1-e1757072515469-1024x565.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/BIBI-FOTO-1-e1757072515469-768x424.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/BIBI-FOTO-1-e1757072515469-1536x848.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/BIBI-FOTO-1-e1757072515469-600x331.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una nuova <a href="https://www.timesofisrael.com/mediator-says-final-us-proposal-calls-for-release-of-all-hostages-and-end-to-gaza-war/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">proposta di tregua</a> per Gaza è stata avanzata dagli Usa: la liberazione immediata di tutti gli ostaggi in cambio della pace. A parlare dell&#8217;iniziativa Bishara Bahbah, che affianca Steve Witkoff nella missione diplomatica mediorientale.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.timesofisrael.com/mediator-says-final-us-proposal-calls-for-release-of-all-hostages-and-end-to-gaza-war/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-TOI-9-1024x317.jpg" alt="" class="wp-image-78107"/></a></figure>



<p>Washington, dunque, sembra aver tolto dal tavolo l&#8217;offerta di due mesi fa nonostante il fatto che, alcuni giorni fa, Hamas l&#8217;avesse accettata dopo il rifiuto opposto al tempo.</p>



<p>Possibile che sia un modo per superare l&#8217;ostracismo di Netanyahu, disinteressato alla recente apertura di Hamas, e per togliere a questi il pretesto per avviare la campagna contro Gaza City, che è quello di esercitare un&#8217;ulteriore pressione su Hamas perché liberi gli ostaggi.</p>



<p>Ma è un gioco di specchi giocato sulla pelle dei palestinesi. Né è chiaro come l&#8217;amministrazione Trump, subordinata a Israele, possa immaginare che Hamas possa fidarsi delle rassicurazioni Usa sul fatto che, una volta liberati gli ostaggi, riusciranno a placare Netanyahu, anche perché quest&#8217;ultimo ha dimostrato di non essere interessato alla loro sorte.</p>



<p>In sintesi, accettare la proposta rischierebbe di dare a Trump e Netanyahu la possibilità di ostentare il trofeo della liberazione degli ostaggi senza ottenere nulla. Anzi, la ritrovata libertà dei prigionieri israelani potrebbe consentire a Netanyahu di proseguire la guerra senza il fastidio delle proteste di piazza, più preoccupate per la vita degli ostaggi che per quelle dei palestinesi.</p>



<p>D&#8217;altro canto, l&#8217;invasione di Gaza City farà morire gli ostaggi, la cui morte sarà attribuita ad Hamas anche se causata dall&#8217;IDF, come avvenuto in passato. E ciò alimenterà la propaganda e la furia israeliana&#8230; Insomma, l&#8217;offerta pone un dilemma alla dirigenza di Hamas, che però ieri ha aperto.</p>



<p>In attesa, un articolo di Chaim Lavinson su <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2025-09-04/ty-article/.premium/unable-to-meet-trumps-expectations-in-gaza-netanyahu-leaves-all-options-on-the-table/00000199-112f-dfba-ab99-71ffe9cc0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Haaretz.</a> Citiamo: &#8220;Un diplomatico di alto rango ha dichiarato ad Haaretz: &#8216;Sono giorni critici. Ci sono cose sottotraccia che potrebbero portare a un accordo&#8217;. Commenti che si aggiungono a quanto riferito da Raviv Drucker su Channel 13 martedì, secondo il quale il braccio destro del premier, il ministro per gli Affari strategici Ron Dermer, avrebbe detto a egiziani e qatarioti che Israele &#8216;non esclude un accordo parziale&#8217;, aggiungendo &#8216;non fatevi impressionare dalle dichiarazioni'&#8221;. Ma niente illusioni, vedremo.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2025-09-04/ty-article/.premium/unable-to-meet-trumps-expectations-in-gaza-netanyahu-leaves-all-options-on-the-table/00000199-112f-dfba-ab99-71ffe9cc0000"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/a2-haaretz-23-1024x414.jpg" alt="" class="wp-image-78110"/></a></figure>



<p>Interessante un recente sondaggio dell&#8217;Israel Democracy Institute (IDI) che vede la maggioranza degli israeliani, quasi il 70%, favorevole a un accordo di pace per liberare gli ostaggi; ancora più interessante il fatto che ciò è condiviso dalla maggioranza degli elettori del Likud, il partito di Netanyahu (il 52%).</p>



<p>Ciò, però, è apparentemente contraddetto dalla risposta sull&#8217;espansione delle operazioni militari, dove la maggioranza dei contrari è più ristretta, il 49% contro il 42%. Ma, spiega l&#8217;IDI, è a causa della complessità delle domande, infatti &#8220;molti israeliani danno priorità al ritorno degli ostaggi, anche costi elevati, ma senza un accordo, sostengono l&#8217;espansione delle operazioni a Gaza&#8221;.</p>



<p>Più inquietante il dato sui favorevoli a un reinsediamento israeliano a Gaza, che sono maggioranza: il 53%. Un dato che non solo sembra vanificare i precedenti, ma palesa la grande vittoria di Netanyahu, che è riuscito a influenzare a tal punto i cittadini israeliani, che pur odiandolo per la maggior parte, concordano sulla prospettiva della Grande Israele, dal momento che l&#8217;annessione di Gaza è un tassello di tale mosaico.</p>



<p>Lo dimostra il piano pubblicizzato in questi giorni dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich che prevede <a href="https://www.timesofisrael.com/smotrich-proposes-annexing-82-of-west-bank-in-bid-to-prevent-palestinian-state/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;annessione dell&#8217;82% della Cisgiordania</a>. Il restante 18%, è ovvio, sarebbe destinato a campo di concentramento per i palestinesi, come le cosiddette zone sicure di Gaza e, come quelle, sede provvisoria in vista del loro trasferimento <em>volontario</em> all&#8217;estero, facilitato da incentivi economici e vessazioni (come fa facilmente immaginare il presente).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.timesofisrael.com/smotrich-proposes-annexing-82-of-west-bank-in-bid-to-prevent-palestinian-state/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-TOI-10-1024x291.jpg" alt="" class="wp-image-78112"/></a></figure>



<p>Mattone su mattone, sul deserto di Gaza e sul successivo deserto della Cisgiordania, a meno di sperati imprevisti, Netanyahu sta costruendo la Grande Israele, che ricomprende l&#8217;annessione del Sud del Libano e il controllo del <a href="https://www.specialeurasia.com/2025/08/25/israel-davids-corridor/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Corridoio di David</a>.</p>



<p>Quest&#8217;ultimo si estenderebbe dalle alture del Golan, occupato da Israele, alle aree della Siria abitate dai drusi &#8211; che Tel Aviv ha dichiarato sotto la propria protezione &#8211; per arrivare fino alle aree curde della Siria nordorientale controllate dalle Forze democratiche siriane (SDF) sotto l&#8217;egida americana, così da arrivare al confine dell&#8217;Iraq, per infine comprendere il Kurdistan iracheno.</p>



<p>Si noti come tale progetto interessi aree già apparentemente predisposte, nella mente degli strateghi del Corridoio, all&#8217;egemonia di Tel Aviv: la minoranza drusa, infatti, potrebbe accoglierlo in quanto in Israele la convivenza tra drusi ed ebrei è nei fatti; l&#8217;area controllata dalle SDF dovrebbe solo cambiare padrone, dagli Usa a Israele; infine il Kurdistan iracheno è stato predisposto a tale fine fin dall&#8217;invasione irachena del 2003, quando i curdi, alleati degli invasori, furono preservati dalla catastrofe e iniziarono a stabilire stretti <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/kurdistan-e-lalleato-che-non-ti-aspetti-israele-17753" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporti con Tel Aviv</a>, durati <a href="https://www.institutkurde.org/info/depeches/israel-ex-commandos-training-kurds-in-north-iraq-report-27.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nel tempo</a>.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/kurdistan-e-lalleato-che-non-ti-aspetti-israele-17753"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A3-ISPI-1024x442.jpg" alt="" class="wp-image-78114"/></a></figure>



<p>Ma sono tante le forze di contrasto a tale progetto, a iniziare dalle popolazioni interessate, sulle quali le suggestioni di una subordinazione a Israele, finora più o meno labili, hanno suscitato rigetto; come anche i timori dei Paesi della regione, anzitutto l&#8217;Iran, che percepiscono legittimamente tale prospettiva come una minaccia esistenziale.</p>



<p>Ad oggi Tel Aviv non ha ancora spinto sull&#8217;acceleratore, a parte che sul martoriato Libano e sulla devastata Siria. Però, una volta completata l&#8217;annessione della Palestina e prima o dopo una nuova grande guerra contro l&#8217;Iran &#8211; che incombe &#8211; la spinta potrebbe intensificarsi, con esiti devastanti facilmente immaginabili su tutti i Paesi interessati al Corridoio e oltre.</p>



<p>Si realizzerebbe così, secondo gli strateghi israeliani, uno spazio di sicurezza per la Grande Israele ebraica controllato da etnie subordinate a Tel Aviv, che in geopolitica ha un&#8217;altra definizione: espansionismo. Ma sono tante le variabili e le incognite ostative che Tel Aviv potrebbe pentirsi di tale hubrys.</p>



<p><em>Piccolenote è collegato da affinità elettive a&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">InsideOver</a>. Invitiamo i nostri lettori a prenderne visione e, se di gradimento, ad&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abbonarsi</a>.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Nucleare e oltre, sempre più vicina la resa dei conti tra Usa e Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nucleare-e-oltre-sempre-piu-vicina-la-resa-dei-conti-tra-usa-e-iran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2025 15:04:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818-1536x1007.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un Iran indebolito dalla vicende di Libano e Siria ma sempre più vicino al nucleare militare e gli Usa di Donald Trump. La resa dei conti. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nucleare-e-oltre-sempre-piu-vicina-la-resa-dei-conti-tra-usa-e-iran.html">Nucleare e oltre, sempre più vicina la resa dei conti tra Usa e Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250110004204139_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1208818-1536x1007.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 2025 si preannuncia come un anno decisivo per il futuro delle relazioni tra Stati Uniti e <a href="https://it.insideover.com/luoghi/iran">Iran</a>. Donald Trump sta per tornare alla <a href="https://it.insideover.com/economia/perche-una-guerra-tra-iran-e-israele-non-spaventa-troppo-il-mercato-del-petrolio.html">Casa Bianca intenzionato a <strong>limitare o distruggere il programma nucleare iraniano</strong></a>, ma con meno tempo per decidere e, apparentemente, meno opzioni rispetto a otto anni fa. “Può succedere di tutto,” ha detto Trump a <em>Time</em> a novembre, rispondendo a una domanda sulla possibilità di una guerra con l’Iran. “La situazione è molto volatile.” Teheran è sempre più sotto scacco, in un Medio Oriente ormai spartito tra un Israele in espansione e una Turchia rilanciata come potenza regionale. Così, le recenti avanzate del programma nucleare iraniano per resistere all&#8217;escalation voluta da <strong>Benjamin Netanyahu</strong> pongono sfida cruciale per il nuovo capo della Casa Bianca: sarà possibile neutralizzare la minaccia allo strapotere israelo-statunitense attraverso negoziati e pressioni, o sarà meglio optare per un attacco militare?</p>



<p>La decisione di Trump nel 2018 di ritirarsi dall’accordo nucleare voluto da Barack Obama ha spinto Teheran ad accelerare il suo programma nucleare, portando il Paese a inasprire l&#8217;autarchia economica interna e a cercare maggiore integrazione diplomatica ed economica con Russia e Cina. Il ritiro dall&#8217;accordo, insieme alla campagna di “massima pressione” condotta tra il 2018 e il 2020 da Trump contro l&#8217;Iran furono applauditi tra l&#8217;altro anche dalla galassia neoconservatrice occidentale, che pur contestando il populismo trumpiano ha sempre considerato il suo predecessore troppo debole e compromissorio con Islam radicale e ayatollah. </p>



<p>Le sanzioni statunitensi, però, nonostante l&#8217;effetto impoverente sulla popolazione, non sembrano aver scalfito più di tanto il regime o la classe dirigente iraniana più ricca. Ne è convinto anche<strong>&nbsp;Esfandyar Batmanghelidj</strong>, fondatore e Ceo del think tank <em>Bourse &amp; Bazaar Foundation</em>, che spiega come la crisi economica in realtà freni, e non favorisca, le proteste in Iran. La giornalista e studiosa di Iran Luciana&nbsp;Borsatti, in un lungo ed equilibrato articolo&nbsp;su Valigia Blu, ci ricorda le responsabilità europee nello stato di isolamento in cui si trova la repubblica islamica.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>[…] se l’azione dei moderato-riformisti [iraniani] ci appare oggi indebolita &#8211; per quanto siano&nbsp;<a href="https://substack.com/redirect/b264ae3c-7895-4321-80ad-e665b1ce092e?j=eyJ1IjoiemhidiJ9.0suvbzHzZMagOohSoOkW7K8847gC1aPr_k11kNcpXGE" rel="noreferrer noopener" target="_blank">tornati all’offensiva</a>&nbsp;nello scenario politico interno – è anche perché nulla è stato fatto dall’Europa per sostenerla, da quando la prima amministrazione Trump ha scelto la massima pressione. E purtroppo anche l’Italia ha perso – allineandosi gradualmente alla stessa linea dura – parte della capacità negoziale e di interlocuzione con Teheran che aveva solo fino a pochi anni fa. Basti pensare alla netta&nbsp;<a href="https://substack.com/redirect/d3d7f5b9-8729-449e-97c3-0650381feaa0?j=eyJ1IjoiemhidiJ9.0suvbzHzZMagOohSoOkW7K8847gC1aPr_k11kNcpXGE" rel="noreferrer noopener" target="_blank">riduzione</a>&nbsp;dei suoi investimenti e del suo interscambio con il paese e alla linea</em></p>
</blockquote>



<p>Trump e i suoi consiglieri stanno pianificando un rapido ritorno alla “massima pressione”, ma <strong>il programma iraniano potrebbe essere così così avanzato che questa strategia potrebbe non essere efficace.</strong> Questo rende l’opzione militare una possibilità reale. Dopo un incontro tra il ministro israeliano degli Affari Strategici, <strong>Ron Dermer</strong>, e Trump a Mar-a-Lago, riporta il sito <em>Axios</em>, Dermer ha lasciato intendere che Trump potrebbe sostenere un attacco militare israeliano contro le strutture nucleari iraniane – o addirittura ordinare un intervento diretto degli Stati Uniti. Dietro le quinte, anche alcuni consiglieri di Joe Biden hanno recentemente suggerito un attacco preventivo ai siti nucleari iraniani prima che Trump entri in carica, ma con l’Iran e i suoi alleati regionali indeboliti dal conflitto in corso con Israele, il bombardamento da parte dei Democratici è stato accantonato.</p>



<p>Un nuovo accordo tuttavia non è escluso dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che ha dichiarato in un’intervista a una televisione cinese che Teheran è pronta a riprendere i negoziati con gli Stati Uniti per raggiungere un nuovo accordo. Tuttavia, il percorso verso un compromesso è ostacolato da anni di ostilità reciproca, e dalle pressioni dei falchi filoisraeliani radicali del Team Trump che vorrebbero farla finita con gli ayatollah una volta per tutte.</p>



<p>Nel suo primo mandato, Trump si era circondato di falchi anti-Iran e neoconservatori come Mike Pompeo, Rudy Giuliani e John Bolton, che gli hanno fatto credere che intensificare le sanzioni avrebbe piegato l&#8217;Iran, permettendogli di ottenere un accordo migliore. Era una strategia in realtà pensata per spingere Washington verso una guerra con l&#8217;Iran. Le richieste, infatti, erano irrealizabili, per per Teheran. Tra queste, la rinuncia totale all&#8217;arricchimento di uranio, l&#8217;accesso illimitato dell&#8217;AIEA a tutti i siti iraniani e la fine del sostegno a Hezbollah, alleato storico dell&#8217;Iran. <strong>In sostanza, Pompeo richiedeva la piena resa dell&#8217;Iran.</strong></p>



<p>Anni fa Teheran vedeva, non senza ragione, nella retorica aggressiva di Trump l&#8217;appiattimento sulla strategia di Pompeo e Bolton, la vicinanza a Netanyahu e al principe saudita Mohamed Bin Salman, con l&#8217;obiettivo di un<em> regime change </em>sullo sfondo. Il rifiuto di qualsiasi colloquio con Trump spinse il Pentagono a intensificare le pressioni.</p>



<p><strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/colabrodo-iran-le-falle-sfruttate-da-israele-per-eliminare-haniyeh.html">Massoud Pezeshkian</a></strong>, nuovo presidente iraniano, definito da molti un &#8220;riformista&#8221; durante la sua campagna elettorale ha insistito sulla necessità per l&#8217;Iran di rinnovare la diplomazia con gli Stati Uniti, inclusa quella con Trump, per risolvere i problemi economici del paese. Il problema è che adesso, dopo la caduta del regime di Assad in Siria e l&#8217;indebolimento di Hezbollah, l&#8217;Iran non può più mettere sul piatto dei negoziati la sua antica forza militare nella regione. Siria e Libano sono perduti, o quasi, e Trump potrebbe essere tentato dall&#8217;espellere Teheran per sempre.</p>



<p>Quel che appare certo è che politica interna di Teheran, e in particolare le correnti più conservatori del clero sciita, non permetterebbe a Pezeshkian di tentare la diplomazia in circostanze troppo umilianti. </p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nucleare-e-oltre-sempre-piu-vicina-la-resa-dei-conti-tra-usa-e-iran.html">Nucleare e oltre, sempre più vicina la resa dei conti tra Usa e Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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