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	<title>Péter Szijjártó Archives - InsideOver</title>
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	<title>Péter Szijjártó Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Romania e Ungheria, esplosioni nelle raffinerie del petrolio russo. Come il Nord Stream, attentati contro l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/romania-e-ungheria-esplosioni-nelle-raffinerie-del-petrolio-russo-come-il-nord-stream-attentati-contro-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 12:58:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="697" height="355" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/romania-e1761142358324.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Romania" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/romania-e1761142358324.jpg 697w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/romania-e1761142358324-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/romania-e1761142358324-600x306.jpg 600w" sizes="(max-width: 697px) 100vw, 697px" /></p>
<p>Se fossero attentati, le esplosioni a Ploietsi e Szazhalombatta somiglierebbero molto agli attentati anti-europei al gasdotto Nord Stream.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/romania-e-ungheria-esplosioni-nelle-raffinerie-del-petrolio-russo-come-il-nord-stream-attentati-contro-leuropa.html">Romania e Ungheria, esplosioni nelle raffinerie del petrolio russo. Come il Nord Stream, attentati contro l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="697" height="355" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/romania-e1761142358324.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Romania" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/romania-e1761142358324.jpg 697w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/romania-e1761142358324-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/romania-e1761142358324-600x306.jpg 600w" sizes="(max-width: 697px) 100vw, 697px" /></p>
<p>Non molte ore fa due esplosioni parallele hanno scosso due raffinerie di Paesi dell&#8217;Unione Europea ma in qualche modo legate alla Russia: quella di <strong>Ploiesti, in Romania</strong>, e in quella di <strong>Szazhalombatta, in Ungheria</strong>. La prima di proprietà di Lukoil Europe, filiale della società russa Lukoil, la più grande azienda petrolifera privata russa; la seconda alimentata da petrolio russo attraverso l&#8217;oleodotto Druzhba.</p>



<p>Signorilmente ignorate dalla &#8220;stampa di qualità&#8221;, impegnata a prevedere per la centesima volta il crollo del rublo o la morte per fame dei soldati russi, le esplosioni ci mettono di fronte a un&#8217;ardua scelta: fare gli scemi o fare i complottisti? Ma sembrerebbe da scemi <strong>pensare che sia fortuito il fatto che vengano danneggiate due raffinerie legate alla Russia</strong> proprio mentre l&#8217;Ucraina sviluppa con missili e droni l&#8217;assalto al sistema petrolifero russo, la Ue decreta l&#8217;interruzione totale dell&#8217;acquisto di prodotti energetici russi, diversi Paesi europei (Francia, Danimarca, Svezia) danno la caccia alle petroliere della flotta-ombra russa, i contatti tra Usa e Russia riprendono, l&#8217;Ungheria si dice disposta a ospitare un eventuale summit Trump-Putin e annuncia che comunque non eseguirà il mandato d&#8217;arresto spiccato dalla Corte penale internazionale contro il leader russo, <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-piano-europeo-in-12-punti-per-la-pace-in-ucraina-cessate-il-fuoco-sulla-linea-del-fronte-e-kiev-nellue.html">l&#8217;Unione Europea e l&#8217;Ucraina presentano un piano di pace alternativo</a> e via via tanti altri indizi. Segno dei tempi. Una volta si diceva &#8220;meglio rossi che morti&#8221;. Adesso siamo ridotti a &#8220;meglio complottisti che scemi&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lukoil e Druzhba, i precedenti</h2>



<p>Sia il caso rumeno sia quello ungherese meritano un brevissimo riassunto delle puntate precedenti. La raffineria di Ploiesti fu riattivata nel 2014 e nel 2015 il Governo rumeno aveva ordinato il sequestro di 2 miliardi di depositi Lukoil in banche olandesi e inglesi, oltre all&#8217;arresto di diversi dirigenti della compagnia, accusati di bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale. Da allora le autorità rumene hanno tenuto d&#8217;occhio Lukoil che infatti, nel 2022, all&#8217;inizio dell&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, attraverso il Consiglio di amministrazione il Consiglio di amministrazione aveva espresso &#8220;solidarietà per tutte le vittime colpite da questa tragedia&#8221; e chiesto &#8220;un cessate il fuoco durevole&#8221;. Subito dopo <strong>Vagit Alekperov</strong>, proprietario della compagnia e uno dei massimi oligarchi russi, sanzionato dalla Ue, si era dimesso dalla carica di presidente.</p>



<p>Per quanto invece riguarda l&#8217;Ungheria e la raffineria di <strong>Szazhalombatta</strong>, occorre ricordare che per tre volte i droni ucraini hanno colpito l&#8217;oleodotto Druzhba, quello che appunto rifornisce la raffineria, provocando una durissima polemica tra i ministeri degli Esteri di Ungheria e Ucraina. La ragione è questa: il Druzhba a un certo punto si divide in due rami. Uno va verso la Bielorussia e poi la Polonia, e guarda caso non è mai stato toccato. Quello attaccato è il ramo che va verso l&#8217;Ungheria e la Slovacchia, Paesi notoriamente dissidenti (per necessità e per volontà politica) rispetto alle politiche europee di confronto duro con la Russia. Il ministro degli Esteri ungherese <strong>Péter Szijjártó</strong> rimproverò all&#8217;Ucraina di sapere che quegli attacchi danneggiavano più l&#8217;Ungheria e la Slovacchia della Russia e chiese (ovviamente senza alcun risultato) alle autorità Ue di intervenire. Il suo collega ucraino <strong>Andrij Sybiha </strong>rispose: noi colpiamo la Russia, se poi voi continuate a comprare il suo petrolio sono affari vostri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attacchi all&#8217;Europa, non alla Russia</h2>



<p>Ed è proprio qui il punto. La strategia Ue di tagliare i ponti con le forniture energetiche russe ha certamente ridotto la capacità economica russa ma non sarà decisiva finché grandi clienti come Cina e India continueranno ad approvvigionarsi alle risorse di Mosca. E quella ucraina di colpire l&#8217;infrastruttura gasiera e petrolifera russa, che ha di certo ottenuto buoni risultati (secondo <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/russia-tanto-petrolio-e-niente-benzina.html">il quotidiano economico russo Kommersant</a> la produzione di carburanti si è ridotta del 20%), non è tale da fermare o rallentare nel breve periodo le operazioni militari. <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-russi-sono-entrati-a-pokrovsk-il-donbass-sta-per-cadere-e-ora-zelensky-vuole-andare-a-budapest.html">Come si vede da ciò che avviene al fronte. </a></p>



<p>Ma se le esplosioni in Romania e Ungheria non sono state accidentali ma frutto di sabotaggio, vuol dire che <strong>vanno annoverate nella stessa categoria degli attentati ai gasdotti Nord Stream</strong> (di cui ormai conosciamo bene i responsabili) e peraltro anche dei bombardamenti sul ramo dell&#8217;oleodotto Druzhba che porta verso Ungheria e Slovacchia (e non quello che sbocca in Polonia). In altre parole, non sono attentati contro la Russia (che ne soffre ma in misura non decisiva) ma contro l&#8217;Europa. Tentativi di riorientare gli equilibri politici continentali attraverso un riorientamento delle politiche energetiche, <strong>ridimensionando così nella Ue il peso dei Paesi fondatori (a cominciare dalla Germania</strong>, che con il gas russo aveva un collegamento diretto appunto attraverso il Nord Stream) e aumentando invece quello dei Paesi di più recente adesione, quelli con il più stretto legame con gli Usa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;anti-Ue dentro la Ue</h2>



<p>Davvero qualcuno ha creduto che gli Usa spingessero così tanto contro il Nord Stream per &#8220;liberare&#8221; l&#8217;Europa dal ricatto energetico russo? Che finanziassero i gasdotti e gli oleodotti polacchi (<a href="https://it.insideover.com/politica/polonia-e-nord-stream-lipocrisia-di-varsavia-che-ha-finanziato-lo-sviluppo-con-i-soldi-ue-e-il-gas-russo-1.html">ne abbiamo già parlato</a> e ne parleremo ancora) per fare un favore a noi poveri consumatori? Guarda caso tutta la storia è finita con noi europei che <strong>abbiamo costi per l&#8217;energia di 3,5 volte superiori a quelli Usa</strong>, con uno svantaggio competitivo a livello di produzione industriale e di export che non è difficile immaginare.</p>



<p>Subito dopo le esplosioni in Romania e Ungheria, <strong>gli ambienti dei servizi segreti russi hanno messo sotto accusa l&#8217;Ucraina e il Regno Unito</strong>. Tutti danno per scontato che tutto ciò che arriva da Mosca sia una colossale bugia, un inganno, comunque qualcosa cui non prestare attenzione. È in generale un errore. E in questo caso una logica c&#8217;è. Non bisogna dimenticare, infatti, che nel febbraio del 2022, prima dell&#8217;invasione russa, <strong>Regno Unito, Ucraina e Polonia sottoscrissero a Kiev una formale alleanza</strong> che Dmytro Kuleba, allora ministro degli Esteri ucraino, così descrisse: “Varsavia, Kiev e Londra non hanno solo una realistica consapevolezza della sicurezza e una strategia per contrastare le sfide della Federazione Russa, ma anche il grande potenziale della cooperazione trilaterale nei settori del commercio, degli investimenti, dell’energia, comprese le energie rinnovabili”. L&#8217;alleanza non aveva, ovviamente, ragioni geografiche ma molte evidenti ragioni politiche. In primo luogo<strong> creare una sorta di anti-Ue dentro la Ue, una Ue alternativa</strong> tenuta insieme dalla postura filo-americana, capace di legare a sé, proprio attraverso un reticolo di oleodotti e gasdotti, i già tradizionalmente atlantisti Paese del Nord Europa (ne parleremo prossimamente) e del Baltico. Allora il premier del Regno Unito era Boris Johnson che, come sappiamo, si batte molto, pochi mesi più tardi, contro ogni ipotesi di trattativa tra Russia e Ucraina. </p>



<p>E quindi non ci sarebbe da stupirsi se, ormai realizzata la torsione politica che <strong>nella Ue ha portato alla ribalta i &#8220;nuovi&#8221; Paesi che aderirono a metà degli anni Duemila</strong>, si passi a consolidarne i risultati provando a chiudere le residue &#8220;sacche&#8221; di resistenza. Come diceva Giulio Andreotti: a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/romania-e-ungheria-esplosioni-nelle-raffinerie-del-petrolio-russo-come-il-nord-stream-attentati-contro-leuropa.html">Romania e Ungheria, esplosioni nelle raffinerie del petrolio russo. Come il Nord Stream, attentati contro l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;Ucraina attacca l&#8217;oleodotto ungherese, Budapest minaccia di tagliare l&#8217;elettricità a Kiev</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/lucraina-attacca-loleodotto-ungherese-budapest-minaccia-di-tagliare-lelettricita-a-kiev.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Aug 2025 10:34:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="698" height="335" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250.jpg 698w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250-300x144.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250-600x288.jpg 600w" sizes="(max-width: 698px) 100vw, 698px" /></p>
<p>L'Ucraina colpisce l'oleodotto che porta all'Ungheria il petrolio russo, l'Ungheria minaccia di tagliare l'elettricità all'Ucraina. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/lucraina-attacca-loleodotto-ungherese-budapest-minaccia-di-tagliare-lelettricita-a-kiev.html">L&#8217;Ucraina attacca l&#8217;oleodotto ungherese, Budapest minaccia di tagliare l&#8217;elettricità a Kiev</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="698" height="335" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250.jpg 698w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250-300x144.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ungheria-e1755686174250-600x288.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 698px) 100vw, 698px" /></p>
<p>Che i rapporti tra <a href="https://it.insideover.com/politica/sempre-piu-aspra-la-crisi-tra-ungheria-e-ucraina-le-ragioni-recenti-e-quelle-storiche.html">Ungheria e Ucraina</a> non fossero buoni era un fatto ormai assodato da tempo, ma raramente le relazioni tra i due Paesi si sono deteriorate al punto di arrivare a <strong>un vero e proprio scambio di minacce reciproche attraverso i profili ufficiali dei rispettivi Ministri degli Esteri.</strong> Nei giorni passati, tuttavia, la perenne crisi alla quale assistiamo da anni ha raggiunto un nuovo livello e si è concretizzata nello scambio di messaggi che di diplomatico hanno, purtroppo, ben poco.</p>



<p>Secondo quanto affermato dal Ministro degli Esteri e del Commercio ungherese, <strong>Péter Szijjártó</strong>, Kiev avrebbe effettuato, il 13 agosto, un primo attacco all’oleodotto Družba (Barátság, nella denominazione ungherese). Una nuova, e probabilmente più profonda, incursione ucraina sarebbe poi avvenuta nella giornata di lunedì 18 agosto, causando danni tali da comportare l’interruzione momentanea del flusso di petrolio russo verso l’Ungheria. L’attacco alla linea Družba ha naturalmente generato la ferma condanna e il monito di Budapest, che ha ricordato come l’approvvigionamento di petrolio sia un interesse strategicamente vitale per il Paese. Szijjártó ha inoltre aggiunto che, sin dall’inizio dell’invasione russa, <strong>tanto Kiev quanto Bruxelles hanno più volte provato a trascinare l’Ungheria nel conflitto, </strong>ma la posizione ungherese rimane e rimarrà sempre quello della neutralità e della pace.</p>



<p>Le parole del Ministro degli Esteri ungherese non sono state accolte positivamente dalla controparte ucraina che, attraverso l’account X di <strong>Andrii Sybiha</strong>, Ministro degli Esteri di Kiev, ha ricordato come sia stata la Russia a iniziare il conflitto e come, nonostante questo, l’Ungheria abbia continuato a persistere sulla strada della dipendenza energetica da Mosca. Riconducendo indirettamente l’attacco al contesto bellico, Sybiha ha poi aggiunto che<strong> eventuali rimostranze (e minacce) ungheresi non devono essere rivolte a Kiev, bensì a Mosca</strong>, responsabile morale di quanto avvenuto.</p>



<p>E prontamente è arrivata la risposta di Szijjártó, in quello che sembra essere diventato un duello a colpi di tweet. Rispondendo al messaggio del collega ucraino, il Ministro magiaro ha ricordato come il flusso di petrolio russo sia attivo da decenni e che questo risponde agli interessi nazionali ungheresi. Quello che, invece, va contro gli interessi strategici ungheresi è l’interruzione del transito a causa degli attacchi di Kiev alla linea Družba. A conclusione del post, <strong>Szijjártó ha lanciato una minaccia diretta a Kiev</strong>, ricordando come l’Ucraina importi la maggior parte dell’elettricità elettrica proprio dall’Ungheria, con una quota che, l’anno passato, ha toccato il 42% delle importazioni totali. </p>



<p>Alle parole di Péter Szijjártó hanno fatto eco quelle di <strong>Tamás Menczer</strong>, deputato e direttore della comunicazione di Fidesz, il quale ha invitato l’Ucraina a sospendere gli attacchi all’oleodotto e ha ricordato una volta di più che la maggior parte degli approvvigionamenti energetici di Kiev dipende da Budapest e che senza l’elettricità fornita dall’Ungheria, l’Ucraina collasserebbe in breve tempo. Le provocazioni, ha affermato Menczer, devono finire, come devono cessare i tentativi di trascinare Budapest in un conflitto che non le appartiene e al quale non vuole prendere parte.</p>



<p>Secondo alcuni analisti, l’attacco del 18 agosto non vuole rappresentare una minaccia diretta agli interessi energetici di Budapest, ma un ulteriore, e ben più drastico, passo verso rinnovate pressioni politiche sul governo Orbán nel più ampio contesto della <strong>serie di incontri susseguitisi al summit tra Donald Trump e Vladimir Putin avvenuto in Alaska il 15 agosto.</strong> Se questa dovesse veramente essere l’intenzione del governo ucraino, il risultato non sembrerebbe essere stato ottenuto. Nel momento in cui scriviamo, ossia nel tardo pomeriggio del 18 agosto, il Primo Ministro Viktor Orbán non ha ancora preso una posizione chiara sul tema, ma nel corso della giornata ha ricordato come nessun leader dell’Europa centrale, ossia quella regione direttamente a contatto con il conflitto, sia stato invitato al summit che si terrà a Washington e <strong>ha inoltre esortato l’Europea a muoversi nella direzione tracciata da Trump</strong>, proponendo la necessità di un incontro tra l’Unione Europea e la Federazione Russa.</p>



<p>Un nuovo episodio, quindi, della perenne crisi diplomatica tra Ucraina e Ungheria, della quale abbiamo già scritto in passato. E se gli scambi di accuse avvenuti in seguito alla morte di József Sebestyen, sulla quale la Procura nazionale ungherese ha aperto un’indagine, non erano arrivati al punto di rottura, l’attacco alla sicurezza energetica ungherese ha generato reazioni forte portando a vere e proprie minacce di rappresaglia da parte di Budapest. Beninteso, l’interruzione del flusso di petrolio attraverso l’oleodotto Družba rappresenta certamente un colpo importante per l’Ungheria, ma <strong>non mette a repentaglio la fornitura complessiva di greggio russo</strong> che, come abbiamo riportato in precedenti articoli, giunge a Budapest anche attraverso il TurkStream. </p>



<p>Tuttavia, nel contesto di rapporti fortemente deterioratisi nel corso degli ultimi decenni, ogni offensiva ucraina che potrebbe ledere gli interessi ungheresi rischierebbe di far precipitare ulteriormente la situazione. E se, per ora, sembra di essere di fronte a un duello a colpi di tweet tra Ministri degli Esteri, <strong>non possiamo sapere cosa porterà il futuro</strong>, soprattutto se Budapest dovesse veramente prendere la decisione di compiere la rappresaglia minacciata e interrompere le forniture di elettricità all’Ucraina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/lucraina-attacca-loleodotto-ungherese-budapest-minaccia-di-tagliare-lelettricita-a-kiev.html">L&#8217;Ucraina attacca l&#8217;oleodotto ungherese, Budapest minaccia di tagliare l&#8217;elettricità a Kiev</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il nuovo oleodotto Ungheria-Serbia e la strategia energetica di Viktor Orban</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/il-nuovo-oleodotto-ungheria-serbia-e-la-strategia-energetica-di-viktor-orban.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 14:36:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250812163922606_30495d156ecbd8f6e4318df82afd51c8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250812163922606_30495d156ecbd8f6e4318df82afd51c8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250812163922606_30495d156ecbd8f6e4318df82afd51c8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250812163922606_30495d156ecbd8f6e4318df82afd51c8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250812163922606_30495d156ecbd8f6e4318df82afd51c8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250812163922606_30495d156ecbd8f6e4318df82afd51c8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250812163922606_30495d156ecbd8f6e4318df82afd51c8-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il nuovo oleodotto Ungheria-Serbia e la grande strategia energetica di Orban che guarda alla Russia. Gli scenari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-nuovo-oleodotto-ungheria-serbia-e-la-strategia-energetica-di-viktor-orban.html">Il nuovo oleodotto Ungheria-Serbia e la strategia energetica di Viktor Orban</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Il 21 luglio<strong> Ungheria e Serbia </strong>hanno annunciato la costruzione di un nuovo oleodotto che collegherà la città serba di Novi Sad all’oleodotto Družba attraverso la sua ramificazione ungherese. Secondo il Ministro degli Esteri magiaro <strong>Péter Szijjártó</strong>, reduce da un incontro con il Ministro dell’Energia serbo Dubravka Đedović e il Viceministro russo Pavel Sorokin, il nuovo oleodotto sarà operativo entro il 2027 e garantirà il transito di 4-5 milioni di tonnellate di petrolio russo. Szijjártó ha inoltre colto l’occasione per ricordare come Bruxelles stia perseverando in una politica cieca nei confronti della Russia, <strong>minando la sicurezza energetica dell’Unione</strong>, soprattutto ora che i legislatori europei sono impegnati in discussioni volte a eliminare completamente le importazioni di gas russo entro il 2027.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;asse di ferro tra Ungheria e Serbia</h2>



<p>Proprio la coincidenza temporale tra la possibile conclusione di ogni importazione russa e l’apertura del nuovo oleodotto tra Ungheria e Serbia sembra essere <strong>un nuovo affronto di Budapest a Bruxelles</strong> nel contesto del sempiterno scontro tra il premier sovranista <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/come-la-dottrina-orban-ha-cambiato-lungheria.html">Viktor Orbán </a>e i vertici europei. Il progetto, infatti, è visto come strategicamente importante dal governo ungherese, impegnato in una politica energetica nazionale volta a limitare i costi per i cittadini ungheresi e in una politica estera di forte cooperazione regionale con la Serbia.</p>



<p>Già nel 2023, per esempio, <strong>Budapest e Belgrado</strong> avevano annunciato un ambizioso piano di investimenti congiunti per rafforzare le infrastrutture per il trasporto di gas, oltre alla creazione di un nuovo interconnettore che avrebbe sviluppato la sicurezza energetica regionale.</p>



<p>E se i tentativi ungheresi di garantirsi rotte energetiche alternative hanno effettivamente portato l’Ungheria a essere tra i Paesi con il costo del gas più basso in Europa (<strong>3,20€ per kWh comparato, per esempio, ai 16,71 dell’<a href="https://it.insideover.com/energia/le-reti-non-reggono-le-rinnovabili-olanda-in-trappola-tra-costi-in-volo-e-razionamenti.html">Olanda</a></strong><a href="https://it.insideover.com/energia/le-reti-non-reggono-le-rinnovabili-olanda-in-trappola-tra-costi-in-volo-e-razionamenti.html">)</a>, questo non avviene senza ricadute politiche, non solo per Budapest. Se la capitale danubiana è infatti sempre nell’occhio del ciclone e subisce costantemente le pressioni di Bruxelles per limitare la dipendenza energetica da Mosca, anche Belgrado, con la decisione annunciata a luglio, potrebbe vedere inficiato il proprio già periglioso percorso di adesione all’Unione. Proprio il nuovo, ambizioso progetto riapre l’eterno dibattito intorno ai rapporti tra <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/cosa-nasconde-lasse-che-lega-russia-e-ungheria.html">Ungheria e Russia</a></strong> e la vicinanza tra Viktor Orbán e Vladimir Putin.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Budapest-Belgrado per guardare a Mosca?</h2>



<p>Le relazioni energetiche tra i due Paesi coprono il settore petrolifero, quello del gas e anche quello atomico. Nel 2024, per esempio, le importazioni di petrolio russo sono state pari a 5,25 miliardi di dollari, anche se, nel corso degli ultimi anni, vi sono state indiscrezioni circa un supposto piano di riduzione dei volumi: l’ente petrolifero ungherese MOL si sarebbe infatti dichiarato disponibile a rivedere le importazioni russe qualora l’Unione Europea avesse pagato i lavori di riconversione delle raffinerie ungheresi, programmate per raffinare il greggio russo. <strong>Non sono solo considerazioni economiche a spingere Budapest verso il petrolio russo, ma anche politiche.</strong></p>



<p>Una fonte alternativa, per esempio, potrebbe essere l’utilizzo dell’oleodotto <strong>Adria che, attraverso la Croazia, potrebbe fornire petrolio non russo all’Ungheria. </strong>Vi è però un grande scoglio da superare, ossia lo stato dei rapporti tutt’altro che idilliaci tra Budapest e Zagabria. Al di là di ragioni storiche, vi sono motivazioni ben più recenti e concrete dietro i rapporti tesi tra i due Paesi: proprio la multinazionale ungherese MOL, infatti, ha comprato il 49% della compagnia energetica croata INA e, in seguito a questa manovra, il CEO di MOL, Zsolt Hernadi, è stato accusato di aver elargito pingue tangenti all’ex Primo Ministro croato Ivo Sanader per ottenere le autorizzazioni necessarie. In seguito a queste pesanti accuse è stato spiccato un mandato di arresto internazionale nei confronti di Hernadi, poi revocato nel 2020.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari in evoluzione</h2>



<p><strong>La dipendenza ungherese dal gas russo è invece ancora più controversa</strong> e ha profonde radici storiche, originando negli Anni 70 nel contesto della cooperazione con l’Unione sovietica all’interno dell’allora blocco socialista in Europa orientale. Per giungere a tempi più recenti, nel 2021, un anno prima dell’inizio della guerra in Ucraina, Ungheria e Russia hanno concluso un importante accordo che prevedeva l’acquisto, a prezzi non esattamente vantaggiosi, di 4,5 miliardi di m<sup>3</sup> di gas russo. <strong>La maggior parte delle forniture sarebbero passate attraverso il canale TurkStream</strong>, ossia da quella linea che, attraversando il Mar Nero, passa dalla Turchia, dalla Bulgaria e dalla Serbia permettendo così a Mosca di bypassare l’Ucraina.</p>



<p>Proprio l’attacco all’Ucraina ha rappresentato un punto di svolta a livello continentale: sebbene i gasdotti russi non siano stati fatti oggetto di sanzioni, sempre più Paesi europei hanno iniziato a smarcarsi da Mosca, portando a un forte calo delle importazioni di gas, <strong>passate dal 40% del 2021 all’8% del 2023</strong>, con addirittura l’annunciata volontà di eliminare completamente ogni tipo di importazione entro il 2027.</p>



<p>La crisi bellica ha ovviamente avuto ricadute anche sull’Ungheria, spingendo il governo a dichiarare lo stato di emergenza nel luglio 2022 e a elaborare un piano di azione in sette punti che prevedono, tra l’altro, l’incremento della produzione interna di gas, l’aumento della capacità di stoccaggio e nuove importazioni di questa importante risorsa. E se lo sviluppo della produzione è stato evidente a partire dal 2023, <strong>già a novembre 2022 lo stoccaggio ungherese era superiore al livello europeo.</strong> Per quanto riguarda le nuove importazioni, tuttavia, il governo Orbán ha deciso di rivolgersi ancora alla Russia, annunciando nuovi accordi tra il 2024 e il 2025, portando praticamente al raddoppio delle importazioni da Mosca.</p>



<p>Non solo: sebbene Péter Szijjártó avesse annunciato l’aumento dell’acquisto di gas russo fino a 8,5 miliardi di m<sup>3</sup>, ossia una somma pari al fabbisogno annuo ungherese, <strong>è importante notare come tra 2023 e 2024 siano transitati per il Paese danubiano 17 miliardi di m<sup>3 </sup>della preziosa risorsa russa</strong>. Secondo alcune indiscrezioni, questa trasformazione dell’Ungheria in quello che sembrerebbe essere un hub di gas russo sarebbe stata elaborata proprio da Gazprom e rappresenterebbe una sorta di <em>“win-win situation”</em>: il produttore russo, infatti, venderebbe il surplus agli imprenditori ungheresi, i quali genererebbero ingenti profitti dalla rivendita di questo bene essenziale, mentre il governo magiaro aumenterebbe le proprie entrate fiscali. Il gas russo verrebbe quindi rivenduto dall’Ungheria ai Paesi vicini e, secondo alcune notizie non confermate, anche alla Germania.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché l&#8217;Ungheria è in disaccordo con l&#8217;Ue</h2>



<p>Questa situazione, unita al fatto che l’Ungheria è agganciata al network russo e importare gas attraverso altre linee rappresenterebbe un aumento dei costi, spiega l’ostilità di Budapest a ogni forma di diversificazione delle importazioni: su pressione dell’Unione Europea, infatti, <strong>il governo Orbán avrebbe intavolato nuove trattative con Azerbaijan, Turchia, Qatar, Croazia e Romania</strong>, ma la dipendenza da Mosca rimane determinante. Per evitare ogni consumo indesiderato, comunque, l’Ungheria ha avviato una serie di politiche volte a eliminare il consumo di gas come, per esempio, la limitazione delle temperature nelle scuole e negli uffici pubblici, l’eliminazione delle vacanze scolastiche autunnali e l’estensione della pausa invernale o l’incentivo a favorire l’energia elettrica rispetto a quella a gas.</p>



<p>Non solo: per contenere l’impatto dell’aumento dei prezzi e le oscillazioni causate dalla situazione bellica in corso, <strong>il governo Orbán ha avviato una politica sociale che prevede il calmieramento dei prezzi del gas</strong> e dell’elettricità per le famiglie ungheresi entro una certa soglia di consumo, superata la quale i beni verrebbero pagati a prezzo di mercato. E proprio su questo aiuto fondamentale per le famiglie ungheresi si gioca la battaglia del premier ungherese contro la politica energetica europea: qualora dovessimo eliminare del tutto le importazioni russe, afferma Orbán, il costo per le famiglie ungheresi diventerebbe insostenibile, causando una vera e propria emergenza sociale.</p>



<p>Ma il petrolio e il gas, come accennato, non sono gli unici settori in cui Budapest sarebbe legata a doppio filo a Mosca: <strong>l’aiuto russo, infatti, è fondamentale anche per il funzionamento e l’ampliamento della centrale nucleare Paks II</strong> che, nel 2019, forniva il 50% dell’energia elettrica nazionale. Ed è stata nuovamente la guerra in Ucraina a rappresentare una svolta in questo senso. Sebbene anche il settore nucleare non sia stato oggetto diretto di sanzioni, è risultata evidente la volontà di numerosi attori europei di allontanarsi da Mosca anche per quanto riguarda l’energia atomica. Molti Paesi dell’Europa centro-orientale che prima dipendevano dalla Russia per il funzionamento delle loro centrali, <strong>si sono infatti rivolti alla statunitense Westinghouse</strong> per avere il supporto necessario. Per via degli screzi politici con l’amministrazione Biden e complice un riavvicinamento tra Viktor Orbán ed Emmanuel Macron, tuttavia, l’Ungheria ha preferito chiedere aiuto alla francese Fromatome.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo nucleare</h2>



<p>L’aiuto francese sarebbe stato fondamentale anche nel contesto di un ulteriore progetto, elaborato da <strong>Paks II ltd</strong>, ossia l’azienda statale responsabile dell’ampliamente e potenziamento della centrale nucleare ungherese, e dal Ministero degli Esteri magiaro. <strong>La parte del leone a Paks la fa, naturalmente, la società russa Rosatom</strong>, ma l’assistenza occidentale è richiesta in diversi settori come, per esempio, la fornitura di alcuni materiali essenziali al funzionamento della centrale. Proprio il blocco di tali forniture da parte della Germania ha spinto Budapest a elaborare una alternativa che non andasse a rompere il contratto stipulato con Mosca. Il piano, quindi, sarebbe stato quello di dare vita a un nuovo impianto, noto come Paks III, in collaborazione con Fromatome, garantendo così ai russi di continuare i lavori a Paks II senza però il supporto diretto del governo ungherese. <strong>Il piano, però, sarebbe stato fermato da Viktor Orbán in persona</strong>, il cui rifiuto ha portato a un rinnovamento impegno e a una più stretta collaborazione russo-magiara per finalizzare il potenziamento di Paks II.</p>



<p>Tutti aspetti, quelli elencati finora, che costituiscono la politica energetica di Viktor Orbán. Politica che, sebbene garantisca costi contenuti per le famiglie ungheresi e un costante approvvigionamento di petrolio, gas ed energia, non favorisce le diversificazioni e <strong>rischia di precipitare il Paese danubiano in una dipendenza dalla Federazione Russa,</strong> oltre ad avere pesanti ricadute in quella lunga e apparentemente interminabile partita a scacchi tra il premier ungherese e l’Unione Europea. E non a caso il totale divieto di intromissione delle istituzioni europee nelle politiche energetiche nazionali è uno dei tasselli fondamentali di quel grande piano di riforma dell’Unione Europea presentato mesi fa dai conservatori ungheresi e polacchi e appoggiato attivamente dal governo magiaro.</p>
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		<title>Guerra di spie in Ungheria, Orban all&#8217;attacco delle opposizioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/guerra-di-spie-in-ungheria-orban-allattacco-delle-opposizioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2025 07:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
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<p>L'Ucraina accusa l'Ungheria di spionaggio in Transcarpatia.E  Orban accusa il partito di opposizione Tisza di essere in combutta con Kiev.</p>
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<p><strong>Budapest</strong> &#8211; Il 9 maggio la SBU, i servizi di sicurezza ucraini, hanno denunciato la scoperta di un presunto network di spie ungheresi attive in <strong>Transcarpazia.</strong> Come riportato inizialmente dai media ucraini, due ex soldati di Kiev sarebbero stati arrestati con l’accusa di tradimento e di <strong>aver fornito a Budapest informazioni sensibili sulle difese ucraine</strong> nella regione, oltre ad avere chiesto ad alcuni cittadini come avrebbero accolto l’ingresso di truppe magiare nell’oblast’ della Transcarpazia.</p>



<p>La notizia arriva in un momento ancora più delicato per <strong><a href="https://it.insideover.com/spionaggio/tensioni-tra-ucraina-e-ungheria-una-rete-di-spionaggio-accende-il-conflitto-diplomatico.html">le relazioni dell’Ungheria con l’intera regione centro-orientale dell&#8217;Europa, </a></strong>ossia in seguito alla pubblicazione di una registrazione nella quale Kristóf Szalay-Bobrovniczky, ministro della Difesa del Governo Orbán, parlava della necessità di incrementare ulteriormente le spese militari per entrare nella “fase zero del percorso di guerra”. Una dichiarazione, quella del Ministro, che cozza con la linea tenuta sino a ora da Budapest, ossia quella della pace, della diplomazia e del disimpegno totale dal conflitto russo-ucraino.</p>



<p>La reazione di Budapest alle accuse della SBU non si è fatta attendere: il ministro degli Esteri <strong>Péter Szijjártó</strong> ha infatti bollato la notizia come propaganda anti-ungherese creata ad arte dal Governo di Kiev per colpire uno dei pochi Paesi che, in Europa, si muove sul sentiero della pace. Contemporaneamente, <strong>Szijjártó ha annunciato l’espulsione di due diplomatici ucraini</strong>, accusati di utilizzare la copertura diplomatica per azioni di spionaggio. Decisione, quest’ultima, alla quale ha fatto eco un&#8217;analoga azione da parte ucraina, con l’espulsione di due membri del corpo diplomatico ungherese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">All&#8217;attacco di Magyar e Tisza</h2>



<p>La crisi, tuttavia, sembra essersi approfondita non solo sul piano internazionale, ma anche su quello interno. Il 14 maggio, con una mossa a sorpresa, il Primo ministro Orbán ha convocato una riunione di emergenza del Védelmi Tanács, <strong>il Consiglio di Difesa</strong>, per discutere la questione. A margine della riunione, Orbán ha pubblicato un video sulle sue pagine social nel quale ha affermato che i servizi segreti ucraini hanno lanciato una vasta operazione volta a screditare il Governo ungherese e a <strong>impedire lo svolgimento della consultazione nazionale sull’adesione di Kiev all’UE</strong>, in corso in questi giorni in Ungheria.</p>



<p>Di più: il capo di Governo ungherese ha affermato che <strong>un grande partito di opposizione sarebbe stato assoldato da Kiev</strong> per contribuire a questa missione. Sebbene il nome non sia stato fatto direttamente, il riferimento è chiaramente al Tisza, guidato dall’ex Fidesz Péter Magyar e principale avversario di <strong>Fidesz alle prossime elezioni programmate per il 2026.</strong> L’accusa, nemmeno troppo velata, è proprio quella di aver fornito ai media la registrazione di Szalay-Bobrovniczky, ricevuta da Magyar da fonti tenute naturalmente segrete. A rafforzare questa accusa contribuirebbe un’ulteriore rivelazione, resa nota pochi giorni fa proprio dal Governo magiaro, ossia le vere motivazioni dietro le dimissioni di <strong>Romulusz Ruszin-Szendi</strong>, ex Capo di Stato Maggiore ungherese ed attuale esponente di Tisza.  Tenute in segreto per diverso tempo, le ragioni del licenziamento sarebbero legate a un presunto doppiogiochismo dell’alto ufficiale magiaro, accusato di aver supportato la linea di disimpegno ungherese nel conflitto ucraino solo a parole: durante le riunioni della NATO, infatti, Ruszin-Szendi avrebbe apertamente dissentito dal Governo, lasciandosi andare a dichiarazioni viste come troppo filo-ucraine. </p>



<p>In seguito all’attacco attuato da Orbán nel corso del suo video, la stampa di destra ungherese ha pubblicato altre notizie volte a supportare il presunto allineamento di Tisza all’Ucraina, come per esempio il presunto incontro, avvenuto a Hollókő tra Péter Magyar e l’ambasciatore ucraino in Ungheria.</p>



<p>Quello che sembra però essere ancora più inquietante è la coincidenza temporale tra le dichiarazioni del Primo ministro e la presentazione, da parte del gruppo parlamentare di Fidesz, di una nuova proposta di legge volta a portare a compimento le “pulizie di primavera” annunciate dal Primo ministro il 15 marzo. La nuova legge, che verrà probabilmente discussa dal Parlamento a giugno, andrebbe a colpire quelle organizzazioni che ricevono fondi stranieri per compiere azioni viste come “antinazionali” e “antiungheresi”<strong> dall’Ufficio per la protezione della sovranità. </strong>Qualora un’associazione dovesse entrare nella blacklist dell’Ufficio per la protezione della sovranità, perderebbe il diritto al contributo dell’1% (l’equivalente ungherese del 5&#215;1000) e dovrebbe pagare in due settimane una multa pari a 25 volte l’importo del finanziamento, oltre ad andare incontro ad altri problemi burocratici.</p>



<p>Una misura che, colpendo attività e organizzazioni indesiderate, potrebbe restringere ulteriormente gli spazi democratici nella società ungherese e avere inevitabilmente una ricaduta sulla vita politica nazionale.</p>



<p><strong><em>Viktor Orban è sempre, a suo modo, un protagonista della politica internazionale, oltre a essere la pecora nera d&#8217;Europa. Il suo contrasto con l&#8217;Ucraina di Zelensky sfiora sempre il punto di rottura senza raggiungerlo mai. Come fa? Segui le corrispondenza di InsideOver. Diventa uno di noi, abbonati subito <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">cliccando QUI!</a></em></strong></p>
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