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Energia

Le reti non reggono le rinnovabili, Olanda in trappola tra costi in volo e razionamenti

Il trilemma energetico dell'Olanda è un monito strategico per tutti i Paesi europei ad economia avanzata che stanno incamminandosi sulla strada della transizione. Le autorità de L'Aja hanno, nelle ultime settimane, dovuto invitare la popolazione a razionare i consumi energetici nel contesto di uno Stato che dopo aver chiuso due anni fa il suo ultimo giacimento gasiero a Groningen ha puntato fortemente sulla generazione da rinnovabili senza però riuscire ad evolvere la rete con la medesima capacità.

Il trilemma energetico dell’Olanda è un monito strategico per tutti i Paesi europei ad economia avanzata che stanno incamminandosi sulla strada della transizione. Nelle ultime settimane le autorità de L’Aja hanno dovuto invitare la popolazione a razionare i consumi energetici nel contesto di uno Stato che dopo aver chiuso due anni fa il suo ultimo giacimento gasiero a Groningen ha puntato fortemente sulla generazione da rinnovabili, senza però riuscire ad evolvere la rete con la medesima capacità.

La crisi energetica e il “trilemma” che inchioda l’Olnda

Nessun obbligazione, per ora: nella libertaria Olanda, parrebbe brutto. Per ora un invito all’uso “consapevole” della rete, tramite annunci social e televisivi che invitano i cittadini a non sovraccaricare la rete caricando veicoli e bici elettriche tra le 16 e le 20, ore di punta della domanda industriale e privata. Ma il governo uscente di Dick Schoof ha aperto la possibilità ai fornitori energetici di creare contratti con clienti industriali che dall’1 aprile 2026 garantisca canoni più bassi in cambio dell’esplicito divieto ad usare le connessioni elettriche nelle aree di punta. Il trilemma dell’Olanda si fonda su un potenziale cortocircuito:

  • La crescita della capacità installata da rinnovabili ha nettamente sorpassato l’adeguamento della rete ai nuovi picchi in un sistema di graduale eliminazione del gas naturale.
  • Gli investimenti infrastrutturali e nelle nuove connessioni superano l’attuale capacità degli operatori di farvi fronte e i tempi d’attesa si stanno dilatando.
  • Nel frattempo, i consumatori pagano bollette in crescita il cui aumento non sembra destinato a fermarsi.

Questa sovrapposizione di problemi contraddice gli obiettivi di fondo della transizione energetca che vorrebbe andare virtuosamente assieme aumento della generazione, capacità di trasporto delle reti e benefici per i consumatori. Lo Stato olandese deve fare sempre di più i conti con guasti, cali di tensione, blocchi dell’erogazione di energia e la problematica emersa con i razionamenti di fatto è il rischio di veder il proprio sistema collassare come successo a quelli di Spagna e Portogallo il 28 aprile scorso.

Il gestore della rete elettrica olandese, Tenet, è sotto stress dato che negli ultimi anni la crescita delle connessioni di fotovoltaico (2,6 milioni di abitazioni e edifici) e eolico alla rete, la corsa delle aziende a lasciare il gas dopo la crisi dei prezzi del 2022-2023 e la continua emersione di nuove priorità di spesa e investimento hanno messo fuori fase la priorità economica, industriale e securitaria della stabilità della rete. Il gestore della rete elettrica olandese, Tennet, è sotto stress e i costi di gestione annua dell’infrastruttura sono saliti in cinque anni da 78 milioni di euro prima del Covid-19 agli attuali 278.

200 miliardi di spesa per rilanciare la rete in Olanda

“Il governo olandese stima 200 miliardi di euro per l’ammodernamento di sottostazioni, cavi e tralicci obsoleti in un Paese con un territorio non esteso, ma fortemente industrializzato e logisticamente interconnesso con due importanti vicini come Francia e Germania”, ha scritto il ricercatore energetico Francesco Sassi, aggiungendo che “migliaia di aziende e servizi pubblici attendono da anni in coda per essere allacciati alle reti elettriche del Paese, che al momento non potrebbe permettersi ulteriori interconnessioni”, mentre l’incubo-blackout pende sull’Olanda. Tennet è pronta a finanziare questi investimenti cedendo per 20 miliardi di euro la controllata tedesca, ma i tempi di rilancio delle reti olandesi sono destinati a rimanere lunghi.

In quest’ottica, il Paese sembra destinato a una strisciante crisi energetica mentre i consumatori … pagano. “Per coprire gli investimenti necessari, si prevede che le tariffe aumenteranno ogni anno fino al 2034 in media del 4,3-4,7%”, nota il Financial Times, ricordando che con una media superiore a 80€/MWh “i Paesi Bassi hanno già oggi alcuni dei costi dell’elettricità più elevati dell’Europa occidentale a causa dei colli di bottiglia della rete”, 30 euro in più della vicina Francia ad esempio.

L’Olanda rischia di ritrovarsi a lungo con energia scarsa, reti inadeguate e prezzi alti, pregiudicando la possibilità di rilanciare la sua economia. Forse qualcuno potrà iniziare a rimpiangere l’effetto-tampone che oggigiorno avrebbe potuto avere il pur scarso gas di Groningen. Ogni transizione o è pensata razionalmente o rischia di creare, tra fretta e asimmetrie, più problemi di quelli che mira a risolvere.

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