Budapest – Il 9 maggio la SBU, i servizi di sicurezza ucraini, hanno denunciato la scoperta di un presunto network di spie ungheresi attive in Transcarpazia. Come riportato inizialmente dai media ucraini, due ex soldati di Kiev sarebbero stati arrestati con l’accusa di tradimento e di aver fornito a Budapest informazioni sensibili sulle difese ucraine nella regione, oltre ad avere chiesto ad alcuni cittadini come avrebbero accolto l’ingresso di truppe magiare nell’oblast’ della Transcarpazia.
La notizia arriva in un momento ancora più delicato per le relazioni dell’Ungheria con l’intera regione centro-orientale dell’Europa, ossia in seguito alla pubblicazione di una registrazione nella quale Kristóf Szalay-Bobrovniczky, ministro della Difesa del Governo Orbán, parlava della necessità di incrementare ulteriormente le spese militari per entrare nella “fase zero del percorso di guerra”. Una dichiarazione, quella del Ministro, che cozza con la linea tenuta sino a ora da Budapest, ossia quella della pace, della diplomazia e del disimpegno totale dal conflitto russo-ucraino.
La reazione di Budapest alle accuse della SBU non si è fatta attendere: il ministro degli Esteri Péter Szijjártó ha infatti bollato la notizia come propaganda anti-ungherese creata ad arte dal Governo di Kiev per colpire uno dei pochi Paesi che, in Europa, si muove sul sentiero della pace. Contemporaneamente, Szijjártó ha annunciato l’espulsione di due diplomatici ucraini, accusati di utilizzare la copertura diplomatica per azioni di spionaggio. Decisione, quest’ultima, alla quale ha fatto eco un’analoga azione da parte ucraina, con l’espulsione di due membri del corpo diplomatico ungherese.
All’attacco di Magyar e Tisza
La crisi, tuttavia, sembra essersi approfondita non solo sul piano internazionale, ma anche su quello interno. Il 14 maggio, con una mossa a sorpresa, il Primo ministro Orbán ha convocato una riunione di emergenza del Védelmi Tanács, il Consiglio di Difesa, per discutere la questione. A margine della riunione, Orbán ha pubblicato un video sulle sue pagine social nel quale ha affermato che i servizi segreti ucraini hanno lanciato una vasta operazione volta a screditare il Governo ungherese e a impedire lo svolgimento della consultazione nazionale sull’adesione di Kiev all’UE, in corso in questi giorni in Ungheria.
Di più: il capo di Governo ungherese ha affermato che un grande partito di opposizione sarebbe stato assoldato da Kiev per contribuire a questa missione. Sebbene il nome non sia stato fatto direttamente, il riferimento è chiaramente al Tisza, guidato dall’ex Fidesz Péter Magyar e principale avversario di Fidesz alle prossime elezioni programmate per il 2026. L’accusa, nemmeno troppo velata, è proprio quella di aver fornito ai media la registrazione di Szalay-Bobrovniczky, ricevuta da Magyar da fonti tenute naturalmente segrete. A rafforzare questa accusa contribuirebbe un’ulteriore rivelazione, resa nota pochi giorni fa proprio dal Governo magiaro, ossia le vere motivazioni dietro le dimissioni di Romulusz Ruszin-Szendi, ex Capo di Stato Maggiore ungherese ed attuale esponente di Tisza. Tenute in segreto per diverso tempo, le ragioni del licenziamento sarebbero legate a un presunto doppiogiochismo dell’alto ufficiale magiaro, accusato di aver supportato la linea di disimpegno ungherese nel conflitto ucraino solo a parole: durante le riunioni della NATO, infatti, Ruszin-Szendi avrebbe apertamente dissentito dal Governo, lasciandosi andare a dichiarazioni viste come troppo filo-ucraine.
In seguito all’attacco attuato da Orbán nel corso del suo video, la stampa di destra ungherese ha pubblicato altre notizie volte a supportare il presunto allineamento di Tisza all’Ucraina, come per esempio il presunto incontro, avvenuto a Hollókő tra Péter Magyar e l’ambasciatore ucraino in Ungheria.
Quello che sembra però essere ancora più inquietante è la coincidenza temporale tra le dichiarazioni del Primo ministro e la presentazione, da parte del gruppo parlamentare di Fidesz, di una nuova proposta di legge volta a portare a compimento le “pulizie di primavera” annunciate dal Primo ministro il 15 marzo. La nuova legge, che verrà probabilmente discussa dal Parlamento a giugno, andrebbe a colpire quelle organizzazioni che ricevono fondi stranieri per compiere azioni viste come “antinazionali” e “antiungheresi” dall’Ufficio per la protezione della sovranità. Qualora un’associazione dovesse entrare nella blacklist dell’Ufficio per la protezione della sovranità, perderebbe il diritto al contributo dell’1% (l’equivalente ungherese del 5×1000) e dovrebbe pagare in due settimane una multa pari a 25 volte l’importo del finanziamento, oltre ad andare incontro ad altri problemi burocratici.
Una misura che, colpendo attività e organizzazioni indesiderate, potrebbe restringere ulteriormente gli spazi democratici nella società ungherese e avere inevitabilmente una ricaduta sulla vita politica nazionale.
Viktor Orban è sempre, a suo modo, un protagonista della politica internazionale, oltre a essere la pecora nera d’Europa. Il suo contrasto con l’Ucraina di Zelensky sfiora sempre il punto di rottura senza raggiungerlo mai. Come fa? Segui le corrispondenza di InsideOver. Diventa uno di noi, abbonati subito cliccando QUI!
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