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	<title>luca picotti Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
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	<title>luca picotti Archives - InsideOver</title>
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		<title>Con il blocco di Hormuz l&#8217;Iran impone anche un nuovo ordine giuridico. Parla Luca Picotti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:19:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="971" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-300x152.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-1024x518.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-768x388.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-1536x777.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-600x303.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Arrogandosi il ruolo di regolatore del del transito, l'Iran attua un vero tentativo di riconfigurare l’ordine giuridico-politico di Hormuz.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/con-il-blocco-di-hormuz-liran-impone-anche-un-nuovo-ordine-giuridico-parla-luca-picotti.html">Con il blocco di Hormuz l&#8217;Iran impone anche un nuovo ordine giuridico. Parla Luca Picotti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="971" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-300x152.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-1024x518.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-768x388.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-1536x777.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-600x303.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Terza guerra del Golfo sta diventando anche un conflitto per la sovranità marittima e la risposta iraniana all&#8217;assalto israelo-americano, sostanziatasi nel blocco dello Stretto di Hormuz alla navigazione delle imbarcazioni che non si allineano ai desiderata della Repubblica Islamica, sta avendo effetti economici globali. L&#8217;Iran sta però provando a esercitare concretamente le <a href="https://it.insideover.com/guerra/stretto-di-hormuz-cosi-gli-assicuratori-diventano-attori-geopolitici.html">sue prerogative su Hormuz</a> rivendicando l&#8217;adesione a un sistema di regole che appaiono come frutto di un <strong>uso strategico e geopolitico del diritto</strong>. Parliamo di nuove &#8220;linee invisibili&#8221; di sovranità che corrono parallele a quelle, manifeste, tracciate dall&#8217;<em>hard power</em>. E proprio <em><strong>Linee invisibili. Geografie del potere tra confini e mercati</strong></em> è il titolo di un saggio di recente uscita che esplora queste dinamiche, edito da Egea e scritto da <strong>Luca Picotti</strong>,  avvocato e saggista, che ha conseguito un Dottorato di ricerca presso l’Università di Udine ed è membro dell’Osservatorio Golden Power. Lo abbiamo raggiunto per discutere gli scenari della guerra sui mari sul piano della geopolitica del diritto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-03-31-at-17.53.39-683x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-511408" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-03-31-at-17.53.39-683x1024.jpeg 683w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-03-31-at-17.53.39-200x300.jpeg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-03-31-at-17.53.39-768x1152.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-03-31-at-17.53.39-1024x1536.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-03-31-at-17.53.39-600x900.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-03-31-at-17.53.39.jpeg 1067w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Luca Picotti</figcaption></figure>



<p><strong>Il principio di legittima difesa può giustificare una limitazione strutturale e continuativa della libertà di navigazione, oppure solo azioni temporanee e proporzionate? L’onere della prova imposto dall’Iran (dimostrare di non essere “associati”) è compatibile con il diritto internazionale o introduce una logica arbitraria?</strong></p>



<p>&#8220;Il principio di proporzionalità informa ogni esercizio della legittima difesa e si dubita che un blocco strutturale, unilaterale e discriminatorio di uno stretto internazionale possa essere considerato legittimo. È curioso vedere come il diritto internazionale sia tanto impotente quanto evocato a più riprese dai diversi attori, o come titolo di legittimazione o di denuncia, a seconda dei propri contingenti interessi. Qui il nodo, che non è mai solo giuridico, è molto delicato. Da un lato c’è la convenzione UNCLOS del 1982 e, in ogni caso, dato che non è stata ratificata da molti dei Paesi coinvolti nel conflitto, diversi dei principi ivi presenti altro non sono che la cristallizzazione di consuetudini internazionali. Tra queste vi è <strong>il cosiddetto <em>transit passage</em> negli stretti internazionali, come è Hormuz, con astensione dei Paesi costieri da qualsivoglia azione impeditiva. </strong>Ora, dinanzi ad un conflitto che ha sdoganato diversi precedenti in parte inediti, <strong>l’Iran sembra volere imporre un nuovo ordine giuridico, di fatto se non di diritto.</strong> Emblematica è in questo senso la lettera inviata il 24 marzo 2026 all’IMO (<em>International Maritime Organization</em>): Teheran rivendica la prerogativa di bloccare il transito delle navi appartenenti ai Paesi aggressori, anche solo se associate o che possano partecipare all’aggressione, sostenendo che per le altre navi, previa individuazione e prova di essere estranee rispetto al conflitto, e dunque in coordinamento con le autorità iraniane, il traffico è e rimane libero. Si tratta di un vero e proprio tentativo di riconfigurare l’ordine giuridico-politico di Hormuz, arrogandosi il ruolo di interlocutore imprescindibile per il transito, in un’ottica decisamente più restrittiva, se non proprio contraria direi, a quanto previsto dalle consuetudini sugli stretti internazionali&#8221;.</p>



<p><strong>In un sistema marittimo globalizzato, è ancora possibile determinare con certezza la “nazionalità effettiva” di una nave?</strong></p>



<p>&#8220;Questo è un grande tema. Non è per niente scontata l’individuazione della nazionalità di una nave e anche per tale ragione gli attacchi o le minacce iraniane alle diverse imbarcazioni, anche solo mercantili, risultano difficilmente giustificabili e frutto di arbitrarietà. Il settore dei trasporti marittimi è tra i più complessi e il tentativo di ricondurre una nave in una determinata geografia giuridica si scontra con la realtà di registrazioni e bandiere di comodo, proprietari che concedono la nave in leasing e armatori che la gestiscono, <em>owner </em>e <em>charterers</em>, imprese di trasporto, discrasie tra proprietà, gestione, bandiera e nazionalità dell’equipaggio, origine delle merci e destinazione. L’individuazione è dunque complessa e, se va bene, richiede comunque tempo. Tanto che, sebbene lo stretto sia, a detta dell’Iran, formalmente aperto, quantomeno per le navi amiche, ciononostante gli armatori sono cauti: <strong>pochissime navi passano, a seguito di singoli accordi e magari con pedaggi informali</strong>, mentre la situazione generale rimane di caos e attesa, con le assicurazioni restie a coprire il rischio di transito ora come ora&#8221;.</p>



<p><strong>Se basta creare rischio diffuso a basso costo (droni, missili, minacce), il concetto stesso di libertà dei mari è ancora sostenibile?</strong></p>



<p>&#8220;Nel settore un <em>chokepoint</em> sono proprio le assicurazioni e la copertura del rischio, che coinvolge diverse dimensioni – le merci, la nave stessa, lo sversamento di idrocarburi eccetera. Dinanzi a un conflitto, anche di medio-bassa intensità, partono le clausole di guerra per evitare il transito, proprio perché gli assicuratori tendono a non coprire simili situazioni. <strong>Da qui, un blocco dello stretto senza necessità di un controllo dello stesso.</strong> Dopotutto, l’Iran non ha quasi più una marina. Ma si è accorta di avere un potere enorme: la mera minaccia a basso costo può fermare uno dei <em>chokepoints </em>strategici mondiali. Per un regime sempre più radicalizzato e che sembra non avere più nulla da perdere, trattasi di una leva immensa. Lo sdoganamento è un precedente pericoloso per la libertà di navigazione non solo per Hormuz stesso, ma ovunque. La sicurezza dei mari, principio dato per scontato e acquisito, è più fragile di quanto si pensi e forse rappresenta più una parentesi che una costante storica, come scrive con lucidità Arnaud Orain in <em>La confisca del mondo</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Il concetto di “nave amica/nemica” può diventare uno standard informale nel commercio globale?</strong></p>



<p>&#8220;È una dinamica strutturale che non riguarda solo le navi, ma ogni fatto del mondo, come nel mio piccolo ho suggerito in <em>Linee invisibili </em>(Egea 2025). Il criterio spartiacque di questa fase storica è, sempre di più, <strong>la nazionalità: di società e imprese, merci e persone, tecnologie e know-how, navi e satelliti. </strong>Tutto va ricondotto alla relativa geografia giuridica, perché ogni misura si basa sulla distinzione nemico-amico, che segue ancora logiche di bandiera-statali: una nave americana, una impresa cinese, una merce indiana, una tecnologia israeliana. Ebbene, dietro a queste parole vi sono architetture giuridico-territoriali concrete: un brevetto registrato in una determinata geografia giuridica o il data center localizzato in una certa area; oppure, più problematico, lo stabilimento di proprietà di una società europea controllata però da un investitore cinese. E qui vediamo, in tempi di crisi, le linee invisibili attivarsi, separando il territorio e la relativa società di diritto europeo dall’investitore cinese che la controlla, con possibilità di ingerenze sovrane. Il fatto è che l’individuazione della nazionalità è tanto necessaria in questa fase storica quanto complicata, attese le interdipendenze radicatesi negli ultimi decenni. La nave, in questo senso, è emblematica: <strong>ci può essere una bandiera delle Bermuda, un proprietario giapponese, un armatore greco,</strong> una impresa di trasporto indiana, un equipaggio vietnamita. Nave amica o meno? Ai decisori politici lo sforzo intellettuale di capire tra le varie sfumature qual è la bandiera che più rileva&#8221;.</p>



<p><strong> Questa crisi segna il passaggio da un ordine marittimo basato su regole universali a uno basato su negoziazione continua e rischio? Le grandi potenze accetteranno una negoziazione implicita con l’Iran o cercheranno di ristabilire il principio di libertà di navigazione con la forza?</strong></p>



<p>&#8220;Come si diceva, lo sdoganamento di un precedente simile – l’utilizzo dei <em>chokepoints</em> come leva per danneggiare più attori possibili – è molto pericoloso. Tutto è possibile ormai e questo costringe ad una nuova consapevolezza del commercio mondiale. Dopotutto, per riprendere Arnaud Orain, il transito di navi mercantili non scortate da imbarcazioni militari o non attrezzate dal punto di vista bellico è stata più una parentesi che una costante storica. Possiamo immaginare però cosa potrebbe significare, oggi, in termini di costi e complessità. L’interdipendenza è ancora così profonda che <strong>l’imperativo rimane riaprire le vie, nell’interesse di tutti e nella speranza, o illusione, di ritornare ad una relativa normalità. </strong>Il rischio però è che il vaso di Pandora sia stato aperto e un regime indebolito ma ancora in piedi possa veramente porsi come nuovo sovrano di fatto di Hormuz, tramite la pretesa di un transito coordinato con le autorità iraniane, le ipotesi di pedaggi e in generale il tentativo di favorire le navi non nemiche e le operazioni perfezionate al di fuori dei circuiti americani, a partire dal dollaro, moneta storicamente usata per perfezionare la maggior parte delle transazioni di commodity nel Golfo. Ecco, questo sarebbe uno scenario che, magari anche ripristinando in parte il traffico, decreterebbe il fallimento dell’operazione. Da una prospettiva simil-venezuelana, con gli Stati Uniti in grado di intervenire su un <strong>chokepoint </strong>energetico delicato, influenzandolo in ottica anti-cinese, in vista proprio dell’incontro Trump-Xi Jinping (la Cina è più esposta degli Stati Uniti ai beni del Golfo), ad una in cui l’Iran resiste e si arroga un ruolo su Hormuz maggiore di quello che aveva in precedenza? Sarebbe difficilmente giustificabile, una eterogenesi dei fini. Per questo, se non siamo di fronte a veri e propri vicoli ciechi, di certo i margini appaiono sempre più ristretti&#8221;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Luca Picotti: &#8220;l&#8217;incontro Xi-Trump, un crocevia per la globalizzazione divisa tra Stato e mercato&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/luca-picotti-lincontro-xi-trump-un-crocevia-per-la-globalizzazione-divisa-tra-stato-e-mercato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2025 15:52:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1028" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/cina.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/cina.jpeg 1028w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/cina-300x197.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/cina-1024x672.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/cina-768x504.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/cina-600x394.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1028px) 100vw, 1028px" /></p>
<p>L'incontro Xi-Trump, un crocevia per la globalizzazione dalle linee di faglia sempre più profonde. Gli scenari letti da Luca Picotti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/luca-picotti-lincontro-xi-trump-un-crocevia-per-la-globalizzazione-divisa-tra-stato-e-mercato.html">Luca Picotti: &#8220;l&#8217;incontro Xi-Trump, un crocevia per la globalizzazione divisa tra Stato e mercato&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1028" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/cina.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/cina.jpeg 1028w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/cina-300x197.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/cina-1024x672.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/cina-768x504.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/cina-600x394.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1028px) 100vw, 1028px" /></p>
<p>L&#8217;incontro tra <strong>Donald Trump e Xi Jinping</strong> a margine del summit Apec in Corea del Sud sarà l&#8217;occasione per <strong>testare lo stato dell&#8217;arte della rivalità Usa-Cina</strong> e delle prospettive di ricerca di una forma di confronto tra le due superpotenze orientata non solo alla competizione ma anche alla reciproca accettazione, auspicata da autorevoli think tank come la <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-cina-stabilizzare-la-rivalita-e-possibile-parola-della-rand-corporation.html">Rand Corporation. </a></p>



<p><strong>Le dinamiche competitive, però, restano molte</strong> e hanno a che vedere con le sfide strategiche per il governo dei meccanismi dell&#8217;economia e del sistema-mondo. Dall&#8217;intelligenza artificiale ai chip, dagli investimenti strategici alla sicurezza nazionale, la Cina e gli Usa con la loro concorrenza hanno scavato nuove linee di faglia nel diritto, nei rapporti di forza, nei meccanismi di mercato. Linee molto spesso invisibili. E proprio <em><strong>Linee invisibili. Geografie del potere tra confini e mercati</strong></em> è il titolo di un saggio di recente uscita che esplora queste dinamiche, edito da Egea e scritto da <strong>Luca Picotti</strong>,  avvocato e saggista, che ha conseguito un Dottorato di ricerca presso l&#8217;Università di Udine ed è membro dell&#8217;Osservatorio Golden Power. Lo abbiamo raggiunto per discutere gli scenari del prossimo meeting.</p>



<p><strong>Trump e Xi si incontrano nel pieno del confronto strategico Usa-Cina. In che misura ritieni che il fenomeno del decoupling economico in atto tra gli Stati Uniti e la Cina rappresenti un punto di svolta rispetto all’epoca della globalizzazione “senza frizioni”?</strong></p>



<p>&#8220;Ci sono due elementi da considerare a mio parere. Da un lato, la tendenza strutturale, che vede le geografie economiche mutare, sempre in una logica di interdipendenza, ma più controllata; in questo senso, vediamo l’apertura di mercati alternativi, la ridefinizione di alcune catene, la conclusione di nuovi accordi. Si pensi, dalla prospettiva statunitense, all’America latina o l’Australia. Dall’altro lato, questi mesi ci hanno fatto capire quanto <strong>Janet Yellen</strong> aveva già detto nell’estate 2023, ossia che <strong>un decoupling netto tra economie occidentali e cinese è uno strappo insostenibile.</strong> Per questo assistiamo ai negoziati, che non eliminano la tendenza strutturale, ma ridimensionano misure irrealistiche, accompagnano le fratture rispettando al contempo la complessità delle catene del valore. Questo ci ritorna la fotografia di una fase di transizione costellata da misure e contro-misure, con i loro costi e i danni verso certe filiere, corrette a loro volta da accordi su singoli profili. Come scrivo nel mio nuovo libro, i tempi della volontà politica non coincidono del tutto con quelli della realtà del mercato. Più piani e velocità&#8221;.</p>



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<p><strong>Quali sono, secondo te, le “linee invisibili” che più vengono tagliate — e quali quelle che stanno emergendo come nuove vie di connessione?</strong></p>



<p>&#8220;Siamo in una fase storica in cui ogni movimento del mondo deve essere calato tra le linee invisibili delle geografie giuridiche riferibili ai singoli Stati. Ne riemerge, valorizzato come non mai, il concetto di nazionalità. Nazionalità delle imprese e società, merci e persone, tecnologie e know-how. <strong>I punti di frattura sono evidenti. </strong>Vediamo le multinazionali operare in un contesto in cui la casa madre, pensiamo a UniCredit, e la controllata, pensiamo a UniCredit Russia, sono trapassate dalle linee invisibili: da qui, ad esempio, la subordinazione della ramificazione in Russia al potere sovrano del Cremlino, che può tenerla in ostaggio in fasi critiche come quella attuale. Oppure, vediamo la merce originaria dalla Cina transitare in Paesi limitrofi dell’ASEAN per essere ivi lavorata fittiziamente, magari con un mero confezionamento, e poi spedita negli Stati Uniti con dazi minori. Per questo Washington ha sin da subito aggredito Paesi come il Vietnam con tariffe alte: proprio per fare fronte a questi fenomeni di transhipment&#8221;.</p>



<p><strong>Un contesto di enorme complessità…</strong></p>



<p>&#8220;Ogni misura va letta nella sua scomposizione tra le linee invisibili: una tecnologia americana presente in un bene taiwanese può comportare la soggezione agli <em>export control</em> americani, così come un elemento cinese di terre rare in un prodotto europeo può comportare la necessità di richiedere la licenza al ministro del Commercio cinese. In questo articolato e complesso mosaico, ovviamente proliferano, al contempo, aree grigie, costruzioni artificiali in giurisdizioni terze, scatole formali o escamotage che permettono il continuare di alcuni flussi, almeno sino a che le relative autorità non riescono a individuarli&#8221;.</p>



<p><strong>Tra Cina e Usa si è spesso generato uno scontro su dossier strategici: dai chip all’Ia. Le tensioni globali hanno fatto sì che il paradigma della sicurezza (nazionale, tecnologica, infrastrutturale) abbia oggi la priorità rispetto al paradigma economico-tradizionale. In che modo questo cambiamento trasforma le strategie d’impresa e modifica il ruolo dello Stato nell’economia globale?</strong></p>



<p>&#8220;Trattasi, ahimé, di un costo aggiuntivo. Ad esempio, <strong>la fornitura di gas russo era un gioco win-win tra Europa e Russia da un punto di vista economico</strong>: gas a basso costo da un lato, capitali, tecnologie e mercato di sbocco vicino dall’altro. Le ragioni geopolitiche hanno però condotto ad un decoupling di fatto, con diversificazione mirata. Avere più fornitori e nessuno, auspicabilmente, sopra il 15% è strategicamente ragionevole. Ovviamente, può avere maggiori costi. Come così vi sono costi nel reshoring, ammesso e non concesso si riesca a fare – nel libro cerco di ridimensionare alcune ambizioni in questo senso. Ancora, la scelta di fornitori non cinesi in ambito 5G a partire dal 2019 ha costretto gli operatori di telecomunicazioni europei a optare per forniture più onerose. Trattasi di scelte che non sono più guidate da mere logiche economiche e di efficienza. Peraltro, molto spesso, non si tratta nemmeno di scelte, bensì di cornici giuridiche disegnate dagli Stati che vietano o rendono svantaggiosi certi rapporti&#8221;.</p>



<p><strong>Nel tuo lavoro spesso analizzi forme di intervento statale che vanno ben oltre il “mercato” e “gli investimenti” — pensi, ad esempio, a restrizioni all’export, misure sulle infrastrutture, sanzioni secondarie. Come definiresti il nuovo modello di Stato che va prendendo forma?</strong></p>



<p>&#8220;Vediamo sempre più interventi da parte degli Stati, appunto. Prescrizioni comportamentali, divieti, obblighi: non acquistare da, fai pagare un tot a, non avere rapporti con. <strong>Un approccio invasivo dello Stato rispetto alle imprese </strong>localizzate nella propria geografia giuridica, con pretese talvolta extra-territoriali. Ci possono essere più sfumature: da quella iper-regolatoria europea, che è un caso a sé, a quella sovrana del capitalismo di Trump, sino a quella assoluta del Partito comunista. Lo Stato è sempre più presente. E – questo è un tema che la lente della geografia giuridica cerca di mettere in luce – gioca le varie partite, dalla guerra economica tra Paesi G7 e Russia alla sfida tra Stati Uniti e Cina, tramite le proprie imprese, sottoposte alla propria giurisdizione, che diventano così le leve (o gli ostaggi, pensiamo agli asset occidentali in Russia e viceversa).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1009" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-29-at-13.37.17-1009x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-491736" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-29-at-13.37.17-1009x1024.jpeg 1009w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-29-at-13.37.17-295x300.jpeg 295w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-29-at-13.37.17-768x780.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-29-at-13.37.17-600x609.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-29-at-13.37.17-100x100.jpeg 100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/WhatsApp-Image-2025-10-29-at-13.37.17.jpeg 1050w" sizes="auto, (max-width: 1009px) 100vw, 1009px" /><figcaption class="wp-element-caption">Luca Picotti</figcaption></figure>



<p><strong>Si consolida la contesa tra gli Stati, aumentano gli oneri per le imprese?</strong></p>



<p>&#8220;Le sfide tra Stati in corso non sono altro che un intreccio di prescrizioni comportamentali che questi pongono alle proprie imprese, specie quelle strategiche leader in determinate filiere, al fine di colpire i rivali. Nella cornice di una complessità delle catene e dei mercati che ridimensiona, però, in parte, tale interventismo comportamentale degli Stati&#8221;.</p>



<p><strong>Il recente caso Nexperia (<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/olanda-chip-e-sicurezza-nazionale-che-cosa-insegna-il-caso-nexperia.html">qui ricostruito, nda</a>) è una cartina tornasole delle “linee invisibili” che tu tracci. Quali elementi giudichi particolarmente utili per capire come il confine tra economia e sicurezza venga ridefinito? E quali insegnamenti ritieni che imprese e governi dovrebbero trarne?</strong></p>



<p>Si, direi che è un esempio che sintetizza appieno la prospettiva del libro. Anzitutto, abbiamo una fotografia emblematica dei trade-off di misure e contro-misure nelle guerre economiche in corso, delle profonde interdipendenze nei settori, di come la scelta di non perdere un potenziale mercato (americano) rischi di comprometterne un altro (cinese) con ripercussioni su altri ancora (automotive europeo). Dopodiché, vediamo i giochi delle geografie giuridiche. Gli Stati Uniti, rivolgendosi alle “proprie” imprese, vanno a richiedere una licenza all’esportazione non solo verso le realtà cinesi listate, ma anche a quelle controllate al 50+1. L’Olanda usa i poteri speciali verso la “propria” impresa, congelandone l’amministrazione. La casa madre cinese, localizzata nella geografia giuridica cinese, taglia – grazie alle normative di <em>export control</em> di Pechino verso le “proprie” imprese – la controllata olandese Nexperia dalle proprie filiere. Territorio, giurisdizione, nazionalità delle società&#8221;.</p>



<p><strong>Che insegnamento trarre da questo caso?</strong></p>



<p>&#8220;Tratteggiare le implicazioni di certe misure mappando la filiera e le leve che possono utilizzare le controparti, sì da valutare se i costi sono maggiori dei benefici. Qualora i costi siano maggiori – e nel caso di specie mi sembra così – è bene evitare strappi ma giocare sui negoziati, atteso che esistono licenze, esenzioni e autorizzazioni ad hoc, in modo da prendere tempo e avviare percorsi meno drastici di recisione di certi legami&#8221;.</p>



<p><strong>Lo scenario olandese è emblematico del dilemma europeo in questa fase critica. Quale ruolo pensi possano giocare gli Stati europei nell’aiutare tali imprese a orientarsi tra economia, sicurezza e potere avente Usa e Cina al centro?</strong></p>



<p>&#8220;L’Europa rischia di diventare un mero terreno di scontro della sfida, un menù all’interno della tenaglia. Il caso Nexperia ne è emblematico. L’utilizzo di poteri eccezionali deve essere una extrema ratio, anche perché incide sull’attrattività del sistema-Ue. In questi casi, servirebbe smobilitare capitali, così da offrire alternative concrete alle realtà più esposte verso Pechino, ad esempio acquisendone quote e favorendo l’exit dalle realtà più strategiche. Non è un percorso facile, ma sicuramente più lineare. Che deve essere accompagnato da più ecosistemi e partnership come quella recente tra ASML e Mistral AI. Così nascono hub di innovazione, economie di scala e capitali. Altrimenti, puntando solo su regole e misure difensive, si è destinati a perdere la sfida in partenza&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/luca-picotti-lincontro-xi-trump-un-crocevia-per-la-globalizzazione-divisa-tra-stato-e-mercato.html">Luca Picotti: &#8220;l&#8217;incontro Xi-Trump, un crocevia per la globalizzazione divisa tra Stato e mercato&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Intelligenza artificiale è una bolla? OpenAI e mille miliardi di dubbi&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 04:53:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Nvidia]]></category>
		<category><![CDATA[OpenAI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mille-miliardi-di-motivi-per-non-eliminare-almeno-il-sospetto-dallequazione.-Mille-come-i-miliardi-di-dollari-di-affari-promessi-da-OpenAI.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mille-miliardi-di-motivi-per-non-eliminare-almeno-il-sospetto-dallequazione.-Mille-come-i-miliardi-di-dollari-di-affari-promessi-da-OpenAI.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mille-miliardi-di-motivi-per-non-eliminare-almeno-il-sospetto-dallequazione.-Mille-come-i-miliardi-di-dollari-di-affari-promessi-da-OpenAI-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mille-miliardi-di-motivi-per-non-eliminare-almeno-il-sospetto-dallequazione.-Mille-come-i-miliardi-di-dollari-di-affari-promessi-da-OpenAI-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mille-miliardi-di-motivi-per-non-eliminare-almeno-il-sospetto-dallequazione.-Mille-come-i-miliardi-di-dollari-di-affari-promessi-da-OpenAI-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mille-miliardi-di-motivi-per-non-eliminare-almeno-il-sospetto-dallequazione.-Mille-come-i-miliardi-di-dollari-di-affari-promessi-da-OpenAI-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mille-miliardi-di-motivi-per-non-eliminare-almeno-il-sospetto-dallequazione.-Mille-come-i-miliardi-di-dollari-di-affari-promessi-da-OpenAI-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mille miliardi di motivi per non eliminare almeno il sospetto dall'equazione. Mille come i miliardi di dollari di affari promessi da OpenAI.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/lintelligenza-artificiale-e-una-bolla-openai-e-mille-miliardi-di-dubbi.html">L&#8217;Intelligenza artificiale è una bolla? OpenAI e mille miliardi di dubbi&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mille-miliardi-di-motivi-per-non-eliminare-almeno-il-sospetto-dallequazione.-Mille-come-i-miliardi-di-dollari-di-affari-promessi-da-OpenAI.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mille-miliardi-di-motivi-per-non-eliminare-almeno-il-sospetto-dallequazione.-Mille-come-i-miliardi-di-dollari-di-affari-promessi-da-OpenAI.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mille-miliardi-di-motivi-per-non-eliminare-almeno-il-sospetto-dallequazione.-Mille-come-i-miliardi-di-dollari-di-affari-promessi-da-OpenAI-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mille-miliardi-di-motivi-per-non-eliminare-almeno-il-sospetto-dallequazione.-Mille-come-i-miliardi-di-dollari-di-affari-promessi-da-OpenAI-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mille-miliardi-di-motivi-per-non-eliminare-almeno-il-sospetto-dallequazione.-Mille-come-i-miliardi-di-dollari-di-affari-promessi-da-OpenAI-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mille-miliardi-di-motivi-per-non-eliminare-almeno-il-sospetto-dallequazione.-Mille-come-i-miliardi-di-dollari-di-affari-promessi-da-OpenAI-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Mille-miliardi-di-motivi-per-non-eliminare-almeno-il-sospetto-dallequazione.-Mille-come-i-miliardi-di-dollari-di-affari-promessi-da-OpenAI-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>intelligenza artificiale a rischio bolla?</strong> Ci sono <strong>mille miliardi di motivi</strong> per non eliminare almeno il sospetto dall&#8217;equazione. Mille come i <strong>miliardi di dollari</strong> di affari promessi da <strong>OpenAI, la creatrice di ChatGpt</strong> tuttora nell&#8217;ibrida situazione di non essere più solo il laboratorio di un tempo senza ancora aver preso pienamente la struttura &#8220;for profit&#8221;, ai <strong>nomi più importanti dell&#8217;industria tecnologica statunitense</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;gioco di specchi&#8221; dell&#8217;Ia</h2>



<p>L&#8217;azienda di Sam Altman, potenziata da importanti <strong>iniezioni di capitale (da <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/son-altman-lalleanza-tra-finanza-e-ia-per-spingere-stargate.html">SoftBank </a>a Nvidia)</strong>, ha preso in questo 2025 una <strong>massa di impegni</strong> in termini di prenotazione di futura potenza di calcolo o di programmi di fornitura di asset tecnologici necessari a implementarla tale da sommare un valore di risorse pari alla metà del Pil dell&#8217;Italia. Ed emergono legittimi dubbi sulla capacità del gruppo di San Francisco di soddisfarli. </p>



<p>Parliamo dell&#8217;esempio plastico di quello che l&#8217;avvocato <strong>Luca Picotti, studioso del legame tra relazioni commerciali e sicurezza nazionale,</strong> ha definito &#8220;gioco di specchi&#8221; dell&#8217;intelligenza artificiale, commentando il gioco incrociato in atto. In sostanza: <strong>i clienti finali del settore Ia, gruppi come OpenAI, </strong>sono attenzionati sul fronte dei finanziamento da chi poi potrebbe diventare fornitore degli stessi. Il caso classico è <strong>Nvidia,</strong> che ha promesso di investire <strong>100 miliardi di dollari nella creatura di Altman</strong> in cambio dell&#8217;impegno di vedere le proprie unità tecnologiche, i propri processori e le proprie tecnologie critiche di ogni tipo impegnate nello sviluppo della potenza di calcolo che gli uomini di Altman opereranno anche nel quadro del progetto Stargate.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Il gioco degli specchi nell’AI. <a href="https://t.co/thD3HVxVxQ">pic.twitter.com/thD3HVxVxQ</a></p>&mdash; Luca Picotti (@LucaPicotti) <a href="https://twitter.com/LucaPicotti/status/1975832051799761106?ref_src=twsrc%5Etfw">October 8, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>OpenAI ha poi siglato accordi con <a href="https://www.ft.com/content/bfafd06e-0a92-4add-9ae5-622e3c2c8f29">&nbsp;il produttore di chip Advanced Micro Device (Amd)</a> per affari multimiliardari&nbsp;che hanno consentito di sfondare la quadrupla cifra, in termini di miliardi, di programmi d&#8217;acquisto.</p>



<p>&#8220;Gli accordi garantirebbero a OpenAI l&#8217;accesso a una capacità di calcolo di oltre 20 gigawatt, equivalenti all&#8217;incirca alla potenza di 20 reattori nucleari, nel prossimo decennio&#8221;, <a href="https://www.ft.com/content/5f6f78af-aed9-43a5-8e31-2df7851ceb67">nota il <em>Financial Times</em>.</a> Le previsioni, insomma, sono di un <strong>investimento in conto capitale pari a almeno tre manovre finanziarie italiane ogni anno</strong>, tutti gli anni, fino al 2035, senza curarsi di <strong>condizioni economiche cogenti, prospettive di ritorno effettivo, inflazione</strong> e via dicendo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio bolla</h2>



<p>Il Ft stima che &#8220;secondo le stime dei dirigenti di OpenAI, ogni GW di capacità di elaborazione dell&#8217;IA costa circa 50 miliardi di dollari ai prezzi attuali, per un costo totale di circa 1.000 miliardi di dollari&#8221;, <strong>fatto che impone anche una contropartita: ChatGpt</strong> e i prodotti correlati devono generare flussi di cassa colossali nelle loro applicazioni, capaci di giustificare tale spesa  Scrive il Ft che al contempo &#8220;gli accordi hanno vincolato alcuni dei più grandi gruppi tecnologici del mondo alla capacità di OpenAI di diventare un&#8217;azienda redditizia in grado di far fronte ai suoi obblighi finanziari sempre più elevati&#8221;, peraltro poche settimane dopo che il suo stesso Ceo<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/altman-e-il-mit-gettano-dubbi-sullintelligenza-artificiale-big-tech-arretra-in-borsa.html"> ha affermato candidamente di ritenere l&#8217;Ia a <strong>rischio bolla</strong>.</a></p>



<p>Insomma, l&#8217;Ia sembra l&#8217;<strong>ultimo stadio del capitalismo industriale e finanziario,</strong> talmente espanso da ritenere anche numeri, dati e progettualità accessorie. Conta l&#8217;euforia, conta l&#8217;idea di <strong>cavalcare la tigre</strong>. Verso dove? Ancora non si sa. La speranza è che <strong>la frontiera infinita si espanda in ogni direzione</strong> e trascini una rivoluzione economica, tecnologica, financo antropologica tale da rendere giustificata questa euforia. Ma la prospettiva di un grande &#8220;pagherò&#8221; che presto o tardi <strong>dovrà essere riscosso</strong> non è fugata. E lascia dubbi sulla possibilità che i grandi investimenti in conto capitale promessi possano generare i ritorni sperati. O forse, in fin dei conti, perfino materializzarsi effettivamente.</p>



<p><strong><em>Le grandi partite economiche e tecnologiche plasmano il mondo di oggi. Su InsideOver le commentiamo con attenzione e curiosità. Per contribuire a sostenere una testata che vuole leggere il mondo di domani mentre è in elaborazione,&nbsp;</em></strong><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati e sostieni il nostro lavoro.</a></p>
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		<title>Pagine d&#8217;estate &#8211; Il Pacifico caldo, le guerre commerciali, il caos globale: tre sguardi sul mondo d&#8217;oggi</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/pagine-destate-il-pacifico-caldo-le-guerre-commerciali-il-caos-globale-tre-sguardi-sul-mondo-doggi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Aug 2025 06:51:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Pacifico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>I volumi di Campochiari-Lanzara, di Colombo e di Picotti affrontano temi spinosi dell'attualità politica ed economica.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Bookcrossing_picnic_DSC08201_C-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>“Non c&#8217;è nessun amico più leale di un libro”, diceva <strong>Ernest Hemingway</strong>, e per tutti coloro che credono all&#8217;adagio di <strong>Virginia Wolff</strong>, secondo cui l&#8217;immagine ideale del Paradiso è quello di un luogo in cui si possa leggere per sempre, ma si devono scontrare con gli impegni della quotidianità l&#8217;<strong>estate non è solo un periodo per riposare</strong> o godersi le meritate vacanze, ma anche un momento per <strong>recuperare letture arretrate</strong> o scoprirne di nuove.</p>



<p>Chi scrive vuole consigliare <strong>tre gradite letture</strong> che possono contribuire a approfondire determinati scenari del mondo d&#8217;oggi. Partiamo da un saggio che racconta una partita critica per la geopolitica contemporanea.<a href="https://www.amazon.it/sfida-del-Pacifico-competizione-egemonica/dp/B0F814D2D9"> <strong>&#8220;La sfida del Pacifico: Il teatro della prossima competizione egemonica&#8221;</strong></a>, scritto da <strong>Mirko Campochiari, analista e titolare del canale YouTube &#8220;Parabellum&#8221;, e<a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-le-sfide-di-una-guerra-che-nessuno-ha-il-coraggio-di-chiamare-guerra.html"> Leonardo Lanzara</a></strong>, studiosi di dinamiche strategiche legate al potere aereo e navale, è un saggio che colma un vuoto della pubblicistica italiana per quanto concerne l&#8217;analisi della partita tra Usa e Cina nel teatro più caldo del pianeta. </p>



<p>Con un&#8217;ampia rassegna di fonti e chiavi di lettura interdisciplinari, Campochiari e Lanzara approfondiscono attentamente il confronto tra le marine di Usa e Cina, le linee di faglia e tensione nel Pacifico, il ruolo dei Paesi asiatici nella contesa globale che plasma la &#8220;Guerra Fredda 2.0&#8221;.</p>



<p>Sul caos globale che ruota attorno ai cambiamenti della geopolitica internazionale è incentrato il saggio &#8220;<strong><a href="https://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/alessandro-colombo/il-suicidio-della-pace-9788832857238-4452.html">Il suicidio della pace. Perché l&#8217;ordine internazionale liberale ha fallito (1989-2024)</a></strong>&#8221; del politologo e storico Alessandro Colombo, docente all&#8217;Università degli Studi di Milano e direttore del Programma per le Relazioni Transatlantiche dell&#8217;Ispi. </p>



<p>Colombo approfondisce le dinamiche che hanno portato al crollo delle illusioni di un ordine globale pacifico e centrato sull&#8217;Occidente dopo la fine della Guerra Fredda. Tra rivalità geopolitiche, revisionismi ed errori dell&#8217;egemone americano, si è saldata una tempesta perfetta che ha impedito a qualsivoglia delle promesse fatte dai fautori dell&#8217;ordine post-Muro di Berlino di realizzarsi. Colombo indaga non solo un cambio di paradigma consolidatosi in oltre tre decadi ma anche <strong>il fallimento collettivo di un&#8217;élite occidentale </strong>che ha pensato di costruire a sua immagine e somiglianza un mondo dove nuovi attori chiedevano spazio.</p>



<p><em>Last but not least</em>, in tempi di dazi e guerre commerciali suggeriamo <strong>la lettura de <a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/diritto-strumento-guerra-legge-piu-forte-luca-picotti-libro/?srsltid=AfmBOop3ijT7GGYO12zebTrOWMVvrsuHqKsvSjD7g5M-fq5Qk0xRlNac">&#8220;La legge del più forte &#8211; Il diritto come strumento di competizione tra Stati&#8221;,</a></strong> saggio dell&#8217;avvocato <a href="https://it.insideover.com/economia/2015-2025-le-disavventure-di-vivendi-in-tim-e-il-futuro-della-rete-lanalisi-di-luca-picotti.html"><strong>Luca Picotti</strong>,</a> ricercatore specializzato nella connessione tra diritto, sicurezza economica e scenari legati alla sicurezza nazionale. Picotti studia come l&#8217;uso geopolitico del diritto, il cosiddetto <em>lawfare</em>, stia diventando la norma non solo per consolidare le strategie delle potenze a tutela dei rispettivi settori critici in campo economico ma anche col fine di ampliare il perimetro della propria sicurezza a scapito dei rivali e attrezzare le strutture dello Stato a un clima di competizione permanente.</p>



<p>Questi libri possono aiutare a navigare un presente complesso e articolato. Li suggeriamo come stimolo intellettuale: non resterete delusi!<a href="https://www.amazon.it/sfida-del-Pacifico-competizione-egemonica/dp/B0F814D2D9"></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/pagine-destate-il-pacifico-caldo-le-guerre-commerciali-il-caos-globale-tre-sguardi-sul-mondo-doggi.html">Pagine d&#8217;estate &#8211; Il Pacifico caldo, le guerre commerciali, il caos globale: tre sguardi sul mondo d&#8217;oggi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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