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	<title>Haider Al-Abadi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Haider Al-Abadi Archives - InsideOver</title>
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		<title>La Turchia costruisce la diga di Ilisu lasciando l&#8217;Iraq senz&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jun 2018 07:34:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="465" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Ilisu_Dam_model.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Ilisu_Dam_model.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Ilisu_Dam_model-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>È scontro diplomatico tra Iraq e Turchia sulle risorse idriche. Il motivo del contendere è la diga di Ilisu, costruita da Ankara sulle rive del fiume Tigri, nella provincia di Mardin, nel cuore del Kurdistan. Secondo le ultime informazioni il governo turco ha dato il via al riempimento della diga, diminuendo la portata del fiume &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-costruisce-la-diga-ilisu-lasciando-liraq-senzacqua.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-costruisce-la-diga-ilisu-lasciando-liraq-senzacqua.html">La Turchia costruisce la diga di Ilisu lasciando l&#8217;Iraq senz&#8217;acqua</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="465" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Ilisu_Dam_model.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Ilisu_Dam_model.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Ilisu_Dam_model-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p><p>È scontro diplomatico tra Iraq e Turchia sulle risorse idriche. Il motivo del contendere è la<strong> diga di Ilisu</strong>, costruita da Ankara sulle rive del fiume Tigri, nella provincia di Mardin, nel cuore del Kurdistan. Secondo le ultime informazioni il governo turco ha dato il via al riempimento della diga, diminuendo la portata del fiume e facendo così infuriare le autorità irachene che stanno lottando contro una crisi idrica senza precedenti.</p>
<p> I lavori di costruzione della diga sono iniziati nel 2011 e si sono conclusi a Febbraio di quest’anno. Un progetto mastodontico, costato la bellezza di un miliardo e cento milioni di euro e che ha suscitato più di qualche perplessità agli osservatori stranieri e ai Paesi confinanti. <a href="https://altreconomia.it/ilisu-la-diga-della-discordia/">Molti investitori e aziende straniere si sono ritirati</a> dal progetto dopo aver appreso del pesante impatto ambientale che questa diga avrebbe causato sulla popolazione locale.</p>
<p>La diga, alta più di 144 metri, una volta riempita si estenderà su un area di 30mila ettari e avrà il doppio scopo di fornire energia idroelettrica e maggiori risorse idriche agli agricoltori. Ovviamente l’area non è disabitata, ma (trattandosi di curdi) questo sembra non importare all’amministrazione turca. Circa cinquantacinquemila persone rischiano lo sfollamento la millenaria <strong>città di Hasankeyf</strong> verrà inesorabilmente sommersa dall’acqua. È evidente che <strong>Erdogan</strong> non cerca solo di risolvere una crisi energetica, ma la diga di Ilisu è utilizzata come strumento meramente politico. Costringere migliaia di curdi ad abbandonare la propria terra e trasferirsi nelle grandi città significa avere un controllo maggiore verso la popolazione simpatizzante per l’odiato <strong>PKK</strong>.</p>
<p>Le reazioni irachene e le elezioni in Turchia</p>
<p>Siria e Iraq, finora impegnate a fronteggiare una guerra devastante, non sono riuscite a far sentire la loro voce e hanno così lasciato campo libero ad una Turchia sempre più padrona del destino altrui. Solo oggi, dopo l’inizio del riempimento della diga, il primo ministro iracheno <strong>Haider al-Abadi</strong> ha alzato i toni dello scontro. “Il primo ministro turco mi aveva promesso che avrebbero iniziato a riempire la diga alla fine di Luglio, non all’inizio” <a href="https://www.reuters.com/article/us-iraq-turkey-dam/turkish-dam-project-threatens-rift-with-iraq-over-water-shortages-idUSKCN1J11YL">ha detto Abadi</a> durante una conferenza stampa. L’Iraq aveva chiesto tempo ad erdogan per cercare di organizzare al meglio le elezioni tenutesi il 12 Maggio scorso. “Sono consapevole che in Turchia ci saranno nuove elezioni il 24 Giugno, forse hanno bisogno del voto degli agricoltori” ha concluso il premier uscente Abadi.</p>
<p>Tra poche settimane infatti si terranno nuove elezioni ed Erdogan vuole essere certo di avere una maggioranza schiacciante. La costruzione della diga porterà indubbiamente enormi benefici al settore agricolo turco, per questo le accuse del premier uscente iracheno non sembrano del tutto campate per aria. Accuse respinte al mittente da parte di Ankara. L’ambasciatore turco a Baghdad, Fatih Yildiz ha ribadito che “la Turchia non farà alcun passo senza consultare il suo vicino iracheno e che la diga verrà riempita solo parzialmente”.</p>
<p>Erdogan farà della Mesopotamia un deserto</p>
<p>Anche se riempita solo parzialmente, la diga di Ilisu rappresenta un problema gigantesco per l’Iraq. La missione satellitare NASA Gravity Recovery and Climate Experiment ha rivelato che l’Iraq è tra i paesi più aridi del mondo. Questa siccità, continua il rapporto NASA, è dovuta principalmente alla dissennata politica idrica turca che negli ultimi anni ha approfittato della debolezza dell’Iraq per costruire una serie di dighe sui fiumi Tigri e Eufrate.</p>
<p>Ankara ha lasciato l&#8217;Iraq con solo il 30% delle acque in entrata. La diga di Ilisu darebbe il definitivo colpo di grazia a Baghdad con conseguenze disastrose per la tenuta di un Paese che sta tentando di risollevarsi dopo la guerra allo Stato Islamico. Per contrastare le ingerenze turche il governo iracheno sarebbe pronto a <a href="https://it.sputniknews.com/mondo/201805246044120-turchia-iraq-risorse-idriche/">consegnare territori aridi agli investitori turchi </a>perché vi sviluppino agricoltura rendendo così inutile il blocco delle acque. È evidente però che l’obiettivo di Erdogan è quello di potenziarsi a discapito dei Paesi confinanti, anche a costo di desertificare la Mesopotamia.</p>
<p>Il vero obiettivo dei turchi è il Kurdistan</p>
<p>Durante la conferenza stampa di ieri il premier Abadi ha chiesto alla Turchia di rispettare la sovranità statale dell’Iraq per quanto riguarda il nodo Kurdistan. Nella regione settentrionale del Qandil iracheno si trovano infatti numerosi membri del PKK che la Turchia vorrebbe eliminare. Il ministro degli interni turco Suleyman Soylu ha detto che reparti dell’esercito di Ankara sono pronti a sfruttare il momento opportuno per schiacciare la resistenza curda in Iraq. Potrebbe dunque essere letta anche in questo senso la lenta e forzata disidratazione della Mesopotamia. Il Sultano ha così preparato la sua spietata trappola per arrivare al Kurdistan: indebolire l’Iraq privandolo dell’acqua ed evitare così che intralci i suoi piani per la definitiva cancellazione della minaccia curda.</p>
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		<title>Al-Sadr vuole un governo nazionale Iraq dai tre volti con curdi e sunniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iraq-al-sadr-vuole-un-governo-nazionale-curdi-sunniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 May 2018 10:20:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Sunniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="963" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-1024x657.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Proseguono in Iraq i negoziati e le consultazioni per formare il nuovo governo. Come affermato dal presidente uscente al-Abadi lo scorso 22 maggio, i colloqui con il leader dell&#8217;alleanza di Sairoon , il religioso sciita Muqtada al-Sadr, vincitore delle elezioni, hanno prodotto &#8220;quasi un allineamento completo per formare un forte governo tecnocratico”.  Nei giorni scorsi, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-al-sadr-vuole-un-governo-nazionale-curdi-sunniti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-al-sadr-vuole-un-governo-nazionale-curdi-sunniti.html">Al-Sadr vuole un governo nazionale Iraq dai tre volti con curdi e sunniti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="963" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-1024x657.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Proseguono in Iraq i negoziati e le consultazioni per formare il nuovo governo. Come affermato dal presidente uscente <strong>al-Abadi</strong> lo scorso 22 maggio, i colloqui con il leader dell&#8217;alleanza di Sairoon , il religioso sciita <strong>Muqtada al-Sadr</strong>, vincitore delle elezioni, hanno prodotto &#8220;quasi un allineamento completo per formare un<a href="http://www.alsumaria.tv/news/237296/%D8%A7%D9%84%D8%B9%D8%A8%D8%A7%D8%AF%D9%8A-%D9%8A%D8%AF%D8%B9%D9%88-%D8%A7%D9%84%D9%83%D8%AA%D9%84-%D9%84%D9%84%D8%A7%D9%84%D8%AA%D8%B2%D8%A7%D9%85-%D8%A8%D8%AC%D8%AF%D9%88%D9%84-%D8%AA%D8%B4%D9%83%D9%8A%D9%84-%D8%A7%D9%84%D8%AD%D9%83%D9%88%D9%85%D8%A9-%D9%88%D9%8A/ar"> forte governo tecnocratico</a>”.  Nei giorni scorsi, inoltre, Sadr ha accolto il capo dell&#8217;alleanza Al-Qarar Osama al-Nujaifi a Baghdad. L&#8217;ufficio politico di Sadr ha dichiarato in una nota che l&#8217;incontro faceva parte dei negoziati e degli sforzi &#8220;per formare un governo nazionale inclusivo”. Il religioso ha poi incontrato Khaled al-Obeidi, il capo del blocco Bayariq al-Khair, alleato con Abadi nell&#8217;alleanza Nasr.</p>
<p>Durante il colloquio, secondo fonti ufficiali, ”le parti hanno discusso degli obiettivi e dei <strong>principi nazionali che sono la massima priorità nel governo inclusivo</strong> che il popolo iracheno attende con impazienza a prescindere dalle loro affiliazioni e sette, sperando che il governo tiri fuori la gente da una cattiva situazione economica e combatta la corruzione e il settarismo che hanno alimentato il terrorismo “. Sunniti e curdi, <a href="https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2018/05/iraq-election-sadr-abadi-sunni-kurds.html">come rilevato da <em>Al-Monitor</em></a>, saranno rappresentati nel nuovo governo: l’obiettivo di al-Sadr è scongiurare ogni tipo di settarismo e dar vita a un esecutivo di impronta nazionalista. </p>
<p>al-Sadr incontra i curdi</p>
<p><a href="http://baghdadtoday.news/ar/news/45483/%D8%A7%D9%84%D8%B5%D8%AF%D8%B1_%D9%8A%D9%84%D8%AA%D9%82%D9%8A_%D9%88%D9%81%D8%AF">Sadr ha inoltre accolto con favore </a>una delegazione del <strong>Partito Democratico del Kurdistan (Kdp)</strong> guidata da Fadel Mirani per discutere della formazione del governo e di come i curdi possano parteciparvi. Mirani ha sottolineato che il prossimo esecutivo dovrà risolvere le criticità con la minoranza curda, quest&#8217;ultima pronta a collaborare con tutto il popolo iracheno. Dal canto suo, al-Sadr ha ribadito l&#8217;importanza che i curdi seguano &#8220;gli sviluppi politici e gli eventi nel paese&#8221;.</p>

<p>Molte forze politiche sunnite e curde sembrano considerare al-Sadr <strong>un partner affidabile</strong> in questa fase delicata, distinguendolo da avversari come l&#8217;ex primo ministro Nouri al-Maliki, accusato di aver violato molte delle sue promesse politiche. In un&#8217;intervista rilasciata a <em>Rudaw</em>, il capo del Kdp Massoud Barzani ha descritto al-Sadr come un &#8220;uomo che mantiene la sua parola”.</p>
<p>Blocco unico sunnita</p>
<p>Nel frattempo, l&#8217;alleanza Wataniya guidata dal vicepresidente <strong>Ayad Allawi</strong> ha annunciato di aver accettato di formare <a href="https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2018/05/iraq-sunni-coalition-election.html">una coalizione parlamentare sunnita</a>  con l&#8217;alleanza di Al-Qarar, guidata da Khamis al-Khanjar.</p>
<p>Raad al-Dahlaki, un membro del parlamento che rappresenta Wataniya, ha confermato l&#8217;indiscrezione ad <em>Al-Monitor</em>: &#8220;Entrambe le liste hanno gli stessi orientamenti e obiettivi. Pertanto, abbiamo deciso di unificarci in un blocco parlamentare che potrebbe includere altre liste che nelle province sunnite hanno vinto nelle elezioni legislative del 12 maggio&#8221; ha spiegato. &#8220;Sebbene la maggior parte di quelle liste sia formata da sunniti arabi, crediamo nei principi e negli obiettivi nazionali e non adottiamo una piattaforma settaria” ha sottolineato Dahlaki. In questo modo, i sunniti tentano di avere <strong>un maggiore peso politico</strong> in parlamento e nelle consultazioni con al-Sadr, che sta facendo di tutto per scongiurare ogni tipo di settarismo in un mosaico complesso. La carta che gioca in questo momento il religioso è quella del nazionalismo. Teheran e Washington attendono con grande interesse. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-al-sadr-vuole-un-governo-nazionale-curdi-sunniti.html">Al-Sadr vuole un governo nazionale Iraq dai tre volti con curdi e sunniti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Esecuzioni sommarie e settarismo: le prime elezioni del dopo Isis in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/esecuzioni-sommarie-settarismo-le-prime-elezioni-del-isis-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 May 2018 14:03:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;Iraq si avvia a celebrare, nella giornata del 12 maggio, le prime elezioni parlamentari dopo lo smantellamento dell&#8217;entità statale dell&#8217;Isis in un clima di profonda incertezza.  Quasi 7mila candidati competeranno in un voto che designerà i 329 parlamentari in carica per i prossimi quattro anni all’interno del Consiglio dei Rappresentanti; toccherà appunto ai nuovi eletti di questo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/esecuzioni-sommarie-settarismo-le-prime-elezioni-del-isis-iraq.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/esecuzioni-sommarie-settarismo-le-prime-elezioni-del-isis-iraq.html">Esecuzioni sommarie e settarismo: le prime elezioni del dopo Isis in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180510111108_26352055-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;Iraq si avvia a celebrare, nella giornata del 12 maggio, le prime elezioni parlamentari dopo lo smantellamento dell&#8217;entità statale dell&#8217;Isis in un clima di profonda incertezza. </p>
<p>Quasi 7mila candidati competeranno in un voto che designerà i <strong>329 parlamentari</strong> in carica per i prossimi quattro anni all’interno del <strong>Consiglio dei Rappresentanti</strong>; toccherà appunto ai nuovi eletti di questo mandato la scelta del <strong>Presidente iracheno</strong> e del <strong>Primo Ministro</strong>.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.oltrefrontieranews.it/iraq-elezioni-2018/" target="_blank">Come riporta <em>Oltrefrontiera News</em></a>, l&#8217;appuntamento assume importanza cruciale, dato che &#8220;il futuro governo avrà il delicato e complesso compito di<strong> ricostruire l’Iraq</strong>. Il termine ricostruzione è in quest’occasione quanto mai polivalente: si tratta innanzitutto della ricostruzione materiale, infrastrutturale del Paese [&#8230;] Inoltre, ed è questo senza dubbio il compito più ostico, l’Iraq necessità più che mai di un intervento di <strong>ristrutturazione politico-sociale</strong>, capace di catturare fermi consensi al di là delle <strong>fratture settarie e intra-settarie</strong>, al fine di creare un sistema-Paese stabile, funzionante, e titolare univoco dell’utilizzo della forza, finalizzata alla sicurezza dei propri cittadini&#8221;.</p>

<p>Il Primo ministro uscente Haider al-Abadi ha cercato di sviluppare una coalizione trasversale che dal suo stesso nome (<strong>Nasr al-Iraq</strong>, ovvero &#8220;<strong>la Vittoria dell’Iraq</strong>&#8220;) richiama all&#8217;unità nazionale difesa dall&#8217;assalto dei jihadisti. Tuttavia, l&#8217;aspra competizione rivolta in campo sciita dalla fazione politica delle <strong>Unità di Mobilitazione Populare (PMU)</strong>, agguerrite milizie decisive nel contrasto al Califfato, e dall&#8217;inossidabile imam <strong>Muqtada al-Sadr </strong>ha portato al-Abadi a considerare prioritario il compattamento della maggioranza etnico-religiosa a suo favore. In questo contesto, il Primo ministro uscente non ha esitato a capitalizzare a suo vantaggio la massiccia vendetta che sta andando in scena contro gli ex combattenti dell&#8217;Isis e i loro famigliari.</p>
<p>Le condanne a morte a raffica del dopo-Isis</p>
<p>La vittoria sull&#8217;Isis, infatti, ha lasciato in mano alle forze irachene migliaia di ex militanti dell&#8217;organizzazione terroristica, in larga misura sunniti originari del Paese, ma anche <em>foreign fighters, </em>e un imprecisato numero di loro famigliari. Il governo iracheno ha ritenuto essere un suo compito primario impartire una punizione rapida ed esemplare ai combattenti catturati: dalla caduta di Mosul, nell&#8217;estate scorsa, ad oggi, i tribunali penali e militari lavorano a pieno ritmo impartendo centinaia di condanne a <strong>morte per impiccagione</strong>.</p>

<p>Nel settembre 2017,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.bbc.com/news/world-middle-east-41110412" target="_blank"> la <em>Bbc</em> ha realizzato un servizio da Qaraqosh</a>, la città a 30 km da Mosul in cui andavano in scena i <a href="https://www.hrw.org/world-report/2017/country-chapters/iraq" target="_blank">processi-lampo </a>contro i jihadisti, della durata media di 30 minuti, che si concludevano con una media di 50 esecuzioni al giorno. Nel braccio della morte, in Iraq, vi sono oggi oltre 6mila persone: i ritmi della giustizia punitiva irachena portano a ritenere dubbie numerose di queste sentenze, <em>in primis </em>quelle comminate contro presunte mogli o vedove di jihadisti, e a sancire un&#8217;impennata rispetto alle 169 esecuzioni andate in scena in Iraq nel 2013, anno precedente all&#8217;ascesa dei sodali di al-Baghdadi. </p>
<p>Ultimamente, i tribunali e le prigioni irachene hanno accelerato nell&#8217;uso delle esecuzioni di massa: <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.alaraby.co.uk/english/indepth/2017/12/21/The-Iraq-Report-Mass-executions-follow-sham-trials" target="_blank">nella sola Nasiriyah sono andate in scena 36 impiccagioni il 21 agosto scorso, 42 il 25 settembre e 38 il 21 dicembre</a>.</p>
<p>La pena di morte in Iraq è riservata ai sunniti</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.corriere.it/opinioni/18_gennaio_04/i-patiboli-invisibili-iraq-silenzio-dell-occidente-06aca09e-f0bb-11e7-b9c8-ca7b03c62ba9.shtml" target="_blank">Nel gennaio scorso Paolo Mieli sul </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.corriere.it/opinioni/18_gennaio_04/i-patiboli-invisibili-iraq-silenzio-dell-occidente-06aca09e-f0bb-11e7-b9c8-ca7b03c62ba9.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a> </em>ha sottolineato le distorsioni della giustizia irachena: &#8220;Il ministro della Giustizia Haidar al-Zariri ha spiegato che le condanne a morte erano state, a novembre, 459 a fronte di 1.490 assoluzioni e in ciò, a suo dire, sarebbe la prova di una giustizia amministrata con equità. Ma l’organizzazione Human Rights Watch ha fatto presente che in alcuni casi i processi sono durati poco più di un’oretta, Amnesty International ha eccepito circa la loro regolarità e il pur contestato Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite guidato dal principe giordano Zeid Raad Zeid al-Hussein ha chiesto l’immediata sospensione delle esecuzioni irachene. In Italia soltanto l’associazione radicale &#8216;Nessuno tocchi Caino&#8217; ha dato prova di una qualche sensibilità nei confronti di questa orribile carneficina&#8221;.</p>
<p>Il fatto che la stragrande maggioranza dei condannati a morte sia di estrazione sunnita porta a ritenere che la vendetta dell&#8217;Iraq sui &#8220;sopravvissuti dell&#8217;Isis&#8221; possa rappresentare un serio ostacolo alla ricostruzione sociale e materiale del Paese, alimentando una frattura settaria dell&#8217;Iraq che potrebbe avere effetti catastrofici per gli sciiti, per i sunniti ma, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/non-ce-pace-cristiani-iraq-tutti-rischi-del-lo-islamico/" target="_blank">soprattutto, per i cristiani del Paese</a>. Il governo che nascerà dalle elezioni irachene dovrà tenere ben presente le lezioni della storia e ricordare l&#8217;insegnamento di Tiziano Terzani: &#8220;Il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali&#8221;. Miseria, sottosviluppo, disuguaglianze economiche e rivalità etnico-religiose <em>in primis</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/esecuzioni-sommarie-settarismo-le-prime-elezioni-del-isis-iraq.html">Esecuzioni sommarie e settarismo: le prime elezioni del dopo Isis in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Siria, attenzione a oriente: l&#8217;Iraq è pronto a entrare in gioco</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2018 11:16:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="973" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171004202756_24520625.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171004202756_24520625.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171004202756_24520625-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171004202756_24520625-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171004202756_24520625-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;esercito iracheno è pronto a entrare in Siria per sconfiggere lo Stato islamico. La notizia è stata sottovalutata, ma le frasi del premier Haider al Abadi hanno un&#8217;importanza notevole.  Come riporta il sito d&#8217;informazione Rudaw le parole di Abadi gettano le basi per un possibile intervento iracheno su scala regionale. &#8220;La situazione in Siria rimane una vera &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="973" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171004202756_24520625.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171004202756_24520625.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171004202756_24520625-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171004202756_24520625-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171004202756_24520625-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;<strong>esercito iracheno</strong> è pronto a entrare in <strong>Siria</strong> per sconfiggere lo Stato islamico. La notizia è stata sottovalutata, ma le frasi del premier <strong>Haider al Abadi</strong> hanno un&#8217;importanza notevole. </p>
<p><a style="color: #0000ff" href="http://www.rudaw.net/english/middleeast/iraq/010420182">Come riporta il sito d&#8217;informazione <em>Rudaw</em></a> le parole di Abadi gettano le basi per un possibile intervento iracheno su scala regionale. &#8220;<strong>La situazione in Siria rimane una vera sfida</strong> e siamo concentrati sulla ricerca di una soluzione&#8221;, ha detto Abadi durante la sua conferenza stampa settimanale di domenica. &#8220;Siamo passati dalla lotta contro il terrorismo in Iraq alla lotta al terrorismo in Siria&#8221; ha aggiunto il primo ministro iracheno. </p>
<p>&#8220;Il nostro progetto si è sviluppato dalla lotta al terrorismo in Iraq alla<strong> lotta al terrorismo nella regione</strong>&#8220;, ha continuato il premier. Ha negato la volontà di violare la sovranità nazionale della Siria. Ma ha di fatto dichiarato di essere pronto a un accordo per entrare con le sue truppe nel Paese. Perché è proprio al confine fra Iraq e Siria che si annida l&#8217;ultima terribile <strong>sacca di resistenza dello Stato islamico</strong>. E lì è pronta a riaccendersi rintuzzata dai movimenti delle truppe straniere.</p>
<p>L&#8217;ascesa dell&#8217;Isis è partita dall&#8217;Iraq</p>
<p>La situazione dell&#8217;Iraq viene spesso sottovalutata perché l&#8217;attenzione è quasi sempre spostata sulla Siria. Non va dimenticato però che l&#8217;Isis ha investito gran parte dell&#8217;Iraq nel <strong>2014</strong> . Così come non va dimenticato che i suoi leader, in gran parte, erano iracheni. Anzi, è proprio dalle carceri irachene che Daesh <a style="color: #0000ff" href="http://gulfnews.com/news/mena/iraq/are-iraqi-prisons-turning-into-terror-incubators-1.2192041">ha avuto la sua incubatrice</a>. E gli interventi americani, con il loro successivo ritiro, non hanno fatto altro che creare le condizioni ideali per l&#8217;ascesa del Califfato.</p>
<p>Le forze irachene all&#8217;inizio sono state completamente annichilite dall&#8217;avanzata dello Stato islamico. L&#8217;esercito di Baghdad era al collasso e soltanto le milizie <strong>peshmerga</strong> e quelle <strong>sciite</strong>  hanno evitato il crollo dell&#8217;Iraq sotto le bandiere nere. Da quel momento, <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/curdi-petrolio-rafforzano-lasse-fra-iraq-iran/">tra Teheran e Baghdad è sorto un legame molto forte</a>, che fino a pochi anni fa sembrava impensabile. Un legame che gli Stati Uniti, Israele e monarchie del Golfo guardano con estrema preoccupazione. Proprio per questo l&#8217;intervento della coalizione internazionale a guida Usa si è concentrato su questo Paese. E la <strong>conquista di Mosul</strong>, nel luglio del 2017, dopo un&#8217;offensiva di nove mesi, ne è stata la dimostrazione. </p>
<p>L&#8217;Iraq ribolle </p>
<p>L&#8217;Iraq vive <strong>un momento molto complesso</strong> . Nel nord, il presidente turco <strong>Recep Tayyp Erdogan</strong> già ha <a style="color: #0000ff" href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-03-25/iraq-erdogan-annuncia-intervento-militare-contro-curdi-pkk-193853.shtml?uuid=AE0BGbNE">colpito alcune postazione curde</a> . E ha già dichiarato di essere pronto a entrare in Iraq. Parlando a Istanbul lunedì scorso, il presidente turco ha avvertito che la Turchia <a style="color: #0000ff" href="http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-may-hit-targets-outside-its-borders-at-any-time-erdogan-129687">&#8220;può colpire i terroristi dove e quando vuole&#8221;</a>, senza dover chiedere &#8220;il permesso di altri Paesi&#8221;. &#8220;I terroristi scappano da <strong>Afrin</strong> verso Siria e Iraq e abbiamo chiesto a Baghdad di agire insieme, se non accettano faremo da soli&#8221;, questo il monito di Erdogan. </p>
<p>Nel frattempo, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/califfato-cambia-strategia-adesso-ritorna-alle-origini/">l&#8217;Isis sta tornando e le uccisioni iniziano a essere molte</a>. Il governo iracheno si trova adesso a dover fronteggiare una minaccia molto grave. E questo nonostante lo stesso premier avesse detto che il Califfato era stato sconfitto. E le<strong> elezioni del 12 maggio</strong> sono alle porte. Lo scontro per il controllo dell&#8217;Iraq non va minimizzato. Il Paese, come la Siria, fa parte di quel<strong> corridoio sciita</strong> che Israele, Arabia Saudita e Stati Uniti vogliono interrompere. E l&#8217;Iran non ha intenzione di cedere.</p>

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		<title>Ora in Iraq rischia di scoppiare una nuova guerra tribale per l&#8217;acqua</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ora-iraq-rischia-scoppiare-nuova-guerra-tribale-lacqua.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Feb 2018 07:59:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1038" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170219142454_22236797.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170219142454_22236797.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170219142454_22236797-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170219142454_22236797-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170219142454_22236797-1024x709.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nel sud dell’Iraq divampano le dispute tribali sull’approvvigionamento idrico, uno scontro feroce dovuto alla scarsità d&#8217;acqua che colpisce la regione da qualche settimana. Una vicenda annosa per le province meridionali irachene, dove i violenti conflitti tribali sono degenerati in veri e propri scontri armati. L’emergenza ha recentemente costretto il primo ministro iracheno Haider al-Abadi ad aumentare la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ora-iraq-rischia-scoppiare-nuova-guerra-tribale-lacqua.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1038" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170219142454_22236797.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170219142454_22236797.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170219142454_22236797-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170219142454_22236797-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20170219142454_22236797-1024x709.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nel sud dell’<strong>Iraq</strong> divampano le dispute tribali sull’approvvigionamento idrico, uno scontro feroce dovuto alla scarsità d&#8217;acqua che colpisce la regione da qualche settimana. Una vicenda annosa per le province meridionali irachene, dove i violenti conflitti tribali sono degenerati in veri e propri scontri armati. L’emergenza ha recentemente costretto il primo ministro iracheno <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.alsumaria.tv/news/229266/%D8%A7%D9%84%D8%B9%D8%A8%D8%A7%D8%AF%D9%8A-%D9%8A%D9%88%D8%AC%D9%87-%D8%A8%D9%88%D9%82%D9%81-%D8%A7%D9%84%D8%AA%D8%AC%D8%A7%D9%88%D8%B2-%D8%B9%D9%84%D9%89-%D8%A7%D9%84%D8%AD%D8%B5%D8%B5-%D8%A7%D9%84%D9%85%D8%A7%D8%A6%D9%8A%D8%A9-%D9%88%D8%B2%D9%8A%D8%A7%D8%AF%D8%A9/ar">Haider al-Abadi ad aumentare la quota d’acqua</a> destinata al distretto di Al-Mejar, nella provincia di Maysan. La decisione del governo iracheno arriva all’indomani dello scoppiare dei conflitti tribali che hanno spinto alcuni attivisti delle province meridionali del paese a lanciare una campagna di sensibilizzazione nel tentativo di porre fine alla crisi idrica. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2018/02/water-security-iraq-tribal-conflicts.html">A riportare la notizia è <em>Al-Monitor</em></a>.</p>
<p>Il governo iracheno corre ai ripari</p>
<p>Il governo iracheno sta facendo del suo meglio per affrontare la siccità che ha colpito le province meridionali. La maggior parte delle aree del sud e del centro dell’Iraq dipendono dall&#8217;acqua che arriva dal fiume Eufrate e quindi dalla Turchia: il<strong> 70% dell&#8217;acqua</strong> che scorre in Iraq, infatti, proviene dall&#8217;estero e quindi fuori dei confini nazionali ma al centro di questo problema c’è ovviamente la politica: la costruzione della diga Illisu in Turchia ha generato in passato forti dissapori con il governo iracheno per via del rischio siccità che la realizzazione di un’opera di questo tipo determina per tutta la regione della Mesopotamia. Ed è quello che sta accendo, confermando i timori di Baghdad. </p>
<p>Il 21 gennaio, il ministro iracheno delle risorse idriche <a href="https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1772663369419596&amp;set=a.796580690361207.1073741825.100000278514800&amp;type=3&amp;theater">Hasan al-Janabi ha sottolineato</a> ha osservato sulla sua pagina Facebook che &#8220;il ministro degli Esteri turco <strong>Mevlut Cavusoglu</strong> ha confermato l’impegno della Turchia a rinviare il riempimento della diga di Ilisu” nonché quello del presidente Recep Tayyip Erdoğan “a non danneggiare gli interessi dell’Iraq”. Anche i funzionari del governo iracheno che hanno parlato con <em>Al-Monitor</em> confermano che “dalla Turchia non arriva abbastanza acqua&#8221; sottolineando che “la crisi idrica è dietro l’angolo”.</p>
<p>L’opzione militare per porre fine alle dispute tribali</p>
<p>Secondo <strong>Mustafa Saadoun</strong>, direttore dell’osservatorio per i diritti umani in Iraq, nonostante i tentativi degli ultimi giorni, il governo iracheno appare al momento incapace di contenere e controllare le <strong>dispute tribali</strong> nelle zone a sud del paese “considerando soprattutto che ci sono tribù e famiglie che controllano il flusso d’acqua e impediscono alle altre fattorie ed aree urbane di approvvigionarsi”. Il che potrebbe presto costringere il governo, spiega, Saadoun, “a ricorrere a un’opzione militare per porre fine alle dispute tra clan” e ad obbligare “con la forza le tribù a dividere le quote” &#8211; altrimenti alcune molte famiglie e aziende agricole saranno tagliate fuori.</p>
<p>In Iraq rischia di scoppiare una nuova guerra per colpa dell’acqua</p>
<p>Come riferito da <em>Al-Monitor,</em> La crisi idrica potrebbe presto scatenare nuove manifestazioni in Iraq, in particolare nelle regioni meridionali dove alcune tribù hanno minacciato il governo iracheno che una nuova guerra potrebbe esplodere in assenza di misure appropriate per risolvere la crisi idrica. Nella provincia di <strong>Maysan</strong>, la carenza d&#8217;acqua non è meno grave di quella riscontrata a Dhi Qar, Samawah e Wasit. La città capitale di Maysan, Amarah, potrebbe presto andare incontro a una vera e propria catastrofe se la situazione non migliorerà nel corso delle prossime settimane. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ora-iraq-rischia-scoppiare-nuova-guerra-tribale-lacqua.html">Ora in Iraq rischia di scoppiare una nuova guerra tribale per l&#8217;acqua</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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