Nel sud dell’Iraq divampano le dispute tribali sull’approvvigionamento idrico, uno scontro feroce dovuto alla scarsità d’acqua che colpisce la regione da qualche settimana. Una vicenda annosa per le province meridionali irachene, dove i violenti conflitti tribali sono degenerati in veri e propri scontri armati. L’emergenza ha recentemente costretto il primo ministro iracheno Haider al-Abadi ad aumentare la quota d’acqua destinata al distretto di Al-Mejar, nella provincia di Maysan. La decisione del governo iracheno arriva all’indomani dello scoppiare dei conflitti tribali che hanno spinto alcuni attivisti delle province meridionali del paese a lanciare una campagna di sensibilizzazione nel tentativo di porre fine alla crisi idrica. A riportare la notizia è Al-Monitor.

Il governo iracheno corre ai ripari

Il governo iracheno sta facendo del suo meglio per affrontare la siccità che ha colpito le province meridionali. La maggior parte delle aree del sud e del centro dell’Iraq dipendono dall’acqua che arriva dal fiume Eufrate e quindi dalla Turchia: il 70% dell’acqua che scorre in Iraq, infatti, proviene dall’estero e quindi fuori dei confini nazionali ma al centro di questo problema c’è ovviamente la politica: la costruzione della diga Illisu in Turchia ha generato in passato forti dissapori con il governo iracheno per via del rischio siccità che la realizzazione di un’opera di questo tipo determina per tutta la regione della Mesopotamia. Ed è quello che sta accendo, confermando i timori di Baghdad. 

Il 21 gennaio, il ministro iracheno delle risorse idriche Hasan al-Janabi ha sottolineato ha osservato sulla sua pagina Facebook che “il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha confermato l’impegno della Turchia a rinviare il riempimento della diga di Ilisu” nonché quello del presidente Recep Tayyip Erdoğan “a non danneggiare gli interessi dell’Iraq”. Anche i funzionari del governo iracheno che hanno parlato con Al-Monitor confermano che “dalla Turchia non arriva abbastanza acqua” sottolineando che “la crisi idrica è dietro l’angolo”.

L’opzione militare per porre fine alle dispute tribali

Secondo Mustafa Saadoun, direttore dell’osservatorio per i diritti umani in Iraq, nonostante i tentativi degli ultimi giorni, il governo iracheno appare al momento incapace di contenere e controllare le dispute tribali nelle zone a sud del paese “considerando soprattutto che ci sono tribù e famiglie che controllano il flusso d’acqua e impediscono alle altre fattorie ed aree urbane di approvvigionarsi”. Il che potrebbe presto costringere il governo, spiega, Saadoun, “a ricorrere a un’opzione militare per porre fine alle dispute tra clan” e ad obbligare “con la forza le tribù a dividere le quote” – altrimenti alcune molte famiglie e aziende agricole saranno tagliate fuori.

In Iraq rischia di scoppiare una nuova guerra per colpa dell’acqua

Come riferito da Al-Monitor, La crisi idrica potrebbe presto scatenare nuove manifestazioni in Iraq, in particolare nelle regioni meridionali dove alcune tribù hanno minacciato il governo iracheno che una nuova guerra potrebbe esplodere in assenza di misure appropriate per risolvere la crisi idrica. Nella provincia di Maysan, la carenza d’acqua non è meno grave di quella riscontrata a Dhi Qar, Samawah e Wasit. La città capitale di Maysan, Amarah, potrebbe presto andare incontro a una vera e propria catastrofe se la situazione non migliorerà nel corso delle prossime settimane. 

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