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	<title>Erik Prince Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 19 Jun 2020 13:21:48 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Erik Prince Archives - InsideOver</title>
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		<title>Gli smemorati del New York Times</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gli-smemorati-del-new-york-times.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2020 13:21:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Contractors]]></category>
		<category><![CDATA[New York Times]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1021" height="596" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nyt-e1592572902405.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nyt-e1592572902405.jpg 1021w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nyt-e1592572902405-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nyt-e1592572902405-768x448.jpg 768w" sizes="(max-width: 1021px) 100vw, 1021px" /></p>
<p>Chi non ricorda il New York Times e il “caso Cotton”. Il 3 giugno, sulla prestigiosa pagina degli editoriali, fu pubblicato un articolo di Tom Cotton, senatore repubblicano dell’Arkansas, intitolato “Send in the troops” (Mandate l’esercito), dai toni decisamente bellicosi. In sostanza, il senatore riprendeva gli argomenti di Donald Trump contro le proteste, anche violente, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-smemorati-del-new-york-times.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1021" height="596" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nyt-e1592572902405.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nyt-e1592572902405.jpg 1021w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nyt-e1592572902405-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nyt-e1592572902405-768x448.jpg 768w" sizes="(max-width: 1021px) 100vw, 1021px" /></p><p>Chi non ricorda il <em>New York Times</em> e il “caso Cotton”. Il 3 giugno, sulla prestigiosa pagina degli editoriali, fu pubblicato un articolo di Tom Cotton, senatore repubblicano dell’Arkansas, intitolato “Send in the troops” (Mandate l’esercito), dai toni decisamente bellicosi. In sostanza, il senatore riprendeva gli argomenti di <strong>Donald Trump</strong> contro le proteste, anche violente, scoppiate negli Usa dopo la morte di <strong>George Floyd</strong>, l’uomo di colore ucciso dai poliziotti a Minneapolis. E, soprattutto, appoggiava l’idea del Presidente di usare l’esercito per sedare le manifestazioni. La pubblicazione dell’articolo provocò, nel giornale, le proteste di moltissimi giornalisti e collaboratori, preoccupati per i diritti costituzionali degli americani, tanto da provocare un “mea culpa” della proprietà e le dimissioni di James Bennett, responsabile della sezione Opinioni del giornale.</p>
<p>Fin qui la cronaca. Poi, però, è arrivata una puntuta e stimolante provocazione di Hamid Dabashi, professore di Studi iraniani alla Columbia University di New York. Dabashi è iraniano ma si è formato nelle università americane, con master finale a Harvard. Ha pubblicato finora una ventina di libri, il più noto dei quali è una storia dell’Iran intitolata “Iran: a people interrupted”. È un intellettuale riconosciuto e perfettamente integrato nel mondo accademico americano, consulente di molti grandi film di Hollywood. Ma ha presentato il conto al <em>New York Times</em>, accusandolo di rappresentare in modo perfetto l’ipocrisia dei liberal a stelle e strisce.</p>
<p>Dabashi non condivide nulla dell’editoriale del senatore Cotton, definito “uno sfacciato incoraggiamento alla violenza e al militarismo”. Però si chiede: perché i giornalisti del <em>New York Times</em> e tutti coloro che hanno appoggiato la loro protesta rifiutano questi metodi quando devono essere applicati ai cittadini americani ma li ritengono normali, e anzi li appoggiano e li sollecitano, quando si tratta di applicarli ad altri popoli? Il professore cita alcuni editoriali comparsi (senza polemiche, senza alcuna rivolta dei giornalisti) sul <em>New York Times</em>. “Bomb North Korea before it’s too late” dello storico <strong>Jeremi Suri</strong>, docente all’Università di Austin (Texas). “To stop Iran’s bomb, bomb Iran” di <strong>John Bolton</strong>, tra il 2018 e il 2019 consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump. E “Contractors, not troops, will save Afghanistan” di <strong>Erik Prince</strong>, un ex ufficiale di marina diventato miliardario dopo aver fondato Blackwater, la società che ha ottenuto lucrosi contratti fornendo appunto <em>contractors</em> (c’è chi li chiama mercenari) al governo e ai servizi segreti americani. Quelli della Blackwater sono stati accusati dalla stampa, e non solo, anche di crimini di guerra. Come il massacro di Piazza Nisour a Baghdad, nel 2007, quando aprirono il fuoco in un’area affollata uccidendo 17 civili e ferendone altri 20.</p>
<p>Dabashi si chiede, in sostanza: perché vi scandalizzate tanto quando si tratta di usare l’esercito sui vostri concittadini (solo quelli, peraltro, che “violano la legge”, come scriveva Cotton nel suo peraltro rozzo e più che discutibile intervento) e non fate una piega, anzi appoggiate, l’idea di usarlo contro civili innocenti di altri Paesi? Che cosa sarebbe successo se le idee espresse negli editoriali sulla Corea del Nord o sull’Iran, pubblicati con il silenzio-assenso dell’intero corpo giornalistico del New York Times, fossero state applicate? Siete davvero convinti che mandare più contractor privati in Afghanistan, come scrive Prince che ha tutto l’interesse a che succeda, sia la soluzione per quella guerra durata vent&#8217;anni? E faccia il bene degli afghani?</p>
<p>Da lì ad accusare di ipocrisia, e anche di razzismo, il mondo liberal c’era un passo e Dibashi lo ha compiuto con un certo gusto. Anche perché gli esempi non mancano. Perché i giornalisti del New York Times non si sono sdegnati quando i cecchini di Israele hanno fatto strage di manifestanti palestinesi che, all&#8217;interno peraltro della <strong>Striscia di Gaza</strong>, “minacciavano” lo Stato ebraico con fionde e copertoni bruciati, nel 2018? E perché non scendono in sciopero pensando ai civili siriani che non possono curare se stessi o i parenti malati a causa dell’embargo decretato dagli Usa e dall’Unione europea? Sono forse tutti complici di <strong>Bashar al Assad</strong>, questi siriani?</p>
<p>Dibashi è abituato alle provocazioni politiche e intellettuali. Anche in altri casi ha attaccato il <em>New York Times</em> e in passato ha spesso polemizzato, a torto e a ragione, sia con i gruppi pro-Israele sia con la dirigenza della Columbia University. Adesso, però, ha gettato un sasso in uno stagno che ha realmente bisogno di qualche scossone.</p>
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		<title>Erik Prince, così è risorto il fondatore di Blackwater</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/erik-prince-cosi-e-risorto-il-fondatore-di-blackwater.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2019 15:51:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Blackwater]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9452567-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9452567-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9452567-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9452567-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9452567-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>Erik Prince è tornato. Come spiega in un lungo articolo la testata americana di giornalismo investigativo The Intercept, l’ex ufficiale delle forze speciali Usa e fondatore di Blackwater, ora a capo di quella che è probabilmente la compagnia di sicurezza privata più nota al mondo, la Academi, ha sfruttato l’elezione di Donald Trump per tornare a essere potente e molto influente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/erik-prince-cosi-e-risorto-il-fondatore-di-blackwater.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9452567-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9452567-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9452567-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9452567-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9452567-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>Erik Prince è tornato. Come spiega in un lungo articolo la testata americana di giornalismo investigativo The Intercept, l’ex ufficiale delle forze speciali Usa e fondatore di Blackwater, ora a capo di quella che è probabilmente la compagnia di sicurezza privata più nota al mondo, la Academi, ha sfruttato l’elezione di Donald Trump per tornare a essere potente e molto influente a Washington, dopo essere rimasto lontano dai riflettori un po’ di tempo.</p>
<p>L’ex ufficiale delle forze speciali americane, infatti, doveva rifarsi un po’ l’immagine dopo che, nell’ottobre 2014 , quattro ex guardie di sicurezza della compagnia privata Blackwater furono condannate per il loro ruolo in una sparatoria verificatasi nel 2007 a Nisour Square, a Baghdad, che ha segnato uno degli episodi più violenti nella guerra in Iraq. Una giuria del Tribunale distrettuale federale, infatti,  rilevò che la morte di 17 iracheni nella sparatoria fu un vero e proprio massacro perpetuato dalla compagnia privata di Prince.</p>
<p>L’ultimissima e controversa proposta pubblica del Ceo di Academi sul Venezuela dimostra ora tutto il suo attivismo, cresciuto esponenzialmente negli ultimi tre anni.</p>
<h2>Il ritorno di Erik Prince, fondatore di Blackwater</h2>
<p>L’incontro chiave che ha rilanciato davvero il peso e l’influenza di Erik Prince si è svolto nel gennaio 2017 presso il lussuoso Four Seasons Resort delle Seychelles: un meeting organizzato dallo sceicco Mohammed bin Zayed, Principe ereditario e ministro della difesa di Abu Dhabi. Zayed convocò un gruppo di stretti familiari e consulenti nel lussuoso resort dell’Oceano Indiano in previsione dell’imminente insediamento di Donald Trump. Un nuovo presidente americano poteva significare nuove opportunità per la minuscola nazione del Golfo di esercitare la sua influenza militare nella regione e oltre.</p>
<p>Prince è una vecchia conoscenza di bin Zayed e degli Emirati. Come racconta il New York Times, venduta la Blackwater nel 2010, l’ex ufficiale fondò un’altra agenzia, la Frontier Services Group, e si trasferì negli Emirati come consulente per la sicurezza, creando un battaglione di soldati stranieri al servizio del principe ereditario.</p>
<p>Secondo The Intercept, come importante sostenitore di Trump e stretto collaboratore di Steve Bannon,  Prince fu invitato all’incontro organizzato dallo sceicco come consigliere non ufficiale dell’amministrazione che si stava per insediare. L’ex ufficiale Usa, peraltro, è il fratello di Elizabeth Dee “Betsy” Prince, coniugata DeVos (Betsy DeVos), attuale Segretario dell’Istruzione dell’amministrazione Trump.</p>
<h2>Il legame fra Prince e Steve Bannon</h2>
<p>Erik Prince ha un forte legame con l’ex chief strategist del Presidente Donald Trump, Steve Bannon. Come racconta The Intercept, le elezioni presidenziali del 2016 e l’ascesa di Donald Trump hanno permesso a Prince una riabilitazione su larga scala dopo gli orrori della guerra in Iraq. Dopo che Trump conquistò la nomination repubblicana, Erik Prince confidò ai suoi contatti e collaboratori che se il tycoon avesse vinto, sarebbe diventato Segretario alla difesa.</p>
<p>Durante la campagna elettorale, Prince consolidò il suo legame con Bannon, apparendo nel suo programma radiofonico su Breitbart  meno di un mese prima che il futuro stratega si unisse formalmente alla campagna di Trump. Quattro giorni prima delle elezioni del 2016, Prince partecipò a un comizio di Steve Bannon, accusando l’amministrazione Obama di aver insabbiato un’indagine riguardante Hillary Clinton “con metodi stalinisti”.</p>
<h2>La proposta di “privatizzare” la guerra in Afghanistan</h2>
<p>Non è affatto un caso, dunque, se dopo l’elezione di Donald Trump il fondatore di Blackwater sia apparso spesso sui media con diverse proposte che riguardano i conflitti in cui gli Stati Uniti sono coinvolti – come, per esempio, l’idea di “privatizzare” la guerra in Afghanistan.</p>
<p>L’ex ufficiale delle forze speciali Usa è fermamente convinto che aumentare le truppe in Afghanistan sia la cosa peggiore che gli alleati degli Stati Uniti possano fare. Meglio lasciare spazio, a suo dire, alle compagnie private di mercenari. “Rafforzare una strategia fallimentare – qualcosa che non ha funzionato in passato e non funzionerà in futuro – avrà un costo inutile di vite umane” ha spiegato in una rara intervista concessa al giornale inglese The Independent.</p>
<p>Un piano già presentato alla Casa Bianca e che a suo tempo ricevette il sostegno di Steve Bannon, allora stratega capo del presidente Trump e di suo genero Jared Kushner. Non ottenne però il consenso dei membri più anziani dell’amministrazione americana: quello dell’ex Segretario di stato Rex Tillerson – soprattutto – e dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale McMaster.</p>
<h2>Il ruolo misterioso di Prince nell’amministrazione Trump</h2>
<p>Non è la prima volta che Prince viene associato a Trump. Come ha raccontato su Gli Occhi della Guerra , un ex ufficiale americano, rimasto anonimo, avrebbe riferito all’Intercept  che Prince stesse in quel momento facendo da consulente alla nuova presidenza. Addirittura lo stesso Prince avrebbe avuto voce in capitolo nella scelta dei Segretari di Stato e alla Difesa.</p>
<p>Secondo la testata americana ci sarebbero stati altri indizi che confermerebbero la vicinanza di Prince all’amministrazione Trump. Durante la maratona delle elezioni, infatti, l’ultima moglie di Erik Prince, tale Stacey De Luke, avrebbe postato una foto scattata all’interno del quartier generale della campagna di The Donald.</p>
<p>L’ex ufficiale delle forze speciali Usa è un personaggio assai controverso e che divide molto. Secondo The Intercept,  l’Fbi sta attualmente esaminando il lavoro di Prince al Frontier Services Group, mentre altri tre Comitati del Congresso stanno indagando su di lui e sui suoi presunti rapporti con l’intelligence cinese.</p>
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		<title>Ecco il piano per &#8220;privatizzare&#8221; la guerra in Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-piano-per-privatizzare-la-guerra-in-afghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jul 2018 07:45:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Blackwater]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2664" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/APERTURA_AFGHANISTAN.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/APERTURA_AFGHANISTAN.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/APERTURA_AFGHANISTAN-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/APERTURA_AFGHANISTAN-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/APERTURA_AFGHANISTAN-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>“Privatizzare” la guerra in Afghanistan. È l’idea di Erik Prince, già fondatore di Blackwater, ora a capo di quella che è probabilmente la compagnia di sicurezza privata più nota al mondo, la Academi. L’ex ufficiale delle forze speciali Usa è fermamente convinto che aumentare le truppe in Afghanistan sia la cosa peggiore che gli alleati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-piano-per-privatizzare-la-guerra-in-afghanistan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2664" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/APERTURA_AFGHANISTAN.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/APERTURA_AFGHANISTAN.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/APERTURA_AFGHANISTAN-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/APERTURA_AFGHANISTAN-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/APERTURA_AFGHANISTAN-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>“Privatizzare” la guerra in Afghanistan. <strong>È l’idea di Erik Prince</strong>, già fondatore di Blackwater, ora a capo di quella che è probabilmente la compagnia di sicurezza privata più nota al mondo, la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.academi.com/">Academi</a>. L’ex ufficiale delle forze speciali Usa è fermamente convinto che aumentare le truppe in Afghanistan sia la cosa peggiore che gli alleati degli Stati Uniti possano fare. Meglio lasciare spazio, a suo dire, alle compagnie private di mercenari. “Rafforzare una strategia fallimentare &#8211; qualcosa che non ha funzionato in passato e non funzionerà in futuro &#8211; avrà un costo inutile di vite umane” spiega in una rara intervista concessa al <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.independent.co.uk/news/world/asia/afghanistan-war-privatised-blackwater-founder-erik-prince-interview-a8440781.html">giornale inglese <em>The Independent</em></a>. “Quello che il Presidente Trump dovrebbe davvero dire alla Nato è che non ha senso inviare più truppe. Durante la sua campagna elettorale, il signor Trump ha giustamente condannato le <strong>dispendiose guerre americane all&#8217;estero</strong>, quindi che senso ha continuare ad aumentare le truppe in Afghanistan?”.</p>
<p>“Gli Usa spendono 76 miliardi ogni anno in Afghanistan”</p>
<p>Prince analizza i costi spropositati dell’impegno militare in Afghanistan. “L&#8217;amministrazione americana <strong>spende 76 miliardi di dollari l&#8217;anno in Afghanistan</strong> &#8211; penso molto di più di quanto il governo di Sua Maestà nel Regno Unito stia spendendo nel suo intero bilancio della difesa” afferma il fondatore di Blackwater. &#8220;Quello che sto proponendo costerà una frazione di quella enorme cifra. Salverà anche molte vite tra le forze armate americane e degli altri alleati “. Ciò che Prince sta proponendo, osserva l’<em>Independent</em>, è quello di &#8220;privatizzare la guerra&#8221;: una strategia che lui chiama &#8220;razionalizzazione e ristrutturazione”.</p>

<p>Un piano già presentato alla Casa Bianca e che a suo tempo <strong>ricevette il sostegno di Steve Bannon,</strong> allora stratega capo del presidente Trump e di suo genero Jared Kushner. Non ottenne però il consenso dei membri più anziani dell’amministrazione americana: quello dell’ex Segretario di stato Rex Tillerson &#8211; soprattutto &#8211; e dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale McMaster. E anche il Segretario della difesa James Mattis espresse forti dubbi su questo progetto presentato da Prince. Ora che Tillerson e il generale McMaster non ci sono più e al loro posto ci sono rispettivamente Mike Pompeo e John Bolton, l’idea dell’ex ufficiale americano potrebbe essere presa nuovamente in seria considerazione.</p>
<p>Il piano di Erik Prince per l’Afghanistan</p>
<p>Erik Prince prevede di mettere in campo appaltatori privati ​​armati, composti in gran parte da <strong>ex membri delle forze occidentali</strong>, a supporto delle truppe afgane e dell’aviazione. &#8220;L&#8217;Air Force afgana ha iniziato a essere addestrata dagli Stati Uniti solo nel 2007 e c&#8217;è molto da fare. Nel frattempo, ha bisogno di ottenere tutto il supporto possibile” sottolinea. La proposta del capo di Academi è tuttavia abbastanza controversa se si pensa al passato di Blackwater. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2014/10/23/us/blackwater-verdict.html">Come riporta il <em>New York Times</em></a>, nell’ottobre 2014 quattro ex guardie di sicurezza della compagnia privata furono condannate e imprigionate per il loro ruolo in una sparatoria verificatasi nel 2007 a Nisour Square, a Baghdad, che ha segnato<strong> uno degli episodi più violenti nella guerra in Iraq</strong>. Una giuria del Tribunale distrettuale federale rilevò che la morte di 17 iracheni nella sparatoria fu un vero e proprio massacro perpetuato dalla compagnia privata di Prince. </p>
<p>Il disastro afgano</p>
<p>La guerra in Afghanistan, iniziata il 7 ottobre 2001, ha portato alla <strong>morte di 2.400 soldati statunitensi</strong> e di migliaia di feriti. A cosa è servito quel sacrificio? <a href="https://foreignpolicy.com/2018/07/09/it-still-doesnt-get-worse-than-afghanistan/">Come sottolinea su <em>Foreign Policy</em></a> il politologo americano Stephen M. Walt sostanzialmente a nulla: “Oggi i talebani controllano più territorio di quando sono stati estromessi dal potere. Il numero delle vittime civili &#8211; sottolinea &#8211; ha raggiunto il picco nel 2017 e si mantiene su un ritmo simile quest&#8217;anno, e il numero di attacchi ribelli all&#8217;anno è aumentato costantemente. Anche la produzione di oppio è al massimo storico, nonostante i miliardi di dollari che gli Stati Uniti hanno speso per vari piani di eradicazione. Il governo afgano rimane <strong>irrimediabilmente corrotto</strong>, diviso internamente e inefficace”.</p>
<p>Perché gli Stati Uniti hanno fallito? Soprattutto perché il compito che si erano prefissati era davvero difficile. Tentare di <strong>esportare una democrazia liberale </strong>in una società come quella afgana è stato un azzardo che ancora oggi si paga a caro prezzo. E la soluzione sembra essere ancora molto lontana.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-piano-per-privatizzare-la-guerra-in-afghanistan.html">Ecco il piano per &#8220;privatizzare&#8221; la guerra in Afghanistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quegli ex ufficiali della Cia  alla corte degli Emirati Arabi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ex-ufficiali-della-cia-alla-corte-degli-emirati-arabi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jan 2018 07:08:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1460" height="913" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1464018414-1460469714-cia-040114.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1464018414-1460469714-cia-040114.jpg 1460w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1464018414-1460469714-cia-040114-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1464018414-1460469714-cia-040114-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1464018414-1460469714-cia-040114-1024x640.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1460px) 100vw, 1460px" /></p>
<p>Gli Emirati Arabi si affidano ad ex agenti della Cia per creare la loro agenzia d’intelligence su modello occidentale e addestrare il personale. Gli ex funzionari del governo degli Stati Uniti e dell’intelligence americana sono particolarmente attratti, come rivela Foreign Policy, dalla possibilità di intraprendere carriere redditizie nel Golfo Persico. I corsi avvengono principalmente in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ex-ufficiali-della-cia-alla-corte-degli-emirati-arabi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1460" height="913" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1464018414-1460469714-cia-040114.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1464018414-1460469714-cia-040114.jpg 1460w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1464018414-1460469714-cia-040114-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1464018414-1460469714-cia-040114-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1464018414-1460469714-cia-040114-1024x640.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1460px) 100vw, 1460px" /></p><p>Gli <strong>Emirati Arabi</strong> si affidano ad ex agenti della <strong>Cia</strong> per creare la loro agenzia d’intelligence su modello occidentale e addestrare il personale. Gli ex funzionari del governo degli Stati Uniti e dell’intelligence americana sono particolarmente attratti, come rivela <a style="color: #0000ff" href="http://foreignpolicy.com/2017/12/21/deep-pockets-deep-cover-the-uae-is-paying-ex-cia-officers-to-build-a-spy-empire-in-the-gulf/"><em>Foreign Policy</em></a>, dalla possibilità di intraprendere carriere redditizie nel Golfo Persico. I corsi avvengono principalmente in un edificio non lontano dal porto nord-orientale di Zayed ad <strong>Abu Dhabi</strong>, in una lussuosa villa con piscina, e in un altro luogo situato a circa 30 minuti dal centro della capitale chiamato &#8220;The Academy&#8221;, che ricorda la &#8220;Farm&#8221; della Cia a Camp Peary, un centro di addestramento situato nel sud-est della Virginia. “I soldi erano tanti”, ha confermato uno degli ex funzionari coinvolti. “Prendevo circa 1000 dollari al giorno e potevo vivere in una villa o in un hotel a cinque stelle ad Abu Dhabi”.</p>
<p>Gli uomini della Cia alla corte del principe</p>
<p>Chi sta aiutando gli <strong>Emirati Arabi</strong> in quest’attività? Secondo la rivelazione di <em>Foreign Policy</em> la figura chiave dietro questa crescente attività di addestramento dell&#8217;intelligence è <strong>Larry Sanchez</strong>, un ex ufficiale dei servizi segreti Usa, esperto di terrorismo. È conosciuto per aver dato il via a una collaborazione tra la Cia e il Dipartimento di polizia di New York per contrastare la radicalizzazione, arrestando numerosi potenziali terroristi nelle moschee, centri di aggregazione e in altri luoghi nella grande mela. Veterano di lunga data di servizi clandestini e missioni segrete della Cia, Sanchez ha lavorato per sei anni alla corte del principe ereditario di Abu Dhabi per costruire un’agenzia di intelligence praticamente da zero. E non è l&#8217;unico ex militare Usa coinvolto. </p>
<p>Come racconta il <em><a href="http://www.nytimes.com/2010/08/18/world/18blackwater.html">New York Times</a></em>, <strong>Erik Prince</strong>, venduta la <strong>Blackwater</strong> nel 2010, ha fondato un’altra agenzia, la Frontier Services Group, e si è trasferito negli Emirati come consulente per la sicurezza, creando inoltre un battaglione di soldati stranieri al servizio del principe ereditario. Come lui anche Richard Clarke, già a capo dell’antiterrorismo alla Casa Bianca e ora consulente di lunga data del principe in qualità di amministratore delegato della Good Harbor Security Risk Management.</p>
<p>Chi è Larry Sanchez</p>
<p>Nel corso della sua carriera alla Cia, <strong>Sanchez</strong> ha lavorato come agente sotto copertura in altre agenzie e organizzazioni. Nel 2002, poco dopo gli attacchi terroristici dell’<strong>11 settembre</strong>, George Tenet, allora direttore dell&#8217;intelligence centrale, mandò Sanchez a lavorare a New York con David Cohen, il vice commissario dell&#8217;intelligence presso la polizia di New York. Nella grande mela Sanchez fornì alle forze dell&#8217;ordine informazioni sui contatti di al Qaeda in città. Il Nypd, a sua volta, inviò gli ufficiali a infiltrarsi nelle moschee e nelle comunità musulmane, così come in ogni altro posto indicato dagli informatori. L&#8217;obiettivo era quello di prevenire un altro 11 settembre.</p>

<p>In quel periodo, il Dipartimento di <strong>New York</strong> aveva una relazione insolita con gli Emirati, i quali donarono alla polizia newyorkese un milione di dollari per consentire al Dipartimento di “mettere in campo detective in tutto il mondo per lavorare con le forze dell&#8217;ordine locali e contrastare il terrorismo”. Proprio in quegli anni Sanchez diventò amico di alti funzionari arabi, come <strong>Sheikh Khalifa bin Zayed Al Nahyan</strong>, il governatore di Abu Dhabi.</p>
<p>Secondo un’indagine della interna Cia del <strong>2011</strong>, benché non siano state riscontrate particolari violazioni della legge, questo rapporto controverso tra la principale agenzia di spionaggio della nazionale e un dipartimento di polizia locale stava erodendo la fiducia pubblica. E ora negli Usa ci si interroga se sia opportuno che ex agenti dell&#8217;intelligence facciano formazione in un paese straniero: in gioco ci sono informazioni riservate e soprattutto l&#8217;interesse nazionale degli Stati Uniti. </p>
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		<title>L&#8217;arma segreta di Donald Trump  per arginare il Deep State</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/larma-segreta-donald-trump-arginare-deep-state.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Dec 2017 23:56:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Blackwater]]></category>
		<category><![CDATA[Deep State]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074-768x553.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074-1024x737.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Donald Trump e il Deep State, una storia lunga quanto la presidenza del tycoon. Fin dal suo insediamento alla Casa Bianca infatti The Donald ha dovuto confrontarsi con il cosiddetto “apparato”, meglio conosciuto come Deep State. Si tratta di un complicato intreccio di relazioni personali e di gruppo che comprende in profondità persone che occupano &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/larma-segreta-donald-trump-arginare-deep-state.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074-768x553.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074-1024x737.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Donald Trump</strong> e il <strong>Deep State</strong>, una storia lunga quanto la presidenza del tycoon. Fin dal suo insediamento alla Casa Bianca infatti The Donald ha dovuto confrontarsi con il cosiddetto “apparato”, meglio conosciuto come Deep State. Si tratta di un complicato intreccio di relazioni personali e di gruppo che comprende in profondità persone che occupano posizioni di rilievo in ambito politico, militare e burocratico.</p>
<p>Un vero e proprio Stato Profondo che mira all’auto conservazione e che dunque non gradisce eventuali uscite fuori dagli schemi, come la presidenza Trump avrebbe fatto presagire. Così il <strong>Russiagate</strong> potrebbe essere stato uno strumento funzionale al Deep State per impedire un’apertura di Trump alla Russia di Vladimir Putin.</p>
<p>Allo stesso modo lo zampino del Deep State potrebbe aver agito nel valzer di nomine che ha coinvolto lo staff presidenziale. Dall’improvviso allontanamento di<strong> Michael Flynn</strong> passando per il licenziamento di <strong>Steve Bannon</strong> fino al recente possibile avvicendamento tra <strong>Rex Tillerson</strong> e <strong>Mike Pompeo</strong>. Tutto ciò potrebbe essere stato pensato e pianificato sotto l’occhio vigile del Deep State.</p>
<p>Lo squadrone di Trump contro lo Stato Profondo</p>
<p>Tuttavia la presidenza Trump potrebbe non gradire questa continua influenza che mira in qualche modo a tarpare le ali delle iniziative governative. Il portale d’informazione investigativa <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://theintercept.com/2017/12/04/trump-white-house-weighing-plans-for-private-spies-to-counter-deep-state-enemies/">The Intercept</a>, quello che fece lo scoop su <strong>Edward Snowden</strong>, è uscito con un pezzo dal titolo “Trump sta pensando di organizzare una rete di <strong>spie private</strong> per contrastare i nemici dello Stato Profondo”. All’interno dell’articolo i giornalisti investigativi ci rivelano quello che sembra essere un vero e proprio scoop.</p>
<p>La notizia giunge da fonti vicine all’intelligence americana rimaste ovviamente anonime. Secondo questi “insider” sarebbero tre i nomi dietro al piano di The Donald per contrastare lo Stato Profondo. Erik Prince, John Maguire e Oliver North. Andiamo con ordine. Sui presunti contatti tra Erik Prince e l’amministrazione Trump si era già scritto su <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/un-mercenario-fianco-trump/">questo portale</a>. In seguito si è poi scoperto che la sorella di Erik Prince, Betsy DeVos, è stata <a href="https://theintercept.com/2017/12/04/trump-white-house-weighing-plans-for-private-spies-to-counter-deep-state-enemies/">nominata </a>direttamente da Trump come Segretaria all’Educazione. Inoltre sempre Prince sarebbe stato il principale finanziatore della campagna elettorale del tycoon oltre che quella di Mike Pence. Qualche legame tra Donald Trump e Prince sembra dunque esserci.</p>
<p>Ex militari e contractors con il compito di riferire direttamente a Mike Pompeo</p>
<p>Erik Prince avrebbe avuto così il compito dalla presidenza di mettere in piedi un network di spie pronte ad agire nei Paesi considerati più a rischio per gli Stati Uniti. <strong>Corea del Nord</strong> e <strong>Iran</strong> su tutti. Prince si sarebbe dunque avvalso dell’aiuto prezioso di un suo amico ed ex collaboratore, John Maguire. Su questo personaggio si conosce poco se non che fa parte dell’<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.amyntorgroup.net/">Amyntor Group</a>, un’altra compagnia di contractors, proprio come la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.academi.com/">Blackwater</a> di Prince. Maguire e Prince avrebbero infatti avuto più occasioni di collaborazione considerato che i due operano nello stesso settore.</p>
<p>A completare lo squadrone speciale di 007 ci sarebbe poi Oliver North, ex militare americano noto alla cronaca per essere stato processato nell’ambito dello scandalo Iran-Contras. North fu condannato in appello e poi assolto. A questi tre ambigui personaggi è così affidato il compito di costruire un team in grado di rispondere direttamente a Mike Pompeo, attuale vertice della Cia. In sostanza tutto l’apparato dell’intelligence che opera al di fuori dei confini americani potrebbe essere bypassato. “Pompeo non può fare affidamento sulla burocrazia della CIA, così dobbiamo creare questa cosa per poter riportare direttamente a lui”, ha dichiarato la fonte anonima interpellata da <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://theintercept.com/2017/12/04/trump-white-house-weighing-plans-for-private-spies-to-counter-deep-state-enemies/">The Intercept</a>.</p>
<p>Erik Prince, una scheggia impazzita</p>
<p>C’è ora da capire se questa mossa azzardata di Donald Trump non possa alla fine ritorcersi contro. Erik Prince è infatti una personalità più che controversa come testimonia la sua storia. Recentemente Prince ha letteralmente comprato il consenso del governo somalo per l’utilizzo dei porti dell’area del Golfo di Aden. E lì infatti che avviene il traffico di armi gestito con tutta probabilità dallo stesso Prince, come riportato da <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://primavera-africana.blogautore.repubblica.it/2017/12/03/ce-erik-prince-dietro-il-conflitto-stato-regioni-in-somalia/">Repubblica</a></em>. Si tratta dunque di un personaggio che agisce quasi unicamente per il tornaconto personale e che ha già rischiato di mettere nei guai un’amministrazione presidenziale, quella di Bush jr. quando in Iraq la sua Blackwater si rese protagonista di <a href="https://www.theguardian.com/us-news/2015/apr/13/former-blackwater-guards-sentencing-baghdad-massacre">violazioni</a> dei diritti umani. La nuova sfida di Donald Trump sarà dunque quella si saper controllare una mina vagante come Prince. </p>
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		<title>&#8220;Prigionieri torturati da mercenari&#8221;:  la dura accusa all&#8217;Arabia Saudita</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/prigionieri-torturati-mercenari-la-dura-accusa-allarabia-saudita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Nov 2017 08:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Blackwater]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1005" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110122847_24934684-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110122847_24934684-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110122847_24934684-1-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110122847_24934684-1-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110122847_24934684-1-1024x686.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>A inizio novembre, l&#8217;Arabia Saudita ha arrestato 11 principi, quattro ministri e decine di ex ministri: un&#8217;iniziativa portata avanti da Mohammed bin Salman al fine di consolidare il potere del controverso principe ereditario. Una mossa a sorpresa &#8211; scattata nel giro di poche ore dalla nomina di una speciale commissione anti-corruzione guidata proprio dal nuovo uomo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/prigionieri-torturati-mercenari-la-dura-accusa-allarabia-saudita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1005" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110122847_24934684-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110122847_24934684-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110122847_24934684-1-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110122847_24934684-1-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171110122847_24934684-1-1024x686.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>A inizio novembre, l&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> ha arrestato 11 principi, quattro ministri e decine di ex ministri: un&#8217;iniziativa portata avanti da <strong>Mohammed bin Salman</strong> al fine di consolidare il potere del controverso principe ereditario. Una mossa a sorpresa &#8211; scattata nel giro di poche ore dalla nomina di una speciale commissione anti-corruzione guidata proprio dal nuovo uomo forte di Riyad per prevenire e scongiurare qualsiasi tentativo di colpo di Stato. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.dailymail.co.uk/news/article-5108651/American-mercenaries-torturing-Saudi-princes.html">Dal <em>Daily Mail</em></a> arrivano ora delle durissime accuse sulle condizioni delle persone incarcerate nelle scorse settimane.  Secondo una fonte citata dal tabloid britannico, i principi sauditi e gli uomini d&#8217;affari arrestati all&#8217;inizio di novembre per corruzione sarebbero stati appesi a testa in giù e selvaggiamente picchiati da alcuni mercenari statunitensi pagati da <strong>Riyad</strong>.</p>
<p>Coinvolti mercenari stranieri </p>
<p>“Vengono torturati, schiaffeggiati, insultati. Vogliono distruggerli”, ha dichiarato la fonte al giornale inglese. Secondo il <em>Daily Mail</em>, l&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> si sarebbe rivolta all&#8217;esercito di mercenari più famoso del mondo, la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.businessinsider.com/erik-prince-bio-photos-blackwater-spy-navy-seal-steve-bannon-senate-2017-10?IR=T">Academi (ex Blackwater)</a>. La compagnia militare privata fondata da <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/un-mercenario-fianco-trump/">Erik Prince nel 1997</a>, è divenuta famosa per esser stata coinvolta in diversi fatti di sangue nelle guerre in Iraq e in Afghanistan. Secondo la fonte, le torture sarebbero state eseguite proprio dai membri di questa controversa società che oggi lavorerebbe per conto del principe ereditario saudita. Dal canto suo, la stessa <strong>Academi</strong> nega fortemente di essere presente in Arabia Saudita e afferma di non essere minimamente coinvolta in queste presunte torture operate dai mercenari. </p>

<p>Potrebbe essere vero. Tuttavia, è un fatto ben documentato che <strong>Erik Prince</strong>, dopo aver venduto Blackwater, si è <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.nytimes.com/2010/08/18/world/18blackwater.html">trasferito ad Abu Dhabi nel 2011</a> dove ha contribuito a creare una forza mercenaria straniera (principalmente colombiana e sudafricana) di 800 uomini per il principe ereditario di Abu Dhabi, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Da allora Prince si è trasferito nuovamente e ha fondato la <strong>Frontier Services Group</strong>, una società quotata a Hong Kong che fornisce servizi di logistica e sicurezza per molte imprese cinesi. L&#8217;esercito di mercenari che ha fondato negli Emirati, tuttavia, è stato schierato nello Yemen, dove combatte fianco a fianco con le truppe saudite contro i ribelli Houthi sostenuti da Teheran. </p>
<p>Gravi accuse contro Riyad e il principe bin Salman</p>
<p>Sempre secondo la fonte, il principe ereditario saudita avrebbe confiscato oltre <strong>194 miliardi di dollari</strong> dai conti bancari e sequestrato tutti i beni degli arrestati. <strong>Bin Salman</strong> avrebbe deciso di affidarsi a dei mercenari perché non si fiderebbe ciecamente delle sue forze di sicurezza: “Tutte le guardie in carica sono della sicurezza privata perché bin Salman non vuole ufficiali sauditi che hanno servito quei detenuti per tutta la vita”, spiega la fonte, che ha chiesto di rimanere anonima per ragioni di sicurezza. “Fuori dagli hotel dove sono stati rinchiusi i prigionieri, ci sono i veicoli blindati delle forze speciali saudite. Ma è una copertura, si tratta di una compagnia di sicurezza privata”. Lo stesso principe ereditario avrebbe partecipato ad alcuni degli interrogatori: “Parla molto bene durante gli interrogatori. Poi lascia la stanza e i mercenari entrano. I prigionieri vengono schiaffeggiati, insultati, appesi, torturati”, rivela la fonte al <em>Daily Mail</em>.</p>
<p>I prigionieri hanno richiesto cure mediche</p>
<p><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.atimes.com/article/mbss-supreme-anti-corruption-committee-torturing-ritz-detainees/">Anche <em>Asia Times</em></a>, autorevole testata con sede a Hong Kong, confermando l&#8217;indiscrezione del tabloid, scrive: “Tra le persone picchiate e torturate e ricoverate in ospedale il 6 novembre, secondo nostre fonti &#8211; sottolinea Uwe Parpart &#8211; c&#8217;era il principe <strong>Mutaib bin Abdullah</strong>, figlio del defunto re Abdullah e deposto comandante della SANG (Guardia nazionale araba saudita). Il controllo incrociato di alcuni rapporti e la verifica indipendente con le fonti diplomatiche offre ormai un alto grado di sicurezza rispetto al fatto che le torture sono state compiute per estorcere ammissioni di colpevolezza e soldi”. A conferma di ciò, secondo quanto riportato dal <em><a href="https://www.nytimes.com/2017/11/14/world/middleeast/saudi-arabia-mohammed-bin-salman.html">New York Times</a></em>, infatti, ben 17 detenuti avrebbero richiesto cure mediche nelle scorse settimane. Sarebbe questo l&#8217;Islam moderato di cui parla<strong> bin Salman</strong>?</p>
<p>Qualora tali gravissimi fatti si dimostrassero veri e trovassero ulteriori riscontri, confermerebbero che l&#8217;annunciata svolta &#8220;moderata&#8221; di Riyad è solamente un&#8217;operazione di marketing &#8211; più che un mutamento profondo e radicato del regno saudita. Il fondamentalismo wahabita è ancora realtà e questo non può essere dimenticato. </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/prigionieri-torturati-mercenari-la-dura-accusa-allarabia-saudita.html">&#8220;Prigionieri torturati da mercenari&#8221;:  la dura accusa all&#8217;Arabia Saudita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;ascesa dei contractors americani Perché contano sempre di più</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lascesa-dei-contractors-nella-politica-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2017 13:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Blackwater]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="900" height="500" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/58ac3953c36188d74d8b4633.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/58ac3953c36188d74d8b4633.jpg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/58ac3953c36188d74d8b4633-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/58ac3953c36188d74d8b4633-768x427.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p>Il peso dei mercenari (o dei contractors) all’interno degli apparati di sicurezza degli Stati Uniti è in rapida ascesa. L’amministrazione Trump ha avviato da tempo dei contatti sempre più forti con le società nordamericane che si occupano di questo settore e la Academi di Erik Prince, quella che prima era nota come Blackwater, sta diventando &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lascesa-dei-contractors-nella-politica-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="900" height="500" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/58ac3953c36188d74d8b4633.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/58ac3953c36188d74d8b4633.jpg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/58ac3953c36188d74d8b4633-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/58ac3953c36188d74d8b4633-768x427.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p><p>Il peso dei mercenari (o dei contractors) all’interno degli apparati di sicurezza degli Stati Uniti è in rapida ascesa. L’amministrazione Trump ha avviato da tempo dei contatti sempre più forti con le società nordamericane che si occupano di questo settore e la Academi di Erik Prince, quella che prima era nota come Blackwater, sta diventando ormai parte integrante dei piani strategici del Pentagono e degli alleati americani. Una prova, in questo senso, può essere fornita dalla<a href="http://www.occhidellaguerra.it/mercenari-della-blackwater-pronti-invadere-qatar/"> notizia che gli Emirati Arabi Uniti </a>avessero già pronte decine di migliaia di contractors per invadere il Qatar nel periodo di maggiore tensione fra blocco saudita e Doha. E un’altra prova, sempre nella direzione del coinvolgimento dei mercenari all’interno dei piani militari degli Stati Uniti, fu quella delle notizie filtrate da molte fonti vicine alla Casa Bianca che avevano scoperto un progetto del presidente Trump di usare i miliziani privati per rinfoltire le forze Usa in Afghanistan senza inviare nuove migliaia di soldati delle forze armate americane. Il fondatore dell’ex Blackwater fece pressioni su Trump per riuscire a strappare un contratto milionario per inviare i suoi soldati sul territorio afghano e sembra che per molto tempo il presidente e il suo entourage (non i militari, questo è certo) abbiano riflettuto seriamente sulla possibilità di “appaltare” la guerra. E questa possibilità di inviare contractors invece di soldati dell’esercito sembra essere ancora un obiettivo del capo di Academi, Erik Prince, che in un’intervista rilasciata alla Cnn ha dichiarato di ritenere un errore la scelta del presidente perché si sarebbe ripetuto quanto già accaduto con Obama.</p>

<p>Quello che è certo è che mai come prima il presidente di una società di contractors ha iniziato a essere considerato un interlocutore pubblico dell’amministrazione statunitense e non solo. Fino a pochi anni fa era difficile vedere un presidente di una milizia privata coinvolto in dichiarazioni pubbliche o interviste, o addirittura in una possibile corsa a un posto da senatore. Oggi invece sembra quasi assodato che esista un sistema privato parallelo alle forze armate da coinvolgere in una guerra o in uno scenario di crisi. L’ultima azione, in ordine di tempo, è quella che Trump ha richiesto all’Academi sul fronte della sicurezza dell’isola di Porto Rico. <a href="http://nypost.com/2017/10/16/private-security-mercenaries-are-now-moving-into-puerto-rico/">Da quanto confermato al <em>New York Post</em></a> da Paul Donahue, CEO di Constellis che è la società madre di Academi, ci sarebbero già cinque richieste d’intervento nell’isola devastata dall’uragano Maria. Una di queste richieste proviene dal Federal Protective Services, che è parte integrante del Department of Homeland Security, ovvero il dipartimento per la Sicurezza interna. In particolare si richiederebbero servizi inerenti la protezione dei generi di prima necessità e per la sicurezza del trasporto di carburante e acqua, elementi fondamentali per la ripresa di ogni attività nell’isola.</p>

<p>Questa richiesta d’intervento di una compagnia privata per una catastrofe naturale può esser eletta come un altro indizio della crescente domanda di servizi, anche in ambito pubblico, di una società privata di contractors. Società che, fra l’altro, ha un legame molto solido con l’amministrazione Trump. Il fondatore di Blackwater (ora Academi) è, infatti, il fratello del segretario all’Educazione, Betsy DeVos, ed ha collaborato come consulente informale con la Casa Bianca. Il suo ingresso nel circuito delle consulenze si deve in particolare alla mano di Steve Bannon, quando era ancora a capo della strategia della presidenza Trump. L’idea di Bannon era quella di costruire una sorta di società parallela a quella dei burocrati Usa e del cosiddetto deep-State, e un personaggio come Prince poteva rappresentare un contrappeso alle pressioni del Pentagono. Pressioni che poi sono diventate certezza dal momento che oggi Donald Trump ha come consulenti principali della propria politica estera e nazionale tre generali, ovvero John F. Kelly, James Mattis e H. R. McMaster, mentre Bannon è stato silurato, e con lui i suoi propositi anti-establishment. Non è stato silurato però Prince, che evidentemente rappresenta ancora parte integrante dei piani di Trump, soprattutto per i lavori “sporchi” che il Pentagono vorrebbe evitare di svolgere. Ma tutto ha un prezzo, e quello di Prince, oltre al pagamento per i servizi resi dalla sua organizzazione, potrebbe essere una carica politica. Dopo aver paventato la possibilità di correre alla carica di senatore per il Michigan, adesso potrebbe invece aver puntato al posto da senatore del Wyoming. E <a href="http://www.washingtonexaminer.com/blackwater-founder-erik-prince-rules-out-senate-run-in-michigan-but-is-eyeing-wyoming/article/2637795">al <em>Washington Examiner</em></a>, ha detto anche qualcosa in più: vorrebbe il sostegno Usa nell’indipendenza dei curdi e una ridefinizione dei confini del Medio Oriente. Un’idea che qualcuno, nell’establishment Usa, da tempo sta prendendo sul serio.</p>

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		<title>Un mercenario al fianco di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/un-mercenario-fianco-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2017 08:41:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Blackwater]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="859" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1280px-AWS_Casa-212_in_afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1280px-AWS_Casa-212_in_afghanistan.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1280px-AWS_Casa-212_in_afghanistan-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1280px-AWS_Casa-212_in_afghanistan-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1280px-AWS_Casa-212_in_afghanistan-1024x687.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Ci potrebbe essere l’influenza del mercenario più famoso d’America dietro la politica di Trump. Erik Prince, non tutti si ricorderanno chi sia costui. Prince fu il fondatore di BlackWater, oggi conosciuta con il nome di Academi, è una delle principali compagnie private militari americane. Venne ingaggiata dal governo americano per la prima volta nel 2003 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/un-mercenario-fianco-trump.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="859" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1280px-AWS_Casa-212_in_afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1280px-AWS_Casa-212_in_afghanistan.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1280px-AWS_Casa-212_in_afghanistan-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1280px-AWS_Casa-212_in_afghanistan-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/1280px-AWS_Casa-212_in_afghanistan-1024x687.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p><p>Ci potrebbe essere l’influenza del mercenario più famoso d’America dietro la politica di Trump. <strong>Erik Prince</strong>, non tutti si ricorderanno chi sia costui. Prince fu il fondatore di <strong>BlackWater</strong>, oggi conosciuta con il nome di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.academi.com/">Academi</a>, è una delle principali compagnie private militari americane. Venne ingaggiata dal governo americano per la prima volta nel 2003 con un contratto di <strong>21 milioni di dollari</strong>. L&#8217;obiettivo era quello di garantire la sicurezza di Paul Bremer, l’allora capo dell’Autorità Provvisoria di Coalizione in Iraq. L’azienda militare è stata maggiormente coinvolta nei teatri di Iraq e Afghanistan ed è tuttora al servizio del governo federale americano. Il suo ex Ceo, per l’appunto Erik Prince non ama definirsi mercenario. Come affermato durante un interrogatorio fattogli da una Commissione d’Inchiesta, preferiva definire sé stesso e i suoi “impiegati” come “leali americani”.Prince è in realtà da tempo uscito dalla scena politica statunitense. Questo a causa appunto della Commissione d’Inchiesta istituita dal Congresso federale per giudicare l’operato di BlackWater in Afghanistan e Iraq. In realtà la compagnia privata non ha mai subito una condanna penale dallo Stato americano proprio per le controversie legate alla sua natura privatistica. Tuttavia per “pulirne” l’immagine l’ex Ceo è stato allontanato dai riflettori per un po’ di tempo. Sembra ora che lo stesso Prince sia tornato a calcare il palcoscenico in concomitanza con l’insediamento di Donald Trump.Le mosse di Prince dietro TrumpLo riferisce la testata americana di giornalismo investigativo <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://theintercept.com/2017/01/17/notorious-mercenary-erik-prince-is-advising-trump-from-the-shadows/">The Intercept</a></em>. In un lungo articolo d’indagine comparso lo scorso 17 gennaio si delinea il ruolo che Erick Prince potrebbe avere alle spalle di Trump. Un ex ufficiale americano, rimasto anonimo, avrebbe riferito all’<em>Intercept</em>, che Prince starebbe facendo consulenze legate all’intelligence e alla difesa per la nuova presidenza. Addirittura lo stesso Prince avrebbe avuto voce in capitolo nella scelta dei Segretari di Stato e alla Difesa.Secondo la testata americana ci sarebbero poi altri indizi che confermerebbero la vicinanza di Prince alla nuova amministrazione. Durante la maratona delle elezioni infatti l’ultima moglie di Erik Prince, tale Stacey DeLuke, avrebbe postato una foto scattata all’interno del quartier generale della campagna di The Donald. Prince avrebbe poi più volte espresso la sua simpatia per Donald Trump. In particolare ne elogiava la volontà di distruggere il “terrorismo islamico fascista”. Proprio nell’ottica di vedere un nuovo nemico “fascista” sarebbe da interpretare il riavvicinamento alla Russia. Prince avrebbe infatti in mente un parallelo storico tra l’alleanza Roosvelt e Stalin contro Hitler e l’asse tra Trump e Putin contro Al Baghdadi. La figura di Erik Prince è tuttavia nebulosa e poco limpida, oltre ad essere imprevedibile.La collaborazione tra Prince e la CinaDopo l’abbandono del progetto BlackWater, Prince non ha infatti lasciato del tutto il settore della sicurezza privata. Ad oggi ha infatti il controllo del gruppo “<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.fsgroup.com/security.html">Hong Kong listed Frontier Services Group</a>”. Un servizio privato d’intelligence che, sempre secondo <em><a href="https://theintercept.com/2017/01/17/notorious-mercenary-erik-prince-is-advising-trump-from-the-shadows/">The Intercept</a></em>, lavorerebbe a stretto contatto con il governo cinese. L’obiettivo della collaborazione sembrerebbe quello di mettere in sicurezza la “nuova via della seta”. Il progetto commerciale lanciato dal Partito Comunista cinese. Il classico piede in due scarpe dunque. Sopratutto considerato l’attuale gelo calato nei rapporti tra Pechino e Washington.Un personaggio pericoloso?La pericolosità di un personaggio come Erik Prince si può riscontrare anche per le brutali azioni militari condotte in Medio Oriente. Le stesse che hanno portato lui e la sua compagnia di fronte ad una Commissione d’Inchiesta. Su tutte la<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/us-news/2015/apr/13/former-blackwater-guards-sentencing-baghdad-massacre"> strage</a> perpetrata a Piazza Nisour a Baghdad, dove i contractors di BlackWater aprirono il fuoco sulla folla. Il risultato fu una strage di 17 civili iracheni. Se è vero che è necessaria un’azione di forze congiunte contro l’Isis, è altrettanto vero che gli Stati Uniti hanno ora bisogno di tutto fuorché di stragi inutili tra la popolazione civile in Medio Oriente. Queste infatti non possono far altro che alimentare il risentimento contro la presenza straniera. Il primo ingrediente per ritorsioni terroristiche. La presenza di Prince non è dunque da sottovalutare, perché potrebbe dare all’azione militare americana un’impronta esageratamente aggressiva. Non il massimo in vista di una possibile pacificazione mediorientale.</p>
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