Erik Prince è tornato. Come spiega in un lungo articolo la testata americana di giornalismo investigativo The Intercept, l’ex ufficiale delle forze speciali Usa e fondatore di Blackwater, ora a capo di quella che è probabilmente la compagnia di sicurezza privata più nota al mondo, la Academi, ha sfruttato l’elezione di Donald Trump per tornare a essere potente e molto influente a Washington, dopo essere rimasto lontano dai riflettori un po’ di tempo.

L’ex ufficiale delle forze speciali americane, infatti, doveva rifarsi un po’ l’immagine dopo che, nell’ottobre 2014 , quattro ex guardie di sicurezza della compagnia privata Blackwater furono condannate per il loro ruolo in una sparatoria verificatasi nel 2007 a Nisour Square, a Baghdad, che ha segnato uno degli episodi più violenti nella guerra in Iraq. Una giuria del Tribunale distrettuale federale, infatti,  rilevò che la morte di 17 iracheni nella sparatoria fu un vero e proprio massacro perpetuato dalla compagnia privata di Prince.

L’ultimissima e controversa proposta pubblica del Ceo di Academi sul Venezuela dimostra ora tutto il suo attivismo, cresciuto esponenzialmente negli ultimi tre anni.

Il ritorno di Erik Prince, fondatore di Blackwater

L’incontro chiave che ha rilanciato davvero il peso e l’influenza di Erik Prince si è svolto nel gennaio 2017 presso il lussuoso Four Seasons Resort delle Seychelles: un meeting organizzato dallo sceicco Mohammed bin Zayed, Principe ereditario e ministro della difesa di Abu Dhabi. Zayed convocò un gruppo di stretti familiari e consulenti nel lussuoso resort dell’Oceano Indiano in previsione dell’imminente insediamento di Donald Trump. Un nuovo presidente americano poteva significare nuove opportunità per la minuscola nazione del Golfo di esercitare la sua influenza militare nella regione e oltre.

Prince è una vecchia conoscenza di bin Zayed e degli Emirati. Come racconta il New York Times, venduta la Blackwater nel 2010, l’ex ufficiale fondò un’altra agenzia, la Frontier Services Group, e si trasferì negli Emirati come consulente per la sicurezza, creando un battaglione di soldati stranieri al servizio del principe ereditario.

Secondo The Intercept, come importante sostenitore di Trump e stretto collaboratore di Steve Bannon,  Prince fu invitato all’incontro organizzato dallo sceicco come consigliere non ufficiale dell’amministrazione che si stava per insediare. L’ex ufficiale Usa, peraltro, è il fratello di Elizabeth Dee “Betsy” Prince, coniugata DeVos (Betsy DeVos), attuale Segretario dell’Istruzione dell’amministrazione Trump.

Il legame fra Prince e Steve Bannon

Erik Prince ha un forte legame con l’ex chief strategist del Presidente Donald Trump, Steve Bannon. Come racconta The Intercept, le elezioni presidenziali del 2016 e l’ascesa di Donald Trump hanno permesso a Prince una riabilitazione su larga scala dopo gli orrori della guerra in Iraq. Dopo che Trump conquistò la nomination repubblicana, Erik Prince confidò ai suoi contatti e collaboratori che se il tycoon avesse vinto, sarebbe diventato Segretario alla difesa.

Durante la campagna elettorale, Prince consolidò il suo legame con Bannon, apparendo nel suo programma radiofonico su Breitbart  meno di un mese prima che il futuro stratega si unisse formalmente alla campagna di Trump. Quattro giorni prima delle elezioni del 2016, Prince partecipò a un comizio di Steve Bannon, accusando l’amministrazione Obama di aver insabbiato un’indagine riguardante Hillary Clinton “con metodi stalinisti”.

La proposta di “privatizzare” la guerra in Afghanistan

Non è affatto un caso, dunque, se dopo l’elezione di Donald Trump il fondatore di Blackwater sia apparso spesso sui media con diverse proposte che riguardano i conflitti in cui gli Stati Uniti sono coinvolti – come, per esempio, l’idea di “privatizzare” la guerra in Afghanistan.

L’ex ufficiale delle forze speciali Usa è fermamente convinto che aumentare le truppe in Afghanistan sia la cosa peggiore che gli alleati degli Stati Uniti possano fare. Meglio lasciare spazio, a suo dire, alle compagnie private di mercenari. “Rafforzare una strategia fallimentare – qualcosa che non ha funzionato in passato e non funzionerà in futuro – avrà un costo inutile di vite umane” ha spiegato in una rara intervista concessa al giornale inglese The Independent.

Un piano già presentato alla Casa Bianca e che a suo tempo ricevette il sostegno di Steve Bannon, allora stratega capo del presidente Trump e di suo genero Jared Kushner. Non ottenne però il consenso dei membri più anziani dell’amministrazione americana: quello dell’ex Segretario di stato Rex Tillerson – soprattutto – e dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale McMaster.

Il ruolo misterioso di Prince nell’amministrazione Trump

Non è la prima volta che Prince viene associato a Trump. Come ha raccontato su Gli Occhi della Guerra , un ex ufficiale americano, rimasto anonimo, avrebbe riferito all’Intercept  che Prince stesse in quel momento facendo da consulente alla nuova presidenza. Addirittura lo stesso Prince avrebbe avuto voce in capitolo nella scelta dei Segretari di Stato e alla Difesa.

Secondo la testata americana ci sarebbero stati altri indizi che confermerebbero la vicinanza di Prince all’amministrazione Trump. Durante la maratona delle elezioni, infatti, l’ultima moglie di Erik Prince, tale Stacey De Luke, avrebbe postato una foto scattata all’interno del quartier generale della campagna di The Donald.

L’ex ufficiale delle forze speciali Usa è un personaggio assai controverso e che divide molto. Secondo The Intercept,  l’Fbi sta attualmente esaminando il lavoro di Prince al Frontier Services Group, mentre altri tre Comitati del Congresso stanno indagando su di lui e sui suoi presunti rapporti con l’intelligence cinese.