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Ci potrebbe essere l’influenza del mercenario più famoso d’America dietro la politica di Trump. Erik Prince, non tutti si ricorderanno chi sia costui. Prince fu il fondatore di BlackWater, oggi conosciuta con il nome di Academi, è una delle principali compagnie private militari americane. Venne ingaggiata dal governo americano per la prima volta nel 2003 con un contratto di 21 milioni di dollari. L’obiettivo era quello di garantire la sicurezza di Paul Bremer, l’allora capo dell’Autorità Provvisoria di Coalizione in Iraq. L’azienda militare è stata maggiormente coinvolta nei teatri di Iraq e Afghanistan ed è tuttora al servizio del governo federale americano. Il suo ex Ceo, per l’appunto Erik Prince non ama definirsi mercenario. Come affermato durante un interrogatorio fattogli da una Commissione d’Inchiesta, preferiva definire sé stesso e i suoi “impiegati” come “leali americani”.Prince è in realtà da tempo uscito dalla scena politica statunitense. Questo a causa appunto della Commissione d’Inchiesta istituita dal Congresso federale per giudicare l’operato di BlackWater in Afghanistan e Iraq. In realtà la compagnia privata non ha mai subito una condanna penale dallo Stato americano proprio per le controversie legate alla sua natura privatistica. Tuttavia per “pulirne” l’immagine l’ex Ceo è stato allontanato dai riflettori per un po’ di tempo. Sembra ora che lo stesso Prince sia tornato a calcare il palcoscenico in concomitanza con l’insediamento di Donald Trump.Le mosse di Prince dietro TrumpLo riferisce la testata americana di giornalismo investigativo The Intercept. In un lungo articolo d’indagine comparso lo scorso 17 gennaio si delinea il ruolo che Erick Prince potrebbe avere alle spalle di Trump. Un ex ufficiale americano, rimasto anonimo, avrebbe riferito all’Intercept, che Prince starebbe facendo consulenze legate all’intelligence e alla difesa per la nuova presidenza. Addirittura lo stesso Prince avrebbe avuto voce in capitolo nella scelta dei Segretari di Stato e alla Difesa.Secondo la testata americana ci sarebbero poi altri indizi che confermerebbero la vicinanza di Prince alla nuova amministrazione. Durante la maratona delle elezioni infatti l’ultima moglie di Erik Prince, tale Stacey DeLuke, avrebbe postato una foto scattata all’interno del quartier generale della campagna di The Donald. Prince avrebbe poi più volte espresso la sua simpatia per Donald Trump. In particolare ne elogiava la volontà di distruggere il “terrorismo islamico fascista”. Proprio nell’ottica di vedere un nuovo nemico “fascista” sarebbe da interpretare il riavvicinamento alla Russia. Prince avrebbe infatti in mente un parallelo storico tra l’alleanza Roosvelt e Stalin contro Hitler e l’asse tra Trump e Putin contro Al Baghdadi. La figura di Erik Prince è tuttavia nebulosa e poco limpida, oltre ad essere imprevedibile.La collaborazione tra Prince e la CinaDopo l’abbandono del progetto BlackWater, Prince non ha infatti lasciato del tutto il settore della sicurezza privata. Ad oggi ha infatti il controllo del gruppo “Hong Kong listed Frontier Services Group”. Un servizio privato d’intelligence che, sempre secondo The Intercept, lavorerebbe a stretto contatto con il governo cinese. L’obiettivo della collaborazione sembrerebbe quello di mettere in sicurezza la “nuova via della seta”. Il progetto commerciale lanciato dal Partito Comunista cinese. Il classico piede in due scarpe dunque. Sopratutto considerato l’attuale gelo calato nei rapporti tra Pechino e Washington.Un personaggio pericoloso?La pericolosità di un personaggio come Erik Prince si può riscontrare anche per le brutali azioni militari condotte in Medio Oriente. Le stesse che hanno portato lui e la sua compagnia di fronte ad una Commissione d’Inchiesta. Su tutte la strage perpetrata a Piazza Nisour a Baghdad, dove i contractors di BlackWater aprirono il fuoco sulla folla. Il risultato fu una strage di 17 civili iracheni. Se è vero che è necessaria un’azione di forze congiunte contro l’Isis, è altrettanto vero che gli Stati Uniti hanno ora bisogno di tutto fuorché di stragi inutili tra la popolazione civile in Medio Oriente. Queste infatti non possono far altro che alimentare il risentimento contro la presenza straniera. Il primo ingrediente per ritorsioni terroristiche. La presenza di Prince non è dunque da sottovalutare, perché potrebbe dare all’azione militare americana un’impronta esageratamente aggressiva. Non il massimo in vista di una possibile pacificazione mediorientale.

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