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	<title>elly schlein Archives - InsideOver</title>
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	<title>elly schlein Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il Ddl Delrio è già un successo (per chi voleva spaccare il Pd)</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-ddl-delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-pd.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 12:57:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Partito democratico (PD)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1265" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-Ddl-Delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-Pd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-Ddl-Delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-Pd.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-Ddl-Delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-Pd-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-Ddl-Delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-Pd-1024x675.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-Ddl-Delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-Pd-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-Ddl-Delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-Pd-1536x1012.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-Ddl-Delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-Pd-600x395.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Il testo autoritario e ottuso a firma Graziano Del Rio non prende di mira l'antisemitismo ma cerca di spaccare il Pd.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-ddl-delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-pd.html">Il Ddl Delrio è già un successo (per chi voleva spaccare il Pd)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1265" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-Ddl-Delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-Pd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-Ddl-Delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-Pd.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-Ddl-Delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-Pd-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-Ddl-Delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-Pd-1024x675.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-Ddl-Delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-Pd-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-Ddl-Delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-Pd-1536x1012.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Il-Ddl-Delrio-e-gia-un-successo-per-chi-voleva-spaccare-il-Pd-600x395.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La contestazione interna al Pd è riuscita a realizzare, almeno in parte, <strong>lo scopo che si era prefisso il ddl contro l&#8217;antisemitismo a firma di Graziano Delrio</strong>: che evidentemente <strong>non era difendere la dignità degli ebrei</strong> e fare da diga all&#8217;odio razzista <strong>ma spaccare il Partito democratico</strong>. Non è stata una &#8220;iniziativa personale&#8221;, come pure qualcuno ha tentato di dire per nascondere il problema, quella dell&#8217;ex ministro, bensì <strong>un testo autoritario e ottuso presentato da una fronda di 13 senatori</strong>. Diventato caso nazionale nel weekend, il testo è stato sostanzialmente scaricato dai vertici del Pd, a partire da <strong>Francesco Boccia</strong>, capogruppo dem in Senato: &#8220;<strong>Non rappresenta la posizione del gruppo né quella del partito</strong>&#8220;.</p>



<p>Il principale partito d&#8217;opposizione, che una settimana fa era riuscito a vincere la Puglia e la Campania, si ritrova <strong>incartato di nuovo dalla corrente &#8220;riformista&#8221;</strong>, con la segreteria sotto il fuoco dei gruppi filoisraeliani. <strong>Missione compiuta.</strong></p>



<p>Noi di <em>InsideOver</em> ne avevamo già parlato <a href="https://it.insideover.com/politica/lotta-allantisemitismo-o-censura-col-ddl-delrio-il-pd-si-mette-nellangolo-da-solo.html">il 28 novembre</a>: si è dovuto aspettare che lo facesse anche <strong>il <em>Manifesto</em></strong> per far capire al resto centrosinistra <strong>la pericolosità della legge</strong>, che intanto era nel cassetto da oltre una settimana. Nessun altro quotidiano di centrosinistra storico, divulgatore, o debunker di quelli che piacciono alla gente che piace, se n&#8217;era occupato, <strong>ed è un problema.</strong></p>



<p>&#8220;Se si è potuto criticare Israele e se voci autonome come quelle citate di Foa o Lerner si sono levate liberamente&#8230; lo si potrà continuare a fare legittimamente&#8221;, dice a un certo punto Delrio al quotidiano comunista, <strong>ed è forse questa la sua frase più sconcertante</strong>. Quello che hanno detto Anna Foa e Gad Lerner, due rappresentanti della sinistra liberale moderata, critici pacati, in questi due anni <strong>non ha nulla a che fare con i contenuti che verrebbero sanzionati dalla definizione dell&#8217;Ihra</strong>, tipici del linguaggio antisionista radicale, nel mondo arabo come nella sinistra italiana. A cominciare dall&#8217;analogia &#8211; sensazionalistica, discutibile &#8211; tra Israele e nazismo, o l&#8217;idea che Israele sia uno Stato razzista fin dalla nascita, o che non dovrebbe esistere, o che soldati Idf si comportino da kapò.</p>



<p>Il fatto che molti di noi reputerebbero tutte queste opinioni irragionevoli, esageratamente ostili, o persino controproducenti per qualsiasi dialogo, <strong>dev&#8217;essere del tutto secondario</strong>: <strong>che si debba estirparle dal dibattito democratico a suon di legge è questo il punto che Delrio non sembra cogliere</strong>. Il suo ddl vuole rendere operativa <strong>l&#8217;ideologia del <em>words are violence</em></strong>, contro cui si sono ribellati molti conservatori dopo l&#8217;assassinio del provocatore seriale Charlie Kirk, <strong>un&#8217;ideologia che riduce in modo arbitrario la distanza tra parole e azioni</strong>, con <strong>effetti illiberali</strong> sul piano legislativo e sul dibattito sull’<em>hate speech</em>.</p>



<p>Ma è vero che <strong>sui social la comunicazione immediata favorisce reazioni impulsive</strong> e la percezione delle parole come violente, e <strong>l&#8217;applicazione dell&#8217;Ihra in salsa italiana</strong> è stata accolta con favore da quei segmenti, non per forza pro-Bibi, che si sentono smarriti nel dibattito pubblico degli ultimi due anni.</p>



<p><strong>Ma l&#8217;Ihra è una soluzione autoritaria e sbagliata</strong>. Per chi non lo sapesse, tra sue direttive c&#8217;è questa: l&#8217;idea che vada etichettato come antisemita &#8220;<strong>applicare doppi standard pretendendo da Israele un comportamento che non viene richiesto o preteso da nessun altro Paese democratico</strong>&#8220;. In pratica, <strong>l&#8217;imputare a Israele crimini commessi già da altre potenze occidentali</strong>.</p>



<p>È la trasformazione in <strong>censura operativa</strong> del benaltrismo socialmediale che abbiamo visto negli ultimi due anni &#8211; esempio: &#8220;E allora il Messico con i narcos?&#8221;, &#8220;E allora la coalizione occidentale a Mosul&#8221;, etc. &#8211; usato per dire che siccome ci sono state altrove, o in passato, operazioni di &#8220;antiterrorismo&#8221; che hanno comportato mattanze indiscriminate, allora bisogna tollerarle anche in un nostro alleato geopolitico intoccabile. Per quanto sia un argomento legittimo, seppur piccino e disonesto, <strong>dev&#8217;essere lasciato alla discussione democratica</strong>, senza che diventi <strong>un&#8217;etichetta infamante</strong> che consenta licenziamenti, isolamento e <strong>carriere rovinate</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La reazione degli intellettuali</h2>



<p>Ma intanto arrivano <strong>le picconate dei segmenti politici filoisraeliani più intransigenti</strong>, incluso <strong>Luigi Marattin</strong>, che accusano il Pd di Schlein di essere ricattato dagli &#8220;squadristi&#8221; e dai &#8220;pro-Pal&#8221;, nonostante la definizione di antisemitismo su cui si basa il ddl venga <strong>criticata anche da numerose organizzazioni pacifiste ebraiche e da intellettuali israeliani di sinistra</strong>. <strong>Elly Schlein</strong>, dal canto suo, <strong>non si esprime</strong>, e questo la dice lunga sull&#8217;esito di una segreteria che, tra le sue missioni, si proponeva quella di <strong>ridurre l&#8217;influenza delle correnti</strong>.</p>



<p>Ci si consola allora con la reazione di alcuni intellettuali impegnati nelle comunità ebraiche come <strong>Roberto Saviano, Helena Janeczeck, Carlo Ginzburg e Gad Lerner</strong>, che hanno firmato un appello definendo il testo di Delrio &#8220;<strong>inaccettabile e pericoloso</strong>&#8221; e che <strong>finisce per banalizzare l’odio antiebraico</strong>. L’appello critica anche il fatto che i quattro disegni di legge in discussione &#8211; presentati da Lega, Italia Viva, PD e Forza Italia &#8211; creino <strong>una sorta di eccezione “in favore degli ebrei”</strong>, separando l’antisemitismo dalla più ampia lotta contro il razzismo. Un approccio che, scrivono, <strong>rischia di alimentare nuova ostilità</strong>.</p>



<p>A intervenire è stato anche <strong>il Laboratorio Ebraico Antirazzista</strong>, che ci scrive e definisce il ddl Delrio &#8220;<strong>molto preoccupante</strong>&#8220;, forse per calcoli interni al Pd o per <strong>inseguire la destra su un terreno repressivo</strong> già battuto da altri partiti socialdemocratici europei.</p>



<p>La sintesi migliore ce la consegna la storica <strong>Anna Foa</strong>, che definisce l’impianto del ddl &#8220;<strong>una minaccia per la democrazia e la libertà d’opinione</strong>&#8220;. Secondo lei, andrebbe semplicemente accantonato. Nel frattempo, però, il testo ha già raggiunto uno dei suoi effetti più visibili: <strong>alimentare divisioni nel Pd</strong> e segnalare un &#8220;<strong>riformismo</strong>&#8221; sempre più fuori controllo.</p>
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		<title>Macron italiano cercasi? Il conte Gentiloni scalda i motori</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macron-italiano-cercasi-il-conte-gentiloni-scalda-i-motori.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 13:24:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Italia si vocifera di una discesa in campo di Paolo Gentiloni pronto a guidare una grande coalizione contro Giorgia Meloni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre Emmanuel Macron è in piena sindrome Versailles e procede imperterrito a far sovrintendere la Francia da governi senza maggioranza, in Italia un piccolo Macron si scalda in panchina, lato centrosinistra. Perché panchinaro è panchinaro, e pure d’eccellenza, <strong>Paolo Gentiloni</strong>. Aristocratico romano della famiglia Gentiloni Silveri conti di Filottrano, Cingoli, Macerata e Tolentino, l’ex ministro degli Esteri, già Presidente del Consiglio e, fino a dicembre, commissario Ue per gli Affari economici, rappresenta quella “riserva della Repubblica” funzionale ai poteri forti sempre attenti a che tutto cambi affinché nulla cambi. </p>



<p>Nel Partito Democratico, neanche a dirlo, è piazzato nella corrente ultramoderata. Così moderata che al confronto <strong>Elly Schlein</strong>, equilibrista armocromata, pare una Che Guevara gay friendly. Mentre quest’anno la leader cercava di travestire i Dem da pacifisti osando qualche critica al piano di riarmo europeo, lui lo commentava così, serafico: “È un primo passo, credo che vada nella direzione giusta”.</p>



<p>Perché mentre la segretaria il problema del risultato alle regionali e alle prossime politiche se lo pone, per <em>Er Moviola</em> &#8211; questo il suo soprannome, azzeccatissimo – il popolo è una variabile indipendente. Del resto, da quarant’anni passa da un incarico all’altro <strong>senza aver mai brillato in popolarità né tanto meno in consenso</strong>: da giovanissimo militante del gruppo del Manifesto e del Pdup, passando dall’ufficio di portavoce di Rutelli sindaco di Roma fino alla Margherita, per giungere infine al Pd, non si può certo dire che sia uno abituato a contare per i voti che porta. L’unica volta che ci provò, nel 2013, gli andò inspiegabilmente male: alle primarie per la candidatura a sindaco della Capitale arrivò terzo su tre, dopo <strong>Ignazio Marino</strong> e <strong>David Sassoli</strong>. </p>



<p>La consistenza del suo peso politico non faceva ombra. Ecco perché Matteo Renzi, dopo la sconfitta al referendum costituzionale, lo designò suo successore a Palazzo Chigi: chi meglio di Gentiloni poteva dare garanzie di non oscurarlo? E poi il conte è ben inserito negli ambienti giusti. Non per nulla a maggio, passati neanche cinque mesi dall’aver lasciato la Commissione a Bruxelles, è diventato membro della società di consulenza <strong>European House Ambrosetti.</strong> Lo stesso che organizza ogni anno il forum di Cerbobbio, mecca della cosiddetta élite finanziaria internazionale. Perfettamente incistato nel sistema, secondo il classico modello delle porte girevoli.</p>



<p>Certo, Macron era di casa alla <strong>banca Rotschild</strong> e proviene dall’Ena, la scuola dei quadri dirigenziali dell’amministrazione francese. Gentiloni, più modestamente, ha fatto il liceo capitolino Tasso ed ha sempre vissuto nell’habitat partitico. Non ha avuto un ideologo del calibro di <strong>Jacques Attali</strong>, il futurologo che piace alla gente che piace. Però ora è dato come possibile “federatore”, qualsiasi cosa questo voglia dire, per il famoso campo largo che dovrebbe unire tutti gli avversari di Giorgia Meloni. Specialmente il centro, l’entità poco fisica e molto metafisica che viene evocata, con grancassa dei giornaloni (o giornalini, ormai, viste le tirature…), per avvolgere il centrosinistra nell’eterna melassa del rassicurante pensiero unico europeista, atlantista, liberale, eco-sostenibile e quirinalizio. </p>



<p>Er Moviola guida di <strong>una coalizione che va da Bonelli&amp;Fratoianni a Renzi sarebbe l’ipotesi ideale per i cervelloni teorici della “responsabilità”</strong>, secondo i quali il Male incarnato è il populismo, di destra o sinistra che sia. Esattamente come per Macron, chiusosi a chiave all’Eliseo con un Lecornu qualsiasi pur di bloccare i populisti Front National e France Insoumise.</p>



<p>Naturalmente, fra i due corrono tutte le differenze storiche, geopolitiche ed economiche che distinguono gli italiani dai cugini di Francia. Oddio, quanto alle ultime, si sono assottigliate: come si sa, oggi i galletti d’oltralpe devono abbassare la cresta, <a href="https://it.insideover.com/politics/blocchiamo-tutto-la-francia-nel-caos-mentre-macron-annaspa-nella-crisi-che-lui-stesso-ha-provocato.html">precipitati come sono in una tempesta perfetta di deficit, de-industrializzazione e caos politico</a> che li ha resi simili all’Italia di quattordici anni fa, quando la famigerata <strong>letterina di Draghi e Trichet</strong> fece cadere il governo Berlusconi e impose la cura Monti. E Iddio solo sa se un Gentiloni non ci sguazzerebbe, in una situazione del genere. </p>



<p>In tal caso &#8211; e siamo alla seconda differenza, questa tutta personale &#8211; rispetto al più giovane e arrogante Macron il nostro Moviolone sfodererebbe doti di pompiere non comuni. Come sa acquietare gli animi lui, nessuno: con il suo fraseggio felpato, il suo linguaggio soporifero, la sua arte di discorrere a lungo per comunicare radi, ma ben assestati concetti, è un mediatore nato. Per capirci: se Gianfranco Funari sosteneva che <strong>se uno è stronzo nun je poi di’ stupidino</strong>, Gentiloni è esattamente quell’uomo che direbbe una cosa del tipo “al posto suo, presumo che non mi comporterei così…”.</p>



<p>E a proposito di concetti, nell’intervista che ha rilasciato alla <em>Stampa</em> mercoledì 10 settembre, evaporata la profluvie di parole ne restano da segnalare due mica da niente. In ordine di apparizione: 1) visto il casino francese, “per non dire in Spagna o in Germania” (?), <strong>è necessario “archiviare il mito” che gli altri Paesi europei debbano ispirare le riforme istituzionali da noi,</strong> dove la permanenza al potere di “uno dei governi più longevi della storia repubblicana”, quello Meloni, dovrebbe indurre a liquidare l’idea di premierato; 2) il “sogno macroniano”, da Gentiloni condiviso per le “posizioni illuminate” (per esempio sulla “crisi ucraina”, in cui monsieur le President si è aggiudicato il podio dei “volonterosi” più guerrafondai), si è infranto perché ha cancellato il “bipolarismo storico”, nel cercare di “riassumere destra e sinistra moderne nel proprio movimento”.</p>



<p>Traduciamo il tutto: 1) con l’elezione diretta del capo del governo faremmo un favore alla Meloni e alla “destra nazionalista” di casa nostra, ma in realtà anche alla Schlein, che in questo modo potrebbe personalizzare lo scontro, e così a rimetterci, guarda caso, sarebbero figure come Gentiloni: <strong>terze, esterne, pronte a rendersi utili dalle retrovie per candidarsi a premier purché, dio non voglia, evitando la votazione popolare diretta</strong>; 2) il tentativo di mettere ai margini le ali estreme dell’arco politico gonfiando una forza di “grande centro”, à la Macron, non funziona perché quella seccatura del popolo, inteso come classi medie e basse, si ostina a dividersi in due contrapposti populismi, ma è l’estrema destra il pericolo maggiore, e pour cause: siccome il pensiero gentiloniano va all’Italia (e al destino suo, di Gentiloni), solo quella che per convenzione si chiama ancora sinistra può e deve essere addomesticata, in virtù dello svantaggio elettorale da cui parte e del solito teorema per cui il differenziale per battere la destra si troverebbe, e ci risiamo, al “centro”.</p>



<p>In sintesi: io, <em>conte Gentiloni Silveri</em> ecc ecc, non essendo votato neanche dai miei consanguinei, punto sull’affondamento del premierato, e avendo capito l’aria che tira contro la politica di cui sono da sempre alfiere, elitaria e lacrime &amp; sangue, e cioè, parlando in francese, macroniana, <strong>mi intesto l’operazione di eterodirigere un fronte collocato a sinistra, senza più illusioni di un centrismo egemonico che non egemonizza un bel niente</strong>. Se non, ovviamente, dall’alto. Nella sostanza, la formula è la stessa. Si invertono solo i fattori. E l’unico vero fattore di disturbo resta quello: <strong>il popolaccio bue che chiede pane.</strong> Il signor conte a palazzo deve far di tutto per scansarlo. Ad Ambrosetti, nell’attesa, le brioches non mancano.</p>
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		<title>Lo scandalo dell&#8217;incontro tra Pina Picierno e il think tank israeliano di estrema destra</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lo-scandalo-dellincontro-tra-pina-picierno-e-il-think-tank-israeliano-di-estrema-destra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2025 09:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/picierno-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="picierno" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/picierno-1.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/picierno-1-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/picierno-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/picierno-1-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>La vice presidente del Parlamento europeo riceve (senza violare regole) due grandi sostenitori delle colonie illegali di Israele. E non solo. </p>
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<p>No, non è una polemica <em>ad personam</em>. Non è una fissazione dispettosa, la nostra, nonostante quel tweet passivo-aggressivo per dire che non si possono &#8220;normalizzare&#8221; le pacate critiche di un giornalista freelance, senza santi in paradiso, al presidente Sergio Mattarella quando si imbarca in perigliose analogie tra Russia e Terzo Reich. L&#8217;incontro tra <strong>Pina Picierno</strong>, eurodeputata del Pd, con i membri dell&#8217;<strong>Israel Defense and Security Forum</strong> (Idsf), un think tank di ex militari israeliani di estrema destra, è un caso politico, più che procedurale. E tantomeno personale. Un evento che tocca il giornalismo democratico, considerando il ruolo che Picierno, incoronata come &#8220;alternativa&#8221; a Elly Schlein da Il Foglio, si è ritagliata nel contrasto alle &#8220;influenze straniere&#8221;.</p>



<p>In Italia, è stata inizialmente soltanto la rivista <em>Valori</em> a <a href="https://valori.it/israele-lobby-parlamento-europeo/">seguire</a> la vicenda, <a href="https://www.ftm.eu/articles/israels-opaque-lobby-european-parliament">rivelata</a> dall’inchiesta del sito olandese <em>Follow The Money</em>: un caso di protocolli che non aiutano i cittadini a capire che cosa avviene a Bruxelles, di posizionamenti geopolitici sempre più incompatibili a sinistra e di fratture ideologiche nel Pd, tra una corrente <a href="https://it.insideover.com/politica/pd-quellatlantismo-stile-avengers-che-se-ne-frega-degli-elettori-e-forse-anche-della-realta.html">rigidamente atlantista</a> e il resto del partito, che si fanno sempre più profonde.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosa è successo?</strong></h3>



<p>Il Parlamento Europeo ha ospitato il <strong>20 novembre 2024</strong> un incontro tra vari esponenti politici dell&#8217;Idsf. L&#8217;organizzazione israeliana è registrata nel <em>Transparency Register </em>dell’Ue solo otto giorni dopo. L’incontro è rimasto a lungo non dichiarato, dunque. Apparentemente, un gruppo di ex generali israeliani e persino coloni degli insediamenti illegali nella West Bank/Cisgiordania si sono come intrufolati all&#8217;interno del Parlamento Ue tramite lo status di &#8220;visitatori&#8221;, evitando quindi di registrare la loro attività lobbistica.</p>



<p>Oltre a Picierno, all’incontro hanno partecipato, tra gli altri, <strong>Andrius Kubilius</strong>, Commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, ed europarlamentari come Tomáš Zdechovský (Repubblica Ceca), e Bert-Jan Ruissen (Paesi Bassi), membri del Partito Popolare Europeo che hanno successivamente contribuito a delegittimare l’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi.</p>



<p>Attenzione: l’Ue ancora non obbliga i gruppi di interesse a registrarsi nel <strong>Transparency Register</strong>, che rimane volontario. La mancata iscrizione non è sanzionabile, e Picierno in questo caso non ha violato alcuna regola. Casi come questo evidenziano però le gravi falle di un meccanismo che dovrebbe garantire trasparenza, ma resta inefficace.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un gruppo di imprensentabili</strong></h3>



<p>L’Idsf è finanziato dal <em>Central Fund of Israel</em>, un’organizzazione con sede a New York che utilizza fondi esentasse statunitensi <strong>per sostenere gli insediamenti israeliani nei territori occupati</strong>. Lo riporta da tempo il quotidiano israeliano Haaretz, le cui posizioni sul conflitto sono spesso più radicalmente critiche di quelle di molta stampa italiana tradizionale. Una delle figure a capo di questo gruppo è il Brigadier Generale <strong>Amir Avivi</strong>. Un signore pacato, moderato e assolutamente pacifico che nel 2023 sosteneva la pulizia etnica e il trasferimento dei palestinesi da Gaza nel deserto del Sinai.</p>



<p>Perché ci interessa? Perché l&#8217;onorevole Picierno ha incontrato (legalmente) Avivi, si è scattata persino una foto in posa e quando la vicenda è finita sui giornali ha giustificato su X l’incontro dicendo che rientrava nelle sue competenze di vicepresidente del Parlamento Ue che si occupa di antisemitismo e Medio Oriente. </p>



<p>Non si capisce però cosa dovrebbe imparare, su questi temi, Picierno, incontrando un network così estremista e orientato politicamente, che propone l&#8217;occupazione della Striscia da parte dell&#8217;Idf, la messa al bando dell&#8217;Unrwa e <strong>la difesa comunicativa di Israele anche di fronte ai crimini più atroci.</strong> È una questione che insomma va oltre il diritto di Picierno a incontrare chi vuole, e tocca il diritto internazionale, la natura del Partito socialista europeo, del Pd, e i precedenti che eventi del genere creano.</p>



<p>Come dicevamo, esiste anche una <em>photo opportunity</em> dell&#8217;incontro, pubblicata da Avivi sul suo profilo di X, dove Picierno, grande paladina della democrazia liberale, segnalatrice di proiezioni e conferenze &#8220;putiniste&#8221; in ogni angolo della Penisola, combattente contro le influenze russe in Italia, tra le animatrici del Democracy Shield di Ursula von der Leyen contro la disinformazione, è ritratta in mezzo tra Amir Avivi e <strong>Elie Pieprz</strong>. Pieprz è un ebreo americano che una decina di anni fa ha deciso di trasferirsi in Israele e iniziare una nuova vita nella colonia illegale di Neve Aliza, la cui popolazione è prevalentemente composta da ebrei americani. Non solo: Pieprz è uno dei principali membri e parte della leadership di Yesha Council, <strong>una delle più grandi organizzazioni rappresentanti gli interessi dei coloni in Israele.</strong> Nei suoi profili social si descrive come &#8220;American Jew in the heartland of Israel&#8221;, e già da questo si potrebbero dire molte cose.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La risposta di Picierno e le incongruenze</strong></h3>



<p>Nella sua difesa pubblica, pubblicata sulla sua pagina X, Picierno ha adottato argomentazioni incoerenti. Ha cercato di paragonare l’Idsf, un influente grupppo di pressione, a un gruppo di donne palestinesi, incontrate sempre all&#8217;Europarlamento, impegnate in lotte nonviolente: <strong>una giustificazione che appare priva di fondamento e di cattivo gusto.</strong></p>



<p>Desta perplessità anche l’idea che si sia discusso del &#8220;bisogno di una svolta progressista&#8221; con un gruppo notoriamente reazionario e ultranazionalista. Forse per provare a deviare il dibattito, Picierno si lamenta poi di essere vittima di una &#8220;mostrificazione&#8221; orchestrata &#8220;per conto terzi&#8221;. Secondo lei, i temi trattati nell’incontro con Avivi e gli altri membri dell’Idsf sono stati innocui: &#8220;Io ho sottolineato la mia opinione e cioè che l’unica pace possibile è il riconoscimento dello Stato palestinese, un avanzamento deciso dello Stato di diritto per isolare Hamas e gli altri gruppi terroristici&#8221;, spiega, tra le altre cose.</p>



<p>Tuttavia, il Brigadier Generale Avivi, nel suo <a href="https://x.com/Amir_Avivi/status/1860555927738278008">resoconto</a> pubblicato subito dopo il meeting, suggerisce che il clima dell’incontro sia stato ancora più cordiale di quanto Picierno lasci intendere, spiegando che <strong>la Vicepresidente avrebbe sottolineato come, secondo lei, Israele sia &#8220;in prima linea nella lotta delle democrazie contro l&#8217;asse del male&#8221;.</strong> Una citazione, dal sapore squisitamente <em>neocon</em>, mai smentita dall&#8217;interessata.</p>



<p>Inoltre, Picierno, dopo aver evocato l&#8217;ombra dell'&#8221;antisemitismo&#8221; in una polemica che riguarda esplicitamente attività di lobbying, sostiene che l’incontro rientrasse nel suo tentativo di evitare che Israele fosse <strong>&#8220;condannato al sovranismo eterno della destra&#8221;</strong>. La contraddizione è lampante: tra i principali sostenitori di un Israele guidato da una destra radicale e ultranazionalista ci sono proprio gli esponenti dell’Idsf, con cui ha scelto di confrontarsi.</p>



<p>L’incontro con la lobby, come diciamo all&#8217;inizio, è perfettamente legale, ma solleva interrogativi sulle scelte politiche di Picierno: perché una politica &#8220;progressista&#8221; ha reputato necessario incontrare un gruppo così estremista? Perché non ne ha parlato pubblicamente dell’incontro prima che emergesse l’inchiesta? Perché, se sostiene di voler ascoltare tutte le parti sul conflitto israelo-palestinese, appare così rigida nel dibattito interno al Pd sulla vicenda ucraina e ha l&#8217;accusa di putinismo facile? A questo punto, <strong>i sorrisi con Avivi e Pieprz sono o un clamoroso passo falso da ammettere</strong>, oppure la conferma di una parzialità nei confronti di gente quantomeno discutibile.</p>
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